Gladio si racconta: «Nessun complotto servivamo la patria» - dal libro di Pannocchia e Tosolini

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edizione di  martedì 24 - 11 - 2009

Gladio si racconta:
«Nessun complotto servivamo la patria»

Messaggero Veneto — 24 novembre 2009   pagina 13   sezione: CULTURA - SPETTACOLO

Storia di finti complotti e di veri patrioti. Nel sottotitolo del libro scritto da Andrea Pannocchia e Franco Tosolini è racchiuso il senso dell’operazione editoriale Gladio , il testo realizzato con l’apporto esclusivo delle testimonianze dei volontari dell’organizzazione Stay Behind che sarà presentato venerdí, alle 18, alla biblioteca civica comunale di Cividale, in piazzetta Chiaruttini 5.

Un luogo - la città ducale -, scelto non a caso, perché è stata proprio questa la sede, durante lo scorso Mittelfest in luglio, di una delle prime uscite pubbliche del generale Paolo Inzerilli che guidò l’organizzazione dei volontari di Stay Behind, e del presidente dell’associazione che oggi li riunisce, Giorgio Mathieu. «Il libro ricostruisce l’esistenza della struttura attraverso la testimonianza di chi vi operò», conferma Mathieu. «L’obiettivo è ripercorrere in modo analitico e documentato la vera storia dell’organizzazione militare che nacque in virtú degli accordi tra la Cia e i servizi segreti dei paesi dell’Alleanza atlantica».

Mathieu pone l’accento proprio su questo aspetto: «In tanti anni non è mai stato sottolineato a sufficienza che Stay Behind era una struttura costituita in tutte i paesi dell’alleanza atlantica e non della Nato. Non è una pignoleria, ma una constatazione che serve a far comprendere come questi paesi abbiano continuato ad avere un’organizzazione di volontari che mirava a rispondere a un eventuale attacco alla libertà della popolazione, come previsto dal patto Atlantico, anche quando, come nel caso della Francia, non erano più vincolati dagli accordi Nato».

Il Patto Atlantico prevedeva ovviamente un attacco da parte del patto di Varsavia. «Su questo - osserva ancora Mathieu - in Italia c’è stata una pressione fortissima e molta disinformazione tanto che siamo stati accusati di avere svolto attività antipartitica, segnatamente contro il Partito comunista italiano; mentre noi eravamo utilizzati esclusivamente per compiti istituzionali in tutto analoghi a quelli delle Stay Behind degli altri paesi alleati». Il libro che sarà presentato a Cividale conta sulla prefazione del presidente emerito Francesco Cossiga «l’unico che ci difese», gli riconosce Mathieu. L’ex capo dello Stato evidenzia «la materia difficile, complessa e vischiosa» in cui si sono avventurati i due giovani studiosi, Pannocchia e Tosolini. Ricorda che Stay Behind fu un’organizzazione segreta che aveva il compito «di agire dietro le quinte in caso di invasione dell’Armata Rossa» e che fu poi inserita nelle strutture della Nato.

Cossiga delimita il contesto storico degli anni Cinquanta, rammenta l’esistenza di due blocchi. Del Nord-Est, in particolare, evidenzia l’alta partecipazione al progetto: «Dei 622 gladiatori piú di un terzo erano del Friuli Venezia Giulia», scrive. E la attribuisce a un legame ideale «tra la resistenza nel Litoral-Adriatico e la Gladio», una «tensione morale assolutamente antitotalitaria che in poche parole avrebbe dovuto ripetere ciò che era stato fatto sotto l’occupazione tedesca, ma stavolta in modo organizzato, centralizzato e protetto dai servizi segreti». Cossiga non manca di fare un riferimento al suo settennato che proprio le polemiche sul caso Gladio, a suo giudizio «esasperate dalla pubblicistica legata alla sinistra comunista», dovevano mettere in discussione fino a indurlo alle dimissioni. «Un complotto - a detta del presidente emerito - che mirava a occultare ciò che pochi anni dopo documenti come l’archivio Mitrokhin avrebbero reso pubblico». L’esistenza cioè, a suo dire, di una speculare Gladio rossa.

Cossiga parla dei gladiatori come di patrioti e conclude la sua prefazione invitando a restituire loro «piena onorabilità». ( mtm )