La legittimità di Stay Behind

Messaggero Veneto

18 agosto 2004

 

STORIA

La legittimità di Stay behind

del Gen. GIUSEPPE CISMONDI

Sono costretto a ritornare su un argomento che speravo fosse chiuso e destinato all’esame della storia. Purtroppo l’ignoranza relativa ai fatti, la faziosità e l’ideologia oscurano le menti portando alla disinformazione. Vengo ai fatti.

Leggo su questo quotidiano del 4 agosto frasi come la seguente: «I servizi segreti di due Stati stranieri organizzarono in Italia un’associazione o struttura segreta e ingaggiano, sempre segretamente, cittadini italiani». Lascio ad altri disquisire sull’articolo 18 della Costituzione perché nulla ha a che fare con la Stay behind, che è tutt’altra cosa da quanto affermato.
Ricordo solo che il generale Broccoli, già nell’anno 1952, aveva presentato una memoria al capo di S.M.D. che indicava un progetto per organizzare una struttura militare segreta da impiegare sul territorio in caso di invasione. Le forze del Patto di Varsavia, a quel tempo, premevano alle porte delle frontiere occidentali.

Con l’ingresso dell’Italia nel Patto atlantico militare, nell’anno 1949, sancito dal Parlamento, l’Italia iniziò a organizzare gli Stati maggiori per un’attività integrata con gli Stati alleati. Il ministro della Difesa, onorevole Taviani, nel 1956 autorizzò la costituzione della S.B. che fu posta agli ordini dei Servizi segreti per ragioni di sicurezza.

Fu quindi lo Stato italiano e non i Servizi segreti stranieri a organizzare la struttura e addestrare gli uomini. Lo scrivente, che fu il responsabile pro tempore della S.B. per il Nordest, ne fa menzione per fugare dubbi e correggere le affermazioni mendaci che ancora sussistono.

Le sentenze della magistratura hanno chiarito con formula piena tutta l’organizzazione dichiarando legittimo l’operato della S.B