Alla storia i veri giudizi

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Alla storia i veri giudizi

MERCOLEDÌ, 25 MAGGIO 2005

Mi ero imposto il silenzio per non continuare le polemiche e per non prendere in esame considerazioni non suffragate da motivazioni e da fatti che confermino il principio scientifico dell’accaduto, ma su certe falsificazioni della storia è necessario riprendere il dialogo per una corretta informazione ai lettori del giornale.

Chiedo quindi, cortesemente, uno spazio per chiarire e correggere, spero in forma definitiva, le interpretazioni di alcune vicende che seguirono, nel dopoguerra, alla frontiera orientale. Mi riferisco alla lettera della signora Kersevan del 30 aprile scorso, pubblicata dal Messaggero Veneto con il titolo “Una domanda alla Del Din” e che riporta quanto segue: «... Il fatto è che la gran parte dei partigiani garibaldini sono stati perseguitati dagli appartenenti alla Gladio e dalle organizzazioni clandestine anti-partigiane che l’hanno preceduta (organizzazione O, Terzo Corpo Volontari della Libertà)». Niente di più falso: gli uni erano chiamati a operare in caso di invasione del territorio nazionale, gli altri a difendere la frontiera orientale dalle mire di Tito.

A questo punto consiglio alla signora Kersevan di leggersi bene la storia e di informarsi se i fatti da lei denunciati si verificarono indicando tempi, modi e luoghi.

Preciso, a questo punto, quali erano i riferimenti operativi delle organizzazioni chiamate in causa. L’organizzazione “O” nacque nell’immediato dopoguerra su ordine dello stato maggiore italiano per supportare le forze armate regolari nella difesa del confine orientale minacciato dalla politica di Tito; fu sciolta nel 1956 come dimostra una lettera del generale Olivieri che informava il capo di stato maggiore generale Cadorna dell’avvenuta operazione.

L’organizzazione Stay Behind, della quale feci parte da giovane come ufficiale nel 1958-1959 e poi come responsabile, pro tempore, della struttura nell’area del Nord-Est, era un organismo costituito nel 1956 su disposizione del ministero della Difesa allora retto dall’onorevole Taviani. Dipendeva dagli organi informativi per ragioni di sicurezza e operava in ambito Nato per addestrare il personale a intervenire esclusivamente in caso di occupazione del territorio nazionale da parte delle forze del Patto di Varsavia.

Dopo questa lunga dissertazione considero le esternazioni della signora Kersevan lesive dell’onore dei volontari della Stay Behind, disinformanti sui ruoli degli organi istituzionali, vilipendio della stessa, ponendo un grave pregiudizio sull’operato della magistratura che, a fine indagine, ha dichiarato legittima la Stay Behind assolvendo i suoi componenti per non aver commesso il fatto.

Per quanto riguarda la medaglia d’oro al valor militare dottoressa Del Din, questa signora non ha mai fatto parte della Gladio, bensì è stata inserita nel ruolo d’onore degli appartenenti all’Associazione nazionale volontari Stay Behind per i suoi alti meriti acquisiti come combattente nella guerra di liberazione.

Termino con l’auspicio che questa noiosa diatriba termini, e si smetta di produrre disinformazione e seminare odio, e si giunga finalmente a una pacificazione degli animi lasciando alla storia i veri giudizi sull’operato di coloro che ne furono gli artefici.

Gen. Giuseppe Cismondi

Udine