I giudici vogliono sentire Brenneke

 

L'ombra della P2

Continua intanto il dibattito sul merito dell'intervista del presunto agente statunitense. Il generale Viviani spiega come fu possibile che finanziamenti decisi da Washington tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta fossero poi finiti a elementi piduisti

 
 

Andreotti alla Commissione stragi riferirà su P2, Cia e servizi segreti - di Sandra Bonsanti

 

Repubblica - 25 luglio 1990
 
   
 

ROMA - Si muove la magistratura, si muove il Parlamento. I giudici romani titolari dell'inchiesta sullaP2, Francesco Monastero e Elisabetta Cesqui, cercheranno di interrogare come testimone Richard Brenneke.

Con rogatorie internazionali i due magistrati sperano di riuscire a indagare non solo in Usa, ma anche in Belgio e in Svizzera: essi vogliono approfondire infatti i documenti su alcune società attraverso le quali sarebbero passati anche finanziamenti alla P2. Tali documenti furono consegnati dall'ex agente della Cia al giornalista del TG1 e contengono anche i nomi di alcuni importanti professionisti italiani.

In Parlamento invece sarà Giulio Andreotti il primo a riferire sulla vicenda sollevata dalle trasmissioni del Tg1 : ieri sera si è accordato con il presidente della commissione stragi, Libero Gualtieri, per una audizione (il 2 agosto) a tutto campo su P2, Cia, stragi, servizi segreti deviati. Può darsi che il presidente del Consiglio intenda offrire alla riflessione del Parlamento elementi nuovi.

Negli ultimi tempi ha mostrato ampia disponibilità ai giudici impegnati nelle inchieste più delicate. In particolare Andreotti avrebbe messo a disposizione documenti prima negati dal potere politico su atti che riguardano la strage di Peteano (maggio 72). Il presidente del Consiglio sarebbe anche impegnato a preparare la succes­sione all'ammiraglio Martini, capo dei Sismi, che, secondo alcune voci, potrebbe «saltare» all'inizio di agosto.

Recentemente Martini aveva parlato, in via teorica, di un possibile coinvolgimento di Stati Uniti o Francia nella strage di Ustica e aveva messo in dubbio la sincerità delle informazioni date dai servizi segreti alleati. Al suo posto sa­rebbe già in corsa un generale ben visto dal Quirinale, e anche oltreoceano.

E’ probabile che anche l'ufficio di presidenza della commissione stragi dedichi il mese di settembre a viaggi all'estero. I due vicepresidenti Pierferdi-nando Casini e Antonio Bellocchio avrebbero infatti rilevato la necessità di andare a interrogare

alcuni governi occidentali ed orientali per ottenere ogni elemento disponibile sol terrorismo rosso e sul terrorismo fascista.

Continua intanto, accanto allo scontro politico, il dibattito sul merito della vicenda sollevata dal servizio del Tgl. Cosa ha voluto realmente dire l'ex agente della Cia, rinnegato dai suoi datori di lavoro? Ricorriamo un' altra volta alla vasta esperienza dell'ex capo del controspionaggio, generale Ambrogio Viviani, neo deputato del partito radicale. Spiega Viviani: «Tra la fine degli anni sessanta e i primi degli anni settata, il governo Usa cominciò a temere per la situazione italiana. Fu allora deciso di applicare un trattato segreto firmato nella Nato, che prevedeva la pre-organizzazione di una rete di resistenza in caso di occupazione sovietica. Una rete per la quale fu attivata la ricerca di volontari e depositi di armi, munizioni ed esplosivo». «La costituzione di tale rete», continua la rivelazione di Viviani, «fu affidata alla Cia». E la Cia versò al Sid (il cui capo era il generale Miceli, P2) somme molto rilevanti. Il Sid provvide poi a organizzare la rete, cercando tra ex carabinieri, polizia, ex militari. Ma a questo punto sorgono due dubbi. Il primo è questo: la struttura di resistenza, che nelle intenzioni americane aveva il compito di difendere da un'occupazione sovietica, fu anche pensata come rete di resistenza in caso di un governo comunista in Italia?». Il generale è convinto che tracce di tutto ciò debbano essere ancora disponibili: «il governo italiano deve essere al corrente delle somme versate dalla Cia e del livello organizzativo della rete che è stata sciolta e del materiale ritirato». Viviani solleva dunque un secondo dubbio: «E' possibile che singoli elementi, reclutati tra persone di orientamento anticomunista, abbiano deviato dagli scopi per i quali erano stati reclutati?»

A questo punto avanza anche una interpretazione delle rivelazioni di Brenneke: «Alcune delle sue affermazioni possono aver tratto spunto da quella serie di iniziative che ho appena descritto. Può darsi che Brenneke abbia trovato uno spunto effettivo in quello che fu fatto allora.

In sostanza. Viviani ipotizza che le somme della Cia arrivate in Italia e di cui parla l'ex agente siano le stesse. Spedite per mettere insieme la rete di resistenza. E la P2?

Viviani continua a pensare che servisse soprattutto a fare grandi affari, traffici di armi compresi. Ma se la via dei finanziamenti Cia passava attraverso il Sid e il Sid era saldamente in mano ai piduisti,è facile pensare come le dichiarazioni di Brenneke e quelle di Viviani non siano poi cosi difformi.

«Era stato deciso, in quegli anni settanta, di bloccare qualsiasi mutamento che potesse incidere sugli equilibri est-ovest» afferma Luciano Violante, vice-presidente dei deputati comunisti, che quando era magistrato indagò sul «golpe bianco» di Sogno.

In questo senso anche la struttura offerta dalla P2 potè servire al progetto internazionale. In questo senso anche il terrorismo «se non prodotto, fu utilizzato in maniera strumentale rispetto all'obiettivo».

Nulla doveva mutare gli accordi est-ovest, la spartizione delle zone di influenza. «Chiediamoci quale sarebbe l'Italia di oggi se ci fossero Moro e Mattarella, Terranova e Alessandrini, Chinnici e Ruffilli» continua Violante. «Soprattutto Ruffilli, il cui progetto di riforma dava ai cittadini il potere di scegliere la maggioranza da cui esser governata.

Con quegli uomini furono eliminati snodi essenziali alla democrazia» conclude Violante.

Da qui il sospetto di intrecci di interessi fra i servizi orientali (che proteggevano il terrorismo «rosso») e i servizi occidentali che in qualche modo finanziavano progetti destabilizzanti e comunque erano interessati a deviare le indagini sulle stragi. Come andare avanti su questa strada?

La commissione stragi ha finalmente deciso di affidare ai computer le centinaia di migliaia di pagine raccolte dai magistrati. Solo una lettura «incrociata» delle coincidenze che si ripetono (omicidi dei testimoni, sparizione di testimoni, scontri fra magistrati e manipolazione delle prove) - sostengono i membri della commissione - potrà finalmente spiegare alcuni misteri.