caso Gladio.

Pagina 9 (26 febbraio 1992) - Corriere della Sera

 

Gladio e stragi, così la requisitoria dei magistrati contraddice le ipotesi di Gualtieri

Alcuni stralci della requisitoria con la quale il procuratore della repubblica Ugo Giudiceandrea ha chiesto l' archiviazione dell' inchiesta sullo "stay behind" italiano

ROMA . Nelle carte risalenti al 1978 e ritrovate dietro un pannello in via Montenevoso a Milano, nell' ottobre del ' 90, il Prigioniero delle Brigate Rosse, cioè Aldo Moro, parla indirettamente ma chiaramente di Gladio nel capitolo dedicato alla strategia della tensione. E sulla struttura segreta di Gladio come "chiave" per capire diversi fatti di terrorismo e di bombe è tornato a più riprese negli ultimi tempi il presidente della Commissione Stragi, Libero Gualtieri.

Questo giudizio è anzi l' asse portante della bozza di relazione preparata dal senatore repubblicano Gualtieri e che i commissari parlamentari devono cominciare da oggi a discutere. Eppure le conclusioni della bozza di relazione del presidente non solo non hanno trovato riscontro nell' istruttoria penale della magistratura romana ma sono apertamente contraddette dalla requisitoria con la quale il procuratore della Repubblica della capitale, Ugo Giudiceandrea, ha chiesto recentemente, all' inizio di febbraio, l' archiviazione della inchiesta sullo "Stay Behind" italiano. Questa parte del documento è rimasta finora inedita. Nelle stesse pagine il procuratore avanza però come possibile l' ipotesi che nelle diverse stragi che hanno insanguinato il Paese siano comunque intervenuti i servizi segreti deviati.

Si tratta di passi che per la loro importanza riportiamo con ampi stralci. Scrive infatti il procuratore Ugo Giudiceandrea a pagina quarantaquattro della requisitoria, dopo aver escluso che Gladio sia stata utilizzata per esercitare il controllo su forze politiche o sindacali interne: "Meno che mai risultano confermate da un qualsiasi indizio, anche vago, le congetture che Gladio possa avere svolto un ruolo nella strategia della tensione sviluppatasi negli anni Settanta e Ottanta o possa essere stata implicata negli atti di terrorismo e di strage che hanno funestato la penisola". E prosegue: "L' amara constatazione che i responsabili di gravissimi delitti siano rimasti quasi sempre ignoti e impuniti e l' ansia di identificarli possono avere favorito l' insorgere di quelle congetture largamente diffuse.

Ma in questa sede è doveroso riconoscerne la totale inconsistenza. "Il sospetto per vero era sembrato sul punto di ricevere un qualche conforto dal fatto che certo Bertoli Gianfranco, segnalato per il reclutamento in Gladio, ma non accolto nella struttura, fosse da identificare nell' omonimo anarchico attentatore presso la Questura di Milano. In realtà si tratta proprio di un caso di omonimia come risulta provato dagli accertamenti svolti in proposito (...)". Ed ecco la parte relativa alle deviazioni dei servizi: "Con ciò non si vuole certo concludere che anche uomini che occuparono i vertici dei servizi segreti e che, per questa stessa ragione, furono pure a capo della struttura Stay Behind, siano rimasti sempre e del tutto estranei al processo di destabilizzazione del Paese. "Si vuole solo dire che la loro implicazione in fatti delittuosi mentre può trovare logica spiegazione in rapporto al loro ruolo nei servizi deviati non trova alcun riferimento alla loro posizione di dirigenti di Gladio.

Ne viene conferma dalla circostanza che nessun gladiatore compare, e a qualsiasi titolo, non fosse che come testimone, nelle numerose inchieste condotte in ordine a quei fatti delittuosi. "E forse a questo punto . continua Giudiceandrea . vale la pena pure di osservare che la stessa struttura di Stay Behind la rendeva poco adatta e non affidabile per compiti che andassero al di là di quelli propriamente istituzionali; con la doverosa riserva che anche a quei compiti si presenta all' evidenza come incongrua e inidonea rispetto ai fini".

Il procuratore della Repubblica di Roma, Ugo Giudiceandrea, ritiene insomma che difficilmente, in caso d' invasione, Gladio avrebbe potuto funzionare anche perchè l' esistenza della struttura era ben nota non solo tra gli addetti ai lavori ma persino all' opinione pubblica. "Meno che mai . prosegue infatti la requisitoria . ci si poteva fidare di essa per il compimento di azioni illegali ad altissimo rischio anche perchè , contrariamente a quanto si è tentato di accreditare, l' esistenza della struttura era rimasta tutt' altro che segreta". Proprio per documentare questa "conoscenza esterna" della struttura Gladio, Giudiceandrea cita settimanali e quotidiani (dall' Espresso al Corriere della Sera) che già venticinque anni fa, a più riprese, riportarono notizie su un' organizzazione supersegreta di agenti specialissimi che si addestravano in Sardegna, nei pressi di Alghero. Alla vicenda dell' anarchico Gianfranco Bertoli, Giudiceandrea dedica un intero capitolo (l' ottavo) della sua requisitoria e giunge alla conclusione che il Bertoli segnalato per far parte della Gladio era effettivamente un omonimo. Le date di nascita dei due personaggi differiscono e alcune testimonianze tra cui in particolare quella del generale Giovanni De Luca (l' ufficiale che segnalò Bertoli, in quanto marconista di leva) dimostrano che non c' è nessun legame tra i due. Del resto il Bertoli marconista esiste realmente, è vivo e vegeto ed è stato anche sentito come testimone proprio per chiarire l' intera storia.

M. A. C.