CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

13/03/97


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

 

11º SEDUTA (*)

GIOVEDÌ 13 Marzo 1997

 

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 19,15.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito l'onorevole Bonfietti a dare lettura del processo verbale della
seduta precedente.

BONFIETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
del
27 febbraio 1997.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende appro
vato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti, il cui elenco è in distribuzione, che la Commissione ac-
qui
sisce formalmente agli atti dell’inchiesta.

SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

CORSINI. Signor Presidente, vorrei sottoporre una valutazione del
tutto personale, rispetto alla quale sono molto interessato a conoscere il
giudizio dei colleghi e suo. Mi riferi
sco ad una trasmissione televisiva an-
data
in onda giovedì 6 marzo scorso su Raidue, che ha riguardato in parte
anche l'attività di questa Commissione, nonché la documentazione che è
presso di noi depositata. Ho avuto modo di assistere soltanto parzialmente
a t
ale trasmissione in quanto mi trovavo in una sala di aeroporto. Comun-
que, anche se avessi avuto il tempo di seguire l'intero programma proba-

(*) In allegato viene pubblicato il resoconto stenografico della audizione del generale
G
ian Ade1io Maletti, svoltasi a Johannesburg il 3 marzo 1997.

 

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può dirci niente? Ci ha mai riflettuto? Il che però significherebbe ammet-
tere che quella indagine era stata ostacolata anche dal servizio.

MALEITI. L'indagine era stata ostacolata forse da una parte del ser-
vizio. Io non ne ho idea, ho pensato a qualcosa del genere. Posso solo dire
che ho un'idea, un'idea che ci siano state pressioni americane, immagino
solo americane in questo caso e non di altri servizi. Ricordo che nel 1970-
1971, prima ancora che io prendessi la direzione del reparto
D, l’Amba-
sciatore americano a Roma, di cui non ricordo il nome, mi pare si chia-
masse Graham ma non ci giurerei, si diceva fosse favorevole ad un cam-
bio istituzionale in Italia. L'ambasciatore Graham se non mi sbaglio ve-
niva dalla Thailandia, o altro paese dell' Asia sud-orientale e si valeva -
così dicevano allora, quando non ero ancora a capo del reparto - dell'a-
zione non tanto della Cia ma di uno dei suoi addetti militari. Questo è
quanto posso dire, di più non potrei aggiungere.

PRESIDENTE. Nell'interrogatorio del 24 aprile 1991 lei tra l’altro ha
affermato: «Non ho mai prestato servizio all'interno del quinto corpo di
armata di Vittorio Veneto». So però, che da sempre tra i suoi compiti rien-
trava quello di organizzare una resistenza nel caso di invasione ad opera
delle Forze armate dell'Est europeo. Si trattava di una attività di resistenza
che doveva essere posta in essere da personale non militare. Lei in pratica
ha rilevato l'esistenza di una seconda struttura molto simile alla Gladio e
ha aggiunto: «Ritengo che dipendesse dal Sios esercito». A noi sembra
un'informazione molto importante, ci può aggiungere qualche particolare?
perché come lei ha visto nella proposta di relazione l'idea
è che Gladio
stesse all'interno di una serie di strutture parallele che, in qualche
modo, presupponevano Gladio, e Gladio, in qualche modo, presupponeva
l'esistenza di strutture parallele.

MALETTI. Non sono in grado di dire di più su questo argomento.

PRESIDENTE. E sui Nuclei per la difesa dello Stato?

MALETTI. Idem.

PRESIDENTE. A proposito della struttura Gladio, nella mia proposta
di relazione, muovendomi nella scia di precedenti relazioni della Commis-
sione, parlo di un segreto assoluto che è stato mantenuto nel paese. In
questi giorni poi ho riletto invece un articolo di Iannuzzi apparso anni
fa sul «Tempo illustrato» e vedo che questo segreto così assoluto non
fu perché in realtà Iannuzzi descrive Gladio in quell'articolo, anche con
notevole precisione. A proposito della struttura Gladio ci può dire quando
ne
è venuto a conoscenza e in che modo? Nel caso in cui abbia avuto un
qualche ruolo o si sia comunque interessato della questione, può riferire in
dettaglio le attività svolte, se esse trovavano una collocazione normativa
nei compiti del reparto
D, o se sono state da lei attuate al di fuori di

 

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un collegamento organico? Sia nel primo che nel secondo caso, può pre-
cisare le persone che come lei ne erano al corrente e quali erano le fun-
zioni e le azioni da esse svolte?

MALETTI. Venni a conoscenza della struttura, che poi solo molto più
tardi ho appreso essere Gladio, nel 1971, quando divenni capo del reparto
D. Sapevo che questa struttura aveva determinati compiti, funzioni e
un' organizzazione che è inutile che ripeta adesso in quanto ormai nota;
aveva una base addestrat
iva in Sardegna e dipendeva non dal mio reparto
ma dal reparto parallelo; non mi ricordo esattamente ora se fosse il reparto
RS. (cioè Ricerca e Situazione), oppure un altro reparto, o piuttosto uffi-
cio, del quale adesso mi sfugge la sigla iniziale. Il reparto D non ha mai
avuto a che fare con l'organizzazione Gladio. Non ho mai visitato quel
centro, ho però inviato due o tre miei sottoufficiali ad addestrarsi per il
caso di attività per le quali avessero necessità di particolari tecniche di di-
fesa personale. Esistevano certamente persone a conoscenza dell’organiz-
zazione: il capo servizio, il vice caposervizio e, ritengo, il capo del reparto
RS. o di quell’ufficio di cui non ricordo la sigla e anche, ovviamente, gli
operatori e il personale dipendente di quell'ufficio. Non era un «segretis-
simo», era molto segreto, ma non certo una di quelle cose che «non si do-
vevano sapere». Nell'ambito del servizio si conosceva l'esistenza di que-
st'organo.

PRESIDENTE. Lei ha risposto alla domanda successiva che riguar-
dava in particolare l'addestramento di personale del reparto D presso
Capo Marrargiu. Ha conosciuto il generale, forse all'epoca colonnello,
Fortunato, e il tenente colonnello Serravalle ora in pensione? Nei suoi
contatti con i rappresentanti del servizio statunitense si è mai parlato an-
che in modo indiretto della Gladio?

MALETTI. Ho conosciuto l'allora colonnello Fortunato e il tenente
colonnello Serravalle. Fortunato era capo del reparto RS., Serravalle
non so che incarico avesse, non ricordo, e non ho mai avuto conversazioni
con il rappresentante del
la Cia in Italia su Gladio.

PRESIDENTE. Nella proposta di relazione parliamo di una sostan-
ziale potenzialità operativa di Gladio, qualche cosa che c'era, che si sa-
rebbe potuto attivare ma che in realtà non si sarebbe mai attivata. Le in-
dagini successive della autorità giudiziaria ordinaria, successive alla ste-
sura della mia relazione, dimostrerebbero che almeno in un caso però que-
sta nostra valutazione sia stata una valutazione troppo prudente e che in-
vece ci siano stati casi di attivazione della struttura. Ritiene ipotizzabile in
linea teorica che la struttura Gladio abbia svolto compiti diversi da quelli
ufficiali senza che ne sia venuto a conoscenza?

MALEITI. Vorrei chiedere al senatore Pellegrino, senza che ne sia
venuto a conoscenza chi?

 

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PRESIDENTE. Lei.

MALETTI. Certo, lo ritengo ipotizzabile. Io non conoscevo l' organiz-
zazione, sapevo della sua esistenza ma non sapevo esattamente cosa fa-
cesse. So tuttavia che Gladio è stata attivata, per settori o per aree soprat-
tutto nella zona confinaria con la Jugoslavia per motivi di addestramento,
di prova dell' efficienza.

PRESIDENTE. Le domande che ho segnato cambiano settore, ma
vorrei iniziare dalla terza che mi sembra la più interessante. Nel settima-
nale «Tempo» del 20 giugno 1976, accanto ad un articolo nel quale si
parla dell'intenzione del generale Miceli di far trovare i cadaveri di Sossi
e Lazagna per poi montare una campagna anti-comunista accusando Laza-
gna di essere un dirigente della B.R
., vi è un'intervista nella quale lei af-
ferma: «nell'estate del 1975 avemmo sentore di un tentativo di riorganiz-
zazione e di rilancio delle B
.R. sotto forma di un gruppo ancora più se-
greto e clandestino e costituito da persone insospettabili anche per censo
e per cultura e con programmi più cruenti. Questa nuova organizzazione
partiva col proposito esplicito di sparare
, anche se non ancora di uccidere.
Arruolavano terroristi da tutte le parti e i mandanti restavano nell' ombra
ma non direi si potessero definire di sinistra». Non ci risulta che lei abbia
mai smentito l'intervista, quindi, dovremmo considerarla veritiera. In que-
gli stessi giorni il giornalista di «Tempo» Lino Iannnuzzi affermò, in una
conferenza stampa, che i nuovi brigatisti erano stati addestrati nella base
di Capo Marrargiu e che lei aveva informato, dapprima a voce e poi per
iscritto, il ministro dell’Interno Gui ma subito dopo questa segnalazione
lei era stato allontanato dal Sid. Diciamo che dall' insieme delle dichiarazioni
che le vengono attribuite lei fa, effettivamente, un figurone perché lei
preannuncia quella che poi, oggettivamente, è stata la svolta sanguinaria
delle brigate rosse, cioè, lei preannuncia quella specie di mutamento gene-
tico che sembra esserci stato tra le prime e le seconde brigate rosse in
-
torno al 1974-1975 che, nella vicenda generale del mondo occidentale,
sembra effettivamente un anno di discrimine, un anno che separa due mo-
menti diversi della storia.

Vorremmo sapere, senza conoscere i nomi, lei aveva infiltrati nelle
B
.R. o ebbe queste notizie per altra via e quale? È vero che i brigatisti
rossi della seconda generazione siano stati addestrati a Capo Marrargiu
e in che epoca? Quali altri dirigenti del Sid
, nel 1975 erano al corrente
di queste notizie? Se attualmente negli archivi del Sismi possa esistere do-
cumentazione relativa ai suoi specifici contatti con il ministro Gui? Con-
ferma che il magistrato Dell'Orco la ascoltò come testimone e, in questo
caso
, risponde a verità quanto affermato dal settimanale «Tempo» in un
articolo del 15 agosto 1976, secondo il quale il dottor Dell'Orco mini-
mizzò le sue affermazioni e non la riascoltò mai più?

MALETTI. Cominciamo dal fondo. Io non ricordo neppure di essere
stato interrogato dal magistrato Dell’Orco. Probabilmente lo sarò stato. Per

 

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PRESIDENTE. Un esempio operativo del piano «caos» potrebbe es-
sere il viaggio di quel gruppo eversivo - di cui lei ha parlato - nella Gre-
cia dei colonnelli e poi l’infiltrazione di Mario Merlino nel gruppo «22
marzo».

CÒ. Il generale Spiazzi sostiene che i Nuclei di difesa dello Stato
erano una struttura in qualche modo parallela a Gladio e compresa nell'or-
ganizzazione
stay behind. Secondo Vincenzo Vinciguerra invece i Nuclei
di difesa dello Stato costituivano una operazione tendente ad inglobare i
gruppi dell'estrema destra nella rete
stay behind. Lei è a conoscenza della
struttura, delle funzioni e delle finalità dei Nuclei di difesa dello Stato?
Condivide queste interpretazioni, una delle due in particolare, oppure ha
un'altra opinione in proposito?

MALETTI. Senatore mi dispiace, come capo del Reparto D non cono-
scevo questi aspetti poiché la ripartizione settoriale degli interessi era piut-
tosto precisa. Pur conoscendo 1'esistenza dei Nuclei di difesa dello Stato e
dell' organizzazione che successivamente ho saputo essere chiamata Gla-
dio, non sapevo nulla di più e tuttora ignoro quali relazioni intercorressero
tra le due organizzazioni e quali connessioni vi fossero con l'estrema de-
stra.

CÒ. Le chiedo allora di esprimere un'opinione sulle due versioni
avanzate; lei può anche formulare una sua valutazione, non è vietato. Si
è fatto un'opinione sulle finalità e gli scopi dei Nuclei? Non mi risponda
sempre di no!

MALETTI. Senatore, rispondo di no non per partito preso, ma sempli-
cemente perché non conosco certe cose. Lei comunque vuole una mia opi-
nione che è, potremmo dire, piuttosto scarna perché, ripeto, non sono a
conoscenza delle organizzazioni al punto tale da poter formulare una va-
lutazione. Se proprio la vuole, posso affermare che è possibile che le due
organizzazioni abbiano convissuto, che una fosse parte dell'altra (non so
quale, ma ritengo che la più importante fosse Gladio) e - tenuto conto de-
gli scopi che questa duplice organizzazione si prefiggeva - non escluderei
che al momento del bisogno, della necessità operativa, facessero capo an-
che ad elementi dell' estrema destra, possibilmente extraparlamentare.

CÒ. L'ex direttore della Cia William Colby ha scritto un libro intito-
lato «La mia vita nella Cia» che contiene le sue memorie come capo di
tale organizzazione; in esso egli fa riferimento sempre alle
stay behind
nets,
usando quindi il plurale. Colby ribadisce questo concetto in molte
parti dello scritto ricorrendo, appunto, sempre al plurale. Secondo lei que-
sto cosa significa? Si intende che esistevano più reti parallele diverse tra
di loro?

 

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magino che lei ormai abbia avuto modo, attraverso la stampa italiana, di
apprendere alcuni o i nominativi dei cosiddetti gladiatori, che nella loro
consistenza ufficiale, ammontano a seicentoventidue unità. Lei ne ha co-
nosciuto personalmente qualcuno? Io potrei farle un elenco di alcuni no-
minativi per valutare se lei
è in grado di fornire qualche indicazione su
questi personaggi, sulla loro possibile appartenenza o una loro possibile
gravitazione verso l'organizzazione Gladio. Alcuni sono nominativi molto
noti, altri invece di secondaria rilevanza; per esempio Gianfranco Bertoli,
Gianni Nardi, Sandro Saccucci, Vincenzo Vinciguerra, Delfo Zorzi, Carlo
Maria Maggi, Massimiliano Fachini, Stefano Delle Chiaie, Aldo Semerari,
Paolo Signorelli, Amos Spiazzi, Ivano Boccaccio, Marco Morin, Manlio
Portolan, Enzo Maria Dantini; sono personaggi che peraltro ricorrono
nelle cronache e nelle vicende che attengono a progetti eversivi
. Secondo
lei sono in qualche misura riconducibili a Gladio, lei ha notizie circa que-
sti personaggi? Allorché lei occupava il suo incarico ha avuto modo di
condurre indagini su di loro, di fare verifiche?

MALETTI. Sì, su una parte di questi individui che lei ha citato ho
avuto modo di fare o meglio di far fare degli accertamenti; venivano in
parte contattati da elementi dei centri di controspionaggio, ma queste in-
dagini non hanno mai avuto a che fare con la loro appartenenza eventuale
a Gladio. Escluderei che Spiazzi sia stato membro di Gladio perché era un
ufficiale in servizio permanente e non penso fosse ammessa la partecipa-
zione di ufficiali in servizio permanente effettivo a Gladio. Degli altri, sa-
pendo che una buona parte dei cosiddetti gladiatori - da quanto ho letto
recentemente - erano persone senza precedenti sia politici che penali di
rilievo, credo che nessuno di questi che lei ha citato abbia mai appartenuto
a Gladio, ma non è una certezza.

CORSINI. Mi permetto di fare altri nomi, questi senza dubbio molto
noti: per esempio Marco Affatigato, Enzo Erra, Valerio Fioravanti, Mario
Tuti; anche su questi le è capitato di fare degli accertamenti, di ricevere
rilievi, verbali al di là del fatto che possano essere o meno riconducibili
- ammesso che a lei risulti
- a Gladio; ha avuto modo di fare delle ricer-
che su queste persone?

MALETTI. Su tre di queste persone da lei citate sì, senza dubbio sono
stati fatti degli accertamenti - ripeto - dai centri di C
.S.; sulla quarta per-
sona - Enzo Erra è un giornalista mi pare; sulla quarta persona, nessun
accertamento è stato fatto.

PRESIDENTE. Per un chiarimento: purtroppo non abbiamo la trascri-
zione, in tempo reale, delle risposte che lei ha dato alle domande prece-
denti. Però, se ricordo bene, lei ha ritenuto, come
è vero o per lo meno
come
è fortemente verosimile, che una frangia dell' eversione di destra
fosse in qualche modo utilizzata e contattata da reti clandestine, in fun-
zione anticomunista. Se lei esclude che ciò avvenisse attraverso Gladio,

 

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avveniva allora attraverso altre reti o si trattava di un contatto informale
che non presupponeva l'appartenenza ad una struttura comunque formaliz-
zata?

MALETTI. Ritengo che non fosse un contatto di strutture formaliz-
zate, ma un contatto occasionale da parte di altri organi che si potevano
valere di queste frange estremiste per scopi informativi.

PRESIDENTE. E questo basterebbe a giustificare la preoccupazione
che poi si è avuta, nel tenerle comunque coperte o nell'impedire che le
indagini giudiziarie andassero in quelle direzioni.

MALETTI. No, non direi che lo giustifichi; comunque io non credo di
aver mai ordinato, come capo del reparto
D del Sid, di bloccare eventuali
indagini che venivano svolte a carico di elementi come quelli citati poco
fa. La protezione data a Giannettini e gli aiuti dati a Pozzan rientrano in
un altro ordine di idee.

PRESIDENTE. Non mi riferivo a lei, mi riferivo a quest’altro ordine
di idee che traspariva da sue risposte precedenti.

MALETTI. Questo secondo ordine di coperture, di protezioni poteva
indubbiamente essere dato per altri scopi da altri organi. Poteva; qui mi
sbilancio a dire che
è possibile che questo altro organo fosse l'ufficio Af-
fari Riservati.

CORSINI. Sulla base delle sue conoscenze, che siano dirette o indi-
rette, le persone che adesso le dirò erano in possesso di notizie su Gladio,
e se sì a quale livello di conoscenze e attraverso quali canali? Sto parlando
di due personaggi con i quali lei ha avuto rapporti, è stato in contatto per
ragioni diverse: Licio Gelli e Carmine Pecorelli. Questi due personaggi
hanno mai avuto occasione di parlarle dell' argomento, magari anche in
forma del tutto indiretta? E a questo proposito, sulla base delle risultanze
attuali di cui disponiamo su Gladio, lei può o riesce ad interpretare pos-
sibili accenni oscuri o trasversali che, al tempo, Gelli o Pecorelli potessero
averle fatto?

MALETTI. No, direi di non poter citare alcun riferimento (non credo
che ciò mi sia mai stato fatto) sia pure in maniera trasversale da parte di
Gelli o Pecorelli ad azioni collegate all'esistenza di Gladio o all'esistenza
stessa di questa organizzazione. Però devo dire - e questa
è un'ipotesi che
sia Gelli che Pecorelli potevano essere a conoscenza di cos’era Gladio e di
quali erano i suoi compiti.

CORSINI. Passerei adesso invece ad un altro personaggio e ad un al-
tro problema. Lei ha avuto alle sue dipendenze Ambrogio Viviani, ora ge-
nerale in congedo. Come certamente saprà, o almeno in parte, Viviani si
è

 

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MALETTI. Faccio riferimento alla pagina 179 della bozza di rela-
zione. Escludo che al mio livello si conoscessero i nomi dei colpevoli. La-
bruna certamente non mi disse mai di aver incontrato Vinciguerra, nome
allora per me relativamente meno significativo, o di aver invitato Fachini
a smettere di fare fesserie. Si fece strada in me, troppo tardi, cioè dopo il
dibattimento di Catanzaro, il dubbio che Labruna avesse intrattenuto suoi
personali rapporti con eversori di destra a mia insaputa. Una prima dichia-
razione di Ventura al processo di Catanzaro mi parve particolarmente si-
gnificativa. Ventura dichiarò che per qualche tempo aveva svolto «opera-
tività informativa» (sono le sue parole) per il Sid. Ora, a me questo non
era mai risultato, ma, ripeto, tenendo presente anche certi suggerimenti da-
timi più tardi dal colonnello Viezzer e da Cogliandro dopo che aveva la-
sciato il
Sid: «non si fidi, Labruna fa un brutto gioco» mi venne il dubbio
che Labruna, Ventura ed altri si fossero incontrati a mia insaputa.

CORSINI. Vorrei porre un’ultima domanda. Tornando a Gladio, la
sua conoscenza di tale organizzazione com'era articolata? Lei, per esem-
pio
, era a conoscenza delle attività pregresse dell' organizzazione Osoppo?

MALETTI. Ne sono venuto a conoscenza con interesse dalla lettura di
questa bozza
. Sapevo dell'esistenza di un'organizzazione Osoppo ma non
ne conoscevo né la struttura
, né i compiti per quanto potessi immaginarli.

CORSINI. Lei ricorda la vicenda del ritrovamento del deposito di
Aurisina?

MALETTI. Si tratta di quel deposito che venne attribuito, se non erro,
dapprima all
'eversione di sinistra e poi si scopri essere un deposito di armi
di Gladio?

CORSINI. Sì.

MALETTI. Ricordo che c'è stata la scoperta di un deposito.

CORSINI. E lei ha mai avuto modo di conoscere il generale dei ca-
rabinieri Gianbattista Palumbo?

MALETTI. No, non ho mai conosciuto personalmente il generale Pa-
lumbo.

CORSINI. Se non ha conosciuto Palumbo non credo allora di poterle
rivolgere altre domande che pensavo di poterle fare.

DE LUCA Athos. A questo punto dell' audizione farò qualche piccola
premessa per vedere se l'idea che mi sono fatto, e credo che molti altri
colleghi si sono fatta, sul motivo per cui siamo qui con lei oggi
, può coin-
cidere con una sua aspirazione.
È evidente che noi non siamo qui, gene-

 

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MALETTI. Lo scioglimento del Comando terza armata credo che non
abbia avuto alcun significato politico. Il Comando, che tra l'altro era «de-
signato» terza armata, era pleonastico. In effetti, era una sorta di superco-
mando, senza alcuna responsabilità di controllo operativo o addirittura ad-
destrativo sui corpi d'armata, che avrebbero dovuto da esso dipendere in
caso di guerra, quando il titolo «designato» fosse stato tolto.

Per quanto riguarda la morte in rapida successione dei due generali,
uno dei quali - Ciglieri - conoscevo personalmente, credo sia noto che
Ciglieri rimase ucciso in un incidente automobilistico, all'alba di un certo
giorno, mentre tornava a grandissima velocità verso il suo comando. In-
vece non ho idea di come sia morto il generale Rubino e perché. Questa
domanda mi
è stata fatta anche dal dottor Casson, al quale ho dato la
stessa risposta: non credo che ci sia stato un motivo politico o qualche
cosa di sospetto nella morte di Ciglieri, che pare fosse semiaddormentato
al volante e andò a sbattere contro un albero. Conoscevo anche il generale
Rubino ma non so come sia avvenuto il suo decesso.

DE LUCA Athos. Il generale Viviani dichiara che la vicenda del Co-
mando designato della terza armata sarebbe narrata in forma di romanzo
dal giornalista inglese Morris West, nel libro «La salamandra». Se ha
avuto occasione di leggerlo e sa qualcosa della vicenda, le sembra che
il riferimento sia pertinente? In quel libro si parla di formazioni paramili-
tari nell’orbita dei comandi dell’esercito, che ricordano molto da vicino i
Nuclei per la difesa dello Stato, sui quali, quando il libro venne pubblicato
nel 1976, si sapeva poco o nulla. Ritiene che si tratti di una somiglianza
casuale?

MALETTI. Non ho letto il volume che lei cita, quindi non posso
esprimere un giudizio in merito.

DE LUCA Athos. Grazie, generale. A proposito di Gladio, è stato
possibile notare che quasi tutte le persone coinvolte nella struttura, com-
preso uno dei suoi comandanti, pur ammettendo la propria partecipazione,
non ricordavano affatto che essa si chiamasse in quel modo e parlavano
semplicemente di Stay behind. Come spiega questa strana censura sul
nome?

MALETTI. Senatore De Luca, io stesso sono rimasto sorpreso nel leg-
gere sui giornali il nome di Gladio, l’ho detto anche prima. Non sapevo
che questo nome fosse stato attribuito all'organizzazione speciale Stay be-
hind.
Non mi rendo conto del motivo di questo segreto sull'organizzazione
Gladio e se effettivamente sia mai stata chiamata così in maniera ufficiale.

DE LUCA Athos. Le sembra veritiera la stima di 622 gladiatori com-
plessivi in circa 35 anni?

 

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MALETTI. No, non mi sembra veritiera. Trovo che 622 gladiatori
sono meno di un battaglione. Anche se ripartiti in nuclei operativi di 7-
10 uomini per piccole azioni partigiane di disturbo, di interruzione di linee
di comunicazione, sono decisamente troppo pochi per poter costituire una
reale minaccia, un reale ostacolo ad una armata di forze di invasione.

DE LUCA Athos. Torno brevemente su un punto su cui lei si è già
espresso, però vorrei ricordarle una circostanza. La domanda che avevo
formulato era questa: vorremmo sapere qualcosa di più sulla ormai famosa
velina Serpieri, che già il 17 dicembre 1969 indicava nel responsabile del-
l'Aginter Press il mandante della strage e nel gruppo di Delle Chiaie gli
esecutori. A suo avviso si trattò di un depistaggio? Nel caso affermativo,
di che depistaggio si trattò, totale o parziale? A questo proposito, volevo
ricordare anche l'incontro del maresciallo Gaetano Tanzilli, che lavorava
al centro CS3 di Roma con Stefano Serpieri. Anche questa circostanza
non può aiutarci a sapere qualcosa di più da lei su questa famosa velina?

MALETTI. No, purtroppo anche questa circostanza non mi chiarisce
molto le idee e non aiuta la mia memoria.

DE LUCA Athos. Lei ricorda il famoso rapporto Kotakis, pubblicato
dall' Observer il 7 dicembre 1969? È
noto che tale rapporto venne ritenuto
non autentico, anche se alcuni testimoni interrogati per rogatoria interna-
zionale ne confermarono l'autenticità.

Lasciando da parte la questione dell'autenticità, resterebbe comunque
la probabilità che esso sia veritiero: spesso accade che documenti apocrifi
contengano racconti veri. A questo proposito, lei cosa pensa? In partico-
lare, chi pensa potesse essere il misterioso signor P.?

MALETTI. Non so cosa sia questo rapporto Kotakis, o non mi n-
cordo. Nel 1969 non mi interessavo delle vicende del Servizio, non ho
certamente letto l' Observer e non le posso dare quindi una risposta in me-
rito.

DE LUCA Athos. Ha mai avuto elementi che collegassero la strage
di Milano all'attività degli agenti dei colonnelli greci, e quali?

MALETTI.  No. Ho avuto qualche dubbio sulla possibilità di addestra-
mento di elementi eversivi italiani da parte dei colonnelli greci. Ma esclu-
derei una partecipazione diretta del Servizio greco, o di eversori greci agli
ordini di quel Servizio, alla strage di piazza Fontana.

DE LUCA Athos. Sa qualcosa sui contatti tra l'onorevole Pacciardi e
il regime greco dell' epoca?

PRESIDENTE. Questa domanda potrebbe collegarsi anche a quella
precedente su Matteo Lombardo.

 

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PRESIDENTE. Il problema è che poi certe ipotesi giudiziarie na-
scono da carenze documentali
. Le dichiarazioni testimoniano che non ne
fu fatta una copia presso l’ente originatore e poi non si è ritrovato l'ori-
ginale presso l'organo cui sarebbe arrivata.

CAROTTI. A proposito della decisione che fu presa di proteggere
sino in fondo la posizione di Giannettini, lei ha fatto riferimento ad una
pressione che proveniva dal servizio segreto spagnolo. Le posso chiedere
qual era l'interesse che aveva il servizio segreto spagnolo, nella concreta
fattispecie, a far sì che proteggesse Giannettini?

MALETTI. L'interesse che il servizio segreto spagnolo poteva avere
nel proteggere Giannettini era, molto probabilmente, quello di fare un fa-
vore al servizio italiano. Quale profitto avrebbe potuto trarne in seguito?
Probabilmente informazioni su altri gruppi eversivi o su sovversivi spa-
gnoli viventi in Italia. Comunque, fono a quando io fui al servizio, questa
richiesta non ci pervenne.

CAROTTI. Un'ultima domanda e poi le ultime due di considerazione
un po' più generali. Lei ha definito il processo ai palestinesi un processo
per modo di dire, inserendolo in un contesto di conflitto di vedute tra lei e
il generale Miceli, contesto che vedeva sostanzialmente lei privilegiare il
servizio segreto israeliano e viceversa. La sua affermazione trae origine da
una conoscenza di rapporti e di pressioni sulla magistratura?

MALETTI. Non so se lei ricorda che in sede giudiziaria i quattro o
cinque palestinesi che erano stati arrestati vennero prosciolti perché era
mancato l’atto e non si poteva condannarli per l'intenzione di lanciare
un missile SA7 contro un aereo israeliano in atterraggio a Roma. Io
non sono un giudice ma questo mi sembra veramente farsesco e tale da
far pensare che ci fosse stato un chiaro intervento dell' autorità politica,
anche perché - e ritorno ai contatti servizio arabo
-colonnello Jalloud
con il servizio italiano e anche con il ministro Andreotti - esistevano
grossi interessi con la Libia e, inoltre, l'atto di remissione del peccato
dei palestinesi poteva portare ad una forma di armistizio nell’aggressione
palestinese nei confronti di obiettivi italiani.
È quasi indubbio che ci sia
stato l’intervento politico a quel livello ma, in questo caso, credo che
sia stato più un intervento di Moro che non di Andreotti.

CAROTTI. A proposito dell'esistenza di una formazione paramilitare,
il cui nome lei conoscerà successivamente ma che comunque le era nota
fin dal 1971 - mi riferisco a Gladio - la circostanza per la verità ancora
non accertata che ci sia stata una partecipazione a livello di invio di istrut-
tori nel campo che veniva utilizzato da parte dei gladiatori e la consistenza
numerica di costoro che, ad oggi, non supera i 622 nominativi, non faceva
pensare all'ufficio da lei diretto che la sua vocazione istituzionale sfiorava
il risibile nel momento in cui doveva essere destinata a respingere un mas-

 

Senato della Repubblica

 

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Camera dei deputati

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

siccio intervento invasivo da parte delle forze dell'Est? Se sì, sono state
fatte delle indagini più accurate per vedere quale fosse la vera natura e
quali fossero i veri obiettivi?

MALETTI. lo non conoscevo all'epoca la consistenza numerica del-
l'organizzazione Stay behind, quindi non potevo considerare risibile il nu-
mero di questi uomini che dovevano opporsi in funzione di guerriglia al-
l'invasione. Chiaramente non ho svolto nessuna indagine perché non si
potevano svolgere indagini e non era nemmeno mio compito svolgere in-
dagini sull'attività di un'altra branca del Servizio che, oltretutto, a quell'e-
poca conoscevo non perfettamente, come è stato affermato prima, ma
molto sommariamente.

PRESIDENTE. Su questo punto ho avuto conforto nella risposta che
lei ha dato ad una precedente domanda, cioè che i 622 gladiatori, diluiti
nell' arco di vita di Stay behind, rappresentano un numero sostanzialmente
risibile e non verosimile. Nella proposta di relazione - che lei mi dimostra
di aver letto con attenzione - ho posto un'alternativa: o Gladio era pensata
in funzione della possibilità di attivare strutture esterne simili ad essa, op-
pure non ci è mai stata detta la verità sul numero dei gladiatori, sui reali
componenti e sulle reali personalità dei gladiatori. Vorrei una sua valuta-
.
zione su questo punto.

MALETTI. Penso che entrambe le ipotesi possano convivere.

CAROTTI. Lei ha fatto riferimento ad un unico colloquio che ha
avuto con il parlamentare Boldrini del Partito comunista italiano e mi
pare sia stato chiarito che il contenuto fosse relativo alla preoccupazione
che veniva presentata da Boldrini circa la possibilità di un pronunciamento
che avesse una matrice e un'origine di destra. Successivamente, a fronte di
altre domande poste da altri commissari, lei accennava ad una linea di in-
dagine che avrebbe anche percorso e ipotizzato un coinvolgimento di ter-
rorismo di sinistra; io non ho ben capito come tale coinvolgimento potesse
non andare in controtendenza rispetto alla fondamentale affermazione che
lei ha fatto da ultimo, relativa cioè ad una sudditanza italiana - all'epoca -
ai servizi segreti statunitensi.

Come ultima domanda le chiedo se sia possibile avere un chiarimento
più generale, tenendo conto di quelli che lei considera come dati acquisiti
cioè che, dalle indagini da lei effettuate, il Partito comunista non ha mo-
strato un coinvolgimento né diretto, né di protezione sulle cellule terrori-
stiche, che la preoccupazione ufficiale del Partito comunista fosse quella
di evitare di subire un pronunciamento militare, e che l'espressione del
servizio segreto statunitense tutto potesse produrre meno che un pronun-
ciamento militare favorito dall'estrema sinistra.

MALETTI. Non ho afferrato questa sua ultima domanda. Le dispiace-
rebbe ripeterla?