CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

10/02/00     Camera dei Deputati - Richiesta di riconoscimento status giuridico..


 

Atti Parlamentari - Camera dei Deputati

Seduta del 10 febbraio 2000 n. 670

(Riconoscimento dello stato giuridico di militari per gli appartenenti all'organizzazione Stay Behind)

 

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Taradash n. 2-02215 (vedi l'allegato A - Interpel-lanze urgenti sezione 5).

MARCO TARADASH. Signor Presidente, la mia interpellanza riguarda la questione Gladio, una questione scottante su cui nel corso degli anni è stato detto tutto e il contrario di tutto. E' rimasto sempre un alone di un che di misterioso, se non una nebbia di sospetto, nei confronti di questa istituzione.

L'esistenza di Gladio, cioè di un corpo speciale, chiamiamolo in questo modo, di una struttura che, alle dipendenze nella NATO e del Governo italiano, era stata creata negli anni della guerra fredda in modo tale da poter preparare uno strumento di difesa nel caso di invasione sovietica o nel caso dello scoppio della terza guerra mondiale, è stata rivelata nel 1990 dall'allora Presidente del Consiglio Andreotti a seguito di una inchiesta giudiziaria promossa da un magistrato veneto, il dottor Casson, che aveva chiesto notizia sull'esistenza di un SID parallelo.

Il dottor Casson riteneva che questa struttura - Gladio - fosse stata strumento della strategia della tensione e per molti anni, a mio giudizio in modo anche doloso, mantenne sopra di essa l'ombra del sospetto, reputando che uno dei depositi di armi e di esplosivi della struttura, quello di Aurisina, fosse servito da rifornimento per gli autori della strage di Peteano.

Successivamente si è verificato che così non era stato e che non vi era alcuna relazione tra Gladio e la strategia della tensione. Il tribunale dei ministri si è espresso in questo senso ed anche la Commissione stragi, che per lunghi anni ha svolto indagini nei confronti della struttura, è arri-vata alle stesse conclusioni. Noi sappiamo quanti furono almeno i quadri di Gladio: seicentoventidue persone, i cui nomi furono resi noti all'opinione pubblica dal Governo.

Ciascuno di loro è stato sottoposto per lunghi anni ad inchieste giudiziarie e nessuno è stato ritenuto colpevole di alcunché. Oggi pare dunque acquisito che questa struttura, alle dipendenze dell'apparato militare, abbia agito in clandestinità, perché questo era il suo compito istituzionale, ma nella legalità di disposizioni decise a livello di Governo e di alleanze internazionali.

Ciò nonostante oggi non vi è alcun riconoscimento del ruolo svolto da queste seicentoventidue persone. Su di loro si mantiene un sospetto costruito, in modo artificiale, nel corso degli anni, perché era utile ad una parte dello schieramento politico immaginare che sotto l'ombrello della NATO si fossero sviluppate operazioni stragiste e autoritarie.

Nonostante le inchieste giudiziarie e politiche non siano arrivate a nulla, nessun riconoscimento è venuto dallo Stato nei confronti di persone che hanno svolto una funzione ritenuta - dallo Stato stesso, dai Governi italiani e dall'alleanza di cui abbiamo fatto parte -indispensabile per la salvaguardia dell'integrità del territorio e delle istituzioni che, in questa parte del mondo abbiamo bene o male - spesso male - mantenuto nella sfera della democrazia.

Questo è il problema che pongo con l'interpellanza che ho presentato e cioè se per gli appartenenti a questa struttura, nata nel 1956 e disciolta nel 1990, non sia doveroso da parte delle istituzioni dello Stato procedere al riconoscimento dello stato giuridico di militari per il periodo durante il quale sono stati inqua-drati nella struttura stessa. Fatto salvo che alcuni dei componenti di Gladio erano di sesso femminile, dal momento che questo oggi non rappresenta più un problema, visto che anche l'esercito italiano ha aperto alle donne, chiedo in quale modo il Governo intenda adempiere quello che a me sembra un obbligo al di là delle valutazioni che ciascuno di noi può esprime-re sull'utilità di questo strumento, è certo che, nonostante l'organizzazione sia stata passata al setaccio e siano stati fatti i raggi x alla struttura e ai suoi componenti, nessun reato è stato ri-scontrato essere stato compiuto. Vorrei conoscere, quindi, l'opinione del Governo perché servirebbe a mettere la parola fine ad un'azione che ritengo di depistaggio, che è stata compiuta in modo doloso sia da una parte della magistratura, da un magistrato in particolare, sia da una parte delle forze politiche di questo paese.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI RIVERA (Sottosegretario di Stato per la difesa). Signor Presidente, la natura del rapporto intercorso all'epoca tra il servizio e gli appartenenti all'organizzazione Gladio è stata oggetto di un'articolata disamina al fine di verificare l'eventuale sussistenza dei presupposti giuridici per l'accoglimento delle istanze prodotte a suo tempo dagli interessati. Dall'esame condotto sulla base dei riscontri documentali disponibili, è emerso, in sintesi, che il rapporto consisteva sostanzialmente nell'impegno, spontaneamente e volontariamente assunto da ciascun appartenente all'organizzazione, di svolgere i compiti assegnatigli, dedicando ad essi il tempo libero dalle proprie occupazioni; custodire il materiale affidategli per l'esecuzione dei rispettivi compiti; mantenere il più rigoroso segreto sull'organizzazione stessa e sulle conoscenze acquisite. I suddetti impegni erano specificati" in un'apposita dichiarazione nella quale era anche prevista l'eventualità di recesso da parte dell'interessato, che veniva formalmente sottoscritta da cia-scun appartenente all'organizzazione all'atto del reclutamento.

Dal contenuto della suddetta dichiarazione, che costituisce il più consistente elemento di valutazione disponibile, si desume sostanzialmente che il complesso degli impegni comportava vincoli di natura prevalentemente morale - come dimostra l'espresso riferimento ala tradizione dell'onore militare e ai superiori ideali di libertà e di indipendenza -ma anche taluni obblighi di carattere giuridico, il più rilevante dei quali appare, indubbiamente, quello di non rivelare ad alcuno, anche nel caso di eventuale cessazione dell'incarico, le cognizioni in precedenza acquisite sull'organizzazione. Sullo stesso piano è da considerare il contestuale impegno ad adempiere con lealtà i compiti affidati a ciascuno, intesi ad assicurare alle autorità nazionali il controllo e il collegamento con quei tenitori e quelle popolazioni che dovessero subire, in caso di deprecabili circostanze, l'occupazione da parte di potenze o eserciti stranieri. Per quanto attiene specificamente alla natura giuridica del rapporto intrattenuto dagli interes-sati con la struttura Gladio, occorre necessariamente prendere in esame separatamente il personale con precedenti militari e quello privo di tale requisito.

Come è stato detto, facevano parte dell'organizzazione anche donne. Nel primo caso è possibile intravedere una sorta di prosecuzione del servizio militare a suo tempo prestato, inquadrandosi i periodi svolti per corsi ed esercitazioni nell'ambito della struttura in esame come veri e propri richiami temporanei, in quanto l'organizzazione, seppure con caratteristiche atipiche, era costituita ed organizzata da militari in ambito militare - il SIFAR all'epoca dipendeva dalla Stato maggiore della difesa - e qualificata specificatamente come militare dagli stessi organizzatori; le attività oggetto dei corsi e/o delle esercitazioni ave-vano tute finalità addestrative ed erano quindi strumentali ad un eventuale impiego in compiti strettamente connessi con la difesa militare del territorio; la chiamata degli interessati allo svolgimento delle esercitazioni è avvenuta, fino ad un certo punto, mediante regolare cartolina di richiamo inviata dal distretto militare di Udine per il personale con precedenti militari.

Successivamente, a seguito di richieste di spiegazioni da parte del citato distretto, è avvenuto con una procedura coperta per salvaguardare il segreto sull'organizzazione stessa. Ciò non incide, peraltro, sulla legittimità sostanziale delle modalità di convocazione, comunque finaliz-zate alo svolgimento di compiti propri di Gladio. Diverse considerazioni emergono invece per il personale privo di precedenti militari per il quale il rapporto intrattenuto non può che qualificarsi come una mera prestazione personale, del tutto peculiare e non esattamente inquadrabile nell'ambito della vigente normativa, volontariamente assunta a favore di una organizzazione militare speciale e non subordinata ad eventuali controprestazioni da parte di quest'ultima. Del resto l'estrema saltuarietà ed aleatorietà dell'incarico che questi ultimi appartenenti all'organizzazione di dichiaravano disponibili a svolgere, non sembra in alcun modo assimilabile ad un vero e proprio atto di arruolamento indispensabile per l'assunzione dello status militare.

Le suesposte considerazioni potrebbero indurre a ravvisare per il solo personale in possesso di precedenti militari i presupposti per l'accoglimento della richiesta di trascrizione nella documentazione matricolare e caratteristica del servizio prestato alle dipendenze della organizzazione e delle attività addestrative svolte.

Sul piano pratico, però, l'esiguità e l'inadeguatezza degli elementi di riscontro in possesso dell'amministrazione non consentono di aderire alle richieste degli istanti; infatti non risulta esse-re mai stata avviata una regolare immatricolazione del personale in argomento, i cui dati e le cui attività venivano a suo tempo annotati esclusivamente per quanto di interesse dell'organizzazione medesima. Sono presenti in atti solo poche e saltuarie lettere di convocazione del personale, sia in chiaro che coperte. Tale carenza cartolare impedisce di fatto un efficace accertamento dello svolgimento delle esercitazioni stesse e quindi l'accoglimento delle richieste.

PRESIDENTE. L'onorevole Taradash ha facoltà di replicare.

MARCO TARADASH. E' una risposta che definisco "triste" signor sottosegretario, perché lei ci è venuto a dire le seguenti cose: era una struttura militare alle dipendenze dello Stato maggiore e del Governo, ma era coperta, era clandestina e, dato che operavano nel segreto, l'amministrazione non è in grado di sapere esattamente quello che facevano e, di conseguen-za, non può offrire neppure il riconoscimento giuridico. Non sto parlando delle istanze che so-no state presentate da singoli.

Ho posto un problema politico: se uno Stato, che chiede un sacrificio ad alcuni suoi cittadini in nome della difesa della sua integrità (certo in questo stato vi erano i comunisti ed allora Gladio è stata vissuta da una parte di questo paese come un qualche cosa di ostile alla democrazia; oggi credo che anche coloro che allora militavano nel partito comunista invece riconoscano che essere stati anticomunisti allora - come sono loro anticomunisti oggi -sia stato un servigio reso alla democrazia) debba poi trattarli in questa maniera! Si tratta di persone che sono state maltrattate dallo Stato italiano e dai Governi che si sono succeduti, a partire dal 1990 (Io ripeto: Governi compresi); che hanno sentito poche voci levarsi a difesa del ruolo che avevano svolto; che hanno visto la magistratura organizzarsi contro ciascuno di loro e contro questa struttura; ebbene, queste persone devono ora prendere atto che l'amministrazione non è in grado di trovare le carte bollate! E sentiamo dire che questa organizzazione era stata una sorta di "dopolavoro" ! Questo vuoi dire, quindi, che in Italia ci si difendeva dall'Unione sovietica, dai missili, dal KGB, dalla disinformazione e dalle spie che si ramificavano nel nostro territorio, con il "dopolavoro"... !

Questi erano dei volontari (ed è vero), che non prendevano soldi (ed è vero) perché non erano stipendiati e offrivano il loro tempo libero. Ma le cose, in realtà, non stanno in questo modo ! Queste erano persone che hanno dedicato allo Stato una lunga parte della propria vita, rendendosi disponibili in qualsiasi istante ad essere richiamate per recarsi in Sardegna a partecipare a delle esercitazioni militari, indossando le divise e studiando i testi di strategia o quelli che insegnavano a fare dei sabotaggi e a difendersi da questi ultimi. Sono persone che sono state continuamente a disposizione dello Stato.

Non so se l'amministrazione abbia, o meno, le carte a disposizione, ma chiedo al Governo una presa di posizione politica, al di là delle carte. Non si tratta di dare un riconoscimento sulla base di un timbro su un cartellino. Sappiamo che era una struttura segreta e, pertanto, non poteva esservi un timbro sul cartellino ! Chiedo allo Stato di dichiarare se Gladio, che dipendeva dalla NATO e dal Governo italiano, sia stata una struttura che ha reso coloro che ne hanno fatto parte meritevoli di essere trattati in un modo meno burocratico e freddo dopo essere stati trattati da criminali, sovversivi e stragisti da parte di alcuni magistrati del nostro paese e dall'opinione pub-blica, organizzata da un sistema dell'informazione che è sempre stato più sensibile alla disinformazione politica piuttosto che ai fatti reali.

Ciascuno di noi, compreso il sottoscritto, è arrivato a formarsi un'opinione su Gladio dopo aver scontato un pregiudizio. Ritengo che vi sia un dovere di risarcimento da parte dello Stato nei confronti di chi ha aderito, da volontario, a quella struttura.

Signor sottosegretario, non dico che vi sia stata una risposta negativa alla mia interpellanza: non vi è proprio sensibilità ! Non vi è la possibilità di trovare le parole che ci aiutino a comunicare tra noi. Ne prendo atto e me ne rammarico assai.