Pagina 11 (15 novembre 1993) - Corriere della Sera

 

Noi patrioti, nostalgici di Gladio

A Redipuglia il raduno nazionale di un centinaio di appartenenti all' organizzazione Gladio, Cossiga invia un messaggio

Troppe falsità su Stay Behind, un giorno ci rinfacceranno le guerre puniche" "La rete è sciolta, ma è possibile che esista un' altra struttura anti invasione"

"Allora, orgoglioso di essere stato un gladiatore?". Crrrack! Andiamo bene. Sono le otto di mattina, dalla collina del sacrario cala un vento perfido che gela le orecchie e sotto l' occhio della videocamera uno dei reduci dell' esercito segreto esce dalla clandestinità afferrando e spezzando in due come una pannocchia il microfono (un milione e quattro più Iva) di una tivù privata e sibilando velenoso allo sbigottito telecronista: "La vostra patria è la Russia...". Sveglia giovanotto: il compagno Breznev è morto. Ma è un caso isolato, da giapponese abbandonato sull' atollo. Perchè a questo primo raduno nazionale degli ex volontari di Stay Behind, convocato ai piedi di quella scalinata di Redipuglia che gonfia i cuori di quanti si riconoscono nei buoni vecchi valori della patria, dell' onore, del sacrificio, la parola d' ordine è quella che i fotografi danno alle scolaresche in posa: "Cheese". Sorridere, prego. Basta con questa brutta immagine complottarda, golpista, misteriosa, tratteggiata da migliaia di articoli e di servizi televisivi. Basta con queste ombre allungate sull'organizzazione dalle inchieste di Felice Casson, che ipotizzava un coinvolgimento di Gladio nella strage di Peteano, o dei giudici militari di Padova, che parlavano di "costituzione di banda armata". Basta con gli spifferi dei palazzi di giustizia che ogni tanto tirano in ballo colpi di stato e trame nere, traffici di armi e depistaggi, servizi deviati e gialli internazionali. Sorridere, prego. E quelle voci su un accordo con la mafia e la massoneria per un golpe in Sicilia? "Una balla pazzesca: basti dire che nell' isola avevamo undici persone", si ribella il generale Paolo Inzerilli, direttore di Gladio fino al 1986. E quelle dichiarazioni del magistrato veneziano Carlo Mastelloni, secondo il quale Stay Behind esiste ancora e sarebbe formata oggi dal battaglione Col Moschin (quello del generale Franco Monticone, l' amante di Donatella Di Rosa) e da incursori della Marina? "Detta così è una sciocchezza, risponde Francesco Gironda, un manager bresciano che ha assunto un pò il ruolo di capo ufficio stampa dei gladiatori .. Basta capirsi: lo Stay Behind, cioè l' azione clandestina in un territorio occupato (che non è un' azione anticomunista interna), è un'attività bellica alla quale nessun Paese al mondo può rinunciare. Visto che non possiamo più farla noi, dato che ci hanno sciolti, può darsi benissimo che ora se ne occupi l' esercito. Non ci troverei niente di strano". E quei veleni che quotidianamente sgocciolano dai conti riservati dei servizi segreti? Sicuri che Gladio non sia mai stata usata per distribuire mance ai politici o costruire ville con piscina? "Scherziamo? La nostra era una cosa seria . risponde indignato il generale Giuseppe Cismondi, capo di Gladio dal ' 73 al ' 78 .. Certo che avevamo anche noi i fondi riservati, li tenevo io stesso. Ma non è mai sparita neanche una lira. Devono smetterla di tirarci in ballo. L' unica cosa che non ci hanno ancora rinfacciato sono le guerre puniche...". Sorridere, sorridere. E sorridono tutti. Si riconoscono, si buttano le braccia al collo, si danno delle gran manate sulle spalle come gli alpini alle adunate. Che liberazione, uscire finalmente dalle catacombe. Alleggeriti dal peso di quel segreto gelosamente custodito per anni e anni e anni: "Adesso posso dirlo, no? Mi chiamo Livio Pinelli . racconta allegro un omone dalle spalle larghe così .. Sono uno di quelli venuti via da Pola nel ' 47. Uno di quelli entrati nella Gladio dopo aver visto i comunisti buttare la gente nelle foibe". Sul bavero del cappotto ha un cartoncino rosso col disegnino di uno scudo con dentro l' Italia e una corona di parole: Associazione volontari ex Stay Behind. Quella che proprio oggi, salutata da un messaggio di Francesco Cossiga, che i gladiatori considerano una specie di santo protettore e che ha inviato a Redipuglia un vibrante messaggio d' augurio, sta per nascere nella palestra dietro il bar del sacrario. Un' associazione per fare cosa, per avere la pensione? Smentita corale: "Eravamo tutti volontari". "Quello che vogliamo è difendere la nostra immagine . risponde Giorgio Mathieu, torinese, dirigente della Mondadori .. è indecente il modo in cui siamo stati trattati. Per un certo periodo sembrava che fossimo degli appestati. Io sono stato perfino escluso dal sinodo valdese". Arrivati alla spicciolata e radunatisi silenziosamente in guardinghi capannelli come i tartufari nella piazza di Alba, i gladiatori che hanno risposto all' appello sono oltre un centinaio e tengono affondate nelle tasche dei pastrani mani rugose da anziani pensionati, mani curate da manager di successo, mani enormi da braccianti, mani ingioiellate da signore bene, mani grassocce da commercianti: "C' è di tutto, tra di noi. Ci hanno scelti pescando in tutti i ceti sociali". Solo a destra? "Nooo! Ci sono liberali, democristiani, repubblicani, perfino socialisti...". Alla conta finale, intorno alla torta a forma di Italia al ristorante "Da Furlanut", saranno 126. Tutti salutati alla messa d' apertura con una benedizione accorata: "Voi, uomini onesti e trasparenti in un'Italia sporca...". Retorica militarista? Padre Silverio, fratello del generale Cismondi, fa spallucce. Capelli candidi e spiritati, pizzo da alpino, brufoli vermigli, sandali francescani, è venuto apposta da Cuneo per celebrare questo debutto in società delle sue pecorelle ex clandestine. Ha pure scritto una preghiera: "Eterno, onnipotente e onniscente Iddio, proteggi questi tuoi figli, proteggi noi volontari del silenzio... Siamo sentinelle vigili... Aiutaci a sventare le tenebrose insidie del nemico, le trame e le macchinazioni dei suoi complici...". Così li chiama: volontari del silenzio. Parole d'oro. Se anche tra i dodici apostoli c'era un Giuda, come avranno fatto centinaia di gladiatori a mantenere segreta per anni l'esistenza della loro organizzazione? "Si vede che Aldo Specogna aveva più occhio di Gesù Cristo", ammicca ridendo il generale Cismondi. Personaggio quasi mitico, il colonnello Specogna. Non alto ma robusto, la faccia segata talvolta da una benda dannunziana che gli copriva l'occhio perduto in guerra, il naso rubizzo di chi non disprezza la grappa, aveva fatto il partigiano nella "Osoppo" e alla fine della guerra batteva le valli del Natisone, mentre le brigate Garibaldi affiggevano manifesti che invocavano come un liberatore il maresciallo Tito, per reclutare anticomunisti da arruolare nella organizzazione "O", destinata poi a diventare Gladio. Gente come Valentino Micossi, un gigante buono dalle mani immense, che per quasi mezzo secolo aveva nascosto l' appartenenza a Gladio pure ai parenti stretti. C'è scritto anche sulla torta che suggella la nascita dell' associazione con la nomina di un comitato direttivo di undici persone: "Silendo libertatem servo". Servo la libertà in silenzio. A costo di raccontare balle alla moglie. "Sa quando mio marito mi ha detto che faceva parte di questa organizzazione?. chiede Luciana Mathieu . Dopo anni e anni di bugie. Mi diceva che andava via per lavoro e invece...". Scena da tradimenti coniugali, con lui in lacrime che chiede perdono e dice "Amore, ti ho sempre mentito?". "No, non fu una cosa così melodrammatica. Anzi. Arruolò anche me". Due cuori e una capanna, nella base di Capo Marrargiu. Addestramento, bombe a mano, tute mimetiche, mitra: "Sa una cosa? Scoprii di avere una grande mira. Chissà se mi è rimasta...". Chi l'avrebbe detto, cara signora: lei una Kalamity Jane...

Stella Gian Antonio