Stay Behind non si è mai occupata della minoranza slovena

mv.jpg

edizione di mercoledì 22 ottobre 2008

Questioni storiche

“Stay Behind” non si è mai occupata della minoranza slovena

Una breve puntualizzazione su quanto scritto da Boris Pahor sul Piccolo di lunedì 6 ottobre con il titolo “C’è ancora chi si ostina a negare la cultura e la lingua degli sloveni”.

Mentre ringrazio Pahor per l’opportuna citazione della figura di Carlo Podrecca, vero garibaldino delle Valli del Natisone, che costituisce la miglior prova dell’essenza mazziniana e democratica del Risorgimento Italiano, devo con rammarico constatare che l’autore dell’intervento ha del tutto travisato l’origine e la funzione della struttura militare segreta Stay Behind, altrimenti nota come Gladio. Pahor sommariamente addebita alla Stay Behind ruoli di snazionalizzazione nei confronti della minoranza slovena vivente nel Friuli Venezia Giulia che la struttura non ha mai avuto.

Invito lo scrittore a leggersi la sentenza della Corte di Assise di Roma del 3 luglio 2001, N. 18021/94 R.G.N.R. N. 35/97 del Reg. Gen., passata in giudicato, che rimuovendo ogni disinformazione diffusa in passato sull’argomento afferma che i compiti di Stay Behind erano esclusivamente incentrati sulla preparazione di una rete clandestina di resistenza in caso di invasione del territorio nazionale da parte di forze nemiche, e in particola – prima del crollo del muro di Berlino – di quelle del Patto di Varsavia, che per tutto il periodo della guerra fredda costituì il pericolo maggiore.

La sentenza esclude recisamente che Stay Behind possa mai aver svolto ruoli di tipo politico, ovvero di controllo di qualsiasi tipo sulla popolazione presente nel territorio nazionale.

In conseguenza di ciò, anche sulla scorta dei ricordi personali miei e di quella degli altri ex appartenenti alla struttura, posso escludere nella maniera più categorica che le problematiche relative alla tutela della minoranza linguistica slovena facessero parte della nostra sfera di attività.

Del resto, e credo che su questo aspetto Pahor converrà, ove fosse deprecabilmente avvenuta un’occupazione, la stessa non allineata Jugoslavia, sarebbe stata verosimilmente invasa, e , quindi, tra gli sloveni al di là del confine avremmo probabilmente trovato degli alleati, piuttosto che dei nemici.

D’altronde la storia si è evoluta, è dal 1998 che è operativa una forza terrestre multinazionale, formata da unità dell’esercito italiano, sloveno e ungherese, popolo questo che, a differenza degli sloveni e degli italiani, ha provato sulla propria pelle cosa fosse il patto di Varsavia, in quanto né gli sloveni, grazie alla fama della loro organizzazione partigiana, né gli italiani, grazie alla credibilità della Nato e, mi si conceda, anche della Gladio, hanno per fortuna mai avuto modo di vivere quell’esperienza.

Grato per l’ospitalità, colgo l’occasione per inviare i migliori saluti a Boris Pahor, con il vivo augurio di nuovi successi letterari.

Magg. Alp. (c)

Marino Valle

Vicepresidente Associazione Italiana Volontari Stay Behind