CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  12/07/2000


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

CONTRIBUTO SUL PERIODO 1969-1974

In allegato: Appunti per un glossario della recente storia nazionale

Elaborato redatto dal senatore Athos De Luca

12 luglio 2000


 

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INDICE

 

Preambolo                                                                                                                         Pag.          5

Prima parte

                Il quadro storico di riferimento                                                                                     Pag.          7

Seconda parte

 

Le cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi                             Pag.        17
Car
enze dell'ordinamento giudiziario                                                                    »             20

Le responsabilità della magistratura                                                                                                                                                                                                                  »             21

Le responsabilità della classe politica                                                                   »             23

                    Le responsabilità degli organi di sicurezza e dei corpi di polizia                                                             »             24                                  

Terza parte

Alcune considerazioni preliminari                                                                                          Pag.        27
Il problema dei servizi di informazione e sicurezza                                                              »             28
Il s
egreto di Stato e la tenuta degli archivi                                                                                                                                                                                                                                 »             33
Problemi connessi all'ordinamento giudiziario                                                    »             38
I
stituzione di un osservatorio sull'eversione                                                                                                                                                                                                                             »             40

                    ALLEGATO: Appunti per un glossario della recente storia nazionale                          Pag.        43                                  

 

 

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disponibilità non sarà offerta, converrà non abbandonare alcuna ipotesi,
neppure quelle meno probabili.

7. In margine alla struttura denominata «Gladio», scoperta, come è
noto, nel 1990, a seguito di una decisione lodevole, ma repentina e non
del tutto spiegata, dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri, di ren-
derne pubblica l'esistenza, ricordiamo che la Commissione ha dedicato un
lungo periodo di lavoro.

L'esame dei documenti man mano emersi e la definizione dei vari
procedimenti penali connessi alla medesima vicenda, porta a confermare
il giudizio di illegittimità costituzionale di tale struttura, sia per il carattere
occulto e non conforme alle norme che reggono l'ordinamento militare,
sia e soprattutto per le marcate discriminazioni politiche nella sua forma-
zione, che ne facevano una milizia di parte totalmente incompatibile con
la neutralità politica delle Forze Armate sancita dalla Costituzione.

Ancora più grave appare che una simile struttura, formalmente giusti-
ficata con l'esigenza di approntare una rete di resistenza contro una even-
tuale invasione, sia stata poi utilizzata per compiti operativi - e senza che
vi fosse alcuna invasione neppure minacciata - di natura informativa. La
distribuzione dei documenti e le incongruità della documentazione fornita,
peraltro, inducono ad ulteriori perplessità quale possa essere stato l'effet-
tivo impiego della struttura nei trenta anni della sua esistenza.

D'altra parte, sia le inchieste giudiziarie che le indagini della Com-
missione stragi, protrattesi per quasi un decennio, non hanno fatto emer-
gere nulla che collegasse la struttura di Gladio alle vicende dello stragi-
smo. Si è
, invece, registrata la compromissione di un elemento della
struttura nel
«golpe Borghese», in un'altra occasione è emerso che un
«gladiatore» si dimetteva dal corpo a seguito «delle rivelazioni sul caso
SIFAR», il che lascia intendere che la persona in questione avesse ele-
menti per collegare Gladio al tentativo del generale De Lorenzo. È
troppo
poco perchè se ne possa evincere una partecipazione dell'intera struttura,
in quanto tale, in casi di questo genere, ma tali episodi confermano il giu-
dizio sul carattere discriminatorio del reclutamento, tale da non garantire
neppure la lealtà costituzionale di quanti venivano assunti nella struttura.

 

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nenza di 10 anni (salvo alcuni casi particolarissimi e rigidamente previsti
dalla normativa, nei quali risulti preferibile mantenere nel Servizio una de-
terminata persona) appare un termine più che ragionevole per far salve le
esigenze di professionalità e quelle di avvicendamento.

Similmente, non risulterà inutile prevedere uno strettissimo controllo
degli addetti al Servizio attraverso una anagrafe patrimoniale personale e
dei congiunti; ovviamente gli arricchimenti ingiustificati costituiranno mo-
tivo di immediata sospensione del rapporto di impiego nel Servizio. Tale
controllo potrebbe essere esercitato dagli stessi uffici del Servizio sotto il
diretto e continuo controllo dell' organismo parlamentare.

Il segreto di Stato e la tenuta degli archivi

Strettamente intrecciata alla questione del controllo è quella della re-
golamentazione del segreto di Stato e, conseguentemente
, della tenuta del-
l
'archivio. Abbiamo visto che il segreto di Stato, nelle sue varie manife-
stazioni, esplicite o implicite,
è stato uno degli elementi di maggiore peso
nella mancata individuazione dei responsabili delle stragi, e dunque si im-
pone una riflessione in merito.

Come è noto, il segreto di Stato ha già subito una parziale riforma in
una prima occasione con la legge n. 80l del 1977 ed in una seconda con il
nuovo codice di procedura penale, per cui esso, già oggi, non
è opponibile
all
'autorità giudiziaria in occasione di inchieste su stragi. Tuttavia la tale
norma stenta a trovare concreta applicazione per una serie di ragioni che
qui cercheremo di esaminare partendo da quelle di ordine formale che
, a
nostro avviso sono essenzialmente tre:

a) l'inaccessibilità ad archivi coperti dal segreto NATO o, comun-
que di altri organismi sovranazionali, perché, ovviamente, la normativa
italiana
è inefficace nei loro confronti;

b) l'inaccessibilità dell'archivio della Presidenza della Repubblica,
per ragioni di ordine costituzionale, in quanto, si ritiene che l'immunità e
l'insindacabilità del Presidente, sancita dall'articolo 90 abbia carattere pre-
cettivo assoluto e si estenda anche alle sue pertinenze, quali, appunto l
'ar-
chivio
;

c) la lentezza e farraginosità delle procedure di declassifica.

Il problema degli archivi di organismi sovranazionali riguarda, oggi,
la NATO ma, in un futuro non troppo remoto, potrebbe riguardare anche
organi connessi all'Unione Europea.

Il punto è questo: trattandosi di archivio di ente sovranazionale, ov-
viamente, non
è sottoposto alla legislazione di nessun paese ma solo alla
decisione dei propri organi dirigenti nei quali, su materie del genere, le
decisioni possono essere assunte solo all'unanimità
.

Per di più, le norme del trattato istitutivo e quelle successivamente
concordate, non fanno cenno alcuno alla durata del segreto, oltre la quale
i documenti vengono versati ad un qualche archivio storico, per cui le

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 Allegato

APPUNTI PER UN GLOSSARIO
DELLA RECENTE STORIA NAZIONALE

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Prossimo a questo paradigma interpretativo - ma più meditato - è an-
che il saggio di Tranfaglia che ricomprende sia le vicende dello stragismo
sia quelle del terrorismo di sinistra. L'autorevole storico torinese inquadra
la vicenda della strategia della tensione all'interno del classico schema
esplicativo che fa risalire le premesse remote all'occupazione alleata nel-
l'ultima fase della guerra e si sviluppa poi con l'adesione dell'Italia al
Patto atlantico, per giungere ai conati eversivi dell' estrema destra:

«Quanto all'attività di Ordine Nuovo ... l'elenco di crimini e di attentati è lungo
ma la mancanza di rivendicazioni per molte azioni e la complicità che senza dubbio
c'è stata da parte dei servizi di sicurezza rendono lacunosa la ricostruzione storica
.

Resta il fatto che c'è all'origine della "strategia della tensione" l'elaborazione di
personaggi che hanno avuto un ruolo importante in Ordine Nuovo coltivando nello
stesso tempo rapporti assai stretti con i servizi segreti italiani ed americani ...
» (p. 29).

Il saggio di Tranfaglia, peraltro attinge largamente ai documenti pro-
dotti da questa onorevole Commissione parlamentare, in forte convergenza
in particolare con la proposta di relazione redatta dal Presidente senatore
Giovanni Pellegrino a fine della XII legislatura.

Qualche perplessità induce lo spazio dedicato a Gladio: come si ri-
corderà, l'esistenza di questa organizzazione venne rivelata, nell' estate
del 1990, dal presidente del Consiglio Andreotti all'autorità giudiziaria ve-
neziana, nell'ambito delle indagini relative alla strage di Peteano ed alla
vicenda dell'aereo «Argo 16».

L'ipotesi - immediatamente scandagliata tanto dall'autorità giudizia-
ria
242 quanto dalla stessa Commissione stragi - fu quella che la sezione
italiana della rete Stay behind fosse il trait d'union fra servizi segreti ed
estrema destra e, pertanto, lì andasse cercato il bandolo della matassa
stragista.

A distanza di dieci anni, dopo numerose indagini giudiziarie accom-
pagnate dalla cospicua attività conoscitiva della Commissione stragi, si
deve prender atto che, almeno dal punto di vista delle stragi, Gladio si
è rivelata una pista sostanzialmente infruttuosa, non essendo emerso nulla
che la collegasse ad esse
243; anzi, l'impressione che si ricava, ripercor-
rendo questo decennio, è che tale vicenda abbia deviato il corso delle in-
dagini, distraendole da piste più promettenti.

242 Non solo quella veneziana, in verità, ma anche bolognese e milanese,

243 In verità, tracce assai limitate si rinvengono in materia di tentati colpi di Stato. Ad
esempio, qualche gladiatore romano risulta fra i gli inquisiti per il
«golpe Borghese», men-
tre sulla scheda di un altro si legge delle sue dimissioni dal corpo perchè non più d' ac-
cordo con le sue
finalità a seguito «di quanto emerso sul caso SIFAR», il che lascia inten-
dere che egli avesse motivo di mettere in relazione la struttura con i torbidi avvenimenti
del luglio 1964
. Ma, come si vede, si tratta di elementi insufficienti a sostenere un qualche
ruolo dell'organizzazione in quanto tale nei tentativi golpisti
.

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il che non toglie che la costituzione di tale corpo sia stata una deci-
sione assai discutibile sul piano sia politico, sia costituzionale
244 e che vi
siano aspetti non chiari
245.

Il riferimento a Gladio ci torna utile per concludere questa rassegna
sulla produzione storiografica in materia di strategia della tensione, esami-
nando il saggio di Giovanni Sabbatucci
246 che, infatti, cita, fra gli altri,
proprio gli scarsi esiti della «pista Gladio», per fondare la sua critica
allo schema della «strategia della tensione» che egli così identifica:

«Non provocazioni episodiche dunque, ma una strategia coerente e continuativa
(la famosa "strategia della tensione") fondata sull'uso sistematico e coperto del ter-
rore: una strategi
a di cui i corpi armati dello stato con i servizi segreti in prima linea,
rappresentano nulla più che il braccio esecutivo» (p. 207).

Sabbatucci rinviene in questa ipotesi interpretativa una rivisitazione
della cultura politica terzinternazionalista basata sull' identificazione dello
Stato borghese con il terrorismo fascista che sfocia inevitabilmente nella
teoria del «grande complotto», unica spiegazione di tutti i misteri d'Italia
:

«Quel modello ... si è poi dilatato sino a comprendere, ad assorbire ed a ricon-
durre ad un'unica spiegazione l
'intero capitolo dei "misteri d'Italia": violenze antiche
e recenti, stragi impunite e misteriosi attentati, servizi segreti e massonerie, Brigate
ro
sse e formazioni nere, corruzione e malaffare, criminalità organizzata e poteri oc-
cilti di ogni genere, Gladio e P2
, trame americane e progetti di ristrutturazione auto-
rit
aria dello Stato, da Portella delle Ginestre al caso Moro, dalla morte di Mattei al-
l'affare Sindona
, dal DC 9 di Ustica alle stragi mafiose dei primi anni Novanta. Poco
importa che tutte queste vicende abbiano matrici e dinamiche diverse, spesso oppo-
ste
» (p. 209).

244 Ovviamente la declaratoria di illegittimità costituzionale di tale corpo può essere
stabilita
solo da una pronuncia del giudice Costituzionale - ed è deprecabile che non ne sia
s
tato sollecitato l'intervento chiarificatore -, ma, considerando il carattere ideologico della
selezione del corpo, il modo irrituale attraverso cui si è proceduto alla sua formazione, al
di fuori di ogni norma amministrativa e attraver
so negoziati diretti fra il nostro servizio di
informazioni militare - che non ci risulta essere soggetto abilitato a trattative internazionali
- e quello americano, la posizione assolutamente irregolare dei civili reclutati, ecc. le
ipo-
te
si di incostituzionalità appaiono abbastanza fondate.

245 E certamente l'usuale caos degli archivi istituzionali del nostro Paese non ha gio-
vato alla necessaria chiarezza. Di sfuggita
, notiamo che la vicenda merita qualche rifles-
sione più attenta di quanto non sia accaduto sin qui. Ad esempio, nella relazione presentata
d
al gruppo DS - pur assai ricca di stimolanti riflessioni - lascia perplessi la trattazione del
tema che, sostanzialmente assimila l'inchiesta dell'autorità giudiziaria veneziana che ha
lambito Gladio, a quella dell'autorità giudiziaria milane
se che ha portato all'individuazione
degli NDS. Per la conoscenza che abbiamo degli atti delle due inchieste, non ci sembra
che
si tratti di ipotesi investigative convergenti ma alternative e in contraddizione - tal-
volt
a stridente - fra loro. Non rilevare tali contraddizioni appare una obiettiva forzatura.

246 Che peraltro appare largamente condiviso da un altro autorevolissimo storico di
area liber
al-democratica come Ernesto Galli della Loggia che, sul Corriere della Sera
de
l 18 agosto 2000, ha sostenuto l'insussistenza di una strategia della tensione, ma la com-
pre
senza di molteplici azioni destabilizzatrici contro il nostro Paese (sovranità limitata).

 

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Ovviamente, l'autore ha buon gioco a fare dell'ironia sui frequenti
«polpettoni» sui misteri d'Italia
247 che mescolano tutto in un unico calde-
rone
, così come ha certamente ragione a mostarsi scettico sulle soluzioni
«monocausali» che sembrano spiegare tutto e, invece, lasciano più dubbi
di quanti ne trovano; dove invece la sua critica si fa debole è nelle
conclusioni:

«Non è affatto dimostrato, in primo luogo, che esista un nesso qualsiasi fra le
stragi e i complotti da una parte ed i risultati elettorali dall
' altra; e meno ancora che
un "naturale" ricambio della classe dirigente sia stato ostacolato o impedito con
mezzi impropri volti a condizionare
, non si sa bene come, le scelte dei cittadini
nel segreto dell'urna
... All'ipotesi di un unico grande complotto manca dunque un
credibile movente
. Mancano anche, e la cosa è più grave, i presunti veri colpevoli,
i mandanti riconoscibili ..
.

La conclusione più plausibile è che il "grande complotto" non sia mai esistito, a
meno che non si voglia descrivere come complotto l'azione svolta per quasi mezzo
secolo dall
'amministrazione degli Stati Uniti e dai vertici NATO (come mezzi palesi
e coperti
, ortodossi e meno ortodossi) al fine di mantenere !'Italia e gli altri Paesi
occidentali all'interno dell
' Alleanza Atlantica e di ostacolare le forze politiche che
a questo obiettivo si opponevano
. È assai più probabile che all'interno di questo qua-
dro, ma anche indipendentemente da esso, vi siano stati nel nostro Paese tanti piccoli
complotti, animati da logiche e da scopi diversi
... È possibile ed è sempre più pro-
babile man mano che il tempo passa che di molti di questi enigmi non si
arriverà
mai a scoprire la soluzione» (pp. 214-6).

Ovviamente il nesso stragi-elezioni non è provato per la semplice ra-
gione che non c'è, ed esso non c'è perchè le stragi non avevano questo

247 Se ci è consentito, vorremmo spendere qualche parola contro l'insopportabile re-
torica sui
«misteri d'Italia» che descrive questo Paese come nebbiosa anomalia in un
mondo fatto di Paesi
«normali», segnati dalla più radiosa trasparenza. Vorremmo ricordare
che la Grecia ha chiuso i suoi conti con l
'esperienza dei colonnelli mandando in galera i
p
rincipali responsabili del colpo di Stato, ma dopo è scesa una coltre di silenzio pesantis-
sima e della
storia greca di quel periodo, come di quello immediatamente precedente, si sa
davvero ben poco
. Analoghe considerazioni si potrebbero fare per Spagna e Portogallo.
Quanto poi
ai Paesi dell'Est, recentemente pervenuti alla democrazia, non si può davvero
dire che
si stiano gettando fiotti di luce sul passato o che il presente sia avaro di vicende
torbide. E l'elenco può continuare con gli USA (quale è la verità sul caso Kennedy? E la
morte di Martin Luther King è forse chiara?), la Repubblica federale tedesca (Stammheim
e la strage del 1980 all'Oktoberfest non sembrano
affatto chiariti), la Svezia (chi ha capito
nu
lla del caso Palme?).

Vero è che l'Italia è stata particolarmente provata dalla presenza congiunta di una cri-
minalità organizzata fra le più agguerrite del mondo, di una eversione protetta, di servizi di
sicurezza infedeli, della finanza corsara e delle organizzazioni occulte, ma è anche vero
che è stato uno dei Paesi che si è più impegnato a fare luce sui propri misteri, pagando
anche prezzi non trascurabili per questo
. Forse siamo l'unico Paese che, dopo 30 anni
non si è
rassegnato ma continua a cercare la verità su un episodio come piazza Fontana:
questo non dipende da una qualche particolare mania nazionale, ma dalla vitalità della no-
stra democrazia.

E, di tanto un tanto, una punta di orgoglio nazionale non guasta.

 

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sione del NOS? Ma, soprattutto, il presidente degli USA deve ottenere an-
che lui il NOS e, nel caso, quale è l'autorità preposta ad esaminarne l'i-
doneità? Sarebbe interessante sapere qualcosa in proposito
380, anche per-
chè c'è da chiedersi cosa accadrebbe nel caso
381 il NOS non venisse con-
cesso: trattandosi di un Presidente eletto a suffragio popolare diretto, l'e-
ventuale decisione negativa confliggerebbe direttamente con il mandato
popolare di un Paese dell' Alleanza e, per di più, del membro di
gran lunga
più influente di essa.

Infine, un problema meno teorico: la concessione del NOS è fatta,
appunto, dagli organismi NATO, sulla base della proposta formulata dal-
l'ufficio di sicurezza locale che, ovviamente, è composto da dipendenti -
anche se di massimo grado - della Pubblica Amministrazione, per cui ci si
chiede quale possa essere l'autorità di un ministro (vertice teorico dell'am-
ministrazione del proprio dicastero) nei confronti di quello che, formal-
mente, sarebbe un suo subordinato, ma, di fatto, è una delle persone in
grado di influire tanto sulla sua nomina
, quanto su quella dell'intero
Governo
.

Problemi che meriterebbero adeguato approfondimento, magari in oc-
casione di un prosieguo dell' esperienza della Commissione stragi.

Il secondo ordine di problemi, si pone in relazione ai cosiddetti «pro-
tocolli segreti» della NATO: accordi particolari che conterrebbero clausole
limitative della libertà d'azione dei Paesi contraenti
382. Trattandosi di ac-
cordi segreti, ovviamente, non sono conosciuti e, dunque ogni sospetto sui
loro contenuti è autorizzato, ma, preliminarmente, dobbiamo rispondere
alla domanda: che prove ci sono della loro esistenza?

Prove conclusive non sembrano esservi, indizi molti.

Il primo - e più noto - è il famoso piano Demagnetize proposto dalla
CIA e sottoscritto dal SIFAR nel 1952. Esso è noto solo in parte, essendo
stato solo parzialmente liberalizzato dal Freedom Act del 1976
383, ma, pur
nella sua frammentarietà, è possibile leggervi frasi che invitano esplicita-
mente a non rivelare alcuni aspetti dello stesso piano al Governo, in
quanto, alcune misure interferirebbero con la loro sovranità. Per quanto
scarno
, il riferimento è eloquente e fa giustizia in una sola volta della pre-
tesa di ritenere legittimi gli accordi internazionali sottoscritti dal SIFAR-
SID
384 riassorbendoli all'interno della prassi di collaborazione fra organi
dei singoli Paesi, prevista dall'art. 3 del trattato istitutivo dell' Alleanza:
l'invito esplicito a non informare il Governo perchè le
misure incidereb-

380 E ci chiediamo se il Parlamento Italiano sia a conoscenza di questi aspetti di vita
dell' Alleanza
.

381 Questa volta puramente teorico.

382 Questo punto è uno dei topoi classici della pubblicistica sulla strategia della ten-
s
ione: per tutti rinviamo a G. FLAMINI cit. voI. I pp. 3-29; G. DE LUTIIS op. cit. p. 126-
9
; G e A. CIPRIANI cit. pp. 3-44.

383 Peraltro appare quantomeno strano che il Parlamento Italiano non abbia mai chie-
s
to di conoscere la stesura integrale di esso.

384 Soggetto che non è titolare di poteri di rappresentanza internazionale.

 

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bero sulla sovranità del Paese elimina ogni dubbio sulla prevaricazione
compiuta dal SIFAR
385.

In questo quadro va inserito anche il secondo elemento, relativo alla
costituzione di «Gladio»; anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un
accordo direttamente trattato fra SIFAR e CIA senza l'intervento dei ri-
spettivi Governi e solo successivamente riversato in ambito NATO, anche
qui ci troviamo di fronte a misure in qualche modo in contrasto con prin-
cipi costituzionali come l'eguaglianza dei cittadini
386, la neutralità politica
delle Forze Armate, anche qui ci troviamo di fronte a misure, determinate
da un impegno internazionale, di cui non sono state sempre messe a parte
le autorità politiche
387, e di cui neppure tutti i membri del CESIS cono-
scevano l'esistenza. Cosa ancor più rilevante, un presidente del Consiglio,
esplicitamente interrogato sull'argomento, ha negato, a riforma dei Servizi
già approvata, l'esistenza di apparati speciali del tipo in questione
388.

Altri indizi sull'esistenza di tali accordi sono emersi nelle polemiche
seguite all'uscita della Francia dalla NATO, nelle quali affiorarono alcuni
cenni in questo senso.

C'è poi il capitolo, in verità poco esplorato, relativo alle telecomuni-
cazioni (sicurezza ed intercettazioni) sul quale si avverte una situazione di
sostanziale subalternità del nostro Paese - come, peraltro, di tutti gli altri

385 Virgilio Ilari, in una sua relazione, invita a considerare alcuni comportamenti
come reati compiuti da alcuni funzionari dello Stato, mentre la teoria della «sovranità li-
mirata
» agirebbe, paradossalmente come scriminante di tali comportamenti penalmente ri-
levanti.

Questo sarebbe uno dei casi in cui la proposta di Ilari dovrebbe trovare concreta ap-
plicazione. Constatiamo, invece, che nessuna Procura della Repubblica, in 22 anni - quanti
ne sono passati dalla pubblicazione di Roberto Faenza che rendeva nota l'esistenza del
Piano Demagnetize - ha ritenuto, se non di procedere penalmente, neanche di promuovere
un accertamento preliminare ad una vera e propria azione penale. Né si può sostenere che,
essendo venuti a conoscenza del fatto a 26 anni dal suo compimento, tale azione sarebbe
stata vanificata dalla prescrizione, perchè in tali comportamenti potrebbero configurarsi
reati imprescrittibili
, come quello previsto dall'art. 241 cp., ed ancor più perchè il piano
Demagneti
ze impegnava il nostro servizio militare ad una azione indefinitivamente prolun-
gata nel tempo (esso sarebbe poi stato rinnovato nel 1962) e, pertanto, si sarebbe trattato di
un reato continuato
, forse ancora in atto - per quel che se ne sa - oltre la data di pubbli-
cazione del libro di Faenza,

Invece, sembra che le Procure di tutta Italia abbiano ritenuto scriminato il comporta-
mento dei responsabili del SIFAR e
, pertanto, abbiano tacitamente accettato l'idea di una
sovranità non perfetta del nostro Paese in materie come quelle indicate dal piano in que-
stione.

386 Gladio aveva un reclutamento su base ideologica che, pertanto, discriminava dei
cittadini sulla base delle proprie convinzioni politiche, nella presupposizione che essi fos-
sero agenti del potenziale nemico.

387 Il caso più noto è quello di Fanfani, più volte Presidente del Consiglio e Ministro
e mai informato dell'esistenza di quella struttura
.

388 Si sostiene da alcune parti che questa serie di irregolarità troverebbe una sua sa-
natoria in accordi sottoscritti dalle autorità politiche del nostro Paese, il cui contenuto sa-
rebbe riservato, cioè, appunto, dai «protocolli segreti
». Vale la pena di ricordare che la no-
stra Costituzione non prevede alcuna forma di diplomazia segreta e stabilisce che «Le Ca-
mere autori
zzano con legge la ratifica dei trattati internazionali ... » (art. 80) ed il Presi-
dente della Repubblica «ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autoriz-
zazione delle Camere»
(art. 87) e, dato che la Costituzione non prevede leggi non
pubbliche ...

 

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Paesi europei non anglofoni - nei confronti del blocco dei Paesi di lingua
inglese. La questione - già affacciatasi negli anni Settanta - è riemersa
recentemente in occasione delle polemiche sul «caso Echelon», oggetto
di una indagine del Parlamento europeo. Anche in questo caso, tuttavia,
non si può che constatare l'assenza di iniziativa in merito del Parlamento
e della magistratura del nostro Paese.

Pertanto: abbiamo la prova dell'esistenza di accordi diretti fra il nostro
Servizio militare e la CIA (Demagnetize e Gladio) e questo autorizza a chie-
derci se vi siano altri accordi ancora siglati fra i due Servizi, o, anche, se ve
ne siano, parimenti segreti, sottoscritti dalle autorità politiche del nostro Paese.

Un secondo ordine di interrogativi riguarda, poi, il contenuto di que-
sti eventuali accordi, poiché non
è affatto scontato che essi comportino
automaticamente clausole lesive della sovranità nazionale.

I precedenti fanno immaginare che qualcosa del genere possa esservi,
ma non
è possibile fare alcun discorso fondato senza disporre dei docu-
menti e, pertanto, segnaliamo la questione come aperta
389.

È tuttavia poco probabile che accordi del genere, posto che esistano, con-
tengano clausole come l'impegno a non associare il PCI al Governo o simili
.

Dunque, è ragionevole supporre che eventuali limitazioni alla sovra-
nità del nostro Paese non vengano tanto da trattati più o meno segreti,
quanto, piuttosto, dalla prassi corrente nei rapporti fra Italia ed USA o
fra Italia e Nato.

Il collaboratore Ilari, come si è già detto, ipotizza, a questo proposito,
che, al di fuori di una legittimazione giuridica riveniente da trattati, non si
possa parlare di limitazione di sovranità
, ma di illeciti penali compiuti da sin-
goli Ministri, funzionari o ufficiali che andrebbero perseguiti penalmente.

Noi siamo di avviso diverso essenzialmente per tre ragioni.
       Innanzitutto per una ragione di tipo giuridico: la soluzione di molti
problemi - in particolare in sfere delicate come quelle attinenti alla poli-
tica estera o alla sicurezza nazionale - lascia ampi spazi di discrezionalità
al funzionario o al ministro che si trovi ad operare, per cui ogni singolo
atto può trovare una sua giustificazione all'interno di questi spazi discre-
zionali, ma è evidente che l'insieme sistematico di queste decisioni può
produrre una situazione di oggettiva subalternità di uno dei due partner ri-
spetto all'altro. In questo caso, la limitazione di sovranità si determine-
rebbe nei fatti, consentendo ad uno dei due partner di ingerirsi negli affari
interni dell'altro, senza che sia possibile identificare un singolo comporta-
mento penalmente rilevante.

389 Questo vale anche per un'altra questione di segno opposto: il misterioso archivio
segreto del PCI che, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe stato chiuso in «sette valigie
di tela verde
» e trasportato non si sa bene dove. Tale archivio conterrebbe, fra l'altro, i
piani insurrezionali approntati dal partito. Come si vede: «avrebbe» «sarebbe», «conter-
rebbe
», il che è ben diverso da «ha» «è» «contiene». Sulla base di indizi tanto labili e,
per di più disposti in modo sequenziale (le «probabilità composte» di cui ci avvertiva Ma-
rio Pagano), non è possibile trarre alcuna conclusione, neanche provvisoria. In questi casi,
lo storico deve avere l'onestà di dichiararsi non in grado di risolvere la questione, e di ri-
conoscere il problema come ancora aperto.