caso Gladio. la deposizione dell' ex presidente della Repubblica

Pagina 9 (9 luglio 1992) - Corriere della Sera

 

Il Tribunale dei ministri sente Cossiga

L'ex capo dello Stato ha illustrato le motivazioni della sua autodenuncia su Gladio. Nessuna dichiarazione ai giornalisti. il suo ruolo quando era capo del governo e ministro degli Interni

ROMA . L' ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è comparso ieri pomeriggio davanti al "Tribunale dei ministri", negli uffici di piazza Adriana, per essere ascoltato sulla vicenda Gladio, nella quale si è personalmente inserito presentando il 26 novembre scorso al procuratore della Repubblica di Roma un' autodenuncia con la quale chiedeva di essere inquisito per cospirazione politica mediante associazione.

Il colloquio è durato tre ore e un quarto. Cossiga è giunto esattamente alle 16.30 in automobile e ha evitato i giornalisti poichè la sua vettura è stata fatta entrare direttamente nel palazzo. Insieme con lui c'era il professor Franco Coppi, che lo assiste come difensore. E nemmeno alla fine dell' incontro con i tre magistrati (il presidente Roberto Speranza, i giudici Giuseppe Bozzi e Giovanna Carla De Virgiliis) Cossiga ha voluto avvicinare i giornalisti. Ha lasciato gli uffici con una battuta: a un cronista che lo chiamava insistentemente ("Presidente, presidente!") ha risposto sorridendo: "Prima di tutto non sono più presidente...", e si è infilato in macchina.

L' inchiesta giudiziaria relativa all' attività di Gladio fu avviata dalla magistratura di Venezia e poi trasferita a Roma per competenza. è stato durante la fase iniziale di queste indagini, svolte dai sostituti procuratori Francesco Nitto Palma e Franco Ionta, che il 26 novembre scorso Cossiga si autodenunciò . Si trattava della stessa imputazione formulata dal giudice di Venezia Felice Casson, nell'ambito dell' inchiesta stralcio sulla strage di Peteano, all' ex ammiraglio Fulvio Martini, all' epoca capo del Sismi, e al generale Paolo Inzerilli, già responsabile della struttura militare "Gladio". Gli atti dell' inchiesta furono successivamente inviati, per competenza, a Roma e affidati a Ionta e Palma.

I due giudici, dopo aver stralciato dall' inchiesta preliminare la posizione di Cossiga per affidarla al "Tribunale dei ministri", pur tra le polemiche archiviarono l' indagine su "Gladio", ritenendo non provate le accuse rivolte alle persone che ne hanno fatto parte. L' indagine che il "Tribunale dei ministri" deve svolgere fa riferimento agli atti che Cossiga potrebbe aver compiuto in veste di ministro dell' Interno e di presidente del Consiglio. Il tutto relativamente ai periodi 4 agosto 1979 . 19 marzo 1980 e 4 aprile . 27 settembre 1980, tempo in cui "Gladio" sarebbe stata ancora attiva.

Nessun riferimento, invece, al periodo in cui Cossiga, oggi senatore a vita, è stato capo dello Stato. Il collegio per i reati ministeriali, completata l' istruttoria, dovrà decidere se archiviare il caso o se far trasmettere gli atti alla Camera competente. Nel caso in cui l' inchiesta dovesse essere archiviata, il "Tribunale dei ministri" disporrà l'atto con un "decreto non impugnabile". Diversamente, gli atti dell' inchiesta verrebbero trasmessi al presidente della Camera competente (cioè il Senato) dal procuratore capo della Repubblica di Roma.

Il presidente della Camera, ai sensi dell' art. 5, invierà il fascicolo alla giunta competente per le autorizzazioni a procedere e sarà quest'ultima a riferire all' assemblea del Senato, che deciderà a maggioranza assoluta se negare o concedere l' autorizzazione a procedere. A questo punto gli atti verrebbero nuovamente trasferiti al "Tribunale dei ministri" (con un collegio diverso da quello precedente) che dovrà giudicare i politici inquisiti. Il "Tribunale dei ministri" è stato istituito con l' art. 1 della legge costituzionale del 16 gennaio 1989, dopo l' abrogazione della Commissione inquirente. R. R.