caso Gladio.

Pagina 4 (5 febbraio 1992) - Corriere della Sera

 

Gladio, così la Procura smonta tutte le accuse di Casson

Non ci fu cospirazione tale da
"impedire la conquista del potere per via democratica a una forza politica interna"

ROMA . Gladio non è mai stata utilizzata per "impedire la conquista del potere per via democratica a una forza politica interna". La Procura della Repubblica smonta il teorema Casson. Punto per punto: gli accordi tra servizi segreti che diedero vita alla struttura post.invasione erano legittimi ("Erano intese amministrative e non trattati internazionali da sottoporre ad approvazione parlamentare") e anche il "famigerato ufficio "K" era estraneo alla gestione di Gladio".

Delle molte accuse avanzate dal giudice istruttore veneziano nei confronti di Martini e Inzerilli non ne rimane in piedi neanche una nelle 67 cartelle della requisitoria del Procuratore della Repubblica di Roma, depositate ieri. Anzi. L' alto magistrato accusa a sua volta Casson, e duramente, di aver sbagliato metodo, di aver "invertito" la struttura propria di ogni corretto procedimento penale.

Prima si riscontrano i fatti, poi si trovano le ipotesi accusatorie adeguate. Non il contrario. Il documento è già stato inviato al Tribunale dei ministri, che dovrà decidere se archiviare il caso oppure procedere a un supplemento d' indagine o, ancora, chiedere al Parlamento la messa in stato di accusa di Francesco Cossiga che, come sottosegretario alla Difesa del tempo, in relazione a Gladio si è autodenunciato. Per conoscenza la requisitoria è stata inoltrata anche alla Commissione stragi. Il presidente Libero Gualtieri sembra voler andare avanti per la sua strada. Dopo aver letto il documento, ha detto al Corriere: "Me lo aspettavo, la requisitoria è totalmente assolutoria.

Del resto da mesi sentivo che i magistrati dicevano: "Ma quale cospirazione, e poi gli altri reati sono coperti da amnistia...". Sì , me lo aspettavo. Ma dal mio punto di vista non cambia niente. Non cambia di una virgola la mia relazione. Domani mattina è convocato l' ufficio di presidenza e vedremo come andare avanti. Sentiremo anche cosa ci rispondono i presidenti delle Camere". Ma ecco nel dettaglio il contenuto della requisitoria. Giudiceandrea ha considerato le "deviazioni" (interventi di uomini della Gladio nel corso del sequestro Dozier, del rapimento Moro, e come intelligence antimafia) "tutto sommato di poca o nessuna rilevanza". Non sono invece emerse altre deviazioni che "possano ritenersi funzionali a compiti di controllo politico interno". Poi l' alto magistrato fa l' elenco delle varie ipotesi di reato contestate. Giudiceandrea ritiene che non vi sia stato alcun attentato alla Costituzione.

Circa l' arruolamento non autorizzato sostiene che figuravano tutti dipendenti dello Stato italiano e lo Stato italiano non aveva contratto alcun obbligo con altri Paesi, tanto è vero che quando ha voluto ha sciolto l' organizzazione. Nella requisitoria è stato pure superato il reato di associazione cospirativa "una volta dimostrata l' insostenibilità della tesi che voleva la struttura impegnata anche a contrastare l' ascesa di una particolare forza politica e a impedirle la conquista del potere per vie democratiche".

Si escludono anche la violazione delle leggi sulle armi trattandosi di reati non ipotizzabili, posto che tutte le armi e gli esplosivi sono stati introdotti in Italia con l' autorizzazione dei ministri di allora. Inoltre, la banda armata dovrebbe collegarsi con finalità eversive che non sussistono in relazione alla struttura di Gladio. Infine, l' ultima e più importante considerazione: tutti i presidenti del Consiglio e tutti i ministri della Difesa furono informati dell' esistenza della struttura.

Quindi non si può parlare di Gladio come di una organizzazione occulta per i vertici dello Stato. Insomma, i responsabili politici sapevano, e sapevano tutto. E questo smentisce la tesi principale della bozza di relazione finale preparata da Gualtieri. M. Antonietta Calabrò