Ricordo del Gen. Giuseppe Cismondi

Generale Giuseppe Cismondi

Uomo onesto, soldato e fedele servitore della Patria. Questo era il Generale Cismondi, coerente e semplice.

Lo voglio ricordare non perché era mio padre, non mi piace affatto pensare ad una sorta di celebrazione o esaltazione familiare, penso piuttosto a quelle che furono le sue qualità. Un bene prezioso per tutti, perché quando un uomo, in una società corrotta e contorta come la nostra, riesce a mantenere vivi e puri valori come Patria e onestà, diventa prezioso esempio per ciascuno.

Amava le sue montagne, silenziose, protese al cielo, pulite e incontaminate ma fu sbattuto in prima pagina come fosse un pericoloso sovversivo, e venne trascinato in vari tribunali per non aver commesso alcun fatto delittuoso, ma per avere obbedito agli ordini.

Fu comandante pro tempore della Stay Behind, di quella Gladio che sembra appartenere al passato, un passato che fu una minaccia concreta e che richiese uno sforzo enorme, da parte di onesti cittadini volontari, per salvaguardare quelli che un tempo si chiamavano ancora sacri confini, oggi calpestati dalla convenienza politica.

In attesa di pubblicare alcuni documenti di cui sono in possesso, desidero anticipare solo qualche parola su quella organizzazione che fu Gladio, e che papà servì con lealtà e dedizione e per la quale fu duramente perseguitato dai magistrati.

In Italia, l'interesse per questa struttura militare risale all'ottobre 1951, quando il Direttore del SIFAR, Generale Umberto Broccoli, preparò una memoria intitolata “Organizzazione informativa – operativa nel territorio nazionale suscettibile di occupazione nemica”. Cinque anni dopo questo promemoria, nell'autunno 1956, venne firmato l'accordo Stay Behind dal capo del SIFAR e dal rappresentante della CIA. Fu approvato dall'allora Presidente del Consiglio Segni e dal Ministro degli Esteri Gaetano Martino. Il Ministro della Difesa, inoltre, ne parlò con il Presidente della Repubblica Gronchi.

Paolo Emilio Taviani, Senatore, sgombrò il campo da ogni illazione circa accordi segreti tra i servizi di intelligence italiano e statunitense all'insaputa dell'autorità politica.

Gladio era dunque legittima e ben nota ai vertici di Governo. Quei vertici che il 5 gennaio 1991, lasciarono che i nomi dei 622 volontari della Stay Behind, fossero immolati come capri espiatori.

Da quella data iniziò la furia mediatica e la pesante azione giudiziaria condotta su indizi costruiti sulla base di fatti inesistenti o accostati ad altre azioni delittuose.

Vorrei concludere citando il Generale Paolo Inzerilli, in relazione al livello politico che quasi sempre si è tirato fuori evitando di ammettere responsabilità evidenti. Inzerilli disse: “Io ho personalmente indottrinato su Gladio tanti ministri e, in una fase successiva, presidenti del Consiglio, come Bettino Craxi. Molti di loro poi hanno sostenuto di essere all'oscuro, di non conoscere l'esistenza dell'organizzazione. In quel caso, però, c'erano le loro firme sui documenti”.

Chi gestisce il potere, troppo spesso, non ha rispetto dei propri servitori fedeli e puri che vengono immolati non ostante la loro rettitudine.

Ora, il Generale Giuseppe Cismondi, davanti all'evidenza di queste povertà politiche, può essere ricordato come Alpino, uomo di valore e onesto patriota e può finalmente riposare nella pace di Dio.

Dott. Giovanni Cismondi