CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

17/04/97


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

 

14a SEDUTA

GIOVEDÌ 17 APRILE 1997

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 19,50.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito l'onorevole Palombo a dare lettura del processo verbale della
seduta precedente.

PALOMBO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
dell' 11
aprile 1997.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende approvato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti, il cui elenco
è in distribuzione, che la Commissione ac-
quisisce formalmente agli atti dell'inchiesta.

Comunico che il senatore Andreotti ha provveduto a restituire, debi-
tamente sottoscritto, ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento interno, il
resoconto stenografico della sua audizione svoltasi l’11 aprile scorso,
dopo avervi apportato correzioni di carattere meramente formale.

Informo che, in data 15 aprile 1997, il Presidente del Senato ha chia-
mato a far parte della Commissione il senatore Melchiorre Cirami, in so-
stituzione del senatore Agazio Loiero, dimissionario. Diamo il benvenuto
al senatore Cirami. Ricordo che il senatore Loiero era componente pre-
zioso della Commissione perché aveva una forte conoscenza dei fatti di
cui ci occupiamo. Per questo motivo rimpiango il fatto che non faccia
più parte della Commissione, ma sono convinto che il senatore Cirami, an-
che per la sua esperienza e competenza professionale, sarà ugualmente
prezioso per la Commissione.

Comunico che l'onorevole Gui - la cui audizione è stata già delibe-
rata - ha comunicato che le sue condizioni di salute non gli consentono
per il momento di assumere impegni per date differenti da quella di mar-


 

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facevano delle domande, mentre in questa Commissione vi è una lunga
tradizione a fare dei discorsi. Potrei, in alternativa, proporvi di assegnare
per ogni domanda un tempo di tre minuti, ovviamente non comprensivi
della risposta. L'alternativa sarebbe quella di fare notte! (Commenti).

Comunque, se la Commissione non è d'accordo, non posso cambiare
le regole. Non possiamo ovviamente introdurre per un'audizione
così im-
portante un cambiamento di metodo, se non siamo
tutti d'accordo, poiché
mi sembra che non siamo d'accordo, proseguiamo con il metodo solito,
però con una raccomandazione, che credo di poter fare, senatore Gualtieri:
mi riferisco all'osservazione che, più la domanda è breve, più è efficace
;
invece, più la domanda è lunga, più se ne perde il senso e quindi viene
meno l
'utilità dell'insieme. Resta comunque agli atti che avevo consigliato
un certo metodo che però si
è deciso di non seguire.

MANCA. Signor Presidente, cercherò di essere breve e di fare do-
mande appunto brevi e secche: incisive non lo so, dovrebbero essere giu-
dicate dagli altri.

Presidente Andreotti, toccherò, per così dire, due temi e mezzo. Il
primo è relativo alla reazione dell'onorevole Moro all'arresto del generale
Miceli; poi qualche domandina sul generale Maletti; quindi qualcosa sulla
Gladio, ivi compresa una notizia - se la conosce - riguardante l'organiz-
zazione cosiddetta
Ossi.

Salto il preambolo e le faccio le prime domande. Come giudicò le
parole di stima e di solidarietà che l'onorevole Moro volle indirizzare al
generale Miceli dopo il suo arresto?
È vero, a suo parere, che il generale
Miceli e Mino erano particolarmente vicini all'onorevole Moro? A suo pa-
rere
, ha qualche fondamento la tesi, sostenuta da molte ricostruzioni sto-
riche, secondo cui il generale Maletti sa
rebbe stato in qualche modo «an-
dreottiano», come si suol dire? E, a proposito di Maletti, quest'ultimo so-
stiene - ce lo ha detto a Johannesburg - di essere stato in disaccordo con
la politica filo
-araba del governo italiano dell’epoca, in particolare con il
trasferimento di armi alla Libia, considerandola scarsamente compatibile
con la lealtà nei confronti degli Stati Uniti
. Il generale Maletti è teso per-
tanto a ricondurre a questa ragione il suo contrasto personale con il gene-
rale Miceli. Possiamo sapere, Presidente Andreotti, quale fu la sua perso-
nale posizione in merito a questa linea politica?

Passo al secondo gruppo di domande, sulla Gladio. Per quanto attiene
alla rimozione del segreto sull'organizzazione Gladio, nel 1990, come si
sa e come ha confermato in questa Commissione, lei decise di rimuovere
il segreto di Stato, ritenendo che la situazione internazionale fosse tale
che non vi era più bisogno di quell’organismo. Ci può dire se
acquisì
in merito il parere preventivo dei Ministri competenti? Quella decisione
fu concordata con il Presidente della Repubblica? Fu concordata con il
Governo degli Stati Uniti, partner nell'accordo stipulato? Quali reazioni
determinò la decisione del Governo italiano nell' ambito dell' Alleanza?
Quale reazione determinò la sua decisione da parte del Presidente della
Repubblica? Ebbe a questo riguardo colloqui, preventivi o successivi
,


 

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con il capo dell' opposizione, onorevole Occhetto, o con altri esponenti del
mondo politico, imprenditoriale o dell'informazione? Infine
, ci può dire se
era a conoscenza dell' organizzazione dei cosiddetti Ossi (Operatori spe-
ciali dei servizi segreti) di cui avrebbe fatto parte un addestratore della
Gladio, il maresciallo Licausi, una organizzazione preposta ad attività di
guerra non ortodossa?

PRESIDENTE. La ringrazio per la sinteticità e precisione delle sue
domande, senatore Manca.

ANDREOTTI. Ritengo che le parole di apprezzamento dell'onorevole
Moro, in modo particolare una lettera che egli mandò al generale Miceli
,
debbano essere interpretate sotto un profilo umanitario e non sotto quello
di condivisione di una politica, segnatamente in dissenso da quelle che
erano iniziative adottate prima dai magistrati e poi da me (in quanto avevo
dovuto rimuovere il generale Miceli dal suo incarico e avevo dovuto an-
nullare anche la sua destinazione a comandare il Corpo d'armata di Mi-
lano).

Per quello che riguarda le dichiarazioni del generale Maletti, non so
bene cosa voglia dire «andreottiano». Certamente, con il generale Maletti
il mio
è stato un rapporto solo formale, d'ufficio. Personalmente l'ho visto
soltanto due volte, la prima, come ho ricordato l'altro giorno, quando
venne a rendermi edotto dell'inchiesta che lui aveva fatto sul golpe Bor-
ghese; la seconda, quando venne a dirmi dell'iniziativa di approfondi-
mento nei confronti del partito che quel signor Foligni stava allestendo,
di cui il Servizio si era occupato legittimamente, anzi doverosamente
(in quanto si parlava di una formazione politica che faceva affidamento
su militari e su ambasciate straniere); mi disse: «Guardi, abbiamo fatto
le indagini, si tratta di quattro «sfessati» (o un'espressione equipollente).

Per il resto, che vi sia stato un dissenso all'interno dei Servizi nei
confronti della cosiddetta politica araba
è una interna corporis che a me
non fu mai manifestata; peraltro non ritengo che fossero i Servizi ad adot-
tare la linea politica
, bensì i responsabili politici.

L'opinione di Maletti che la fornitura di armi - oltretutto, se non
vado errato, da parte dell'Oto Melara, società a partecipazione statale
,
del tutto in conformità delle leggi - fosse un modo di contrariare gli Stati
Uniti è un
'opinione, non voglio dire apprezzabile, perché non l'apprezzo
molto
, comunque un' opinione personale che non devo io commentare.

Per quanto riguarda la pubblicazione dell'elenco degli appartenenti
della struttura Gladio, non dovevo domandare a nessuno; vi era un apprez-
zamento politico, essendo una struttura predisposta per il caso di invasione
dell'Italia ed essendo completamente cambiata la situazione politica inter-
nazionale. Non essendovi quindi alcun motivo (almeno allo stato) di te-
mere invasioni, a mio avviso era più che dovuto rendere pubblico quell'e-
lenco
. Arrivammo alla decisione dopo una riunione, che ho ricordato l'al-
tra volta, fatta con i responsabili dei Servizi, con il Comandante dei cara-
binieri, il Capo della polizia ed altri colleghi Ministri competenti. Nella


 

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riunione dicemmo: «Se vi sono elementi che voi ritenete debbano essere
coperti dal segreto, diteli, noi li valuteremo». Però dissi pure che se qual-
cuno non diceva tutta la verità in quella occasione, si poteva considerare
dimissionario; perché era veramente un atto dovuto. E che vi sia stata, se-
condo l'opinione di alcuni e dello stesso ammiraglio Martini, una reazione
internazionale, a me non risulta affatto. Anche nei mesi successivi, ho
avuto occasione di incontrarmi con colleghi Capi di Governo e di parlare
con gli americani: non ho sentito una sola lamentela per questo. So che
poi anche altri paesi hanno fatto lo stesso. E ritengo che non vi era nessun
motivo per fare diversamente.

Della organizzazione Ossi ho appreso l'esistenza solo di recente, in
occasione di un processo che c'è stato.

Per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, con cui ero in
contatto si può dire quotidiano, non ho mai avuto da parte sua manifesta-
zioni di dissenso circa la pubblicazione di questi elenchi o sulla messa a
conoscenza del Parlamento - specificamente della Commissione - delle
liste di composizione dell’organizzazione.

PRESIDENTE. Senatore Andreotti, mi consenta la richiesta di un
chiarimento. La questione di Miceli e di Maletti ci riporta all'indagine
sul golpe dell'Immacolata. Ho riletto il verbale che abbiamo approvato
della sua audizione e lei ci ha confermato di ritenere quell’episodio grave
,
da non sottovalutare, poiché normalmente lei non è persona che enfatizza
le cose
, che lei ci abbia detto che è una questione che deve essere tenuta
in consider
azione è un fatto che valuteremo. Lei ci ha anche detto che
probabilmente il golpe si arresta perché Almirante non dà la solidarietà
del Movimento Sociale Italiano.

Da questa ricostruzione però Borghese fa la figura di uno sprovve-
duto
, perché era mai pensabile che si potesse progettare un colpo di Stato
con la guardia forestale, un po' di giovanotti scalmanati e armati che si
erano radunati in una nota palestra, senza che ci fosse un qualche affida-
mento di qualche copertura politica importante e, soprattutto, che ci fosse
un affidamento sulla non reazione delle Forze armate e degli apparati di
sicurezza.

Quello su cui mi sono interrogato è che Borghese non era uno sprov-
veduto
; la sua storia, il ruolo che ha avuto durante tutta la Resistenza,
della X Mas, il modo con il quale viene salvato nel 1945, descrive Bor-
ghese come un uomo d'arme ma anche come un uomo che conosce la lo-
gica del potere, e direi anche la logica occulta del potere.

È verosimile che si sia messo alla testa di un' avventura di questo tipo
senza avere una serie di affidamenti che a un certo momento vengono
meno
, o forse fin dall'inizio era stato deliberato che venissero meno per
farlo
«scoprire», e poi arrestare a un certo momento l'intero movimento?
La sua valutazione su questo, qual è?

ANDREOITI. Intanto vorrei confermare quel che ho detto l'altro
giorno, che nella istruttoria fatta dalla Procura della Repubblica e nella re-


 

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ANDREOTTI. Questo appartiene ad una fantasia anche piuttosto fer-
vida. Capisco che Guerzoni era attaccatissimo a Moro e che abbia sofferto
la tragedia in maniera direi più che filiale, però non so chi abbia potuto
pensare che il Papa mi abbia fatto leggere la lettera prima di mandarla.

PRESIDENTE. Lei avrà notato che, nella mia proposta di relazione,
io esamino le ipotesi ricostruttive di Guerzoni e dico che non ci sono ele-
menti per ritenerle nemmeno altamente probabili.

ANDREOTTI. Noi abbiamo seguito tutto. Si ricorderà che vi era stata
anche la possibilità di quell'avvocato svizzero che la famiglia voleva con-
tattare. Noi avevamo dato tutti i consensi perché potesse essere attivata
anche quella strada, che poi si dimostrò una pista non valida.

CORSINI. Vorrei ora passare alla questione di Gladio. Alcuni ex gla-
diatori manifestano atteggiamenti di risentimento nei suoi confronti perché
nel novembre del 1990 è stata rivelata l'esistenza della struttura Gladio e
qualche mese dopo sono stati resi noti i nomi degli aderenti. Vi è chi af-
ferma che la sua decisione avrebbe irritato anche ambienti statunitensi
della Nato. Da parte di taluni si giunge ad ipotizzare che ambienti ameri-
cani non siano estranei alle accuse che poi sono state sollevate nei suoi
confronti
. Come giudica queste valutazioni?

ANDREOTTI. Tra le possibili interpretazioni dei fatti spesso la più
semplice è quella più vera: la più semplice è quella che, essendo venuta
meno la necessità di questa struttura, non solo quello non era un atto di
ostilità verso queste persone, ma anzi un atto che a mio avviso avrebbe
anche potuto comportare (se non si fossero messi poi a fare delle polemi-
che strane
, di cui tutt’ora non mi rendo bene conto) un riconoscimento di
carattere ufficiale di benemerenza per essersi resi disponibili ad una posi-
zione che comunque poteva essere di rischio in caso di occupazione
.

Che questo abbia disturbato ambienti Nato non ne ho mai avuta al-
cuna sensazione. Ho detto già prima che, come le incontravo prima, ho
visto dopo quei fatti sia persone del Governo americano sia autorità della
Nato e nessuno ha mai fatto una rimostranza per quella rivelazione
. Direi
che lo stato d'animo di questa associazione degli
ex gladiatori (che si riu-
niscono e hanno anche fatto dei convegni) veramente non è giusto.
È ov-
vio che poi ho dovuto prendere iniziative quando alcune cose nei servizi
non erano andate bene e ho ritenuto di oppormi alla promozione del ge-
nerale Inzerilli, si era sostenuto quasi che io avessi «rotto il giocattolo
»
che loro avevano in mano; quasi con cattiveria in queste riunioni si soste-
neva che io agissi per ingraziarmi il Partito comunista. In questi casi si
vanno sempre a guardare le cose come se si trattasse del biliardo, in
cui non c'è mai la sponda vera, perché si deve fare sempre un certo gioco
se si vuole arrivare a fare i punti.

Comunque, ripeto, non ho avuto alcuna sensazione o alcun motivo
per riconoscere un reale risentimento americano. Per quanto riguarda il re-


 

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sto, delle mie cose personali, se non è necessario, preferisco non parlare.
Siamo solo al quinto anno di processo, non so quanto durerà, ma spero di
vivere abbastanza per poterne parlare poi.

CORSINI. Le farò solo un'altra domanda, anche per non approfittare
de
lla pazienza sua e dei colleghi, ancora su Gladio. Sempre negli ambienti
degli e
x gladiatori, vi è chi insinua che lei abbia rivelato l'esistenza di
Gladio come una sorta di depistaggio, in modo che venissero attribuite
a ques
ta struttura responsabilità che erano invece da ascrivere agli aderenti
ai cosiddetti Nuclei per la difesa dello Stato. Lei, da Ministro della difesa

o   nel corso delle altissime responsabilità che ha avuto, fu posto al corrente

o comunque venne a conoscenza di questi Nuclei? Ne ha comunque avuto
sentore, in forma ufficiale o ufficiosa? E come si concilia l'esistenza di
una struttura con fini eversivi con l'appartenenza dei suoi esponenti e di-
rige
nti ai ruoli delle Forze armate dello Stato?

ANDREOTTI. Rispondo con molta chiarezza. L'interpretazione di
questi ex gladiatori, non che li si fosse esposti ad bestias, perché ci si ri-
volgeva al Parlamento e all'opinione pubblica, ma che insomma fosse
stato re
so noto il loro elenco per coprire altre cose, è del tutto fantasiosa
e falsa.

Per il resto, non conosco la struttura nascosta di cui lei parla.

CORSINI. Lei non ha mai sentito ... ?

ANDREOTTI. No.

CORSINI. Non ha mai avuto sentore ... ?

ANDREOITI. No, che ci fosse una struttura nascosta no, mentre della
struttura Gladio ero al corrente.

CORSINI. Lascio la parola ai colleghi, anche se mi dispiace di non
pot
er continuare a rivolgere domande.

GUALTIERI. Signor Presidente, ho sperato - e spero - che potes-
simo cogliere con l'audizione del presidente Andreotti questa straordinaria
occa
sione che ci viene offerta di conoscere non tanto i singoli episodi, ma
i meccanismi del potere, il modo in cui venivano prese delle decisioni im-
portant
i per la Repubblica, e quindi di determinare anche il grado di re-
s
ponsabilità della classe politica e degli uomini che sono stati al Governo.
I singoli episodi sono sì importanti, e possono essere ripercorsi, ma l'oc-
ca
sione di avere con noi un uomo che dal 1947 ad oggi ha ricoperto - se
non
sbaglio - per sei volte l'incarico di sottosegretario di Stato alla Pre-
sidenza del Consiglio, per otto volte quello di Ministro della difesa, per
cinque volte quello di Ministro degli affari esteri, per sette volte quello
d
i Presidente del Consiglio, per due volte quello di Ministro delle finanze,


 

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ANDREOITI. Sono grato a Nenni perché, come ho detto la volta
scorsa, nel suo diario, che
è pubblicato, ha chiarito che De Lorenzo fu no-
minato Capo di Stato Maggiore non perché fosse il mio candidato, giacché
il mio candidato era un altro, ma per i suoi precedenti partigiani.

SARACENI. Anche Sogno è stato partigiano.

ANDREOTTI. Comunque devo dire che non ho sentito un tintinnare
di sciabole. Devo dire che vivendoci dentro avrei sentito più facilmente
se vi fosse stato e questo lo dico da un punto di vista storico; anzi adesso
potrei quasi dire che se uno riconosce che proprio i politici non hanno
dato seguito a questo potrebbe anche essere un giudizio comodo
, ma
non
sarebbe giusto.

PALOMBO. Perché non ci si viene a dire dove erano dislocati i re-
parti operativi dell’Arma in quel periodo, in quella fase, dove stavano fa-
cendo i campi. Risulta che erano disseminati in tutta Italia e non avevano
la possibilità di arrivare a Roma in 24 ore perché non c
'erano neppure i
mezzi di trasporto. In quella fase la 12ª brigata era comandata dal generale
Lorentelli ed aveva 13 battaglioni che erano dislocati in tutta Italia
. Pro-
prio in quella fase tre battaglioni si trovavano a Foce di Reno per eserci-
tazioni a fuoco e non c'erano, per portarli, mezzi ferroviari o altro. Se si
vuole organizzare un colpo di Stato si deve andare sulla Capitale e nelle
città più importanti
, insomma far accentrare i mezzi corazzati in quelle
zone.

ANDREOTTI. Ritengo comunque di aver risposto, nel senso che
credo che chiunque ha preso o ritenuto di prendere delle iniziative di que-
sto carattere eversivo - se fosse in buona fede o no lo vedrà il Signore
nell' altro mondo - certamente ha camminato fuori di quella che era una
linea partecipata dal potere politico, dal Parlamento e devo dire dalle
Forze armate come tali.

CÒ. Senatore Andreotti, vorrei partire con una domanda su Gladio.

Lei all'epoca fece una relazione al Parlamento che è stata smentita almeno
su tre punti. Il primo riguarda il numero dei gladiatori; il secondo l
'as-
senza, che lei dichiarò in questa relazione, di appartenenti all'estrema de-
stra
; il terzo è che lei omise di dire che la struttura era stata sostanzial-
mente disattivata nel 1972. Oggi lei
è in grado di dirci sulla base di quali
indicazioni e da parte di chi riferì queste inesattezze? Oggi può dirci i
nomi dei responsabili di queste errate informazioni sulla base delle quali
lei ha riferito in Parlamento?

ANDREOTTI. Rispondo senz'altro, ma credo che bisogna prendere
atto che almeno due di queste cose non sono state invece smentite: per
quello che riguarda il numero, ho detto prima che noi facemmo una riu-
nione con il capo del servizio e con il capo della struttura (il capo del ser-


 

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vizio era l'ammiraglio Martini, il capo della struttura era il - forse ancora
- colonnello Inzerilli). Chiedemmo in maniera assoluta di darci per iscritto
l
'elenco e demmo incarico al comandante dei carabinieri e al Capo della
polizia di verificare se in questo elenco vi fossero persone che avessero
avuto delle controindicazioni di carattere politico. Il numero che, fino a
prova contraria, devo ritenere effettivo è quello che mi hanno dato.
È
vero che sarebbe emerso (mi sembra che anche in questa commissione
siano state riferite delle distribuzioni di archivi) ma, fino a prova contra-
ria, debbo ritenere che il numero che fu dato e trasmesso al Parlamento
fosse quello effettivo. Non ho elementi per poter dire di no: discutere
se il numero fosse eccessivo o limitato non so. Naturalmente, l
'unico
modo che un ministro ha per poter riferire al Parlamento è quello di
dire alla struttura: vi obbligo a dire tutto. Tanto
è vero che, ho detto
prima
, cosa che non mi è capitata quasi mai di dover dire, dissi: guardate
che se mi dite delle cose che non corrispondono vi potete considerare di-
missionari. I numeri che ho dato erano questi, per dimostrare che quel nu-
mero non
è vero bisogna documentarlo in qualche modo.

La verifica, fatta nello spazio di tre o quattro giorni da parte del co-
mandante dell’Arma e del Capo della polizia, portò a dire che nessuno di
questi elementi avesse delle controindicazioni
.

Da che cosa venne fuori l'ipotesi che invece fossero stati di più? Dal
fatto che il servizio dopo che erano state scrutinate un numero di proposte
molto ampie, selezionate. Del resto, devo credere alle persone in via di
principio.

PRESIDENTE. Gli ultimi risultati della indagine della procura ro-
mana li ha visti?

ANDREOTTI. No. Quali sarebbero?

PRESIDENTE. L'ultimo documento che abbiamo ricevuto noi.

ANDREOTTI. Non ho avuto dei documenti, ma so che i responsabili
sostenevano che vi era una rigorosa selezione; quindi, quando venivano
proposti dei nomi
, un certo numero ne venivano scartati proprio perché
avevano delle ombre di politicizzazione. Con questo non voglio dire che
fossero ombre di per sé negative. Ci fu poi un equivoco sulla data di chiu-
sura effettiva della struttura invece che dello smantellamento delle basi: in
un primo tempo il 1972
, quando furono smantellate le basi, fu indicato
come data di cessazione della struttura
, mentre si trattava appunto dello
smantellamento delle basi
. La struttura, infatti, è stata sciolta successiva-
mente.

Questi sono i dati. Dei dati di cui parla il presidente Pellegrino della
Procura di Roma, non conosco alcunché.

PRESIDENTE. Non vorrei dire una inesattezza, ma sono state avan-
zate imputazioni di falso.


 

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Ad essere benevoli, l'impressione che si ha nel leggere tutte quelle
carte è che non sapessero bene quanti fossero e che facessero un po' di
confusione fra i vari elenchi, cercando di ricostruirli; ad essere malevoli
l'ipotesi diventa un'altra; è quella avanzata dalla magistratura inquirente.

ANDREOTTI. Non posso ragionare per ipotesi: l'unico strumento che
avevo per poter riferire in Parlamento era quello di accertarlo presso gli
organi competenti.

PRESIDENTE. Sì, senatore Andreotti, questo risulta. Non è qualcosa
che riguarda la politica.

ANDREOTTI. Nel caso in cui vi siano elementi diversi che via via
emergono, allora è giusto prendere le misure necessarie nei confronti di
chi ha dato dei dati falsi e spiegarne anche il motivo.

CÒ. Nominativamente, chi le diede questi dati?

ANDREOTTI. Mi furono dati dall’ammiraglio Martini e dal generale
Inzerilli. Probabilmente, lo stesso ammiraglio Martini agiva sulla fede di
quanto detto da Inzerilli, il capo di questa struttura, che ho visto che di
tanto in tanto ha espresso nei miei confronti apprezzamenti non positivi,
ai quali sopravvivo.

CÒ. Parliamo della strategia della tensione ...

GUALTIERI. Leggere il libro di Inzerilli è la più grande punizione
che un uomo possa infliggersi.

ANDREOTTI. Infatti non mi sono autoinflitto questo.

CÒ. Senatore Andreotti, lei fu invitato nel novembre del 1961 al con-
vegno della Lega della Libertà che si è svolto a Roma.

ANDREOTTI. Cos'è?

CÒ. Risulta che lei fu invitato a quel convegno ma non vi partecipò.
Tra gli organizzatori del convegno spiccano i nomi di Randolfo Pac-
ciardi, Ivan Matteo Lombardo e Susan Laben o Labin. Che cosa ci può
dire di questi ultimi due personaggi?

ANDREOTTI. Non ricordo l'esistenza di questa Lega della libertà.

Non so se sono stato invitato, certamente non sono andato altrimenti me
lo sarei ricordato, ma non so bene di cosa si tratti
. Posso eventualmente
guardare nelle mie carte.

Per quanto riguarda Randolfo Pacciardi sappiamo tutti quale sia la
sua personalità, è stato Ministro della difesa e lo conosco bene.