CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

17/02/00     Senato della Repubblica - 4^ Commissione Permanente - (Difesa)


 

SENATO DELLA REPUBBLICA XIII LEGISLATURA

4a COMMISSIONE PERMANENTE (Difesa)

71° Resoconto stenografico SEDUTA DI GIOVEDÌ 17 FEBBRAIO 2000

Presidenza del vice presidente AGOSTINI INDICE INTERROGAZIONI PRESIDENTE Pag. * DOLAZZA (Lega Forza Nord Padania)
GUERRINI, sottosegretario di Stato per la difesa *
MANCA (Forza Italia N. B.

L'asterisco indica che il testo del discorso è stato rivisto dall'oratore. IN 1587 TIPOGRAFIA DEL SENATO (600) t:/Com/Com04/4-71a.3d

I lavori hanno inizio alle ore 15.

INTERROGAZIONI PRESIDENTE.

L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni. Sarà svolta per prima la seguente interrogazione del senatore Manca e di altri senatori. MANCA, LA LOGGIA, MACERATINI, D'ONOFRIO, CONTESTABILE, ASCIUTTI, BALDINI, BIASCO, BUCCI, CENTARO, CO¬STA, D'ALÌ, GAWRONSKI, GERMANÀ, GRECO, GUBERT, LAURO, MAGGIORE, MANFREDI, MILIO, NOVI, PALOMBO, PASTORE, PELLICINI, PERA, PIANETTA, PORCARI, RIZZI, SELLA DI MONTE-LUCE, TERRACINI, TOMASSINI, TONIOLLI, TRAVAGLIA, VEGAS, VENTUCCI. -

Al Ministro della difesa. - Premesso:

che negli anni della guerra fredda molte nazioni facenti parte dell'Alleanza Atlantica, fra cui l'Italia, concordarono, attraverso canali ufficiali, la costituzione di un'organizzazione militare speciale denominata «Stay Behind» che, dopo una fase di accordi bilaterali, entrò nell'ambito NATO;

che il carattere militare  di  detta  struttura  emerge anche dal testo della «Dichiarazione di impe gno» sottoscritta singolarmente dai militanti, ove è espressamente richiamato l'obbligo di «... rispettare e far rispettare le norme della più stretta sicurezza in omaggio al dovere della tutela del segreto militare» e dove si ammonisce che «... ove il militante venisse meno deliberatamente al rispetto dell'impegno del segreto militare, incorrerebbe nelle sanzioni previste dalla difesa dello Stato»; che è evidente che il suddetto atto realizzi un caso di vero e proprio reclutamento, sia pure attuato mediante volontaria adesione e che, congiuntamente, gli arruolati siano e debbano essere considerati militari a tutti gli effetti e, in quanto tali, soggetti alla specifica normativa;

che quanto sopra affermato è supportato eloquentemente anche da una lettera di congedo che il direttore del Sismi, ammiraglio Fulvio Martini, inviò ai singoli interessati fra il dicembre 1990 ed il gennaio 1991, con la quale la detta autorità militare comunicava che «... per ordine del Governo la struttura Stay Behind è stata sciolta» e ringraziava, a nome del Servizio, i militanti per la consapevole disponibilità offerta nella possibile prospettiva di un compito legittimo e generoso nella malaugurata evenienza di un'occupazione militare dell'Italia;

considerato:

che per scopi  politici  e  non,  sono  stati strumentalmente attribuiti alla   «Stay Behind»   episodi delittuosi di sovvertimento della legalità repubblicana, a partire dalle stragi per giungere ad ipotizzare la paternità delle manovre golpiste avvenute negli anni Settanta;

che è nata e si è sviluppata nel tempo una campagna di disinformazione attuata attraverso i mass-media e diretta a stravolgere natura, finalità ed impiego della disciolta struttura «Stay Behind»;

che le numerose indagini ed inchieste effettuate, sia in sede giudiziaria che politica, hanno escluso il coinvolgimento della struttura in detti episodi e comunque in fatti penalmente rilevanti;

che si è posta nel tempo l'esigenza di adeguate iniziative per un'efficace tutela di coloro che, avendo militato nella speciale organizzazione con spirito di servizio, rivendicavano giustamente legittimità e trasparenza del loro ruolo;

che è oramai divenuto imprescindibile il dovere di far conoscere quale sia stata e quale sia attualmente la posizione di dette persone sotto l'aspetto giuridico-istituzionale in relazione alla loro militanza nella citata struttura,

si chiede di conoscere se, per tutti gli appartenenti alla disciolta «Stay Behind», non si ritenga opportuno quanto doveroso procedere al riconoscimento dello stato giuridico di militari per il periodo in cui essi sono stati «inquadrati» nella citata struttura, e ciò mediante annotazione, nel foglio matricolare caratteristico di ciascuno - militare o civile che sia - di detta militanza, e, conseguentemente, del servizio in essa prestato, nonché dei corsi ed esercitazioni cui ognuno ha partecipato desumibili dal fascicolo personale agli atti del Ministero competente. (2-00982)

GUERRINI, sottosegretario di Stato per la difesa. In linea con quanto il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Rivera, ha già rappresentato in Aula alla Camera, il giorno 10 febbraio ultimo scorso, rispondendo ad analoga interpellanza urgente dell'onorevole Taradash e di altri deputati, che insisteva sugli stessi temi proposti dall'interrogazione del senatore Manca e di altri senatori, si evidenzia che non posso, a distanza di pochi giorni, fornire risposte che non siano in sintonia con quello che già è stato sostenuto nell'altro ramo del Parlamento.

È necessario anzitutto sottolineare che la natura del rapporto intercorso all'epoca tra il Servizio e gli appartenenti alla organizzazione «Gladio» è stata oggetto di un'articolata disamina al fine di verificare l'eventuale sussistenza dei presupposti giuridici - invocati dall'interrogazione del senatore Manca - per l'accoglimento delle istanze prodotte a suo tempo dagli interessati. Altra cosa è il giudizio storico-politico che sulla medesima organizzazione si può dare.

Dall'esame, condotto sulla base dei riscontri documentali disponibili, è emerso, in sintesi - dico in sintesi, perché abbiamo già risposto alla Camera - che il rapporto consisteva, sostanzialmente, nell'impegno, spontaneamente e volontariamente assunto da ciascun appartenente all'organizzazione i compiti assegnatigli e di mantenere il più rigoroso segreto sulla organizzazione stessa e sulle conoscenze acquisite. I suddetti impegni erano specificati in un'apposita «dichiarazione» -nella quale era anche prevista l'eventualità di recesso da parte dell'interessato - che veniva formalmente sottoscritta da ciascun appartenente all'organizzazione all'atto del reclutamento.

Dal contenuto della suddetta «dichiarazione», che costituisce il più consistente elemento di valutazione disponibile, si desume sostanzialmente che il complesso degli impegni comportava vincoli che loro stessi definivano collegati alla «tradizione dell'onore militare» ed ai «superiori ideali di libertà ed indipendenza», ma anche taluni obblighi di carattere giuridico, il più rilevante dei quali appare, indubbiamente, quello di «non rivelare ad alcuno, anche nel caso di eventuale cessazione dell'incarico, le cognizioni in precedenza acquisite sull'organizzazione». Sullo stesso piano è da considerare il dichiarato contestuale impegno «ad adempiere con lealtà ai compiti» affidati a ciascuno, intesi ad «assicurare alle Autorità nazionali il controllo ed il collegamento con quei territori e quelle popolazioni che dovessero, in caso di deprecabili circostanze, subire l'occupazione da parte di potenze o eserciti stranieri».

Per quanto attiene specificamente alla natura giuridica del rapporto intrattenuto dagli interessati con la struttura «Gladio», occorre necessariamente prendere in esame, separatamente, il personale con precedenti militari e quello privo di tale requisito (facevano parte dell'organizzazione anche donne, oltre che civili). Infatti, le loro istanze tendono ad una ricostruzione di carriera e sono intese al riconoscimento di interessi oggettivi e a carattere individuale. Nel primo caso è possibile intravedere una sorte di «prosecuzione» del servizio militare a suo tempo prestato, inquadrandosi i periodi svolti per corsi ed esercitazioni nell'ambito della struttura in esame come veri e propri «richiami» temporanei avvenuti, fino ad un certo punto, mediante regolare cartolina di richiamo inviata dal distretto militare di Udine per il personale da parte del citato distretto, è avvenuta con una procedura coperta per salvaguardare il segreto sull'organizzazione stessa.

Diverse considerazioni emergono, invece, per il personale privo di precedenti militari per il quale - sempre rimanendo nell'ottica di ricostruzione delle carriere - il rapporto intrattenuto non può che qualificarsi come una mera prestazione personale, del tutto peculiare e non esattamente inquadrabile nell'ambito della vigente normativa, volontariamente assunta a favore di una «organizzazione militare speciale» e non subordinata ad eventuali controprestazioni da parte di quest'ultima.

Del resto, l'estrema saltuarietà ed aleatorietà dell'incarico che questi ultimi appartenenti all'organizzazione si dichiaravano disponibili a svolgere, non sembra in alcun modo assimilabile ad un vero e proprio atto di «arruolamento», indispensabile per l'assunzione dello status militare. In estrema sintesi, sempre per non ripetere tutto ciò che in premessa ha ricordato, si può ritenere che l'esiguità e l'inadeguatezza degli elementi di riscontro in possesso dell'Amministrazione non consentono di aderire alle richieste degli istanti. Infatti, non risulta essere mai stata «avviata» una regolare matricolazione del personale in argomento, i cui dati e le cui attività venivano a suo tempo annotati esclusivamente per quanto di interesse dell'organizzazione medesima. Inoltre, sono presenti in atti solo poche e saltuarie lettere di «convocazione» del personale, sia in «chiaro» che «coperte».

Tale carenza cartolare impedisce, di fatto, un efficace accertamento dello svolgimento delle attività svolte. In conclusione, vorrei chiarire ai senatori interroganti e a lei, signor Presidente, che oggi affrontiamo un problema che riguarda lo statuts del personale, la ricostruzione delle carriere, il rapporto di lavoro, così come esso va inteso. Tuttavia, sotteso a questo ragionamento, c'è lo scenario storico, relativo al dopoguerra, alla guerra fredda, alla contrapposizione tra i blocchi, con i riflessi interni al nostro paese che, nel bene e nel male, questi eventi hanno avuto. Non credo che la situazione storica in oggetto possa essere affrontata in via ordinamentale o passando attraverso il profilo della progressione di camera. Riguarda infatti la storia stessa del nostro paese e quindi una parte spetta agli storici, un'altra spetta alla magistratura, per tutti gli aspetti deviati, un'altra ancora spetta alla politica e alle istituzioni. Si tratta quindi di un discorso limitato ad alcune questioni che riguardano profili di carriera, mentre il giudizio sull'organizzazione prescinde da queste risposte perché riguarda uno scenario più generale. Vorrei dire al senatore Manca che la dottrina è divisa e il dibattito ha diviso il Paese e la magistratura. Se lo scopo della Gladio era quello di difendere il Paese da un'invasione straniera, io, oggi per allora, mi iscrivo alla Gladio; se viceversa lo scopo è quello che pensa l'altra parte del Paese, cioè che Gladio non si sarebbe occupato soltanto della difesa del Paese rispetto a un'invasione straniera, ma in qualche modo avrebbe dovuto intervenire direttamente per correggere un esito elettorale eventualmente non gradito, allora mi iscrivo al partito opposto, perché noi operiamo nel rispetto della Costituzione della Repubblica democratica.

MANCA. Signor Presidente, la mia risposta sarà un po' articolata. Inizio con il ringraziare la Presidenza della Commissione e il Sottosegretario.

Debbo riconoscere che la risposta è stata abbastanza tempestiva. Ho letto il resoconto stenografico della risposta data dal Governo, nella persona del sottosegretario Rivera, a una interpellanza presentata alla Camera, identica alla mia. L'interpellanza della Camera riguarda l'identico tema della risposta odierna.

Dico «identico», perché quella interpellanza ha preso le mosse dall'atto che io avevo presentato al Senato qualche mese fa. Ma, visto che il testo dell'interpellanza presentata alla Camera è identico a quello dell'interpellanza presentata a suo tempo al Senato (trasformata poi in questa interrogazione), speravo che la risposta fornita dal Governo fosse diversa, che vi fosse una folgorazione sulla via di Damasco.

Purtroppo, e ahimé, ciò nella sostanza non è avvenuto e ora spetta a me spiegare le ragioni di quanto è accettabile della risposta e di ciò che invece continua a provocare stupore, amarezza, delusione e, direi, vera e propria indignazione. Iniziamo con le note per così dire positive. Se la risposta del Governo non è ancora la riabilitazione ufficiale di tutti gli appartenenti alla Stay Behind, è qualcosa che per alcuni versi le assomiglia molto. Se si dice che il servizio prestato in questa organizzazione si può considerare una prosecuzione del servizio militare, come è stato detto, è già un grande passo avanti politico, istituzionale e morale. Il sottosegretario Guerrini, sottosegretario di un Governo di centro-sinistra, anzi di un Governo che vede tra le sue file i comunisti, ci ha detto praticamente che, per coloro che hanno militato nella Gladio, ci sarebbero le condizioni per considerare detta militanza come una «prosecuzione del servizio militare».

Questo è detto sia nella risposta del sottosegretario Rivera, sia nella risposta fornita oggi dal sottosegretario Guerrini. In altre parole, ciò potrebbe significare che quanto ci avevano insegnato, specialmente i responsabili del vecchio PCI, relativamente ai gladiatori (e cioè che erano una banda di assassini, di golpisti, di bombaroli e di stragisti) non era vero e anzi il tutto oggi potrebbe essere letto non come una pagina di vergogna nazionale, ma quasi come una pagina di gloria, certamente di esempi di alto senso dello Stato, di vero amor di patria; così come si può dire che ora sembra quasi incredibile che per tanti anni i gladiatori siano stati abbandonati e scaricati da tutti. Sembra incredibile, cioè, che ci siano state tante mistificazioni su ben 622 cittadini italiani che, fra il 1956 e il 1990, si sono tenuti sempre pronti per combattere, come partigiani, contro i possibili invasori del Patto di Varsavia.

Né possiamo fare a meno di ricordare che invece di vedere assegnati premi e onorificenze per il volontario e disinteressato impegno e per i rischi che quelle persone correvano (ed avrebbero ancor più corso nel caso di invasione) abbiamo assistito a vere e proprie campagne di denigrazione. PRESIDENTE. Senatore Manca, ella sa che il tempo della replica è limitato. La prego di concludere. MANCA. Signor Presidente, mi consenta di proseguire. La giornata di oggi deve essere considerata come storica. Dicevo, campagne dall'amarezza infinita, trattandosi di persone che avevano «impostato» volontariamente la loro vita su Gladio, rendendosi sempre reperibili, interrompendo, quando chiamate, ogni altra attività e dedicando, fra corsi ed esercitazioni, molto di più del periodo del servizio militare di leva, senza prendere o pretendere una lira né altri tipi di ricompense, usuali invece per chi ufficialmente indossa le stellette. Ciò che ancora da una parte stupisce e dall'altra entusiasma è che le stesse persone si aspettavano solo riconoscimenti morali, sentendosi sempre dalla parte giusta e sapendo di combattere per le democrazia, per l'Alleanza atlantica, per la civiltà occidentale, per la libertà, per quel valore cioè che solo ora gli ex comunisti dicono che era ed è incompatibile con l'ideologia marxista-lennista.

GUERRINI, sottosegretario di Stato per la difesa. Questo lo dicono gli ex. MANCA.

Giusta precisazione: lo dicono gli ex. Veniamo ora a quanto della risposta del Governo provoca stupore, amarezza, delusione e indignazione. Uso questi termini perché non si può tollerare che una risposta ufficiale, preparata da una istituzione governativa, contenga evidenti prove di scarsa conoscenza dell'argomento e di volontaria distorsione dei dati oggettivi di riferimento emergenti dalle indagini giudiziarie poste in essere da più procure della Repubblica. Venendo specificamente al merito, devo rilevare ed evidenziare che l'impegno assunto da parte dei gladiatori di svolgere i compiti assegnati nel tempo libero dalle proprie occupazioni non significa marginalità di attività destinate, nella vita dell'appartenente, a quella organizzazione militare speciale.

L'indicazione del «tempo libero» è, infatti semplicemente la specifica di un comportamento vincolante e necessario ai fini di istituto, perché la vita apparente del gladiatore o gladiatrice non mostrasse, nelle attività più facilmente controllabili come quelle del lavoro, alcuna modifica nei comportamenti abituali.

A dimostrazione di tale necessità, la partecipazione ai corsi di addestramento avveniva nei periodi di «ferie»; le esercitazioni sul territorio in cui vivevano i gladiatori si svolgevano, e con impegnativissimi programmi di attività, solo di notte, proprio per consentire il mantenimento degli impegni usuali durante la giornata, venivano così evitate curiosità o sospetti indesiderati. Va detto poi (a riprova delle manchevolezze riscontrabili nella risposta oggi ricevuto all'interrogazione) che, per avere prova di tutto, è sufficiente leggere il materiale relativo alle esercitazioni presente negli archivi del SISMI o allegato ai fascicoli processuali presso le diverse procure della repubblica competenti. Quanto poi ai vincoli di natura «prevalentemente morale» (quasi come se questi fossero di importanza inferiore a quelli di natura giuridica), è bene ricordare, onorevole e caro sottosegretario, che essi si riferiscono alla motivazione non mercenaria, che doveva essere alla base della ragione dell'arruolamento. Per quanto attiene poi alla risposta data dal Governo circa la separazione dei gladiatori (identicamente addestrati per gli stessi fini militari nel caso di occupazione del territorio nazionale da eserciti stranieri) tra quelli con servizio militare precedentemente prestato e quelli che erano esonerati dal servizio di leva (sia uomini che donne), questa risposta, invero, appare del tutto pretestuosa.

Così come va detto che è priva di qualsiasi verità l'osservazione che sia esigua ed inadeguata la disponibilità, da parte dell'amministrazione militare del nostro paese, di elementi di riscontro sui gladiatori, essendo anche falso che manchi la regolare immatricolazione del personale di cui si sta parlando.

Per tutti i gladiatori esiste, infatti, una completa e dettagliata documentazione relativamente all'arruolamento, ai corsi di addestramento frequentati, alle attività addestrative eseguite Basta effettuare le opportune ricerche, presso il SISMI o presso le procure che hanno indagato sulla Gladio, per avere quanto e più del necessario per ricostruire tutti i particolari del servizio, così come si può trovare riscontro anche di coloro che, pur avendo dimostrato disponibilità a far parte dell'organizzazione, non sono stati poi scelti, riducendo così il numero delle persone dalle iniziali 2000 e più alle circa 600 che poi hanno militato effettivamente.

Per concludere, debbo dichiararmi insoddisfatto per la risposta ricevuta e ciò sia perché essa non ha il respiro «politico» che avrebbe meritato una vicenda che è nata nell'ambito di accordi internazionali e per fini di estrema delicatezza ed importanza per le sorti del nostro paese sia perché non appalesa alcuna sensibilità, da parte dell'istituzione governativa, verso dei cittadini italiani che non solo hanno dimostrato coraggio, amor di patria e rispetto illimitato dei valori che devono caratterizzare le istanze spirituali e morali delle persone con la «P» maiuscola, ma che sono stati oggetto, per anni, di false accuse, di immotivata denigrazione, di ingiusti attacchi e sospetti.

Non è certo così che lo Stato deve trattare i cittadini che hanno meritato!

Non è così che si affrontano i casi in cui lo Stato deve dimostrare riconoscenza e rispetto verso coloro che hanno risposto ad una chiamata avanzata da un'istituzione, dando tanto senza nulla chiedere.

Coloro che hanno fatto parte della Stay Behind non vogliono denaro, non vogliono medaglie, non vogliono privilegi, vogliono solo che sia riconosciuto ufficialmente il loro servizio, a dimostrazione anche della legalità e della onorabilità della loro scelta. Se il Governo non lo farà, si assumerà tutte le responsabilità e soprattutto porterà il peso dell'ingratitudine e dell'insensibilità verso cittadini che meritano tanto, se non di più di quanto meritano coloro che hanno servito e servono il paese con l'uniforme.

Osserviamo, invece, che ora i gladiatori dopo la stagione del linciaggio, dei grandi processi finiti in nulla, delle accuse gridate in Parlamento, si trovano al cospetto di mezze parole, di accomodamenti, di amnesie, passando quindi dalla tragedia alla farsa.

È forse questo che meritano i cittadini che hanno servito la democrazia, l'occidente, la propria patria? È giusto che essi non siano preferiti a coloro che hanno invece partecipato all'organizzazione e alla copertura delle stragi o che hanno lavorato per i servizi segreti dei paesi nemici? Mi auguro che tutto questo, se pur dolorosamente è vero oggi, possa non essere vero domani, con un ripensamento del Governo e con un suo doveroso atto di riconoscimento della verità.

Noi, per quanto ci riguarda e ci compete, non staremo né zitti né fermi e daremo battaglia per far trionfare la giustizia e debellare l'ipocrisia. La ringrazio, signor Presidente, e mi scuso per la lunghezza del mio intervento. Ma si tratta di un problema grave, storico e politico insieme, che andrebbe affrontato con maggiore serietà.

Mi dispiace dichiarare la mia insoddisfazione che è rivolta, non certo al Sottosegretario, ma a coloro che hanno fornito i dati e hanno mentito.

DOLAZZA. Signor Presidente, desidero rilevare la scorrettezza di quanto è avvenuto poc'anzi. Ho concesso che fosse svolta per prima l'interrogazione del senatore Manca, che, in virtù dell'ordine del giorno, si sarebbe dovuta svolgere dopo le mie. Non mi sembra però corretto che il senatore Manca abbia impiegato quindici minuti per la sua replica, facendo in realtà un comizio, superando di gran lunga i limiti temporali imposti dal Regolamento. Comprendo l'importanza dell'argomento trattato, ma il Presidente avrebbe dovuto richiamarlo dopo i primi cinque minuti o almeno dopo i secondi cinque minuti.