CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

20/04/99


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

51ª SEDUTA

MARTEDÌ 20 APRILE 1999

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 20,35.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito la senatrice Bonfietti a dare lettura del processo verbale della
seduta precedente.

BONFIETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
del 17 marzo 1999.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende approvato.

COMMEMORAZIONE DEL SENATORE ANTONIO LISI

PRESIDENTE. Colleghi, inizio questa seduta con animo turbato, per-
ché pochi minuti fa mi
è giunta la notizia della morte del senatore Anto-
nio Lisi, che
è stato membro di questa Commissione nella scorsa legisla-
tura.

Nino Lisi è stato per me un avversario politico; il nostro rapporto
ebbe anche momenti di confronto, persino aspro, però fu sempre nutrito
da una stima reciproca e da parte mia, negli ultimi tempi, da un senti-
mento che non era soltanto di stima, ma era di ammirazione per la forza
con cui riusciva ad affrontare la difficile situazione personale in cui era
venuto a trovarsi a causa della malattia, poi rivelatasi incurabile, che
l'aveva colpito. Desidero ricordare non soltanto l'impegno con cui il sena-
tore Lisi ha seguito nella precedente legislatura i lavori di questa Commis
-
sione, ma soprattutto l'impegno che egli ha posto nel corso di questa le-
gislatura nel suo lavoro: la sua presenza costante nella Commissione bica-
merale per le riforme e il grosso apporto che diede ai suoi lavori, nonché
la presenza costante e l'apporto che ha dato, finché le forze lo hanno
sorretto, con una forza d'animo, una serenità ed una lucidità davvero am-
mirevoli, al lavoro della 1ª
Commissione, e più in generale al lavoro
parlamentare.

 

Senato della Repubblica

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Camera dei deputati

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

SIGNORILE. Non sto dicendo che non c'era la strategia della ten-
sione, ne sono convinto, ma sto dicendo un'altra cosa: attenti, Moro stava
svelando il segreto di Pulcinella. Lo dico non perché era oggetto di dibat-
tito tra storici o fra giornalisti ma perché le forze politiche nell'Italia del
1974, 1975 e 1976, in cui c'era il Partito comunista italiano, maggiore
partito comunista dell’Occidente - non una democrazia della Sinistra o
la Bolognina, ma il Partito comunista italiano - la Democrazia cristiana,
partito legato ad una realtà internazionale con certe caratteristiche ed altri
partiti come il Partito socialista, facevano in un paese di frontiera dell’oc-
cidente un Governo insieme. E questo è un argomento di dibattito dei
giornali? Moro parla della strategia della tensione e svela che cosa? Si fa-
ceva questo Governo e basta ricordarsi gli articoli dei giornali, il dibattito
e la spiegazione che ne veniva data, perché queste cose venivano spiegate.
Lo stesso Moro, in quel suo studio di via Savoia, me lo ricordo, probabil-
mente nessuno se lo ricorderà, si vedeva uno ad uno i deputati democri-
stiani ed anche i giovani spiegando loro perché questa cosa si doveva
fare; e si usciva in questo modo in un momento nel quale, lo ribadisco,
non c'era la caduta del muro di Berlino o quant'altro ma una condizione
internazionale segnata dal fatto che ancora era in piedi in Unione Sovie-
tica tutta la struttura brezneviana. Quindi si facevano cose politiche. Lo
dico per sottolineare l'importanza politica di certe scelte dolorose, lo sot-
tolineo. E dietro di questo, Presidente, c'era la strategia della tensione.
C'erano delle valutazioni e delle scelte che erano rese pubbliche. Andatevi
a leggere i giornali del tempo; Moro dice delle cose che sono il segreto di
Pulcinella, lo ribadisco. Certo, Gladio era una cosa che non si conosceva,
però, signori, siamo seri: con tutto il rispetto, Gladio è veramente un fatto
sconvolgente in una realtà come quella italiana e con le alleanze di cui
l'Italia fa parte?

PRESIDENTE. Un uomo politico italiano sostiene che i guai giudi-
ziari che ha avuto nel 1992 dipendevano probabilmente dal fatto che
non gli veniva perdonato di aver parlato di Gladio.

SIGNORILE. Questo perché probabilmente ognuno tende poi a dare
risalto alle cose che dice e fa, però consentitemi, come persona che tutto
sommato ha vissuto in maniera non marginale la vita politica di trent’anni
se dovessi dire che tutte le vicende dell'Occidente o dei cosiddetti filoa-
mericani in Italia erano legate al lavoro di Gladio direi una cosa della
quale mi vergognerei un attimo dopo.

PRESIDENTE. Su questo non c'è dubbio.

SIGNORILE. Ci sono fatti ben più pesanti; quindi, parliamo di altre
cose ben più pesanti e importanti che sono accadute e che magari acca-
dono ancora oggi
. Comunque, si tratta di altre questioni.

Ho voluto richiamare questo fatto, perché a tutti quanti, anche al vo-
stro dibattito - se me lo consentite - sembra sia secondario il fatto che il