Porzûs - Orazione ufficiale del Vice-presidente Marino Valle

PELLEGRINAGGIO A PORZÙS

Domenica 29 giugno 2008

 

Autorità, cortesi ospiti e cari amici Gladiatori,

Siamo qui per rendere omaggio, con la testimonianza della nostra presenza, ai tragici eventi che sono qui avvenuti 63 anni fa.

Per coloro che non sanno cosa rappresentano questi luoghi, o non ne conoscono appieno il significato, ritengo doveroso, innanzitutto, spiegare perchè siamo qui.

Cosa è accaduto qui.

Cosa rappresenta Porzùs per i Friulani, per gli Italiani e per noi Gladiatori.

Chi siamo noi Gladiatori e perchè ci sentiamo legittimati, dopo 63 anni dai fatti, a ritornare ancora qui a rievocarli con questa cerimonia.

Iniziamo dunque con i fatti.

Qui, tra queste baite, nell’inverno del 1944/45, dopo i massicci e sanguinosi rastrellamenti eseguiti dalle forze tedesche, che nel Friuli Orientale avevano incendiato Attimis, Nimis e Faedis, avevano trovato rifugio i superstiti della 1^ Brigata Osoppo-Friuli, che nel corso delle operazioni di resistenza e di sganciamento aveva subito gravi perdite.

In tutto qualche decina di superstiti guidati dal capitano degli Alpini Francesco de Gregori, noto con il nome di battaglia di “Bolla”, coadiuvato dal dott. Gastone Valente (noto con il nome di battaglia di “Enea”), che si proposero come simbolo di italianità e manipolo di coscienze per contrastare la dilagante avanzata delle forze Titine.

All’epoca il comandante ”Bolla”, d’accordo con il suo delegato politico, aveva infatti rotto ogni rapporto collaborativo, sul piano militare, con la Brigata Garibaldi-Natisone - che, assieme alla 1^ Brigata Osoppo-Friuli, dipendeva da un comando unificato - a seguito dell’appoggio che le brigata aveva dato alle forze del IX Corpus iugoslavo, passando alle sue dipendenze operative per favorire la penetrazione delle forze partigiane Titine che miravano ad occupare il nostro territorio fin oltre al Tagliamento.

Allora, come oggi, qui c’era un alto pennone sul quale ogni mattina il comandante “Bolla”, ordinata l’alza bandiera, faceva sventolare il nostro tricolore quale simbolo della resistenza per la libertà di queste terre.

Nel pomeriggio del 7 febbraio 1945 un gruppo di circa un centinaio di uomini, apparentemente disarmati, arrivato in prossimità di queste baite, si presentò dichiarando di essere degli sbandati in cerca di rifugio.

In realtà erano partigiani garibaldini appartenenti ai G.A.P. (Gruppi di Azione Partigiana), dipendenti, anche militarmente, dal P.C.I., comandati da tale “Giacca” (al secolo Mario Toffanin), vecchio militante comunista, feroce e spietato, i quali giunti nei pressi delle baite estrassero da sotto i giubbotti le armi, celate fino a quel momento, e, forti del numero e della sorpresa, catturarono l’intero gruppo osovano.

I Gappisti, uccisi subito “Bolla” ed “Enea” (più una giovane donna, Elda Turchetti, affidata a quel comando proprio dalla Garibaldi, affinchè appurasse se avesse effettivamente svolto attività spionistica), strapparono dal pennone il tricolore, lo calpestarono e lo lordarono e, saccheggiato il magazzino, costrinsero i superstiti a seguirli in località Bosco Romagno, dove nei giorni successivi li trucidarono a gruppi.

Da questo efferato eccidio si salvarono fortunosamente “Centina” (il Cap. Aldo Bricco), pur gravemente ferito da una serie di raffiche di mitra, “Tin” (il Ten. Leo Patussi) e “Cassino” (al secolo Gaetano Valente).

È solo grazie a questi superstiti e all’azione rocambolesca con la quale l’amico “Sandro” (al secolo avv. Giorgio Brusin) riuscì successivamente a sottrarre dagli archivi di chi li custodiva i documenti relativi all’eccidio di Porzùs, rendendoli pubblici, se noi oggi possiamo sapere con certezza come si sono svolti esattamente questi fatti.

Dopo la Liberazione vi furono vari processi, conclusisi con la condanna di 37 Gappisti, poi amnistiati, e con la condanna all’ergastolo del comandante “Giacca”, che, riparato in Jugoslavia subito dopo l’eccidio, non scontò mai la pena e, graziato negli anni ‘70 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, per estrema ironia della sorte beneficiò addirittura della pensione italiana per il periodo relativo alla sua militanza partigiana.

E qui a Porzùs, in questo luogo di martirio e di tradimento, ogni anno noi Gladiatori, con il cuore gonfio di amarezza, saliamo a questa malga a noi sacra per celebrare il nostro pellegrinaggio.

Per noi non esiste altro luogo in cui esprimere meglio i nostri sentimenti più profondi sulla chiusura di un intenso e sofferto capitolo della nostra vita, per rendere omaggio a coloro che noi consideriamo nostri padri spirituali.

Siamo qui per affermare che noi siamo ancora animati dai loro stessi principi e abbiamo sempre conservato orgogliosamente i loro stessi valori, il loro stesso senso del dovere, raccogliendo il messaggio che ci hanno tramandato.

Tutti noi siamo stati tra i protagonisti indiscussi di quella guerra fredda che in quarant’anni ha determinato - in maniera inconfutabile - gli equilibri dell’Europa, trasformandola nella realtà che oggi noi conosciamo.

Con il nostro silenzioso sacrificio abbiamo contribuito ad assicurare al nostro Paese un giusto posto tra quelle nazioni, appartenenti al mondo libero, che alla fine della seconda guerra mondiale si erano tra loro alleate per arginare la soverchiante spinta espansionistica delle forze dei paesi aderenti al patto di Varsavia, che gravitavano nell’area ideologica di quello che allora il mondo libero aveva identificato come l’impero del male.

I valori che allora ci ispirarono e ci sorressero sono stati il senso dello Stato, il rispetto delle Istituzioni, la consapevolezza del dovere da compiere nell’interesse collettivo e lo spirito di sacrificio.

Ci chiama dunque, qui, a Porzùs un impegno di fedeltà, perchè risalire a queste tragiche Baite e onorarne le vittime significa ripercorrere e riaffermare quelle motivazioni ideali che ispirarono la nostra volontaria adesione alla disciolta struttura militare segreta Stay Behind, per la difesa della Patria, della sua indipendenza e delle sue Istituzioni.

Ci accomuna al sacrificio di quei Martiri lo stesso modo di sentire il senso del dovere e di vivere quei valori per i quali Essi sono caduti, operando in tempi bui e difficili una scelta morale di civiltà, che è e resta anche la nostra!

Noi, che storicamente eravamo preposti a difendere il governo legittimo del nostro Paese e in caso di occupazione del territorio nazionale da parte di forze nemiche eravamo pronti a reagire, anche a costo del nostro sacrificio, riteniamo di poter ben raccogliere il testimone di quella lotta partigiana di Resistenza dal cui sacrificio è nata la nostra Repubblica.

Resistenza formata da quelle molteplici anime che il negazionismo comunista ha sempre pervicacemente minimizzato e oscurato, con una mistificazione della realtà che dura ancora oggi.

Con la nostra presenza qui, oggi, rendiamo pertanto testimonianza di questi valori per i quali, parimenti a coloro che ci hanno preceduti, per quarant’anni abbiamo combattuto e vinto nel silenzio la nostra battaglia della guerra fredda, e per questo anche noi abbiamo dovuto sopportare l'amarezza del tradimento e l’onta dei processi nei tribunali.

Nel lontano 1945 per trucidare quei martiri gli assassini di allora usarono il piombo dei mitra, per noi cinquant’anni dopo una classe politica pavida e infingarda, per mascherare la sua inettitudine, scatenò contro di noi una battaglia mediatica senza precedenti, che non ha avuto uguali in tutta la storia della nostra Repubblica, e, infrangendo clamorosamente gli impegni di segretezza sottoscritti con gli altri paesi membri della NATO, svelò la Struttura S/B per dare brutalmente in pasto alla stampa i nostri nomi, demonizzando la nostra immagine e attribuendoci le più esecrabili nefandezze e, accusandoci di essere dei traditori della Patria, smantellò, con incredibile zelo, una struttura militare segreta anti-invasione, pienamente operativa, costata il sacrificio di quarant’anni di impegnative esercitazioni addestrative e che la NATO stessa ci invidiava, disperdendo un patrimonio umano e professionale unico al mondo, che avrebbe potuto venir agevolmente riconvertito alla lotta contro il terrorismo internazionale e il crimine organizzato, come avvenuto proficuamente in altri paesi della NATO dopo la caduta del comunismo.

Comunismo cieco ed intriso della più bieca ideologia politica allora, quando armò le mani fratricide che assassinarono i Martiri che oggi noi qui onoriamo, commettendo altri innumerevoli esecrabili crimini, rimasti impuniti per l’opportunismo di una classe politica inetta e meschina, comunismo cinico e trasformista oggi, che, dopo più di sessant’anni dalla fine della guerra, tenta ancora pervicacemente di imporre al Popolo la propria ideologia per completare quel fosco disegno con il quale i suoi accoliti si erano allora proposti di sostituire la dittatura nazi-fascista con quella comunista per dominare le masse.

Masse che, se Dio vuole, hanno finalmente capito qual’è stato il grande inganno perpetrato e l’ignobile gioco tra le parti consumato sulla loro pelle in tutti questi anni e hanno finalmente cancellato, con la forza sovrana del loro voto consapevole, quel potere che la Storia aveva di fatto già tolto al comunismo internazionale, relegandolo tra gli orrori del passato.

Comunismo che proprio qui da noi aveva trovato un fertile brodo di coltura grazie alle contraddizioni astutamente coltivate dal catto-comunismo, che ha confuso non poco le coscienze delle nostre Genti, ritardando pesantemente quell'inarrestabile processo evolutivo che la Storia ha decretato dovesse compiersi con il crollo del comunismo e la condanna delle sue nefaste conseguenze.

I comunisti italiani, forti della complicità di una classe politica inetta e interessata solo alla gestione del potere, non hanno esitato, allora come oggi, ad attaccarci, accusandoci di essere dei traditori della Patria, per mascherare, con l’ennesima mistificazione, l’incapacità di ottenere dal Popolo quel consenso che non sono mai stati capaci di guadagnarsi, ma, seppur dopo oltre dieci anni di lunghi e defatiganti processi, dalle sentenze andate in giudicato è finalmente emersa anche per noi la Verità e la Storia, seppur tardivamente, ci ha reso giustizia.

Nel 1993, per difenderci dalle accuse infamanti che allora i comunisti lanciavano continuamente contro di noi decidemmo di dar vita all’Associazione che oggi conosciamo, impegnandoci per far emergere la verità sulla Struttura Militare Segreta Stay Behind e sul silenzioso sacrificio dei tanti nostri amici, oramai scomparsi, che hanno onorato con la consegna del silenzio fino all’estremo il loro giuramento di fedeltà alla Patria, rispettando quella filosofia di vita che ha sempre accomunato quanti hanno prestato consapevolmente il loro servizio sia in guerra che in pace.

Filosofia di vita basata principalmente sui valori assoluti della Patria e della Famiglia, baluardi irrinunciabili in qualsiasi Società degna di questo nome, che oggi vengono continuamente attaccati e messi in discussione da soggetti che scavano solchi rovinosi nelle immature coscienze dei nostri giovani, che cogliamo sempre più impreparati ad affrontare il loro futuro.

Il nostro Paese oggi sta attraversando uno dei periodi più brutti dalla fine della guerra.

Ai cittadini vengono chiesti sacrifici sempre più gravi, cui, purtroppo, non corrispondono affatto servizi adeguati, nè comportamenti virtuosi da emulare.

Quotidianamente assistiamo alla impari lotta delle nostre Forze dell’Ordine contro un crimine che dilaga sempre più inarrestabile, con delinquenti che, consci dell’inadeguatezza dei mezzi di cui dispongono le nostre Istituzioni, violano impuniti financo l’intima sacralità delle nostre case.

Quando vediamo i nostri cittadini chiedere sempre più insistentemente quella sicurezza che le Istituzioni non riescono loro ad assicurare, non si può starsene zitti e non lanciare un grido di allarme, perchè dopo di questo c’è solo il fallimento dello Stato ed il caos.

Quando constatiamo che la spesa pubblica è oramai fuori controllo e che la maggioranza dei nostri pensionati non è più in grado di arrivare alla fine del mese, non si può continuare a fare gli ipocriti rimanendo in silenzio.

Bisogna agire con urgenza, prima che le cose precipitino irreversibilmente, per evitare che la situazione generale richieda l’esercizio di un’Autorità forte, che potrebbe portare al collasso il nostro sistema.

Per la prima volta, nella storia della nostra Repubblica, il Popolo italiano ha deciso di dare un ampio mandato ad una coalizione politica, che ora ha tutti gli strumenti per governare bene e con decisione, ed ha tolto ai comunisti la rappresentanza parlamentare, perchè ha capito finalmente l’inefficacia del loro modello a confrontarsi con un sistema globale che segue le regole dinamiche del mercato ed opera in base a principi economici liberali.

Il Popolo italiano ha percepito pienamente la gravità della situazione e la storica decisione che ha preso non deve assolutamente venir sottovalutata da chi ha ricevuto il mandato di governare, perchè altrimenti favorirà l’ascesa al potere dei comunisti, che non aspettano altro.

Nei momenti di crisi, come questo, è fondamentale che lo Stato mantenga il controllo delle sue Istituzioni, e la Giustizia non smetta mai di funzionare, altrimenti si rischia di precipitare verso l’ingovernabilità, e chi ha avuto responsabilità di comando sa che nei momenti di crisi esiste solo un’unica maniera per farsi rispettare: dare l’esempio.

Il Governo, quindi, governi con l’esempio virtuoso dei propri esponenti.

Dia l’esempio di una azione di governo improntata a modelli tradizionali, quali l’onestà, la moralità e il rispetto delle regole, che sono quei valori assoluti che ci hanno sempre ispirato e guidato perchè sono valori universalmente validi.

Lo scorso anno, nel concludere il mio intervento, quando avevo detto che noi, dell’Associazione S/B, siamo stati ferocemente contrastati da tutti coloro cui la nostra esistenza aveva dato fastidio, non alludevo solo ai comunisti, ma mi riferivo a tutti coloro che indistintamente ci avevano avversato, perchè noi, con la nostra piena legittimazione e con il ristabilimento della verità storica, siamo la testimonianza vivente del fallimento di un’intera generazione politica.

Allora avevo affermato che non eravamo noi ad essere fuori dal coro, ma che era la musica della Storia ad essere cambiata ed il Popolo italiano, con il suo comportamento, ha dimostrato concretamente di essersene finalmente accorto.

Il crollo di un’ideologia liberticida, quale quella comunista, i cui esponenti continuano ancora pervicacemente ad attaccarci con le loro mistificazioni, incapaci come sono di prendere atto del fallimento della loro azione politica, basata su di un modello oramai sconfitto dalla Storia, non può che confortarci, ma se alle promesse di questa coalizione di maggioranza non seguiranno i fatti, non esiteremo ad adoperarci per far sentire con forza ed efficacia, com’è nel nostro stile, la nostra voce, perchè l’opportunismo non rientra nelle nostre abitudini, e non siamo disposti a rinunciare a quei valori primari ed assoluti per la cui difesa ci siamo sempre impegnati e per i quali, se necessario, siamo ancora disposti a batterci.

Viva l’Italia!

MARINO VALLE

(Gladiatore d’Italia)