L'ANPI condanna l'attacco alla DEL DIN

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I fischi del 25 aprile. Rapotez difende l’ex combattente osovana.
Misdariis: l’errore è che sia l’unica medaglia d’oro

L’Anpi condanna l’attacco alla Del Din
ma Rc rincara: noi contestiamo Gladio

Martini: Illy richieda scuse ufficiali Udc: si è trattato di un gesto esecrabile

di TOMMASO CERNO

27 APRILE 2005

liberazione1.jpg«Un partigiano è un partigiano, Rc si ravveda. Il 25 aprile è di tutti, stavolta qualcuno ha voluto rovinarlo». Tuona il segretario regionale dell’Anpi, Luciano Rapotez, contro le accuse alla medaglia d’oro Paola Del Din. Ma Rifondazione rincara: «Noi contestiamo Gladio».

La solidarietà alla osovana fischiata in piazza Libertà è unanime da destra a sinistra. Il consigliere regionale Antonio Martini parla di «fatto storico e politico gravissimo» e chiede al governatore Riccardo Illy di «promuovere un’iniziativa per chiedere ufficialmente scusa a Paola Del Din, dopo una vicenda tale da far sprofondare».

Accuse a Rc anche da Alleanza nazionale. Il presidente provinciale Renato Carlantoni definisce l’episodio «grave e tale da dimostrare che una parte di finti italiani non hanno ancora fatto i conti con la storia». Il capogruppo dell’Udc, Natale Zaccuri, definisce «gesto esecrabile e precostituito che va ben oltre il significato di un democratico dissenso, che ha macchiato il pensiero nobile della Resistenza». I fischi in piazza, secondo l’Udc, «sono uno squallido esempio di trasmissione ideologica».

Nessun dietrofront, invece, da Rifondazione comunista. A difendere il gruppo di militanti che hanno lanciato fischi e alzato un cartello contro la partigiana dell’Osoppo il 25 aprile è il capogruppo in consiglio comunale Alessandro Misdariis, che rilancia le accuse. Secondo Rc, Paola Del Din già presidente dell’associazione partigiani Osoppo, dal ’98 presidente regionale delle Famiglie dei caduti e dispersi in guerra e da poco presidente nazionale della Federazione italiana volontari della libertà è «forse ingiustamente – accusa – l’unica medaglia d’oro della provincia di Udine, lascio ai biografi decidere quali gesta portino a questa decisione.

Certo è che, tolto il rispetto per la persona, noi abbiamo contestato l’adesione a Gladio, un’organizzazione segreta, con covi e sedi, nata per contrastare un fantomatico pericolo comunista. Per quanto mi riguarda quelli, pochi anni più tardi, erano pronti a sparare anche contro gente come me». Il capogruppo di Rc non si ferma qui: «Il nostro dissenso, come già fu 3 o 4 anni fa, è rivolto alla scelta di far parlare solo lei in questa occasione. Una partigiana dell’ala liberal-borghese che non rappresentava di certo l’ala maggioritaria della Resistenza».

Parole che all’orecchio del segretario dell’Anpi Rapotez suonano offensive, così come la contestazione in piazza. Rapotez non nasconde il dubbio che «possa essersi trattato di una critica preparata – spiega – proprio per fare nascere dissensi anche a Udine, dove non ce n’erano mai stati in 60 anni. E’ stata una cosa fuori luogo, perché il 25 aprile è di tutti e sotto la Loggia di San Giovanni lo è sempre stato. Da parte di Rifondazione – aggiunge Rapotez – si è trattato di un grave errore, che si rivolterà contro di loro e non certo sulla Resistenza per cui un partigiano è un partigiano e basta. Spero la polemica si sgonfi, spero si limiti a una ragazzata e finisca in una bolla di sapone. Anche perché cosa può fare o rappresentare un gruppetto di pochi, contro tutta la gente che c’era in piazza». Rapotez ricorda a Rc che «l’Anpi è aperta a tutti e non chiede tessere di partito – dice –. La cosa grave è che contestando la partigiana Del Din questa gente abbia messo un’ombra su tutta la comunità friulana, dimenticando che il Friuli è nato quel 25 aprile e da quella libertà ha costruito tutto ciò che è oggi».

In sintonia il consigliere Martini che, anche da carnico, difende Paola Del Din e chiede a Illy che promuova delle scuse ufficiali. «Noi carnici abbiamo per Paola un affetto speciale – dice Martini – e quello che è accaduto il 25 aprile a Udine è gravissimo. Conosce forse questa gente la storia della Osoppo?». Da centro-destra, infine, Carlantoni di An: «L’Italia deve la propria libertà soprattutto al sacrificio degli eserciti anglo-americani. Nella regione dell’eccidio di Porzus – dice – dove partigiani osovani sono stati massacrati da quelli titini, per la sola colpa di rifiutarsi di consegnarci alla Jugoslavia comunista, queste cose vanno dette e affrontate».