CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  20/06/95


 

SENATO DELLA REPUBBLICA        CAMERA DEI DEPUTATI

 

XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

27ª SEDUTA

MARTEDÌ  20 GIUGNO 1995

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizia alle ore 18,15.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

 

Invito l'onorevole Mattarella a dare lettura del processo verbale
della seduta del 1
4 giugno 1995.

MATTARELLA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
del
14 giugno 1995.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si
intende approvato
.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che il dottor Corrado Guerzoni ha resti-
tuito, debitamente sottoscritto ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento
interno
, il resoconto stenografico della sua audizione del 6 giugno 1995,
apportandovì correzioni di carattere meramente formale.

INCHIESTA SULLE VICENDE CONNESSE ALLA OPERAZIONE GLADIO: AUDI-
ZIONE DEL DOTTOR SERGIO DINI E DEL DOTTOR BENEDETTO ROBERTI
(1)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'inchiesta sulle
vicende connesse alla «operazione Gladio», con l'audizione del dotto
r
Sergio Dini e del dottor Benedetto Roberti, che ringrazio per essere oggi
qui intervenuti
.

Mi sembra opportuno rammentare che nella decima legislatura la
Commissione ha svolto una approfondita inchiesta sulla struttura Gla
-

(1) Per l'autorizzazione alla pubblicazione di passaggi svoltisi originariamente
i
n seduta segreta, si veda il prospetto riportato alla pagina XXV degli indici.

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dio che ha portato alla trasmissione alle Presidenze di Camera e Senato
di una prerelazione (9 luglio 1991) e di una relazione
(22 aprile 1992).
La Commissione ha già operato una ricostruzione della struttura Gladio
dalle sue origini, che ha situato intorno al 1951, al suo smantellamento
avvenuto nel 1990
. La storia di Gladio è stata addirittura periodizzata e
sulla base di tale periodicizzazione la Commissione ha espresso un giudi
-
zio di illegittimità costituzionale progressiva. A ben vedere, peraltro, la
progressività di tale illegittimità non è costante perché, almeno secondo
una mia lettura delle conclusioni cui la Commissione è giunta, l
'illegitti-
mità si sarebbe attenuata sia pure senza scomparire, nei periodi in cui
Gladio è apparsa più intensamente attratta nell'ambito Nato. È evidente
peraltro che tale valutazione di illegittimità o di irregolarità istituzionale
lascia aperti una serie di problemi ulteriori che attengono all'individua
-
zìone delle attività che in concreto possano ritenersi riferibili a tale
struttura
. In altri termini non basta domandarsi che cosa secondo il suo
modello formale di organizzazione
, Gladio è stata, ma dobbiamo anche
chiederci che cosa Gladio ha fatto. Ovviamente i due profili si possono
intrec
ciare perché un giudizio che noi possiamo dare, anche di tipo for-
male, o sulla base di un principio di effettività, è valutare non solo il
modello formale della Gladio
, ma anche il suo concreto modulo
operativo
.

Ciò diviene particolarmente importante nel programma di lavoro
che la Commissione si è dato in questa legislatura
, che tende a superare
il modello delle inchieste separate che abbiamo seguito fino adesso
, per
cogliere nell'ambito di un'inchiesta unitaria le interazioni e gli intrecc
i
sussistenti tra i vari temi. In questa prospettiva la Commissione si do-
manda se la Gladio abbia potuto avere un qualche ruolo in molti tragici
eventi che costituiscono oggetto di inchiesta
, e più in generale se la Gla-
dio abbia potuto avere un ruolo nella cosiddetta strategia della ten-
sione
.

Allo stato a me personalmente non sembra che a questi quesiti
possa darsi risposta ancora in termini di certezza. Ovviamente non esi-
ste una alternativa secca tra coinvolgimento e non coinvolgimento
perché anche nell
'affermativa, cioè nell'ipotesi del coinvolgimento della
Gladio nella strategia della tensione
, potrebbero darsi due ipotesi di-
stinte e cioè quella di un coinvolgimento totale, che allo stato sembre-
rebbe improbabile, o quella di un coinvolgimento parziale; parziale nel
senso che solo una parte della struttura sarebbe stata coinvolta
. Ma an-
che con riferimento a tale seconda ipotesi possono in astratto formu-
larsi due subipotesi
: o che la struttura nella sua complessiva segretezza
si articolas
se su più livelli uno sottostante all'altro e che solo i livelli sot-
tostanti sono stati interessati dal coinvolgimento, mentre il livello più
elevato sarebbe stato creato e serviva a dare ulteriore copertura nella se-
gretezza complessiva dell'organizzazione ai livelli più occulti
. Potrebbe
pero darsi che il coinvolgi mento parziale sia avvenuto soltanto perchè
singoli uomini o singoli spezzoni della Gladio siano stati coinvolti nella
strategia della tensione
.

Ho detto tutto questo per poter dare un indirizzo sia agli audiendi,
sia ai membri della Commissione per evitare di rimasticare - diciamo
così
- cose che possiamo ritenere già assodate.

 

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Nello scorso autunno i dottori Dini e Roberti, sostituti presso la
Procura militare
della Repubblica presso il tribunale militare di Padova,
hanno fatto pervenire alla Commissione un documento che non è un
atto processuale, ma una
informazione, che i magistrati hanno ritenuto
opportuno fare al Parlamento, dei risultati di indagine compiuti sulla
struttura Gladio, e che non hanno potuto completare perché l'indagine
stessa è stata in seguito ritenuta di competenza della Procura militare
presso il tribunale militare di Roma.

Da quelle che sono le mie conoscenze questa indagine per un certo
periodo sarebbe confluita nell'inchiesta su
Gladio che invece è in corso
da parte della Procura presso il Tribunale di Roma.

Quindi all'Ufficio di Presidenza è parsa opportuna l'audizione dei
dottori Dini e Roberti, i quali hanno accettato l'invito e di questo li rin-
graziamo
. Come sempre, io porrò delle domande che avevo preparato in
una forma più estesa; posso rivolgerle ora in forma più sintetica proprio
perchè ho fatto questa sorta di preambolo.

Siamo in seduta pubblica e delle domande che io rivolgerò non
penso che ci sia la necessità di dare risposte in seduta segreta, però que-
sta è una valutazione che lascio a voi
. Nel momento in cui riteneste di
dire qualche cosa che
è opportuno e prudente dire in seduta segreta.
passeremo alla seduta segreta.

Nella parte iniziale del documento di cui parlavo, voi indicate tutti
gli indizi che riguardano un possibile rapporto tra l'organizzazione Gla-
dio e il colonnello Renzo Rocca, a suo tempo capo dell'Ufficio Rei del
Sifar
. Voi elencate tutti gli indizi che vi portano a concludere che Rocca
era personaggio sicuramente legato all'organizzazione
Stay behind, nella
quale con ogni probabilità era lui stesso
incardinato. Possiamo quindi
ritenere per voi fondata, alla stregua di tale acqu
isizione, l'ipotesi che la
struttura Gladio fu coinvolta anche nel progetto golpista del generale De

Lorenzo e che dunque questa organizzazione ebbe fin dall'inizio compiti
che esorbitavano o non avevano nulla a che vedere con quelli di isti-
tuto? Cioè che nella concreta prassi operativa ci possa essere stata non
una deviazione, ma che i compiti istituzionali fossero diversi sostanzial-
mente da quelli che
potevano apparire?

DINI. È quanto meno una strana coincidenza il fatto che l'altra
Commissione di inchiesta sui fatti
del 1964 aveva concluso nel senso
che il colonello
Rocca aveva posto in essere un'attività di arruolamento
di soggetti che avrebbero dovuto in qualche modo essere utilizzati come
fiancheggiatori nell'ambito dell'eventuale Piano Solo, e in particolare, in
altri periodi, avrebbero dovuto porre in essere attività di provocazione
ed anche di terrorismo tali da scatenare una tensione nel paese che po-
tesse appunto facilitare questo tipo di interventi militari.

Ciò trova un qualche addentellato con il fatto che questo tipo di ar-
ruolamento di personale militare in congedo
, questo tipo di attività ri-
sulta poi essere stata propria anche dell'organizzazione Gladio.

Allora il fatto che il colonnello Rocca avesse posto in essere attività
che poi ritroviamo identiche negli arruolamenti di Gladio, che sapesse
per certo dell'esistenza della organizzazione, che avesse visitato le basi
dell'organizzazione, che fosse intervenuto come uno dei personaggi di
spicco in certe cerimonie e in certe situazioni particolari presso la base

 

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della Sardegna, che risultasse in qualche modo incardinato in questa
struttura, tanto che alla pari di altri soggetti reclutati nella
organizza-
zione
Stay behind egli stesso godeva della copertura assicurativa, ci fa ri-
tenere che in qualche modo ci fosse una sorta di sostanziale coincidenza
tra quelli che potevano essere gli obiettivi e l'attività de
l colonnello
Rocca posti
in essere in vista dell'eventuale Piano Solo del 64 e le atti.
vità che lo stesso sicuramente ha posto in essere riguardo all'organizza-
zione
Stay behind.

Tra l'altro risulta che l'ipotizzato piano di trasporto degli enucleandi
vedeva come base finale appunto quella della Sardegna, che invece in
teoria all
'epoca doveva essere utilizzata solo ed esclusivamente per le fi-
nalità dell'organizzazione Gladio. Quindi, anche questo è un ulteriore
elemento per farci ritenere che effettivamente ci fosse una coincidenza
di intenti
, quanto meno potenziale, tra l'organizzazione Stay behind e
quella - se non è la stessa - di cui era manovratore il colonnello
Rocca.

PRESIDENTE. Non può essere che l'esistenza dell'organizzazione
Gladio fosse conosciuta al di là dei suoi confini e che quindi si potesse
pensare di util
izzarla ad altri fini?

DINI. Signor Presidente, si trattava di un'organizzazione che doveva
essere di assoluta segretezza. Se era conosciuta
, lo era solo da soggetti
particolari. Il fatto poi che tale organizzazione, ..

PRESIDENTE. Cioè che la ritenessero disponibile ...

DINI. Evidentemente si riteneva che la stessa fosse in un certo
senso disponibile e quindi si aveva una coincidenza di intenti. Non ci si
rivolge per chiedere supporto a soggetti, organismi o organizzazioni
quando si sa che non sarebbero disponibili ad attuare un determinato
progetto o addirittura che sono di idee totalmente contrapposte
.

PRESIDENTE. Agli atti di questa Commissione, tra il materiale a
suo tempo sequestrato negli archivi della VII divisione S
ismi, figurano
scambi di corrispondenza e documenti dai quali emerge che oltre al ser-
vizio segreto militare, anche lo Stato maggiore dell'esercito e il Co-
mando della III armata condussero a suo tempo studi relativi al possi-
bile approntamento di reti Stay behind. Dalla documentazione in nostro
possesso non è chiaro però se questi progetti siano poi stati realizzati e
quindi se vi sia stata in Italia una
duplicità di reti antinvasione. Voi
avete raccolto ulteriore documentazione su questo specifico punto? Rite-
nete ipotizzabile che possa essere esistita o possa esistere tuttora una se-
conda rete antinvasione?

DINI. Nei documenti che abbiamo raccolto all'epoca non risultano
tracce di altre organizzazioni. C'erano state delle pianificazioni in que-
sto senso
, ma non risulta che siano state realizzate. Anche da quella
sorta di specchietto sinottico, che metteva a raffronto la pianificazione
Gladio e le analoghe pianificazioni dello Stato maggiore dell'esercito, si
capisce che in realtà non c
'era in atto sul terreno nessuna predisposi-

 

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zione concreta da parte dell'esercito e delle Forze armate. Ci sono dei
reparti speciali
delle Forze armate che possono avere compiti analoghi
antinvasione
o di resistenza nelle retrovie di un potenziale esercito inva-
sore, Si tratta di reparti speciali delle Forze armate, sia presso la Marina
sia presso l
'esercito, che hanno questi compiti antinvasione e probabil-
mente c'erano anche all'epoca e si trattava di reparti molto specializzati
ma privi di agganci
di qualunque genere con Gladio, finché è esistita;
soltanto negli ultimi anni hanno fatto qualche esercitazione in comune.
Risulta infatti che il battaglione Col Moschin ha
effettuato alcune eserci-
tazioni con il personale dell'organizzazìone Gladio negli ultimissimi
anni
.

PRESIDENTE. Ormai sono molto diffusi i dubbi, direi anche ragio-
nevoli, sulla veridicità dell'elenco, che - come è noto - è stato reso pub-
blico, dei 622
nominativi di persone appartenenti al livello operativo
della struttura Gladio. Questi dubbi sulla veridicità sono in due sensi
:
che vi potevano essere altri gladiatori i cui nomi non sono stati resi
noti
; che in quell'elenco potrebbero essere stati inseriti nomi all'insaputa
del soggetto. Nel vostro documento, di cui si è parlato prima, voi avete
sottolineato
, per esempio, il fatto che si trovassero iscritti come gladia-
tori in attività di servizio persone decedute da diversi anni
. Allora, a vo-
stro avviso, quali possono essere le motivazioni che hanno spinto i ver-
tici del servizio a fornire questo elenco incompleto o addirittura comple-
tato per eccesso (direi non veritiero per eccesso e per difetto)?

ROBERTI. In sostanza noi riteniamo che l'organizzazione Gladio
era stata concepita e strutturata come una organizzazione
a più livelli,
con maggiore segretezza man mano che si raggiungeva il nocciolo
chiave che corrispondeva, a partire dagli anni ’80, alla cosiddetta orga-
nizzazione rossa
, così come è chiamata nel documento che è stato rinve-
nuto nella cassaforte del direttore della VII divisione al momento della
perquisizione
(quindi, guarda caso, non in uno dei tanti armadi di altri
uffici). L
'organizzazione rossa corrispondeva, dall'inizio degli anni ‘80
fino allo scioglimento, alla vera e propria scuola di addestramento, che
era la VII divisione di via di Val Cannuta a Forte Boccea; in sostanza
era un'organizzazione preposta a tutte quelle azioni «sporche»
dei Ser-
vizi, azioni che hanno comportato l'attivazione di questo nocciolo anche
al di là dei compiti istituzionali. La paternità di questo documento è
stata attribuita al capitano di corvetta o di vascello Mura
. Da questo do-
cumento si capisce chiaramente qual era anche la funzione dei cosid-
detti 622,
cioè dell'organizzazione esterna: si evince che quella era l'or-
ganizzazione da dare in pasto all'opinione pubblica qualora l'organizza-
zione fosse stata scoperta
. E ciò effettivamente è avvenuto ad opera del
Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca che in Parlamento
, ri-
spondendo ad alcune interrogazioni parlamentari
, indicò l'elenco dei
622 come l
'elenco dei componenti reali della struttura al momento dello
scioglimento
, cioè il livello presentabile non compromesso in attività o
formazioni politicamente orientate su posizioni estremiste, quello in
pratica che si poteva dare in pasto all
'opinione pubblica, senza ledere
l
'organizzazione vera e propria. Quindi l'elenco che è stato consegnato
all'opinione pubblica
, tramite le Camere, è un elenco fittizio, fasullo, un

 

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elenco di brave persone (e non voglio assolutamente ironizzare) che si
sono prestate ad operare in questa organizzazione perchè ne condivide-
vano (del resto sono anche condivisibili) le finalità, quelle finalità istitu-
zionali che il Governo espresse, (antinvasione, dei due blocchi) quindi
attività di infiltrazione ed esfiltrazione in corso di invasione del territo
-
rio nazionale ad opera delle potenze del patto di Varsavia. Si trattava di
un
'attività istituzionale perfettamente condivisibile in quella situazione
storica in cui il nostro paese era nella Nato
.

PRESIDENTE. Nella prospettiva della Commissione, il fatto che
l'attività fosse una attività istituzionale pienamente condivisibile non
esclude la fondatezza di quel giudizio sulla legittimità costituzionale,
che atterrebbe al modo comunque con cui era stata costituita questa
rete che doveva adempiere a compiti istituzionali
.

ROBERTI. I 622 erano elementi che all'apparenza non potevano far
sorgere dubbi sia per la loro moralità sia per le loro attività e finalità. In
realtà l
'organizzazione, come è stato appurato. si avvaleva dell'opera an-
che di elementi ad altri livelli
. È soprattutto molto interessante far no-
tare che alcuni manualetti recanti i resoconti di esercitazioni realmente
svolte dall
'organizzazione Gladio rendono chiaro che tale organizza-
zione, avente certe finalità istituzionali, in realtà perseguiva anche altre
finalità di controllo interno del paese, come chiaramente detto in vari
documenti
- basta leggerli - affinché certe forze di sinistra non raggiun-
gessero il potere, neanche in via legale,
cioè tramite libere elezioni. Vi
sono alcuni documenti, come quelli relativi alle esercitazioni “Anita” nel
1979
, in cui si parla di scopi di carattere interno per l'organizzazione; soprattutto è molto interessante un documento del 1966, quando ancora
l
'organizzazione era inserita nel Reparto R del Sifar, relativo alla cosid-
detta esercitazione Delfino, che ha visto all'opera tutte le reti che vanno
da Monfalcone a Trieste città.

PRESIDENTE, Vorrei affrontare l'argomento dell'esercitazione Del-
fino nell
'ambito di una domanda successiva. Nella X legislatura la Com-
missione ha ricostruito nella sua relazione lo schema operativo della
Gladio nel modo seguente
: 622 gladiatori ufficiali positivi e 1 600 ele-
menti avvicinati o segnalati ma poi non arruolati, quindi negativi
: peral-
tro appare strano il fatto che, una volta che si giungeva alla decisione di
non arruolarli,
venivano comunque mantenuti i fascicoli, il che può in-
generare il sospetto che qualche elemento negativo in realtà fosse un po-
sitivo che era stato tolto dall'elenco
. Poi vi erano elementi tecnici chia-
mati a svolgere attività di supporto e a fungere da cuscinetto tra i gla-
datori veri e
propri e coloro che, soprattutto in sede di addestramento,
entravano in contatto con loro.
Infine vi erano i controllori, circa 280
elementi molto qualificati e con gradi abbastanza alti. Vi risulta che
questo schema operativo possa essere valido?

ROBERTI. Sì, in pratica la scuola di addestramento che aveva sede
presso la VII Divisione era composta da questi
270 elementi circa.

PRESIDENTE. I nomi di questi elementi sono conosciuti? -

 

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ROBERTI. Sì, perché le indagini sono andate avanti; anche noi abbiamo chiamato alcuni elementi del cosiddetto Gruppo «K», che era il
nocciolo più coperto, e li abbiamo identificati
. Li abbiamo scoperti an-
che abbastanza facilmente perché, man mano che si presentavano i 622
e si chiedevano loro i nominativi anche in codice dei soggetti che li ave-
vano addestrati a Capo Marrargiu, andando a verificare presso i Servizi
si riusciva a identificare queste persone. Inoltre all'epoca vennero effet-
tuate perquisizioni presso alcuni centri
, come ad esempio quello di Bre-
scia
. Queste perquisizioni sono state effettuate pochi mesi dopo lo scio-
glimento di Gladio da parte dell'allora presidente del Consiglio Andreotti
e nell'edificio
è stato possibile ritrovare elementi documentari e riferi-
menti nominativi. In effetti gli elementi portanti dell'organizzazione, al-
meno nel corso degli anni Ottanta, erano proprio quelli tecnici
. I 622
non erano altro che delle povere persone buttate in pasto all
'opinione
pubbl
ica nella speranza che non si andasse a scoprire i veri meccanismi
dell'organizzazione. In effetti poi non sono 622; nella relazione abbiamo
cercato di far capire, a mo' di esempio, come siano state trovate delle
persone che hanno confessato e di cui abbiamo rinvenuto i fascicoli per-
sonali presso la VII Divisione e
che però non erano compresi nell'elenco
dei 622 dove peraltro vi erano nominativi di soggetti defunti
.

PRESIDENTE. In quella lista vi erano anche nominativi di persone
che hanno asserito di essere state avvicinate ma di non aver fatto parte
dell
'organizzazione.

DINI. Tra i cosiddetti negativi ve ne sono alcuni che speravano di
non essere mai sentiti dai magistrati, ed altri che sembrava fossero posi
-
tivi. Guarda caso, questi ultimi sono proprio coloro i  quali hanno detto
di
p quando li abbiamo sentiti. Vi è un certo Andreuzzi, segnato come
negat
ivo, che al magistrato ha detto di aver svolto esercitazioni e che fin
dall'in
izio gli erano state indicate finalità di controllo dei comunisti, fi-
nalità di carattere interno. Si può quindi pensare che tra i negativi vi
fossero anche dei soggetti che erano invece tra i più accesi nel perse-
guire attività di carattere interno e dei quali
, proprio per questo, si vole-
vano evitare evidentemente contatti con l'autorità giudiziaria indicandoli
tra i negativi.

PRESIDENTE. In una precedente audizione con il dottor Casson è
emerso che nell'elenco più o meno completo dei negativi vi erano nomi-
nativi come G
ìanfranco Bertoli e quelli di altri noti estremisti di destra
come Enzo Dantini, Gianni Nardi, Gianni Colombo nonché quello del
perito Marco Morin condannato per aver falsificato alcune perizie
, oltre
a quello di Mario Bortolan che potrebbe identificarsi nell
'estremista dì
destra Manlio Bortolan. Tutti questi fascicoli sono caratterizzati da in
-
completezze e tutti i nominati risultano tra i negativi, cioè persone con-
tattate ma poi non arruolate.
Il dottor Casson disse che molti di questi
soggetti potevano far parte dell'elenco dei gladiatori effettivi
, in pratica
la stessa cosa che ora avete detto voi
. Pensate che questa parte della
Gladio, quella non comparsa nell'elenco dei 622, abbia potuto avere un
ruolo nella strategia della tensione, dato il carattere dei soggetti di cui

ho elencato i nomi?

 

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ROBERTI. È un problema che non abbiamo potuto approfondire
perché la nostra indagine si è conclusa quando siamo stati spogliati
dell'inchiesta. È interessante notare che nell'ambito della pianificazione
e quindi nello schema delle esercitazioni cui erano deputati gli apparte
-
nenti all'organizzazione, si seguirono gli schemi della manualistica Cia
relativa alla strategia della tensione. Questo è interessante dal punto di
vista dogmatico e teorico.

PRESIDENTE. Ciò potrebbe spiegare la distruzione di tutto quel
materiale cartaceo
, che poi era il compitino che dovevano svolgere.

ROBERTI. Con la distruzione di quella documentazione cartacea è
andato perso qualcosa di storico, trattandosi di documenti dei vari gla-
diator
i, cioè dei riassunti finali del periodo di addestramento che veni-
vano conservati in archivio
. È anche vero però che, sentendo queste per-
sone
, si può ugualmente capire quale fosse il contenuto di quei docu-
menti
. In quel di Capo Marrargiu venivano addestrati alla strategia della
tensione
. Il mio collega potrebbe fare degli esempi su diversi soggetti
che hanno dettagliatamente riassunto la tipologia delle esercitazioni cu
i
venivano sottoposti; non solo lezioni teoriche ma anche pratiche, ad
esempio addestramenti su come far saltare i binari dei treni o come col-
pire certe forze politiche.

DINI. In realtà, vi è un aspetto, che è abbastanza rilevante e che
deve essere ben evidenziato
. Posto che a nostro avviso, l'organizzazione
Gladio era su più livelli dei quali quello palese doveva essere, in caso d
i
necessità, dato in pasto all'opinione pubblica, ai magistrati e alle forze
politiche e che questa è la struttura de
i 622 nominativi positivi ufficia-
lizzata nel 1990, vi sono sicuramente alcuni nomi di gladiatori reclutati
e non appalesati (come abbiamo anche indicato nella nostra relazione)
che erano probabilmente coloro che dovevano svolgere le attività più de-
licate fra cui quelle che possono essere ricondotte, in qualche modo
, alla
strategia della tensione
.

Oltre a questi «civili reclutati», «estranei» alle Forze armate e ai
Servizi segreti che sicuramente sono esistiti e i cui nominativi sono stati
cancellati (qualcuno forse è scappato, come, ad esempio
, Gianni Nardi e
Colombo), vi erano sicuramente degli appartenenti alle Forze armate in
-
cardinati, con rapporto organico, con il Servizio che erano non solo i
tecnici ai quali ha fatto prima riferimento il Presidente, ma anche co
-
loro che, insieme a questi gladiatori specializzati e scelti, dovevano e po-
tevano svolgere attività cruente. Abbiamo inoltre individuato alcuni do
-
cumenti e degli elaborati di specchietti di esercitazioni da cui risulta
che, in particolare negli anni 1972-1973, vi fu una notevole insistenza da
parte del generale Maletti (all'epoca direttore, capo dell'ufficio D del
Sid) affinché la base di Capo Marrargiu fosse posta a disposizione del
personale dell'ufficio D per lo svolgimento di esercitazioni molto parti-
colari
. Sono stati effettuati, nell'arco di un anno, fra il febbraio 1972 ed
il maggio 1973, quattro corsi
; tre, su tecniche ...

PRESIDENTE. In che periodo ha detto?

 

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DINI. 1972-1973. Ciò ha un certo rilievo anche alla luce dei risultati
delle indagini svolte dal collega Salvini e delle recenti dichiarazioni del
generale Inzerilli.

Sono stati reperiti alcuni documenti originali e lettere che dimo-
strano che, a cavallo tra il 1972 e il 1973, il generale Maletti richiedeva,
con notevole insistenza, al capo dell'ufficio R di porre a disposizione la
base di Campo Marrargiu per il personale dell'ufficio D per fare delle
esercitazioni molto particolari
. Furono effettuati tre corsi di tecniche
esplosiv
istiche e un corso di guerriglia, ciascuno per dieci uomini,
quindi complessivamente per una quarantina di persone.

I programmi dei corsi sono molto particolari e possono essere an-
che inquietanti. Il primo corso, ad esempio, che ha avuto luogo nel 1972
(ed ho qui qualche appunto al riguardo) riguardava sostanzi
almente le
nozioni teoriche su esplosivi incendiari, con particolare riguardo a
quelli impiegat
i in atti di sabotaggio, la costituzione e il funzionamento
dei mezzi di sabotaggio, le bottiglie incendiarie (che, tra l'altro, essendo
uno strumento tipico, come risulta verificato anche teoricamente
, dalle
s
inistre, non si capisce perchè dovessero essere oggetto di un corso di
addestramento), il calcolo, il confezionamento e l'impiego di cariche sul
materiale ferroviario.

PRESIDENTE. Si tratta di esercitazioni organizzate per uomini del
Sid che non erano uomini della Gladio e quindi non hanno una
giustificazione
.

DINI. L'ufficio D era l'ufficio difesa, quindi preposto allo svolgi-
mento delle attività interne, mentre l
'ufficio R era un ufficio di ricerca,
cioè di spionaggio. L'ufficio D era preposto istituzionalmente alle atti-
vità di
carattere interno, cioè in teoria al controspionaggio. Come dì-
cevo
, il primo corso riguardava il confezionamento e l'impiego di cari-
che su materiale ferroviario, le tecniche di trappolamento
, le esercita-
zion
i pratiche di confezionamento delle cariche esplosive e il confezio-
namento di ordigni e trappole.

Il secondo corso, che è stato effettuato nel febbraio 1973, prevedeva,
più o meno, le stesse attività, con in più alcune esercitazioni pratiche su
materiali e carrozze ferroviarie
. Dopo questo corso, vi è stata un'ulte-
riore insistenza da parte del generale Maletti che, per iscritto, afferma:
«Oltre a quello che abbiamo già fatto, vorremmo che il nostro personale
facesse anche altre cose
: in particolare l'approntamento di sostanze
esplos
ive incendiare, confezionate secondo i sistemi applicati dai di-
versi movimenti eversivi». Bastò questa richiesta: vi furono dei corsi
successivi e furono posti in essere gli addestramenti particolari solleci
-
tati dal generale Maletti,

Il generale Maletti inoltre chiede che vengano effettuati anche dei
corsi riguardanti lo studio e l'applicazione delle tecniche di impiego de-
gli operatori
nei movimenti eversivi, le esercitazioni riguardanti l'im-
piego di trappole esplosive a scopo intimidatorio e terroristico e l'adde-
stramento a specifiche azioni con esplosivi incendiari su obiettivi della
guerrigl
ia urbana. Effettivamente, dopo questo ulteriore sollecito da
pane del generale Maletti
, è stato effettuato un terzo corso che ha rece-
pito tutte queste attività (trappole di circostanza a scopo intimidatorio e

 

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terroristico, attentati con esplosivi incendiari su obiettivi della guerriglia
urbana). Vi è infine l'ultimo corso di guerriglia che verte, sia dal punto
di vista teorico che pratico. sulle forme di guerriglia urbana, la tecnica
dell'imboscata
. gli obiettivi e i compiti della guerriglia negli abitati ed in
azioni d
i campagna. Si tratta di attività particolari per l'ufficio difesa.

PRESIDENTE. Secondo lei, ciò può far presumere un'attività di in-
f
iltrazione successiva ai gruppi eversivi o addirittura che vi possano es-
sere state azioni poste in essere affinché venissero attribuite a gruppi
eversivi. che poi però non sono addebitabile agli stessi?

DINI. In altri documenti che sono stati reperiti (tra cui quelli rela-
tivi all'esercitazione Delfino che riguardava l'Ufficio R, mentre in questo
caso si tratta dell
'ufficio D) risulta evidente l'esistenza di una linea co-
mune nella gestione del Servizio. Nella gestione dell'esercitazione Del-
fino invece si parla esplicitamente di effettuare attentati da far ricadere
sulla cosiddetta «insorgenza», con ciò intendendo il Partito comunista e
il Part
ito socialista. Nella esercitazione Delfino si afferma inoltre che le
atti
vità che dovevano porre in essere gli appartenenti all'organizzazione
Gladio, erano attività di provocazione, in modo particolare in scontri di
piazza
, in caso di manifestazioni sindacali e nel corso di proteste ope-
raie volte ad avanzare delle rivendicazioni salariali.

PRESIDENTE. Voi ritenete, pertanto, che sia formulabile più que-
sta
ipotesi che quella della infiltrazione?

DINI. È ipotizzabile anche l'infiltrazione; infatti, tra le altre indica-
zioni contenute nell'esercitazione Delfino, vi è anche il mandato ad al-
cuni gladiatori di far degenerare gli scontri e di trasformare le manife-
stazioni sindacali in scontri di piazza
. E ciò non è possibile altro che
con l'attività di infiltrazione.

PRESIDENTE. Io però mi riferivo alle infiltrazioni in gruppi ever-
sivi al fine di controllare e indirizzare le azioni.

DINI. Sicuramente questo tipo di pianificazione e di studi può aver
permesso anche questo genere di attività. Non si può escludere ciò.

PRESIDENTE. Comunque, anche se queste attività si sono verifi-
cate, i risultati sono stati pessimi.

DINI. Senz'altro i risultati furono pessimi. Vi è da aggiungere
inoltre che tra il personale che fu utilizzato per questi addestramenti
molto particolari, effettuati su impulso del generale Maletti, vi sono
i nomi di alcuni soggetti che, in qualche modo
, sono stati portati
alla ribalta da successive indagini su fatti eversivi, Mi riferisco al
Mannucci
Benincasa che è stato coinvolto in più di un'indagine. quanto
meno a livello di depistaggio
; al capitano D'Ovidio a sua volta inquisito,
anche se poi è sempre riuscito ad uscire indenne da vari episodi
di depistaggio e di provocazione; all'ufficiale Guglielmi che - sarà

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XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

un caso - ma era proprio quell’ufficiale invitato a colazione nelle
immediate vicinanze di via Fani alle ore 9,30 del 16 marzo 1978
.

ROBERTI. Vi è anche il tenente colonnello Romagnoli che qualche
anno fa comandava la legione militare centrale dell'esercito a Roma e
che ha fatto una brillante carriera
.

PRBSlDENTE. In ordine all'esercitazione Delfino, verrei innanzi
tutto vedere soddisfatta una mia curiosità
. Nei documenti che sono stati
rintracciati sull'esercitazione Delfino (che peraltro fanno presumere che
ne esistessero anche degli altri di cui però non ne è rimasta traccia) si
parla di una esercitazione sul terreno. Come poteva avvenire all'interno
di una realtà urbana una esercitazione di quel tipo? La simulazione sul
terreno a che cosa poteva portare?

ROBERTI, Se posso esprimere un parere, i documenti sequestrati
alla VII Divisione sono stati sequestrati malamente, perché hanno per-
messo innanzitutto all'autorità amministrativa ed al Servizio di fare
quello che volevano. Sono stati sequestrati alla fine di novembre del
1990 e il 27 luglio del 1990 il senatore Andreotti ebbe a comunicare
pubblicamente in Parlamento l'esistenza di Gladio
: quindi in due o tre
mesi si è potuto fare quello che si voleva. Abbiamo trovato un sacco d
i
atti soppressi, addirittura in documenti pubblici delle finestrelle, a mo'
di provocazione.

PRESIDENTE. Questo lo ha riferito anche il dottor Casson.

ROBERTI. Quindi il documento dell' «esercltaztone Delfino» è tra
quei documenti che non sono stati sequestrati dalla Procura di Roma
.
Vale a dire che stava in uno scantinato, in un armadio che non era stato
sigillato». Quindi probabilmente il Sismi nei due o tre mesi di tempo nei
quali ha avuto modo di r
icontrollare il tutto, non si è accorto della loro
importanza
. Questa esercitazione si è realmente fatta, non è stata
un'esercitazione in vitro, come l
'ha definita qualcuno, anche perchè si è
reper
ito il documento originale, le relazioni manoscritte degli autori, di
coloro che si erano esercitati, che sono stati identificati e alcuni dei
quali,
sentiti, hanno confermato la grafia, hanno confermato di aver
preso parte all'operazione. Cioè sono stati degli addestramenti svoltisi
nel terreno urbano di Trieste, con azioni tipiche di provocazione verso
forze della sinistra costituzionale
. Nelle esercitazioni si ipotizzava il lan-
cio di ordigni
, ad esempio, verso la sede del Partito comunista di via
della Madonnina di Trieste
, come si ipotizzava l'imbrattamento di mo-
numenti inneggianti all'occupazione italiana dopo il '15·'18.

PRESIDENTE. Quindi l'imbrattamento sarà stato fatto e invece che
una bomba avranno tirato un sasso contro la sede del Partito comuni-
sta.

ROBERTI. L'importante più che altro è riuscire a collegare questa
esercitazione con fatti che storicamente si sono verificati della stessa ti
-
pologia e negli stessi luoghi negli anni immediatamente successivi, a di-

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XII LEGISLATURA . DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

stanza anche di pochi mesi. Cioè, in pratica, dopo aver acquisito questo
documento, dopo averlo studiato, abbiamo delegato la Questura di Trie-
ste, la Digos a verificare negli archivi della Procura ordinaria e nel loro
archivio, nell'ambito dei fascicoli archiviati perché di ignoti autori, se
azioni del tipo di quella esercitazione si sono storicamente svolte
. Ab-
biamo estrapolato una serie di fatti che basterebbe leggere per farsi
un'idea
.

PRESIDENTE. Quello che non riesco a capire è perché bisognava
esercitarsi in certi tipi di azioni
. Se si trattava di imbrattare un monu-
mento, in cosa consisteva esercitarsi a questo?

DINI. Io svolgo servizio presso la Procura militare e quindi qualcosa
so di esercitazioni militari. Purtroppo ci sarebbe da domandarsi come
mai i militari svolgono certe esercitazioni, se poi tutto si rivela in un
nulla d
i fatto. In realtà la dottrina è che si deve pianificare sul terreno,
si mettono le cariche finte sotto un ponte, poi si tolgono e si va via.

ROBERTI. Ad esempio, ricordo un'operazione in cui si doveva si-
mulare di far saltare due treni in una galleria vicino Verona
. Gli attenta-
tori entravano nella galleria e mettevano dei panetti di pongo, simu
-
lando che fosse esplosivo; però dovevano verificare la galleria. verificare
gli orari dei treni, quanto meno per vedere se non si incappava in posti
di blocco o quali erano gli orari più opportuni per svolgere l
'opera-
zione.

DINI. Ne ha riferito un certo Varigoni, uno dei 622, il quale si è ap-
punto addestrato a mettere del pongo in una galleria vicino Verona per
simulare quanto la pianificazione dettava, cioè far saltare in coincidenza
due treni.

PRESIDENTE. Questo lo capisco, mi risulta più oscura l'esercita-
zione di imbrattare un monumento.

ROBERTI. L'interessante è comunque che quei fatti si sono real-
mente verificati ed hanno provocato anche notevoli problemi. Ad esem-
pio
, nell'«operazione Delfino» si parlava di inserirsi nei comitati di lotta
dei cantieri di Monfalcone,
che erano in agitazione e che poi sono stati
chiusi per problemi noti e si sono verificati dei moti di piazza con lan-
cio di sassi alla Prefettura, come nell
'«esercitazione Delfino» di tre mesi
prima
.

PRESIDENTE. Quindi voi ritenete che l' «esercitazione Delfino» ab-
bia poi tradotto sul piano della prassi operativa quelle richieste che, a
quanto pare, venivano in quel momento al nostro servizio segreto dalla
Cia,
di cominciare ad utilizzare la struttura Gladio per quelle opera-
zione che loro chiamavano di controinsorgenza.

ROBERTI. Ci sono numerosi documenti comunque provenienti dal
capo centro Cia, anche da Stone qui in Italia, in cui si cerca da parte
della C
ia di riportare la Gladio da organizzazione Stay behind anche a

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XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

compiti di carattere interno, quei compiti che comunque l'organizza-
zione ebbe sempre ad avere, oltre al compito ch
iamiamolo istituzio-
nale.

C'è un interessante manualetto della Cia a firma di Westmoreland,
un generale, che è negli archivi della Comm
issione sulla P2, che fu se-
questrato alla figlia di Gelli. In esso si parla
, ad esempio, di cosa devono
fare i servizi all'interno di un paese amico, i servizi USA ed anche gli in-
formatori italiani, gli ufficiali italiani
. In questo manualetto si dice che
il servizio USA deve innanzitutto assumere informatori tra ufficiali ita-
liani
. Si legge: «a questo fine i servizi dell'esercito USA dovrebbero cer-
care di penetrare l'insorgenza mediante agenti in missioni particolari e
speciali, con il compito di formare gruppi di azione tra gli elementi più
radi
cali dell'insorgenza. Quando il tipo di situazione prospettata
poc'anzi si verifica, tali gruppi
, i quali agiscono sotto il controllo dei ser-
vizi dell'esercito USA, dovrebbero essere usati per lanciare azioni vio-
lente o non violente, a seconda della natura delle circostanze»
. Penso
che questo possa sinteticamente far capire il tono di questo manua
-
letto.

PRESIDENTE. Con riferimento a questa possibilità che la Gladio
sia stata utilizzata con compiti diversi completamente da quelli per cu
i
era stata formalmente, sia pure segretamente, istituita, che valutazione
date del Centro Scorpione? Se la finalità era difendersi da un
'invasione
proveniente da Est,
perché fare un centro Gladio in Sicilia?

ROBERTI. Il Centro Scorpione è stato pianificato e attivato nel
1987, quando la VII Divisione era diretta dal colonnello Piacentini
. Il
P
iacentini stesso lo disse, poi lo dissero altri, che non era organico ai
servizi
, tant'è che durò un anno e mezzo e poi fu silurato.

Dalla documentazione acquisita presso la VII Divisione (purtroppo
sono
state acquisite poche cose perchè poche ce ne erano) si evince che
il centro Scorpione ha svolto esclusivamente attività di spionaggio
.
Quindi c'è anche da domandarsi come mai i soldi dello Stato siano stati
spesi per pochi rapporti informativi su gente del posto
. Abbiamo avuto
modo di sentire anche il direttore di quel centro, Vincenzo Li Causi,
morto poi in Somalia: lui stesso ci ha detto che era rimasto lì, due o tre
anni,
in attesa di direttive; in pratica aveva cercato di organizzare qual-
che rete senza successo (disse che non era riuscito a recuperare nulla:
questa è la versione ufficiale).

Per quanto riguarda gli altri centri, si è appurato che quello di Asti,
che venne costituito - mi sembra - nel 1985 o nel 1986, ha svolto esclu
-
sivamente attività di spionaggio interno. Non si vuole criticare e soste-
nere che non si doveva fare, ma forse era compito di un'altra divisione
del S
ismi, cioè della prima (ammesso che siano ancora così divise). Ep-
pure la VII Divisione, tramite il centro Cas di Asti, mediante l'ufficiale e
i subordinati,
faceva attività di spionaggio. Noi pensiamo che in realtà a
partire dagli anni '85 si sia creato all'interno del Servizio (ma c'era an-
che in passato) un gruppo di potere che tramite la VII divisione riusciva
a controllare anche le altre divisioni. In sostanza, il generale Inzerilli e
l'ammiraglio Martini (il generale Inzerilli era uscito dalla VII divisione
per andare a fare il Capo di Stato maggiore del Sismi come generale di

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XII LEGISLATURA   DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

brigata) hanno continuato a mantenere gli agganci e le relazioni con la
VII divisione, a creare un proprio servizio nel servizio. Forse ci do
-
vremmo domandare il perché. Comunque è un fatto positivamente ac-
certato che i centri Cas (Centri Addestramento Speciale) periferici, che
all'epoca dello scioglimento erano «Scorpione» a Trapani, «Ariete» a
Udine (attivo dal 1956 o dal 1959), il centro di Asti e quello di Brescia,
in realtà non facevano altro che svolgere attività informativa.

PRESIDENTE. Dopo questa probabile, anzi in parte certa, distru-
zione e compromissione della realtà documentale, voi ritenete che vi
siano ulteriori strade praticabili per chiarire fino in fondo quella parte
dell
'attività della struttura Gladio che esulava dai suoi compiti istituzio-
nali?

DINI. L'unica strada sarebbe quella di reperire o ottenere in qual-
che modo la documentazione di fonte statunitense. Penso che da no
i,
sul territorio nazionale, non sia ormai possibile reperire niente di docu-
mentale sull
'organizzazione Gladio. Se è possibile farlo è solo da fonte
statunitense o da altre fonti straniere per vedere quanto meno come
erano organizzate e quali erano le forme di intervento delle analoghe or-
ganizzazioni (mi riferisco in particolare a quella della Germania fede
-
rale).

PRESIDENTE. A vostro avviso vi sono responsabilità politiche oltre
a quelle dei vertici delle varie strutture? In sostanza, avete avuto l'im
-
pressione che ci fosse una copertura politica o un input politico?

DINI. Non credo che l'operatività di una struttura durata tanto
tempo sarebbe stata possibile al di fuori di dirett
ive politiche di qualche
genere
. Non credo alla deviazione in sé e per sé, cioè al corpo dello
Stato
che si distacca dai mandati ricevuti e che in qualche modo opera
in maniera autonoma. Ritengo che tutto ciò corrisponde
sse a delle pia-
nific
azioni e direttive di carattere politico.

PRESIDENTE. Però non avete elementi su cui fondare questo
giud
izio.

DINI. Dei documenti, in cui risulti che l'onorevole tal dei tali o il
ministro tal de
i tali sapesse o avesse dato mandato di fare questo o
quello
, chiaramente non sono stati trovati, non si trovano, non si trove-
ranno e probabilmente non sono mai esistiti
.

PRESIDENTE, Ci sarebbe bisogno di una qualche collaborazione.
La recente ordinanza del giudice Salvini ha posto in luce l'esistenza
di una rete eversiva denominata «Nucle
i di difesa dello Stato», con com-
plicità nell'esercito e nell'arma dei Carabinieri, che avrebbe operato in
Italia tra la metà degli anni
'60 e il 1973. Ritenete che questa rete possa
avere avuto a suo tempo punti di contatto e di convergenza con la strut
-
tura Gladio oppure che fosse una cosa completamente diversa?

DINI. Ritengo che la suddivisione temporale fatta dal dottor Salvini,
cioè l'operatività di questa struttura - Nuclei di difesa dello Stato - tra il

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XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

1967 e il 1972-1973 sia illuminante per alcuni aspetti emersi nell'inda-
gine su Gladio
. Prima mi sono riferito alla insistenza del generale Ma-
letti per creare a cavallo tra il 1972 e il 1973
...

PRESIDENTE. Ufficialmente gli appartenenti alla struttura lo riten-
gono come un elemento legittimante, forse perchè probabilmente nel di-
battito mediatico affiora che nè voi nè Casson ponete in dubbio che dei
622 gran parte erano brave persone.

DINI. Tra i 622 vi erano per lo più persone che erano state reclutate
con la motivazione di svolgere attività antinvasione. Tra questi 622 c
'è
qualcuno che ha ammesso di aver saputo che c'erano anche finalità di
carattere interno
. Anche tra i 1200 vi sono persone che hanno detto di
aver fatto parte di questa organizzazione e di essere a conoscenza delle
attività di carattere interno. Quindi
, ripeto: i 622 erano il coperchio le-
gittimo
, formato essenzialmente da persone in buona fede che ritene-
vano di operare solo in funzione antinvasione.

PRESIDENTE. Ho fatto quella constatazione per sottolineare che
utilizzare il documento Salvini per dire che Casson, Roberti e Din
i si
sono sbagliati non ha poi molto senso, perché in realtà voi non arrivate
ad individuare un livello dì illiceità.

DINI. Noi in realtà abbiamo sempre detto che la stessa organizza-
zione Gladio era articolata su più livelli. Quindi, non ci fermiamo alle
etichette
. Possiamo dire che la Gladio dei 622 era legittima, ma al di
sotto di questa organizzazione, di cui questo era solo lo specchietto,
c'era - da sempre probabilmente - un altro nucleo, più ristretto, sicura-
mente non legittimo e possiamo chiamarlo Gladio-2 o Gladio-3.

PRESIDENTE. Tra questo nucleo, la rete e i Nuclei di difesa dello
Stato ci possono essere state interazioni ed intrecci?

DINI. Penso che sicuramente vi siano stati dei contatti. Tra l'altro
dai dati processuali risulta che uno dei soggetti dei Nuclei di difesa
dello Stato che ha avuto un ruolo è il maggiore o tenente colonnello
Spiazzi
. Lo riconosce lui stesso: ormai si tratta di una cosa accertata e
analizzata molto bene dal dottor Salvini nella sua ordinanza-sentenza
.
Da dichiarazioni rese, anche al sottoscritto, dal Cavallaro Roberto ri-
sulta che lo Spiazzi fosse un soggetto legato al Canestrari. Il Cavallaro
ha riferito che nei primi anni '70 lo Spiazzi gli disse che la sua organiz
-
zazione si era incontrata più volte per fare esercitazioni con il gruppo di
Canestrari in una zona della Val Policella, vicino a Verona. Il Canestrari
figura negli elenchi di Gladio. Effettivamente risulta da molti documenti
dell
'organizzazione Gladio che ci furono delle esercitazioni in Val Poli-
cella, nella zona in cui - vedi caso - il Cavallaro dice che il gruppo di
Spiazzi e quello di Canestrari si sono incontrati
. Inoltre il Cavallaro rife-
risce che Spiazzi gli disse che pensava di rivolgersi al gruppo di Cane-
strari per organizzare qualcosa insieme, perchè tra l'altro quest'ultimo
era dotato di maggiori finanziamenti e mezzi rispetto al suo gruppo
.
Quindi è evidente che sotto l'egida, quanto meno, di questa Gladio uffi-

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ciale vi sono stati sicuramente dei contatti con queste realtà sottostanti,
che potevano essere i Nuclei di difesa dello Stato o il nocciolo duro di
Gladio costituito da elementi scelti e reclutati tra i civili ed elementi tec-
nici. Sicuramente questa pentola, il cui coperchio era la Gladio ufficiale,
è servita per permettere anche tutti questi contatti tra articolazioni di-
verse
. Tra l'altro proprio il fatto che nel 1972-1973 si sia addivenuti allo
scioglimento dei Nuclei di difesa dello Stato potrebbe spiegare l'insi-
stenza del generale Maletti nel ricostituire in qualche modo una artico
-
lazione del servizio all'interno dell'ufficio D che facesse le stesse cose.
Quindi si capisce perchè (forse in funzione e in vista dello scioglimento
dei Nuclei di difesa dello Stato, che è avvenuto tra il 1972 e il 1973) il
generale Maletti affermasse che era necessario che tutto cambiasse (af-
finchè tutto rimanesse come prima), che era opportuno ricostituire
all'interno dell'ufficio D una struttura e addestrare delle persone che fos
-
sero in grado di fare quello che i Nuclei di difesa dello Stato non avreb-
bero potuto più fare (perché il personale sarebbe stato disperso e utiliz-
zato in altra maniera)
. Sicuramente ci sono stati dei contatti (anche alla
luce di questa particolare vicenda Spiazzi-Canestrari) tra l'organizza-
z
ione Gladio e altre organizzazioni, quali Nuclei di difesa dello Stato.

PRESIDENTE. Sui Servizi, in particolare sull'opera del Sismi, avete
già espresso un giudizio. Volevo sapere se da parte del Ministero dell'in-
terno e dell'Arma dei carabinieri avete avuto collaborazione; in partico-
lare nelle testimonianze avete riscontrato un atteggiamento di reticenza
oppure no? Potete fare valutazioni differenziate?

Vi sono state fasi diverse in cui il rapporto collaborativo è miglio-
rato?

ROBERTI. Le indagini le abbiamo condotte esclusivamente con le
nostre forze
. Non abbiamo delegato nessuno.

DINI. Per la verità vi sono state delle difficoltà, tanto che il primo
sequestro di documenti delegato alla Digos dì Roma non era stato ese
-
guito ed abbiamo dovuto minacciare di passare all'azione penale. Dice-
vano che la procura di Roma aveva già effettuato quel sequestro
, che
non sapevano se farlo o no. Abbiamo impiegato cinque giorni prima di
farlo eseguire. Per il resto abbiamo agito in prima persona.

PRESIDENTE. In che periodo avveniva tutto ciò?

ROBERTI. Tra il dicembre del 1990 e l'inizio del 1991.

PRESIDENTE. Forse cinque giorni non costituivano un lungo pe-
riodo, visto quello che era avvenuto.

DINI. Certo non era un sequestro da poco, ma non è che non aves-
sero tempo
. Peraltro era un sequestro particolare, che presentava una
certa urgenza e queste persone invece rispondevano che l'aveva già fatto
la procura di Roma, che non potevano o che non volevano
.

ROBERTI. Vi sono state invece denunce del Sismi nei nostri con-
fronti. Vi è una notevole documentazione acquisita in sede disciplinare -

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perché ho subito molte denunce per perquisizioni legittimamente svolte
e di cui è stata riconosciuta la legittimità
. Sono state effettuate denunce
dal Segretario generale del Cesis dell'epoca che aveva ricevuto l’input dal
Presidente del Consiglio dei ministri tramite il ministro della difesa
Rognoni
.

PRESIDENTE. Chi era il Segretario generale del Cesis?

ROBERTI. Era Fulci, che ha presentato denuncia per un accesso a
Forte Braschi avvenuto senza preventiva autorizzazione
.

PRESIDENTE. È questa un'ìpotesi di intimidazione che vi è sem-
brato di aver sub
ito?

DINI. Non è che ci sembra di aver subito; penso che non vi possano
ess
ere dubbi al riguardo.

ROBERTI. Il giudice Casson in un suo libro ha detto che il sotto-
s
critto è stato pedinato dai Servizi.

PRESIDENTE. Vi sono stati tentativi di allettamento?

ROBERTI. Tentativi di allettamento ...

PRESIDENTE. Se volete passiamo in seduta segreta.

DINI. No, sostanzialmente nessun tentativo di allettamento.

ROBERTI. Invernizzi e Cavataio a Forte Braschi ci hanno più che
altro fatto vedere come avvenivano le perquisizioni da parte della pro-
cura di Roma
. In sintesi preferivano andare a pranzo anziché studiarsi
le prati
che. Invece di effettuare un'azione autonoma ed indipendente,
sono andati a Capo Marrargiu con un aereo del Sismi e accompagnati
dallo staff
di quel Servizio.

PRESIDENTE. Nella documentazione a suo tempo sequestrata dagli
archi
vi della VII Divisione vi sono labilissimi accenni all'esistenza in
passato di altre possibili organizzazioni occulte denominate Fratelli
d'Italia
, Duca, Giglio 1 e Giglio 2. Questa Commissione ha avanzato ri-
chiesta di informazione alla Presidenza del Consiglio e al Ministero
dell'interno ma fino ad ora non abbiamo ricevuto risposta
. Avete infor-
mazioni su queste organizzazioni?

DINI. Per quanto riguarda la organizzazione Giglio, risulterebbe es-
sere stata precedente alla Stella marina, una delle articolazioni locali d
i
Gladio. La organizzazione Duca risulta da un paio di documenti.

PRESIDENTE, Cercavamo di ricostruire l'albero genealogico di
Glad
io.

DINI. Comunque la Giglio è una delle formazioni da cui ha avuto
origine una delle articolazioni territoriali, quella di Trieste. La Duca ri-

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sulta da un paio di documenti, ma poi se ne perdono le tracce. Si parla
di soggetti a conoscenza dell'esistenza dell'organizzazione Duca, ma
questa poi scompare del tutto. Forse riferimenti si trovavano in docu-
menti che sono stati soppressi dai Servizi
.

DORIGO. Alcune delle informazioni che sono state oggi qui raccolte
sono abbastanza nuove e quindi interessanti e tali da richiedere una ri-
meditazione, anche rispetto alle domande che mi ero preparato sulla
base delle precedenti conoscenze
. La differenza tra simulazione ed eser-
citazione in campo militare è che la prima parte da un presupposto tat-
tico-strategico che può variare a 360 gradi. La simulazione consente di
verificare la capacità delle proprie forze in base ad un potenziale avver-
sario che può essere dimensionato o ipotizzato in scenari anche fanta-
siosi
. L'esercitazione invece avviene sul campo e serve a verificare le
proprie forze, a sperimentare concretamente il proprio grado operativo
.
A mio avviso, queste esercitazioni di Gladio in realtà miravano a prepa-
rare le forze al fine di renderle pronte a realizzare gli stessi interventi
che ven
ivano provati tramite le esercitazioni stesse. Non abbiamo la
prova provata che quanto veniva fatto oggetto di esercitazione sia stato
poi effettivamente compiuto
, ma ci tengo a precisare in questa sede, an-
che per sapere se i nostri aud
iti odierni confermano tale opinione, che
in genere le esercitazioni sono finalizzate sulla base di specifici presup-
posti tattici e operativi; non ci si può esercitare sulla base di presupposti
fantasiosi perchè bisogna verificare l'efficacia delle forze a disposizione
e valutare le azioni che si è effettivamente in grado di compiere
. L'im-
portanza dell'esercitazione Delfino sta nel fatto che è l'unica di cui ab-
biamo documentazione e che sappiamo essere avvenuta, Al riguardo, al-
cuni giorni fa, ho letto sulla stampa triestina delle dichiarazioni che in-
troducono novità interessanti, da parte del Gironda che è il rappresen-
tante legale di questi bravi vecchietti; condivido infatti l'opinione che
questi 622 fossero appunto dei bravi vecchietti
, gente che credeva di
compiere una missione di salvezza della pace.

PRESIDENTE. Come sono stati autorevolmente definiti, erano dei
patrioti
.

DORIGO. Il cui grado di capacità relativa, però, a quanto mi è dato
di conoscere, era molto relativo
. Comunque il rappresentante legale di
queste persone ha rilasciato, il 5 giugno, una dichiarazione proprio a se-
guito delle polemiche suscitate da questa Commissione e da interroga-
zioni parlamentari su quanto da loro fatto riguardo a queste esercita-
zioni
.

Recentemente ho presentato un paio di interrogazioni al riguardo
che sono state acquisite anche dalla Commissione. Chiedo pertanto che
venga acquisito agli atti
, se possibile, signor Presidente, questo articolo
contenente un'
intervista che non è stata smentita successivamente, nella
quale il Gironda afferma che l'attacco con otto bombe a mano da lan
-
ciarsi contro la sede triestina del Pci (attacco previsto solo in termini di
esercitazione, grazie tante!) nell'ambito dell'esercitazione Delfino, po-
trebbe considerarsi atto legittimo nel caso in cui, via Capitolina, fosse
stata
identificata quale centrale di comando, coordinamento e comuni-

 

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cazione del gruppo direttivo della attività di insorgenza che la Gladio
avrebbe dovuto contrastare. Successivamente afferma anche che i docu-
menti
, di cui si ha prova come associazione (sulla quale hanno scritto
anche un libro), dimostrerebbero che alcune sedi del Pci avrebbero po
-
tuto avere, in anni fortunatamente lontani, questa funzione non certo
democratica
. Poiché vi è una chiara conferma da parte del Gironda,
c
hiedo ai giudici militari (visto che non sono un esperto giurista) se
queste esercitazioni potrebbero configurare fatti che richiedano un ap
-
profondimento penale, se non ricordo male, all'epoca la vicenda venne
archiv
ìata perchè l'esercitazione non era stata effettivamente compiuta.

ROBERTI. Si parlava infatti di esercitazione «in vitro».

DORIGO. Mi sembra di ricordare che in alcuni articoli di giornali si
affermava che la vicenda meritava l'archiviazione non tanto perché non
sussistesse un reato nell'ipotesi di una effettiva esercitazione di quel tipo
diretta contro dei partiti legali ma proprio perch
é si trattava dì una
eserc
itazione solo in «in vitro», Se si dispone invece di elementi nuovi,
sarebbe interessante capire se esistono degli sviluppi penali alla luce dei
quali riaprire la vicenda.

Una ulteriore nuova ammissione da parte del Gironda concerne il
fatto che all
'esercitazione Aquila bianca parteciparono duecento uomini
degli Stati Uniti
. Ancorché si sapesse già che vi avrebbero partecipato,
in questo caso viene riportato anche il numero.

PRESIDENTE. Qualè l'operazione Aquila bianca?

DORIGO. È l'operazione effettuata nell'ottobre del 1965. Come
emerso g
ià in alcune precedenti audizioni, risulta che in alcuni docu-
menti sia stato scritto che vi avrebbero partecipato elementi del Servizio
collegato
, cioè la Cia in quanto è l'unico Servizio effettivamente colle-
gato in via permanente. La dipendenza dalla Nato è diversa; vi è poi an-
che la dipendenza
biunivoca dalla Cia. In questo caso vi è pure una par-
tecipazione di duecento uomini e si tratta, in particolare, di personale di
uno Stato straniero armato e non autorizzato sul quale sarebbe oppor-
tuno e
interessante effettuare delle verifiche, ancorché siano trascorsi
molti anni dall'accaduto.

Non pretendo un parere che non vi compete, ma vorrei che espri-
meste la vostra opinione circa la possibilità della sussistenza di risvolt
i
dal punto di vista penale.

PRESIDENTE. In sintesi, questo tipo di reati potrebbero essere con-
figurati oggi come non coperti dalla prescrizione?

DINI. Sono reati ormai tutti prescritti. Si potrebbe anche affermare
che è vero che è stato fatto perché si poteva ipotizzare che nella sede del
Partito comunista vi fosse una centrale eversiva, una Gladio rossa
; ma
in realtà nei documenti relativi all'esercitazione Delfino si parla solo di
p
ianificare queste esercitazioni tirando delle bombe a mano a soli fini
intimidatori del partito comunista
. Non si fa nessun riferimento ad
un'ipotesi che in futuro potrebbe esservi una centrale; si afferma sol-

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 XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

tanto di dover da un lato intimidire i Partiti comunista e socialista,
dall'altro di creare casi di provocazione e fare atti di terrorismo da ad-
debitare loro. Tra gli atti di intimidazione diretta vi era anche quello di
tirare le bombe a mano contro la sede del Partito comunista, senza pre-
figurare l'esistenza di centrali eversive, ma solo al fine di colpire un ben
determinato settore politico nazionale. La versione di Gironda quindi è
vera fino ad un certo punto
.

PRESIDENTE. La versione di Gironda tende a legittimare l'azione
rispetto ad uno scenario ipotetico, mentre nella vostra ricostruzione
l'esercitazione si faceva con riferimento ad uno scenario reale.

DINI. Ciò risulta dai documenti acquisiti in originale da noi e non
dal signor Gironda.

DORIGO. Il signor Francesco Gironda era l'editore della rivista di
Edgardo Sogno: «Comitati di resistenza democratica». Vorrei alcuni
chiarimenti su un'altra delle ammissioni venute alla luce
recentemente.
Il generale Inzerilli, in un 'intervista rilasciata a «La Repubbl
ìca», ha af-
fermato: «Hanno bruciato noi che eravamo gli onesti per coprire i diso-
nesti » (gli stragisti eccetera). Il generale Inzerilli si fa forza utilizzando -
a mio parere strumentalizzando - l'inchiesta del giudice Salvini. Tutta-
via, compie un passaggio interessante in quanto si riconnette a quanto
da voi prima affermato
. Premesso che non essendo componente della
Commissione stragi nelle precedenti legislature chiedo conferma di ciò,
mi risulta che il senatore Andreotti abbia inizialmente affermato che
Gladio sarebbe stata sciolta nel 1972; di contro, nella seconda
audizione
avuta presso la Commissione (e chiedo al presidente Gualtieri di
confer-
mare quanto affermo), risulta invece che abbia affermato che G
ladio sa-
rebbe stata sciolta nel 1990 precisando di essersi preceden
temente sba-
gliato in quanto aveva
associato la data di scioglimento dell'organizza-
zione alla chiusura dei Nasco, avvenuta nel 1972. Il generale Inzerilli fa
invece un
'insinuazione molto più velenosa in quanto afferma che, a suo
avviso
, Andreotti avrebbe compiuto una gaffe freudiana perchè nel 1972
ha avuto luogo la chiusura della struttura dei Nuclei per la difesa dello
Stato
.

Alla luce di quanto emerso sul ruolo svolto dal generale Maletti
nella organizzazione dei corsi che avete indicato nel vostro intervento,
credo che anche questo sia un capitolo da approfondire. Poiché avete
sottolineato che si tratta di personale esterno alla Gladio, vorrei sapere
se esistono delle liste di tali nominativi.

ROBERTI. Sì queste liste ci sono.

DORIGO. Avete già fatto alcuni collegamenti che avete indicato in
questa
sede; in altri casi si tratta di persone che non hanno fatto parte
dei Servizi?

DINI. Erano comunque del Sismi.

DORIGO. In una parte della relazione da voi illustrata sottolineate i
vari livelli (giallo, verde e rosso), gli organici e indicate anche i famosi

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622 «positivi ». Quando è stata sciolta la VII divisione, un centinaio di
dipendenti o sono ritornati alle amministrazioni d'origine oppure sono
stati pensionati
.

ROBERTI. È intervenuto al riguardo, due o tre anni fa, l'allora mi-
nistro della difesa Fabbri.

DORIGO. Il giudice Mastelloni ha fornito gli elenchi della VII divi-
sione all'atto dello scioglimento. Da questi documenti risulta che - se
non sbaglio - una settantina di persone sono state restituite alle ammi
-
nistrazioni di provenienza (Forze armate, eccetera), un'altra parte è
stata pensionata o dimissionata, un'altra ancora è rientrata
in servizio. I
270 addestratori, che erano ad un livello più competente e più responsa-
bile rispetto ai 622 della Gladio - da quanto vi risulta - sono rimasti
tutti nel Sismi o anche in questo caso è stato effettuato uno sfoltimento
e sono stati restituiti in parte alle amministrazioni di provenienza?

ROBERTI. Non siamo in grado di rispondere.

DORIGO. Anche questo sarebbe un punto interessante da approfon-
dire. Avete comunque esaminato gli elenchi dì queste 270 persone?

ROBERTI. Non sappiamo se fossero 270. Avevamo una serie di no-
minativi numerosi di soggetti che avevano svolto funzioni di addestra-
tori e di educatori.

DORIGO. Da dove nasce allora il numero 270?

ROBERTI. Non dalla nostra relazione.

PRESIDENTE. Risulta dalla lettura della relazione predisposta dalla
Commissione
, quando era presidente il senatore Gualtieri.

DORIGO. Mi scuso per la mia ignoranza, il senatore Gualtieri poi
potrebbe rimproverarmi e dire che avrei dovuto prima leggere i docu-
menti e poi intervenire. A questo punto, non rivolgerò più la domanda
che intendevo formulare riguardo ai nominativi.

PRESIDENTE. Era uno dei miei numerosi tentativi di piaggeria nei
confronti della Commissione presieduta dal senatore Gualtieri
. Volevo
sottolineare che l
'impressione dei tre livelli era già stata operata da que-
sta Commissione.

DORIGO. Se ho ben capito non conosciamo, a tutt'oggi, la destina-
zione finale di questi 270 soggetti. Una trentina di persone ha frequen-
tato i corsi speciali e decine di persone della VII divisione che non sono
state dimissionate sono rientrate nel Sismi e in altre divisioni
. Vi sono
poi i 1
.200 «negativi» che erano segnati come tali, ma che appartene-
vano - se non sbaglio - anche al Sismi
. A fronte di questo panorama
emerge, nel tempo storico
, un organico che è superiore a quello dei 622
e che è di quasi 3.000 persone
. Si può anche supporre che, a tutt'oggi,

 

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questo organico di circa 3.000 persone si sia ridotto, comunque par-
tiamo sempre da questa base, se si tiene conto dei 270, dei trenta del ge-
nerale Maletti e dei soggetti di Musumeci che non si sa bene
quali siano
e che fine abbiano fatto.

Rispetto a questo panorama sorge la necessità di una verifica ri-
spetto agli attuali organici del Sismi per vedere quanto di questo perso
-
nale ancora vi permanga, come sia collocato, se mantengano collega-
menti tra di loro,
se ci sia la possibilità, anche solo in ipotesi, ma che
comunque andrebbe scongiurata, che queste persone mantengano delle
relazioni tra di loro e delle relazioni extraufficiali
. in modo tale da costi-
tuire ancora dei livelli non legittimi di organizzazione interna nel servi
-
zio militare.

DINI. Non si può escludere niente, però non ci sono elementi al
momento per dire che ci sono personaggi rimasti in attività e con fina
-
lità particolarmente pericolose.

DORIGO. Io non dicevo questo ma, rimanendo al Sismi, che vi sia
ancora la possibilità di intrecciare relazioni tra tutte queste persone che
operavano in diverse situazioni
.

DINI. Io credo che per lo più siano stati spostati a seguito di tutte
queste vicende
, soprattutto in relazione al fatto che molti nominativi
erano emers
i in maniera ufficiale anche a livello di stampa. Non ritengo
che ne
ssun servizio di sicurezza mantenga in servizio elementi i cui veri
nomi sono venuti sulla stampa a vario livello e se ne è parlato in varie
sedi.

DORIGO. Il centro Scorpione è stato fatto nel 1987, quindi recente-
mente
; a quello che ci è dato conoscere, si parlò addirittura di finalità
nella lotta alla droga o alla mafia
.

ROBERTI. La documentazione che è stata letta è l'ultima rimasta,
non si sono trovate le relazioni che fanno capo alla VII Divisione
. Si
sono
trovate solo delle quietanze con firma falsa. dell'ufficiale Li Causi,
di parcelle agli informatori, per modiche cifre, tipo 400 mila lire. Lui ha
riferito che la firma era fasulla, quindi c'era il problema di verificare se
non ci fosse un peculato. Per quanto riguarda relazioni, non si sono tro
-
vate, asserito che in pratica faceva attività informativa su queste remati-
che, che poi spettavano ad altre Divisioni.

DORIGO. Quello che mi colpisce del Centro Scorpione è proprio
l'anomalia nella descrizione strategica di questa struttura, perchè sa
-
rebbe venuta molto più naturale nel 1987 - voi siete giudici militari,
quindi nel mondo militare - una descrizione di altro tipo. Nel 1987 ab
-
biamo già la dottrina Nato che parla di fianco sud della Nato, di nuovo
fronte, non abbiamo più la soglia di Gorizia, che poteva legittimare la
Gladio in Friuli; potremmo avere benissimo il presupposto tattico o
strategico secondo cui la Nato ritenga nel Mediterraneo che la Sicilia a
l
fianco sud dell'Italia è una zona da coprire anche con le forze di guerra
non ortodossa
. Da quanto risulta a voi questa giustificazione non è stata

 

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data e sarebbe stata probabilmente molto più plausibile dal punto di vi-
sta istituzionale.

ROBERTI. Il Comandante del centro di Asti ha pagato un ingegnere
suo amico che ha svolto attività informativa, in quanto è andato ad un
convegno nell'allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche d
i
aeronautica. Cosa c'entra non so.

DORIGO. Vorrei farvi poi un'altra domanda. Sulla questione dei
Nasco voi sottolineate la preoccupazione del fatto che in realtà molti fu-
rono i Nasco non scoperti, non smantellati, non ufficialmente portati
alla luce. Ho visto che
si apre una polemica sul fatto se davvero nel Na-
sco di Aurisina abbiano potuto esserci quegli esplosivi utili alla strage di
Peteano, perché vedo che qualcuno dei
gladiatori dice che nella sen-
tenza di Salvini questo verrebbe escluso. Naturalmente noi abbiamo una
versione diversa del giudice Casson
.

PRESIDENTE. Queste considerazioni si potrebbero fare nell'Ufficio
di Presidenza
.

DORIGO, Purtroppo nell'Ufficio di Presidenza spesso non ce ne è il
tempo e purtroppo non abbiamo nemmeno sedute di Commissione
de-
dicate alla riflessione
.

PRESIDENTE. Avrei intenzione di farle.

DORIGO. Sui Nasco, nonostante la controversia sul Nasco di Auri-
sina, per le indagini che aveva compiuto, voi confermare quanto detto
da altri
, cioè che era facile presumere che ad attingere dai depositi di
Nasco potessero essere anche altre forze
ed altre formazioni e non solo
la struttura dei vecchietti, i 622, che sapeva di averli in disponibilità
, ma
che poi non andava
mai ad usufruirne, perché non è che si esercitassero
con il tritolo o con le armi vere. È possibile per voi che quei depositi po
-
tessero essere di agibilità o di utilizzo anche per altre formazioni? Rite-
nete comunque che ce ne possano essere ancora dislocati nel nostro ter-
ritorio in uso?

DINI. Per quello che ci risulta, alcuni dei Nasco erano a cono-
scienza, almeno come ubicazione, di molti soggetti; non è che solo il
capo rete sapesse dove erano ubicati i Nasco ed i gladiatori della zona
ne sarebbero stati informati solo in caso di necessità. Vi sono stati dei
casi, e risultano pacificamente, di Nasco occultati nella proprietà privata
di gladiatori. Ci sono dei Nasco nella zona di Lecco che erano nel giar-
dino della villa di uno dei gladiatori, tra l
'altro un soggetto già apparte-
nente a sua volta ai Comitati di difesa democratica di Sogno. Quindi è
evidente
che non è credibile che soltanto i capi rete o ì capi cellula sa-
pessero dov'erano i Nasco
; c'è di sicuro un ambito allargato di cono-
scenza.

C'è poi il caso - è un indizio, non è un elemento certo, comunque
va valutato - di un certo Potossi Franco di Trieste
. soggetto che viene
arrestato nel corso degli scontri tra forza di polizia e dimostranti ai can
-

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tieri di Monfalcone, operazione pianificata dall'«operazìone Delfino». La
Digos di Trieste, delegata a fare accertamenti, dice: «Effettivamente si
sono verificati nei mesi successivi alla pianificazione Delfino degli scon-

tri di tipo analogo a quelli dei cantieri di Monfalcone». Tra gli arrestati
dell'epoca c'era un certo Potossi Franco, che all'epoca non si sapeva po-
liticamente collocare in nessun modo, ma successivamente è emerso es-
sere un estremista di destra. Quindi già questo è un elemento che ha
qualche interesse, per la presenza di questo Potoss
ì in una situazione in
qualche modo pianificata dalla struttura
Stay behind e verificata. C'è di
più. Questo signor Potossi risulta aver consegnato in anni successivi una
pistola identica a quelle esistenti nei Nasco a terza persona, che fu arre-
stata per fa detenzione di quest'arma dalla Digos di Trieste e che, al fun-
zionario della Digos di Trieste,
disse: questa pistola me l'ha data il si-
gnor Potossi. L'arma è identica a quelle che erano nei Nasco. Quindi
questo potrebbe essere un ulteriore elemento o che il Potossi facesse
parte dell'organizzazione
Stay behind e che in qualche modo aveva la
possibilità di accedere alle armi dei Nasco oppure che, pur non facendo
parte dell'organizzazione
Stay behind aveva l'opportunità di accedere
agli armamenti che erano nei Nasco
.

DORIGO. Ultima domanda. Sempre il signor Gironda in una sua di-
chiarazione stampa ha detto che nel 1985 l'allora ministro della difesa
Spadolini costituì un comitato con il compito di sovrintendere al coordi
-
namento delle attività di guerra non ortodossa nel nostro paese. E la cui
presidenza venne assunta dal Sismi
. Che cosa vi risulta su questa vi-
cenda così strana?

ROBERTI. Non sappiamo niente. Comunque nell'ambito dell'eser-
cito c'e un battaglione di guerra (ce ne sono più di uno) che ha sede ad-
dirittura a Verona
. Si tratta di attività istituzionali delle Forze armate.

DORIGO. Questa di Spadolini però è la prima volta in cui un poli-
tico si assume direttamente il compito di costituire un organismo di
coordinamento di tutte queste forme che istituzionalmente già c'erano.

ROBERTI. Dalla documentazione non si è trovata traccia di un atto
di questo tipo
.

GUALTIERI. Signor Presidente, sono arrivato in ritardo perché ho
dovuto votare (so che le darò un dolore) contro la legge sulla custodia
cautelare e quindi non ho potuto seguire la prima parte di questa
audizione
.

Desidero sapere innanzitutto se è stata chiarita la posizione dei due
magistrati che oggi abbiamo l'onore di ascoltare. Ricordo che questi due
magistrati sono
stati derubati della loro inchiesta dalla Procura generale
militare di Roma. se non sbaglio
, con una procedura.

PRESIDENTE. Io ho soltanto informato la Commissione che l'in-
chiesta è stata spostata per competenza alla Procura militare di Roma
,
ma che poi in atto ci risulta essere confluita nell'inchiesta in corso nella
Procura ordinaria di Roma.

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 XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 20 Giugno 1995 - 27ª SEDUTA

GUALTIERI. È questo aspetto che voglio chiarire. L'inchiesta venne
loro sc
ippata. Il giorno in cui il loro superiore - che li aveva sempre
protetti o era consenziente - andò in pensione, mandarono una persona
che nel giro di 24 ore o poco più fece riempire un camion di tutti gli atti
che avevano raccolto e li  portò a Roma. Tutta questa documentazione,
che loro avevano raccolto in anni di lavoro, venne consegnata alla Pro-
cura generale. Inoltre, questi magistrati sono stati messi anche sotto in-
chiesta (non so quale fosse l'
imputazione esatta): vennero poi prosciolti.
ma a loro non è stata più restituita l'inchiesta. Vorrei sapere se è ancora
questa la loro posizione. In sostanza vorrei sapere se questi magistrati
non hanno più potuto riaprire l'inchiesta che gli è stata tolta. Dottor
Dini e dottor Roberti, i vostri ultimi atti ri
salgono al momento in cui vi
sono state tolte in quel modo l'inchiesta e la documentazione? Poi dove
sia andata a finire l'inchiesta è un altro problema. In sostanza mi chiedo
p
er quale motivo la Procura militare, che operava sul posto e con un
procur
atore militare loro superiore consenziente, sia stata privata
dell'in
chiesta, È un qualcosa che ha dell'incredibile in quanto incide sul
diritto del magistrato di poter gestire le proprie inchieste
. È esatto dire
che voi avete perduto questa inchiesta?

Successivamente di questa inchiesta se ne è occupata. per un altro
verso anche la procura ordinaria di Roma (uno di questi magistrati mi
sembra anche nostro consulente);
tuttavia dell'inchiesta della procura
militare di Padova noi non sappiamo più niente. Allora vorrei sapere
quale è l'attuale posizione dei nostri ospiti
.

ROBERTI. L'ultimo atto che abbiamo compiuto è una missiva indi-
rizzata a questa Commissione di inchiesta, con la quale abbiamo tra-
s
messo la direttiva della Cia del 1970 che abbiamo tradotto (non era
stata mai tradotta dall
'inglese). Quel giorno stesso siamo stati spogliati
dell
'indagine con un atto che è stato dichiarato illegittimo dal Consiglio
superiore della magistratura militare ed è stato sanzionato disciplinar-
mente il procuratore reggente mandato in quell'occasione alla Procura
militare
di Padova e che vi rimase solo per questo motivo. Infatti dopo
quindici giorni ritornò alla sede di origine. Una volta sanzionate disci-
plinarmente le modalità di avocazione, abbiamo inviato degli esposti
onde poter riavere l'indagine «scippata». Il Consiglio però si è reputato
incompetente, trattandosi d
i provvedimento giurisdizionale; quindi non
se ne è fatto nulla
. Sappiamo che gli atti trattenuti per un anno e mezzo
presso la Procura militare di Roma senza che venisse effettuata alcuna
indagine (perch
è, nell'ambito del procedimento disciplinare a carico di
quel procuratore reggente
, lo stesso procuratore militare di Roma ebbe
a dire che avevano provveduto solo a fare una cernita, non so a che fini)
sono stati trasmessi per competenza - appunto dopo un anno e mezzo -
alla procura ordinaria di Roma dove si trovano tutt'oggi
. Nel mese di
gennaio di quest'anno un sostituto della procura ordinaria di Roma - ha
chiesto diverse volte la nostra collaborazione onde rintracciare alcuni
documenti.

GUALTIERI. Signor Presidente, desidero ricordare che uno degli
atti uff
iciali della nostra Commissione, adottato in seduta plenaria, che
do
vrebbe risultare nei verbali, fu quello di chiedere al Ministro della di-

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fesa dell'epoca (non ricordo chi fosse) che il Ministero rispondesse di
questo arbitrio commesso contro la procura militare. In quella occa-
sione la Commissione volle far presente che riteneva che dovesse essere
riassegnata l'inchiesta ai giudici militari. Allora invito il Presidente a ri-
contattare il Ministro della difesa, in quanto questa storia della rapina
di una inchiesta su Gladio nei confronti dei giudici militari è una delle
cose più gravi di cui noi dobbiamo preoccuparci, considerato che dob
-
biamo anche occuparci dei motivi per cui sono state poste delle diffi-
coltà nel ricercare la verità. Ritengo che quello che è stato fatto contro i
giudici militari sia gravissimo.

ROBERTI. In pratica l'inchiesta è stata scippata nello stesso periodo
in cui venne pubblicata dalla stampa la prerelazione di questa Commis-
sione e nello stesso periodo in cui avevamo inviato sei informazioni di
garanzia a carico dei generali che all'epoca avevano provveduto a piani-
ficare quelle esercitazioni su cui prima ci siamo soffermati (erano
quindi indagati a modello 21 per banda armata finalizzata e attentato
alla Costituzione)
.

DORIGO. Non sono prescritti?

DINI. La nostra indagine riguardava i fatti compiuti fino al 1972-
1973; all'epoca non erano prescritti, ora sì.

GUALTIERI. Desidero porre un'altra domanda ai nostri ospiti sulla
periodizzazione di Gladio, tema a cui ha fatto riferimento prima l'onore
-
vole Dorigo. Il 1972 è un anno molto importante perchè in questo pe-
riodo gli americani dichiarano di interrompere i fìnanz
ìamenti alla
struttura Stay
behind o Gladio. Allora venne presa la decisione da parte
dei nostri servizi di continuare anche senza gli americani
.

In secondo luogo, in occasione di interrogazioni parlamentari, il
presidente del Consiglio Andreotti venne non in questa Commissione
ma in Aula al Senato a dichiarare che la struttura di cui si parlava era
stata sciolta nel 1972, prendendosi quaranta giorni di tempo per tra-
smettere al Parlamento la documentazione relativa a questo sciogli-
mento
. Gli fu indicato di trasmetterla alla Commissione stragi perché i  
Presidenti delle due Camere convennero che quel dibattito non dovesse
svolgersi direttamente in Aula ma dovesse essere filtrato da questa Com-
missione. Per questo motivo prendemmo in carico la questione di Gla-
dio che non avevamo tra quelle di nostra competenza
. Accadde poi che,
una volta trascorsi quei quaranta giorni, ebbi occasione di chiedere al
presidente Andreotti il motivo per cui non inviava la documentazione.

A questo punto pero, signor Presidente, preferirei che si passasse in
seduta segreta
.

. .. Omissis ...

(Segue GUALTIERI). Ora esce il libro di Inzerilli il quale afferma
che nel 1972 è stato sciolto qualcosa
. A parte le sigle, che cosa è stato
sciolto? Inzerilli afferma che venne sciolto ciò che non era pericoloso e
 

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 mantenuto ciò che era pericoloso; questo è il problema, che cosa è stato
mantenuto? Effettivamente il Sismi non adoperava più, fra il 1972 e il  
1990, Gironda e gli altri elementi della prima generazione
. E mi di-
spiace che i giudici oggi nostri ospiti abbiano dichiarato che quella era
la Gladio legittima perchè essa era illegittima anche all'inizio.

PRESIDENTE. Abbiamo chiarito fin dall'inizio che i profili erano
diversi
.

GUALTIERI. Comunque l'organizzazione diventa illegittima alla
massima potenza quando invece di attenersi agli scopi iniziali si tra-
sforma in una struttura in mano al Sismi, una struttura pericolosa con
la quale il Sismi realizzava le operazioni sporche nel nostro paese
. Que-
sta è la storia di Gladio
. La nostra Commissione l'ha definita illegitti-
mità costituzionale progressiva perchè il massimo di illegittimità vi
era
nel 1990-1991,
non nel 1946. Che cosa hanno sciolto allora nel 1972? Se
rivolgiamo questa domanda a tutti coloro i quali sono ancora vivi, do-
vranno pur rispondere qualcosa. Ricordo ancora che il Capo della poli-
zia, che all'epoca di Gladio era al vertice del Sisde, disse che di Gladio
non aveva mai sentito parlare
. Ed allora, quale Gladio è stata sciolta?
Tornando a prima del
1972, a questi Nuclei di difesa dello Stato, dob-
biamo pensare che erano strutture che nascevano non dai Servizi segreti
ma dallo Stato maggiore della difesa e probabilmente dai carabinieri
che erano
allora incorporati.

Ai due giudici oggi nostri ospiti vorrei rivolgere la stessa domanda
che ho posto al giudice Casson nel corso della sua audizione, cioè se ne
-
gli anni su cui essi hanno indagato risulta che fra le strutture più peri-
colose che esistevano nel Nord-Est d'Italia (perché le prime Gladio
erano fortissimamente inserite in questa parte del territorio) vi fosse il
Comando della Terza armata di Padova. Sì trattava dì una struttura di
formazione che doveva entrare in funzione solo in caso di invasione ma
dai cui quadri sono venuti fuori quasi tutti i terroristi di destra, a par-
tire da Spiazzi
. Dopo la morte di Cilieri questo Comando fu sciolto; ri-
cordo che Cilieri mori in automobile molto misteriosamente, venne tro-
vato senza un documento
in tasca, senza le chiavi di casa, senza un
soldo
e con una borsa che compare nelle prime fotografie e che non fu
mai trovata nel corso delle indagini
.

Una seconda questione riguarda l'influenza della Divisione dei cara-
binieri Pastrengo di Milano, anch'essa una fucina di pericolosi elementi
turbativi de
ll'ordine democratico; voglio tenermi sul generale così non
prenderò querele. Queste due strutture a cui ho fatto riferimento che
funzione hanno avuto nella strategia della tensione nel periodo prece-
dente al 1972?

DINI. Le nostre indagini non hanno mai toccato la «Pastrengo» o la
Terza armata
. Il gruppo di potere che si era creato all'inteno della «Pa-
strengo» e la struttura stessa della Terza annata e del personale che, via
via.
si è avvicendato al comando della stessa, risultano da altri procedi-
menti aperti e trattati in passato da altri
colleghi. Nelle nostre attività
non abbiamo toccato né il problema «Pastrengo» nè quello della Terza
armata
.

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PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, ringrazio i dottori
Dini e Roberti. Rispondendo in parte a quanto ha
affermato il senatore
Gualtieri, voglio sottolineare che la vicenda individuale dei due sostituti
procuratori oggi presenti ripercorre
, in realtà, un paradigma noto;
quello del piccolo giudice. Sono stati scritti libri e sono stati girati film
su vicende di questo tipo. Oggi però l'indagine è ormai incardinata
presso la Procura di Roma; la Commissione farà le proprie valutazioni
in merito
; ma personalmente, ho qualche perplessità sull'opportunità di
un passo istituzionale da parte della Commissione volto a rispostare la
competenza di questa inchiesta presso la Procura militare di Padova
.
Comunque la Commissione potrà fare successivamente le proprie valu-
tazioni. Ribadisco il ringraziamento ai dottori Dini e Roberti per la di-
sponibilità dimostrata e per l'ampiezza e la precisione delle informa
-
zioni che ci hanno data. Concordo infine con il collega Dorigo sul fatto
che
, almeno in parte, questa sera si sia entrati a conoscenza di nuovi
element
i.

La seduta termina alle ore 20,05.