La tesi dei giudici: intrigo internazionale, l' "anarchico" Bertoli era agente del controspionaggio

Pagina 7 (9 aprile 1995) - Corriere della Sera

 

Strage del 73, spunta un generale

Ex dirigente Sid accusato: depistò le indagini sulla bomba alla questura di Milano

ROMA . Nell' inchiesta sulla strage del 17 maggio 1973 davanti alla questura di Milano (quattro morti e 46 feriti) entra un personaggio eccellente. E il generale di corpo d' armata Sandro Romagnoli, 64 anni, romano, da poco in pensione dopo aver ricoperto il ruolo di comandante della regione militare del Centro Italia.

Nei suoi confronti il giudice istruttore milanese Antonio Lombardi, che da anni indaga sulla strage compiuta dal presunto "anarchico individualista" Gianfranco Bertoli, ha emesso un avviso di garanzia per depistaggio. Stando all' accusa, l' alto ufficiale, approfittando di essere all' epoca dell' attentato uno dei dirigenti dell' ufficio D del Sid, avrebbe nascosto nastri magnetici e documenti determinanti per le indagini e la sicurezza dello Stato, arrivando perfino ad aiutare i responsabili dell' eccidio a eludere le indagini.

Romagnoli è al suo secondo avviso; il primo l'aveva ricevuto non molto tempo fa nell' ambito dell' inchiesta sul golpe Borghese. Ed era già stato interrogato nel ' 91 dal giudice istruttore Felice Casson sui depistaggi seguiti al ritrovamento dell' arsenale Gladio di Aurisina e alla strage di Peteano avvenuta nel 1972. A quel tempo Romagnoli, oltre a lavorare assieme al generale Gian Adelio Maletti, aveva alle sue dirette dipendenze il capitano Antonio La Bruna, l' ufficiale che poco più di quattro anni fa accusò Francesco Cossiga di aver coordinato tra il ' 69 e il ' 70, come sottosegretario alla Difesa, la manomissione dei nastri dell' inchiesta sul piano Solo. E possibile che il fallito golpe Borghese, Gladio, Peteano e il "caso" Bertoli siano collegati? E la tesi della magistratura: quello della questura non fu un attentato anarchico e nemmeno una strage di Stato.

La bomba nasconderebbe un intrigo nel quale sono coinvolti pure i servizi di Francia e Israele. Per il giudice istruttore, Bertoli non agì per vendicare la fine dell' anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura dopo il fermo per la strage di piazza Fontana, ma operò per conto del controspionaggio. A provarlo sarebbe quanto e' stato recuperato negli archivi di Forte Braschi: la scheda di informatore dello stesso Bertoli. Il suo nome in codice era "IR 031 Negro". Dal 1954 al 1960 avrebbe fornito notizie sui gruppi eversivi. Nel 1966 la collaborazione riprese fino al ' 71.

E in questo periodo l' agente Negro era stato preso in carico dal controspionaggio: vendeva notizie sui servizi stranieri. Secondo le indagini, il ruolo del Sifar nella strage fu secondario. Il complotto nacque altrove, forse in Francia e in Israele. Per tre anni, fino al giorno dell'eccidio, Bertoli rimase in un kibbutz. Un terrorista nero ha descritto altre missioni compiute dal presunto anarchico durante la permanenza israeliana. Sono stati ritrovati riscontri: in Francia e a Venezia. Nel Veneto Bertoli era da sempre in contatto con i gruppi neofascisti. In questi ambienti sarebbe maturato un piano per uccidere Mariano Rumor.

Un compito affidato a Bertoli che però lanciò tardi la bomba, quando ormai il ministro stava allontanandosi. ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: "La relazione? E' un documento pre elettorale" L' AMMIRAGLIO MARTINI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . "La relazione del Comitato parlamentare di controllo sulla situazione dei nostri servizi segreti non mi e' piaciuta per niente. E' soltanto un documento "pre elettorale". Contiene una serie di imprecisioni e di distorsioni, per non parlare delle proposte che avanza. Se fossero accolte nessun servizio alleato si fiderebbe più di noi". Lo ha dichiarato l' ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi dal 1984 al 1991. "Il Comitato . ha aggiunto . dovrebbe ricordare che dal 1984 in poi in Italia non ci sono stati gli episodi di terrorismo che avevano insanguinato gli anni precedenti, salvo le bombe fatte esplodere dalla criminalità organizzata. Si riconosca che questo fu anche merito dei servizi".

Chiarelli Paolo