Gli ideali di Stay Behind e della Resistenza osovana

Messaggero Veneto - 14 luglio 2004

DIBATTITO

Gli ideali di Stay Behind
e della Resistenza osovana

di GIORGIO MATHIEU

Quale Presidente della Associazione Italiana Volontari Stay Behind chiedo anch'io un pò di spazio per replicare all'intervento di Giovanni Padoan "Vanni" sulla recente manifestazione di "Gladio" alle Malghe di Porzûs (27 giugno u.s.), intervento apparso su questo quotidiano giovedì 7 c.m. nella rubrica "Dibattito". Ecco i commenti che ritengo di dover fare:

Non è che gli appartenenti alla Stay Behind «...facciano (solo ora) propri gli ideali della Osoppo e quindi della Resistenza». E' invece che furono proprio quei valori a determinare la loro volontaria adesione alla disciolta struttura. In buona sostanza essi, sotto questo aspetto, hanno preceduto di molto gli odierni, tardivi revisionisti della resistenza comunista.

"Vanni" riconosce, bontà sua, che la Stay Behind «...era stata creata con lo scopo di contrastare una temuta invasione sovietica che non si verificò». Ma aggiunge subito dopo che «...i gladiatori furono impiegati in operazioni non propriamente patriottiche».

Orbene "Vanni" al riguardo dovrebbe dirci quali furono queste operazioni non patriottiche, dove e quando avvenne questo impegno. Diversamente la sua affermazione, non corrispondendo al vero, legittimerebbe l'accusa di mendacio.

Al riguardo vogliamo raccomandargli la lettura della sentenza 03/07/2001 della 2a sezione della Corte d'Assise di Roma che, giudicando sulla vicenda "Gladio", ha escluso che la struttura militare speciale S/B sia stata impiegata - o anche solo richiesta - in o per operazioni improprie, e cioè non conformi ai suoi fini istituzionali. 

Se per caso però egli già la conoscesse, dovremmo ribadire che si tratta di mendacio e prendere atto che è avvezzo a contestare le 

 

sentenze che non gli tornano comodo (Vedi quelle che lo riguardano per la vicenda Porzus). Se è vero, come riconosce lo stesso "Vanni", che Stay Behind era finalizzata «...a contrastare una temuta invasione sovietica del territorio nazionale», è evidente e scontato che gli ideali erano gli stessi della Resistenza Osovana e cioè: difesa dell'indipendenza patria e delle sue libere istituzioni. La Russia infatti ci avrebbe invaso, non certo per rispettare il nostro regime democratico, ma per imporci una dittatura altrettanto spietata di quella nazifascista. Si sarebbe perciò ripetuto lo stesso scontro confinario ed ideologico, che è stato la causa scatenante dell'eccidio di Porzus. Sul che dovrebbe convenire anche "Vanni", per un minimo di coerenza.

Non si capisce poi perchè mai "Vanni", in polemica con Giorgio Zardi, Presidente Onorario dell'Apo, sostenga che «...non si può chiedere all'A.N.P.I. di Udine di riconoscere i motivi dell'eccidio». Perchè mai lo dovrebbe ?

Premesso che nessuno lo ha mai sostenuto, nè potrebbe oggettivamente farlo, che l'A.N.P.I. c'entri in qualche modo con quell'eccidio; è stabilito inequivocabilmente come dato storicamente certo che quell'eccidio fu dovuto ad uno scontro confinario ed ideologico, chiunque abbia a cuore la verità storica deve riconoscerlo.

A forziori deve riconoscerlo l'ANPI, che quale Associazione Partigiana si occupa anche della storia del Movimento di Liberazione. Rifiutarlo significa ostacolare l'auspicata ricomposizione a unità delle due anime della Resistenza Friulana.

La Storia, signor "Vanni", vince quando non si distorce e si mistifichi la verità.

Presidente Associazione Italiana
Volontari Stay Behind
Pinerolo