Relazione del Presidente f.f. Antonio Sanvit

RELAZIONE

approvata dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Volontari Stay Behind che avrei dovuto leggere durante il Convegno che il Presidente Onorario Gen. Paolo Inzerilli aveva avuto delega di organizzare a Roma in occasione del 20° anniversario della pubblicazione dei nomi dei 622 volontari civili (mese di novembre 2010).

Purtroppo, per circostanze indipendenti dalla propria volontà, l’Associazione è stata costretta, suo malgrado, ad annullare l’organizzazione di detto Convegno e si scusa per questa forzata e sofferta decisione con quanti avevano espresso il desiderio di potervi partecipare.

Lo scopo di questo convegno era soprattutto quello di parlare e quindi far conoscere, forse per la prima volta, le ragioni e gli scopi reali per i quali è stata costituita l’Associazione, scopi e ragioni che sono chiaramente riportati nelle relazione che segue.

Il Presidente f.f.
(Antonio Sanviti)

 

 

         La Struttura Militare Segreta “Stay Behind” è stata soppressa alla fine dell’anno 1990, esattamente il 27 novembre 1990. Il Ministro della Difesa Rognoni, in tale data, con un apposito provvedimento ha proceduto al suo congelamento ed al suo scioglimento.

         Da tale data possiamo far risalire l’inizio delle varie inchieste giudiziarie a carico dei volontari civili arruolati e dei vertici della Struttura Militare.

         Le inchieste a carico del personale civile volontario arruolato, i cui nomi sono stati desunti dal famoso elenco dei 622 (Relazione Andreotti 1990) vengono quasi subito archiviate per inesistenza di fatti costituenti reati.

         Quelle a carico dei vertici militari vanno per le lunghe e si concludono in data 03 luglio 2001, con la sentenza, della Corte di Assise di Roma, di piena e totale assoluzione.

         Con il sopraccitato decreto del Ministro della Difesa è stato posto definitivamente termine all’esistenza della rete Italiana “Stay Behind” e tutti gli avvenimenti che l’hanno riguardata sono inesorabilmente passati alla storia.

         Da quel momento in poi la difesa contro gli attacchi riguardanti la legittimità della Struttura Militare Segreta e quella della sua attività sono e rimangono di esclusiva competenza o del Presidente della Repubblica (Capo Supremo delle Forze Armate), o del Ministro della Difesa, o del Capo di Stato Maggiore della Difesa (da cui la struttura dipendeva) o del Capo dei Servizi Segreti o di qualsiasi altra Istituzione o Autorità che ne abbia la specifica delega.  Comunque, non è e non sarà mai certamente ed assolutamente di competenza del personale civile volontario, prima regolarmente arruolato e poi arbitrariamente congedato, oggi costituitosi in Associazione.

         Mentre il personale militare ha avuto delle possibilità di scelta circa il proprio futuro, il personale civile volontario è stato scaricato da tutti, ripeto da tutti, come inutile zavorra ed è stato abbandonato a se stesso con una semplice comunicazione spedita nel periodo fine 1990 / inizio 1991. 

         Il provvedimento burocratico di licenziamento era così concepito.

         “Per ordine del Governo, la struttura S/B (“Stay Behind”) è stata sciolta in data 27 novembre 1990.

         Pertanto, alla ricezione della presente, la S. V. deve considerarsi sciolta da ogni vincolo connesso con la predetta struttura. Viene quindi a cessare ogni forma di riservatezza.

         Il Servizio La ringrazia per la consapevole disponibilità offerta nella possibile prospettiva di un compito legittimo e generoso nella malaugurata evenienza di una occupazione militare dell’Italia.

         E’  con questi sentimenti che Le invio il mio grazie ed i miei più cordiali saluti.

                                       “Amm. Sq. Fulvio MARTINI – Direttore del S I S M I.”

 

         Questo è l’atto ufficiale che segna l’inizio delle nostre disgrazie.

         Per ironia della sorte, non ci siamo neanche potuti confortare e consolare vicendevolmente con i nostri omologhi degli altri Stati Europei perché solo noi abbiamo avuto la fortuna di avere, come Capo del Governo, un uomo, si fa per dire, dalle caratteristiche particolari e credo uniche del Senatore Giulio Andreotti.

         Ma come è iniziata questa nostra sfortunatissima avventura ?

         Nel mio caso, è iniziata dalla conoscenza di una persona, già appartenente alla Stay Behind che si chiamava Giorgio Brusin. 

         La nostra amichevole frequentazione per comuni interessi culturali ha consentito e convinto Giorgio ad aprirsi e a propormi l’ingresso in una “particolare struttura miliare legittima”, di sua conoscenza, che si fondava sugli stessi principi che erano sempre alla base delle nostre personali considerazioni e delle nostre comuni aspirazioni.

         Ottenuto il necessario “nulla osta”, è avvenuto l’arruolamento da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito e, da quel momento, sono entrato a far parte della struttura militare segreta “Stay Behind”.

         Sono seguiti i corsi di formazione, quelli di addestramento, quelli di aggiornamento e le esercitazioni che hanno caratterizzato e costituito la mia effettiva militanza nelle Forze Armate Italiane (e non semplice “consapevole disponibilità offerta nella possibile prospettiva di un compito legittimo e generoso”).  Si trattava di effettiva militanza (eravamo volontari civili arruolati, altro che ”disponibili consapevolmente”) condizionata dal vincolo della più assoluta riservatezza, fondata sul  reciproco onore, da rispettarsi da entrambe le parti in causa, cioè noi civili volontari da un lato e, dall’altro, lo Stato attraverso il SISMI e quindi le Forze Armate.

         Credo che, per ciascuno di noi, più o meno, le cose siano andate in modo abbastanza simile o quanto meno analogo.

         Però, un bel giorno, questo arruolamento e connessa riservatezza sono state infrante dal Capo del Governo che si è dimostrato stranamente poco dotato di qualità mnemoniche ma, in compenso, molto esperto ed abile nell’arte del galleggiamento nel mondo del carrierismo politico.

         Al momento dello scioglimento della “Stay Behind” (27 novembre 1990) gli arruolati volontari civili appartenenti alla Struttura Militare Segreta erano 622 di cui :

-           4  già deceduti;

-         354  in posizione di riserva;

-         223  effettivi, cioè ancora operativi. Devo sottolineare però che fra questi 223 c’erano anche quelli la cui pratica di arruolamento era ancora in itinere o, ancorché completata, non erano ancora mai stati direttamente contattati dallo Stato Maggiore dell’Esercito.

         Nonostante la enorme delusione per il trattamento subito, che possiamo chiamare, senza tema di essere smentiti, vero e proprio meditato e finalizzato tradimento, non ci siamo persi d’animo e, grazie anche al sostegno morale del defunto Presidente Emerito, Senatore a vita Francesco Cossiga, noi, parte dei 622 volontari civili, abbiamo deciso di reagire in modo corretto, cioè rispettoso delle regole democratiche, ma, nello stesso tempo, fermo ed irremovibile.

         Dopo molteplici incontri avvenuti fra di noi ed in diversi luoghi del nord Italia, nel novembre del 1993, a Redipuglia, luogo indiscutibilmente emblematico, riunitici in Assemblea, abbiamo deciso di costituirci in associazione.

         Con atto notarile redatto il 04 febbraio 1994 abbiamo costituito l’“Associazione Italiana Volontari Stay Behind”.

         All’art. 2 del suo Statuto è riportato lo scopo della costituzione dell’Associazione, e cioè :

> a) riaffermare, difendere e diffondere le motivazioni ideali che, nel culto delle tradizioni patrie e nella fedeltà ai principi di libertà, di giustizia, di pluralismo democratico, ispirarono la volontaria adesione degli appartenenti alla disciolta organizzazione "Stay Behind";

> b) raccogliere e riunire gli appartenenti della disciolta Organizzazione per consolidare i vincoli di fraterna amicizia e solidarietà, difenderne la reputazione e l’onorabilità contro ogni forma di denigrazione, discriminazione e persecuzione, prestando loro ogni occorrente assistenza; eccetera ecc.

         La meta da raggiungere era e rimane quella di ottenere il riconoscimento di ex appartenenti alla Forze Armate (visto che  siamo stati arruolati direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa), anche al fine di impedire il verificarsi di episodi analoghi a quello vergognoso, perpetrato da Cossutta (fine anno 1994), di averci additati come volgari “Traditori della Patria” attraverso manifesti murali affissi, all’epoca, in tutto il basso Friuli.

         Questo riconoscimento dello status giuridico di “ex militari”, anche se non riportato a chiare lettere nel nostro Statuto, era ed è sempre stato presente nella mente e nel cuore di coloro che hanno fortemente voluto la costituzione della nostra Associazione, primo fra tutti, il già citato compianto fraterno amico, Avvocato Giorgio Brusin.

         Infatti, nella sua veste di primo Presidente della nostra Associazione, scriveva all’allora Presidente della Repubblica On. Scalfaro, in data 21 giugno 1994 (cinque mesi dopo la costituzione ufficiale dell’Associazione) una lettera, approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo, con la quale chiedeva : (testuale)

a)             – che ci sia una pronuncia autorevole e definitiva sulla legittimità della Struttura Militare Segreta “Stay Behind”;

b)             – che si definisca, mediante provvedimento reso nella competente sede istituzionale, lo “status giuridico militare” degli ex arruolati.

         L’autorevole e definitiva pronuncia di legittimità, da parte della Corte di Assise di Roma, c’è stata, anche se soltanto nel mese di luglio del 2001; ora aspettiamo pazientemente che il Parlamento approvi (Senato e Camera) il disegno di legge che il defunto Presidente Emerito della Repubblica, Sen. Francesco COSSIGA, ha avuto la coerenza di presentare al Senato per la prima volta nel 2004 e la costanza di ripresentarlo ad ogni successiva legislatura (ultimo disegno porta il n.1532 del 27.04.2009).

         Per sgombrare il campo da equivoci o da possibili tendenziose allusioni, cito il passo specifico di questo disegno di legge che riguarda la parte economica richiesta da noi per questo  riconoscimento

         “Il servizio volontario prestato dai soggetti non inquadrati permanentemente nelle Forze Armate nella rete Italiana della struttura STAY BEHIND,...., è equiparato al servizio prestato presso le Forze Armate dello Stato, con esclusione di qualsiasi effetto ai fini retributivi, previdenziali, e assistenziali.”

         Noi non abbiamo avanzato richieste di tipo economico per cui la legge non costerà nulla all’Erario. Non avendo costi economici, noi siamo certi che sarà difficile, da parte di chiunque, sostenere che, “. . . . stante l’attuale situazione economica . . . non può essere approvata per motivi di cassa”. . . .

         Un breve accenno mi sembra d’obbligo farlo in riferimento alla decisione di avere una sede morale e di avere scelto un altro luogo altamente emblematico. Abbiamo fissato la nostra sede morale presso le “Malghe di Porzüs”, località sita in Comune di Faedis (UD) e poco nota alle cronache, anzi volutamente occultata per tanti anni. In questa località, che dovrebbe diventare fra breve monumento nazionale, si è perpetrato un altro esecrabile tradimento da parte di alcuni italiani a danno di altri italiani, tutti partigiani e tutti combattenti per la stessa resistenza, che sono stati, questi ultimi, ritenuti colpevoli di non avere abbracciato la stessa ideologia che animava i primi e quindi barbaramente passati per le armi dopo avere gabbato la loro buona fede fingendosi reduci da uno scontro armato e bisognosi di aiuto e di ospitalità. Fortunatamente a noi le cose sono andate in maniera diversa, però sempre di tradimento si è trattato.

         Abbiamo ricevuto messaggi in cui ci definiscono in tanti lusinghieri modi. L’ultimo, il 4 dello scorso mese di novembre(!). Un semplice cittadino dice di noi “voi siete quelle persone che, nel silenzio e nell’assoluta segretezza, avete svolto un servizio alla Patria stando al fianco di tutti gli italiani gratuitamente come veri e propri angeli custodi”

         Bene, sfido qualsiasi italiano a sostenere e a dimostrare che uomini come noi, sul piano morale, non meritano almeno il richiesto semplice, modesto, gratuito ma ufficiale riconoscimento.

         La nostra Associazione possiede un proprio Sito Internet ufficiale www.Stay-Behind.it, anche questo fatto in casa, molto modesto ma “schietto” e genuino ma soprattutto solo nostro, che si è dimostrato molto utile in diverse circostanze compresa quella attuale di diffusione di questa relazione. Il suo successo è indiscutibile, visti i diversi siti sorti nel frattempo che hanno tentato di imitarci per trarre in inganno le persone in buona fede, e noi siamo orgogliosi di dire a voce alta che il sito ufficiale dell’Associazione Italiana Volontari Stay Behind è uno solo e cioè : www.Stay-Behind.it

         A dimostrazione della proficua attività, della tenace caparbietà e della sentita e forte determinazione a non mollare di tutta l’Associazione in generale e del Consiglio Direttivo, cito una grande conquista realizzata. 

         Sfruttando il contenuto di una comunicazione di diniego da parte delle superiori autorità militari (SISMI), l’Avv. Giorgio Brusin, la vera mente della nostra Associazione, ha immediatamente individuato la svista riportata nella stessa lettera, svista che attestava inavvertitamente l’inesistenza dei prospettati e “inventati” ostacoli al nostro sacrosanto diritto di avere le copie dei nostri “fascicoli personali”. 

         E così è avvenuto che, sfruttando quella preziosissima informazione, percepibile solo dall’acutezza professionale di un esperto avvocato, oggi, tutti coloro che hanno presentato regolare domanda possiedono la copia del loro fascicolo personale che è conservato negli archivi dell’ex SISMI.

         Questo era Giorgio Brusin. Egli è stato e sarà per sempre il personaggio più importante che l’Associazione abbia mai avuto : l’uomo simbolo della nostra Associazione.

         “GLADIO” è l’appellativo che è stato dato alla vicenda che riguarda la nostra storia e noi siamo individuati e ricordati come i gladiatori o gli ex gladiatori.

         Il termine di “Gladiatori”, che fa spontaneamente pensare anche a dei sanguinari e spietati combattenti, però, secondo una mia convinta e personale interpretazione, non ci si addice molto.

         Non siamo mai stati, né mai avremmo dovuto esserlo, protagonisti di manifestazioni eclatanti basate sulla forza e sulla violenza (salvo necessità di sopravvivenza): non era assolutamente lo scopo per il quale siamo stati arruolati. 

         Siamo stati istruiti ed addestrati perché fossimo in grado, in caso di occupazione militare straniera, di agire nell’ombra, con competenza, con discrezione, con rapidità, con professionalità al solo scopo di ritessere una rete di resistenza occulta, quindi clandestina per il regime dominante, di sicura affidabilità e pronta ad attivarsi al momento opportuno.

         Si può ben immaginare a quale livello la nostra preparazione era stata perfezionata.  La nostra esperienza acquisita nei corsi di formazione, negli aggiornamenti e nelle esercitazioni ci doveva consentire di operare “contro”, in un ambiente in cui non ci si poteva fidare neanche della propria ombra, con un regime occupante che non avrebbe certamente fatto sconti a nessuno, soprattutto a noi.

         Avevamo messo a disposizione della riconquista della Libertà della nostra Patria le nostre vite, in silenzio e senza nulla chiedere. Oltre a quello che gli altri comuni mortali dovevano escogitare per sopravvivere in caso di occupazione, noi avevamo il dovere di vigilare per raccogliere ogni genuino respiro ed ogni sincero anelito di libertà senza farci scoprire dai sicari che invece avrebbero vigilato con estrema ferocia e assoluta spietatezza.

         Nonostante questo nobile impegno assunto sul nostro onore, siamo stati immeritatamente traditi, con la pubblicazione dei nostri nomi, ingiustificatamente licenziati e lasciati soli, da tutti, a difenderci contro una campagna denigratoria che non ha avuto precedenti nella storia di questa nostra amata, ma tanto sfortunata, Italia.

         Per riconfermare alla pubblica opinione che non eravamo dei delinquenti organizzati militarmente, noi, attraverso l’Associazione, ci siamo civilmente difesi ed abbiamo correttamente operato in tutti questi anni, forse non molto assiduamente, ma con assoluto rispetto nei confronti delle opinioni di tutti i cittadini in generale, e nei confronti ed al cospetto delle pubbliche Istituzioni, in particolare.

         La maturazione acquisita negli anni di militanza nella “Stay Behind” ci ha consentito di sopportare con la dovuta fierezza il tremendo affronto del tradimento e, da uomini seri, preparati, tenaci e convinti, ci siamo comportati in maniera esemplare, anche se con la dovuta caparbietà, nel solo intento di difendere la nostra onorabilità dimostrando democraticamente la nostra rettitudine, la nostra professionalità, il nostro attaccamento alla Patria, alla libertà, alla giustizia.

         Siamo partiti dalla tragica situazione di abbandono, da parte di chi aveva il dovere di difenderci e sostenerci, alla mercé dei mass-media ed in un momento particolare in cui la caduta fragorosa della “Cortina di ferro” aveva fortunatamente travolto ogni progetto di annullamento della dignità umana. I sostenitori italiani di tale delittuoso e disumano progetto hanno approfittato della circostanza che ci ha travolto, certamente non casuale ma ben programmata, per distrarre l’attenzione della pubblica opinione dal tracollo di uno dei più esecrabili regimi totalitari ed indirizzarla su di noi, cercando di farci ricadere addosso le colpe di tutte le malefatte che si sono verificate in Italia fino a quel momento.

         E ci sono state le nostre prime vittime, purtroppo passate inosservate e già dimenticate, ma sicuramente non da noi.

         In questi 17 (diciassette) anni il Direttivo, in più di ottanta riunioni, ha programmato e realizzato una serie di iniziative ponderate che sono state all’altezza delle necessità del momento ed hanno superato ogni interferenza ed ogni tentativo di scoraggiamento.

         Pur riconoscendo il merito di tutti gli altri soci, un ringraziamento particolare e pubblico sento il dovere di fare al compianto Avv. Giorgio Brusin per tutto quello che ha fatto e che ci consente ancora oggi di esistere e di operare nell’esclusivo interesse dei civili arruolati, ed agli amici Piergiorgio Pizzedaz, segretario generale e Renzo Bearzi, tesoriere, entrambi instancabili e quotati professionisti sempre a completa e totale disposizione dell’Associazione, nonché ottimi ed insostituibili collaboratori ed illuminati consiglieri la cui opera costruttiva e sempre tempestiva e la loro costante presenza consentono la sopravvivenza e la positiva funzionalità dell’intero Consiglio Direttivo.

         Un dovuto riconoscimento di gratitudine devo doverosamente esternarlo anche nei confronti di tutti quei Soci, effettivi, onorari ed aggregati, che negli anni hanno contribuito in varie forme alle attività del Consiglio Direttivo, del Collegio dei Sindaci Revisori e del Collegio dei Probiviri, lavorando con una intensità non comune, con risultati di grande soddisfazione, anche se non si è ancora riusciti a sensibilizzare in modo convincente i preposti Organi Parlamentari che avrebbero dovuto auto attivarsi per concederci quell’inevitabile riconoscimento che ci è doppiamente dovuto perché ampiamente meritato e perché realizzabile in forma gratuita.

 

         La nostra onestà intellettuale ci porta a riconoscere spontaneamente che la colpa di questa mancata sensibilizzazione è da attribuire senza dubbio in gran parte anche a noi : dobbiamo ammettere che potevamo fare qualcosa di meglio nell’appoggiare i disegni o progetti di legge che ci riguardavano e che ancora giacciono nelle competenti Commissioni della Camera e del Senato.

         Ma da oggi in poi le cose dovranno cambiare totalmente e cambieranno certamente. Con la nostra organizzazione, radicata su tutto il territorio nazionale, inizieremo a  porre in essere una capillare attività di divulgazione, di sensibilizzazione e di informazione (e per questa attività contiamo molto sui Delegati Regionali e Provinciali) che deve andare diretta alle coscienze dei vari Parlamentari Italiani, molti dei quali purtroppo non conoscono la nostra vera storia.

         Forse, ma ne sono anche intimamente convinto, con la nostra volontaria, ubbidiente e silenziosa militanza, abbiamo contribuito in maniera determinante a far si che oggi, in Italia, ci sia ancora quella democratica libertà che consente al popolo italiano di scegliere e di avere ancora i propri rappresentanti in Parlamento, cioè quelli a cui noi oggi abbiamo intenzione di rivolgerci direttamente per pregarli di non dimenticarsi che siamo ancora vivi e che, soprattutto, non chiediamo riconoscimenti economici.

         E di questo popolo italiano facciamo parte anche noi e riteniamo di meritare almeno una risposta alle nostre lettere, (chi sa di dover intendere, intenda) almeno una semplice civile, rispettosa, dovuta ed educata risposta, perché sono lettere di una parte del popolo italiano, e forse non la peggiore, che chiede civilmente, educatamente e democraticamente solamente giustizia, convinta di vivere in uno Stato di diritto che ha contribuito, con la sua silenziosa e determinante militanza, a preservare e conservare fino ad oggi. 

         Il minimo, e dico il minimo, che ci meritiamo è il riconoscimento gratuito, cioè senza costi a carico della collettività, dello “status di ex militari”. 

         E questo lo rivendichiamo e continueremo a rivendicarlo con incrollabile fermezza democratica, con assoluta determinazione, con forte orgoglio a piena voce e a testa alta, finché uno solo di noi sarà ancora in vita. Lo riteniamo un debito che il nostro Stato democratico ed il suo popolo ha con noi, veri silenziosi e preziosissimi angeli custodi come qualcuno ci ha definito. Estinguere questo debito senza sborsare un euro dovrebbe essere percepito come un dovere ineluttabile, civile, condiviso, molto remunerativo per tutti sul piano morale.

         Approfitto della circostanza per ringraziare con tutto il cuore tutti i soci effettivi ed aderenti che sono iscritti all’Associazione e che, con il loro apporto morale ed economico, ci hanno consentito di sopravvivere e spero anzi, sono certo, continueranno a sostenerci fino all’ottenimento del nostro meritato e civilmente dovuto riconoscimento.

         Un particolare ringraziamento va a tutti voi per la cortese attenzione con la quale avete ascoltato queste poche ma sacrosante parole che il Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana Volontari Stay Behind mi ha incaricato di leggervi e che leggo con grande piacere, con sincero e spontaneo orgoglio e con totale ed assoluto condiviso convincimento.

         Grazie, grazie indistintamente a tutti dal più profondo del nostro cuore.