Morto l'avvocato Brusin, presidente di "Stay Behind"

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Morto l'avvocato Brusin

presidente di "Stay Behind"

17 giugno 2005                                                                                                                                           di Fabrizio Ferrari

Saranno celebrati domani alle 16 in duomo i funerali dell'avvocato Giorgio Brusin, spentosi ieri all'età di 80 anni a causa di un'emorragia cerebrale. Brusin lascia la moglie Diana e il figlio Sergio, che è medico in Sudafrica, dove presta la propria opera nell'ambito di un progetto umanitario dell'Unione Europea.

La dipartita di questo stimato professionista ha suscitato profondo cordoglio nella comunità di San Vito al Tagliamento, ma non solo, dato che anche in provincia di Udine era molto noto e stimato sia per l'attività forense, sia per essere stato partigiano della Osoppo e presidente onorario dell'associazione Stay Behind dopo lo scioglimento di Gladio.

Il noto penalista aveva esercitato l'avvocatura per oltre quarant'anni. In precedenza, aveva studiato al collegio Marconi di Portogruaro e si era laureato in giurisprudenza a Padova. Nel periodo bellico era stato appunto partigiano nelle file dei "fazzoletti verdi" della Osoppo, una militanza della quale andava estremamente fiero.

Tra gli incarichi pubblici del suo nutrito curriculum si può ricordare che fu consigliere dell'ordine forense e dell'Associazione partigiani Osoppo, svolse attività sociali nel Lions Club e in altri sodalizi con finalità sociali e fece parte dei consigli di amministrazione dell'ospedale di San Vito e della Zipr, l'ente di gestione della zona industriale sanvitese, di cui fu tra i costitutori.

Anche la vita politica e amministrativa lo vide protagonista come segretario provinciale del Pli e consigliere comunale dello stesso Partito liberale tra gli anni sessanta e settanta.

Nell'immediato dopoguerra aderì all'organizzazione denominata "Stay behind", nota anche come "Gladio".

Di "Stay behind", una volta sciolti i ranghi, Brusin era stato presidente onorario, rivendicando sempre la continuità tra i suoi trascorsi di combattente partigiano per la libertà e di aderente a un'organizzazione che aveva gli stessi scopi in tempi diversi e in un mutato quadro internazionale delineatosi secondo la contrapposizione dei due blocchi politici e militari. Guerriglia, sabotaggio, propaganda e controinformazione: queste le armi che i gladiatori si preparavano a utilizzare contro gli eventuali invasori del nostro territorio.