Il giudice Casson avrebbe ottenuto di consultare documenti per far luce su alcune stragi "nere"

REPUBBLICA - 26 luglio 1990

 

 

 
 

VENEZIA (g.c.) - L'ex generale del contro­spionaggio italiano Ambrogio Viviani ha raccontato che il governo Usa, temendo per la situazione italiana, negli anni Sessanta e Settanta applicò un trattato segreto della Nato che prevedeva l'organizza­zione di una rete di resistenza in caso di occupazione sovietica per la quale furono attivati depositi di armi e munizioni e la ricerca di volontari. Proprio su questa rete, l'esistenza della quale è sempre stata tenu­ta segreta a governo e Parlamento, sta in­dagando da tempo il giudice veneziano Felice Casson, che nei giorni scorsi avreb­be ottenuto dallo stesso presidente del Consiglio Giulio Andreotti la disponibilità a consultare documenti che fino ad ora il potere politico aveva coperto con il segreto di Stato. Ad Andreotti il magistrato veneziano aveva scritto il 19 gennaio scorso,  sostenendo che, per esigenze istruttorie, si tro­vava nella necessità di dover accertare se nel periodo 1972-74 erano stati effettuati nel Friuli Venezia Giulia trasferimenti di depositi segreti di armi ed esplosivi a disposizione dei servizi segreti.

Carte segrete
da Andreotti
al magistrato

nostro servizio

volontari che potrebbero rivelarsi essere conosciutissimi neofascisti.

E cosi il sospetto del giudice veneziano è chiaro: quelle armi, quell'esplosivo potrebbero essere stati utilizzati dal terrorismo nero per le sue stragi e non solo quella di Peteano, ma anche per quelle rimaste fino ad ora impunite.

Sempre Viviani, infatti, ha avanzato un dubbio: «La struttura di resistenza - si è chiesto - se nelle intenzioni americane aveva il compito di difendere da un'occupazione sovietica, fu anche pensata come rete di resistenza in caso di un governo co­munista in Italia?».

Quella lettera il magistrato veneziano avrebbe potuto inviarla innanzitutto all'attuale capo del Sismi, ma proprio nel suo procedimento l'ammiraglio Fulvio Martini si trova a essere indiziato di favoreggiamento nei confronti di Massimiliano Fachini, il padovano prima condannato e poi assolto per la strage di Bologna.

Così Casson ha preferito rivolgersi direttamente al capo del governo, che dopo sei mesi gli avrebbe assicurato la massima disponibilità.

Casson è il giudice che ha indagato sulla strage di Peteano del maggio "72 e sulle conseguenti deviazioni nelle indagini senza mai riuscire ad individuare esattamente la prove­nienza dell'esplosivo utilizzato dai terroristi neri per imbottire la Fiat 500 che, scoppiando, causò la morte di tre carabinieri.

A parlargli per primo dei depositi era stato un alto ufficiale del Sismi, il generale Pasquale Notarnicola, il quale aveva riferito che erano composti soprattutto da armi, munizioni ed esplosivi di marca nemica, cioè prodotti da paesi dell'Est, ed erano stati gestiti dal nostro controspio­naggio e dalla Nato. Ma forse, a conoscerne l'ubicazione,non erano soltanto agenti segreti e militari, ma anche quei volontari segretamente addestrati di cui parla Viviani,