CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  15/11/95


 

SENATO DELLA REPUBBLICA        CAMERA DEI DEPUTATI

 

XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

35ª SEDUTA

MARTEDI 15 NOVEMBRE 1995

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 18.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti il cui elenco è in distribuzione, che la Commissione
acquisisce formalmente agli atti dell'inchiesta.

L'Ufficio di Presidenza ha deliberato, nella seduta di ieri, la distri-
buzione ai membri della Commissione della proposta di relazione, re-
datta dal senatore Gualtieri,
sulle vicende della Uno bianca. L'Ufficio di
Presidenza ha altresì deciso che, martedì 21 novembre alle ore 18,
la
Comm
issione si riunisca per esaminare e votare il documento. Ricordo
che le deliberazioni della Commissione richiedono la presenza del nu
-
mero legale (21 membri presenti). Raccomando pertanto la partecipa-
zione a tale seduta.

SULL'ORDINE DEI LAVORI

DELLA VALLE. Signor Presidente vorrei chiederle di sospendere la
seduta alle ore 18.45 perché alle ore 19 alla Camera dei deputati inizierà
il dibattito sui problem
i della giustizia.

PRESIDENTE. In realtà neppure i senatori potrebbero essere pre-
senti perché in Senato è in discussione la legge finanziaria e dunque
non avremmo neppure dovuto iniziare la seduta.

DELLA VALLE. Mi auguravo che la sconvocazione venisse decisa in  
quanto già da una settimana si sapeva di questo impegno alla Ca-
mera
.

PRESIDENTE. Siamo onnai quasi alla fine dei lavori della Com-
m
issione.

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incapace perchè poteva trattarsi di una trappola del nemico in caso di
azione antiguerriglia
.

PRESIDENTE. Un accenno che lei ha fatto introduce ad un'altra
domanda che volevo rivolgerle. La Commissione ha attentamente esami-
nato tutti i fascicoli del possibili gladiatori dichiarati non positivi, cioè
non arruolati e abbiamo poi visto che, in maniera un po' singolare, nella
struttura Gladio venivano conservati
.

Fra i civili arruolati nei nuclei per la difesa dello Stato vi erano per-
sone escluse da Gladio?

SALVlNI. No, non è emersa una cointeressenza di reclutamento. È
emerso un elemento sicuramente più preoccupante rispetto a Gladio che
è questo: una buona percentuale di civili inseriti nei nuclei di difesa
dello Stato erano persone militanti o simpatizzanti in Veneto di un
gruppo certamente non moderato come Ordine nuovo
.

Faccio anche un altro richiamo che può essere utile. I nuclei di di-
fesa dello Stato era un nome già comparso nell
'istruttoria del dottor
D
'Ambrosio sulla strage di piazza di Fontana, perchè Freda e Ventura
diffusero del 1966, duemila volantini diretti ai militari,
invitandoli a
unirsi contro l
'imminente pericolo comunista e a radunarsi in gruppi;
questi volantini erano firmati «Nuclei di difesa dello Stato».

PRESIDENTE. La differenza infatti era nella preposizione di «di» e
non «per».

SALVINI. Sì, vi è una differenza di preposizione.

Per questi volantini che concretizzavano dl reato di apologia di
reato, Freda e Ventura sono stati condannati con sentenza definitiva
nell'ambito del processo di piazza Fontana, anche se ovviamente è una
pena minima perché andava applicata in continuazione con gli altri at-
tentati, per cui furono comunque condannati al di fuori della strage.

Allora pero si pensava che il dottor D'Ambrosio avesse scoperto una
organizzazione puramente inventata, nel senso che chiunque può scri-
vere un volantino e metterci un nome. È emerso poi che quella organiz-
zazione che vide la distribuzione e dei duemila volantini di Preda e Ven-
tura diffusi in tutta Italia, effettivamente esisteva
. Questo è un elemento
che ritengo abbastanza interessante e dimostra una notevole contiguità
fra questa struttura e ambienti decisamente non moderati
.

PRESIDENTE. Qual è il rapporto fra piano di sopravvivenza, «ope-
razione patria» e nuclei per la difesa dello Stato? Questo piano di so-

pravvivenza, secondo lei, è ancora operativo?

SALVINI. Il piano di sopravvivenza è il canone di comportamento
dei nuclei di difesa dello Stato allorch
é essi devono agire; è il loro co-
dice di comportamento e il loro programma.

È emerso con assoluta concordanza di dichiarazioni che i nuclei di
difesa dello Stato si sono sciolti alla fine del 1973. Vi è quindi da rite-
nere che questa organizzazione sia durata cinque o sei anni e che non
esista più. Essa utilizzava questo piano dì sopravvivenza, che è il tipico

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piano antiguerriglia, un piano antisommossa, con tutta una serie di co-
dici di comportamento di guerra non ortodossa.

Posso aggiungere inoltre che lo scioglimento dei nuclei coincide con
l'inizio delle indagini del giudice Tamburino sulla «Rosa de
i venti», che
sarebbe stata, rispetto ai nuclei di difesa dello Stato, l'aspetto più
esterno, i civili che agivano più sul piano politico
-culturale.

Le dichiarazioni di alcuni dei testimoni sono appunto in questo
senso
: la struttura fu sciolta perché ci si accorse che il giudice Tambu-
rino di Padova stava penetrando con le sue indagini in questa struttura
golpista e non era quindi opportuno mantenerla in piedi affinché non
fosse rivelata.

PRESIDENTE. Probabilmente nella storia non ci sono mai salti,
quindi già nel 1963 si cominciava a preannunciare quella che fu poi la
svolta della metà degli anni 70, un momento in cui le tentazioni golpiste
fanno un passo indietro e l'attività semmai diventa più di copertura di
quanto avvenuto negli anni precedenti.

SALVINI. Il giudice Tamburino era riuscito a verbalizzare tramite
un collaboratore, Cavallaro, che questa struttura esisteva
. Però il colla-
boratore, forse timoroso che i tempi non fossero maturi per dire certe
verità, l'aveva chiamata «organizzazione X», cioè un'organizzazione se
-
greta . Tra l'altro egli, risentito da noi a Milano negli ultima anni, ha am-
piamente confermato.
Il Cavallaro è un subordinato di Spiazzi e quando
parlava di «organizzazione X» con una certa cautela altro non erano che
i nuclei di difesa dello Stato.

PRESIDENTE. A pagina 100 della sua sentenza-ordinanza lei fa una
osservazione che personalmente ritengo pienamente condivisibile e c
i
che l’espressione «settori deviati deiServizi»
sia un'espressone tutto
sommato depistante. Infatti nel momento in cui la deviazione riguarda i  
vertici dei Servizi in realtà è il Servizio che devia; questo senza esclu-
dere che vi possano essere all'interno dei Servizi settori che non ven-
gono coinvolti nella deviazione
.

Lei parla di una deviazione concertata ai più alti livelli. Nelle altre
indagini che lei continua a svolge
re Vi sono stati accertamenti di cui
possiamo essere informati su questi livelli più alti? In particolare alla
Commissione interessa il possibile livello di coinvolg
imento di responsa-
bilità politiche.

SALVINI. Anche qui bisogna essere sinceri: quello che c'è c'è, quello
che non c'è non c'è. I livelli di coinvolgimento politico in questa ordi
-
nanza non sono citati in quanto non erano emersi e anche nel secondo
troncone che sto conducendo, sempre su strutture armate e collusioni
da parte dello Stato, devo dire obiettivamente che non sono emersi
. Non
vuol d
ire che non Vi siano, ma non sono emersi sul piano giudiziario.

PRESIDENTE. Una curiosità di tipo intellettuale: tutto questo non
potrebbe confortare quello che alcuni analisti hanno sottolineato e cioè
che da noi soprattutto sui Servizi vi fu semmai una mancanza di con-
trollo politico e quindi assai più che in altri paesi occidentali essi svol
-

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del giudice Salvini e anche se quello che è emerso dopo sia vero o
falso
.

A mio avviso, l'unica ottica di analisi è quella di andare ad accertare
se siano riscontrate o meno, cioè quello di stabilire se si tratta solo di
dichiarazioni e di affermazioni personali
, ovvero se tali dichiarazioni e
affermazioni hanno dei riscontri oggettivi e quindi non mutabi
li, dei ri-
scontri
che restano fermi nel tempo.

Quindi non mi occuperei, e sono d'accordo con il Presidente, del
ruolo del Sismi, di eventuali strumentalizzazioni. della diversità di ve-
dute tra differenti autorità giudiziarie. Pertanto rivolgo qualche do
-
manda un po' più specifica e partirei proprio da Martino Siciliano.

Martino Siciliano, a quanto risulta ...

PRESIDENTE. Onorevole Del Gaudio, mi scusi se la interrompo ma
abbiamo fatto un patto tra di noi,
io ho già dato ragione al senatore
Lisi
: cerchiamo di evitare domande che attengono alla fase ...

DEL GAUDIO. Signor Presidente, io volevo fare un discorso sul pre-
cedente. Siccome sono già acquisite agli atti delle dichiarazioni di Mar-
lino Siciliano e c'è un elemento importante sulla attendibilità e
sull
'eventuale riscontro che è dato dalla corresponsione di una somma
di denaro a Martino Siciliano
...

PRESIDENTE. Onorevole Del Gaudio, questa domanda non la
ammetto
.

DEL GAUDIO. Volevo sapere se c'è una differenza tra le dichiara-
zioni precedenti e se ci sono tra queste e quelle successive. Questa era la
mia domanda
.

PRESIDENTE. Le consiglierei di rinunciarci.

DEL GAUDIO. Vi rinuncio senza problemi e passo ad un altro
argomento.

Per quanto riguarda la Gladio cnell'ambito di tutta la ricostru-
zione del dottor Salvìni una visione assolutoria di essa in ordine alla
strategia della tensione, al terrorismo e così via. Eppure io mi sono po-
sto dei problemi
. Ho provato a riannodare i fili dì alcune circostanze su
Gladio che sembrano ormai chiare o comunque
, sotto un accertamento
abbastanza ampio, affidabili
. La prima questione è quella dell’esercita-
zione Delfino
. Vorrei sapere dal dottor Salvini se ha indagato su tale
esercitazione e che cosa ne pensa. Questa esercitazione
, che si sarebbe
svolta tra il 15 e il 29 aprile 1966 nella zona di Trieste, prevedeva la pa
r-
tecipazione di un reparto della Gladio, la Stella marina che poi era di-
visa in due gruppi di insorgenza e di contro insorgenza (ed era proprio
concomitante con questa esercitazione). Ho cercato di vedere che cosa
era previsto in questa esercitazione
: sono state acquisite ben duecento
pagine di un fascicolo originale presso la VII divisione del Sismi
. In
questo caso si rimane un po' frastornati perché si può notare che vi
sono affermazioni abbastanza gravi
. Nelle esercitazioni erano previsti
l'esecuzione di attentati terroristici da attribuire a filoslavi
, eventuali atti

..

..

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di terrorismo da addebitare all’insorgenza, azioni di intimidazione,
azioni di sabotaggio mascherato, costituzione di gruppi di attivisti per
impedire
e disturbare la manifestazione del 1°maggio, schedatura e di-
vulgazione di notizie personali sugli avversari politici, controlli sui sa-
cerdoti ritenuti filoslavi. Addirittura erano previsti due aerei (l'Argo
-16 e
l' Argo-19) e l'assalto ad una sezione del Partito comunista di Trieste.

Allora mi sono chiesto: è vero tutto ciò oppure no?

PRESIDENTE. Si tratta di forme esercitative!

DEL GAUDIO. Non era un discorso teorico: l'esercitazione c'è stata
anche se non ha raggiunto questi risultati obbrobriosi. In questo caso vi
sono le dichiarazioni del portavoce della Gladio
, Gironda, che in un arti-
colo de «Il Piccolo di Trieste» ammette queste esercitazioni ed ammette
addirittura che era stato previsto l'attacco. Almeno così riporta questo
giornale ed in ciò il dottor Salvini ci può dare una mano a capire meglio
la situazione.
Poi c’è il rapporto di un certo colonnello romano del 1966
che fa riferimento al verificarsi di questa operazione. Di seguito ci sono
i giudici del tribunale militare di Padova,
Dini e Roberti, che acquisi-
scono questo fascicolo, indagano sulla Gladio e che ad un certo punto si
vedono arrivare un collega di Roma che, siccome è più anziano decide
di gestire il fascicolo; poi se lo porta a Roma su un furgone e se ne per-
dono le tracce
(salvo i documenti disciplinari e penali a carico di Dini
e Roberti).

Come si fa a dire che Gladio non ha colpe nel terrorismo?

Poi c'è il Centro Scorpione con sede a Trapani (dottor Salvini, se ne
è interessato?) dove aveva un piccolo aeroporto ed un campo di adde
-
stramento. Vi sono delle testimonianze a tale proposito: molte persone
v
i andavano per poi fare questi addestramenti sulle montagne. L'aero-
porto addirittura era nascosto e vi era questo aereo. Non mi sembra che
in quella zona vi fosse un problema di invasione sovietica.

Poi c'è il problema specifico dell'ammiraglio Martini, che mi pare
esca particolarmente bene dalla sua sentenza perché ad un certo punto
lui, davanti a noi, se non ricordo male nel luglio scorso
, ci ha detto di
essere contento perché dalla sentenza emerge che la Gladio non c'entra
con lo stragismo.

L'ammiraglio Martini era il capo del Servizio negli anni in cui scop-
pia la vicenda Gladio e noi abbiamo le prove che sono stati distrutti de-
gl
i atti, in particolare a Capo Marargiu, dall'agosto al dicembre del
1990,
tant'è vero che c'è un procedimento penale in corso nei confronti
del generale Inzerilli
.

Ma Martini è anche protagonista di un episodio che è state un po'
tralasciato
. In un processo secondario a Firenze nel 1989 Gelli afferma
di essere molto amico di Miceli, di Santovito, di Martini
. Per quattro
anni non se
sa niente, poi appare un articolo su un quotidiano («la Re-
pubblica»
, se ricordo bene), il quale riferisce di questa dichiarazione di
Gelli. Martini si limita semplicemente, qualche giorno dopo, ad inviare
una lettera di smentita, ma non ritiene diffamatoria, o in qualche modo
da spiegare meglio,
questa affermazione di Gelli.

E allora complessivamente mi chiedo come si può andare a giudi-
care la Gladio
, come si può giudicare l'azione del Servizio diretto da

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Martini nella presenza di questo insieme di elementi (ne potrei citare al-
tri, ma mi fermo qui perchè non voglio sottrarre troppo tempo) e
quindi, in questa eventuale osservazione positiva dell'attività di collabo
-
razione di quelli che possiamo anche definire, tanto per capirci, i «nuovì
Servizi», mi chiedo come si fa ad inserire Martini e come si fa ad esclu-
dere completamente eventuali responsabilità della Gladio.

Con ciò non intendo ovviamente delegittimare nè la sua azione nè
la sentenza
. Lo scopo è quello di raggiungere la verità, e quindi le
chiedo solo dei riscontri. Ci può dire quali riscontri ci sono, in partico
-
lare rispetto a questi aspetti fondamentali?

SALVINI. Cercherò di essere abbastanza sintetico anche perchè io
stesso ho problemi di tempo, in quanto per motivi di ufficio devo
rien-
trare a Milano e devo allontanarmi da qui non oltre le ore 20,15-
20,20
.

Lei, onorevole, mi parlava di Gladio. Io non mi sono occupato di
Gladio perchè - diversamente da quanto qualcuno pensa - non mi oc-
cupo di quanto non mi compete
. Mi sono occupato dei Nuclei di difesa
dello Stato perché stavo svolgendo una istruttoria organica sulla strut-
tura Ordine nuovo e da Ordine nuovo è emersa l'esistenza appunto dei
Nuclei di difesa dello Stato. Francamente, pertanto, di Gladio non le so
dire nulla
. Se ne sono occupati i colleghi di Venezia, di Roma e di altre
c
ittà. Nella mia ordinanza credo che Gladio sia a stento citata, in ter-
mine di paragone, un paio di volte
. Si dice sostanzialmente che i nuclei
di difesa dello Stato non sono Gladio.

Se devo aggiungere qualcosa posso dire che, avendo svolto 500 o
seicento atti istruttori
, non mi è mai accaduto che qualcuno mi riferisse
di azioni illecite o eversive commesse da Gladio o da gladiatori,
mentre
tutt’altro problema è quello
della legittimità di Gladio, che comunque
non mi compete, non mi riguarda e di cui non mi occupo.

Quindi io mi sono occupato dei nuclei di difesa dello Stato, che
sono inquietantemente pieni di elementi di Ordine nuovo
. Indagando su
Ordine nuovo li ho scoperti (non sono stati aperti archivi in questo
caso, ma ci si è arrivati con una serie di testimonianze) e le posso dire
che i nuclei di difesa dello Stato erano un'organizzazione sicuramente
illegittima che stava preparandosi a sostenere quel
golpe che Tamburino
stava scoprendo nel corso della sua indagine sulla Rosa dei venti
. Mi di-
spiace, non posso aiutarla su Gladio perché non me ne sono occupato
.
Sull' «esercitazione Delfino», poi, probabilmente ne so meno di lei.

In termini generali lei mi ha chiesto riscontri. Io non le faccio nomi
di collaboratori nuovi né entro nel merito
, e spero che si sia notato
come nella mia sentenza ogni volta che c'è una affermazione io cerco e
quasi sempre riesco a riscontrarla con altre dichiarazioni collegate o
con riscontri obiettivi. Non c'è praticamente alcun fatto oggetto di que-
sta ordinanza che non sia oggetto di più dichiarazioni incrociate
. È lo
stesso metodo che viene usato nella nuova istruttoria da me e dalla col
-
lega Pradella. Le posso dire - e non le faccio nomi - che ci sono centi-
naia di pagine di verbali nuovi e addirittura si sono riscontrati episodi
minimi, per non dire ridicoli
, come l'aggressione nel 1970 contro ele-
menti di sinistra a Trieste picchiati con mazze da baseball
. Quando uno
ci parla di bombe e di stragi o di fatti abbastanza gravi
, ma anche di

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tantissimi fatti di minor rilievo, si riscontra tutto dalla a alla zeta e devo
dire che siamo riusciti ad acquisire riscontri anche su fatti veramente
minimi, su episodi ormai sepolti negli archivi delle questure,
ottenendo
dichiarazioni e testimonianze di conferma molto salde e numerose
.

PRESIDENTE. La ringrazio, in particolare perché personalmente
penso che la sua ordinanza-sentenza non contenga affatto una assolu
-
zione di Gladio. Ritengo che la Commissione non trovi in quella ordi-
nanza-sentenza niente che le impedisca di confermare quel giudizio di
illegittimità costituzionale progressiva su Gladio che la Commissione ha
già dato, secondo me molto bene e molto motivatamente, nelle
passate
legislature .

FRAGALÀ. Dottor Salvini, sono un deputato di Alleanza nazionale;
ho letto attentamente la sua sentenza-ordinanza e naturalmente ho se-
guito la polemica con il dottor Casson
, polemica che lei ha commentato
e ripreso in un dossier (non sto naturalmente facendo delle
valutazioni)
che ci ha mandato a fondamento della sua richiesta di audizione. La
sua richiesta di audizione è fondata proprio su quella che lei considera
una fuga di notizie assolutamente improvvida (così la definisce) e ri-
tiene che questa fuga di notizie abbia enormemente danneggiato la sua
inchiesta perché lei sostiene che la stampa ha utilizzato ..
.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fragalà, ma lei mi mette in una
posizione di imbarazzo
. Il senatore Lisi ha fatto una richiesta di rinvio e
secondo me l'ha motivata in maniera giusta
. Io non l'ho accolta, però ho
tratto motivo dalla richiesta di Lisi per porre dei limiti all
'audizione
odierna
. Se lei adesso li supera io mi trovo in imbarazzo, perché oltre
tutto appartenete allo stesso Gruppo.

FRAGALÀ. Io sono d'accordo con il senatore Lisi, naturalmente; mi
ponevo però un problema di metodo. Il problema di metodo è chiaris-
simo
.

PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, ma volevo precisare che
l
'audizione che stiamo facendo questa sera è un'audizione che avevamo
programmato
e poi rinviato con il dottor Salvini diverse volte negli ul-
timi cinque-sei mesi. Quindi la necessità di sentirlo nasceva non dalla
polemica che si è accesa, ma dalla ordinanza-sentenza che il dottor Sal-
vini ci ha trasmesso e che abbiamo acquisito
.

FRAGALÀ. Sono totalmente d'accordo con il senatore Lisi e coni li-
mit
i che lei ha posto; soltanto devo sottolineare un fatto che non pos-
siamo assolutamente eludere. Il dottor Salvini ha chiesto di essere au-
dito da questa Commissione con questa relazione informativa sullo spe
-
cifico procedimento, relazione diretta al presidente della Commissione
parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cau
se della man-
cata individuazione dei responsabili delle stragi Pellegrino, sostenendo
che ritiene utile l'audizione
...

PRESIDENTE. Quella audizione la faremo quando il dottor Casson
sarà disponibile ad essere sentito
.