caso Gladio.

Pagina 3 (6 marzo 1992) - Corriere della Sera

 

Gladio "legittima", non c'entra con le stragi

Il comitato parlamentare sui Servizi segreti contraddice i risultati della commissione Gualtieri.
Il presidente Gitti ha inviato la relazione conclusiva a Spadolini e alla Iotti : è molto vicina alla tesi espressa dal Procuratore Giudiceandrea

ROMA . Gladio era legittima e "l'opportunità storico politica di dare vita a una struttura di resistenza post.occupazione non può certo essere contestata". Ecco la verità su Gladio secondo il Comitato parlamentare per i servizi di sicurezza: è la relazione conclusiva inviata alla Iotti e a Spadolini.

Assolve Gladio (anche se con qualche riserva) dal punto di vista storico.politico come da quello morale. La proscioglie dai sospetti di connessione con le stragi che hanno insanguinato il nostro Paese. Siamo vicini alla tesi espressa dal Procuratore di Roma, Ugo Giudiceandrea ("Gladio non è mai stata utilizzata per impedire la conquista del potere per via democratica a una forza politica interna"), ma lontani dalle espressioni di Libero Gualtieri, presidente della Commissione stragi: "Non vi è alcuna giustificazione per Gladio . sosteneva Gualtieri nella sua bozza di relazione finale . nè all' inizio nè alla fine, Gladio è stata una componente di quella strategia che ha giustificato la necessità di opportuni interventi stabilizzatori". Vediamo nei dettagli cosa sostiene la relazione del Comitato, presieduto dal democristiano Tarcisio Gitti.

OPPORTUNITà STORICO.POLITICA. "Non può certo essere contestata solo che si considerino le condizioni politiche di divisione e di contrapposizione scaturite dalla seconda guerra mondiale e il diritto.dovere di provvedere agli apprestamenti difensivi ritenuti utili o necessari, anche con riferimento a iniziative assunte dall' Alleanza atlantica e dagli altri Paesi ad essa aderenti". LEGITTIMITà .

"La predisposizione di una "rete clandestina di resistenza" risale almeno al l' anno ' 51 e cioè a cinque anni prima della formalizzazione delle intese fra il servizio italiano e il servizio statunitense". Circostanza, questa, confermata dallo stesso presidente Cossiga nel corso del suo incontro con il comitato, svoltosi il 15 marzo del 1991. A proposito dell' intesa Cia.Sifar del 1956, considerata l' atto costitutivo di Gladio (e da molti ritenuta illegittima, perchè sottoscritta da un soggetto che non ne avrebbe avuto diritto, cioè il Sifar) si sostiene: "L' accordo del 1956 rappresenta piuttosto una sistemazione, una forma di potenziamento e rafforzamento di una struttura già esistente istituita in base ad autonome determinazioni di diritto interno". GLADIO E LE QUESTIONI INTERNE. "Non risulta in atti che le ipotesi di impiego della struttura in situazioni di emergenza determinate da sovvertimenti interni, o di parte di essa in attività di contrasto politico, interno, abbiano dato luogo ad alcuna predisposizione operativa o di semplice pianificazione". GLADIO E LE STRAGI. Gualtieri, dopo l' annullamento delle assoluzioni degli imputati della strage di Bologna, aveva dichiarato: "Con questa decisione Gladio irrompe nell' inchiesta, quello di Bologna è un processo chiave perchè riguarda un fatto quasi conclusivo della strategia della tensione di cui Gladio è stata parte".

Il Comitato invece attesta: "Di deviazioni verificatesi, o che si sarebbero verificate, nell' attività di settori dei Servizi di informazione e sicurezza in corrispondenza di gravissimi, luttuosi avvenimenti che hanno segnato a più riprese la vita civile del Paese (cioè le stragi, ndr) non appare traccia evidente o concreto indizio nè in riferimento a Gladio nè con riferimento ad altre attività del Servizio". Ma attenzione, sottolinea il documento: "Da ciò non può tuttavia ragionevolmente conseguire alcuna pretesa di definitività delle conclusioni che qui si rassegnano, in quanto le stesse rappresentano la valutazione deducibile allo stato degli atti esaminati". I POLITICI. Il Comitato ammette che "per il periodo 1956.75 non esiste alcun documento da cui risulti l' avvenuta informazione e il suo contenuto".

Nel '75 "il servizio ha elaborato la prima edizione di un "briefing" scritto per il ministro della Difesa, edizione rimasta sostanzialmente immutata fino al 1984". Nell' 84 viene disposta una nuova edizione del briefing "destinata ai presidenti del Consiglio, ai ministri della Difesa ed ai capi di Stato maggiore ancora più sintetica e asciutta delle precedenti e si introduce la prassi di far firmare all' interessato una scheda di presa visione". TORTORELLA. La relazione contiene ampi stralci del documento di minoranza del vicepresidente Aldo Tortorella, Pds, che esprime valutazioni opposte, simili a quelle di Gualtieri:

"La costituzione di Gladio, nonchè la gestione che ne è stata fatta, ha conferito al Servizio italiano un ruolo abnorme e anticostituzionale nella vita del Paese. In particolare il Servizio è divenuto il titolare di una organizzazione combattente clandestina permanente e il depositario di una connessione e di una pratica dei rapporti interni che individuava esplicitamente una parte del popolo italiano come nemico". Trasparente il riferimento al Pci. Gladio, secondo Tortorella, è illegittima: l' atto costitutivo del 1956 "è stato concluso da un soggetto, il Sifar, sprovvisto di ogni legittimazione ad agire".

P. Co.