CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

06/10/99


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENT

54ª SEDUTA

MERCOLE6 OTTOBRE 1999

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 20,10.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito il senatore Pardini a dare lettura del processo verbale della se-
du
ta precedente.

PARDINI, f.f. segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
del 27 luglio 1999.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende approvato
.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
a
lcuni documenti - fra i quali in particolare la sentenza-ordinanza del giu-
dice Priore - il cui elenco è in di
stribuzione e che la Commissione acqui-
sisce formalmente agli atti dell' inchiesta.

Essendo stati restituiti, con le correzioni, gli stenografici degli inter-
venti
svolti nella seduta del 27 luglio scorso, si è proceduto alla pubblica-
zione della relazione
sul caso D'Antona (Doc. XXIII, n. 33). In merito co-
munico che l
'Ufficio di Presidenza ha concordato, nella recente riunione,
di incontrare il Procuratore della Repubblica di Roma per conoscere lo
stato delle indagini, e, in successione, anche gli altri uffici di procura
che, ci auguriamo in maniera coordinata, stanno proseguendo le indagini
s
u questa emersione del terrorismo di sinistra.

Informo altresì che il senatore Follieri (il quale mi ha consegnato una
lettera per scusarsi della sua assenza alla seduta odierna, in quanto impe-
gnato in Commissione giustizia) ha depositato il 29 settembre 1999 la pro
-
posta di relazione su «Gli eventi eversivi e terroristici degli anni fra il
1969 ed il
1975». I colleghi dovranno esaminarla, dopodichè verrà di-
scussa, in tempi ragionevoli, dalla Commissione, per consentire ai Gruppi

 

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Visto che abbiamo accertato questo, lei adesso mi deve spiegare
come possiamo credere che Aldo Moro, Presidente del Consiglio più
volte
, Ministro degli esteri più volte, non fosse a conoscenza di segreti
NATO? Eppure questa è
la dichiarazione che la NATO fa immediata-
mente non appena le BR lo prendono prigion
iero. A lei sembra verosimile
que
sto?

MARTINI. Dovrei aggiungere allora un particolare, ma prima fare una
piccola premessa
. Io ho scritto questo libro per questi motivi, non pensavo
che e
sso avrebbe ottenuto il relativo successo che ha avuto, onestamente.
Però, scrivendo il libro e non avendo carte, mi sono comportato da uffi-
ciale gentiluomo, tenendo presenti tre punti. Il primo punto è che sono
pa
ssati troppi pochi anni, per cui un certo numero di persone sono ancora
vive. Se noi passassimo in seduta segreta potrei raccontare una cosa.

PRESIDENTE. Se lei me lo chiede e con l'auspicio che rimanga tale.

I lavori proseguirono in seduta segreta dalle ore 20,38 (*)

... omissis ...

I lavori ripresero in seduta pubblica alle ore 20,39.

PRESIDENTE. La domanda che io le ho fatto è un' altra. Cioè, visto
il modo con cui lei ci ha descritto il rapporto fra Governo e Alleanza
atlanti
ca, è credibile che una persona che ha rivestito più volte la respon-
sabilità di Presidente del Consiglio e di Ministro degli esteri non fosse a
cono
scenza di qualcuno di quei segreti di cui vi preoccupavate che potesse
venire a conoscenza un Ministro dell' agricoltura comunista? Questa è la
domanda
. Non le chiedo di raccontarmi un fatto, ma di farmi, con la
s
ua esperienza e la sua autorevolezza, una valutazione: se è credibile
c
he non sapesse niente.

MARTINI. Moro evidentemente, essendo stato ministro degli esteri,
quelle che potevano essere le informazioni correnti relative alla politica
estera le sapeva. Tant’è vero che, essendo ministro dell'interno il presi-
dente Cossiga ed essendo Ministro della difesa l'onorevole Ruffini, io
fui incaricato dopo il rapimento Moro di accertare se ci fossero dei segreti
sensibili che potessero essere da Moro raccontati alle Brigate Rosse.

Portai un pezzo di carta siglato dall’allora Segretario generale e Capo
di
stato maggiore della difesa a questi due signori, nell'ufficio di Cossiga,
in cui ognuno dei due affermava che i segreti più sensibili non erano ... Per
esempio, che Moro non conosceva l'esistenza di Stay Behind ...

(*) Vedasi nota pagina 335.

 

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PRESIDENTE. Moro nel memoriale parla di Stay Behind, se vuole le
cito la pagina. «Noi non abbiamo mai attribuito eccessiva importanza ad
una struttura Nato».
È uno dei ritrovamenti del covo di Via Monte Nevoso
nel 1990.

MARTINI. Esatto, sono stato interrogato dal sostituto procuratore
Ionta che mi ha fatto leggere una delle pagine, ma questo avveniva prima.

PRESIDENTE. Lei ci vuole dire che l'informazione che fu data non
era veritiera? Cioè che poi si scoprì che Moro sapeva ciò che in quella
fase si diceva non sapesse.

MARTINI. Poiché in quel periodo non sapevo dell’esistenza di Stay
Behind,
quando il Capo di stato maggiore della difesa mi disse che non
c'era alcun segreto sensibile che potesse essere trasmesso alle Brigate
Rosse e lo stesso mi disse il Segretario generale della Farnesina non ho
fatto altro che prendere il pezzo di carta e portarlo a chi me lo aveva ri-
chiesto.

PRESIDENTE. Non ho capito bene. Chi gliela aveva chiesto?

MARTINI. Il Governo, attraverso il Ministro dell'interno e della di-
fesa. Ho fatto una specie di Michele Strogoff un'altra volta nella vita ...

PRESIDENTE. Non sono riuscito a capire chi le chiese di accertare
se Moro fosse o meno a conoscenza di segreti Nato.

MARTINI. Cossiga e Ruffini.

PRESIDENTE. E lei a chi va a chiedere se ne fosse a conoscenza?

MARTINI. Mi dissero anche di accertare presso il Ministero degli af-
fari esteri e presso il Ministero della difesa, per cui chiesi al Segretario
generale e al Capo di stato maggiore della difesa, che era allora il generale
Viglione.

PRESIDENTE. Mi sembra un'assicurazione un po' debole. Il Mini-
stro della difesa poteva chiedere egli stesso al segretario generale della di-
fesa, al direttore generale del Ministero.

Ho trovato un po' singolare che nel suo libro, che pure copre tanti
episodi della storia nazionale, alla vicenda Moro si accenni assai poco.
Non vorrei che mi dicesse che non vi siete occupati di Moro perché era
un problema di sicurezza interna.

MARTINI. Personalmente con l'affare Moro non ho mai avuto a che
fare. Quando è stato rapito Moro ero capo delle operazioni del vecchio
SID e mi occupavo di estero, non dell' interno, per cui di Moro non me
ne sono occupato. Ma poiché, nella fattispecie, il capo delle operazioni

 

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Lei, ammiraglio Martini oggi conferma queste dichiarazioni?

MARTINI. Signor Presidente, penso che quello che ho scritto nel libro
corrisponda più o meno alla realtà. Teniamo presente che a parte l' atten-
zione verso determinate questioni di carattere tecnico-industriale che inte-
ressavano il KGB - ma soprattutto il GRU che era il servizio militare -
cercavano, attraverso una via più rapida, di arrivare a dei risultati tecnici
,
ad esempio per quanto riguarda i materiali compositi, le plastiche, i micro-
chips,
settori in cui loro non erano molto progrediti e invece noi partico-
lannente bravi.

Dal punto di vista politico non mi sembra che la gente che hanno re-
clutato .
.. Si parla del Ministro, certo bisognerebbe fare un riscontro nelle
liste
, ma non credo ...

PRESIDENTE. Debbo dire che personalmente faccio la stessa valu-
tazione rispetto all’azzardo di ogni previsione. Ritengo che quando sa-
premo i nomi dell'archivio Mitrokhin ci accorgeremo che abbiamo gon-
fiato questa vicenda al di là di ogni limite. Personalmente ritengo si tratti
di persone modeste, certamente pericolose, ma non note al grande pub-
blico.

MARTINI. Teniamo presente che qui avevano una stazione di una
trentina di persone che si doveva guadagnare il pane e che quindi doveva
arruolare un po' di gente. Non so quale sia il numero complessivo delle
persone riportate nella lista, i giornali parlano di sessanta
, ottanta persone
adesso pare siano addirittura di più; tuttavia siccome si parla di un periodo
di quasi di trent’anni di storia non mi sembra che il suddetto numero di
persone sia eccessivo. La mia idea ...

PRESIDENTE. A noi sembravano pochi seicentoventidue gladiatori
in trenta anni.

MARTINI. No, signor Presidente, i seicentoventidue gladiatori ...

PRESIDENTE. La mia era solo una battuta, ammiraglio.

MARTINI. Va bene, tuttavia seicentoventidue gladiatori accentrati in
una determinata zona potevano essere utilizzati come nucleo per opera-
zioni successive.

PRESIDENTE. Infatti, noi stiamo lavorando proprio su questo
aspetto, per capire come funzionavano da nucleo ed
è questo l'aspetto
che ci sta interessando. In ogni caso se ne parlassimo adesso rischieremmo
d
i uscire dal tema in oggetto della presente seduta.

 

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MARTINI. Comunque, secondo alcune informazioni, non avevano lo
stesso numero della cosiddetta Gladio rossa, che erano molto più nume-
rosi.

TARADASH. Chi è che sta lavorando su questo?

PRESIDENTE. Io personalmente, onorevole Taradash, se lei mi dà la
libertà di pensare ai temi di esame della Commissione.

TARADASH. Lei ha detto che stiamo lavorando!

PRESIDENTE. Diciamo che ho usato un plurale di modestia.

MARTINI. Comunque, in base ad una archiviazione inequivocabile
che è
stata effettuata da tre magistrati - che non possono essere certo ac-
cu
sati di essere di destra - si riferisce che dal febbraio 1972 nessuna
a
zione penalmente rilevante è stata compiuta da Gladio e credo che questo
elemento tagli un po
' la testa al toro. A parte il fatto che è stata recente-
me
nte rilasciata una dichiarazione da parte del senatore Andreotti che de-
finisce questo gruppo come una banda di gentiluomini.

PRESIDENTE. Il che giustifica la prefazione al suo libro. Sembra
quasi che lei e il senatore Andreotti abbiate fatto pace.

MARTINI. Abbiamo avuto quello che definirei un divorzio consen-
suale.

PRESIDENTE. E vi frequentate?

MARTINI. Non voglio dire che andiamo a spasso insieme, comunque,
c'è stato un periodo in cui evidentemente il senatore Andreotti ha riflet-
tuto
su alcuni aspetti e mi ha chiesto di avere una chiacchierata con lui,
cosa che si è verificata ed ora siamo in rapporti normali, non ci siamo an-
cora
fidanzati.

MANCA. Anch'io vorrei unirmi ai ringraziamenti rivolti dal Presi-
dent
e all'ammiraglio Martini per aver accettato, anche con molta celerità,
il nostro invito; infatti credo che sia stato contattato solo pochissimi giorni
fa ed oggi è già qui con noi. Per quanto mi riguarda, dal momento che ora
non mi sento troppo bene e quindi desidero recarmi presso la mia abita-
z
ione ed altresì perché il presidente Pellegrino è ricco di domande, di al-
locuzion
i e commenti ed essendo in definitiva il tempo è quello che è, a
noi tocca, nell' economia generale del tempo a disposizione, fare presto e
lo
faccio volentieri. Desidero porle poche domande al fine di arricchire le
no
stre conoscenze e, se lei lo consente, per quanto riguarda alcuni quesiti,
la vorremmo considerare una specie di nostro consulente e dalle questioni
che le porrò lei capirà certamente perché ho fatto questa premessa. Desi-

 

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interna e io di quella estera), era quello che nel gergo dei servizi si chiama
persona utile. Affidavo a lui un minimo di quattrini per organizzare pranzi
con i giornalisti o altre persone del genere: volevo sapere i boatos della
capitale nei riguardi dell'ammiraglio Martini e del servizio negli anni
fine 1989-1990.

PRESIDENTE. Visto il contenuto dell'archivio Cogliandro si può
dire che questo non selezionava i boatos ma raccoglieva tutto.

MARTINI. L'archivio Cogliandro non è stato dato all'ammiraglio
Martini, se non qualche foglio che egli ha immediatamente distrutto o tri-
tato: è stato fatto per altri utenti, che preferirei non citare (Viminale, qual-
che segreteria politica e così via). Cogliandro quando è stato interrogato
ha detto che in alcuni di questi documenti (soltanto uno o due), che
non sono datati e nessuno si è preoccupato di farlo, c'è scritto «dato al-
l'ammiraglio». Se me li ha dati sono stati distrutti
. Sono stato accusato
di abuso d'ufficio dal procuratore Salvi, ma lei sa che non sono mai stato
interrogato sull'argomento? Sono stato interrogato da un altro magistrato il
quale mi ha chiesto se confermavo quello che avevo detto al giudice
Priore per gli appunti di Cogliandro che si riferivano ad Ustica.

PRESIDENTE. C'erano almeno tre versioni diverse.

MARTINI. Tra l'altro, il processo non si è neanche celebrato perché
si sono lasciati trascorrere i tempi per la prescrizione. Avevo intenzione di
ricorrere, poi, a un certo punto ...

BIELLI. Vorrei sapere, per mia curiosità, se lei in questo momento
ha qualche procedimento penale in corso, se è indagato, se ha subito qual-
che condanna.

MARTINI. Certo. Penso che non sarò condannato e ritengo che non lo
sarò. Sono stato rinviato a giudizio per una distruzione di carte di Gladio.

BIELLI. Visto che fa questa considerazione la invito a spiegare me-
glio la questione della distruzione delle carte di Gladio: visto che si parla
tanto di Gladio rossa può parlare anche di Gladio vera.

MARTINI. Si tratta di carte risalenti alla Brigata Osoppo di cui io
ignoravo l'esistenza oppure si parla di carte che sono i cosiddetti quaderni
degli operatori trovati dal giudice Mastelloni. In ogni caso ciò rientrava
nelle possibilità del Servizio il cui capo era anche l'autorità nazionale
per la sicurezza. Se si esaminano queste carte alla luce della circolare Go-
ria risulta che il fatto non sussiste.

BIELLI. Le ho fatto questa domanda perché sono scettico, anzi con-
trario a quanto affermato dal Governo oggi rispetto alla distruzione di una

 

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MARTINI. Comunque, nella rete di protezione vedrei poco spionag-
gio.

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei che era un'anomalia, che fa-
ceva parte dell' anomalia italiana.

MARTINI.La vera anomalia era una distorsione ...

PRESIDENTE. Era l'anomalia della nostra democrazia, era una de-
mocrazia anomala, debole.

Secondo il servizio, il KGB e la rete di cui parlavamo prima hanno
fatto vittime, hanno ucciso qualcuno, sono mai stati operativi (salvo il pe-
riodo iniziale dei quattrocento che avevano continuato la resistenza per i
fatti loro)? Negli anni Settanta ha avuto mai segnali di un'operatività of-
fensiva di questa rete?

MARTINI. Della rete di protezione no, che io sappia.

PRESIDENTE. Lei ha difeso, come già altre volte - ed è logico e
comprensibile -, la vicenda del servizio. Ha detto che avete avuto sempre
pochi soldi, pochi mezzi, che eravate in una situazione di difficoltà. Però,
al di là della sua esperienza personale, ritiene che il servizio di cui ha fatto
parte non abbia niente da rimproverarsi? Ad esempio, tutta l'azione del-
l
'ufficio di Maletti sull'indagine di piazza Fontana e altre ...

MARTINI. Il servizio ha tante cose da rimproverarsi, però sono por-
tato a dire che durante il mio settennato ho molte meno cose da rimpro-
verarmi rispetto al passato. Tuttavia, si entra in una statistica italiana. Sa-
rebbe strano che il servizio fosse formato solamente da Batman! Tutto
questo rientra nella logica italiana.

PRESIDENTE. Più volte, anche nelle altre audizioni, lei ha posto
sempre il problema dell' eccessiva attenzione che si è fatta sulla vicenda
di Gladio; adesso, dopo anni, non c'è dubbio che il ruolo di Gladio è for-
temente ridimensionato.

MARTINI. Ma lo era fin dall'inizio!

PRESIDENTE. Ma un tipo di lettura che se n'è fatto non sarebbe
stato possibile se non ci fosse stata la protezione a Giannettini, la prote-
zione a Pozzan, la protezione a vicende in cui un certo numero di italiani
ha perduto la vita. Mi sembra che stiamo perdendo il senso delle propor-
zioni.

Penso che in questo paese ci sia stato un anticomunismo ed un anti-
comunismo democratico. Penso anche che in questo paese all'anticomuni-
smo sia stato pagato un alto prezzo di sangue oltre che una notevole ca-

 

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duta della legalità. Se non entriamo in questo ordine di idee non possiamo
comprendere la storia né capire determinate reazioni.

FRAGALÀ. Anche al comunismo si è pagato un grave prezzo di
sangue.

PRESIDENTE. Non in questo paese.

MARTINI. Non ritengo che i comunisti siamo più stupidi della media
nazionale: quando all'epoca della caduta del muro di Berlino gli si è
messa in mano un’offa come era Gladio, poi discussa in una Commissione
che, guarda caso, si chiamava stragi, ne hanno approfittato. Il discorso è
chiaro, anche se adesso è stato ridimensionato.

PRESIDENTE. Anche negli atti della Commissione presieduta dal se-
natore Gualtieri, di cui io non facevo parte, l'equazione Gladio-stragismo
è stata sempre negata.

MARTINI. Il primo che ha negato l'equazione è stato Salvini il quale,
come prima cosa, ha ringraziato l'ammiraglio Martini perché altrimenti
non avrebbe dato inizio all'operazione. Salvini ha sempre negato l'equa-
zione.

PRESIDENTE. È noto che condividevo la posizione di Salvini e che
in televisione ho avuto anche una lite con Casson proprio perché difen-
devo Salvini.

A questo punto però lei dovrebbe riconoscere che se è vero che Sal-
vini scagiona Gladio, è anche vero che non scagiona le istituzioni, altri
settori dei servizi e gli stessi servizi alleati
. Egli ribadisce che Gladio
non c'entra nulla. In realtà dietro i ragazzi della destra eversiva che met-
tevano le bombe c'erano altri tipi di apparato istituzionale.

MARTINI. È evidente però che il sangue è stato versato da tutte le
parti, perché non era un caso che le Brigate Rosse si chiamassero così.

PRESIDENTE. Su questo non c'è dubbio; infatti io l'ho scritto.

FRAGALÀ. Ma questi non sono delitti del comunismo. Questo non è
sangue del comunismo.

PRESIDENTE. Fanno parte della storia della sinistra italiana e questo
l’ho detto e scritto.

FRAGALÀ. Cinque minuti fa non ha detto questo.

PRESIDENTE. Onorevole Fragalà, se legge il documento che a Ta-
radash è sembrato un romanzo giallo, potrà constatare che quanto sostengo
è indicato con estrema precisione.