Comunicato del Presidente n. 1/2016

Pordenone, lì 31 gennaio 2016

Carissimi amici,

voglio iniziare questo mio messaggio parlando del Generale Giuseppe Cismondi, Socio Onorario oltre che Socio fondatore della nostra Associazione, unico fra i nostri comandanti che ha sempre e con sincerità difeso noi civili “arruolati” nella “Stay Behind Nets”. In tutte le numerose conferenze alle quali ha partecipato, ha costantemente parlato bene di noi raccontando la verità sulla nostra triste avventura. Nei suoi contatti con il pubblico ha sempre conseguito grandissimi successi e ricevuto calorosi applausi per avere avuto il coraggio di esporsi in prima persona. Non ha esitato un attimo a farlo neanche quando ha chiesto l’ufficiale e pubblico riconoscimento dei nostri meriti per la scelta che abbiamo fatto di prepararci, in silenzio e per oltre trentacinque anni, onde essere pronti alla difesa dell’integrità territoriale, della libertà e del pluralismo democratico di tutti gli italiani.

Ho sopra precisato che questo mio scritto volutamente inizia con il pensiero rivolto al Generale Giuseppe Cismondi, per gli amici “Bepi”, perché purtroppo egli ha improvvisamente cessato di vivere il giorno 6 di questo mese. Anche se è passato ad altra vita, per chi lo ha conosciuto come noi, egli continuerà, nei nostri ricordi, a vivere fra noi come il miglior comandante, come un uomo esemplare, come impareggiabile,

fedele, competente ed appassionato servitore dello Stato.

Di origini piemontesi, si è distinto in questa nostra regione per il paterno altruismo, per la sua serietà di comportamento, per la sua proverbiale fedeltà alla Patria, per il suo innato, sincero e leale spirito altruistico, per il suo elevato senso di giustizia e per quella sua genuina, particolare e fraterna tolleranza cristiana.

Ufficiale validissimo ed integerrimo, tenuto in alta considerazione sia dai suoi superiori che dai suoi sottoposti, ha svolto “particolari” diverse attività di intelligence come la responsabilità del comando della struttura “Stay Behind” nel nord est d’Italia o come la dimostrazione di competenza e di professionalità dimostrate nella vicenda del recupero del pilota ungherese del MIG russo atterrato, in piena guerra fredda, in un vecchio aeroporto friulano abbandonato per chiedere asilo politico.

Caro “Bepi”, se nel nostro cuore è rimasta come predominante, fra quelle dei nostri comandanti, la sola tua immagine ci sarà pure una particolare ragione. Ed è per questa particolare ragione che, a nome di tutti i soci della nostra Associazione, ti rinnovo i più cordiali e sinceri ringraziamenti per tutto quello che hai fatto per noi civili “arruolati”.

Dopo avere reso il dovuto omaggio a colui che sinceramente e pubblicamente ci apprezzava, torniamo alla nostra attività e ai nostri problemi per la soluzione dei quali siamo stati eletti.

Il mio lungo silenzio con voi non è sintomo di una diminuita attività associativa ma è semplicemente la conseguenza del fatto che siamo entrati in una nuova e diversa fase di assoluta delicatezza che ci suggerisce identica prudenza ed equivalente discrezione. Anche se il tempo scorre inesorabile suggerendoci di agire allo scoperto e velocemente, la realtà ci impone oculatezza e circospezione nel muoverci perché, chi non ci mai è stato amico pur dichiarando il contrario ad ogni piè sospinto, ora si sta adoperando con inconsueta assiduità nel continuo tentativo di intralciarci il cammino con indegni e meschini comportamenti.

La nostra tattica deve essere quella di usare estrema cautela. L’esistenza di una proposta di legge depositata in Parlamento, che riguarda il riconoscimento gratuito della nostra militanza, deve darci la forza necessaria e la intima convinzione di essere capaci, con una adeguata condivisione politica, di farla calendarizzare nel momento più propizio. Non per avere la classica raccomandazione “italiana” ma per poter dare, ad una consistente quantità di civili “arruolati”, la soddisfazione di avere ottenuto, da vivi, il pubblico riconoscimento dell’Italia per loro e per tutti gli altri coraggiosi commilitoni, che sono “andati avanti”.

Con il disorientamento che si è creato a seguito dell’inaspettato cambiamento di fatto del funzionamento del Parlamento, oggi si assiste ad una prevalente e forse troppo affrettata serie di iniziative politiche ritenute non rinviabili.

Si può condividere o meno questo modo di procedere, ma sta di fatto che tessere una tattica in queste modificate condizioni ambientali non è cosa da fare con molta disinvoltura. Confermo però che, pur essendosi allungati di molto i tempi di movimento, noi stiamo acquisendo una nuova esperienza che ha senz’altro anche aspetti positivi. Infatti, dovendo agire con più calma e con più ponderazione, noi stiamo scoprendo che, per adeguarci ai tempi, ci siamo abituati a trovare in fretta e di continuo nuove soluzioni che ampliano l’orizzonte della speranza del nostro successo soprattutto per il fatto che il riconoscimento che noi chiediamo non ha costi economici per lo Stato.

Per cui ritengo che il rifiutare la nostra gratuita richiesta, legittimata da un indiscutibile lungo periodo di militanza e di sacrificio gratuito volontariamente ed intelligentemente vissuto in contemporanea con la normale vita di ciascuno di noi, sarebbe un errato esempio di superficialità politica e di ingiustificata mancanza di gratitudine verso degli eroici civili italiani volontari.

Il rifiuto non sarebbe positivamente interpretabile dalla pubblica opinione in questo straordinario momento di libero, incontrollato e costosissimo transito sul nostro territorio di una moltitudine di persone di diverse etnie che sperano di godere in Europa, senza alcun sacrificio salvo quello del viaggio, di questo nostro civile e modesto tenore di vita per la conquista del quale, però, i nostri nonni non hanno esitato a sacrificarsi per rendere fertile e coltivabile la terra, o a combattere per la conquista dei diritti civili, o a morire in una guerra di liberazione per difenderli.

Noi non siamo alla ricerca di episodi eclatanti o cerimonie solenni per il riconoscimento gratuito dei nostri meriti, preferiamo che le cose procedano con paziente controllata costanza e con sperabile rapido successo, condizioni queste con le quali, per il pubblico bene, siamo stati abituati per lunghi anni a convivere in silenzio.

Ma questa nostra preferenza di attendere non deve essere scambiata per rinuncia al riconoscimento tangibile, cristallino e pubblico, dei nostri meriti morali. Vuol soltanto significare che si tratta di un chiaro avviso del fatto che siamo e saremo irremovibili circa la volontà di conseguire il successo della nostra civile, democratica,

irrinunciabile, incontestabile e meritatissima rivendicazione.

Quindi, carissimi amici, non siamo bloccati da qualche avvenimento negativo ma stiamo continuando ad attuare un prudente riservato comportamento che ha come fine quello di far approvare quanto prima, se questa legislatura non si interrompe, la proposta di legge depositata in Parlamento.

Nessuno riuscirà a fermarci o riuscirà ad interrompere il nostro cammino perché non sono stati richiesti da noi riconoscimenti economici ma soltanto la gratuita parificazione del nostro servizio a quello analogo prestato dai militari, nella stessa struttura militare e per gli stessi scopi.

Il Presidente
Sanviti Antonio

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