Udine - Partigiani mai perseguitati da Gladio

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Udine - partigiani mai perseguitati da Gladio

5 MAGGIO 2005

Rispondo a Alessandra Kersevan sui fischi alla medaglia d'oro Paola del Din. Cominciamo con ordine: nessuno della Gladio ha mai perseguitato partigiani in alcuna maniera e sfido Alessandra Kersevan a dimostrare il contrario. La «O» e il Terzo Corpo Volontari della Libertà, per sua conoscenza storica, non sono state strutture clandestine antipartigiane, ma antiinvasione e sono state attivate dal generale Cadorna, che in precedenza era stato il comandante militare di tutti i partigiani del nord Italia, durante la resistenza, delegato a quell'incarico dal governo legittimo.

Le parole di Alessandra Kersevan dimostrano, quello che per altro è facile sospettare, che per lei i soli partigiani sono quelli che avrebbero auspicato l'annessione alla Jugoslavia di vaste aree del nostro paese, cosa a cui senz'altro le organizzazioni da lei citate avevano il compito di opporsi.

Il motivo per cui partigiani garibaldini, che hanno sicuramente anche compiuto atti di straordinario coraggio, non hanno ricevuto, in Friuli riconoscimenti adeguati al loro valore, forse andrebbe indagato con spirito libero da pregiudizi.

Non è infondata la supposizione che l'appoggio dato al tentativo di annessione alla Jugoslavia da parte del comando politico delle formazioni garibaldine,di territori sicuramente italiani, mettendosi agli ordini del Nono Corpus titino, in una specifica fase della Resistenza, possa avere contato nelle valutazioni finali dell'Italia democratica, nell'indicarli, decorandoli, come esemplari modelli di amor patrio (che è proprio la funzione delle decorazioni). Forse sarà opportuno, sempre che si voglia affrontare il problema della necessità di una "Storia condivisa", che Alessandra Kersevan si ricordi che il tentativo di alienare parte del territorio nazionale è un reato punito con il massimo della pena in qualsiasi legislazione in qualsiasi paese democratico.

Gli autori della strage di Porzus, i loro mandanti, i loro complici partigiani di una fazione politica, sicuramente allora non democratica, anche se operante insieme agli osovani nella resistenza antifascista, possono poi solo ringraziare la loro buona sorte per avere pagato così poco per un delitto così orribile nei i modi e nelle motivazioni.

La Medaglia d'Oro Paola Del Din non deve spiegare perchè abbia accettato di essere nel Comitato d'Onore della associazione che riunisce gli ex Gladiatori, scelta coerente con le sue coraggiose azioni di allora e comunque insindacabilmente legittima. Alessandra Kersevan infatti dimentica che la Gladio è stata riconosciuta da sentenze passate in giudicato quale struttura perfettamente costituzionale e legittima, oltre che riconosciuta estranea a qualsiasi ipotesi di reato ed oggetto di una proposta di legge del senatore Francesco Cossiga che chiede sia formalmente equiparata in termini di servizio a quello prestato nelle Forze Armate della Repubblica Italiana.

Alessandra Kersevan deve dirci lei per quale, non inventato e soggettivo motivo, dovrebbe essere antidemocratico aver appartenuto alla Gladio e perchè la ricerca dell'"unità", che appunto significa incontro tra posizioni diverse, dovrebbe essere danneggiata dall'aver invitato a commemorare la Resistenza insieme agli altri chi l'ha fatta e simpatizza con gli ex Gladiatori. Se Alessandra Kersevan crede che spetti ai simpatizzanti del compagno "Giacca" decidere chi ha diritto di rivendicare la presenza alle commemorazione della Resistenza, è bene che si abitui a pensare che è la Storia che ha già scelto per tutti. Ed ha scelto per Paola Del Din.

Il resto è antidemocratica eversione, come lo sono i fischi ignoranti dei contestatori che apprezzati da chi, su quel che accadde alla frontiera orientale, non ha la coscienza troppo pulita, esprimono l'atteggiamento più simile alla purtroppo indimenticata tracotanza fascista. Naturalmente sono pronto, nel contesto che farà più piacere a Alessandra Kersevan, di confrontarmi in pubblico dibattito sul contenuto della sua e mia lettera.

Francesco Gironda

già portavoce «Stay Behind»