Riceviamo e pubblichiamo - "Giuseppe Cismondi: Organizzazione Stay Behind"

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"Giuseppe Cismondi: Organizzazione Stay Behind"

ORGANIZZAZIONE STAY BEHIND

La storia della organizzazione della Stay Behind italiana, dopo 10 anni di dibattiti, non è ancora stata interpretata e definita nella sua vera e reale espressione operativa come risulta seguendo i dibattiti e dalla lettura dei media. Tali atteggiamenti disinformanti mi costringono ad intervenire per correggere e riallineare le varie interpretazioni dovute a scarsa informazione, a motivazioni ideologiche – politiche interessate, a scarsa conoscenza da parte della magistratura delle metodiche operative di quei reparti militari che operavano nell’area della guerra non convenzionale e dietro le linee avversarie e che differivano dai comportamenti delle forze militari convenzionali.

In merito a quanto precede è necessario ricordare che la struttura era sorta a causa di un contesto geo-politico-militare molto particolare e da uno studio, conseguente a tale situazione, da parte dello S.M.D in ambito del Patto di mutua assistenza firmato dal parlamento italiano nell’aprile 1949 (N.A.T.O).

L’organizzazione per la sua destinazione di impiego –sabotaggio, intelligence, guerra psicologica, guerriglia ecc. – era classificata segretissima e quindi non impiegabile in tempo di pace. Per tutte le operazioni di carattere interno erano disponibili e sufficienti le forze di Polizia e le Forze Armate regolari.

Il reclutamento del personale non seguiva le procedure delle forze armate regolari formate da reparti omogenei e numericamente determinati; il reclutamento dei volontari S.B. era selettivo ed orientato verso cittadini qualificati dalla propria condotta, in possesso di valide doti morali e qualità fisiche differenziate per essere impiegati nelle specifiche  operazioni belliche della guerra non ortodossa; erano esclusi gli appartenenti alle frange estremiste, i membri delle classi politiche ed i titolari di cariche pubbliche, ciò al fine della sicurezza ma sopratutto per evitare sia pronunciamenti ideologici che di coinvolgere organi pubblici in ogni possibile evenienza.

La organizzazione continuò nel proprio ruolo operativo sino al 27 novembre 1990 data sotto la quale il Ministro della Difesa dispose lo scioglimento. L’esistenza della Gladio venne alla luce  in forma nebulosa negli anni 90 nel corso delle indagini condotte dalla magistratura sugli avvenimenti delittuosi degli anni 70/80. Ad iniziare l’inchiesta fu la Procura di Venezia che nel gennaio 1990 chiese di accedere agli archivi del SISMI. Da quella data la magistratura diede corso a numerosissime indagini che coinvolsero  i quadri militari ed i volontari con accuse gravissime quali la costituzione di banda armata, cospirazione ecc.. L’autorità governativa del tempo non seppe imporsi  per indicare una via coerente da seguire per esaminare una struttura inserita nell’alleanza Atlantica. Il comportamento dei responsabili politici del tempo furono reticenti e timorosi lasciando alla magistratura, ignara del soggetto da controllare, il compito delle indagini che durarono ben diversi anni per concludere che la Gladio era uno strumento militare legittimo.

Alcuni militari posti ai vertici,  forse presi dal panico, nella confusione del momento anziché rassegnare le dimissioni per richiedere al governo un dibattito sulla regolarità della struttura trattandosi di un’organizzazione segretissima cooperante con le forze Nato si lasciarono coinvolgere da un campagna mediatica – giudiziaria che non concedeva tregua. La dimostrazione della confusione che si era creata la troviamo leggendo le dichiarazioni rilasciate dagli stessi ai media,  ai PM ed alla Corte di Assise di  Roma.

Giuseppe Cismondi