CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  13/5/98


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

UFFICIO DI PRESIDENZA ALLARGATO

4° Incontro seminariale con i collaboratori della Commissione

Mercoledì 13 maggio 1998

Senato della Repubblica

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Camera dei deputati

 

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Io sono sempre stato - mi pare che si sia capito - pur non avendo
nulla a che vedere con il marxismo, un grande ammiratore delle Brigate
rosse per certi aspetti, perché erano coerenti, coraggiose e a loro modo
umane. Non hanno mai torturato, non hanno mai seviziato, non hanno
mai fatto polvere attorno.

ILARI. E Taliercio?

NORDIO. Taliercio lo abbiamo fatto noi. Il discorso di Taliercio,
semmai, va visto in maniera sinottica con il discorso di Moro. Taliercio
fu ucciso con 15 colpi di pistola da parte di Savasta, esattamente come
Moro, perché quando si sparava si sparava così; non c'erano minimamente
tracce di torture. Noi non sappiamo che cosa sia stato fatto con Taliercio,
nel senso che il povero Taliercio
è stato ammazzato, ma soprattutto sap-
piamo che non ha ceduto. Taliercio non ha mai scritto - mi pare una volta
gli fu consentito di scrivere alla moglie - e soprattutto non ha mai parlato;
non ha mai chiesto nulla in cambio della liberazione, non ha mai privile-
giato, come ha fatto l'onorevole Moro - e questo purtroppo va detto - la
sua vita, la sua sopravvivenza, la sua liberazione ad altro. Taliercio
è stato
di una dignità assoluta e non ha mai collaborato, ma non per questo
è
stato minimamente torturato. Noi abbiamo visto l'autopsia di Taliercio,
per l'amor del cielo; poi abbiamo anche interrogato Savasta e gli altri,
ma non c'era nessun bisogno che le Brigate rosse torturassero. Perché do-
vevano torturare? Non dovevano estorcere segreti di Stato né a Taliercio
né a Moro; a Taliercio perché non ne aveva, e a Moro perché, a parte il
fatto che secondo me non ne aveva nemmeno lui, ha cominciato a parlare
praticamente subito.

Aggiungo un corollario. Ho letto con grande interesse questo ultimo
libro di Flamigni, ma prima ancora il libro di Anna Laura Braghetti, la
quale ha scritto chiaro e tondo quello che peraltro già sapevamo, che
cioè i brigatisti non si rassegnavano all'idea che Moro dicesse, pur scri-
vendo a destra e a manca dieci lettere al giorno e a chiunque, delle
cose che per loro erano deludenti. Io credo che le Brigate rosse abbiano
commesso nei confronti di Moro - ho veramente finito e mi scuso - l'er-
rore che molti oggi commettono nei confronti delle Brigate rosse. Loro
pensavano che Moro conoscesse chissà quali terribili segreti, mentre
quello che è stato scritto nei memoriali per loro tutto sommato era delu-
dente. Ha fatto l'allusione a Gladio; io credo che qualsiasi terrorista o per-
sonaggio comunque che si occupasse di politica immaginasse una struttura
come quella - parliamo del 1978, quindi Gladio doveva essere considerata
una stay behind nell'ambito della Nato -, che chiunque pensasse che un
paese organizzasse una struttura occulta per contrastare - eravamo nel pe-
riodo della guerra fredda - un'invasione dall'altra parte. Che poi ci fos-
sero state queste deviazioni di Gladio, Moro non lo ha detto, ma soprat-
tutto gli altri non glielo hanno chiesto, hanno interrotto lì il discorso.
Lo avevano a disposizione, non gli è neanche venuto in mente di chiedere:
scusi, ma questa struttura - che peraltro era prevedibilissima perché qual-

 

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siasi paese si dota di una struttura di guerriglia interna quando confina con
i carri di Breznev - è stata utilizzata per qualche deviazione anti istituzio-
nale e antidemocratica? Lui non lo ha detto e nessuno glielo ha chiesto,
tanto è vero che Flamigni nel suo libro fa l'ipotesi che le domande non
fossero rivolte veramente da Moretti ma da un altro, che però aveva inte-
resse a tacere di Gladio. Ma allora perché gliele fa? È tutta una serie di
interrogativi ai quali non si dà risposta, ma la risposta più allucinante sa-
rebbe proprio quella di Flamigni, che cioè Moretti fosse addirittura un in-
filtrato o una longa manus di chissà quale potere filoamericano.

La seconda ed ultima considerazione è che la seconda parte dell'in-
terrogatorio di Moro, dove disse cose che tutti si aspettavano, non fu col-
tivata. Egli disse che i partiti si finanziavano in modo illegale; Moro ha
parlato di Gladio, di Tangentopoli, cioè dei due massimi fenomeni giudi-
ziari degli anni '90 e nessuno gli ha fatto domande. Loro ritennero queste
risposte deludenti, perché nella loro visione apocalittica, catastrofale e se
vogliamo quasi religiosa ...

PRESIDENTE. Perché gli facevano quelle domande? Perché gli do-
mandano di Medici, perché gli domandano della Montedison? È un inter-
rogatorio strano. Se lei interroga qualcuno - ne ha interrogati tanti nella
sua vita - gli fa delle domande le cui risposte la interessano.

NORDIO. Appunto; ma vado anche a fondo se le risposte sono rela-
tivamente insoddisfacenti.

PRESIDENTE. Il problema è perché gli fanno quelle domande. Non
è che gli domandano se c'è lo stato imperialista delle multinazionali; gli
domandano se c'è la strategia della tensione, se ci sono responsabilità
della Democrazia cristiana. Lui risponde e nella parte che troviamo
dopo del memoriale, quella che si trova nel 1990, spiega pure quale parte
della Democrazia cristiana aveva le responsabilità, perché dice: quelli che
sono stati fischiati a Brescia. A questo proposito, il filmato dei funerali di
Brescia cerchiamo di averlo, così vediamo chi erano i fischiati, così diamo
nomi e cognomi.

CORSINI. Posso raccontarvelo io, visto che c'ero. C'era Rumor,
Leone ...

GUALTIERI. Fischiare Rumor e Leone era uno sport nazionale.

PRESIDENTE. Ma è Moro che dice: le connivenze e le indulgenze
vengono da quelli che sono fischiati a Brescia. Questo sta scritto; poi se
vogliamo dire che Moro lo ha scritto per compiacere le Brigate rosse, pos-
siamo pure farlo, però
è un fatto storico che le abbia scritte.

NORDIO. Sì, signor Presidente, ma la domanda infatti è perché non
abbiano continuato con quelle domande. Si sono accontentati di questa