I valori di "Stay behind" e quelli della Resistenza di "Vanni"

Messaggero Veneto - 8 luglio 2004

DIBATTITO

I valori di “Stay behind” e quelli della Resistenza

 

di Giovanni Padoan , “VANNI”

Nel “Messaggero Veneto” del 18 giugno è apparso un articolo riguardante la manifestazione di “Gladio” alle Malghe di Porzûs. Quale fondatore dell’Anpi di Udine chiedo un po’ di spazio per rispondere alle affermazioni del dottor Giorgio Zardi. Che gli appartenenti alla “Stay Behind” facciano propri gli ideali della “Osoppo” mi fa molto piacere, perché questo vuole dire che hanno fatto propri i valori e gli ideali della Resistenza. Dico questo perché, quando la “Stay Behind” fu organizzata dal Comando anglo-americano, non aveva alla base questi valori. Essa era stata creata con lo scopo di contrastare una temuta invasione sovietica che non si verificò. Ma i gladiatori furono impiegati in operazioni non propriamente patriottiche. Ecco perché sono contento ch’essi condividono oggi gli ideali della Resistenza.

Quello che invece mi dispiace molto è che l’amico dottor Giorgio Zardi, il comandante partigiano osovano “Glauco”, abbia detto: «Noi osovani non ci sentiamo più soli perché vicino a noi ci sono i volontari della “Stay Behind” con cui concordiamo su princìpi e valori». Devo ricordargli le dichiarazioni di Vanni e don Candido fatte a Porzûs il 23 agosto 2001 e quelle del presidente dell’Apo professor Federico Tacoli e Giovanni Padoan “Vanni” fatte a Faedis il 12 febbraio 2003 che hanno definitivamente sanato la lacerazione tra osovani e garibaldini come è affermato in quelle solenni dichiarazioni ufficiali. Perciò, mi pare almeno fuori luogo affermare che «non ci sentiamo soli perché vicino a noi ci sono i volontari della “Stay Behind”».

Altro fatto. Non si è voluto fare il nome dell’Anpi di Udine; ma è chiaro ch’è chiamata in causa, quando il dottor Zardi dice: «Siamo però amareggiati perché qualcuno ancora non vuole riconoscere le motivazioni alla base dell’eccidio, e cioè la faida confinaria e lo scontro ideologico, ormai dati inconfutabili».

Ripeto, non si può far finta di dimenticare quanto è affermato nelle dichiarazioni congiunte, esse sono sottoscritte dal presidente dell’Apo professor Federico Tacoli e approvate all’unanimità dal consiglio dell’Apo. In esse Vanni riconosce la responsabilità oggettiva del Comando della “Garibaldi” e come comunista riconosce che c’è stata la partecipazione diretta del segretario della federazione del Pci di Udine Osteglio Modest e del suo vice Alfio Tambosso e c’è il riconoscimento che il barbaro eccidio è motivato dalla faida confinaria e dallo scontro ideologico. Ed è proprio per questo che ha chiesto scusa e perdono agli eredi delle vittime innocenti. Poco tempo dopo è venuto il riconoscimento degli onorevoli Luciano Violante e Piero Fassino che hanno ammesso «che ci sono state delle responsabilità del Pci».

D’altra parte l’Anpi di Udine, a mezzo dei suoi dirigenti, ha sempre affermato che il barbaro eccidio di Porzûs è un crimine che va condannato senza se e senza ma. Chiedere al comando della “Garibaldi” e al Pci di riconoscere i motivi dell’eccidio è logico e giusto. Questo però non lo si può chiedere all’Anpi di Udine che non c’entra in nessun modo con questo misfatto. L’Anpi di Udine è sorta unitaria dopo la Liberazione e si divise nel 1947, il che vuole dire che non ha avuto niente a che fare con l’eccidio avvenuto il 7 febbraio del 1945. Continuare a chiedere all’Anpi di Udine un riconoscimento dei motivi dell’eccidio, nel quale non sono mai stati coinvolti, è un pretesto specioso. L’Anpi di Udine, e lo sapete bene anche voi, organizza ogni anno le onoranze ai partigiani osovani caduti come ai garibaldini. Ed è noto che l’Anpi di Udine è un’associazione pluralistica nella quale sono iscritti più di mille partigiani osovani.

Ecco, dottor Zardi, è così che vince la Storia.

Cormòns