CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  10/3/2001


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI
RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI PARLAMENTARI

Audizione dei magistrati della Procura di Roma,
dott
ori Franco Ionta e Giovanni Salvi
(*)

Giovedì 10 marzo 2001

(*) L'autorizzazione alla pubblicazione del resoconto stenografico è stata comunicata
dagli auditi con lettere
del 7 giugno 2001, prot. n. 051/US e del 20 settembre 2001,
prot. n. 081/US.

 

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A breve, penso domani stesso, vi invierò un'ulteriore attività di inda-
gine svolta in collaborazione dal dottor Bonfigli e dai ROS per conto della
Commissione e che riguarda altro aspetto della vicenda Moro, la vicenda
Markevitch.
È su il «Corriere della sera» di oggi un'intervista rilasciata
dall' ammiraglio Martini alla dottoressa Calabrò, mentre sulle agenzie,
sempre di oggi, ci sono ulteriori dichiarazioni del generale Inzerilli che
si collegano alle dichiarazioni di Martini.

Questa audizione 1'abbiamo sostanzialmente deliberata in una logica
di passaggio del testimone. Noi terminiamo e, salvo come dicevo prima, la
possibilità che un ulteriore organo parlamentare possa in parte riprendere
alcune delle inchieste, tutto resta oggi affidato all'attività della magistra-
tura ordinaria.

Se voi siete d'accordo, partirei dalla vicenda più lontana nel tempo,
ossia dalla vicenda Gladio. Quindi, chiederei al dottor Salvi una valuta-
zione su quella documentazione che i nostri collaboratori hanno indivi-
duato, che noi abbiamo acquisito in copia e che vi abbiamo immediata-
mente inviato. Naturalmente, interloquirò con voi. Successivamente sa-
ranno i colleghi a porvi delle domande.

SALVI. Signor Presidente, la documentazione ci è sembrata immedia-
tamente di interesse, perché non era mai emersa, se non come ipotesi di
mera letteratura, la possibilità di un collegamento tra il rinvenimento di
via Monte Nevoso e il caso Moro. Indubbiamente il caso Moro è collegato
a Gladio, in quanto uno dei pochi elementi non contenuti nel cosiddetto
memoriale del 1978, esistente invece nell'originale fotocopiato ritrovato
nel 1990, è un'indicazione che potrebbe essere riferita a quella struttura
clandestina. Però, al di là di questo collegamento, altri non ne erano stati
fatti. Ritornerò su questo argomento per dire rapidamente quali verifiche
abbiamo condotto.

La prima verifica è stata quella sui nomi, per stabilire se potesse es-
servi, così come prospettato dai collaboratori della Commissione nella
nota che c'è stata inviata, una qualche differenza rispetto alle liste dei
«gladiatori» indicate nel 1990. Per la verità, questa verifica è stata nega-
tiva, nel senso che non vi è alcuna discrepanza. Infatti, alcuni nomi sono
diversi - ho qui il primo risultato di questa verifica, che ci riserviamo di
condurre in maniera più accurata, perché moltissimi sono i nomi e molti
gli elenchi ripetuti - e vi sono degli errori, ma sono sicuramente identifi-
cabili per nominativi presenti nelle liste del 1990. Vi sono nomi diversi, vi
sono nomi con piccole differenze, ma sostanzialmente non vi sono delle
novità. Occorre però tener presente che nel 1990 furono formate più liste
inviate alla polizia giudiziaria, ai carabinieri e alla polizia, perché venisse
condotta una verifica. E questo per due ragioni, prima di tutto per accer-
tare se questi soggetti avessero dei precedenti giudiziari sfavorevoli, poi
per individuarne il domicilio attuale così da poter inviare la lettera di rin-
graziamento che il capo del SISMI aveva preparato. Queste liste, in realtà,
furono già oggetto di un'indagine molto approfondita da parte della pro-
cura della Repubblica, in quanto colpiva il fatto che non vi fosse tra

 

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loro un'identità nel tempo e che fossero state modificate, a distanza di po-
chi giorni
, con inclusioni ed esclusioni di nominativi.

In realtà, tutti questi fatti sono stati ampiamente esaminati e costitui-
scono oggetto di un procedimento che è attualmente pendente davanti alla
seconda Corte di assise di Roma. Le requisitorie del pubblico ministero
sono previste per il 12 di questo mese. Probabilmente slitteranno di qual-
che giorno per ragioni logistiche, però il procedimento è ormai in conclu
-
sione. L'ipotesi di reato che la procura della Repubblica ha formulato e
che il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto potesse essere soste-
nuta in dibattimento riguarda principalmente la soppressione di atti e do-
cumenti e le informazioni non corrette fornite alla Presidenza del Consi-
glio in occasione della rivelazione dell'esistenza della struttura. Una parte
di queste contestazioni riguarda proprio l'affidabilità della lista dei 622. In
questo contesto è stato ampiamente esaminato anche il materiale che i col-
laboratori della Commissione stragi hanno esaminato.

Per essere del tutto chiaro devo dire anche che si tratta di un processo
- quello che si chiude il 12 marzo - molto difficile
, perché riguarda una
struttura gerarchica e fatti che si sono verificati a partire dal 1972, in larga
parte prescritti e che, per la parte non prescritta, richiedono l' individua-
zione di responsabilità ovviamente personali, perché non è possibile ricor-
rere a criteri obiettivi di affermazione di responsabilità.

Ciononostante, riteniamo che l'impostazione del pubblico ministero
fino a questo momento abbia retto alla verifica dibattimentale. Vi sono
state molte udienze e molte acquisizioni anche nuove; alcune di queste po-
trebbero essere di interesse per la Commissione parlamentare d'inchiesta,
concernendo la responsabilità dei Servizi rispetto al Parlamento e alla Pre-
sidenza del Consiglio.

Io credo che si sia provato - ne avremo una verifica tra breve - che
alla Presidenza del Consiglio e al Parlamento non fu comunicato che nel
1972 vi fu una profonda modificazione della Rete con l'allontanamento di
un numero consistente di soggetti, i cui nominativi sono oggi sconosciut
i,
perché le liste sono state soppresse insieme ai microfilm che ne erano stati
fatt
i; che fu completamente modificata l'organizzazione dell'intera strut-
tura, a seguito del collegamento tra il rinvenimento di Aurisina e la strage
di Peteano. Credo che si sia anche provato documentalmente che i soggetti
condannati con sentenza definitiva per le attività di depistaggio - per es-
sere chiari - nella strage di Peteano erano collegati alla struttura stay be-
hind
e
al servizio di informazione. Così che noi possiamo affermare con
un buon grado di certezza che l'ipotesi non provata - voglio dirlo con
molta nettezza - di coinvolgimento di soggetti legati alla struttura stay be-
hind
nella strage di Peteano (perché di questo non c'è prova alcuna), il
sospetto che vi potesse essere un coinvolgimento, derivante dal fatto
che mancavano dal «Nasco» di Aurisina oggetti che potevano essere stati
utilizzati per l'attentato e che alcune persone del gruppo che gravitavano
su Aurisina erano già state segnalate da Serravalle come inaffidabili dal
punto di vista politico, perché ritenevano di dover intervenire direttamente
nella vita politica attraverso l'uso della struttura, questo sospetto portò allo

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smantellamento di fatto della stay behind come esisteva fino al 1972 e alla
sua ricostituzione in maniera completamente diversa. Questo è provato an-
che attraverso una consulenza archivistica che in dibattimento è stata va-
gliata.

Quindi credo che, comunque vada il procedimento, questi elementi
che risalgono nel tempo e che sono ormai prescritti costituiscono un
dato di fatto e rappresentano un riferimento per la vostra domanda.

Le liste dei 622 e quella complessiva, comprendente anche i negativi,
sono secondo noi vere, ma incomplete, perché il gruppo che poteva essere
di rilievo
è stato soppresso nel 1972 con la documentazione della stay be-
hind.

Vi è un altro elenco, nel materiale trovato presso la DIGOS, che è
definito «Moro nomi». È un elenco di soggetti comunque coinvolti nella
vicenda Moro: giornalisti, parlamentari, uomini politici eccetera ...

PRESIDENTE. Vorrei prima chiederle alcuni chiarimenti. Nella loro
materialità, questi documenti acquisiti dai collaboratori erano già agli atti
della vostra indagine.

SALVI. Sì.

PRESIDENTE. Perché gli esiti penali del processo a noi Commis-
sione parlamentare interessano fino ad un certo punto. Ciò che più ci ri-
guarda è capire la consistenza della struttura. Quando sentimmo il senatore
Cossiga, egli, con riguardo alla redazione di questi elenchi, ci disse: «Se-
condo me in quella fase si fecero alcuni pasticci». L'impressione che ho
avuto è che questa documentazione conferma il pasticcio; nel senso che se
la differenza tra le liste più ampie e quelle più ristrette riguardava i pos-
sibili soggetti dell'arruolamento e poi i «gladiatori» effettivamente arruo-
lati, avrebbe avuto senso trovare una documentazione d'inchiesta sui sin-
goli nominativi fatta all'epoca dell'arruolamento; il fatto invece che questa
attività sia stata svolta successivamente al disvelamento dell' esistenza
della rete dà l'impressione che quelle indagini si facessero non per deci-
dere o non decidere l'arruolamento, quanto piuttosto per decidere l' osten-
sibilità dei nominativi.

Perché nel 1990 si fanno indagini per sapere se uno aveva precedenti
penali, se non era iscritto a partiti politici eccetera? Se non era stato ar-
ruolato non lo era, se invece era stato arruolato così pure era. Le indagini
ulteriori ai fini dell'arruolamento, che fine potevano avere?

SALVI. Anche questo è stato ampiamente esaminato da noi, perché è
stata l'ipotesi di partenza. Probabilmente la ragione per cui si fece quel
tipo di accertamento risiede in una richiesta specifica da parte del Presi-
dente del Consiglio di conoscere se le persone che facevano parte della
struttura erano state coinvolte o meno in fatti di eversione, comunque in
fatti penalmente rilevanti.

 

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PRESIDENTE. Vorrei avere un ultimo chiarimento, o formulare
un'ultima ipotesi. Ci sono recenti dichiarazioni dell'onorevole Paolo Emi-
lio Taviani, assunte dalla polizia giudiziaria su delega della procura di
Brescia, in cui egli dice che in realtà all'origine della strategia della ten-
sione ci fu un errore commesso intorno alla metà degli anni Sessanta,
quando il servizio segreto militare, nella crisi del SIFAR e nel passaggio
al SID, sostanzialmente ingaggia come informatori degli appartenenti a
due formazioni politiche che fino a quel momento vivacchiavano alla de-
stra del Movimento sociale italiano, cioè Ordine Nuovo e Avanguardia
Nazionale, che da quel momento crescono, e acquisiscono maggiore offen-
sività. Rileggere queste dichiarazioni mi ha riportato alla memoria gli
studi di un comune amico, Franco Ferraresi, che aveva sempre sottolineato
come in realtà nella storia della destra radicale vi è una torsione intorno
alla metà degli anni Sessanta.

Questo discorso mi fa formulare un'ipotesi che potrebbe riguardare
anche la Gladio, così come l'insieme dei depistaggi che sono stati accer-
tati. Cioè che da un certo momento in poi, diciamo dalle indagini di
piazza Fontana, la vera preoccupazione all'interno del mondo politico isti-
tuzionale fosse non tanto quella di coprire le responsabilità per singoli fatti
di sangue o per singoli fatti stragisti, quanto di coprire questo rapporto che
ad un certo momento era sorto tra l'apparato istituzionale del servizio se-
greto militare e Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale; se a questo do-
vessi aggiungere una mia personale valutazione, il rapporto con Ordine
Nuovo riguarda in particolare il servizio segreto militare, quello con
Avanguardia Nazionale riguarda anche gli apparati del Viminale, ed in
particolare l'Ufficio affari riservati. E allora, la lettera del Ministro che
chiede informazioni potrebbe essere l'ultima fase, la fase inerziale di que-
sta preoccupazione, che c'è sempre stata, cioè che anche all'interno della
struttura Gladio potesse apparire qualche nome di persona coinvolta in or-
dine ad eventi delittuosi. Se ad esempio il nome di Delle Chiaie o quello
di Zorzi fossero risultati fra quelli dei gladiatori, certamente la lettura
della vicenda Gladio sarebbe stata diversa. Così come quella ristruttura-
zione del 1972, cioè questa bonifica della struttura, potrebbe essere stata
dettata dalla preoccupazione di recidere questo rapporto.

SALVI. Che ci fosse questo rapporto è certo, ed in particolare emerge
dall' indagine sulla strage di Peteano e sul gruppo ordinovista veneto, in
particolare per quanto attiene al rapporto con il Servizio. Specificamente
emerge in relazione alla struttura Gladio per la vicenda di Marco Morin,
che è il perito condannato per aver fatto una falsa perizia sulla strage di
Peteano, il quale risulta come Marco Marin nella documentazione di Gla-
dio e per il quale in qualche modo vi è un intervento dei Servizi quando,
alla fine degli anni Sessanta, viene arrestato con delle armi che deteneva
abusivamente, mentre poi la questione venne chiusa considerandolo un
collezionista e non se ne parlò più; insieme a lui vennero però arrestate
altre persone con armi ed anche con dell'esplosivo di notevole rilievo, e

 

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anche per loro la questione finì allo stesso modo. Quindi sicuramente que-
sto coinvolgimento c'era.

Però, per evitare di avere una visione falsata, almeno rispetto alle ac-
quisizioni processuali , credo si debba dire che non vi è prova che la strut-
tura Gladio sia stata coinvolta in questo tipo di attività. Quello che pos-
siamo affermare
è che il gruppo proveniente dalla ex organizzazione
Osoppo, poi divenuta organizzazione «O», di soggetti fortemente antico-
munisti che nel tempo si sono ancor più politicizzati e che alla fine degli
anni Sessanta hanno avuto una forte tentazione interventista, costituisce il
nucleo di quei soggetti che sono stati allontanati nei primi anni Settanta.
Certamente in questo gruppo Specogna, che era il capogruppo di Udine
della rete Gladio, così come Fagiolo, che era il reclutatore della zona,
ed alcuni soggetti come quelli che costituivano il gruppo di Cervignano
ebbero dei contatti, dei rapporti con il gruppo degli ordinovisti. Di tutto
questo non sappiamo più nulla perché la documentazione del 1972 è stata
completamente ricostruita. I fascicoli esibiti non sono gli originali, e que-
sto è stato provato con la consulenza tecnica: sono stati tutti creati nel
1972- '73, anche quelli che apparentemente risalgono agli anni Sessanta.

PRESIDENTE. Dovete tener presente che spesso la conoscenza che il
vertice politico ha del funzionamento degli apparati non è estremamente
approfondita.

SALVI. La risposta è sì.

PRESIDENTE. Quindi può esserci questa preoccupazione.

SALVI. D'altronde questo lo dice Andreotti anche nell'audizione fatta
durante l'esame svolto in dibattimento seguito dal giudice Ionta insieme al
dottor Saviotti. Egli disse che fu fatta questa ricerca perché si voleva ve-
rificare se soggetti appartenenti all'organizzazione fossero coinvolti in
qualcosa.

Da questo si ricavano due cose. La prima è che sono stati costretti a
fare questa verifica per dare risposte. La seconda, come noi riteniamo,
è
che questa rete in realtà non servisse più a nulla perché, una volta sman-
tellata all'epoca, venne riconvertita, ma non serviva più. Loro a quel punto
non sanno più nemmeno dove stanno questi soggetti, non sanno chi sono
gli operativi e quelli che operativi non sono, non sanno dove abitano, non
sanno nemmeno chi è vivo e chi è morto. Per poter spedire le lettere ai
propri elementi operativi sono costretti a fare le ricerche insieme ai cara-
binieri e scoprono, ad esempio, che il capocentro di una certa zona, quello
che dovrebbe organizzare tutto, si
è trasferito da dieci anni in una zona
diversa, oppure è morto, oppure non è mai stato in quella zona! Sono
più di cento le persone che rientrano in questa tipologia.

MANCA. Questo disordine è una cosa italiana o ha un'altra spiega-
zione?

 

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SALVI. A mio parere è un po' all'italiana, nel senso che è una strut-
tura che continuava a sopravvivere a se stessa e a servire per altri scopi
.
Infatti in questo disordine all'italiana si inserisce la possibilità di adde-
strare dei soggetti e di utilizzarli senza passare attraverso il Servizio,
è
questa l'unica possibilità che hanno di addestrare soggetti ad attività di
alto livello di sabotaggio senza passare attraverso l'addestramento ufficiale
del Servizio. Almeno un caso di questi
è stato scoperto, cioè Stoppani.

PRESIDENTE. L'avvocato?

SALVI. Sì, la Corte d'assise ha dichiarato non punibili i vertici del
Servizio e Stoppani perché l'addestramento finalizzato ad andare a seque-
strare Peter Kienesberger
. ..

PRESIDENTE. È una questione che riguarda l'Alto Adige, di cui ho
parlato recentemente a Bolzano.

SALVI. Non interessano i particolari, però la questione è molto im-
portante per capire che questo disordine consente tranquillamente di adde-
strare Stoppani e - a nostro parere - molti altri; abbiamo infatti trovato,
sempre attraverso le consulenze tecniche, che in realtà vi sono molti no-
minativi di soggetti che risultano addestrati e non lo sono stati, o addirit-
tura di matricole doppie, quindi persone che risultano inesistenti e che in-
vece sono state addestrate.

PRESIDENTE. Tutta quella questione di cui non siamo riusciti ad
occuparci, benché bersagliati da incitamenti a farlo, posta dall'onorevole
Accame circa presunti gladiatori che addirittura operavano all'estero po-
trebbe ricollegarsi a questo discorso?

SALVI. Non ricordo questa storia.

PRESIDENTE. L'onorevole Accame ha mandato a voi, a me e a tutti
una serie di lettere e di istanze affinché si indagasse sul fatto se non sia
esistita un'altra Gladio destinata ad operare non sul territorio nazionale,
ma all'esterno.

SALVI. Non ho un ricordo specifico.

PRESIDENTE. Chiarito il fatto che non riesco a capire perché qual-
che membro di questa Commissione si sia immediatamente allarmato per
questi accertamenti che sono stati fatti al momento della trasmissione de-
gli atti alla procura, tanto che a volte mi domando se questa sia una Com-
missione d'inchiesta o una specie di collegio di difesa di qualcosa o di
qualcuno, veniamo al criterio dell' archiviazione. Perché secondo voi que-
sta fascicolazione viene archiviata al caso Moro, fatto che sembra abba-
stanza improprio?

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SALVI. Questo è 1'aspetto più interessante, perché effettivamente non
c'è una ragione di questo. Abbiamo interrogato l'allora dirigente della DI-
GOS, Fasano (che adesso è vice direttore del SISDE e quindi, ad alti li-
velli, rende servizio di informazione civile) che materialmente ha redatto
le annotazioni, il quale ha riconosciuto la grafia.

Il dottor Fasano non ha saputo dare una spiegazione del collegamento
che è stato fatto nell'intestazione del fascicolo tra il rinvenimento di via
Monte Nevoso e gli elenchi dei gladiatori. Egli non ha in alcun modo fatto
riferimento ai fatti di cui parlano oggi l'ex capo del SISMI Martini e il
generale Inzerilli, cioè della possibilità che vi fossero degli altri docu-
menti. Certo è che non è mai stato ipotizzato nessun collegamento di
tal genere. Non
è quindi chiara la ragione per la quale è stata iscritta que-
sta annotazione.

Il dottor Fasano ha detto che probabilmente si è trattato di un'intui-
zione investigativa e cioè la coincidenza temporale tra il ritrovamento di
via Monte Nevoso e la decisione di rivelare la struttura di Gladio. Effet-
tivamente ciò colpisce molto, al di là degli aspetti giudiziari, soprattutto se
si fa una riflessione «in libertà». Indubbiamente la decisione di rivelare
l'esistenza della struttura e di indicare il nominativo dei gladiatori (anche
se il 6 ottobre non era stato ancora deciso di rivelarli)
è stata molto poco
gradita sia all'interno del servizio militare che di altri Paesi. Non vi
è dub-
bio che il cosiddetto memoriale rinvenuto a via Monte Nevoso creasse
problemi soprattutto all'onorevole Andreotti perché le parti omesse nella
versione del 1978 sono parti che lo riguardano e sono state alla base
del processo ...

PRESIDENTE. Per la verità il tribunale di Palermo, dopo un'attenta
analisi, questo lo avrebbe smentito.

SALVI. Per la verità conosco molto bene anche quel lavoro del tribu-
nale di Palermo e di Perugia e posso dire che quel lavoro era già stato
fatto ampiamente da noi
. Quindi non si tratta di una novità o di uno scoop
processuale, ma di fatti ampiamente noti, sin dal 1990.

Ma queste non sono nulla di più che suggestioni.

PRESIDENTE. Senza arrivare alle suggestioni, ma con la libertà di
ipotesi che ci può essere in sede parlamentare, indubbiamente maggiore
di quella che ci può essere in sede giudiziaria, veniamo alle ultime dichia-
razioni dell' ammiraglio Martini.

Durante l'audizione di Martini il 6 ottobre 1999 gli posi una do-
manda perché ero stato colpito da un piccolo inciso contenuto nel suo li-
bro di memorie; quando egli dice che nel 1978, subito dopo la tragica
conclusione della vicenda Moro, decide di lasciare il Servizio, giurando
di non tornarvi mai più. Gli chiesi se questo non avesse a che fare con
le vicende legate al dopo Moro, ad esempio all'incarico dato in quello
stesso periodo al generale Dalla Chiesa. Pensavo a problemi di gelosie.
Sappiamo infatti che quell'incarico dato al generale Dalla Chiesa, che

 

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metteva insieme poteri di polizia giudiziaria e poteri di intelligence, causò
malumori e gelosie istituzionali. Egli mi rispose di no, mentre nell'inter-
vista rilasciata alla giornalista Calabrò al
«Corriere della sera» (peraltro
ho sentito questa mattina per telefono Maria Antonietta Calabrò e mi
sono anche fatto raccontare ciò che nell'intervista non è apparso) invece
la sua decisione di dimettersi è collegata ad un forte contrasto che durante
la vicenda Moro Martini ebbe con il ministro della difesa dell'epoca,
At-
tilio Ruffini. Martini era stato incaricato di raccogliere dal Segretario ge-
nerale della Farnesina e dal Segretario generale di Palazzo Chigi una spe-
cie di dichiarazione che dava atto che Moro non fosse in possesso di «se-
greti sensibili»; quindi in risposta al comunicato delle BR in cui Moretti
pubblica la lettera in cui invece Moro sembra dire il contrario a Cossiga;
infatti afferma di poter dire anche cose che riguardano l'intervento dello
Stato. Raccolte queste due dichiarazioni Martini si reca al
summit dove
erano presenti - se non sbaglio - i Ministri dell' interno e della difesa,
con i var
i vertici: Santovito, Grassini e così via. A questo punto Ruffini
gli dice: «Allora possiamo stare tranquilli» e Martini dice in presenza di
tutti
: «No, lei non può stare tranquillo perché io ho accertato che nella
sua cassafo
rte mancano le consegne di stay behind», A questo punto scop-
pia una forte polemica tanto che Martini si sentì male per la violenza del-
l'attacco che subisce da Ruffini. Il giorno dopo la questione si ricompose
e Martini in quel momento decise di lasciare il Servizio giurando a sé
stesso che non vi avrebbe più rimesso piede.

Oggi le dichiarazioni di Inzerilli chiariscono quale era questo docu-
mento di consegna di
stay behind che mancherebbe dalla cassaforte di
Ruffini. Si tratterebbe di un dattiloscritto di 15 pagine, corredato anche
da fotocopie
, che spiegherebbe l'organizzazione di stay behind, ma in am-
bito NATO e non solo in ambito italiano.

Vorrei sapere se Martini, che voi avete sentito più volte, vi ha rac-
contato questo fatto?

SALVI. No, mai.

PRESIDENTE. Quindi questa è una novità. Noi sappiamo per certo
che durante il sequestro Moro si accerta l'assenza dalla cassaforte del Mi-
nistro della difesa di una documentazione delicata che riguardava
stay be-
hind
.

Vorrei sapere se avete valutazioni da fare al riguardo e perché - a
vostro avviso - non si è mai parlato di tutto questo, nemmeno dopo
che
stay behind era diventata un «segreto di Pulcinella».

IONTA. Naturalmente per noi è molto più difficile fare questo tipo di
ipotesi - come affermava poc' anzi il Presidente - che invece è più facile
avanzare in ambienti politici. Noi abbiamo cercato, non appena la DIGOS
ci ha informato, perché devo precisare che la documentazione che ci ha
trasmesso la Commissione stragi
è confluita in un incartamento ...

 

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PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo. La cosa più interessante di
Inzerilli è che egli dice che questa documentazione poi ritorna nella cas-
saforte del Ministro, ma non sa spiegare come.

IONTA.Sì, ho capito il problema.

Intanto voglio ribadire che la documentazione inoltrataci dalla Com-
missione stragi su questo punto specifico è andata a confluire in un fasci-
colo che noi avevamo instaurato sulla base di una informativa della DI-
GOS che ci ha segnalato questa acquisizione di documenti presso i loro
uffici. Subito dopo - come affermava il collega Salvi - abbiamo ritenuto
utile ascoltare il dirigente della DIGOS dell'epoca il quale ci ha parlato
sostanzialmente di una ipotesi di lavoro che lui aveva fatto sulla base della
coincidenza temporale e sul fatto che il ritrovamento aveva manifestato
dei documenti che nella prima stesura del memoriale non c'erano e in par-
ticolare il fatto che uno di questi documenti riguardasse quella struttura
che successivamente noi abbiamo capito essere riferita a Gladio. Devo
dire che scorrendo il fascicolo a disposizione della Commissione si
vede che in queste carte qualche accenno del perché sia stato fatto il col-
legamento Moro-Gladio del quale ci chiedeva conto il Presidente esiste.
Intanto vi furono diverse dichiarazioni circa la possibilità che in realtà
quel materiale rinvenuto in quel momento non fosse stato presente dal
1978 ...

PRESIDENTE. «La manina e la manona».

IONTA..... ma che ci fosse stata una qualche manovra nell'immedia-
tezza della scoperta casuale di questo pannello che avesse inserito o sot-
tratto alcuni documenti, tanto che qualcuno di recente ha fatto la dedu-
zione per la quale anche quel secondo memoriale non sarebbe completo
in quanto mancherebbero delle carte.

Sempre in quel periodo bisogna considerare anche che fu pubblicato
un libro di un generale che si chiama - non so se sia ancora vivo - Vin-
cenzo Morelli.

PRESIDENTE. Sì, «Anni di piombo».

IONTA. In questo libro lui faceva riferimento alla possibilità che fos-
sero stati sottratti piani - ecco che in qualche modo ritorna tale concetto -
proprio relativi alla struttura Gladio di resistenza NATO e ciò si potrebbe
collocare rispetto all'operazione, cui ci riferivamo poc'anzi, «della manina
e della manona». Infatti, il generale Morelli - ho ricercato il verbale -
venne da noi ascoltato e subito dopo venne acquisito tale libro.

In sostanza, è vero che l'accostamento può sembrare immediatamente
vivace, ma si deve fare riferimento a quanto accadeva in quel momento,
cioè era in preparazione la risposta di Andreotti a molte interrogazioni
su Gladio, il collega Casson aveva già avuto l'autorizzazione all'accesso
a quella documentazione. Il ritrovamento che non veniva ritenuto del tutto

 

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innocente del materiale di via Monte Nevoso, probabilmente ha fatto
che il dirigente della DIGOS dell'epoca mettesse insieme le due situa-
z
ioni. In effetti, una riprova di questo è anche nell'indicazione del tabulato
«Moro nom che, in realtà, non è altro che il resoconto di colloqui che il
capo della DIGOS ebbe con me e con
altri colleghi che all'epoca segui-
vano la questione e un riassunto - per così dire - delle acquisizioni testi-
moni
ali che si andavano facendo. Ecco perché in questa intestazione lui
parla di
«Moro nomi», cioè dei nomi che compaiono nelle investigazioni
che
si stavano producendo.

Sull'ultimo punto, cioè su quello che oggi dichiara Martini, posso
dire di non avere un ricordo di questo tipo; credo che ciò non ci
sia
m
ai stato riferito, così come - per la verità - neanche quello che ha detto
Inzerilli
. Sembra che non abbiamo alcuna traccia neanche dell' episodio
avvenuto al Ministero della difesa e, quindi, francamente non so dire
nul
la.

PRESIDENTE. Oramai stiamo per terminare i nostri lavori e, quindi,
non possiamo più proseguire nella verificazione dell'ipotesi.

L'idea che nella documentazione Moro in possesso delle BR potes-
sero esserci documenti sensibili non è nuova, anche se, ad un certo punto,
s
embrava fosse venuta a me; io ho dato il nome «il doppio ostaggio». Ho
ri
guardato addirittura la prima sentenza Moro e , in tutta la parte riguar-
dant
e Peci, viene dato quasi per certo che i documenti sensibili fossero
stati in possesso dei brigatisti. Si afferma che «Al termine dell'intera ope-
razione
, in possesso dei brigatisti di Torino erano rimasti alcuni documenti
scritti nel periodo del sequestro dell'onorevole Moro. Non c'è materiale
rin
venuto nelle borse trafugate in via Fani, tra cui un programma sull' or-
dine pubblico e sul coordinamento tra polizia e carabinieri cu
stodito in co-
pia
, probabilmente da Di Carlo Salvatore, nell'appartamento di via Sanso-
vino n
. 255, ove lo stesso Peci - perché qui vengono riferiti i contributi di
Peci - aveva trovato ospitalità, allorché era stato costretto ad abbandonare
l
'alloggio di corso Lecce e quello di Nichelino».

Ora, se pensiamo che le dichiarazioni di Peci avvengono in un mo-
mento in cui di stay behind non sapeva nulla nessuno, non sta al di fuori
del
l' ipotizzabile che il documento a cui ci si riferisce fosse quello sparito
dalla cassaforte di Ruffini, anche perché abbiamo risentito Scialoja che ci
h
a confermato di aver saputo da Silvestri che i documenti delicati erano
stati, attraverso il canale di ritorno, fatti arrivare nel carcere del popolo,
determinando le ire del Ministero dell'interno. Quando sentimmo Silvestri,
non avevamo ancora sentito Scialoja; anche se non ricordo dove, ho letto
che Sil
vestri, su questo fatto, è stato interrogato e non ha mai escluso in
maniera decisa, ma ha usato una frase del tipo: «Non ho detto proprio co
a Scialoja».

Si tratta di un'ipotesi che, però, resta in piedi: un documento delicato
sparisce dalla cassaforte del Ministero della difesa; in qualche modo, nel-
l'ambito di una trattativa possibile
, arriva nel carcere del popolo e lì poi
viene rintracciato; poi, in qualche modo, ritorna dove doveva stare .

 

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XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

IONTA. È una bella suggestione; le cose che noi sappiamo, però,
sono un po' più semplici di questa ricostruzione.

La documentazione che abbiamo rinvenuto nel 1990 dimostra intanto
che venne fatta un'operazione di fotocopiatura unitaria e contestuale, per-
ché il tipo di carta utilizzata ed il tipo di fotocopiatrice erano gli stessi e
anche le consulenze svolte sul pannello, sulle vernici e sulle stuccature del
pannello hanno dimostrato che quelle carte stanno lì dal 1978. A questo si
aggiunga anche che dietro quel famoso pannello c'era una somma di de-
naro consistente, che credo - non ricordo esattamente - ammontasse a 30
o a 40 milioni, in banconote fuori corso, che risalivano addirittura al se-
questro Costa.

PRESIDENTE. Per chiarire, dell'ipotesi non fa parte il fatto che stes-
sero in via Monte Nevoso, ma che fossero stati comunque in possesso
delle BR documenti del genere, semmai in qualche altro covo o da qual-
che altra parte, perché, ad esempio, il documento di Peci non è mai stato
ritrovato.

IONTA. Anche questo è possibile, ma intanto sappiamo per certo che
chi ha gestito l'operazione Moro è il comitato esecutivo delle Brigate
rosse e l'esponente in loco delle Brigate rosse per conto del comitato ese-
cutivo era indiscutibilmente Mario Moretti e, pertanto, questa ipotesi passa
necessariamente per Mario Moretti, cioè non esiste una possibilità alterna-
tiva rispetto a questa. Infatti, abbiamo riscontrato tutte le dichiarazioni,
comprese quelle di Maccari (che è stato lì praticamente in modo stabile),
il quale non ci ha mai parlato dell'ingresso in quella base di persone o di
documenti estranei rispetto al materiale lì confezionato.

PRESIDENTE. Sì, ma Maccari a noi ha detto pure che i documenti
venivano immediatamente portati via da via Montalcini
. Durante l'audi-
zione di Maccari , gli abbiamo rivolto una domanda specifica in ordine
a quello che accadeva alle risposte date da Moro agli interrogatori. Mi
è stato risposto che Moretti, non appena ottenute le risposte, le portava
via.

IONTA. Sì, ma il principio che si cercava di dire prima è relativo alla
possibilità che fossero entrati documenti estranei esaminati durante la pri-
gionia di Moro: di questo non abbiamo alcuna traccia. Vi era un certo tipo
di gestione, per come c'è stato riferito da Maccari e, tra l'altro, voi ricor-
derete che egli fu arrestato su disposizione del mio ufficio, ma per un
anno e mezzo ha sempre negato di essere l' ingegner Altobelli.

PRESIDENTE. Sì, e addirittura nel 1995 feci ...

IONTA. Fece un'interrogazione parlamentare .

 

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XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

Quindi conservo quella riserva espressa prima di un esame più attento su
tutti i nominativi. Tuttavia, quei rapporti che avete trovato e che sono stati
inviati, rappresentano l'esito della nostra richiesta di indagine. Noi segna-
lammo la presenza di queste liste diverse e la DIGOS rispose. Quelli sono
dunque atti processuali, che fanno parte del processo «Gladio» (non ri
-
cordo se quello originario o lo stralcio, successivo alla soppressione dei
documenti).

TARADASH. Hanno trovato degli atti processuali?

SALVI. Erano della DIGOS.

Ma la cosa veramente singolare del fascicolo della DIGOS è l'inte-
stazione che non ha avuto nessuna spiegazione.

MANCA. Io vorrei proporre un'indagine presso il Viminale per que-
sta cosa.

SALVI. Noi abbiamo sentito il dottor Fasano. Egli sostiene che è pos-
sibilissimo che sia così, che si trattasse di un'ipotesi investigativa deri-
vante dalla contestualità del rinvenimento delle carte, quello che dicevo
prima della «manina» e della «manona». Insomma, tutto quello che allora
si disse: ipotesi investigative legittime, ma per le quali non c'è stato uno
sviluppo. Gli atti che sono lì dentro riguardano l'attività effettuata nel pro-
cesso.

Tornando alla domanda che mi aveva fatto, è difficile scriminare. Vi
posso dire come furono compilate queste liste secondo i responsabili del
SISMI
. Ci è stato detto che non esistevano liste predeterminate del perso-
nale reclutato: esistevano dei quaderni, dei cartellini, dei fascicoli. Met-
tendo insieme informazioni a volte diverse, provenienti da queste tre fonti,
hanno cercato di indicare coloro che, per qualunque ragione, erano stati
considerati positivi, anche se poi erano diventati negativi, perché espulsi
o passati nella riserva o per altre ragioni.

PRESIDENTE. Ma li pagavano o no questi «gladiatori»?

SALVI. No, non venivano pagati; c'erano dei rimborsi di spese, ma
non venivano pagati.

Alcuni nominativi sarebbero stati inseriti - e non vi sono ragioni per
ritenere il contrario perché non appartengono a soggetti a rischio - per
evitare che l'attenzione si potesse accentrare su coloro in merito ai quali
si facevano le interrogazioni. Persino all'interno dei documenti originali
abbiamo individuato un certo numero di persone definite «acqua», che sa-
rebbero state inserite nelle liste ab origine per non svelare i nominativi dei
«gladiatori» nei rapporti con la I divisione, che aveva il compito di accer-
tare se vi fossero controindicazioni. Non entro nei particolari perché que-
sta situazione costituisce anche elemento di contestazione di reati nel pro-
cesso in Corte d'assise. Questo aspetto è stato ampiamente esaminato. Chi

 

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vede questi documenti viene colpito immediatamente dalla singolarità del
fatto che siano state presentate liste diverse, con nominativi diversi, alcuni
dei quali non c'entrano niente. Solo con il lavoro molto complesso succes-
sivo che abbiamo trovato che tale circostanza non nascondeva necessaria-
mente attività illecite. Tuttavia chi guarda immediatamente non può non
rimanere colpito.

MANCA. Sempre sull' argomento degli elenchi, ricordo che un nostro
collaboratore ha deposto presso il Tribunale come perito. Mi riferisco al
dottor Padulo. Nella sua deposizione del 12 ottobre 2000, in qualità di pe-
rito, il nostro collaboratore ha dichiarato di aver esaminato tutti i 1914 fa-
scicoli personali segnalati per la «Gladio» e di averli rapportati con la do-
cumentazione restante. Secondo il dottor Padulo, sono emersi 23 elementi
che avrebbero dovuto essere aggiunti alla lista dei 622. Alcuni di questi 23
sono stati chiamati in sede giudiziaria e tutti hanno smentito di essere stati
arruolati
. Comunque, tutti e 23, dopo le investigazioni e le informazioni,
sono risultati persone per bene. Corrisponde al vero questa ricostruzione?

SALVI. No, non direi. È vero che sono stati individuati. Sono stati
individuati molti soggetti, sia dalla consulenza del dottor Padulo, sia da
quella della professoressa Carucci (due consulenze diverse e collegate).
Sono state individuate diverse ipotesi
. I 23 - non vorrei ricordare male
- corrispondono a matricole doppie o a soggetti addestrati e non risultanti
fra quelli definiti positivi. Questi fatti costituiscono oggetto di contesta-
zione nel procedimento; poiché non immaginavo che ci fossero domande
così specifiche sul punto, non posso rispondere adesso, ma fornirò in se-
guito alla Commissione i dati specifici. Sono state rilevate molte discrasie
tra le informazioni fornite da una parte e le dichiarazioni dei soggetti e la
documentazione acquisita dall' altra. Quindi abbiamo accertato, direi, che
molti soggetti che risultavano negativi in realtà erano stati addestrati;
che soggetti che risultavano addestrati sicuramente non lo erano stati,
con la conseguenza che altre persone erano state addestrate con il loro
nome; che ad alcune matricole non corrispondevano nominativi e veni-
vano segnalate come iscritte per errore. Per esempio,
è stata saltata la ma-
tricola 110, scrivendo soltanto la 109 e la 111; oppure è stata segnalata
una matricola doppia, dunque un errore in questo senso. Alcuni risultano
addestrati, dal foglio di addestramento risulta che sono stati addestrati o
addirittura impiegati in esercitazioni. Noi abbiamo cercato di verificare
a chi corrispondessero queste matricole non identificate. Tenete conto
che in passato questo non
è stato possibile, perché tra il 20 luglio e i primi
giorni di agosto, cioè nel momento in cui il Presidente del Consiglio ha
comunicato la decisione di mettere a disposizione del giudice istruttore
Casson la documentazione relativa ai soggetti della Gladio, sono stati di-
strutti i materiali relativi all'addestramento del personale della base del
CAG. Questo è provato con certezza, nel senso che le persone che hanno
materialmente distrutto questo materiale alla fine di luglio lo hanno con-
fessato, e questo costituisce una delle imputazioni nel procedimento.

 

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TARADASH. Praticamente è un reato, però non fatto bene.

PRESIDENTE. Riterrei però improprio trasferire in questa Aula un
dibattimento giudiziario, senatore Manca. Se lei fa domande che eviden-
ziano una tesi difensiva, i pubblici ministeri non possono che contrapporre
la tesi accusatoria. Nessuno di noi può fare da giudice e quindi lascerei
prudentemente tutto questo ai risultati del dibattimento in Corte d'assise.

MANCA. Signor Presidente, io sto cercando di rimediare qualcosa
che è uscito fuori da questa Commissione. I giornali hanno parlato di que-
sti numeri e di queste cose e io sto cercando di saperne qualcosa.

PRESIDENTE. lo non ho mai impedito a nessuno di fare domande:
mi ero solo permesso di dare un consiglio.

MANCA. Vorrei fare un'ultima domanda: questo è un pasticcio all'i-
taliana oppure viene da una mente che voleva per forza distruggere in
quanto era un segreto? Oppure, era un segreto perché copriva dei reati?
Oppure perché erano tenuti ad un segreto NATO? Oppure perché comun-
que si sarebbe fatto del male a delle persone che non venivano pagate e
vivevano quasi in clandestinità, nel senso buono, e quindi era tutto in que-
sto contesto? Oppure invece c'era della malafede, c'erano dei reati e si
rispondeva a questa etica pseudomilitare?

SALVI. Se posso, credo di poter rispondere anche alle osservazioni
dell'onorevole Taradash. Non c'è bisogno di dirlo adesso, perché lo ab-
biamo sostenuto sia nell'archiviazione, sia nell'esposizione introduttiva
che abbiamo fatto nel momento in cui è cominciato il procedimento in
Corte d'assise. Noi abbiamo affrontato la tematica che ha posto l'onore-
vole Taradash. Avevamo detto di essere convinti di trovarci di fronte a
persone che hanno operato nella convinzione di farlo nell' interesse dello
Stato
, quindi di fronte a persone per bene. Abbiamo ritenuto però che
non costituisca una causa di non punibilità, che è l'unica cosa che può im-
pedire un accertamento giudiziario, il fatto di sottrarre all'autorità politica
(e credo che il Parlamento sia un geloso custode, soprattutto in questi set-
tori così delicati, del rapporto tra amministrazione e politica), del Parla-
mento e del Presidente del Consiglio, settori
così delicati della vita del
Paese quali l'esistenza di una struttura armata composta da civili e militari
con funzioni antinvasione attraverso la soppressione di documenti concer-
nenti la sicurezza dello Stato. È possibile che questa impostazione del
pubblico ministero non sia giusta, e lo dirà la Corte d'assise. La Commis-
sione parlamentare d'inchiesta ci potrà dire se è giusto che l'autorità giu-
diziaria ritenga che anche questi interessi così elevati debbano essere tu-
telati
, ad esempio, con il segreto di Stato e non la soppressione di docu-
menti.

 

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TARADASH. L'unica volta in cui Andreotti doveva usare la ragione
di Stato non lo ha fatto!

MANCA. Possiamo concludere qui il discorso perché ci siamo capiti.

L'ultima parte della vicenda ha fatto capire quello che dovevamo capire.

PRESIDENTE. Siccome la Commissione non concluderà i suoi la-
vori, perché non c'è nessuno tra i vari documenti che abbiamo che assume
conclusioni su questo punto, il Presidente si permette di fare la sua valu-
tazione. Il problema è che secondo me l'impostazione dei pubblici mini-
steri è corretta, se però questo fosse stato un Paese normale. Le ragioni
per cui ciò che, sia pure coperto da una ragionevole segretezza, non ve-
niva poi reso ostensibile all'autorità politica e al Parlamento a mio avviso
dipendeva dalla specificità della situazione politica italiana, cioè dal fatto
che - lo ha detto il generale Arpino - gli apparati ritenevano che un terzo
del Parlamento italiano fosse nemico.

TARADASH. Nessun Paese dell'Europa era a conoscenza di questo!

PRESIDENTE. Però i nostri ospiti questa indagine comparata l'hanno
fatta: negli altri Paesi la vicenda non era gestita come era gestita in Italia
.

TARADASH. Non è così!

PRESIDENTE. Penso che dagli atti del processo tutto questo risul-
terà.

SALVI. Devo però dire anche che non mi risulta che esistano altri
Paesi europei in cui si siano verificati almeno, negli anni Settanta, le de-
viazioni che si sono avute in Italia.

TARADASH. Gladio però non c'entrava. L'unica struttura che non
c
'entra è Gladio!

SALVI. Ricordavo all'inizio che questa indagine non è nata per cer-
care Gladio, ma gli autori della strage di Peteano; e se c'è la richiesta
al Presidente del Consiglio di conoscere alcuni nominativi, è per questo
motivo. E l'indagine ha colpito nel segno, perché Marco Morin è iscritto
tra i negativi nella lista della Gladio; Mingarelli
, che è condannato per i
falsi rapporti, è l'ufficiale che interviene su Aurisina ed era a conoscenza
di Gladio, contattato da ufficiali di Gladio per garantirne la riservatezza
;
altre persone coinvolte risultano a conoscenza della struttura, quindi mi
pare che il problema sia questo. Se poi vogliamo dimenticare che c'è an-
che questa parte, possiamo farlo.

MANCA. Il dialogo era con me, signor giudice, però il presidente
Pellegrino non può buttare il sasso solo perché è il Presidente. In quanto

 

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XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

ha detto il generale Arpino, che per altro avrei detto anch'io, c'è di vero
che noi non eravamo un Paese normale: il nostro era l'unico Paese in cui
vi era un Partito comunista anormale. Questo è il problema, e quando noi
avevamo prove infinite che questo partito, almeno una sua parte, faceva di
tutto per carpire segreti militari per la cui copertura si spendevano molti
soldi
, per forza dovevamo allora avere accorgimenti particolari che solo
in It
alia, che ospitava un Partito comunista del genere, si dovevano avere,
e che per altro venivano raccomandati, a prescindere da quanto faceva
parte della filosofia dell' epoca il fatto di mantenere dei segreti in un Paese
che voleva essere serio.

Questo era il discorso che aveva fatto il generale Arpino. Io non vo-
levo farlo
, perché non era di competenza questa sera. Comunque quella
del presidente Pellegrino è un' opinione, io dico che era giusto che si pren-
dessero certe precauzioni, perché ho vissuto quel periodo e devo dire che
c
'era sempre il pericolo che tutto ciò che veniva custodito, riservato, con-
siderato segreto, per la presenza di qualcuno infiltrato finiva poi al KGB,
mentre noi spendevamo inutilmente per la sicurezza.

Riportandoci poi alla questione della Gladio, credo che giustamente
la magistratura faccia il suo dovere, però non sempre si immedesima,
così come è successo per Ustica, nella situazione in cui vivono le strutture
pubbliche italiane.

PRESIDENTE. Mi auguro vivevano.

FRAGALÀ. Adesso è peggio.

MANCA. Bisogna allora capire se quel pasticcio all'italiana era fisio-
logico
, era dovuto al carattere degli italiani, al fatto che non avevamo il
senso dell'organizzazione, che eravamo disordinati, oppure se, nella con-
sapevolezza di commettere dei reati, era tutto strumentale. Anche il di-
scorso delle liste rientra in quest' ottica, perché poteva anche esserci un
vantaggio in questi soggetti che venivano reclutati in modo disordinato
.
Alcuni venivano catalogati secondo la matricola, altri in ordine alfabetico,
poi
si confondevano le acque; il fatto che queste liste non potevano essere
conosciute al di fuori di quell'ambiente questo costituiva motivo perché
pochi conoscessero
, il che determinava ulteriore disordine.

Vorrei concludere, in quanto su questi punti mi ha attirato il presi-
dente Pellegrino. Il problema della ristrutturazione della Gladio del 1972
lo avete contestato a qualcuno dei protagonisti e avete avuto conferme
che effettivamente vi sia stata tutta questa riorganizzazione per coprire e
in definitiva - se ho capito bene - deviare, relativamente ai fatti di Pe-
teano?

SALVI. In verità nasce proprio dalle dichiarazioni del generale Serra-
valle fatte in questa sede. Fu lui il primo a parlare di questa situazione
,
mentre le verifiche relative poi alla rivoluzione archivistica ci sono state
sia per le dichiarazioni degli archivisti, che hanno riconosciuto questa at-

 

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XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

tività, sia attraverso il materiale documentale. Però non ho mai detto che
sia stato fatto per depistare o deviare. Credo che in quel caso il problema
sia stato che probabilmente si sono presi una grande paura. Serravalle si è
spaventato; tra l'altro, lo scrive anche in un documento del 1972 o 1973.

La struttura avrebbe dovuto avere una determinata finalità ed egli si
accorge che c'è qualcosa che non va, che ci sono alcuni soggetti troppo
attivi, alcune spinte da parte di altri Paesi affinché vi sia, invece, un inter-
vento diretto nelle vicende italiane utilizzando questa struttura. Si capisce
che la sicurezza è molto limitata e che esiste una certa permeabilità di al-
cuni soggetti. Quindi, c'è una reazione che avviene a questa situazione at-
traverso i meccanismi che ho detto. Non credo che ci sia stata una volontà
di nascondere, se non in questo senso e cioè nel senso di nascondere la
possibilità di operare contro questi coinvolgimenti
. Certamente, invece,
vi è stata una attività molto grave, che è già stata sanzionata con sentenza
definitiva di condanna per alcuni soggetti, finalizzata - a mio parere - ad
impedire che emergesse il collegamento tra Gladio e Aurisina e Peteano.
Poiché quando furono emesse le sentenze non si era a conoscenza di que-
sto, a volte la Corte ha concluso dicendo che appare incomprensibile come
dei pubblici ufficiali possano aver operato in questa maniera, stilando rap-
porti falsi, modificando situazioni di fatto e mutando il dato probatorio.

Terrei dunque distinti questi due aspetti. La reazione della struttura è
una reazione nella quale - a mio giudizio - non vi è una certezza che vi
sia stato un coinvolgimento, cioè la preoccupazione che ciò si sia verifi-
cato; si tratta di una reazione in qualche maniera anche preventiva che
però naturalmente ha poi l'effetto di impedire un accertamento e, soprat-
tutto, non viene mai comunicata all'autorità politica. Esiste, inoltre, un set-
tore, fino ad un certo punto individuato, che opera nella direzione di oc-
cultare
.

MANCA. Un'ultima domanda. Considero - forse è una mia interpre-
tazione - tutti i signori che vengono da noi come dei consulenti di queste
persone che poi devono redigere una relazione finale. Che cosa devono
scrivere? Erano 622 o 625 o 627? E ammesso che non fossero 622 ma
627 ...

DE LUCA Athos. Si fa la media.

MANCA. Per piacere, queste sono cose serie perché alcune persone
hanno avuto la vita rovinata da queste vicende.

Erano persone da nascondere perché pericolose oppure si trattava di
un fatto puramente burocratico di controllo di liste?

SALVI. No, le ripeto quello che ho detto poco fa: queste persone non
hanno in generale nessuna controindicazione. Il numero a mio parere non
è facilmente precisabile perché oltre ai nominativi delle persone indicate
vi sono quelli per i quali fonti anche interne (cioè coloro che material-
mente hanno fatto questo) affermano di aver distrutto il materiale docu-

 

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mentale relativo (mi sembra che siano tra le 200 e le 250 altre persone che
provenivano dall'organizzazione
«Osoppo», poi trasformata in «O»). Per-
tanto, è difficile dire quanti fossero.

IONTA. Forse non è chiaro il punto di partenza. La struttura è durata
u
n certo numero di anni - come voi sapete - e al numero finale si arriva
a
ndando ad estrapolare tutte le persone che erano state non soltanto avvi-
c
inate e ritenute positive, ma anche arruolate. Ecco perché si arriva ad una
s
tratificazione. Probabilmente il numero si aggira intorno ai 622, però bi-
sogna tener presente che su questo è in corso un processo.

Un'altra cosa che vale la pena di dire, per rispondere alla sua primis-
sima domanda, è che abbiamo sotto processo l'ex Capo del SISMI. Il pro-
ce
sso di cui stiamo parlando riguarda l'ex Capo del SISMI, l'ammiraglio
M
artini, il generale Inzerilli e il capo della VII divisione, comandante In-
vernizzi. Noi però abbiamo svolto un'indagine molto approfondita sulla
st
ruttura, ipotizzando inizialmente un reato ex art. 305, di cospirazione po-
litica mediante associazione e non abbiamo processato nessuno dei cosid-
detti gladiatori. Que
sto per rispondere alla sua domanda. Se avessimo tro-
vato delle controindicazioni Abbiamo fatto dei processi ad hoc. Il col-
lega
ricordava la vicenda Stoppani, un episodio particolarmente impor-
tante per
ché abbiamo ipotizzato addirittura la banda armata all'interno
dell
a struttura di governo della stay behind e la Corte ha assolto queste
p
ersone per il mancato raggiungimento dello scopo della banda e non per-
ch
é non fosse stata costituita, se non ricordo male.

SALVI. Sono stati dichiarati non punibili.

IONTA. Questi tre-quattro soggetti che hanno realizzato questa opera-
zione di Kienesberger sulla quale è inutile tornare, ma che prevedeva il
s
equestro di questo terrorista in territorio austriaco per portarlo in Italia..

SALVI. E in alternativa l'uccisione.

IONTA. O addirittura qualche operazione contro i tralicci se non ri-
co
rdo male.

PRESIDENTE. C'è tutta una relazione di Boato su questo argomento
che è stata approvata dalla Commissione stragi.

IONTA. Quindi abbiamo ipotizzato un reato di banda armata per
quelle poche persone che avevano condotto questa operazione.

MANCA. Ma nell'ambito dell'attività ufficiale prevista in sede
NATO?

IONTA. No. È quello che cercavo di spiegarle.

 

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XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

MANCA. Appunto si trattava di iniziative di tre persone.

IONTA. Cercavo di spiegare che noi li abbiamo sentiti tutti i gladia-
tori. A loro carico non abbiamo fatto alcun tipo di rilievo penale. Quando
ci siamo imbattuti in situazioni che ci sono sembrate di valenza penale
(vedi la vicenda Stoppani ricordata dal Presidente) abbiamo fatto degli
stralci e dei processi
. Dunque, non possiamo dire che Stoppani abbia
svolto un ruolo specifico per conto della struttura in generale. Quelle
tre, quattro, cinque persone (non ricordo quante) hanno fatto questo tipo
di attività. Se avessimo trovato delle tracce di reato dei gladiatori in
quanto tali li avremmo ovviamente processati
.

MANCA. Indirettamente lei ha risposto alla mia domanda e cioè che
nell' ambito ufficiale della Gladio non avete trovato nulla.

IONTA Senatore Manca, per essere precisi abbiamo fatto un docu-
mento di richiesta di archiviazione che
è molto articolato e che se la Com-
missione lo ritiene potrà prenderne visione.

PRESIDENTE. Lo abbiamo acquisito.

IONTA. È difficile riassumere in poche battute. Ho cercato di spie-
gare che abbiamo proceduto per cospirazione politica; che non abbiamo
proceduto a carico di nessuno dei gladiatori in quanto tali e quando ab-
biamo trovato cose che non andavano le abbiamo sottoposte alla verifica
del processo. Quando il collega poco fa le ricordava quello che è attual-
mente in corso per noi ha un significato particolarmente serio perché nel
momento in cui vi è una richiesta specifica dell' a
utorità giudiziaria di ac-
cedere ad un certo tipo di documenti, in realtà abbiamo registrato un' ope-
razione sulla quale possiamo dire la nostra opinione perché, come sottoli-
neava il presidente Pellegrino, ci troviamo ancora in una fase dibattimen-
tale, per di più di primo grado. Quindi non possiamo di
re che si sia effet-
tivamente accertata la responsabilità penale, però abbiamo ritenuto che di-
struggere i quaderni degli addestramenti dei gladiatori, nel momento in cui
vi era un interesse giudiziario a conoscere, probabilmente non
è stato il
modo corretto di rapportarsi rispetto ad un'iniziativa giudiziaria.

FRAGALÀ. Dottor lonta, dottor Salvi, vi sono grato per la consueta
disponibilità che avete dimostrato, ormai come ospiti abituali di codesta
Commissione.

Vorrei porvi una serie di questioni, che in questo momento interse-
cano le vostre indagini. La prima riguarda, ad esempio, il rapimento
Moro e l'archivio Mitrokhin, che
è stato trasmesso nel 1995 dal servizio
segreto inglese al CESIS e che, come voi sapete,
è stato (non si sa per
responsabilità di chi) tenuto nel cassetto fino al 1999. Infatti, dopo la pub-
blicazione del volume del professor Andrew sull'archivio Mitrokhin e
quindi anche sulla parte riguardante le attività del KGB in Italia, il Go-