CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

22/3/95


 

SENATO DELLA REPUBBLICA        CAMERA DEI DEPUTATI

 

XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

13ª SEDUTA

MERCOLEDÌ  22 MARZO 1995

Presidenza del  vice Presidente MATTARELLA

La seduta ha inizio alle ore 19,30.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, iniziamo i nostri lavori dando
per letto il processo verbale della scorsa seduta, che, non facendosi os-
servazioni
, si intende approvato.

Comunico che dopo l'ultima seduta sono pervenuti alcuni docu-
menti
, il cui elenco è in distribuzione, che la Commissione acquisisce
formalmente agli atti dell'inchiesta.

Comunico altresì che l'Ufficio di Presidenza allargato nella sua riu-
nione del 15 marzo 1995 ha deliberato la nomina a consulenti del pro
-
fessor Franco Ferraresi, docente universitario, e del magistrato Antonio
Scarpulla
. Per quest'ultimo l'assunzione dell'incarico è subordinata al
parere favorevole del Consiglio superiore della magistratura, parere che
ritualmente
è stato richiesto.

INCHIESTA SULLE VICENDE CONNESSE ALLA «OPERAZIONE GLADIO»: IN-
CONTRO DI LAVORO CON I MAGISTRATI DOTTORI GIOVANNI SALVI E PIETRO
PAOLO SAVIOTTI
(l)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'incontro di lavoro con i
magistrati Giovanni Salvi e Pietro Paolo Saviotti nell'ambito dell’inchie-
sta sulle vicende connesse all'operazione Gladio.

Do subito la parola al dottor Salvi per una prima introduzione.

SALVI. Signor Presidente, preciso anzitutto che il procedimento in
questione
è trattato, oltre che da me, dai colleghi Saviotti, anch'egli con-
sulente della Commissione, e Ionta. Personalmente sono stato delegato a

(1) Per l'autorizzazione alla pubblicazione di passaggi svoltisi originariamente
in seduta segreta, si veda il prospetto riportato alla pagina XXV degli indici
.

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metà del 1994 mentre il procedimento nasce nel 1990 a seguito del ri-
trovamento in via Monte Nevoso del materiale documentale relativo al
sequestro Moro, materiale che era occultato all
'interno di un tramezzo e
che conteneva un riferimento, in una parte non precedentemente nota,
ad una struttura in ambito Nato
. In realtà l'origine vera del procedi-
mento Gladio, che assume questo nome solo a seguito delle indicazioni
sulla struttura fornite da fonte ufficiale, è molto più lontana. Per com-
prendere esattamente qual è la tematica di cui ci occupiamo dobbiamo
riandare indietro almeno fino alla metà degli anni Settanta, quando sor-
gono le prime indicazioni giudiziarie circa l'esistenza di una struttura
parallela al servizio segreto militare, all'epoca unico servizio segreto ita-
liano. Tali indicazioni emergono sia nelle indagini del giudice istruttore
di Torino Violante sia in quelle del giudice istruttore di Padova Tambur-
rino. Prima ancora vi erano stati dei segnali, che però potranno essere
avvertiti solo molto più tardi
, nella vicenda del cosiddetto «Piano Solo»,
cioè del progetto di intervento dell'Arma dei carabinieri organizzato dal
generale De Lorenzo. Questo progetto
, almeno per la parte che è nota,
fa riferimento all'esistenza di civili che avrebbero dovuto supportare
l
'operazione dei carabinieri per il rapimento di personalità e la condu-
zione delle stesse in località segrete,
cioè - come si è saputo successiva-
mente - presso il Cag di Alghero
, la base che successivamente sarà indi-
cata come quella di addestramento dei gladiatori.

Come procedimento autonomo, dicevo, il procedimento Gladio na-
sce dal ritrovamento delle carte in via Monte Nevoso, ma indagini in
questo senso erano state avviate sin dal periodo cui ho fatto riferimento
e saranno poi sviluppate, come sappiamo
, dal giudice istruttore Casson
a partire dalle dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra. Si tratta di una
vi-
cenda nota e quindi non entro nei dettagli; posso solo sottolineare che
V
inciguerra ha dichiarato, fin dal 1984, nel momento in cui partecipò
alla strage di Peteano, godeva. pur avendone compreso il valore solo
successivamente, di protezioni da parte di apparati dello Stato, prote
-
zioni che riteneva avessero avuto origine nell'esistenza di una struttura
segreta costituita in ambito Nato da civili e militari a scopo di destabi-
lizzazione del quadro politico. In seguito egli affermerà di non aver mai
fatto parte di questa struttura e di averne appreso l'esistenza nell'ambito
dei rapporti con la cellula ordinovista veneta
. Il punto è importante
perchè la cellula è  composta da vari personaggi di notevole rilievo
, da
Freda a Fachini, ad altri ancora,
e si trova al centro della strategia della
tensione.

In realtà il punto focale per le investigazioni non è mai stato l’esi-
stenza in quanto tale di una organizzazione con funzione di contrasto
ad una possibile invasione da parte sovietica; anche se è poss
ibile indivi-
duare dei filon
i di illegalità in questa struttura che considero di partico-
late rilievo non tanto ai fini penali quanto perché, come cittadino, ri-
tengo che si ponga il problema di quali sono i limiti nella creazione di
strutture segrete sottratte a qualunque tipo di controllo non solo politico
ma anche amministrativo interno,
strutture armate, dotate di mezzi e di
esplosivi ed inserite in organismi di grandi potenzialità offensive quali
sono appunto gli organismi di sicurezza
. È un punto essenziale che la
Commissione stragi ha già affrontato in precedenti legislature dando
una risposta sulla quale non credo sia il caso di tornare. Tuttavia ciò

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che interessava gli investigatori era capire se i continui riferimenti, che
sono una costante nell' ambito
dei procedimenti sull'estrema destra, a
rapporti con l'apparato dello Stato e a persone appartenenti a tali appa-
rati fossero collegabili
a singole persone o a singoli episodi oppure se
potessero essere inquadrati in un vero e proprio disegno lucidamente
perseguito da alcuni di questi apparati
per condizionare, come diceva
Vinciguerra, la vita politica italiana e quindi per consumare atti costi-

tuenti reato: dalle stragi agli attentati. alla disinformazione, ad altri epi-
sodi aventi tale finalità.

Il primo sviluppo delle indagini relative alla struttura Gladio è stato
fortemente condizionato dalle informazioni pervenute dall'autorità pre
-
posta al controllo sui servizi segreti. cioè dal Cesis che aveva ricevuto le
informazioni dal servizio militare
, informazioni che indicavano appunto
nella Gladio, o nella rete
Stay behind, la sola struttura esistente di
guerra non convenzionale con l
'indicazione di duecentoventidue persone
che ne avevano fatto parte, oltre ad un numero molto superiore, nel
complesso vicino alle 1
.900 unità, di soggetti presi in considerazione ma
per varie ragioni non arruolati all'interno della struttura
. Queste rivela-
zioni costituirono il filone sul quale necessariamente le indagini furono
concentrate.

Per evitare dì essere prolisso, cercherò di concentrare questa parte
della relazione sulle ultime acquisizioni.

In realtà tutto lo sforzo è stato fortemente condizionato dal fatto
che queste informazioni appaiono quanto meno incomplete: questo è un
dato che può essere considerato certo
. Fatte salve ovviamente le verifì-
che in sede di procedimento, allo stato possiamo dare per certo che le
informazioni fin qui ricevute sono quanto meno incomplete
. Dico
quanto meno incomplete perchè non ci sono elementi per escludere che
i seicentoventidue elementi appartenenti all
'organizzazione abbiano ef-
fettivamente appartenuto alla rete di
Stay behind nè vi sono elementi per
ritenere che questa rete non avesse effettivamente una funzione di oppo
-
sizione ad una eventuale invasione delle forze sovietiche. Anzi è molto
probabile che questo corrisponda a verità
. È però una verità parziale,
che probabilmente non ha consentito di cogliere a pieno l'esistenza di
altre reti parallele a quella resa nota o di parti di essa
.

Affermo questo sulla base di due filoni di indagine: il primo è quello
relativo alla attendibilità del materiale documentalea.
A questo proposito
c'e una perizia che, nell'ambito del procedimento sulla strage di Bolo
-
gna, é stata condotta dal professar De Lutiis: una perizia certamente
esaust
iva, che dà conto della complessiva inattendibilità del materiale
fornito
. Occorre tener conto anche della estrema difficoltà - di questo vi
potrà parlare il collega Saviotti - in cui ebbe luogo il sequestro del ma-
teriale presso il Sismi e la selezione dello stesso. A quell
'epoca il mate-
riale fu presentato in maniera del lutto disorganizzata, come se non esi-
stesse un criterio di archiviazione; fu detto che non esisteva alcun si
-
stema informatico di raccolta del materiale. A parte la palese implausi-
bilità della prima affermazione, abbiamo raccolto elementi di prova
consistenti sul fatto che in realtà nel 1990 esisteva già un sistema infor
-
matico, al quale però non abbiamo avuto accesso.

Su alcuni punti di questa attività di investigazione preferirei non
parlare perché sono ancora adesso in corso le indagini.

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Possiamo però dire in via generale che vi è stata, a giudicare dalla
predisposizione delle informazioni e del materiale che dovevano essere
forniti al Cesis e alla Presidenza del Consiglio per le risposte al Parla-
mento e poi anche all'autorità giudiziaria, una attività di valutazione e
di selezione del materiale, sia nella formazione delle liste prima dei sei
-
centoventidue e poi degli esclusi. sia nella predisposizione del materiale
documentale. Questo lavoro inizia molto prima che ci sia la risposta uf
-
ficiale al Cesis e poi alla Presidenza del Consiglio. Vi sono elementi di
prova molto forti del fatto che alla fine dell'estate de11990 una quantità
consistente di materiale documentale è stata soppressa
: si trattava di
materiale custodito fin dagli anni Cinquanta. Si tenga conto che non era
stata mai effettuata fino ad allora alcuna soppressione di materiale.

Come dicevo, tutto questo materiale viene distrutto tra la fine di lu-
glio e gli inizi di agosto del 1990, in buona parte senza redazione del
verbale di distruzione
. Tra gli altri elementi ci sono le dichiarazioni, rac-
colte dal giudice istruttore di Venezia, di coloro che hanno effettuato
materialmente la distruzione e quindi su questo non vi possono essere
dubbi
. Il materiale distrutto a Capo Marargiu, al Cag di Alghero, era
materi
ale di grande importanza per le investigazioni, materiale sempre
ritenuto classificato, chiuso in buste sigillate su cui era apposto il tim-

bro di classificazione. Si trattava del materiale utilizzato dai singoli ad-
destrati nel corso delle settimane di addestramento: un suo esame ci
avrebb
e consentito di verificare sia quali erano le persone che avevano
effettivamente preso parte all'addestramento (attraverso perizie calligra-
fìche) s
ìa il contenuto effettivo dell'addestramento, per verificare se si
trattasse di addestramento per una opposizione ad una invasione stra-
niera oppure di corsi di disinformazione ovvero di corsi di preparazione
a compiti di carattere politico illegali
. Tutto questo non è stato possibile
verificare a causa della distribuzione del materiale
.

A proposito della rilevanza della data, tenete conto che alla fine di
luglio del 1990 vi è l'accesso da parte del giudice di Venezia Casson, per
la prima volta autorizzato, agli archivi: emerge in maniera cristallina
che la volontà di non opporre il segreto di Stato sulla esistenza di una
struttura clandestina (qualunque fosse il suo carattere) ed i fatti che ad
essa possono
essere addebitati viene vanificata da decisioni di compo-
nenti del servizio di informazione e sicurezza. Questo
è un fatto asso-
dato, fatte salve le responsabilità individuali di chi abbia dato l'ordine e
di chi l'abbia eseguito. In ogni caso c'è stata la vanificazione di una de-
cisione politica di non opporre il segreto di Stato attraverso la distru
-
zione o la manipolazione del materiale che avrebbe dovuto essere
forn
ito.

PRESIDENTE. È stato già accertato chi diede l'ordine in questione
o il fatto è rimasto insondato (sempre che ciò non sia oggetto di una in-
dagine in corso)?

SALVI. È stato sondato: abbiamo sottoposto ad indagine alcune
persone. Siccome quest'ordine non è stato dato per iscritto, abbiamo le
dichiarazioni di chi lo
ha ricevuto. Occorre verificare se ciò è sufficiente
per una affermazione di responsabilità di carattere penale
.

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 Siamo dinanzi al solito problema: l'estrema difficoltà di questi pro-
cedimenti. Per l'affermazione della responsabilità penale è necessaria la
certezza della responsabilità del singolo, una certezza che va raggiunta
attraverso i meccanismi probatori del processo penale che sono di for-
tissima garanzia e nei quali prevale l
'elemento del dubbio.

Quello che però interessa alla Commissione forse non è necessario
che abbia un grado di certezza così elevato: in altri termini potremmo
anche non arrivare a sapere se l
'ordine  è partito da Martini, da Inzerilli
o da Invernizzi (questi sono tre funzionari dai quali necessariamente
l
'ordine è partito) ma potremo affermare che l'ordine vi è stato e che ad
esso è conseguita l'impossibilità di accesso dell'autorità politica prima
ancora di quella giudiziaria agli archivi del Servizio. Non so se ho rispo
-
sto adeguatamente alla sua domanda. Noi stiamo ancora affrontando
tale questione ed è in corso un lavoro molto complesso
.

A partire da una linea investigativa sviluppata dal dottor Saviotti, e
avvalendoci delle sue conoscenze dei sistemi informatici, abbiamo ìn
ì-
ziato un lavoro sui terminali Ced del Ministero dell'Interno, attraverso i
l
quale siamo arrivati a conoscere degli elementi che non ci erano mai
stat
i comunicati prima, nè a noi, nè ad altre autorità, e cioè che in
realtà, la consapevolezza della manipolazione della lista dei seicentoven-
tidue era già diffusa sin dal novembre del 1990
. Quando l'autorità giudi-
ziaria s
i affannava a conoscere tale lista, vi erano state delle riunioni
preparatorie tra Arma dei carabinieri, Polizia di Stato e delegati del Si-
smi nelle quali si era fatto presente che le liste presentate apparivano
inattendibili
. Abbiamo quindi trovato il materiale documentale che
prova tali fatti ed abbiamo potuto accertare che anche in questo caso
siamo alle solite
; esistevano più linee di interpello da parte del Sismi e
del Ced, cioè del Centro elettronico documentazione dati del Ministero
dell
'interno, e solo una parte di queste è stata resa nota ufficialmente,
mentre esistevano altri terminali che non risultavano in carico al Sismi.
Su tutti questi aspetti sono in corso le investigazioni, quindi non entrerò
nei dettagli
; tali dati di fatto, pero, li possiamo considerare certi.

PRESIDENTE. Liste inattendibili in quanto incomplete?

SALVI. Non lo sappiamo. Posso però dire che queste liste non esi-
stevano e sono state formate con valutazioni su chi inserire e chi esclu-
dere. Noi non sappiamo se corrispondano alla realtà o no, se in eccesso
o per difetto, se vi sia qualcuno che non sia stato indicato o meno. Sap
-
piamo solo che c'erano seicentoventidue persone e sono state indicate
queste
. Ad esempio, prima è stato fornito il numero di settecentoventi
poi quello di seicentoquaranta
, eccetera. Queste liste non corrisponde-
vano tra loro; alcune persone inserite in una lista non erano presenti
nell'altra, Alcune persone positive risultavano negative; c'era una situa-
zione di grande confusione dalla quale emerge che questo numero non è
preesistente ma vi si arriva per determinazioni successive
. Capire poi
che cosa questo nasconda è un discorso diverso
. Vorrei essere chiaro. Se
questo implichi che sia stato nascosto qualcosa di gravemente illegale o
che semplicemente si sia voluto nascondere una realtà a fin di bene per
evitare le responsabilità emergenti dal fatto che venissero resi noti
, per
decisione politica, nominativi di persone che
, per ragioni soggettiva-

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mente encomiabili, si voleva che rimanessero occulti è un altro discorso;
questo ancora non lo abbiamo provato, né in un senso, né nell'altro. Per
il momento possiamo dire che non riteniamo di poter fare affidamento
sulle informazioni che sono state fornite.

In questo senso, abbiamo chiesto una misura cautelare del colon-
nello Lombardi - e non il suo arresto come scritto sui giornali - perché
emergeva un caso clamoroso. Presso la I divisione. diretta all'epoca dal
colonnello Lombardi, esistevano delle schede di persone che erano pre-
senti nelle schede acquisite presso la VII divisione. Queste schede erano
di rilievo, perché si trattava di persone che risultavano far parte della
struttura Gladio o che risultavano comunque di interesse ai fini infor-
mativi del servizio nell'ambito di Gladio. Si trattava magari di persone
sospese o non reclutate
. Vi erano però informazioni che non erano state
comunicate alle autorità giudiziarie, come, ad esempio, alcune relative
ad un ex agente dell'Arpo o a componenti di reparti della Repubblica so
-
ciale, a condannati per collaborazionismo, a soggetti imparentati con ex  
agenti dal servizio segreto americano. Abbiamo allora chiesto perché
presso
la I divisione ci fossero queste informazioni e non invece presso
la VII
. Ci è stato risposto che questo avveniva perché evidentemente le
informazioni erano giunte successivamente alla richiesta da parte della
VII div
isione; così noi avremmo dovuto credere che nell'ipotesi in cui
fosse stata fatta una richiesta di informazioni su un soggetto da utiliz-
zare a fini di spionaggio o di controspionaggio da parte del nostro servi
-
zio segreto e qualora fosse emerso, dopo la richiesta, che era un agente
del Kgb.
, la I divisione non l'avrebbe comunicato perché ormai aveva già
risposto alla richiesta della VII. Questo per spiegare il
clima e la diffi-
coltà di comprendere i meccanismi di queste vicende.

Tutti questi aspetti che vi ho illustrato fino ad adesso, tutto som-
mato, sono la parte di minore interesse per l'autorità giudiziaria; forse
sono di maggiore interesse per questa Commissione, perché riguardano
proprio
j rapporti tra autorità politica, Servizi e autorità giudiziaria. Co-
munque, la parte per noi di maggiore interesse è un'altra ed è quella
che
, lo posso anticipare, emergerà dall'indagine del collega Salvini che
abbiamo acquisito e su cui abbiamo iniziato a lavorare anche noi
.

Abbiamo lavorato anche sulla questione della 10ª Mas, non perché
riteniamo che quella struttura, per il solo fatto di chiamarsi Stay

behind potesse essere la stessa; sarebbe da ingenui perché è ovvio
che reparti della Repubblica sociale non si sarebbero mai chiamati
con un nome inglese
. Quindi, è evidente che non vi era un parallelo,
ma quel che sembrava molto interessante in questa vicenda non era
nemmeno l'esistenza di una rete clandestina (perchè
, bene o male,
devono essere tutte uguali: se qualcuno pensa di creare una rete
clandestina in un paese occupato da forze nemiche, quel che potrà
fare sarà sempre la stessa cosa e cioè nascondere le armi,
trovare
il sistema di comunicazione, trovare il punto di riferimento, immagino
che ci sia poco da cambiare), ma che dalle dichiarazioni delle persone
esaminate risultava che il progetto di questa rete della 10ª
Mas, prima
dell'arrivo degli alleati non era quello di ricostruire il regime fascista,
nè quello di ostacolare gli alleati, ma quello di contrapporsi con-
temporaneamente, questo è indicato con molta chiarezza, sia alle
forze di estrema sinistra, ai comunisti, in una prospettiva non solo

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di occupazione, ma comunque di vita civile del Paese, che dell'estrema
destra.

L'obiettivo che si pone questa organizzazione della 10ª Mas, questa
organizzazione occulta, è un progetto sostanzialmente di stabilizzazione
del quadro politico che si deve andare a realizzare, che si andrà a creare
nel paese
. Non si propone di fare azioni contro gli Alleati, non vi è, cioè,
un progetto di far passare gli Alleati e poi di organizzare una lotta clan-
destina contro gli Alleati e contro i comunisti nella prospettiva della r
ì-
costruzione del regime fascista; infatti , i contatti che vengono presi
(sempre secondo queste fonti) sono con ambienti azionisti
.

Questo a noi è sembrato molto interessante, perché ci è sembrato
che, se queste erano le premesse, non era da escludersi la possibilità che
alcuni di questi soggetti potessero essere stati utilizzati per i contatti
della nascita delle prime reti clandestine.

Quindi è stato solo questo che ci ha spinti ad occuparci di questa
vicenda
.

Ciò tenendo conto che, in considerazione delle caratteristiche del
paese nell'epoca tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta, è
anche ragionevole che le strutture di guerra non ortodossa previste non
fossero del tipo della rete
Stay behind, perché la rete Stay behind, al-
meno cos
ì come l'abbiamo poi conosciuta. ha in effetti una ragione di
essere nel momento in cui si immagina una situazione internazionale
che non sia di completa contrapposizione tra blocchi di immediata pos-
sibilità di occupazione, perchè il tipo di struttura organizzativa è con
-
temporaneamente quella più diffusa, che infatti è quella della fine degli
anni quaranta e dei primi anni cinquanta
, che non prevede poche centi-
naia di persone ma alcune migliaia di persone, di civili armati, cioè le
brigate Osoppo e le altre strutture di guerra parallela che vengono suc-
cessivamente in parte assorbite dalla struttura Gladio
.

Ma, rispetto a tutte queste vicende, ciò che credo sia più interes-
sante è che in realtà emerge, ormai da molte fonti testimoniali e da
qualche verifica di carattere obiettivo, che negli anni sessanta e nei
primi anni settanta esistevano delle strutture di guerra non ortodossa
diverse dalla rete
Stay behind costituite in ambito Esercito e queste
strutture (in particolare i Nuclei per la difesa dello Stato) erano forte
-
mente radicate nel territorio ed avevano una strutturazione clandestina
simile a quella della rete Stay behind, con notevoli appoggi all'interno di
alcuni settori delle Forze armate.

Queste strutture erano sicuramente fortemente infiltrate da am-
bienti dell
'estrema destra coinvolti in fatti di eversione e di terrorismo.
Questi risultati saranno resi noti con il deposito dell'ordinanza del giu-
dice Salvini, che avverrà nei prossimi giorni
.

Ciò aprirà, anche per la rete Stay behind, un filone di investigazione
molto interessante, perchè ci porrà il problema del se esistesse o meno
una relazione tra queste reti oppure no.

Che esista una relazione di questo genere, per la verità, leggendo le
carte, dovrebbe risultare dalle stesse dichiarazioni di Miceli all'epoca dei
fatti della Rosa dei Venti, perché, per la verità, furono proprio questi uf-
ficiali ad indicare ciò che andava emergendo nelle investigazioni di
Tamburrino e, quindi, che quelli che adesso noi sappiamo essere i Nu-
clei per la difesa dello Stato erano una struttura costituita in ambito del

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servizio segreto militare con funzioni di difesa, e tutto quello che risulta
in quel procedimento, con la conseguente opposizione del segreto di
Stato e con la negazione dell'esistenza di una struttura con finalità
antiistituzionali
.

Quindi questo è un filone su cui adesso noi dovremo lavorare, cioè
su che rapporto vi era fra i Nuclei per la difesa dello Stato (che noi sap-
piamo adesso essere quello che allora erroneamente, impropriamente fu

chiamato Rosa dei Venti) e la rete del Sid Stay behind.

Questa e un po' la sintesi del nostro lavoro.

PRESIDENTE. Vorrei rivolgerle due domande su quest'ultima que-
stione. dottor Salvi, se può rispondere.

Lei ha parlato di reti diverse, quindi di più reti, evidentemente
(salvo accertare se fossero o meno collegate)
, distribuite sul territorio.

SALVI. SI: per il momento abbiamo certezza di due, ma nelle inda-
gini emergono anche altri riferimenti
. che però non sono pienamente
sviluppa
ti.

Per il momento, su questa dei Nuclei per la difesa dello Stato penso
che possiamo dire che siamo certi che esista una rete
...

PRESIDENTE. Salvo vedere se fossero coordinate, raccordate e
quindi con obiettivi diversificati oppure no.

SALVI. Esattamente. E noi sappiamo anche un'altra cosa; sempre
con la difficoltà con cui
, evidentemente, si svolgono questi procedi-
menti, però da plurime fonti testimoniali ci si dice che la struttura di re-
clutamento e di organizzazione di questa rete era militare e che termi-
nava nel Sid: questo e ciò che noi sappiamo adesso.

PRESIDENTE. Un'altra domanda. dottor Salvi.

Il materiale che è stato distrutto tra la fine di luglio e i primi di
agosto del 1990 è un materiale abbondante come quantità (il che non si
-
gnifica come qualità e come significato), è rilevante quantitativamente?

SALVI. Ci sono due tipi di materiali. Uno è quello visto dal profes-
sor De Lutiis ed è quello che viene distrutto con un verbale di distru-
zione; questa parte, a mio parere,
è la meno rilevante, perchè abbiamo
capito che
, ritenendosi una struttura più segreta dei servizi segreti, chi
gestiva la rete
Stay behind si riteneva sciolto anche dai vincoli di tenuta
della documentazione prevista; per esempio, non esisteva il punto di
controllo Nato su una struttura che si diceva essere una struttura Nato e
nella quale passava materiale classificato Nato
: doveva esserci un punto
di controllo degli atti segreti Nato che non esisteva.

Per esempio, materiale era classificato sicuramente (perché ab-
biamo sentito che vi era stampigliato il timbro di classifica), però non vi
era nessuna tenuta dei registri prevista obbligatoriamente appunto per
la tenuta del materiale classificato.

Quindi, quello che noi sappiamo ufficialmente (correggimi se
sbaglio
. collega Saviotti) è che c'è una grande distruzione di materiale

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con verbale di distruzione tra luglio e agosto del 1990, del tutto
abnorme rispetto alla statistica delle distruzioni abituali,

Poi sappiamo che è venuto un ordine a capi di Alghero (e noi presu-
miamo
- ma non abbiamo prove - che un ordine di questo genere sia
andato anche in altre direzioni) che ha comportato la distruzione dì
tutti i quaderni e di tutto il materiale relativo a tutti coloro che erano
stati addestrati. Quindi si tratta sicuramente di parecchie migliaia di do
-
cumenti; sottolineo «sicuramente», nel senso che la cosa di cui è accer-
tata la distruzione sono parecchie migliaia di documenti, però di questo
non c
'e un verbale di distruzione.

PRESIDENTE. Lei, dottor Saviotti, vuole aggiungere qualcosa?

SAVIOTTI. Volevo fare un'osservazione di carattere integrativo ma
sicuramente in coerenza con quello che ha esposto compiutamente i
l
collega Salvi.

Parlavamo prima di più reti coesistenti, Ecco, quello che ho potuto
maturare
, in questi anni di indagini e di lettura anche di carte di altri
colleghi
, di altre sedi giudiziarie, è che mi sembra un approccio errato
quello di immaginarsi una rete come qualche cosa che viene sovrappo-
sto a una realtà ben definita, con dei tentacoli, con dei legami, con dei
filamenti che giungono ai singoli soggetti
.

Qui si è verificato, negli anni, nei decenni, un processo di interioriz-
zazione progressivo, nell'ambito delle strutture pubbliche, delle strutture
deputate alla sicurezza dello Stato
, di situazioni, di persone, di perso-
naggi, di collegamenti, di approcci con ambienti diversi. Anche la stessa
Stay behind nasce originariamente come frutto di un accordo che vede il
capo del Servizio come soggetto di diritto internazionale che rappre
-
senta l'Italia in ambienti Nato; ma mano a mano, nei decenni, il rac-
c
ordo Nato (e il raccordo, probabilmente, con il referente politico in-
terno allo Stato di quell'accordo) viene a sfilacciarsi e la struttura viene
ad essere digerita e introitata proprio completamente dal Servizio fino a
diventare il segreto del Servizio dentro di sé,
con dei livelli di comparti-
mentazione diversa, con dei tipi di impiego diversi
.

Una struttura che si avvale di un certo numero di persone non ne-
cessariamente prevede che tutte siano partecipi di un programma nè
che siano consapevoli di tutti gli aspetti e che abbiano la stessa
valenza.

Veniamo a quello che oggi stiamo accertando con sufficiente cer-
tezza
. Nel 1999 l'autorità politica decide di eliminare il segreto sulla
struttura Gladio; non solo, chiede al servizio segreto di conoscere tutto
su Gladio per poter riferire al Parlamento. Intorno al mese di agosto
1990 ciò determina una fibrillazione di attività nel Servizio per tirar
fuori quello che doveva essere presentato. Un'ottica bonariamente difen
-
siva avrebbe potuto far pensare che si trattava di rabberciare informa-
zioni su una struttura obsoleta con documenti ritrovati qua e là
, Questa
è un
'ipotesi, ma mi sembra difficile che una risposta ad una richiesta di
quella intensità e di quel livello proveniente dall'autorità politica potesse
comportare nel giro di tre giorni il passaggio da una lista di trecento
persone ad una di seicentoventi, mi mi riferisco al lasso di tempo inter-
corso tra la richiesta di informazioni e la pubblicizzazione della lista da

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XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 22 Marzo 1995 - 13ª SEDUTA

parte del Cesis, Ho delle perplessità sul fatto che in quelle poche ore ci
si sia preoccupati all'interno del Servizio di non ricercare le informa-
zioni tramite il terminale del Ministero dell'interno, perché in quel caso
sarebbero rimaste le registrazioni delle informazioni sui soggetti su cui
veniva presentata la richiesta (e c'è un documento in questo senso),
quando il lavoro era realizzato in vista di una pubblicizzazione del suo
esito. Pertanto certamente la lista dei seicentoventidue non era l'unica
possibile; è il frutto del lavoro cominciato ad agosto del 1990 attraverso
una serie progressiva di verifiche, prima di carattere interno e poi
esterno, cioè rivolte verso altri enti (carabinieri, polizia di Stato, ecce-
tera) in modo da poter confezionare la lista finale
. Quelle notizie cui fa-
ceva riferimento il collega Salvi emergono proprio nell
'ambito degli ac-
certamenti sui luoghi interni del Servizio deputati a svolgere questo tipo
di accertamento, dove si avevano le informazioni più riservate sui sog-
getti in questione. Questo materiale non fu messo a disposizione nè
dall
'autorità politica nè di quella giudiziaria. Non si trattava evidente-
mente di materiale disperso in decenni di accumulazione di note infor-
mative ma di materiale ripreso in mano nell'agosto del 1990. L'ordine di
esibizione della procura di Roma è del dicembre e fra agosto e appunto
d
icembre qualcuno si dimentica di esibire questo materiale. Confermo
che non siamo in grado di dire perchè le informazioni furono incom-
plete sia verso l
'autorità politica sia verso quella giudiziaria. Sicura-
mente non dovevano essere complete.

DORlGO. A proposito di questi elenchi e del materiale cui si faceva
ora riferimento, mi interessa capire se nel vostro lavoro avete provato a
svolgere una ricerca sulle diverse liste di nomi che potevano intrecciarsi
tra loro. In altri atti che abbiamo esaminato compaiono nominativi cor
-
rispondenti a persone che avrebbero frequentato corsi o partecipato alle
attività di Gladio e che non rientravano nella lista dei se
icentoventidue.
Almeno una decina di questi nominativi sono segnalati dall'autorità giu-
diziaria militare e un'altra decina compaiono in verbali di Capo Marar-
giu. Vi sono poi altre liste. ad esempio quella relativa alla VII Divisione
al momento dello scioglimento. Vi sono ipotesi di liste citate anche nelle
requisitorie dei magistrati di Bologna, ad esempio rispetto a nuclei ar
-
ruolati in modo anomalo presso il Sismi del generale Musumeci attra-
verso l'Ufficio controllo e sicurezza.

Mi chiedo quindi se sia stato effettuato o se vi sia l'intenzione di
svolgere un lavoro di ricerca incrociata che inevitabilmente deve richie
-
dere le fascicolazioni personali. Quando in Commissione abbiamo
svolto audizioni di alcuni responsabili dei Servizi, questi sembravano
non confermare che dai fascicoli personali si potesse risalire alle moda-
lità di arruolamento ma soprattutto ai nomi degli arruolatori
. Vediamo
invece in una serie di episodi, ad esempio rispetto a tutto quel personale
arruolato da Musumeci, che spesso la specializzazione militare non è di-
rettamente afferente alle vocazioni richieste dal Sismi
; quando infatti
verifichiamo l'arruolamento di incursori di marina
, di assaltatori o di
paracadutisti dobbiamo rilevare che le loro specializzazion
i non hanno
nulla a che fare con le esigenze di un Servizio di informazione
. Vorrei
quindi sapere cosa vi risulta in riferimento agli arruolatori, visto che
avete contezza del fatto che la lista dei seicentoventidue è stata confe-

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zionata in un periodo che ha coinciso con la distruzione di molti docu-
menti. Un'ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di individuare fra le
ragioni di questo comportamento l'esigenza di ridurre molto il numero
delle persone i cui nominativi andavano comunicati all'autorità politica
e a quella giudiziaria
. Tale ipotesi è confortata anche da alcuni docu-
menti interni di quel Servizio. Vi sono delle direttive permanenti ten-
denti a creare una copertura interna ad una struttura già coperta. In
ipotesi, quindi
, questi seicentoventidue soggetti potrebbero essere il
primo stadio della struttura, cioè nomi che potevano essere bruciati per
coprire reti successive più coperte
. Si tratta di un'ipotesi di lavoro forse
troppo generica e vasta per il lavoro del vostro ufficio, ma è molto im-
portante per le competenze di questa Commissione e del resto si tratta
di un'ipotesi già in qualche modo adombrata nella relazione Gualtieri
presentata nella scorsa legislatura. È un lavoro già iniziato che vor
-
remmo approfondire muovendoci in coerenza con le intuizioni e le di-
chiarazioni politiche della precedente Commissione stragi.

Vorrei quindi sapere se in queste liste, nelle modalità di arruola-
mento,
nell'attuale strutturazione e nella partecipazione di personale del
servizio segreto militare si possa rinvenire una sopravvivenza, una resi-
stenza di strutture o reti che non sarebbero state sciolte insieme a Gla
-
dio o che potrebbero anche essere state sciolte ma che rappresentavano
un qualche cosa di molto più ampio rispetto alla lista dei seicentoventi-
due. Vorremmo avere una vostra opinione a meno che non vi siano ri
-
svolti relativi al segreto istruttorio. Comunque sarebbe opportuno sapere
se da parte vostra vi sia stato un qualunque lavoro di indagine nell'am-
bito di questo tipo di ragionamento
.

Una serie di personaggi appaiono nelle liste di Gladio e in episodi
che nulla hanno a che vedere con le finalità dell'organizzazione
: essi
non compaiono nei verbali di addestramento ma in inchieste diverse
.
Penso al signor Pazienza, al signor Nardi, allo stesso Bertoli. A propo-
sito di quest'ultimo ci sono state precisazioni diverse da parte del magi-
strato che ha in carico l
'inchiesta; tuttavia si va profilando l'idea che
quella omonimia dichiarata dai responsabili del servizio sia del tutto
finta
: questo fatto è sicuramente tutto da dimostrare ma alcuni ipotesi
lo fanno pensare
. Penso ancora all'appartenenza, genericamente profi-
lata, del capo scorta di Moro oppure alla più acclarata della scorta di
Mattei e ancora alla appartenenza del colonnello Guglielmi, che sarebbe
stato presente in via Fani il giorno della strage.

Senza necessariamente pensare che il vostro lavoro abbia potuto
spaziare su tutti questi aspetti
, mi chiedo se abbiate svolto qualche ap-
profondimento in proposito. Altrettanto dicasi a proposito del discorso
fatto dal dottor Salvi sulla struttura progenitrice o comunque sulla rete
del colonnello Rocca
. Da alcuni elementi nuovi forniti alla Commissione
emerge che il colonnello Rocca compariva in una lista di assicurati (una
assicurazione infortunistica per tutti gli appartenenti a questi organi-
smi)
: vorrei sapere se anche a questo proposito avete condotto delle ri-
cerche analitiche
.

È ancora sulla connessione con il Ministero dell'interno e in parti-
colare con l'ufficio affari riservati; sul ruolo svolto dal Ministero dell'in-
terno posteriormente alla fase originaria, in cui la struttura era piu
' pro-
priamente inserita in una rete di rapporti Nato, e quindi in quella fase

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di possibile assorbimento di tale organizzazione nelle strutture nazionali
dei Servizi.
Vorrei sapere se avete condotto degli approfondimenti sul
ruolo che può aver avuto il Ministero dell'interno; vorrei altresì sapere
se avete notizie sulla possibilità di riscontrare elementi che possano in-
durre a ricercare collegamenti
tra la struttura Gladio e organizzazioni di
estrema destra (al di là della partecipazione, ormai accertata
, di alcuni
esponenti di estrema destra a detta organizzazione) ovvero con organiz-
zazioni (è un capitolo su cui non è stata fatta ancora chiarezza) di
estrema sinistra, magari attraverso casi di infiltrazione di appartenenti a
Gladio in tali organizzazioni
.

Mi chiedevo ancora se avete cercato una motivazione alla comparsa
di alcuni nomi sui giornali dell'epoca, nomi che poi non risultarono
compresi nell'elenco dei seicentoventidue appartenenti: mi riferisco agli
articoli pubblicati dal «Corriere della sera» da «La Stampa» o dall'«Eu-
ropeo»
. Peraltro parliamo di organi di stampa che non avrebbero potuto
avere alcun rapporto con la struttura interna al
Servizio.

Vorrei ancora sapere se avete approfondito la figura di Hollsteìn,
capo della stazione Cia di Roma che figurava come tramite ufficiale tra
il Servizio e la base di addestramento di Capo Marargiu
.

Infine, se rispetto ai rapporti con la struttura di Edgardo Sogno
siano emersi elementi che possano far ritenere che Gladio abbia svolto
un ruolo per la difesa di Trieste; se sono stati rintracciati elementi docu-
mentali o di informazione su eventuali missioni di Gladio o di strutture
appartenenti a
Stay behind tali da far emergere legami con la struttura
di Sogno
, finalizzati alla difesa di Trieste e mediati da Maria Pasqui-
nelli.

SALVI. Su alcuni di questi aspetti abbiamo lavorato. Desidero pre-
mettere che una difficoltà incontrata quotidianamente è che questo pro
-
cedimento tende ad espandersi e a riguardare tutta la storia d'Italia, ad-
dirittura dagli anni quaranta ad oggi
. La mia esperienza è che quando
un procedimento comincia ad allargarsi diventa del tutto inutile
.

I procedimenti che vanno a sentenza sono quelli in cui ci sono po-
chi fatti e molte certezze, altrimenti si rischia di fare delle bellissime ri
-
costruzioni di carattere storico-politico, magari con l'attribuzione ad al-
tri uffici del compito di continuare le indagini. ma con pochi risultat
i
sui piano dell'accertamento penale nel dibattimento e delle condanne.

Noi incontriamo difficoltà nel fare di questo processo, che di per sè
è grande, un processo che finisca, dopo il dibattimento, con delle con-
danne
. Dobbiamo tener sempre presente che compito dell'autorità giudi-
ziaria non è il conoscere la verità, ma fare un processo a persone indivi
-
duali per fatti previsti dalla legge come reato. Ora, purtroppo, in questo
processo siamo continuamente costretti ad occuparci di mille questioni
;
questa è una delle ragioni per cui molto probabilmente non tutte le que-
stioni da noi affrontate sfoceranno in un processo pubblico
, con delle
sentenze di condanna.

In questo contesto posso rispondere a quasi tutte le sue domande,
ma non a tutte. Per esempio, non sono in grado di risponderle in ordine
al capostazione della Cia di Roma, non so se lo può fare il collega
.

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SAVIOTTI. Vorrei dire qualcosa in più, in maniera anche forse più
decisa. La tentazione di appendere lo stragismo e gli stragisti a Gladio è

stata forte per chiunque si sia imbattuto all'improvviso in tali questioni.
Mi ricordo l'enfasi con cui furono pubblicate le liste dei gladiatori: si
pensava di trovare chissà quali e quanti terroristi in questi seicentoven-
tidue nominativi e tutto sommato anche ora l'aspettativa di trovare in
tali nomi qualcosa di risolutivo
è ancora forte. Però, se continuiamo a
voler pensare di apprendere da Gladio la storia stragista dell'Italia an-
diamo fuori pista e non posso neanche escludere che non lo facciamo
per caso. Siamo andati fuori pista quando siamo andati a sentire questi
seicentoventidue, quando abbiamo esaminato la contabilità o alcuni
aspetti che si polarizzavano intorno all'operazione, all'accordo,
o intorno
agli addestratori.
Un processo di cui si può parlare è quello relativo ad
una determinata operazione in Alto Adige per una sorta di sequestro di
persona che si concluse in modo significativo e del quale sto aspettando
la sentenza
. In esso c'è un'affermazione importante. La sezione «K», o
comunque un gruppo operativo del Sismi, viene riconosciuta consistere
in una banda armata e viene dichiarata non punibile perchè non opera
e si scioglie prima di effettuare l'operazione stessa; il fatto che questo
gruppo di persone in molti casi sia composto proprio da alcuni degli ad-
destratori di Gladio non ci deve trarre in inganno. Occorre invece pola-
rizzare l'attenzione sullo sviluppo della struttura.
Gladio è stato un con-
tenitore con all'interno delle vicende che, se esaminate attentamente,
non ev
idenziano nulla di legalmente pesante o risolutivo. Possono essere
transitati per Gladio personaggi, quattrini, sistemi di collegamento, tra-
vasi di struttura in struttura
, ma continuando a perseguire sempre l'idea
della rete, dell'organizzazione perdiamo tempo
. Quindi, il risolvere la
storia d
'Italia partendo da quel processo non è costruttivo; a parte che
nel processo non
è possibile ma sarebbe fuorviante e dispersivo, forse
non casualmente.

DORlGO. Questa non è la mia opinione, io ragionavo sul fatto che
voi siete pagati per giudicare e quindi essere produttivi e sintetici
; la no-
stra Commissione. invece,
è insediata dal Parlamento per far luce su
delle vicende complessive. Essa non intendeva appendere a Gladio la
storia delle stragi, ma approfondire rispetto a questa vicenda tutti quegli
indizi che possono far individuare elementi di depistaggio o di mancata
individuazione dei responsabili delle stragi nel quadro dei compiti istitu-
zionali della nostra Commissione; non ho mai pensato a compiti onni-
comprensivi o preconfezionati.

Per questo ho premesso che le domande che facciamo a voi le fa-
remo a tutti i soggetti che ascolteremo su Gladio, perché abbiamo biso-
gno di apprendere elementi utili da ognuno di voi.

SAVIOTTI. Lontanissima da me l'idea di censurare l'ipotesi di spie-
gazioni ricostruttive che pur sono plausibili. Dico solo che la tentazione,
in cui io stesso sono incorso, è stata quella di trovare in Gladio una so-
luzione decisiva per molti aspetti; ci siamo trovati poi con quattro
-cin-
que stanze piene di carte di atti giudiziari ed accertamenti di scarsa
utilità.

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Ciò di cui stiamo facendo tesoro è il modo di funzionare di quegli
archivi, di interloquire con l'autorità politica e con l'autorità giudiziaria,
il modo di custodire in eterno i segreti; ha un senso farlo per i segreti di
Stato, perchè ciò risponde ad esigenze di opportunità, ma credo che
queste siano state vissute come un qualcosa di indefinito, in prospettiva,
da assicurare perfino con la eliminazione dei segreti che dovevano es-
sere mantenuti
.

SALVI. Per quanto riguarda il capostazione Cia di Roma non sono
in grado di dire.

Per quanto riguarda le ricerche, sulle liste è stato fatto di certo un
notevole lavoro, anche avvalendosi dei collegamenti
. Quel che mi sem-
bra sia emerso
è l’esistenza di aggregazioni non necessariamente forma-
lizzate, Questo è il dato forse più significativo. D'altra parte è quanto già
si
è verificato con la vicenda del Sid negli anni '70 e, probabilmente, con
la vicenda Pazienza-Musumeci alla fine degli anni '70, primi anni
'80.
Cioè, in questi reclutamenti, che sono certamente un qualcosa di diverso
dalla rete Glad
io, la vicenda più interessante è quella delle aggregazioni
non formalizzate che è possibile che duri ancora.

Lei faceva riferimento alle direttive permanenti. Qui incontriamo le
solite difficoltà di arrivare ad accertamenti giudiziariamente validi. Que-
sto documento ha una sua forma materiale, esiste ed è indubitabile, an-
che nel suo contenuto storico; fa riferimento all'esistenza
, nel momento
in cui viene scritto, di una struttura già operante, che va coperta e che
deve diventare quella nota
. Quindi, ragionando da persona che legge e
capisce
. dovrei pensare che i seicentoventidue che ci vengono poi esibiti
sono il primo di questi tre livelli e che quindi ne esiste un secondo dopo
questo
. che non mi è stato comunicato, ma che è , ancora spendibile, e
poi ne esiste un terzo che invece non conoscerò mai
. Quando poi si va a
chiedere conto di ciò
, iniziano i «non ricordo», le incertezze, le precisa-
zioni che si tratta di mere ipotesi di studio che ovviamente pongono d
ìf-
ficoltà per il sillogismo giuridico.

Ciò che lei dice, però, è indubitabile; agli atti del Servizio esiste un
documento nel quale si attesta che si deve nascondere l'esistenza di una
struttura
.

Per quanto riguarda i personaggi che compaiono nelle liste di Gla-
dio, anche qui i fatti sono molto diversi. Per esempio, Dantini è sicura-
mente un soggetto che esiste e sicuramente il fascicolo è manomesso,
questo è certo
. Dantini, risulta contattato a metà degli anni '70 e gli
unici atti del fascicolo sono articoli di giornali del 1990. Quindi. si tratta
palesemente di un fascicolo «saccheggiato »
. Non so cosa Dantini abbia
fatto, ma si tratta di un soggetto fondamentale per i collegamenti con
l'estrema destra.

Dantini - come dicevo all'inizio - è un soggetto fondamentale per
quei collegamenti con l
'estrema destra; anche Bertoli, probabilmente po-
trebbe essere lui, non lo so. Però io, se devo essere proprio del tutto sin-
cero su questa storia
, vi dirò che, invece. l'esistenza dei fascicoli di Dan-
tini, di Bertoli e di qualche altro è proprio quello che a me ha creato
problemi, perché, se io non avessi proprio trovato i fascicoli di Dantini e
di Bertoli
, sarei stato più tranquillo in quanto i seicentoventidue erano
quello che mi aspettavo di trovare. cioè seicentoventidue persone per

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bene, senza carichi pendenti (salvo qualcuno, magari, con qualche
cosa). Un nome come Dantini è un nome pericoloso,
cioè non è nem-
meno un qualunque eversore di destra che può essere messo impune-
mente in un elenco di persone per dare l'immagine che sono liste vere;
Dantini, al di là degli accertamenti di responsabilità in procedimenti pe
-
nali, è un nome centrale nella storia dell'eversìone del Veneto: ci porta a
Morin, a Carlo Maria Maggi, a Vinciguerra, ci porta alla strage di Pe-
teano,
e dico ciò - ripeto - non come affermazione di responsabilità, ma
perchè ci porta
a questo giro.

Quindi questo è un problema, è un dubbio. Su questo, comunque, è
stato fatto ed è ancora in corso un grosso lavoro; noi siamo in stretto
contatto e in perfetti rapporti con i colleghi di Padova come con quelli
di Venezia, di Milano, di Firenze, di Bologna, lavoriamo in perfetto ac-
cordo con tutti
.

Non abbiamo fatto ancora il lavoro che voi suggerite sulle liste degli
assicurati, che mi sembra molto interessante:
è un suggerimento che ho
colto proprio da voi e non ci abbiamo ancora lavorato. però in effetti è
una delle cose che potrebbero essere più utili da verificare,

Circa le connessioni con il Ministero dell'interno, quelli a cui mi ri-
ferivo io sono solo aspetti relativi a una sorta di pulizia in famiglia dei
panni sporchi
. C’è tutto invece un filone di lavoro che ci porta a quel
problema di cui parlavo prima.

La ragione per cui Vinciguerra ce l'ha a morte con molti magistrati,
tra cui Casson e altri, è che lui sostiene che, quando parlò nel 1984 di
quella copertura della strage di Peteano, la sua preoccupazione princi
-
pale era il Ministero dell'interno e, in particolare, l'ufficio Affari riservati
(Federico Umberto D'Amato e le altre vicende)
. Lui sostiene, nella sua
visione di persona che ha uno schema mentale sul quale mette a posto
tutto, che volontariamente si è puntato sull'Arma dei carabinieri e sui
servizi segreti, perché sostiene che quello era l'obiettivo più facile, cioè
che, tutto sommato, già note certe vicende, era più facile colpire Arma
dei carabinieri e Servizi perché ciò non portava alle responsabilità
politiche.

Vinciguerra ha sicuramente torto in questo, nel senso di dire che sia
stata una scelta di carattere volontario, però coglie
, in un certo senso,
un aspetto vero di tutto questo, cioè che il Ministero dell'in
terno è rima-
sto, fino a questo momento, un settore inesplorato; io non so però se
tocchi a noi esplorarlo (per «noi» intendo la procura della Repubblica di
Roma nel processo Gladio); a me, fino a questo momento, non risultano
collegamenti diretti con questa vicenda: nel momento in cui dovessero
risultare, ma come collegamenti al mio processo, alla mia notizia di
reato, io
, anzi, noi cercheremo di lavorarci in questi limiti.

Quindi, allo stato attuale, a me connessioni tra la struttura Stay
behind
e il Ministero dell'interno non ne risultano. Mi risultano, per mie
conoscenze di altri procedimenti, molti aspetti poco chiari nella ge
-
stione, da parte di funzionari del Ministero dell'interno, delle attività di
prevenzione e di repressione, negli anni sessanta e settanta, relative a
quella che noi ora chiamiamo la strategia della tensione.
Credo che su
questo ci sia un amplissimo materiale, che però non
è ancora stato
approfondito
.

Non so se sono stato esauriente su ciò.

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DORIGO. Chiaro.

SALVI. Sulla partecipazione a Gladio di elementi dell'estrema de-
stra, credo di avere risposto prima
. Invece abbiamo moltissimi elementi
per ritenere che in una struttura parallela, che probabilmente, alla fine,
si ricollega
a quello che a noi interessa, che non è Gladio ma è una
struttura segreta costituita in ambito servizio militare con funzioni di
 
stabilizzazione del quadro politico, militavano elementi dell'estrema de-
stra: sono individuati e alcuni di loro ammettono questo fatto.

Circa episodi di infiltrazione dell'estrema sinistra, non ci abbiamo
lavorato;
mi risulta che elementi in questo senso ci sono sulla fine degli
anni sessanta e risulteranno nell'attività di Salvini, nell'ordinanza depo
-
sitata. Quindi lì ci sarà molto materiale su questo.

Non ho presente la differenza di nomi tra la stampa e le liste,
quindi non sono in grado di rispondere su quest'altra domanda.

Edgardo Sogno è stato sempre uno dei punti di riferimento di tutte
queste indagini, perchè l'esistenza di questa struttura nasce, come prima
notizia, con le vicende di Pace e Libertà e con le vicende di Edgardo
So-
gno. Sul fatto che ci sia adesso un'attività invece investigativa nostra,
faccio presente che non c'e, se non quella di raccolta del materiale
preesistente
.

ZANI. Io vorrei fare tre domande che non sono collegate fra di loro:
faccio questa premessa per il fatto che sono appena arrivato in questa
Commissione e quindi probabilmente vi possono anche apparire do
-
mande abbastanza scontate.

La prima è la seguente. Nell'ipotesi, a mio parere abbastanza proba-
bile, naturalmente, di una reazione negativa alla decisione dell’autorità

politica di rendere nota la struttura Stay behind, vi siete posti il pro-
blema di un'eventuale evidenza di alcune forme di reattività, eventual-
mente anche spontanea o fuori controllo, nel corso di quel periodo,
cioè
nel corso del 1990?

La seconda domanda è più generale. Avete incontrato, nel vostro la-
voro, tracce o anche, eventualmente, testimonianze di attivazione della
rete nell'ambito dei suoi compiti, per così dire, istituzionali?

Terza domanda (questa serve ancora di più a rinfrescarmi la memo-
ria). Depositi di materiali, di armi o, comunque, di dotazioni (credo ve-
nissero definiti, in sigla, Nasco, se non sbaglio) sono stati trovati?
Quanti? Dove? In quali condizioni? In che epoca? Qual era la tipologia
,
diciamo, media di questi materiali?

SALVI. Sui depositi di armi e materiali, la tipologia dei Nasco era
collegata al possibile uso istituzionale, quindi vi erano armi leggere,

esplosivo, materiale di trasmissione, materiale documentale e altre cose
di questo genere.

Non le posso dire quanti erano e quanti ne sono stati trovati, non
solo perchè in questo momento non me lo ricordo ..
.

PRESIDENTE. Dottor Salvi, mi scusi se la interrompo: il collega
Zani ha premesso di essere nuovo della Commissione e io ricordo che
,
su alcuni problemi, la relazione Gualtieri già dà delle notizie.

Senato della Repubblica            - 415 -                          Camera dei Deputati

XII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI - 22 Marzo 1995 - 13ª SEDUTA

SALVI. Sì, ma poi ci sono state delle novità rispetto a quanto ripor-
tato nella relazione Gualtieri, perchè in realtà non lo
sa nessuno quanti
fossero quei depositi. Per esempio, quel materiale che hanno mandato i
colleghi di Padova mi sembra interessante su questo, nella non corri-

spondenza delle indicazioni ricevete a quello che poi dovrebbe essere.

Anche circa la destinazione, non sappiamo in realtà dove sono finite
le armi
e le munizioni che sono state prese.

Quindi, onorevole Zani, io non sono in questo momento in grado di
riferirle quanti sono
e quanti ne sono mancati; sicuramente ne sono
mancati
.

Se siano stati utilizzati per attività eversive, di questo non vi è  
prova; si discute su Aurisina, se sia stato utilizzato l'accenditore a
strappo per trappolare la
Fiat 500 utilizzata per la strage di Peteano:

Vinciguerra lo nega.

Però dovete tenere conto che in realtà i depositi a disposizione
erano diffusi dappertutto, spesso nelle caserme dei carabinieri, ed erano
a disposizione dei Nuclei per la difesa dello Stato. Risulta che in alcune
occasioni le armi sono state prelevate ed utilizzate per addestramento e
poi restituite
. Occorre quindi intendersi sul significato dell'espressione
«compiti istituzionali». Se consideriamo i compiti formalmente asse-
gnati, allora non si è mai rientrati in tale ambito perché non vi è mai
stata una
situazione di tensione internazionale tale da determinare l'atti-
vazione preventiva della rete. Vi sono tracce di attivazione di persone
che risultano addestrate, come nel caso di Stoppani che viene adde
-
strato al Cag di Alghero e preparato per sequestrare all'estero un perso-
naggio e portarlo in Italia o in alternativa ucciderlo. Vi sono poi tracce
di attiv
ità di spionaggio, di raccolta di informazioni su cittadini italiani
e su loro attività ed in ogni
caso si tratta di compiti che non rientrano
tra quelli istituzionali.

Quello della reattività spontanea è un discorso delicato rispetto al
quale non possiamo entrare nel merito. Non abbiamo prove al riguardo;
è possibile che ci sia stato qualcosa relativamente a persone collegate al
centro di addestramento di Alghero di cui però non ci
è consentito par-
lare perch
é ancora oggetto di indagine.

DORIGO. Poiché nella vostra inchiesta avrete certamente esaminato
meglio della Commissione
, che non le ha mai avute, le schede dei sei-
centoventidue vorrei chiedervi, a proposito dei fascicoli relativi a perso-
nale Sismi, se è possibile rintracc
iarvi il nome dell'ufficiale arruolatore.

SALVI. Posso riferirmi al personale civile arruolato nella struttura
Gladio ma non al personale Sismi
. Comunque l'indicazione dell’arruola-
tore c
'è; non ricordo se il nome è contenuto nel fascicolo oppure
nell
'elenco. In ogni caso l'arruolatore è indicato con un nome di coper-
tura ma poi basta scorrere nell'elenco i nominativi a cui corrispondono
tal
i coperture. Uno degli arruolatori più importanti tra quelli identificati
è un ex membro delle forze armate della Repubblica sociale italiana, un
soggetto di rilievo. Comunque gli arruolatori sono tutti individuati
,

SAVIOTTl. L'arruolatore per Stay behind può essere sia un dipen-
dente del Servizio sia un gladiatore anziano
. Le figure di arruolatore,

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addestratore e capocentro molto spesso si confondono e si sovrappon-
gono tra di loro. Abbiamo comunque una lista che dovrebbe essere ab
-
bastanza completa del personale che ha svolto queste funzioni prope-
deutiche di segnalazione e di punto di riferimento anche successivo. È

emerso che, mentre giravamo l’Italia per esaminare la posizione dei sin-
goli componenti della lista dei seicentoventidue, coloro i quali avevano
svolto funzione di capocentro o di arruolatore organizzavano riunioni
conviviali prima del nostro arrivo per tranquillizzare le persone a propo
-
sito della nostra attività istruttoria.

PRESIDENTE. Ringraziamo i nostri ospiti per l'importante mate-
riale e per gli spunti di riflessione che ci hanno offerto
.

Rinvio il seguito dell'inchiesta ad altra seduta.

La seduta termina alle ore 21.