CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

10/10/99


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

56ª SEDUTA

MERCOLE10 OTTOBRE 1999

Presidenza del Presidente PELLEGRINO
indi del Vice Presidente
MANCA

La seduta ha inizio alle ore 20,55.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito il senatore Pardini a dare lettura del processo verbale della se-
duta precedente.

PARDINI, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta
del 27 ottobre 1999.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni il processo verbale si in-
tende approvato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE.

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti il cui elenco
è in distribuzione e che la Commissione
acquisisce formalmente agli atti dell' inchiesta.

Informo inoltre che l'onorevole Sergio Mattarella ha provveduto a re-
stituire
, debitamente sottoscritto ai sensi dell'articolo 18 del regolamento
interno, il resoconto stenografico della sua audizione svoltasi il 27 ottobre
scorso, dopo avervi apportato correzioni di carattere meramente formale.

MANTICA. Signor Presidente, intervengo perché lei durante l'audi-
zione dell’onorevole Mattarella, parlando di una lista che non so più
come chiamare, se quella degli enucleandi o quella della Rubrica «E»
citò i nomi di alcuni parlamentari comunisti e disse che nella lista vi erano
anche i nomi di parlamentari del Movimento sociale italiano. Lo ricordo
perché risposi che la cosa non mi preoccupava perché ciò dimostrava
che il Piano Solo era la bozza di un atto a difesa dello Stato democratico
di cui evidentemente anche i missini erano considerati fuori dal gioco. Le
voglio dire però che avendo consultato i documenti lasciati alla Commis-
sione dall’onorevole Mattarella, non ho trovato nomi di parlamentari mis-

 

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successo nella seduta spiritica. Mi interessa sapere invece come valuta
lìindagine su Gradoli, tenuto conto che ormai
è accertato che il questore
De Francesco era al corrente di una prima perquisizione compiuta in via
Gradoli, e come mai, quando giunge la notizia di Gradoli, invece ci si reca
al paese Gradoli e non in via Gradoli. Prima ancora della seduta spiritica,
credo sia dato importante il come le indagini si sono orientate in tutt’altra
direzione, tenuto conto che vi era stata già un'informativa e addirittura
una perquisizione in via Gradoli. La seconda domanda concerne la suppo-
sta presenza, nel caso il dottor Priore avesse delle risultanze nel merito,

del colonnello Guglielmi in via Fani al momento del sequestro Moro e
di che ruolo avesse, da dove provenisse e se
è vero che questi facesse
parte della struttura Gladio; quale indagini erano state comunque compiute
per accertare la presenza del colonnello Guglielmi, della sua provenienza
e del ruolo svolto da questi
.

Vorrei chiedere inoltre al dottor Priore una sua valutazione su due
problemi che mi hanno sempre colpito: come spiega il dottor Priore che
i cinque appartenenti al comitato esecutivo delle BR, per certi versi vio-
lando qualunque norma di sicurezza e di compartimentazione dell’organiz-
zazione, decidono di stabilire un riferimento stabile a Firenze anche du-
rante le fasi del sequestro Moro. Come valuta le riunioni a Firenze, con
tutto ciò che hanno comportato
, cosa ci può dire sulle riunioni dei briga-
tisti a Firenze? Come abbiamo già ripetutamente richiesto alle varie per-
son
alità audite in commissione, avrà anche lei saputo senz’altro che Fran-
ceschini, audito in commissione, parlò di una offerta del Mossad di colla-
borazione
, di sostegno all’organizzazione delle Brigate Rosse, rifiutata dal
nucleo storico. Lui ci disse
: «eravamo giovani idealisti; credevamo di do-
ver camminare con le nostre gambe». Non è escluso però che successiva-
mente questa offerta fosse stata accolta. Il Mossad non chiedeva niente in
cambio; pare che a questo fosse sufficiente la destabilizzazione del paese
che l'azione delle Brigate Rosse poteva fare. Cosa pensa il dottor Priore di
questo? Connessa ancora all'audizione di Franceschini, quale ipotesi si
sente di avanzare il dottor Priore in merito alla figura ed al ruolo di Mo-
retti e ai sospetti che Franceschini e Morucci avevano sulla reale figura di
Moretti stesso?

PRIORE. Forse ho dato una impressione di sicurezza. Ma anch’io ho
premesso che ho tante perplessità e che tutto va verificato
. Sono trentacin-
que anni che faccio il giudice e so che tutto deve essere riscontrato. Non
posso procedere per ipotesi
. Tante volte abbiamo discusso con il presi-
dente Pellegrino, che lo ha riconosciuto
, che mentre noi magistrati dob-
biamo stare con i piedi per terra, i politici possono anche avere colpi d’ala
e ragionare per ipotesi. Per me il dossier Mitrokhin deve essere esaminato
e riscontrato a fondo. È una miniera e in quanto tale ha sicuramente dei
filoni degni di ogni fede ma potrebbero esserci delle scorie. Questa
è la
premessa essenziale. I miei colleghi, come la Commissione
, dovranno stu-
diare per mesi e mesi se non per anni queste nuove carte, considerato an-
che che mi sembra ne esistano delle altre.

 

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Quanto a via Gradoli non posso altro che confermare quanto ho
scritto nelle varie inchieste: cioè che le indagini furono carenti sotto
ogni profilo: fu una sorta di disastro. Ciò che noi non siamo mai riusciti
ad appurare è se questa carenza, e serie di errori impressionanti, fu qual-
cosa di colposo perché la confusione era tale e tanta e potesse anche ad-
debitarsi a colpa delle persone; oppure se si trattasse di una scelta dolosa.

PRESIDENTE. Ho personalmente ipotizzato che non si spingesse
troppo l'individuazione della prigione di Moro perché si poteva avere
paura che nel frattempo non si trovassero le carte; che cioè si liberasse
un ostaggio e non si liberasse l'altro, visto che il presidente Cossiga mi
disse che era una «mascalzonata politica» pensare che non si fosse voluto
salvare Moro.

PRIORE. Queste sono ipotesi che il giudice non può confermare né
in un senso né nell'altro. L'impressione è che il caso di via Gradoli fu
trattato malissimo; non credo che nessuno tra i miei colleghi, neanche il
più giovane, una volta ricevuta
quella indicazione si sarebbe diretto su
Gradoli e non su via Gradoli; cosa molto, molto più semplice sempre
che non vi siano stati intenti di ostacolare le indagini e che cioè sia stata
omessa volutamente l'indicazione data di «via» e che qualcuno l
'abbia ta-
gliata. Comunque a me sembra che nel momento stesso in cui non si riu-
sciva a trovare alcunché a Gradoli paese, forse correva l'obbligo di appro-
fondire l
'ipotesi di via Gradoli.

Tuttavia, questo aspetto a livello giudiziario non è stato accertato.
Per quanto riguarda Guglielmi, so che è stata verificata la sua pre-
senza in quel luogo e in quel giorno ed è stato interrogato proprio per co-
noscerne la ragione. Al riguardo credo anche che abbia fornito una sua -
sicuramente non credibile - risposta. In ogni caso tale episodio non fa al-
tro che confermare in me la convinzione che diverse entità sapessero che
quel giorno dovesse avvenire quel sequestro. Infatti, a via Fani troviamo
tantissime persone: si è ad esempio accennato al fatto che fossero presenti
anche dei soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, si è parlato
della
«ndrangheta» e della scomparsa di fotografie in cui veniva ritratto
un personaggio facente parte di questa organizzazione criminale.

PRESIDENTE. Mi perdoni, dottor Priore, ritengo che si tratti di un'i-
potesi di una gravità enorme. Sarebbe infatti gravissimo se il servizio se-
greto italiano sapendo di un attacco a Moro in via Fani, avesse deciso co-
munque di tacere per poi andare a verificare gli eventi. Ripeto
, si tratte-
rebbe di un'ipotesi estrema.

L'ipotesi invece che i servizi segreti si siano precipitati in via Fani
per recuperare le borse di Moro mi sembra più credibile.

PRIORE. Dipende dall'orario in cui era presente Guglielmi. È questo
il punto. Guglielmi non si reca sul posto dopo il rapimento, ma è già pre-
sente prima che questo si verifichi, di questo bisogna tenerne conto.

 

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In particolare, riguardo a questo aspetto, vorrei aggiungere che non è
detto che i nostri servizi in quel periodo fossero poco efficienti. Esami-
nando le vecchie carte che riuscii a sequestrare al colonnello Cogliandro
ho trovato una infinità di fascicoli che dimostrano una certa attività del
raggruppamento Centri di controspionaggio. Non li cito tutti perché
sono moltissimi. Noi siamo in possesso addirittura del registro. Ad esem-
pio vi era un fascicolo «Pipemo», un altro che si occupava di «Onda
rossa». Vi era inoltre un fascicolo sul CNR, ossia dell'obiettivo primario
dei cecoslovacchi. Faccio inoltre presente che al CNR lavorano moltissime
delle persone implicate nel caso «Moro»; mi riferisco ad una serie di pro-
fessori tra cui la dottoressa Conforto. Inoltre, siamo in possesso di un fa-
scicolo su Scricciolo Luigi ed uno sulle attività del KGB e del GRU in
Italia; c'è un fascicolo su Blunt, il quarto dei magnifici cinque di Cam-
bridge; abbiamo un fascicolo su Sejna, il generale cecoslovacco che per
primo ha fornito un elenco - del quale siamo riusciti a trovare una copia
in originale - relativo ai fuoriusciti che lavoravano a Praga. Vi è una do-
cumentazione che tratta dei contatti dei funzionari del Ministero dell'in-
terno con il KGB; un fascicolo «servizio informativo bulgaro», un altro
dedicato alle attività delle ambasciate sovietica e cecoslovacca, uno su
Metropoli ed uno sui giornalisti sospettati di collusione con il KGB ed
il GRU
. Vi è infine un fascicolo stranissimo sull'Istituto degli affari inter-
nazionali struttura che interessò Morucci e la Faranda e di cui troviamo
tantissime tracce all'interno dell'appartamento di Viale Giulio Cesare.

Tali fascicoli, che sarebbero stati di un interesse altissimo, sono stati
tutti distrutti.

PRESIDENTE. Per una maggiore chiarezza, dottor Priore, questi di
cui ci ha parlato sarebbero i fascicoli del Sismi ...

PRIORE. Precisamente del raggruppamento Centri, cioè di un organo
del Sismi.

PRESIDENTE. Sarebbero i fascicoli che Cogliandro avrebbe portato
via con sé nel lasciare il Sismi, quindi non farebbero parte di quella atti-
vità informativa da lui successivamente svolta quasi a titolo privato?

PRIORE. Questo non riusciamo a saperlo con esattezza.

PARDINI. Quando li avete cercati?

PRESIDENTE. Dopo la scoperta dell'archivio Cogliandro. Il dottor
Priore se ne è occupato per le connessioni con la tragedia di Ustica. In
tale archivio sono contenute una serie di ipotesi sul duello aereo che si
sarebbe verificato.

PARDINI. Quando fu distrutto tale archivio?