CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  11/07/95


 

SENATO DELLA REPUBBLICA        CAMERA DEI DEPUTATI

 

XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

29ª SEDUTA

MARTEDI 11 LUGLIO 1995

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta inizia alle ore 18,45.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito l'onorevole Baresi a dare lettura del processo verbale della se-
duta del 21 giugno 1995.

Il deputato Baresi dà lettura del processo verbale della seduta del 21
giugno 1995
.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si
intende approvato
.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. È in distribuzione l'elenco dei documenti pervenuti
e acquisiti dopo l'ultima seduta.

Comunico che il Ministro della difesa ha fornito elementi di rispo-
sta ai quesiti ai quali si era riservato di rispondere in occasione della
sua
audizione del 29 marzo scorso.

Informo altresì che il professar Biscione, collaboratore della nostra
Commissione, ha depositato un elaborato concernente il caso Moro
.

Comunico inoltre che l'ambasciata della Repubblica Ceca ha tra-
smesso alle autorità competenti la richiesta della Commissione concer-
nente materiale d'archivio relativo al sequestro e all'assassinio dell'ono
-
revole Moro. Le attività di ricerca sono in corso e l'esito delle stesse sarà
sollecitamente comunicato alla Commissione.

 

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INCHIESTA SULLE VICENDE CONNESSE ALLA OPERAZIONE GIADIO: AUDI-
ZIONE DELL
'AMMIRAGLIO FULVIO MARTINI, GIÀ DIRETTORE DEL SISMI
(1)

PRESIDENTE. I colleghi ricorderanno che nella X legislatura, ed
esattamente nella seduta del 15 novembre 1990, l'ammiraglio fu a lungo
ascoltato da questa Commissione e ricorderanno anche che al termine
della sua inchiesta la Commissione produsse una lunga relazione sul
caso Gladio in cui erano contenute valutazioni e giudizi che personal-
mente - ma penso di poter interpretare il pensiero dell'intera Commis-
sione - ritengo siano definitivi e ovviamente revisionabili qualora si
fosse in presenza di nuove evenienze
. In questa logica, proprio al fine di
verificare nuove evenienze, per una esigenza di aggiornamento
, in que-
sta legislatura abbiamo ascoltato vari magistrati che si stanno occu-
pando o si sono occupati della vicenda Gladio
: abbiamo ascoltato i dot-
tori Salvi e Saviotti, i dottori Dini e Roberti, nonché il dottor Casson. A
seguito di tali audizioni e in particolar modo di quanto riportato dalla
stampa, l'ammiraglio Martini ha chiesto di essere ascoltato dalla Com-
miss
ione ed io ho ritenuto di dover accogliere tale richiesta. Si tratta ov-
viamente - così come lo è stata l
'altra - di una audizione libera.

Vorrei ricordare ai colleghi che in relazione a questa vicenda l'am-
miraglio Martini è indagato dalla Procura di Roma, presso la quale sono
confluiti i vari filoni di inchiesta portati avanti dai dottori Casson
, Ma-
stellon
ì, Dini e Roberti.

Pregherei i colleghi di tener presente la particolare posizione
dell
'ammiraglio Martini e di autolimitare i propri interventi, in virtù del
difficile rapporto tra inchiesta parlamentare e inchiesta giudiziaria.
Dobbiamo farci carico di tutto questo così come in passato
, tenuto an-
che conto del fatto che l'ammiraglio venne ascoltato anche nella prece
-
dente occasione, nella X legislatura, mediante una libera audizione e
non come testimone o sotto giuramento.

Al tempo stesso l'ammiraglio Martini comprenderà che la spada ta-
glia dai due lati: quanto l'ammiraglio Martini vorrà dirci potrà essere da
noi interpretato anche come una autodifesa
. Secondo quanto l'ammira-
glio mi ha fatto comprendere nel breve colloquio telefonico che ab-
biamo avuto prima di questa audizione, egli desidera replicare ad al
-
cune affermazioni fatte dai magistrati nel corso delle audizioni presso
questa Commissione.

Darei dunque la parola all'ammiraglio Martini, riservandomi succes-
sivamente di porgli delle domande
, di fare dei commenti o delle interru-
zioni
; successivamente darò la parola ai colleghi che vorranno porgli le
domande
, sempre con l'avvertenza che richiamavo prima.

Pregherei l'ammiraglio Martini di dirci cose nuove rispetto a quelle
che hanno costituito oggetto dell'audizione da lui avuta nel corso della
X legis
latura, peraltro assai lunga.

Siamo ovviamente in seduta pubblica. Nel momento in cui lei rite-
nesse utile, ammiraglio Martini, di proporre il passaggio in seduta se-

(1) Per l'autorizzazione alla pubblicazione di passaggi svolti si originariamente
in seduta segreta, si veda il prospetto riportato alla pagina XXV degli indici.

 

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greta, la invito a farlo di modo che potremo decidere di interrompere la
pubblicità dei nostri lavori.

MARTINI. Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato di nuovo
l
'opportunità di essere interrogato dalla Commissione stragi. Lei ha ci-
tato le conclusioni della precedente Commissione, presieduta dal sena-
tore Gualtieri: sotto il profilo formale, tali conclusioni sono assoluta-
mente ineccepibili e legali, ma io le condivido solo in parte da un punto
di vista etico e morale. Ciò per il semplice fatto che detta Commissione
ha votato quel documento con soli quindici membri, tutti di uno schie
-
ramento politico, dopo lo scioglimento delle Camere e con ben otto
membri che non erano stati
rieletti. A parte questo particolare, devo
dire che sono pronto a deporre anche sotto giuramento.

La mia posizione di indagato costituisce un fatto abbastanza trascu-
rabile da un certo punto di vista. Non sono stato indagato infatti da
tutti i magistrati elencati dal Presidente
. Devo questa mia disavventura -
chiamiamola così - giudiziaria al giudice Casson. In un certo senso, la
mia è una autodifesa per il semplice motivo che il giudice Casson ha
prodotto elementi che io sono in condizione di controbattere, uno per
uno. Il giudice Casson ha usato anche delle scorrettezze nei miei ri
-
guardi: quando ero consulente per la sicurezza del Presidente del Consi-
glio, egli si permise di fare una cosa a mio avviso assolutamente scor-
retta, vale a dire di inviare un documento al Presidente della Repubblica
e al Presidente del Consiglio nel quale egli faceva delle affermazion
i as-
solutamente arbitrarie citando una frase detta dal signor Gelli al pro-
cesso di Firenze. In quella sede Gelli disse di essere amico mio. A tale
affermazione ho risposto anche in maniera ufficiale
: non ho mai cono-
sciuto nè visto Gelli in vita mia. Non credo quindi che quel magistrato.
che oltretutto aveva istruito un procedimento contro di me, si potesse
permettere di inviare un documento del genere al Presidente del Consi
-
glio e al Presidente della Repubblica; a mio avviso, tale iniziativa esu-
lava dalle sue funzioni
. A questo proposito vorrei anche dire che non
sono colui che ha inventato Gladio
. Sono diventato capostruttura allor-
quando ho assunto l'incarico di capo del Servizio. Rispondo di Gladio
dal 1984 al 1990, epoca questa nella quale fu sciolta tale struttura
.

PRESIDENTE. Lei riferì alla Commissione che aveva avuto cono-
scenza di Gladio, in maniera indiretta. nel periodo che va dal l ottobre
1976 al 27 settembre 1978, quando aveva la responsabilità del reparto R.
Gladio era in carico alla V sezione
, che faceva parte dell'Ufficio R, che
insieme all'Ufficio S componeva il reparto RS
. Lei spiegò alla Commis-
sione che c'era una catena di comando che bypassava il capo reparto,
attraverso i responsabili dell'ufficio, della sezione, eccetera. Nell'arco di
tempo testè richiamato lei ebbe anche
la vice direzione del Sismi?

MARTlNl. È esatto. Quando divenne operante la legge n.801
del 1977, si diede avvio ad una ristrutturazione
. L'ammiraglio Casardi
passò la direzione del Sismi al generale Santov
ìto: io ero capo reparto
ed ebbi temporaneamente l'incarico di vice direttore del Sismi (posto
allora vacante), ma solo per alcuni mesi
. Tale condizione valse solo

 

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per alcuni mesi, nei quali fui vice direttore del Sismi e capo reparto
RS contemporaneamente.

PRESIDENTE. Poi lei si è assunto la responsabilità di Gladio per il
periodo che va dal maggio 1984 al 26 febbraio 1990.

MARTINI. Si, quando lasciai il Servizio.

Nella sentenza di trasferimento del dottor Casson alla Procura di
Roma, a parte il noto articolo
305 del codice penale, cospirazione poli-
tica mediante associazione, è elencato anche un certo numero di possi-
bili infrazioni ad altri articoli del codice
: l'articolo 241, attentati contro
l'integrità, l
'indipendenza e l'unità dello Stato; l'articolo 287, usurpar-
zione di potere politico o di comando militare; l'articolo
288, arruola-
mento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero; l'arti-
colo 306, banda annata, formazione e partecipazione; si citano, inoltre
due
articoli relativi al trasporto delle armi in territorio nazionale.

Come ho già detto alla Procura di Roma, non ho inventato Gladio,
ma l'ho ricevuta dal mio predecessore. Alcuni di questi articoli da me
violati secondo il dottor Casson sono relativi alla costituzione di Gladio
,
compreso lo spostamento dei Nasco che avviene tra il 1968 ed il 1972 -
73
, epoca in cui con Gladio non avevo assolutamente nulla a che
fare
.

Tutto questo comporta il fatto che Gladio sia stata un'organizza-
zione illegittima. Finora chi l'ha dichiarata tale è stato il dottor Casson e  
la Commissione Stragi
. In questo tempo però è intervenuto un giudizio
da parte di un collegio ministeriale il tribunale dei Ministri; che giudica
Gladio legittima
.

PRESIDENTE. Lei si riferisce alla vicenda Cossiga?

MARTINI. Esattamente.

PRESIDENTE. Se mi consente. ammiraglio, non trovo contraddi-
zione tra il giudizio che ha espresso la Commissione stragi
ed il giudizio
che ha espresso il collegio dei Ministri. Il giudizio della Comm
issione,
quando parla di illegittimità costituzionale progressiva (relazione che è
stata votata e consegnata al Parlamento al quale spetterà pronunciarsi
sui contenuti di essa e comunque ci auguriamo in questa
legislatura di
poter,
nella pienezza totale dei nostri poteri e mi auguro nel plenum
della Commissione, confermare o in parte correggere quelle conclusioni)
non si riferisce ad un problema di illiceità
. La Commissione non ha mai
sostenuto che Gladio in se stessa fosse una struttura avente finalità di-
verse dallo
Stay behind, cioè una struttura costituita per poter difendere
il territorio ove fosse stato occupato. La Commissione ha posto un pro
-
blema di legittimità costituzionale, cioè di una struttura che non è stata
sottoposta ai dovuti controlli, soprattutto da parte dell'autorità politica
per come era venuta a costituirsi e quindi la Commissione ha parlato di
una illegittimità progressiva.

La decisione del collegio ministeriale su Cossiga in fondo non si
muove in difformità: rileva che ciò può essere avvenuto ed esclude, cosa
però che la Commissione non aveva affermato, che Gladio in se stessa,

 

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per come era stata istituzionalmente costituita, avesse un rilievo di ille-
cito penale. In più la richiesta dei pubblici ministeri faceva anche riferi-
mento ad eventuali ipotesi di reati minori nei confronti di Cossiga per
ciò che egli sapeva della struttura come formata nella logica degli ac-
cordi Nato, per creare cioè possibilità di difesa nell'ipotesi che una parte
del territorio fosse stata invasa
, affermando che non aveva rilevanza pe-
nale. Quindi non vedo una contraddizione tra la decisione del collegio
ministeriale e la relazione della Commissione stragi, che ha posto un
problema istituzionale, di natura politica.

MARTINI. Per quanto riguarda il problema istituzionale, di natura
politica, vorrei precisare che il sottoscritto è l'unico capo del Servizio
che ha fatto firmare a tutti i Presidenti del Consiglio, con l
'eccezione di
Fanfani e del Ministro della difesa Gaspari, sui quali sono state fatte il
-
lazioni assolutamente arbitrarie. Non li ho fatti firmare non perché non
mi fidassi del presidente Fanfani o de
l Ministro della difesa, con il quale
tra l
'altro avevo un eccellente rapporto personale, ma perché egli è stato
in carica tre mesi e durante il mio periodo Gladio non aveva alcuna im-
portanza particolare giacché la situazione internazionale era completa-
mente cambiata,
Io sono colui che ha lentamente smantellato Gladio,
prima ancora che la vicenda venisse fuori in maniera ufficiale. Quindi
dal punto di vista istituzionale, avendo ricevuto le firme del Presidente
del Consiglio e del Ministro della difesa, mi ritenevo a posto
. Devo dire
che le conclusioni della Commissione mi offendono personalmente per
il semplice motivo che non ho fatto firmare quello scarno foglietto per
scaricare la mia responsabilità ma per informare il Governo
, giacché ri-
tenevo fosse cosa più giusta rispetto alla prassi precedente, che era di
informare in maniera saltuaria.

PRESIDENTE. Lei disse alla Commissione che con il senno del poi
quel foglio lo avrebbe fatto assai più pieno.

MARTINI. Certamente, lo avrei corredato con fotografie, schizzi e
quant
'altro.

Questo è uno dei punti fondamentali. Il secondo aspetto. quello che
in un certo senso mi ha spinto a chiedere questa audizione, è che in
quest'ultimo periodo è stata prodotta una nuova inchiesta da parte del
giudice Salvini di Milano. Tale inchiesta è nata durante il mio periodo e
so di essere stato citato in maniera benevola.

PRESIDENTE. Gli atti sono stati acquisiti dalla Commissione.

MARTINI. L'inchiesta del giudice Salvini elimina molte delle ombre
che sono state montate intorno alla struttura Gladio. Quest' ultima era
una struttura militare che rientrava nei piani Nato di difesa. La que-
stione della dipendenza o meno dalla Nato dipende dal fatto che i Ser-
vizi come è noto non erano integrati nell'Alleanza atlantica e quindi
quando è stata accettata la pianificazione generale, il Saceur, si è do
-
vuto costituire un interfaccia perchè non esisteva dipendenza tra il Ser-
vizio ed il Comando Nato. Ciò accadeva per tutt,
. tuttavia avendo una
pianificazione comune era ovvio che in un certo senso si fosse dipen-

 

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denti. Le varie commissioni, così come la giustizia italiana, non hanno
avuto accesso, per il trattato di Ottawa, alla documentazione operativa e
quindi non hanno potuto rendersi conto che effettivamente
Stay behind
in tutti i paesi era espressione di un tipo di guerra non ortodossa, che
tuttavia era stata praticata durante la seconda guerra mondiale; direi
anzi che la stessa organizzazione che supportò la nostra guerra parti-
giana è
quella che ha dato vita a Stay behind.

D'altronde, come è stato detto più volte - io l'ho riferito a più Com-
missioni non è che l'altra parte non conoscesse
Stay Behind, per il sem-
plice motivo che nel 1971, come qualcuno di loro ricorderà
, la segreta-
ria della Stay behind tedesca si è suicidata prima dell'arresto in quanto
lavorava per i Servizi della Germania orientale
.

Ci sono alcune illazioni che sono state fatte - almeno secondo
quanto riportato dalla stampa - da un certo numero di magistrati
. Due
giudici militar
i hanno affermato che a Capo Marargiu - che poi non è
Capo Maragiu - veniva fatto un addestramento militare secondo i ma
-
nuali della Cia. Questa è una stupidaggine per il semplice motivo che
veniva fatto un addestramento per la guerra non ortodossa ed i manual
i
non credo fossero della Cìa o se anche lo fossero stati erano comuni a
tutti
.

Ciò che mi preme sottolineare è che Gladio è stata una organizza-
zione alla quale è
stato aggiunto o comunque connesso un certo numero
di cose che poi si sono rivelate non vere. Gladio è stata attaccata per il
caso Stoppani
. Quest'ultimo non c'entra niente con Gladio; è una opera-
zione abbastanza maldestra organizzata negli anni ‘80. Premetto che io
sono stato responsabile di Gladio dal 1984 al 1990; lo scioglimento di
Gladio avvenne alla fine del 1990. Il caso Stoppani non c'entra assoluta-
mente niente con Gladio; c'è una sentenza del tribunale al riguardo che
oltretutto assolve i partecipanti
. Il problema è che molte volte ci si è av-
vicinati alla struttura Gladio con una imperfetta conoscenza di ciò che
era effettivamente la sua struttura. Essa aveva un quadro permanente
che faceva l'addestramento, ma non solamente a Gladio ma anche al
personale del Servizio ed ai reparti speciali delle Forze armate
; era una
struttura addestrativa. A Gladio è stato aggiunto il fatto del gruppo Ossi,

al quale è stato dato il nome di Sezione «K», che voleva dire «killer», un
gruppo operativo che ho costituito nel 1986 per le esigenze del Servizio
e che ha svolto una serie di missioni, specialmente all'estero, ma che
non ha niente a che fare con Gladio.

Ciò che vorrei sottolineare è che Gladio è stata usata un po' per
tutto. A me fa piacere che vi sia stata una sentenza Salvini che ha sca-
gionato Gladio. In questo senso ho chiesto di essere audito, perché men-
tre si
continua con una vecchia visione di ciò che è stata la struttura di
Gladio, penso che questa Commissione dovrebbe in un certo senso ria-
.
bilitare tale organismo e rivedere alcune delle conclusioni alle quali a
suo tempo è
pervenuta.

PRESIDENTE. Io però volevo farle questa domanda: lei non pensa
che tale riabilitazione sarebbe stata molto più facile se, nel momento in
cui i magistrati hanno avuto accesso agli archivi avessero trovato degli
archivi e delle liste ordinate e non avessero invece riscontrato ciò che
,
alla luce di elementi oggettivi che ho personalmente constatato, ad es-

 

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sere molto benevoli si può definire una situazione di incredibile disor-
dine? Per fortuna non ci siamo mai trovati nella condizione di avere
una parte del territorio occupato, ma se una struttura di quel tipo
avesse dovuto dare una risposta in quelle condizioni, quale poteva es-
sere una risposta efficace nel momento in cui una parte dei depositi era
sotto terra e irraggiungibile, non si sapeva bene chi fossero i gladiatori
,
non c'erano liste concrete ed i fascicoli erano estremamente incompleti?
Si è saputo addirittura che venivano assunte informazioni sui gladiatori
nel momento dell'arruolamento, ma se poi una divisione del Sismi aveva
notizie successive, ad esempio che uno dei gladiatori era una spia de
l
Kgb, non ne informava le altre strutture del Sismi.

Questa è la domanda che le faccio. Ci si trova di fronte ad un disor-
dine e ad una situazione talmente pasticciata da sembrare inverosimile
.
In genere io tendo sempre ad essere benevolo nel giudizio, però a voler
benevoli dobbiamo dire che si trattava di una struttura che non servi
va
a niente;
se fosse dovuta passare ad una situazione operativa in quelle
condizioni non so che risultati avrebbe potuto dare
.

MARTINI. Io ho una opinione leggermente diversa.

PRESIDENTE. Non si sapeva con certezza chi erano i gladiatori. Ci
sono voluti 20 giorni di successive modifiche alle liste per arrivare a
i
622 nomi. Come poteva entrare in funzione questa struttura se non si
sapeva chi fossero i soldati di questo esercito irregolare? Per quanto ri-
guarda poi il problema dell'illegittimità costituzionale, esso, come tutti i  
problemi
di qualificazione giuridica può essere relativo; ammettiamo
però che lo scopo fosse quello di fare una guerra non convenzionale
nell
'ipotesi di una occupazione parziale del territorio nazionale; nel mo-
mento in cui era difficile conoscere in tempo reale chi erano gli arruo-
lati di questo esercito irregolare, che risposte si pensava di poter
d
are?

MARTINI. Io confesso che per quanto riguarda la lista dei 622, che
é stata presentata, e sulla sua formazione ho dovuto accettare con il
senno di poi che non è stata presentata in maniera ... C'era il cosiddetto
libro verde in cui erano segnati tutti i nominativi. Ho l
'impressione che
se si fossero dovuti mobilitare, probabilmente avrebbero potuto perdere
un po
' di tempo, ma non era quello il problema. Il problema era di co-
stituire una rete con il territorio italiano occupato dall'esercito sovietico
o dalle forze del Patto di Varsavia. La questione delle armi è relativa,

perchè, come è accaduto, erano state ritirate per una decisione che era
evidentemente comune all'organizzazione atlantica
. Non posso entrare
nel merito perch
é non ho partecipato a tale decisione, però le armi, evi-
dentemente sarebbero state paracadutate.

Il compito specifico dell'organizzazione dei 622 non era quello di
operare immediatamente facendo una guerra
; loro dovevano provvedere,
soprattutto nel periodo iniziale, a una raccolta informativa per le opera-
zioni di infiltrazione
. Come ho cercato di dire in altre audizioni se le
forze speciali italiane,
come ad esempio il Battaglione Col Moschin,
avessero dovuto bombardare o comunque sabotare dei ponti sul fiume
Timavo
, e sarebbero stati paracadutati, Gladio avrebbe aiutato i sabota-

 

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tori del Col Moschin ad attraversare le linee e a trovare un rifugio per la
notte
.

D'altra parte, l'organizzazione Gladio aveva anche una sua struttura.

Ad esempio, pensiamo a quando è stata accusata di interferire nella vita
interna e nazionale; basta osservare lo schieramento dell'organizzazione
per capire come essa aveva una struttura degradante da est verso ovest,
a nord del Po e praticamente inesistente al Sud.

PRESIDENTE. Ad esempio, la costituzione della base in Sicilia fa
sorgere dei dubbi
.

MARTINI. Tale costituzione, avvenuta durante il mio periodo (se
fosse stato dato accesso alla documentazione si sarebbe potuto vedere) è
stato un suggerimento della Nato al fine di vedere le possibilità di in-
stallare una qualche base. In questo caso il nemico non era costituito
dal Patto di Varsavia. Si tratta di una vicenda verif
icatasi tra il 1988 e il
1989
; c'era una questione relativa alla Libia. Sono state mandate due
persone ed abbiamo visto che sarebbe stato tempo e soldi sprecati,
l
'operazione, quindi, é stata chiusa immediatamente. Pertanto, le illa-
zioni fatte sulla base in Sicilia sono assolutamente gratuite per il sem-
plice motivo che non si rientrava nello spirito iniziale di Stay behind.

Era qualcosa venuto da un suggerimento di pianificazione, per ve--
dere se la cosa poteva essere realizzabile, ma si è fermata lì.

PRESIDENTE. Concordo con lei che sarebbe un errore di analisi se
noi pensassimo di appendere un numero eccessivo dei misteri d
'Italia a
Glad
io. Però, indubbiamente, ci sono una serie di elementi che conti-
nuano a lasciare perplessi
; ad esempio ricordo che quando lei ha ascol-
t
ato dalla Commissione si accese un dibattito tra alcune emergenze do-
cumentali e la lettura che lei ne dava. Dalle emergenze documentali af-
fiorava che questa struttura veniva pensata, probabilmente anche in am-
bito Nato, con una duplice funzione operativa
: una, eventuale, nell'ipo-
tesi di una occupazione parziale del territorio nazionale e un'altra in-
vece di tipo politico interno
. Ricordo che lei disse che questi documenti
possono dare questa impressione
, ma che in realtà lo scopo era sempre
strettamente militare e sempre funzionale alla ipotesi di una invasione
da parte di un esercito straniero del territorio nazionale
.

In questa prospettiva, lei non ammette che quel notevole lavoro dì
distruzione di documenti, che è avvenuto nell'imminenza della decisione
politica di rendere pubblica l'esistenza dell'organizzazione Gladio
, crea
il sospetto che l’operatività della struttura fosse quella che i documenti
indicavano? Quando in quei documenti (che indico in maniera generica
perché non ricordo in quali limiti sono stati pubbl
icizzati) si faceva rife-
rimento all'ipotesi dell'occupazione o di un sovvertimento dell'autorità
nazionale,
quelle parole indicavano veramente quello che significano in
lingua italiana, cioè due scopi diversi e che quindi la struttura abbia po-
tuto operare per i due scopi e che la distruzione di quella documenta
-
zione abbia potuto cancellare la prova che sia stata operativa per uno
dei due scopi
, in pratica che abbia funzionato come rete informativa
interna?

 

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MARTINI. Che abbia funzionato come rete informativa interna non
mi risulta.

Può darsi che nei primi anni '60, l'epoca per la quale vengono citati
i documenti «Stella alpina- e «Operazione delfino»
, ci sia stato qualche
tentativo locale di dare una certa connotazione di politica interna alla
struttura, soprattutto nella zona dell
'estremo nord-est, anche perchè una
struttura come Gladio doveva tener conto del fatto che in caso di inva-
sione la prima parte del territorio invaso sarebbe stato il nord
-est. Ma
questa situazione risale agli anni '60, ad esclusione di un documento
che mi sembra si riferisca alla zona di Sassari e che da quello che s
0 io
riguarda una esercitazione di raccolta di informazioni; bisognava pur
fare delle esercitazioni con un minimo di veridicità.

Desidero rilevare che l'assemblaggio dei documenti posti a disposi-
zione della Procura di Roma
è stato fatto in grande fretta e con grande
confusione; secondo me non tutti i documenti pertinenti sono stati rac
-
colti e quindi esiste il fondato sospetto che una parte dei documenti sia
stata assemblata male
. Tra l'altro, quando si parla di distruzione di do-
cumenti bisogna andarci molto cauti, perché i documenti distrutti in
Sardegna erano i libretti di appunti personali dei glad
iatori.

PRESIDENTE. Per questo facevo riferimento a questa circostanza.

Non le sto facendo delle domande, ma sto svolgendo delle considera-
zioni; mi chiedo se nel momento in cui l'esistenza dell'organizzazione
sta per diventare pubblica in quanto si era deciso di togliere il segreto di
Stato, la distruzione dei quaderni dei gladiatori non abbia probab
il-
mente eliminato la prova documentale della sua tesi
. cioè che l'operati-
vità della struttura fosse stata sempre mirata a questa eventuale guerra
non convenzionale
.

MARTINI. Ignoravo l'esistenza di questi libretti di appunti e non ho
dato l
'ordine di distruggerli; pero voglio ricordare che esiste una circo-
lare Goria che, se applicata in quel caso, anche tramite la redazione di
un generico verbale avrebbe dato la facoltà di distruggere un certo nu-
mero di do
cumenti.

PRESIDENTE. Ma il problema è che sembra strano che lo si sia
fatto proprio in prossimità del momento in cui la struttura sta per ve
-
nire alla luce. Siccome lei ha avuto un inizio polemico nei confronti del
dottor Casson
, mi auguro che alla fine le decisioni dei giudici possano
fare chiarezza, ma rilevo che c'è una serie di elementi oggettivi che de-
terminano almeno dei dubbi
. Infatti, se nel momento in cui Gladio sta
per diventare pubblica alcuni ufficiali
di grado non elevato, non si sa in
base a quali ordini, distruggono tutti i diari dei gladiatori, a me - anche
se tendo sempre a prendere partito per l'ipotesi più benevola viene il so
-
spetto che da quei quaderni potesse risultare che i gladiatori non veni-
vano esercitati soltanto a questa guerra non ortodossa in caso di occu-
pazione del
territorio nazionale da parte dell'esercito nemico. Non vo-
glio dire che in quei quaderni c'erano le prove di chissà quali crimini,
ma che ci potesse essere la prova che Gladio in pratica funzionava come
una ulteriore struttura dei Servizi con compiti di informazione interna.

 

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Personalmente escludo che i 622 della lista non fossero patrioti; il
problema è che non si capisce bene quale compito particolare gli fosse
stato assegnato, perché anche chi fa attività ìnformativa serve la
patria
.

MARTINI. Per quanto so io erano appunti presi durante le lezioni
pratiche, che per
ragioni di sicurezza venivano ritirati; quando gli ap-
partenenti all'organizzazione tornavano per un secondo ciclo di lezioni
gli venivano restituiti
.

PRESIDENTE, E se si fossero trovati non sarebbe stato un buon
elemento?

MARTINI. Certamente, sono d'accordo con lei; però non sono
quello che ha dato l'ordine di distruggerli
.

PRESIDENTE. Deve anche ammettere che è strano che non si sap-
pia ch
i ha dato questo ordine.

MARTINI. Però mi sembra eccessivo costruire un castello di so-
spetti sull'organizzazione sulla base della distruzione di questi appunti,
per il semplice motivo che negli anni in cui ho gestito l'organizzazione
di questo genere di cose non ho mai sentito parlare. A parte il fatto che
l
'organizzazione era già in declino, tutti i casi sollevati, ad esempio
l
' «operaztone delfìno», si riferiscono agli anni '60 quando probabilmente
la situazione era diversa. Non voglio entrare in polemica con il dottor
Casson
, ma mi sembra strano che la prenda con me come se fossi io
l'inventore di Gladio.

PRESIDENTE. La mia impressione è che l'indagine romana si stia
concentrando su questi aspetti
, non tanto sulla illiceità in sè della strut-
tura quanto su questa opera di copertura che non consente di sapere
come l'organizzazione ha funzionato
.

GUALTIERI. Vorrei fare due brevi premesse. Intanto vorrei rispon-
dere all
'ammiraglio dicendo che il suo giudizio sulla quasi scorrettezza
del voto che la Commissione ha dato sulla relazione è del tutto inoppor-
tuno, perché la Commissione ha votato secondo la sua legge istitutiva,
con la maggioranza sufficiente ad approvare le relazioni
, legge istitutiva
che faceva obbligatoriamente scavalcare il periodo delle elezioni
, per cui
anche chi non era stato
rieletto poteva egualmente mantenere il suo
mandato fino alla scadenza della Commissione.

Quindi corretto è l'atteggiamento di chi è venuto a votare, cioè a
fare il proprio dovere, e non quello di chi è rimasto a casa per ragioni
elettorali
, per non votare una relazione che avrebbe disturbato politica-
mente le parti che non volevano l'approvazione della relazione. Questa è
la prima considerazione da fare.

In secondo luogo, ammiraglio Martini, io non l'ho mai considerata
responsabile principale di questa storia di Gladio. È la Commissione che
ho avuto l'onore di presiedere ha cercato sempre di comprendere chi
fossero i veri responsabili
, quelli che dovevano essere chiamati a rispon-

 

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dere al  Parlamento ed eventualmente alla giustizia di queste vicende.
Prima di lei, molte altre persone devono risponderne: innanzi tutto i
Presidenti del Consiglio, tutti, perchè non spettava certo a lei, che era
l'organo controllato, di informare i Presidenti del Consiglio, ma dove
-
vano essere loro ad informare il successore dell'esistenza di trattati se-
greti o di attività riservate in corso. Non è mai il capo di un Servizio a
dover informare il Presidente del Consiglio nella Repubblica italiana che
è retta da principi democratici. I Presidenti del Consiglio sono quelli che
comandano
, su delega del Parlamento, e sono loro che devono rispon-
dere dì eventuali trattati segreti, che oltre tutto sono vietati dalla nostra
Costituzione
. Ed il Sifar, poi Sid e poi ancora Sismi non hanno mai
avuto il potere di trattato, che è assegnato dalla Costituzione al Governo
ed al Parlamento. Voi non potevate mai stipulare trattati, riservati o se
-
greti o di qualsiasi altro tipo, se non per atto del Governo ratificato dal
Parlamento
. È un fatto che vi deve entrare nella testa, perchè è una l'e-
gola scritta nella Costituzione
: un Servizio non ha il potere di trattato.

Voglio sganciarmi dalla storia dei primi anni di Gladio, per non im-
barcarmi nelle varie vicende del primo dopoguerra. Salto direttamente
ad un
'altra legge fondamentale dello Stato, che interviene quando lei era
capo reparto del Sismi poi vice direttore ed infine direttore: la legge
n
. 801 del 1977. Questa legge fondamentale disciplina i servizi di infor-
mazione e sicurezza, istituendone uno civile ed uno militare, indivì-
duando un organismo di coordinamento che si chiama Cesis ed attri-
buendone la responsabilità d
iretta al Presidente del Consiglio. Viene isti-
tuito inoltre un Comitato parlamentare che deve essere informato delle
linee essenziali dell
'attività dei Servizi.

Ebbene, dal 1977 in avanti, i Presidenti del Consiglio non sono stati
informati bene, come le dimostrerò. Il Cesis non è stato informato. Il
Parlamento
, attraverso il Comitato di controllo, non è mai stato infor-
mato
, anche in risposta a precise domande. Si deve arrivare alla famosa
seduta del Parlamento del
2 agosto 1990 quando, rispondendo ad un'in-
terrogazione
di parlamentari che chiedevano se esistesse una struttura
militare segreta parallela ed occulta che avrebbe operato all'interno del
paese, il Presidente del Consiglio rispose che era esistita e che era stata
abbandonata ne
l 1972, dando in questo modo un giudizio di illegitti-
mità, proprio perché si chiedeva se era esistita una struttura segreta ed
occulta.
In seguito è saltato fuori che non era stata affatto abbando-
nata
.

Tutto quello che è stato fatto dal 1977 in poi è totalmente, assoluta-
mente illegittimo
. Lei dice che i Presidenti del Consiglio sono stati infor-
mati dell
'esistenza di una struttura segreta. Mi permetterò dì leggerle il
documento che lei ha fatto firmare. E ribadisco che non doveva essere
lei a farlo, ma doveva essere ogni Presidente del Consiglio a riceverlo
dal suo predecessore
. C'era scritto: «Nell'ambito del Servizio esiste una
organizzazione alla quale viene devoluto il compito di predisporre, con
modalità assolutamente riservate
, fin dai tempi di pace quanto necessa-
do per la condotta di operazioni di guerra non ortodosse nel territorio
naz
ionale eventualmente occupato da forze nemiche, a diretto supporto
delle operazioni militari condotte dalle forze Nato
». Questo è il docu-
mento che lei faceva firmare
.

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A parte il fatto che alcuni Presidenti firmavano ma in realtà non ve-
nivano informati, dagli atti depositati presso la Commissione risulta che
l
'onorevole Craxi fu da lei avvertito cinque mesi dopo la sua nomina a
Presidente del Consiglio e firmò
: che il senatore Spadolini come Presi-
dente del Consiglio negli anni 1981 e 1982 non è mai stato informato
dell'esistenza della struttura, mentre come Ministro della difesa lei gli
fece firmare il citato documento il 14 novembre 1984, otto mesi dopo la
sua nomina a direttore del Servizio e quindici mesi dopo la nomina del
senatore Spadolini a Ministro della difesa
. Questa è l'informazione: ar-
riva con quindici mesi di ritardo ad un Ministro della difesa che peral-
tro negli anni precedenti era stato Presidente del Consiglio senza sa-
perne nulla.

Tutto il resto è nella relazione. Lasciamo perdere la struttura ini-
ziale e la sua origine, anche se posso ricordare che l'Avvocatura generale
dello Stato ha dichiarato che Gladio era una struttura della Nato
, dopo
che noi avevamo già dimostrato che era stata costituita sette anni prima
che l
'Italia firmasse il trattato, quando la Nato ancora non esisteva; una
delle cose più belle che ho visto nella mia v
ita. Il problema è che dal
1977 in avanti
, proprio quando lei ha assunto le massime responsabilità,
la struttura era totalmente illegittima, scorretta e pericolosa
. Questo le
voglio in primo luogo contestare,

MARTINI. Nel 1977 non avevo alcuna capacità dirigenziale sull'or-
gan
izzazione. Ne rispondo dal giorno in cui sono diventato direttore del
Serviz
io; non mi può accusare di quanto è avvenuto nel 1977.

GUALTIERI. Infatti io non accuso lei, ma i Presidenti del Consiglio
e i  Ministri.

MARTINI. Non vedo cosa c'entro io.

GUALTIERI. Lei c'entra perché il sistema che ha adoperato è an-
dato a coprire responsabilità che non sono sue e così facendo lei si è as
-
sunto responsabilità pesantissime.

Peraltro, mi si dovrebbe chiarire perchè dal 1974 non sono più stati
arruolati altri gladiatori
, visto che all'epoca il più giovane dei 622 aveva
55 ann
i. Ma che razza di organizzazione vi trascinavate dietro? Un
gruppo di vecchi, che in realtà coprivano altre attività
, come poi dimo-
strerò. Attività che nascondevate dietro i 622 patrioti di Gladio: questo
vi dimostrerò!

MARTINI. Se sono stati arruolati pochi elementi dopo quella data
vuoi dire che Gladio aveva perso la sua importanza d
al punto di vista
mil
itare.

GUALTIERI. Lei mi può dire tutto, ma non mi prende in giro su
queste cose
: Gladio non è mai stata tanto attiva come negli anni ‘80 e
'90.

MARTINI. Questa è una sua idea che francamente non mi sento di
condividere
. Allora, secondo lei, io dal 1984 al 1990 avrei coperto opera-
zioni illegali.

 

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GUALTIERI. Quelle che sono state fatte. Se lei non sa che un Servi-
zio che in base alla legge del
'77 non doveva fare attività informativa
all'interno ne ha fatta invece molto più del Sisde, come risulta qui a
verbale!

Qui a verbale, oltretutto, signor ammiraglio, esiste una dichiara-
zione che non tiro fuori perchè ormai tutti citano Parisi, che è morto
,
per coprirsi. Parisi, che è stato direttore del Sisde, Capo della polizia,
uomo informato, ha dichiarato a verbale di non aver mai sentito parlare
della struttura Gladio; egli è stato uno dei capi del Servizio civile e
Gla-
dio doveva servire proprio al Servizio civile.

Questa è la storia di una struttura che voi avete adoperato illegitti-
mamente, avete assunto informazioni sui parlamentari della
Sardegna
negli anni in cui lei era direttore
.

MARTINI. Questo è inesatto.

GUALTIERI. Avete aperto dei centri in Sicilia nel periodo in cui lei
era direttore, avete fatto operazioni interne. Questa è la verità di Gladio
negli ultimi anni
.

MARTINI. Senatore Gualtieri, a parte il fatto che dal 91977 al 1984
non ho alcuna responsabilità, perché non ero in posizione dirigenziale
,
non mi occupavo della struttura Gladio, lei sta facendo delle accuse a
me per il periodo in cui sono stato capo del Servizio
,

Intanto, non è vero che le informazioni sui parlamentari della Sar-
degna sono state assunte durante il mio periodo, perché sono dei pri-
missimi anni ’80.

Durante il mio periodo, lei mi deve elencare quali operazioni illecite
io ho fatto, a parte quella - secondo lei illecita
- di non aver cambiato
una prassi di segretezza che ho ereditato dal mio predecessore
. Non
sono io che dovevo cambiare quel che veniva fatto verso l'esterno e
verso
il Comitato parlamentare di controllo, verso il Cesis, eccetera, ma
era il Presidente del Consiglio. lo non ho fatto altro che seguire il si
-
stema precedente.

In più le dirò, anche se lei mi accusa e io ho già detto ampia-
mente
...

GUALTIERI. lo non accuso lei, ma il sistema che lei si è messo a
coprire
. Questo è il problema.

PRESIDENTE. Proverò io a fare l'esempio di un caso in cui sicura-
mente lei affidò al Servizio un compito che non era suo proprio, cioè
quando attivò Gladio per il contrasto alla criminalità mafiosa
. Era sicu-
ramente qualcosa che poteva essere tipico di una rete di informazione
interna, ma assolutamente atipico per una rete militare che si costituiva
per resistere in caso di invasione del territorio.

MARTINI. Ho già spiegato più volte al Comitato parlamentare di
controllo e alla Commissione stragi che, quando ad un certo punto
viene costituito l'Alto commissariato antimafia, il Servizio fu richiesto di
dare maggior supporto nel campo della criminalità organizzata
. Noi non

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avevamo nè possibilità operative, nè sufficiente personale e, allora, visto
che ormai l'organizzazione Gladio - come ha riconosciuto anche il sena-
tore Gualtieri - era in dissoluzione perchè non si andava avanti con gli
arruolamenti e altro, ho chiesto, con una circolare del 1990, al perso-
nale di Gladio di fare quello che qualsiasi privato cittadino dovrebbe
fare in un paese civile e cioè,
nell'ambito delle proprie attività professio-
nali di ogni giorno, e non attivando una rete particolare, di riferire
quello che potevano sapere nel campo del traffico di droga o della
criminalità.

PRESIDENTE. Visto dal mio punto di vista, che resta quello di un
giurista e quindi sempre di valutazioni formali, il problema che pone il
senatore Gualtieri è proprio quello della competenza, delle sfere di attri-
buzione
. Era un'attività che se fosse stata fatta dal Sisde o da altre strut-
ture sarebbe stata perfettamente regolare, mentre è diventata irregolare
nel momento in cui questo compito lo si attribuiva ad una struttura
nata per una questione diversa
.

Tante volte se si ragionasse con meno polemica certe verità affiore-
rebbero. Tutto questo corrobora l'impressione che questo tipo di strut-
tura non sia stata operativa nel nostro paese, a parte tutti i profili for-
mali che accennava il senatore Gualtieri, solo come una rete pensata per
una guerra non convenzionale e del tutto eventuale e che, invece, abbia
operato concretamente come una rete informativa aggiunta e, quindi,
come un pezzo del Sismi, però fuori regola, per lo meno che faceva cose
fuori competenza della struttura specifica
, non fuori competenza del Si-
smi. Erano altri uffici di quest'ultima struttura che dovevano fare queste
osservaz
ioni con tutti i controlli a cui invece Gladio era istituzìonal-
mente sottratta.

MARTINI. C'è però un particolare. Esiste anche un lavoro fatto dal
Comitato parlamentare di controllo che giustifica pienamente questa
mia iniziativa, per il semplice motivo che era una iniziativa
in extremis
che fra l'altro ha fruttato due informative all'Alto commissario. Era un
modo di usare tutti i mezzi a disposizione in un momento in cui di
mezzi ne avevo pochi
.

PRESIDENTE. Torniamo al discorso di prima. Nel momento in cui
poi non si sono ritrovati tutti i documenti, il sospetto che nel passato vi
siano stati altri tipi di emergenza
, anche di natura politica, rispetto alla
vicenda della mafia, diventa travolgente
. Non sono un dietrologo, mi
sono avvicinato alla materia da un anno a questa parte, però sono cose
che mi colpiscono.

GUALTIERI. La illegittimità della struttura è dimostrata dal fatto
che
il Presidente del Consiglio dell'epoca ha sciolto la struttura per
questo
.

PRESIDENTE. L'onorevole Andreotti si rese conto che c'era una
potenzialità di pericolo in tutto questo, non perch
è fosse sbagliato
assumere informazioni sulla criminalità organizzata
, ma perchè si

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affidava un compito improprio a questo tipo di struttura. Tanto è
vero che a quel punto disse di scioglierla
.

GUALTIERI. L'ammiraglio ha detto che c'era una Gladio buona e
una Gladio cattiva, come se ci fosse un magistrato buono ed uno cat-
tivo
. Questo non lo posso accettare proprio per le risultanze del docu-
mento Salvini che
ho sotto gli occhi. Egli non dice che c'è una Gladio
buona e una cattiva ma che tutto era cattivo e adopera queste precise
espressioni: «Fin dallo scoppiare nel '90 del caso Gladio e della scoperta
della rete clandestina, si era diffusa la netta sensazione che tale strut-
tura e l'elenco dei 622 gladiatori fossero solo una parte di un sistema a
scatole cinesi di cui era stato svelato lo strato meno importante e più
superficiale; sistema costituito non solo da un numero assai più elevato
di aderenti anche meglio addestrati e con funzioni più operative rispetto
ai 622, ma anche dalla probabilità di strutture illegali anche più stretta-
mente intrecciate con ambienti dell'estrema destra o addirittura eversivi
rispetto alla Gladio ufficiale. Questo è un aggravamento della situazione,
altro che un alleggerimento.

Poi, a pagina 434, dice: «Il progetto di inglobamento dell'intera or-
ganizzazione operativa di Ordine nuovo all'interno di una struttura pa-
rallela e occulta ma ufficiale, come i nuclei di difesa dello Stato, con-
trollata dagli alti vertici militari dell'epoca è forse il dato più inquietante
raccolto in questi anni sull'attività di controllo del nostro sistema demo-
cratico
, un dato dinanzi al quale persino i lati oscuri e l'illegalità della
struttura Gladio impallidiscono o si configurano quanto meno come il
solo cerchio esterno di una realtà ben più segreta e profonda»
.

Se questa è la spiegazione, che c'è una Gladio buona e una Gladio
cattiva e che è stata sciolta la Gladio buona per tenere in piedi quella
cattiva, o viceversa, io non la capisco. Salvini dà un giudizio molto più
severo di quello espresso da Casson sulla pericolosità di queste strutture
che sono esistite nel nostro paese.

Se poi lei e il Presidente me lo consentono, vorrei arrivare alle di-
chiarazioni molto gravi fatte dal suo Capo di divisione, il capo di Stato
maggiore dei Servizi
, generale Inzerilli, circa il fatto che la Gladio
buona non faceva le stragi, mentre quella cattiva sì,
dividendo il campo
in due parti
. Le elencherò successivamente i buoni e i cattivi per vedere
se è d'accordo con la divisione di campo che fa il suo Capo di Stato
maggiore
.

MARTINI. Non voglio entrare nel merito della sentenza Salvini di
cui ho avuto solo alcune pagine. Tra l'altro in una delle prime pagine è
detto che sicuramente Gladio non è stata coinvolta nelle stragi e questo
a me basta.

GUALTIERI. L'abbiamo letto. Si dice però che c'è un'altra Gladio
che faceva le stragi.

MARTINI, L'unica cosa che voglio dire è che la struttura, così come
io l'ho ereditata e gestita, non deve rispondere di niente dal punto di vi-
sta penale,

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Per quanto concerne le carte tenute male, sono sicuramente d'ac-
cordo sul disordine
. Se tornassi indietro anche in questo settore mi
comporterei in maniera diversa, però non sono il responsabile dell'ar-
chivio
. La responsabilità è chiaramente definita nel capo della divi-
sione.

Vorrei però aggiungere una cosa. Una delle ragioni che può aver de-
terminato un certo modo di gestire l'archivio era la quasi assoluta sicu-
rezza degli appartenenti alla divisione che essa non sarebbe mai stata
messa in piazza, come poi invece è accaduto.

Non mi si venga a parlare infine del giudizio del Presidente del
Consiglio perchè questi, quando ha messo in piazza Gladio, aveva evi
-
dentemente degli scopi propri, non quello di curare una anomalia strut-
turale italiana
.

PRESIDENTE. È noto pure che sostiene di essere stato fortemente
punito
.

GUALTIERI. Vorrei che mi si spiegasse la logica di un Presidente
del Consiglio che, sapendo che ci sono due strutture dello stesso
tipo ..
.

MARTINI. No, una. Io parlo di Gladio, non parlo delle altre strut-
ture. Le altre strutture sono venute fuori dopo.

GUALTIERI. Lei era a capo di una struttura e il suo Capo di Gabi-
netto dice questo: «Noi non sapevamo nulla. Quello che è certo è che tra
noi e loro», la Gladio buona e la Gladio cattiva
, «alla luce di quanto si è
appreso non c'erano punti di contatto. Noi avevamo rapporti con lo
Stato maggiore della Difesa oltre che con quello delle tre Armi e dei Ca
-
rabinieri; loro i rapporti li avevano con la Terza armata, con la divisione
Pastrengo dei Carabinieri e con i Sios
. Tra noi non è stato mai trovato
un piduista
; loro ne erano pieni. Noi ai tempi del Sid trattavamo con
l
'ufficio R (ricerche all'estero); loro con l'ufficio D, quello di Maletti e di
Miceli»
. Lo ha scritto anche in un libro.

Questa seconda struttura avrebbe fatto le stragi. Vorrei sapere quale
è la logica di un Presidente del Consiglio che, nel 1990
, sapendo che la
struttura è stata sciolta nel 1973 (lo dice anche Salvini che nel 1973 ven-
nero sciolti i gruppi di difesa), mette in piazza un'organizzazione che in-
vece è ancora esistente e apre così tutta la questione di cui ci stiamo oc-
cupando
. Mi deve spiegare quale è la logica seguita dall'onorevole An-
dreotti: se avesse dovuto bruciare qualcuno avrebbe dovuto bruciare
una struttura chiusa nel 1973, non una che per un suo errore macrosco-
pico si è accorto essere ancora in piedi nel 1990 dopo che l'aveva dichia-
rata sciolta. Non so se mi sono spiegato
.

MARTINI. Si è spiegato benissimo.

PRESIDENTE. Pregherei tutti di attenersi più ai fatti. Faremo le
nostre valutazioni in un altro momento.

 

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BEDONI. Signor Ammiraglio, vorrei rivolgerle soltanto una do-
manda che apparentemente sembra esulare dalla impostazione fin qui
seguita
, ma che a mio parere può rappresentare una traccia indiretta
per giungere alla identificazione di una responsabilità politica molto
precisa
.

Lei può dirci come pagavate questa struttura? Più precisamente, si
trattava di fondi riservati? E a quale capitolo di bilancio facevano capo?
Alla Presidenza del Consiglio,
suppongo. Inoltre - forse al riguardo può
essere ancora più preciso - nel periodo in cui lei dirigeva il Servizio
quanto costava la struttura? Esisteva un sistema per rendere conto e a
chi? È già importante che lei individui esattamente da dove provenivano
i fondi
.

MARTINI. Non venivano pagati i dipendenti della struttura, a parte
la VII Divisione che era quella che gestiva la struttura stessa
. I fondi
erano riservati
.

BEDONI. Quindi facevano capo alla Presidenza del Consiglio?

PRESIDENTE. Facevano parte dei fondi complessivi del Sismi.

MARTINI Sì, facevano parte dei fondi riservati del Sismi.

BEDONI. Quindi il Ministro doveva essere edotto per lo meno agli
effetti di un controllo di bilancio effettuato a posteriori
.

MARTINI. Sì, certo. Parlo del periodo in cui dirigevo il Servizio; il
Ministro della difesa firmava trimestralmente
. Io gestivo quello riservato
nello stesso modo in cui gestivo il bilancio ordinario. Anzi, quando sono
andato via, pur avendo la possibilità di distruggere il bilancio di Gladio
,
deliberatamente non l'ho fatto e l'ho lasciato a disposizione della auto-
rità giud
iziaria. Comunque, nel periodo in cui ero nel Servizio i bilanci
venivano distrutti al cambio dei Ministri
. La legge infatti prevede che al
cambio dei Ministri o al Cambio del Capo del Servizio i bilanci vengano
distrutti
. Naturalmente mi riferisco al bilancio riservato che non passa
sotto il controllo della Corte dei Conti, se era quello che voleva
sapere
.

Durante il periodo in cui ho diretto il Servizio sono cambiati quat-
tro o cinque Ministri e ognuno di loro, andando via, distruggeva il bilan-
cio. Quando sono andato via il Ministro era in carica da cinque o sei
mesi
; ho distrutto la parte riservata meno quella concernente Gladio,
perchè non c'era nulla da nascondere e quindi ho ritenuto che potesse
essere messa a disposizione dell'autorità giudiziaria
.

BEDONI. Per completare questo aspetto, quando presentavate il bi-
lancio preventivo anno dopo anno davate una indicazione sull'organi-
gramma, sulle esigenze di copertura degli addetti, su eventuali nuovi re-
clutamenti? Queste indicazioni venivano date al Ministro per giustifi-
care eventuali aumenti?

MARTINI. Non in maniera specifica, per singole operazioni.

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PRESIDENTE. Se ho capito bene, la richiesta concerneva il com-
plesso della spesa del Servizio.

MARTINI. Sì.

BEDONI. Il Ministro o il Presidente del Consiglio non chiedevano
mai informazioni dettagliate, trattandosi di materia così delicata?

MARTINI. Lei parla del bilancio riservato?

BEDONI. Esatto. C'è stata una negligenza comune sull'argomento a
tutti i Presidenti del Consiglio, nonché ai Ministri della difesa?

MARTINI Non direi si sia trattato di una negligenza perchè gestivo
il bilancio riservato come gestivo quello ordinario
. Lo portavo alla firma
del Ministro e il Ministro ..
.

BEDONI. Ecco, era questo che volevo sapere. Il Ministro quindi era
a conoscenza del bilancio.

MARTINI. Certo che era a conoscenza del bilancio.

BEDONI. È importante.

MARTINI. Il Ministro era a conoscenza dei bilanci.

BEDONI. Se c'erano dei potenziamenti di organico, nel bilancio
avrebbero dovuto essere indicati.

PRESIDENTE. Da quel che risulta queste persone ricevevano un
rimborso nel caso in cui seguissero dei corsi di aggiornamento
.

BEDONI. I corsi di aggiornamento venivano effettuati con cadenze
regolari?

MARTINI. Durante il mio periodo non ci sono stati corsi perché
non è stato più impiegato il personale esterno.

La grande esercitazione, svoltasi credo nel 1986 o nel 1987, fu da
noi diretta e partì dalla Norvegia per finire in Sardegna. Quella è stata
l'unica grande esercitazione, dopo la quale Gladio divenne «dormiente».
Quando si presentavano i bilanci al Ministro, le spese erano così indi-
cate: «Spese per la base di Alghero
... ». Peraltro quella base non serviva
soltanto a Gladio; con il passar del tempo di essa venne fatto un uso
promiscuo
.

Vorrei anche ricordare che purtroppo i bilanci dei Servizi - è
un elemento che non è stato messo in evidenza a proposito dei
fondi Sisde - venivano monetizzati in due tranches: la seconda
. in
fase di assestamento, veniva liquidata tra la fine di novembre e gli
inizi di dicembre
. Per questo motivo l'assestamento veniva liquidato
attraverso il bilancio riservato, proprio perchè non esiste il tempo
tecnico per spenderlo entro la fine di dicembre. Ho anche chiesto

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 il «trascinamento» al Tesoro, ma mi hanno risposto che non è pos-
sibile
.

BARESI. Devo dire in premessa che non sono così dispiaciuto che
ci sia stata una organizzazione che in qualche modo, insieme ad altre
organizzazioni straniere e all'impegno popolare, abbia impedito al no
-
stro paese di vivere situazioni che invece altri paesi a noi confinanti si
sono trovati a vivere
. Penso ad esempio ai paesi dell'Est. Mi sembra una
premessa doverosa rispetto ad una serie di considerazioni che sono
state qui fatte
. Ritengo che taluni avvenimenti di una certa parte della
nostra storia europea dovrebbero essere considerati per quello che sono
,
ovvero fatti di cronaca ben conosciuta.

Anche per questi motivi ritengo che sarebbe opportuno intervenire
in questo dibattito, non tanto con delle opinioni, quanto con delle conte
-
stazioni specifiche e concrete nei confronti dell'ammiraglio Martini. Il
senatore Gualtieri mi pare avesse iniziato a farlo e vorrei che conti-
nasse,
muovendo contestazioni reali, specifiche e concrete. Del resto
l'interpretazione delle parole e degli scritti può essere soggettiva
: penso
a quanto richiamava il Presidente allorquando diceva che in un docu-
mento si parla di invasione o di sovvertimento. Il termine invasione è
assolutamente chiaro nel suo significato, diversamente il termine sov
-
vertimento richiede una interpretazione, posto che se il sovvertimento
non è democratico potrebbe legittimare una interpretazione opposta a
quella a cui ci si voleva rifare
. Rispetto agli accordi internazionali stipu-
lati, ritengo che una organizzazione che ha aderito a tali accordi debba
necessariamente onorarli. Si tratta semmai di verificare se
, in relazione
a determinati fatti che sono stati qui citati, come quelli siciliani degl
i
anni '88-'89, sia vero o falso quanto ha affermato l'ammiraglio Martini,
ovvero che si è trattato di un esperimento naufragato per inutilità, an-
che sulla base di alcune situazioni di carattere internazionale (egli ha ci-
tato anche il nome di una nazione araba)
.

Per quanto riguarda il contrasto alla criminalità. è vero quanto ri-
cordato dal Presidente, vale a dire che secondo una interpretazione giu-
ridica tale contrasto potesse non essere ritenuto corretto
; tuttavia qual-
che risultato c'è stato, anche se scarso (veniva indicato un risultato posi-
tivo) e per questo motivo credo non si possa parlare di attività sovver
-
siva. Anche in un'altra circostanza, in cui l'azione di contrasto è stata re-
cata nei confronti di altro tipo di criminalità, il procuratore di Milano
ha chiesto comunque il «proscioglimento» rispetto a tutta una serie dì
reati e ciò non ha comportato problemi per nessuno
.

Vi è poi il discorso della efficienza del Servizio: viene da chiedersi
se sia vero o falso che non è stato mai modificato l'elenco dei famosi
622
. È evidente che se la struttura non fosse stata mai modificata, que-
sto fatto testimonierebbe anche la logica secondo la quale essa è nata e
vissuta in una determinata situazione di carattere internazionale.

Per quanto concerne poi l'elemento della confusione, mi pare di
averlo verificato in più occasioni allorquando abbiamo ragionato su vi-
cende del nostro paese
: credo che sia una tipicità italiana anche di altre
vicende precedenti
. Non mi pare che la confusione nella gestione di un
servizio possa essere in qualche misura un indizio di colpevolezza.
Mi
piacerebbe quindi che venissero mosse contestazioni circostanziate che

 

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ci consentissero poi di valutare le risposte dell'ammiraglio Martini. L'in-
terpretazione politica di fatti e situazioni non mi pare utile ai fini del
nostro lavoro.

PRESIDENTE. Mi sembra di capire che l'onorevole Baresi non ab-
bia posto delle domande all'ammiraglio ma alla Presidenza. Ripeto al-
lora quanto ho detto all’inizio di questa audizione. Questa è una audi-
zione libera dell'ammiraglio Martini, che stiamo conducendo d
ietro sua
richiesta
.

L'ammiraglio Martini ha esercitato un suo diritto; egli ha altresì di-
chiarato di non condividere alcune conclusioni alle quali la Commis-
sione era giunta nella precedente legislatura
. Il senatore Gualtieri ha
perciò voluto spiegare all'ammiraglio Martini quanto era stato scritto
nella relazione,
che tutti quanti possiamo leggere.

Penso di aver posto dei problemi e delle osservazioni in modo
pun
tuale.

Quello che ci domandiamo, nell'ambito di un giudizio di responsa-
b
ilità politica che parte dal presupposto che una democrazia debba es-
sere ordinata da una serie di regole (per cui ognuno deve svolgere il
compito che gli viene attribuito e tutto quanto viene fatto deve essere
democraticamente controllabile)
, è se Gladio è effettivamente stata c
che l'ammiraglio Martini ha dichiarato nella precedente occasione alla
Commissione
: vale a dire se si è trattato di una struttura pensata e te-
nuta in condizioni di operatività esclusivamente per pote
r contrastare
una eventuale invas
ione straniera di parte del territorio nazionale.

Il dubbio oggettivo che sorge è che invece questa struttura sia stata
utilizzata non a fini delinquenziali o illeciti,
per mettere bombe e per far
mor
ire la gente, perchè prove in questo senso non ce ne sono; ma che
sia stata utilizzata anche con un fine improprio, come una rete informa-
tiva per contrastare forme evidenti di sovvertimento. Ed il giudizio ne-
gativo è nel fatto che questo non era un compito che le era stato attri-
buito, e se comunque ha ritenuto di dover assumere questo compito noi
avremmo diritto di saperlo. Una delle ragioni per cui non riusciamo a
saperlo è che una serie di documenti che avrebbero potuto esse re estre-
mamente probanti sul punto sono stati distrutti
, questo nell'imminenza
di accessi da parte di giudici di questa Repubblica alla documentazione
di Glad
io,

Mi sono limitato a porre questo problema. Lo abbiamo già detto al-
tre volte, e penso di poter parlare a nome della Commissione: nessuno
di no
i dubita che tra le 622 persone non vi fossero una serie di brave
persone convinte di servire la patria e che probabilmente non hanno
fatto altro che addestrarsi a questa ipotesi di guerra non ortodossa.
Re-
stano però una serie di dubbi su cui i giudici stanno indagando, inda-
gini che la Commissione segue con giudizi di responsabilità politica. È
questo un chiarimento che vorrei fornire all'ammiraglio Martini
: in que-
sta sede portiamo avanti un'indagine che non mira ad accertare le re-
sponsabilità individuali; portiamo avanti un discorso che attiene ad una
responsabilità politica e a responsabilità istituzionali che sono collettive
.
Per cui nel momento in cui esprimiamo un giudizio di carattere nega-
tivo che poi la responsabilità non sia del vertice ma di posizioni subapi-
cali del Servizio, cosa cambia ai fini della valutazione che il Parlamento

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deve compiere? Nell'oggettività del fatto c'è qualcosa che non ha
funzionato.

MORANDO. La prima domanda che desidero porre è la seguente.

Soprattutto esaminando la sentenza Salvini emerge come ipotesi molto
forte, suffragata da una serie di elementi, quella che esistessero due
strutture, la struttura di cui stiamo qui parlando, cioè quella delle 622
persone, che era la struttura ufficiale e che copriva un'altra struttura
che è stata invece protagonista, almeno parzialmente secondo una certa
ipotesi, della strategia della tensione
.

Vorrei porle una domanda banale. Credo di aver capito quale sia la
sua risposta a tale domanda tuttavia desidererei riceverla formalmente
.
Lei, esercitando l'attività di direzione di questa struttura, come lei dice
di quella ufficiale,
con quello scopo, con quelle finalità, ha mai notato
elementi che la inducessero a sospettare circa l’esistenza all'interno d
i
quella struttura di un'altra struttura coperta, che svolgesse finalità extra
istituzionali
, e come tale quindi pericolosa?

PRESIDENTE. Il riferimento è all'interezza del Sismi, non solo a
Gladio, ma all
'apparato istituzionale-militare in genere.

MARTINI. No, non ho mai avuto alcuna sensazione di questo
genere
.

MORANDO Alcuni suoi collaborati, ad esempio Inzerilli, sostengono
che questa ipotesi a loro sembra che oggi venga suffragata da considera
-
zioni, dati di fatto, elementi. Non stiamo parlando di fantascienza.

MARTINI. Vorrei chiarire che per quanto riguarda il periodo della
mia gest
ione dal 1984 al 1990, a parte il fatto che la struttura era già in
una fase di diminuzione, non esistevano strutture segrete all'interno del
Servizio o comunque di Gladio, a quanto mi risulta
. Se lei mi porta
l
'esempio di ciò che può aver detto Inzerìlli, le posso dire che anch'io ho
letto sui giornali che esisteva Amos Spiazzi, la Rosa dei venti e altre
cose del genere. Egli, essendosi occupato di Stay behind mi sembra a
partire dal 1974, era più vicino a quei tempi, ma tutti quanti sanno che
quel tipo di strutture parallele è morto nei primi anni 70
. Quindi la mia
risposta è negativa per quanto riguarda il periodo in cui sono stato re
-
sponsabile della struttura; le posso dire comunque che ho letto sui gior-
nali, perché in quel periodo mi occupavo di altro, quanto lei afferma,
ma che non avevo idea che vi fosse una costellazione di organizzazioni
che possono essere definite a sfondo terroristico o eversivo quali sono
r
isultate dall'inchiesta Salvini. Questo non lo posso dire.

MORANDO. Sia il senatore Gualtieri sia altri hanno molto insistito
sulla duplicità di finalità che a un certo punto la struttura potrebbe aver
perseguito, cioè l'organizzazione di un'attività di guerra non ortodossa
nell
'ipotesi di un'invasione, ma anche quella di un'attività informativa
sulla situazione interna che in quanto tale sarebbe risultata estranea alle
finalità proprie di questa struttura
. Ciò che mi stupisce è che, sollecitato
più volte su questo punto, lei non abbia dato la risposta che sotto il pro
-

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 filo razionale mi sembra la più facile e cioè che questa attività informa-
tiva interna si sviluppava perché si ipotizzava che un'invasione
dall'esterno avrebbe avuto dei sostenitori all'interno del paese, ad esem-
pio nel Partito comunista italiano.

MARTINI. Il caso a cui si riferiva il senatore Gualtieri è avvenuto
nei primi anni ‘8°, quindi non durante la mia gestione. Durante la mia
gestione non è stata fatta alcuna attività di carattere informativo in-
terno. È chiaro che a territorio occupato la struttura si sarebbe interes-
sata anche dei possibili
Quisling, è una risposta che ho già fornito in
questa sede. Questi, con l'occupazione sovietica non potevano essere al
-
tro che personaggi di sinistra. È quindi probabile che la struttura avesse
avuto una certa capacità di raccogliere informazioni nel territorio dove
operava, tuttavia di qui ad aver fatto ciò ne corre.

PRESIDENTE Tuttavia quello che diceva il senatore Morando è
mo
lto logico: per addestrarsi a farlo nel momento in cui vi fosse stata
una situaz
ione di occupazione non vi era modo migliore che farlo
nell
'attualità.

Vede Ammiraglio, quello che è successo in questo paese che è ciò di
cui la Commissione si deve occupare, è ormai chiaro
. Anche una serie
di attori istituzionali del periodo ormai ammettono che le cose sono an
-
date in un certo modo, anche se siamo ancora nella fase in cui ciascuno
tende a dire che la colpa è stata dell'altro. Ormai però questo quadro sta
emergendo con chiarezza. Mi azzardo a dire, a titolo puramente indiv
i-
duale, che probabilmente nella situazione del mondo di allora era diffi-
cile che le cose potessero andare in maniera diversa
. Però se vogliamo
chiudere con questo passato di ciò dobbiamo prendere atto ed avere il
coraggio d
i ammetterlo. Far finta che tutte queste cose non siano acca-
dute e addebitarne sempre la responsabilità agli altri secondo me non
giova alla verità e certe volte attiva un meccanismo di nascita del so
-
spetto e di un sospetto che si autogenera.

MARTINI. Io non getto responsabilità su altri; ho detto che sono re-
sponsabile della struttura per gli anni in cui sono stato capo del Servi-
zio, vale a dire dal 1984 al 1990. Trovo che non era compito del capo
del Servizio, quindi mi riferisco anche al mio periodo, mutare una situa-
zione che evidentemente era o doveva essere gestita e diretta dai respon-
sabili politici
. Io non potevo sciogliere la struttura, denunciare il trattato
con la Nato o prendere delle iniziative
.

PRESIDENTE Di questo le do atto, nel senso che la Commissione
nel porsi un compito di valutazione storica colloca ad oggetto principale
del giudizio che deve esprimere il periodo che va dal 1969 al 1984
.
Quindi ci rendiamo conto che dopo il 1984 una serie di cose sono finite.
La mia impressione però è che dopo il 1984 si è continuato a nascon-
dere quello che era successo prima, cosa che pure ha una sua logica.

PRESIDENTE. Ad esempio, c'è stato un certo numero di ufficiali
dei Servizi ed in particolare di quello militare che si sono ritrovati coin-
volti in una serie di vicende a rilevanza penale. Sono stati anche con-

 

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dannati, alcuni con sentenze passate in giudicato. Premesso che lei è
stato un «attore» durante il periodo 1976
-1978 e poi dal 1984 in poi, che
valutazione ne dà oggi? Erano persone che sbagliavano a titolo indivi-
duale o c'era una catena occulta di comando? Mi può rispondere solo se
si sente di esprimere questo giudizio
.

MARTINI. Io mi sento di esprimerlo, però lei mi deve dire quali
sono gli
 ufficiali del Servizio che sono stati condannati con sentenza
passata in giudicato.

PRESIDENTE. Ad esempio, Musumeci e Belmonte.

MARTINI. È il caso del furto. Non sono in grado di accettare o
meno una
sentenza, ma di certo non mi è piaciuta molto l'ultima sen-
tenza del tribunale di Bologna circa la strage, mentre mi è piaciuto
molto di più il processo, che è stato poi cassato e che ha poi portato al
Bologna
-bis. Ciò perché il processo precedente arrivava alla conclusione
che Musumeci e Belmonte lo avevano fatto per prendere i trecento mi
-
lioni, con il trucco della valigia; questa cifra nel 1980 era una bella
somma. Ho conosciuto fuggevolmente Musumeci,
perché quando è arri-
vato il generale Santovito ho chiesto di andarmene e me ne sono an-
dato. Sono convinto che lo hanno fatto non per ragioni di vero depistag-
gio, come si è concluso nel processo di Bologna, mia per prendere i tre-
cento milioni che poi si sono presi.

PRESIDENTE. Questo sarebbe molto vicino con una serie di difetti
storici.

MARTINI. Quando si parla di Musumeci e di Belmonte si fa riferi-
mento soprattutto ai quattrini.

PRESIDENTE. Ad esempio i contatti con gli ambienti di estrema
destra
; è tutta una serie di verità che non si può negare, emerge una
strategia
. Ciò che vorremmo capire è chi erano gli strateghi veri.

MARTINI. Secondo me, la sentenza Salvini alcuni degli strateghi
veri dei primi anni '70 può darsi che li abbia individuati. Però voglio an-
che d
ire che circolano un certo numero di informazioni assolutamente
inesatte Ad esempio,
quando, su mia richiesta, sono stato audito dal
Com
itato parlamentare di controllo sui Servizi, il presidente Brutti ad
un certo
punto mi ha citato un fatto che ogni tanto viene fuori, riguardo
ad un certo segreto d
i Stato che sarebbe stato posto durante il processo
Cauchi
. Ho risposto al presidente Brutti, ed io ho i documenti, che non
è stato posto
un segreto di Stato al processo Cauchi, perchè le cose sono
andate in maniera completamente diversa
. Noi avevamo due fonti all'in-
terno dell'eversione di destra in Toscana; evidentemente con il sistema
attuale che prevede che al momento del deposito in cancelleria la docu
-
mentazione diviene disponibile, le due fonti sarebbero state "bruciate».
Ho chiamato allora il procuratore capo di Firenze, Perluigi Vigna, e gli
ho fatto leggere la documentazione sulla quale avrei posto l’omissis
. Lui
ha preso nota. Io gli ho detto che essendo obbligato per salvare le due

 

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fonti a porre gli omissis intendevo comunque fargli leggere la documen-
tazione in modo che lui poteva vedere se vi era qualcosa.

PRESIDENTE. Ma è di qualche giorno fa la condanna che ha
emesso il tribunale di Roma - anche se sui giornali è apparso dopo -
per l'attentato che sub
ì il vice presidente della Democrazia cristiana ci-
lena. Lì gli esecutori, per lo meno stando alla sentenza di primo grado,
che non è passata in giudicato,
sarebbero stati uomini della destra ever-
s
iva. Concutelli e Delle Chiaie, il mandato intermedio sarebbe stato dato
dall'attuale generale Maletti
.

MARTINI. Però con Maletti torniamo sempre all'anno 1974. Anche
nell
'inchiesta Salvìni, Maletti verrà indicato come uno dei responsabili.

PRESIDENTE. Secondo lei, lo faceva a titolo individuale o c'era
una catena anomala di comando,
anche politico?

MARTINI. Vi risponderò come ho risposto nel corso delle audizioni
in varie Commissioni
. Non esistono i Servizi deviati, sono una inven-
zione giornalistica o di qualche procura che non riesce ad arrivare alla
soluzione di un problema
. Un Servizio, per la sua struttura verticistica,
se è deviato, e può esserlo, deve veder coinvolto il suo capo, altriment
i
non vi è alcuna possibilità di poter effettuare delle deviazioni. Se come
dice Salvini
, Miceli e Maletti erano al vertice di una struttura eversiva è
chiaro che quella era un Servizio deviato. Se noi andiamo a vedere nella
storia del Servizio militare i momenti in cui si possono trovare delle de-
viazioni essi coincidono con il caso De Lorenzo. il caso Miceli-Maletti e
il caso P2. Però in tutti e tre i casi è sempre coinvolto il capo del Servi-
zio,
perché egli è l'unica persona che dispone della rete di comunica-
zione, dei quattrini eccetera. Cioè, non vi può essere uno spezzone del
Serv
izio che cammina per i fatti suoi se il capo non è d'accordo.

Quindi, è chiaro che Maletti e Miceli sono i due personaggi nomi-
nati nell'inchiesta Salvini, ma questo mi sembra ovvio.

MORANDO. Signor Presidente, vorrei fare all'ammiraglio Martini
una terza domanda e poi ho terminato; una precisazione circa i bilanci
che lei presentava al Ministro. Ho avuto l'impressione che a un certo
punto nel rispondere alla domanda posta dalla senatrice Bedoni si inge
-
nerasse un equivoco. Questi bilanci che lei sottoponeva per la quota ri-
servata alla firma del Ministro naturalmente non consentivano allo
stesso di avere una visione delle voci di spesa, che individuasse ad esem
-
pio il costo di una struttura come quella di Stay behind?

MARTINI. Questa è una domanda alla quale adesso non so rispon-
dere con precisione. Potrebbe essere di sì, come potrebbe anche essere
di no.
Comunque, le spese di Stay behind rispetto alle altre del Servizio
erano molto contenute
.

MORANDO. Siccome immagino che la domanda della collega fosse
finalizzata a verificare il grado di assunzione di responsabilità e poiché
r
itengo che la collega avesse fatto la domanda in questo senso (partendo

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dalla questione finanziaria per arrivare ad avere una idea sul grado di
cognizione che i responsabili politici assumevano rispetto all'esistenza,
alla na
tura, al carattere o alle attività di questo Servizio) è del tutto evi-
dente che se la risposta alla mia domanda è affermativa si può allora
dedurre un certo grado di assunzione di responsabilità
. Se, come io
penso, invece la risposta è negativa, allora è del tutto evidente
...

PRESIDENTE. Preciso la domanda: nel bilancio l'esistenza di Stay

                  behind era evidenziata?                                                                                                          

MORANDO. Anche soltanto attraverso voci del tipo «sostegno a
struttura di guerra non ortodossa»
. È così, oppure si trattava di voci
così generali che pur comprendendo Stay
behind non consentivano di
ev
idenziarla?

MARTINI. Era compresa, tanto è vero che la magistratura ha l'ul-
timo bilancio, quello che non è stato distrutto, in cui c'è una cifra.
Quindi evidentemente doveva essere evidenziata tale voce.

MORANDO. Quindi i Presidenti del Consiglio avevano cognizione di
questa cifra.

MARTINI. Non i Presidenti del Consiglio, i Ministri della difesa; co-
munque il Ministro della difesa aveva cognizione per il semplice motivo
che aveva firmato.

MORANDO. Mi scusi, un conto è se il Direttore del Servizio sotto-
pone a
l Ministro della difesa un bilancio sui fondi riservati che eviden-
zia la presenza di una struttura per la guerra non ortodossa e il suo re
-
lativo costo, per cui se prende visione delle singole voci non potrà soste-
nere di ignorare l'esistenza di questa struttura. In caso contrario, la si-
tuaz
ìone è del tutto diversa.

Volevo però rivolgerle un'altra domanda; può illustrare brevemente
quale consegna ha ricevuto nel 1984 su Stay behind? Immagino che tra
le tante consegne che un Direttore del Servizio segreto militare riceveva
dal suo predecessore ci fosse anche quella relativa a Stay behind; può
descriverei l
'essenza di questa consegna?

MARTINI. Mi ha detto che esisteva una base addestrativa ad Al-
ghero, dove è conservato il materiale della struttura Stay behind e che i
particolari potevo farmeli spiegare dal capo della VII Divisione
. Credo
che anche il mio predecessore non abbia dato soverch
ia importanza
all'organizzazione, visto che già nel 1984 c'era un calo di interesse
.

Per rispondere alla sua precedente domanda voglio dire che il Mini-
stro della difesa non veniva a conoscenza della struttura attraverso il bi-
lancio, ma sapeva dell'esistenza di Stay behind perchè aveva firmato il
mio pezzo di carta
.

BEDONI. Perciò parlavo di possibili negligenze del Ministro, che
può aver firmato senza chiedere delucidazioni.

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PETRICCA. Mi è sembrato di percepire, soprattutto nelle ultime di-
chiarazioni dell'ammiraglio Martini,
che una responsabilità esiste
quando il vertice è compromesso; pertanto queste dichiarazioni coinci-
derebbero con quello che il presidente Gualtieri ha affermato preceden-
temente
, non condividendo le argomentazioni a difesa che l'ammiraglio
aveva assunto
.

In buona sostanza è giusto quanto ha detto il senatore Gualtieri e
non si può condividere quello che lei ha sostenuto all
'inizio, se poi suc-
cessivamente ha chiarito che la deviazione può essere del vertice
. Lei
come vertice, nel 1984 sapeva perfettamente dell'esistenza di questa or-
ganizzazione e quindi - nel presupposto che nel 1977 erano stati rifor-
mati i Servizi - quanto meno da quel momento, se questa struttura ve-
niva condotta con le caratteristiche che sono state accertate dalla prece-
dente Commissione, non c'è dubbio che ci fosse una responsabilità di
vertice e quindi la sua responsabilità.

Per quanto attiene all'uso dei fondi riservati lei ci dice che il Mini-
stro sapeva di questa organizzazione in quanto aveva firmato uno speci-
fico documento. Inoltre il Ministro doveva avere conoscenza delle spese
sulla base di una relazione che veniva presentata dal Direttore del Servi-
zio,
che nel momento stesso in cui il Ministro ne prendeva conoscenza
ven
iva distrutta.

MARTINI. Veniva distrutta al termine del mandato del Ministro.

BEDONI. Quindi è certo che tutti i Ministri sapevano dell'organiz-
zazione attraverso la firma dei bilanci
.

PETRICCA. C'è un punto che va chiarito perché la legge prevede la
distruzione al termine dell'esercizio finanziario; che poi venga distrutta
anche al termine del mandato del Ministro è un fatto in più
.

Al Ministro veniva sottoposta una relazione scarna che non diceva
quasi niente
.

MARTINI. No, la relazione non era scarna; il Ministro la faceva esa-
minare dai suoi esperti
, non la leggeva lui personalmente: gli portavo la
relazione, gliela lasciavo e il Ministro me la restituiva firmata una setti
-
mana dopo; evidentemente in questa settimana la faceva esaminare dai
suoi esperti finanziari.

L'ultima relazione dovrebbe esserci perchè io non l'ho distrutta;
però non sono certo che ci sia ancora.

Voglio precisare che la relazione non veniva distrutta alla fine
dell
'anno finanziario ma alla fine dell'anno successivo, cioè si conser-
vava per un anno. Però durante il mio incarico sono cambiati cinque
Ministri e quindi ci sono state cinque distruzioni oltre a quelle di fine
anno
.

PRESIDENTE. Vorrei utilizzare io quanto ha detto il senatore Pe-
tricca per fare un'osservazione a rovescio
.

Se quindi il Servizio devia perché è il vertice che lo fa deviare, lei
può capire che non è assurdo il sospetto che in presenza di vertici in-
dubbiamente deviati si siano potute verificare anche deviazioni di
Stay

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behind. Perché questa struttura non avrebbe potuto partecipare alla de-
viazione generale?

MARTINI. All'epoca di De Lorenzo ....

PRESIDENTE. Ad esempio nel periodo di De Lorenzo.

MORANDO. Cosa ha fatto Stay behind nel 1964 e nel 1970?

MARTINI Credo che in quel periodo sia stato completato l'adde-
stramento e l'arruolamento dei 622. Mi sembra di ricordare che Stay.
behind
è stata allertata durante il caso Moro e durante il caso Dozier,
ma non credo sia stata mobilitata o abbia fatto qual
cosa di particolare
in quegli anni.

ZANI. In primo luogo l'ammiraglio può chiarirci il significato della
sua affermazione secondo cui esiste il fondato sospetto che i documenti
consegnati alla Procura di Roma siano stati male assemblati? Significa
che erano sottosopra, mal confezionati? Oppure che alcuni documenti
mancavano?

MARTINI. Se ne mancassero non lo so, ma la mia affermazione che
i documenti erano assemblati male significa questo
. La Procura di
Roma ha fatto il sequestro giudiziario nelle prime ore del pomeriggio
,
dalle 14 alle 17; tutta la VII Divisione era dislocata in una palazzina con
uno scantinato
; i giudici e gli ufficiali di polizia giudiziaria, con il perso-
nale di servizio, hanno preso un certo numero di faldoni e li hanno
messi
in 17 armadi, che sono stati sigillati. Ho detto anche alla Procura
quando sono stato interrogato su questo punto che ho l
'impressione che
alcun
i documenti di interesse, soprattutto quelli più vecchi (alla Procura
in questo momento interessa il periodo dal '64 al
'72) non siano stati as-
s
emblati e quindi non siano stati catalogati.

Alcuni documenti che risultano scomparsi probabilmente esistono
nella massa dei documenti trascurati.

ZANI. La seconda questione riguarda questa attivazione della strut-
tura nel 1990 per acquisire informative sulla criminalità organizzata
.
Stabilito che ciò non rientrava, come appare abbastanza chiaro, tra i  
compiti
istituzionali della struttura, rimane in me una curiosità, perché
questi 622 erano dislocati soprattutto nel Nord-Est.

MARTINI. Diciamo nel Nord.

ZANI. Nel Nord o nel Nord-Est?

MARTINI. Ce n'erano 250 nel Nord-Est, diventavano novanta tra
Veneto e Lombardia e circa sessanta in Piemonte.

ZANI, Non so se sia del tutto plausibile una attivazione per la lotta
alla mafia semplicemente in quei contesti, anche se posso immaginare
che in quelle zone si possono acquisire determinate informaz
ioni. Tutta-

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via forse anche la disposizione logistica della struttura non era tale da
giustificare una attivazione in questo senso, non le sembra?

MARTINI. In quel momento non avevo altre possibilità per dare
una mano all'Alto commissario. Peraltro io non ho chiesto alla struttura
di attivarsi
: bisogna leggere la circolare con attenzione, perchè ho chie-
sto d
i agire «nell'ambito della propria attività normale e professionale».
Mi sono attaccato a tutto quello che avevo a disposizione per dare una
mano in questo nuovo compito che mi era stato, tra l'altro, affibbiato
dalla legge
. Forse è stato un eccesso di zelo che oggi non ritenterei, è
chiaro. Ma il Comitato parlamentare di controllo nelle sue conclusioni
ha detto che in fondo non era stato compiuto alcun illecito. anche
perchè queste persone non facevano altro che quello che dovrebbe fare
qualsiasi
cittadino che viene a conoscenza di fatti illeciti.

ZANI. Un'altra questione riguarda la sua affermazione circa
un'eventuale dotazione di armi a que
sta struttura nel caso fosse stato
necessario
. Mi sembra di capire che l'età media fosse superiore ai cin-
quanta anni: paracadutare delle armi per commandos di questo genere
probabilmente non avrebbe avuto una grandissima efficacia
. Forse si
desume che era una struttura,
come dire, residua, visto che erano sol-
tanto 622 patrioti piuttosto anziani. Quindi probabilmente era una
struttura di carattere soprattutto informativo
. Era così?

MARTINI. Intanto la decisione di ritirare le armi dei Nasco non l'ho
presa io, ma l'ho trovata
. Tale decisione probabilmente è stata dettata
dallo scoprimento del Nasco di Aurisina, che però non sapevamo fosse
un Nasco
. La pianificazione generale. a partire dal 1973-1974, è diven-
tata della Nato, la quale evidentemente se ha ritenuto di togliere le armi,
aveva i suoi motivi.

ZANI. Credo sia stato lodevole ritirare le armi a persone già così
avanti negli ann
i.

MARTINI. Però era anche previsto nella dottrina che essi potessero
subarruolare altri elementi una volta che il territorio fosse stato occu-
pato dal nemico.

D'altra parte era un'organizzazione invecchiata e siccome i presup-
post
i per cui era nata nel frattempo erano svaniti o comunque si erano
annacquati, è chiaro che la struttura ad un certo punto era quella che
era
. Di certo io non ho fatto niente per potenziarla, perché eravamo nel
1984
. Questa potrebbe essere la risposta. Del resto il giorno che è scat-
lata la pianificazione Nato. la responsabilità operativa delle strutture
non è s
tata più italiana.

ZANI. Concludendo, desidero soddisfare soltanto una mia curiosità
a proposito del libro verde di cui lei ha parlato
. Non so se i colleghi
sanno di cosa si tratta.

MARTINI. Era il libro su cui erano scritti tutti i nomi di quelli che
e
rano stati contattati, se erano stati arruolati o scartati.

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PRESIDENTE. Ma allora perchè, se c'era questo libro, in sede giu-
diziaria si è aperta questa polemica tra Sismi, Polizia e Carabinieri sul
modo come si redigeva questa famosa lista? Si aveva l
'impressione che
si fosse andati per esclusioni successive fino ad arrivare ai 622
.

MARTINI. Non le so rispondere. Ho chiesto la lista e quella mi è
stata data
. È vero che in uno dei documenti ad un certo punto si parla
di 740. Ho chiesto perché ci fosse quel numero e non 622
: è stato un
fatto abbastanza sconcertante, ma quando ce ne siamo accorti era già
troppo tardi. La struttura giura che il numero dei gladiatori fosse pari a
622 e di quelli abbiamo i dati
.

GUALTIERI. Ad un certo punto l'Ammiraglio ha dichiarato che
sotto la sua gestione non è stata mai svolta attività informativa
interna
.

MARTINI.

GUALTIERI. Lei diventa direttore del Servizio nel 1984 ...

MARTINI. Il 5 maggio 1984.

GUALTIERI. Nel 1985 lei crea a Brescia il centro «Libra»; nel 1986
il centro «Pleiad
i» ad Asti e nel 1987 il centro «Scorpione» a Trapani.
Da documenti ufficiali risulta che l'allora capo della VII Divisione, co-
lonnello Piacentini, giudicò queste strutture «idonee per le loro caratte-
ri
stiche peculiari a dare il proprio contributo informativo in parallelo
con la preparazione .
.. ». Spiegando le ragioni di tale idoneità, il promo-
tore chiarisce che l'attività informativa comunque esplicata dall'organiz-
zazione
Stay behind avrebbe caratteristiche peculiari non riscontrabili in
altre strutture. Il centro di Brescia si occupava di crimine organizzato; il
centro di Asti di crimine organizzato e di strutture industriali; quello di
Trapani sappiamo di cosa si occupava.

Sono state ritrovate presso il centro «Pleiadi» durante la sua ge-
stione otto informative firmate «Omero», ritenute del colonnello P
ìacen-
tini,
riguardanti la sicurezza industriale dell'area torinese e l'individua-
zione di fonti informative da utilizzare in Somalia ed in Mozambico.
Questa è attività informativa interna.

MARTINI. Se loro hanno preso queste informazioni...

GUALTIERI. Sono vostri documenti ufficiali.

MARTINI. Non era attività informativa come quella che si può fare
contro un partito politico
. Evidentemente nell'area di propria giurisdi-
zione essi avevano un minimo di libertà di scoprire quanto succedesse.
Ma questa non è l'attività informativa che viene contestata.

GUALTIERI. Ma per lei cosa significa «attività informativa in-
terna»? Mi spiega qual è la differenza con le attività del Sismi?

 

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Il Sismi si deve occupare della difesa delle strutture dell'Italia dalle
minacce esterne. Il Sisde delle informative interne.

MARTINI. Voglio ricordarle che il Sismi in quel periodo aveva la re-
sponsab
ìlità del controspionaggio e della lotta al terrorismo internazio-
nale in Italia.

Lei sa perfettamente che la legge n. 801 è stata politicamente valida
ma professionalmente assolutamente inutile perché la parte professio
-
nale è stata completamente trascurata. Lei forse sa che nel 1984 ...

GUALTIERI. Lei non deve fare una lezione su quello che so io.

Sono io che domando a lei se sa alcune cose. Quel che so io è
irrilevante
.

PRESIDENTE. La risposta è chiara. Loro hanno continuato ad eser-
citare compiti impropri perch
è non condividevano quel che aveva fatto
il Parlamento.

GUALTIERI. Il colonnello Mannucci Benincasa, per 15 anni capo-
centro del Sismi a Firenze, implicato in tutti i depistaggi, è stato capo-
centro sotto la sua gestione.

MARTINI. Anche sotto la mia gestione.

GUALTIERI. Cosa faceva questo colonnello interessandosi di depi-
stare la strage di Bologna, di fare i falsi riconoscimenti di Affatigato?
Vorrei sapere da lei
, che dice che non ci sono Servizi deviati, che il capo
sa tutto, cosa faceva Mannucci Benincasa?

MARTINI. Sono anche quello che lo ha cacciato.

GUALTIERI. Dopo quindici anni e dopo che la magistratura lo ha
condannato
.

MARTINI. Lei non può accusarmi di quindici anni quando sono
stato capo del Servizio per sette anni.

GUALTIERI. Si tratta di un capocentro di Firenze che invece va ad
operare a Bologna facendo depistaggi
. A Bologna poi ci sarebbero altre
cose da andare a vedere
. Domando se questa è l'attività istituzionale di
un Servizio.

Inoltre, lei ha fatto partire una spedizione di agenti italiani contro
Sendero Luminoso in Perù?

MARTINI. Sì, su ordine del Presidente del consiglio per garantire
una certa sicurezza .
..

GUALTIERI. Non voglio sapere se lei ha avuto l'ordine. Ha fatto
partire questa spedizione?

PRESIDENTE. Senatore Gualtieri, lo faccia rispondere.

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MARTINI. Certo, ho mandato della gente in Perù e ho anche dispo-
sto un rafforzamento della sicurezza nella capitale visto che c'era l'Inter-
nazionale socialista. Ma non era il solo Servizio che operava in quel mo-
mento; operava anche il Servizio francese perchè c'era Mitterand; ope
-
rava il  Servizio tedesco perchè allora Schmidt era cancelliere della Re-
pubblica
. Io non ho fatto altro che eseguire degli ordini. Esiste anche un
verbale del Ciis che mi dà quest
'ordine.

GUALTIERI. C'erano anche uomini della Stay behind?

MARTINI. No, erano uomini della settima divisione, che era anche
quella che gestiva Stay behind
. Altra gente non c'era all'interno del
Servizio.

GUALTIERI. Stay behind copriva la settima divisione nelle attività
in cui la prima non c'entrava niente con l'invasione russa
. Diciamoci
francamente che dal 1984 al 1990 l
'invasione russa non c'entrava niente.
La settima Divisione colpiva queste operazioni nascondendosi in gran
parte dietro alla sigla Stay behind. Se non diciamo questo non si capisce
niente.

MARTINI. Bisognerebbe chiarire una volta per tutte che esisteva
una settima divisione che era una divisione operativa e addestrativa del
Servizio. Nell'ambito addestrativo aveva a suo tempo
, nei limiti di un
anno o due, addestrato gli esterni di Stay behind. È chiaro che quella
era la divisione operativa e addestrativa del Servizio e quindi se dovevo
mandare della gente in Perù dove la prendevo? Me lo dice lei?

GUALTIERI. Assolutamente.

MARTINI. Non può dire ad un certo punto che ho mandato gente
di Stay behind
: ho mandato gli addestratori di Stay behind, che è una
cosa ben diversa. Al punto tale che quando il Servizio è diventato più
importante di quello che era quando ne ho assunto la responsabilità, h
o
dovuto costituire un nucleo particolare che sono stati gli «Ossi». Questo
perchè la struttura della settima divisione non mi bastava
.

Non è che sono andato in Perù perchè amassi quel paese: ho avuto
degli ordini dalla Presidenza del Consiglio
.

GUALTIERI. Nel periodo 1984-1990. poi possiamo arrivare fino al
1995, l'Italia non ha mai avuto il pericolo di invasioni sovietiche o di
sommovimenti interni
. Ad un certo punto è caduto il muro di Berlino.
La settima Divisione certo poteva esistere, sono il primo a riconoscere
che un servizio segreto deve avere strutture segrete operative, ma che bi
-
sogno c'era di «incasinare» tutto con questa storia di Stay behind per
mantenere in piedi cose ridicole nella struttura, se è quella che ci è stata
descritta, pericolose perché segrete e sfuggivano al vostro controllo, ille-
gali perché non ne rispondeva il potere politico?

Nessuno vi rimprovera di avere una settima Divisione operativa, ma
che bisogno avevate di fare questa confusione con illegittimità continue
per mantenere in piedi che cosa?

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MARTINI. Perchè lo chiede a me?

GUALTIERI. È lei che stasera ha offerto la sua disponibilità.

MARTINI. Forse sono l'unico capo del Servizio che ha avuto il co-
raggio di discutere; oltretutto sono l'unico vivo, perché gli altri sono
morti tutti
.

GUALTIERI. Se si riesce a portare qui il presidente Craxi, doman-
derò a lui perch
é ha mandato quella spedizione in Perù.

MARTINI. A questa domanda posso rispondere io. Siccome c'era
l
'Internazionale socialista e siccome Sendero Luminoso era piuttosto at-
tivo, ad un certo punto è venuto il presidente Garcia e ha chiesto a
Crax
i, a Mitterand e a Schmidt di dargli una mano. Craxi ha riunito un
Ciis che è stato poi riconfermato successivamente
; io ho fatto un pre-
vent
ivo per un miliardo, che mi hanno pagato in assestamento, e ho
mandato in Perù gli addestratori, le armi
. una macchina blindata e ma-
teriale per comunicazioni
.

GUALTIERI. Nell'ipotesi, che non è, che Sendero Luminoso fosse
un moviment
o partigiano che lottava per liberare la sua patria da una
dittatura feroce, come era quella del presidente che lei ha citato: perch
è
l'Italia si è imbarcata a colpire un movimento partigiano per tutelare un
dittatore feroce come quello del Perù dell
'epoca?

MARTINI. Questo non lo deve chiedere a me, a parte il fatto che
Sendero Luminoso era una nota organizzazione terroristica
. Non voglio
dire che il presidente Garcia fosse uno stinco di santo, ma questa do-
manda non la deve rivolgere al Servizio, la deve fare al Presidente del
Consiglio oppure a tutti i signori che componevano il Consiglio dei mi-
nistri in quel momento.

ZANI. Una domanda tecnica. I centri Sismi in giro per l'Italia
avranno avuto una precisa definizione, una sigla da parte del Sismi
: così
forse anche le strutture Gladio. C'erano delle differenze in queste sigle?
Come si chiamavano?

MARTINI. I centri Sismi in Italia erano uno per regione. Al Nord
avevano seguito una dislocazione che seguiva la
combat zone per il sem-
plice motivo che i centri Sismi in Italia erano addetti soprattutto al
controspionaggio.

ZANI. La sigla di questi centri qual 'era?

MARTINI. C'era il centro Milano, il centro Genova, il centro Bolo-
gna, eccetera.

ZANI. Si citavano per esteso o si usava la sigla CS?

MARTINI. Sì, CS.

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 ZANI. Le strutture Gladio avevano una sigla a loro volta?

MARTINI. Alcune avevano una sigla che derivava dalla vecchia or-
ganizzazione. C'era Stella alpina, e altri nomi del genere. Però quando
è
stato riordinato, avevamo messo un centro in Piemonte, uno a Brescia e  
un altro in Friuli
.

ZANI. Quello di Brescia quando viene istituito?

MARTINI. Mi sembra nel 1986-1987. Non ricordo.

GUALTIERI. Nel 1985.

PRESIDENTE. Ringrazio l'ammiraglio Martini e dichiaro conclusa
l'audizione
.

La seduta termina alle ore 21.