Mittelfest 2009: Inzerilli; Gladio fu scaricata, ma serve ancora

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edizione di  sabato 25 luglio 2009

 

Inzerilli: Gladio fu scaricata,
ma serve ancora

Messaggero Veneto — 25 luglio 2009   pagina 13   sezione: CULTURA - SPETTACOLO

di MICHELE MELONI TESSITORI

CIVIDALE. In Friuli Venezia Giulia, specie nelle Valli del Natisone e a Trieste, c’erano piú Gladio, all’indomani della seconda guerra mondiale e con il pericolo titino alle porte. Lo scopo era quello di difendere il confine orientale in un momento di debolezza dell’esercito italiano. Lo ha rivelato, ieri, a Cividale, il generale Paolo Inzerilli, che ha difeso l’organizzazione Stay Behind nata sotto l’ombrello della Nato. «Una struttura legale che avrebbe un senso anche oggi - ha detto interrompendosi per la commozione - ammesso che qualcuno di voi abbia il coraggio di tornare alle dipendenze di gente che ha scaricato in quel modo i dipendenti. È stato rimosso un pezzo del sistema difensivo senza tenere conto di quello che potrà succedere».

Un incontro, forse il piú affollato, al caffè San Marco nell’ambito del Mittelfest, che ha preso le mosse dalla lettera-appello del presidente emerito Francesco Cossiga, volta a riabilitare i 622 volontari impegnati nell’organizzazione ieri rappresentati dal presidente dell’Associazione, Giorgio Mathieu. Sollecitati dal giornalista Silvio Maranzana, e poi stimolati anche da qualche attacco dal pubblico, i relatori hanno approfondito gli aspetti cruciali della struttura che hanno definito patriottica. Il generale Inzerilli ha tenuto in particolare a tenere distinte le molte attività volontaristiche prestate fin dal ’47 sul confine orientale e l’organizzazione Stay Behind.

Le prime erano volte a supplire a livello locale alla debolezza dell’esercito italiano difronte al pericolo di invasione titina (Maranzana ha citato la testimonianza di un gladiatore triestino che ha raccontato delle esercitazioni in Friuli e e delle soste in piazza Primo maggio a Udine, in caserma, per cambiarsi d’abito); Stay Behind, invece, era una struttura di difesa a livello nazionale che sarebbe entrata in funzione solo nel caso di invasione. Essa era, inoltre, un’organizzazione che rientrava nel sistema difensivo della Nato in Europa. Ma come facevano i 622 gladiatori a non far trapelare nulla in famiglia? «Il sistema a compartimenti funzionava, ci conoscevamo solo per nome, bravi noi che dal ’56 al ’90 non abbiamo fatto parola; altri ne hanno parlato, Dio sa solo perché, quando noi avremmo accettato di scioglierci nel silenzio cosí come nel silenzio ci eravamo costituiti», ha spiegato Mathieu confermando l’amarezza dei volontari per la decisione dell’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti di rendere pubblici gli elenchi.

Il moderatore ha poi chiesto ragione di possibili incursioni di Gladio nella politica interna italiana, bersaglio supposto il Pci: «Una leggenda metropolitana - ha risposto Inzerilli - per cui un’esercitazione a tavolino legata all’ipotesi di un’insurrezione contro la patria è stata stravolta mettendo noi in cattiva luce». Un’accusa - ha ricordato - che è caduta sia a livello di commissione parlamentare sia nei processi. Sempre Maranzana ha chiesto ragione di possibili collegamenti con servizi deviati e depistaggi, nella terribile stagione dello stragismo. Inzerilli ha cosí nuovamente chiarito che quella è una pagina di storia che ha riguardato non i 622 di Gladio, semmai i Nuclei di difesa dello Stato dove, stando agli atti processuali, si sarebbero registrate infiltrazioni da parte di estremisti di destra. Uscita indenne da due processi l’associazione Stay Behind vive con amarezza l’attesa di un riconoscimento dallo Stato che non viene: «Non ci sentiamo reduci e non vogliamo pensioni, ma meritiamo lo status giuridico di militari», ha ribadito il presidente Giorgio Mathieu. Francesco Cossiga - «l’unico che si è schierato con noi» - ha presentato cinque volte il disegno di legge. Non è mai stato discusso.