I discorsi commemorativi

Pellegrinaggio alle malghe di Porzûs

Domenica 27 giugno 2004

Il discorso commemorativo del 
Presidente Onorario
Giorgio Brusin

Autorità, cortesi ospiti, cari amici Gladiatori! 

siamo saliti ancora quassù, come ormai facciamo da qualche anno, a onorare i martiri di PORZUS e a ricordare la nobiltà del Loro sacrificio. La testimonianza dei valori, per cui Essi sono caduti, ha vinto nel tempo ogni ostilità, ogni mistificazione,ogni tentativo di manipolazione storica.

Essi hanno testimoniato con il loro sacrificio:

-che la lotta di liberazione poteva - e doveva - essere combattuta senza rinuncia a salvaguardare l'integrità del con fine nazionale, e quindi senza rinuncia a rivendicare e a difendere la italianità di queste valli;

-che la Resistenza doveva essere combattuta non certo in nome di una dittatura rivale, ugualmente spietata e feroce, ma per costruire una nuova società civile, ove libertà, democrazia e giustizia trovassero concreta attuazione istituzionale. Perchè qui, amici, ci fu sicuramente uno scontro confinario, ma anche uno scontro ideologico tra due mondi, un conflitto cioè tra due modi di concepire e programmare la nuova costruenda società civile.

Un conflitto sullo stesso concetto di democrazia, che è - e deve essere - pluralismo, tolleranza, mediazione e sintesi di idee ed esperienze diverse.

Onore quindi a questi Caduti, ma onore anche alla OSOPPO, nelle cui file ho militato, ed a cui mi sento legato con la fedeltà di ieri, la commozione di oggi e l'orgoglio di sempre.

Onore alla OSOPPO per aver affermato, difeso e diffuso questi valori in tempi duri e difficili, anche quando la democraticità era una parola piuttosto misteriosa, con la quale si poteva indicare indifferentemente una cosa ed il suo esatto opposto.

Onore alla OSOPPO per aver custodito il ricordo e difeso la memoria di questi Caduti, che sono suoi figli, e che perciò le appartengono, ma che sono ormai divenuti patrimonio della storia e della cultura nazionali.

"Una nazione - diceva il defunto presidente J.Kennedy - " si rivela non solo per gli uomini che produce, ma anche per " quelli che onora, per gli uomini che ricorda".

 

Il discorso commemorativo del 
Presidente
Giorgio Mathieu

Autorità, gentili signore, signori, cari amici,

il 7 febbraio del 1945 un centinaio di gappisti garibaldini, al comando di Mario Toffanin "Giacca", salì qui 

alle Malghe di Porsuz dove aveva preso posizione il comando del Gruppo Brigate Osoppo dell'est, dopo aver subito un pesantissimo rastrellamento in seguito al quale le formazioni garibaldine si erano poste alle dipendenze operative del IX Corpus sloveno.

Con proditorio inganno accerchiò la postazione, giustiziò seduta stante il Comandante "Bolla", capitano degli alpini Francesco de Gregari e il Commissario Gastone Valente "Enea". Anche un giovane di diciannove anni, Giovanni Comin "Gruaro" subì la stessa sorte come pure una giovane donna sospettata di spionaggio, ma già assolta in istruttoria dal tribunale partigiano. Altri quattordici uomini furono fatti prigionieri, trasferiti in pianura e passati per le armi nei giorni seguenti tra l'8 e il 20 febbraio. Accomunati al sacrificio dei "martiri di Porzus" altri tre osovani catturati dagli sloveni a Canebola e anch'essi giustiziati verso la metà di aprile del 1945.

Di questi venti gloriosi Caduti della "Osoppo" dieci erano originari dell'Italia meridionale o delle isole, due erano veneti e otto friulani. Questa è storia e noi oggi siamo qui per ricordare e per ricordare quelle persone.

In questo stesso momento a 600 chilometri di distanza, al Sacrario di San Bernardo di Bastia Mondovì, i Volontari della Libertà ricordano i mille Caduti del 1 ° Gruppo Divisioni Alpine - Formazioni Autonome Mauri e anche a loro va il nostro pensiero.

A nome dell'Associazione Stay Behind ringrazio tutti Voi che avete voluto, anche quest'anno essere presenti a questa cerimonia. Permettetemi un saluto molto particolare al nostro Socio d'onore professoressa Paola Del Din alla quale vanno le felicitazioni più sincere perché da pochi giorni è stata nominata Presidente nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Giorgio Mathieu

Non è stato sempre agevole difendere questi Martiri, perchè ci sono stati momenti nei quali, per essere rispettati, non bastò Loro nemmeno morire. Nella cerimonia commemorativa dell'eccidio, tenutasi nello scorso mese di febbraio, il Sindaco di Faedis, che unitamente al collega di Attimis si prodiga per comporre ad unità le due anime della Resistenza Friulana, rivolto agli Osovani presenti, nel suo intervento ha detto ...... "siate soddisfatti " perchè finalmente avete vinto!". Egli si riferiva al fatto che nel precedente mese di gennaio l'On. Violante, presidente del gruppo dei DS alla Camera dei Deputati, era salito a queste malghe per deporre una corona, per onorare il sacrificio dei martiri di PORZUS, riconoscendo nell'occasione ufficialmente la responsabilità del P.C.I. nell'eccidio.

Era Ora!

Questo omaggio e riconoscimento sono gratificanti per le formazioni della OSOPPO, perchè premiano la loro fedeltà e la loro ostinata battaglia. Consentitemi però a questo proposito di puntualizzare che più che vincere gli Osovani, ha vinto la Storia, ha vinto la verità.

Ho già avuto modo di dire che purtroppo ci sono ancora degli irriducibili, pochi per fortuna, i quali rifiutano la verità e insistono nell'affermare che tra le cause dell'eccidio ci sono state presunte, quanto inesistenti, collusioni delle formazioni Osovane con quelle nazifasciste. Il che non solo è un falso storico, ma è anche un'infamia! 

Perchè così si offende la memoria di questi martiri, e nel contempo si offende la memoria degli altri mille caduti, che la OSOPPO ha pagato alla guerra di liberazione. Si offende in ultima analisi la storia! Ho già detto in altra occasione che la verità purtroppo non sempre trionfa agevolmente sopratutto quando,come nel caso, operano i manipolatori di professione. Ma è certo però che i suoi nemici finiscono sempre per scomparire. Così accadrà anche per gli ultimi irriducibili, che non vogliono piegarsi all'inesorabile divenire della Storia.

Ma bando alle recrimininazioni, perchè siamo saliti quassù non per accendere o rinfocolare polemiche, ma per onorare un debito di ricordo e di pietà.

Queste baite sono ormai diventate un sacrario comune, al quale si accostano singole persone, gruppi e associazioni varie, e per fortuna financo classi di studenti. Il che vuol dire che la forza dei valori, espressi dal sacrificio dei martiri di PORZUS, supera divisioni determinate da appartenenze diverse, da distinzioni di età, per accomunare tutti in un unico sentimento di omaggio e di solidarietà.

Qui cioè trova concreta attuazione quella memoria condivisa, di cui oggi si parla quando si rievocano eventi rilevanti della nostra storia nazionale.

PORZUS è perciò divenuto un pezzo di storia patria, in cui chiunque si può riconoscere se sente di appartenere alla comunità civile, che esiste e vive proprio in forza dei comuni principi.

Da qualche tempo si è scoperto, grazie anche agli interventi puntuali ed insistenti del Capo dello Stato,il valore di Patria. Valore che per troppo tempo è stato relegato nel limbo delle cose smarrite o dimenticate.

E' un valore che vorremmo raccomandare all'attenzione ed alla meditazione dei giovani, ai quali però dobbiamo ricordare che non si tratta di rievocare e far rivivere vecchi e superati nazionalismi faziosi, ostili alle altre patrie; ostilità che tante tragedie ha arrecato alla pacifica convivenza dei popoli.

Si tratta di onorare la terra dei padri, ove siamo nati e siamo cresciuti. La terra che raccoglie i nostri ricordi e le nostre memorie, che custodisce le tombe dei nostri cari e quelle di coloro che per essa sono caduti.

La Patria è l'esperienza collettiva degli antenati, che indirizza e guida le generazioni che si succedono con la tradizione, la lingua, la cultura, la storia; con le glorie passate, ma anche con i tanti errori e sconfitte.

E dunque ci è cara, non solo perchè è la casa comune, ma anche per l'amore, il dolore e la pietà che l'hanno costruita nei secoli.

Ma Patria è anche un concetto intrinsicamente aperto, perchè non esiste famiglia così chiusa da poter vivere sola su sè stessa; così come non c'è nessun popolo così chiuso, da poter erigere un muro definitivo nel rapporto con gli altri popoli.

Da qui la riflessione che possiamo, e dobbiamo , convivere con le altre patrie. Da qui anche lo stimolo a essere solidali con quei popoli che ancora la patria non hanno, o che lottano e soffrono per dare al volto della loro patria il sorriso della libertà ed il calore della giustizia. Questo esigono i principi e le regole su cui regge l'umana civiltà!

E dunque si può volere l'Europa senza togliere l'Italia. Questa terra, che è terra di confine, ha vissuto troppe volte sulla propria pelle il dramma dei conflitti confinari e di quelli etnici. PORZUS ne è un tragico esempio! Perciò le sue genti sentono più di ogni altra l'insegnamento delle esperienze e delle riflessioni che la Storia suggerisce.

Ora per fortuna l'avvenire, che si apre alla nostre aspettazioni, alimenta la speranza che sia possibile realizza re sempre più larghe e pacifiche convivenze. E' una prospettiva che dobbiamo auspicare e per cui occorre operare.

Dicevo poc'anzi che si può volere l'Europa senza togliere l'Italia! Orbene dobbiamo talvolta constatare con disappunto che in alcune correnti estreme dell'autonomismo locale si parla spesso del Friuli e dell'Europa e quasi mai dell'Italia. Noi forse siamo degli inguaribili romantici ma senza venir meno al rispetto delle autonomie locali, gradiremmo che fosse ricordata con uguale intensità e passione anche l'Italia. Questo nostro Paese che amiamo anche per la varietà delle sue diversità.

Amiamo questa nostra Italia ricca di tradizioni, di memorie e di cultura. Ma ricca anche di tante, insuperabili bellezze naturali, tant'è che ci è fatto talvolta di credere che ci sia stata data quasi a compenso del perduto Giardino.

Stesa come un braccio aperto sul mare Mediterraneo, sembra destinata a tessere la fratellanza tra i popoli che vi si affacciano. Ed infatti sulle sue sponde sono fiorite la cultura egizia e quella araba, la cultura greca e quella romana, la cultura cristiana, il Rinascimento e l'Illuminismo.

Perchè tutto questo mare ha fuso nella sua coppa d'azzurro per creare una delle più fulgenti e compiute civiltà. Ma anche la più gentile, la più umana, la più universale perchè fatta d'arte, di scienza, di fede e di verità!

Giorgio Brusin