CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

  29/09/99


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

GLI EVENTI EVERSIVI E TERRORISTICI DEGLI
ANNI FRA IL 1969 ED IL 1975

Elaborato redatto dal senatore Luigi Follieri

29 settembre 1999

 

Premessa    pag. 77
Capitolo I - La democrazia ed il suo sviluppo in Italia    "   81
Capitolo II - La guerra fredda e le sue conseguenze    "   89
Capitolo III - Il «Piano Solo»    " 104
Capitolo
IV - La contestazione giovanile, l'autunno caldo e il terrorismo rosso
  "  113
Capitolo
V - La strategia della tensione, piazza Fontana e le stragi insolute
  "  121
Capitolo VI - Il golpe Borghese   "  135
Capitolo VII - La strage di Peteano   "  143
Capitolo VIII - L'attentato alla questura di Milano "  149

Capitolo

IX - Le due stragi del 1974: piazza della Loggia ed il treno «Italicus»

  "  151
Capitolo x - L'obiettivo degli stragisti e le note conclusive   "  163

PREMESSA

Nella quarta relazione semestrale sullo stato dei lavori della Com-
missione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause
della mancata
individuazione dei responsabili delle stragi trasmessa, in
questa legislatura, ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Ca-
mera dei deputati, ai sensi dell'art. 2, comma 4, della legge 17 maggio
1988, n. 172, richiamata dall'art. 1 della legge 23 dicembre 1992,
n. 499 e successive modificazioni, al paragrafo 6
(«Le decisioni sulla
bozza di relazione»)
è scritto: «Il notevole lasso di tempo trascorso dal-
l'inizio dell'attività della Commissione d'inchiesta, l'acquisizione di un
imponente materiale documentale e/o di indagine diretta, gli ampi dibattiti
seminariali svolti in seno alla Commissione stessa nei mesi di aprile-mag-
gio 1998, rendono possibile, anzi oramai opportuna e doverosa, una va-
lutazione complessiva. Ciò almeno con riferimento ai fatti di terrorismo
ed eversione accaduti nella prima fase storica in questione: quella che
si fa iniziare con i sommovimenti e le violenze del 1968 e che prosegue,
contrassegnata da gravissimi episodi, fino agli inizi del 1975, anno in cui
si apre una stagione nuova dell'
eversione e del terrore almeno per alcuni
(rilevanti) aspetti disomogenea rispetto alla precedente, ancorché essa
stessa attraversata da fatti di estrema violenza e di strage che si prolun-
gherà fino al 1994».

«Sulla base di questo orientamento della Commissione, nella riu-
nione del 26 maggio 1998, l'Ufficio di Presidenza allargato ai rappresen-
tanti dei Gruppi aveva ritenuto che si potesse procedere alla stesura di
una bozza di relazione riferita e limitata, come innanzi detto, agli eventi
di eversione e di terrorismo degli anni tra il 1969 ed il 1975. Era stato
individuato quindi un ristretto gruppo di commissari incaricati di proce-
dere alla redazione, con il supporto dei consulenti, professor De Lutiis
e Ilari ed il dottor Tricoli. Questi ultimi, anche avvalendosi delle risul-
tanze delle quattro riunioni seminariali (svoltesi il 22 e 29 aprile ed il
6 e 13 maggio 1998; cfr. doc. XXIIII, n. 8), hanno prodotto e depositato
tre distinti elaborati, immediatamente distribuiti ai membri del Comitato
di redazione».

«Nel corso della riunione del Comitato del 19 gennaio 1999, si sono
manifestate opinioni diverse circa l
'impostazione e lo stesso contenuto
della bozza di relazione. Nella seduta del 20 gennaio 1999, l'Ufficio di
Presidenza, preso atto di ciò - e ribadito l'impegno irrevocabile da tempo
assunto di giungere alla redazione di un primo documento di sintesi e di
valutazione - ha accolto, con alcune precisazioni,
, una diversa proposta
operativa avanzata dal Presidente: affidare alla responsabilità di un

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solo membro della Commissione la formulazione di un documento di la-
voro idoneo ad offrire le risposte ai quesiti che la Commissione si
è posta,
in adempimento del dettato della legge istitutiva. Il documento, che dovrà
essere redatto in tempi molto contenuti, verrà poi sottoposto al giudi
zio
del
plenum ed in quella sede confrontato con eventuali proposte alterna-
tive
, sì da poter giungere ad un pronunciato entro la primavera dell'anno
in corso
».

«È stata anche accolta la proposta del Presidente di affidare ad un
nuovo consulente, il dotto Domenico Rosati, l'incarico a tempo determi-
nato di collaborare con il commissario che procederà alla redazione
del documento».

La presente relazione affronterà, quindi, gli eventi eversivi e terrori-
stici degli anni fra il
1969 ed il 1975, tentando di dare una risposta agli
interrogativi che avevano indotto il Parlamento ad istituire
, con la legge
n.
172 del 17 maggio 1988, questa Commissione che ha il compito di ac-
certare le ragioni per cui le stragi ebbero a verificarsi, il contesto nel
quale esse sono maturate, i motivi della mancata individuazione degli
autori nonché le cause che hanno ostacolato il corso della giusti
zia e
se esse siano attribuibili a precise responsabilità.

Invero, alla fine dell'XI legislatura, furono presentate e votate dalla
Commissione tre relazioni conclusive (doc.
XXIII, n. 13, comunicate alle
Presidenze il
28 febbraio 1994).

Una di queste (relatore il deputato Nicola Colaianni) affrontando le
questioni legate alle
«stragi meno recenti», catalogate, sotto il profilo
cronologico, come
«stragi pregresse» (da piazza Fontana sino alla strage
di Natale del
1984), ha preso in considerazione anche tutti quei gravi
e
venti terroristici che hanno insanguinato l'Italia e che si sono succeduti
nel periodo che ci interessa: piazza Fontana (Milano
1969), Gioia Tauro
(1970), Peteano
(1972), Questura di Milano (1973), piazza della Loggia
(Brescia
1974) e treno Italicus (1974).

Appartiene alla XII legislatura la relazione proposta dal Presidente
della Commissione, senatore Giovanni Pellegrino, che esamina, tra le al-
tre
, anche le questioni legate alla strategia stragista.

* * *

Vi è da dire subito che per il caso di Gioia Tauro vi è una sentenza
del giudice istruttore presso il tribunale di Palmi che
, su conforme richie-
sta del pubblico ministero, nel prosciogliere tre dipendenti delle Ferrovie
dello Stato
, imputati dei delitti di disastro colposo e omicidio colposo plu-
rimo, ritenne l'attentato dinamitardo una mera ipotesi
«destinata a restare
nel limbo delle congetture».

Il magistrato si allineò, in tal modo, alle conclusioni dei marescialli
Guido De Claris e Giuseppe Ciliberti del commissariato di pubblica sicu-
rezza presso la direzione compartimentale delle FF.SS. di Reggio Cala-
bria i quali
, nel rapporto trasmesso alla Procura della Repubblica di

 

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Palmi, avevano asserito che «le risultanze delle indagini esperite consen-
tivano di escludere che il disastro ferroviario (avesse) avuto origine do-
losa
(. .. ) per cui si (doveva) ritenere che il disastro (fosse) stato provocato
da causa di natura tecnica da ricercarsi nel materiale rotabile o nel ma-
teriale di armamento».

In precedenza il collegio peritale, incaricato dalla magistratura in-
quirente, aveva ritenuto il sinistro non addebitabile ad errori del perso-
nale di guida o addetto agli scambi, ovvero a difetti del materiale rota-
bile: la causa «più probabile», a loro dire, «era ( ... )
lo scoppio di una
carica esplosiva dolosamente posta nei pressi del binario».

Anche una perizia balistica aveva concluso in maniera analoga: «Il
distacco di suola di rotaia fu provocato da carica esplosiva ( ... )
>>, con la
specificazione che il mancato rinvenimento di reperti esplosivi era giusti-
ficato dal fatto che «le tracce lasciate in un sito da un'esplosione (erano)
facilmente alterabili e soggette a dispersione se, come nel caso di Gioia
Tauro, (si fosse verificato) deragliamento di molti vagoni, con aratura
della massicciata e sconvolgimento del materiale di armamento, ma
che, a parte ciò, le tracce po(tevano) essere proiettate a notevole distanza
dal fenomeno esplosivo ed essere pertanto di difficile o impossibile repe-
rimento».

Certamente le intuizioni della magistratura, contrarie all'attentato
dinamitardo, erano state determinate dalle affermazioni unanimi dei testi-
moni (viaggiatori a bordo del treno, viaggiatori in attesa alla stazione di
Gioia Tauro, personale delle FF.SS. viaggiante e di stazione) tutte esclu-
denti il boato di un'esplosione, che nessuno dei presenti ricordava aver
udito.

Quindi il deragliamento del direttissimo P.T. (treno del Sole) prove-
niente dalla Sicilia e diretto a Torino, verificatosi alle ore 17,10 del 22
luglio 1970, a circa 750 metri dalla stazione di Gioia Tauro, stando
alla decisione penale, non
è ascrivibile ad azione terroristica.

Sopravvive, tuttavia, la diffusa convinzione che il sinistro sia di ma-
trice eversiva: in verità vi sono analogie con tre attentati succedutisi sulla
stessa linea il 22
ed il 27 settembre, nonché il 10 ottobre di quello stesso
anno.

Neppure in questi casi furono rinvenute tracce evidenti di esplosioni.
Senza dubbio è fonte di perplessità la singolare avaria riscontrata
sulla rotaia ed evidenziata da tutti i periti: la parziale
asportazione della
suola interna per un tratto di circa 180 centimetri che fece propendere
per l'ipotesi dolosa del disastro.

Comunque, escludendo l'episodio di Gioia Tauro e riducendo così a
cinque il numero delle stragi, lo scenario conserva tutta la sua tragica
drammaticità per le centinaia di vittime che esse provocarono.

 

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portamenti che, da un lato, utilizzarono ogni mezzo (compresi quelli ille-
gali) per combattere il nemico, non esclusi
, come vedremo più avanti,
quegli intrecci inquietanti con gruppi eversivi, e dall' altro, non disdegna-
rono di esercitare pressioni sulla classe politica sollecitandone una mag-
g
iore fermezza e coerenza.

La realtà sociale e politica evolveva al meglio, con connotazioni che
non tradivano le scelte costituzionali e quindi i valori della democrazia
. E
mentre
i responsabili della cosa pubblica ed i partiti seguivano un percorso
che non ammetteva
sbocchi avventurosi, vi era chi tramava nell 'ombra per
ostacolare il centro
-sinistra e l'accordo dei cattolici democratici con i laici
e con i socialisti.

* * *

Aspre discussioni ed accese polemiche hanno interessato, in modo
p
articolare, l'organizzazione Gladio, dalla NATO definita Stay behind,
che pare sia rimasta estranea ai fatti criminali legati alla strategia della
tens
ione. Invero non è stato mai provato (anzi i consulenti Giannuli e Ilari
l'hanno escluso) che l
'esplosivo usato per la strage di Peteano provenisse
dal Na
sco di Aurisina, così come era stato prospettato da una prima rico-
s
truzione accusatoria 15.

Tuttavia, per completezza di esposizione appare opportuno riportare
la contrastante valutazione del giudice istruttore Grassi, contenuta nella ci-
tata sentenza-ordinanza (agli atti di questa Commissione), datata 4 agosto
1994: «Nel corso degli anni ( ... ) Gladio si è assunta compiti di spionaggio
politico
, sociale, culturale, economico ed industriale (risulta pacificamente
dimo
strato in atti); ha utilizzato persone legate al passato regime fascista
ed in particolare alla Repubblica
sociale di Salò sia tra i gladiatori (basti
ricordare quelli orbitanti attorno al famigerato NASCO di Aurisina, facenti
parte della X MAS o della Guardia repubblicana, uno dei quali ha avuto
pur
e il figlio aderente ad Avanguardia Nazionale, tra l'altro implicato in
f
atti delittuosi connessi all'attività di tale gruppo, risoltisi processualmente
in amni
stie), sia tra gli ufficiali del Servizio (basti ricordare il tenente co-
lonnello Pasquale Fagiolo
, responsabile per anni del reclutamento dei ci-
vili e poi dell'intera sezione da cui dipendeva Gladio, discriminato e de-
ferito nell
'immediato dopoguerra per avere collaborato con il governo
della Repubblica
sociale di Salò). Inoltre è emerso a più riprese, all'in-
terno della
struttura, la presenza di persone collegate ad ambienti eversivi
di destra. Il saccheggio cui sono stati sottoposti gli archivi della VII divi-
si
one del SISMI non ha consentito ricostruzioni complete. ( ... ) L'assoluta
i
llegalità dell'intera struttura è testimoniata dalle operazioni di manipola-
zioni e saccheggi degli archivi, all'indomani della prima visita del giudice
istruttore di Venezia negli uffici della VII Divisione da cui dipendeva la
s
truttura. In pratica, una volta cessato il segreto su quegli archivi è scat-

 _____________

15)  Incontro seminariale del 22 aprile 1998, pp. 61 e 78.

 

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tato, come sempre, un più fervido segreto sostanziale a tutela delle gravis-
sime illegalità gestite da apparati militari e di singoli (e da) selezionati
esponenti politici»
16.

Nello stesso provvedimento giudiziario, allorquando si affronta il
tema sulla «natura e finalità di Gladio» si afferma esplicitamente:

«È stata acquisita agli atti documentazione di evidente valore proba-
torio attestante come la struttura Gladio fosse diretta essenzialmente a
controllare e neutralizzare le attività comuniste. Ciò in tempo di pace
ed in caso di sovvertimento interno dentro i nostri confini per arginare
l'influenza delle opposizioni di sinistra. Si tratta di testimonianze, di do
-
cumenti acquisiti presso la VII divisione ( ... ) che travolgono il parere for-
nito dall
'Avvocatura dello Stato al Presidente del Consiglio dell'epoca
circa la compatibilità tra S/B (Stay behind) e ordinamento costituzionale
dello Stato. ( ... ) Gladio è stata una struttura armata clandestina che si è
posta il compito apertamente illegale di favorire gli interessi di una na-
zione alleata ma straniera, di violare la Costituzione, di ricorrere a metodi
violenti per bloccare le dinamiche democratiche, di porsi accanto e di fa-
vorire bande armate neofasciste che perseguivano con il medesimo inten-
dimento anticomunista le identiche finalità della CIA»
17.

Quindi, nel contesto di un provvedimento dei cui sbocchi giudiziari,
oggi come oggi, non si ha notizia e la cui efficacia, si badi bene, non
è la
stessa delle sentenze dibattimentali (esso, pertanto, va apprezzato con la
massima cautela), un magistrato della Repubblica ha risolto senza mezzi
termini il dilemma se Gladio, approntata per finalità di difesa del territorio
nazionale da invasioni nemiche, sia stata utilizzata in tempi successivi per
interventi di politica interna e segnatamente per contrastare eventuali suc-
cessi elettorali del partito comunista e più in generale di tutta la sinistra,
sconfessando, in tal modo, alcune pronunce giurisdizionali, i capi della
struttura, i dirigenti dei Servizi ed i Ministri che sono stati alla guida
del dicastero della difesa, i quali hanno sostenuto che il compito di Gladio
era quello di intervenire nella sola ipotesi di incursione militare di forze
belliche appartenenti ai paesi del Patto di Varsavia
.

Anche il professor De Lutiis che fu incaricato proprio dal citato ma-
gistrato di «ricostruire» - alla luce della documentazione SISMI «afferente
la struttura denominata Gladio e ogni altra organizzazione - la storia degli
apparati di guerra psicologica non ortodossa e non convenzionale (ope-
ranti) in Italia alla fine della seconda guerra mondiale»
18 ha sostenuto
che «i dirigenti della struttura Gladio hanno periodicamente partecipato,
negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, a corsi nei quali si
è andato ben oltre
l
'insegnamento delle tecniche di combattimento e di sabotaggio nei con-

_____________

16 Sentenza-ordinanza del giudice istruttore presso il Tribunale di Bologna dottor
Gr
assi del 3 agosto 1994, pp. 153, 154, 155.

17 Ibidem pp. 181 e 184.

18 G. De Lutiis, op. cit., pp. 3-4.


 

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fronti di un esercito invasore - il che sarebbe perfettamente legittimo per i
d
irigenti di una struttura delegata appunto a predisporre attività in territori
in
vasi - provvedendo invece a studiare l'ideologia comunista in se stessa
come fenomeno da combattere operativamente
. E ciò fin dalla fondazione
de
lla struttura. Ad esempio il 19 novembre 1957, la sezione Sad inviò al
Capo del Ser
vizio una relazione su un corso effettuato negli Stati Uniti da
quatt
ro ufficiali della sezione, i maggiori Rossi e Accosto, il capitano Fer-
razzani ed il tenente Castagnola (
... ). Una delle otto materie di studio era
il comunismo ed il corso veniva così sintetizzato: teoria e prassi del co-
muni
smo con particolare riguardo alla sue modalità di infiltrazione nei va-
s
ti settori del paese con la conquista democratica del potere ( ... ). Ma l'atti-
vità di contrasto nei confronti dell'ideologia comunista non è stata limitata
alla f
requenza di corsi più o meno teorici. Nel documento Gladio/41 del 3
d
icembre 1958, dal titolo 'L'operazione Gladio a due anni di distanza dal-
l'accordo del 26 novembre 1956 tra i due servizi', che in realtà è un verbale
delle riunioni tenute tra il tenente colonnello Aurelio Ro
si, il tenente colon-
nello M
ario Accasto, il maggiore Pasquale Fagiolo, il capitano Giorgio Ca-
s
tagnola e tre ufficiali statunitensi, si afferma che i compiti della Stella Al-
p
ina (che era parte integrante di tale struttura) erano così fissati:

a) in tempi di pace: controllo e neutralizzazione delle attività co-
muni
ste;

b) in caso di conflitto che minacci la frontiera o di insurrezione
inte
rna: antiguerriglia, antisabotaggio nei confronti di quinte colonne co-
muniste agenti a favore delle forze militari attaccate o delle forze insurre-
z
ionali;

c) in caso di invasione del territorio: lotta partigiana, servizi di in-
f
ormazioni.

Come si vede, lungi dall' essere destinata a contrastare forze di inva-
sione straniere, almeno Stella Alpina aveva, fm dalla sua costituzione, tre
c
ompiti ben distinti: in tempo di pace, in caso di insurrezione interna o in
ca
so di invasione; quello esclusivo in tempo di pace, come si è visto, il
controllo e la utilizzazione delle attività comuniste» 19.

In un altro documento del 1963 che «riproduce esattamente le frasi
contenute
(nell'indicato atto) Gladio/41», si fa riferimento «a tutte le unità
di pronto impiego (la Stella Alpina, l'Azalea, la Ginestra e la Rododen-
dro
); se ne può dunque dedurre che l'illegalità di comportamento della
Stella Alpina, nel 1958, lungi dall'essere stata corretta, è stata estesa
nel quinqu
ennio successivo a tutte le unità di pronto impiego, il che
vuol dire, sul piano numerico a tutte le strutture Gladio» 20.

_______________

19 Ibidem, pp. 91, 92, 93.

20 Ibidem, p. 95.

 

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Ora, prendendo le mosse dall'indicato documento del 1958 sembre-
rebbe che Gladio (
21)  sia sorta con una pluralità di obiettivi: contrasto di
forze di invasione, antiguerriglia, sabotaggio in caso di conflitto minac-
ciante la frontiera, o di insurrezione interna ed infine di controllo e neu-
tralizzazione delle attività comuniste in tempo di pace.

Come è stato riconosciuto da più parti, è da confermare la piena le-
gittimità di una rete clandestina da impiegare nell'eventualità di un'occu-
pazione nemica del territorio nazionale e, di conseguenza, è da ammettere
la necessità di tenere la struttura rigorosamente segreta.

Non sono invece emerse acquisizioni dichiarative e/o documentali
che avvalorino la tesi di un diverso impiego di Gladio come contrasto
alle attività comuniste ed una sua effettiva utilizzazione in tal senso.

Piuttosto si deve convenire che la situazione politica internazionale
ed interna dei primi anni della nostra democrazia, la guerra fredda e la
presenza di un forte Partito comunista diretto e finanziato dalla Russia So-
vietica, come è stato storicamente accertato, ed inoltre il fatto che esso po-
tesse fare affidamento su un apparato militare «ereditato dalla guerra par-
tigiana con propaggini in quasi tutto il territorio nazionale ( ... ), da qual-
cuno definito 'Gladio rossa'
22», reclamavano, quanto meno, delle precau-
zioni.

21 Il 2 agosto 1990 si seppe, ufficialmente, dell'esistenza di Gladio (nata nel 1956 da
un accordo tra il SIF AR e la CIA) dall' allora Presidente del Consiglio, senatore Andreotti,
che s'impegnò innanzi alla Camera dei deputati, accogliendo un ordine del giorno presen-
tato dall' onorevole Quercini
, ad informare la Commissione Stragi in ordine a tale struttura
occulta, collocata all'interno del servizio segreto militare.

22 A. Tricoli, «Le stragi ed il contesto storico politico fino alla metà degli anni '70»,
XIII legislatura, 2ª bozza di relazione, p. 29
. Gladio Rossa, secondo alcuni, rimase opera-
tiva fino al 1954, secondo altri, rimase in piedi anche dopo il 1954, tanto che «quando
scoppiò lo scandalo del presunto golpe del generale De Lorenzo, si parlò per la prima volta
della lista degli enucleandi, cioè dei sovversivi di sinistra che dovevano essere espressione
della cellula occulta, ancora inutilizzata di Gladio Rossa» (lbidem p. 31). A tal proposito, il
senatore Taviani (all'epoca Ministro della difesa) testimonia che « ( ... ) i partigiani comu-
nisti detennero loro depositi di armi pesanti
fino al 1953, quando, per ordine di Stalin, fu-
rono invitati a liberarsene. Sembra che Stalin, dopo lo scisma iugoslavo, temesse un'Italia
comunista nazionalista e quindi fatalmente antislava e filocinese ( ...
)>>. Riferisce, poi, il
modo come i comunisti si liberarono delle armi che
« ( ... ) venivano consegnate in questo
modo. Un tizio si presentava alla Questura o ad un comando dell' Arma e diceva di essere
in grado di indicare dove giacevano armi lasciate dai partigiani
. Secondo la quantità delle
armi denunciate i poliziotti o i carabinieri tagliavano un certo numero di biglietti da mille,
davano la metà ai denuncianti
, si recavano sul posto e se le armi c'erano veramente (come
sempre o quasi sempre c'erano) venivano consegnate le altre metà dei biglietti
. Posso as-
sicurarle che tra il ' 54 e il ' 55 tonnellate di armi vennero recuperate dallo Stato
». F. Gior-
gino, op
. cit., p. 37.

Il senatore Francesco Cossiga, udito da questa Commissione in data 6 novembre
1997, trattando di tale organizzazione comunista disse:
« ( ... ) l'altra struttura era quella
di cui avete senz'altro letto perché se ne può trovare traccia in qualunque testo sulla storia
del PCI
. Si trattava di una struttura clandestina, un partito parallelo che veniva tenuto dor-
miente per il caso - e comprendo benissimo la prudenza - che il Partito comunista venisse
dichiarato illegale, in modo che potesse essere subito sostituito da una struttura in grado di
funzionare. È quella per la quale si è parlato di una cosiddetta 'Gladio Rossa'(
... ) si trat-
tava di una struttura difensiva del Partito comunista organizzata certamente dal Comitato
per la politica estera del Partito comunista dell'Unione Sovietica con l'aiuto del KGB
. Non
è stata considerata illegale in quanto era una struttura pienamente difensiva
: una Gladio

 

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Ciò che invece deve far riflettere è che, divenuta improbabile l'inva-
sione dell'Italia e, soprattutto, per dirla con il senatore Taviani, avendo
«nel 1974 il Partito comunista cambiato molto dei suoi metodi: si stava
adeguando al regime democratico
23» ed infine essendo stati riformati i
servizi segreti con la legge n. 801 del 1977 che istituì il SISMI e il SI-
SDE, affidati alla diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio
24,
Gladio, che in tale nuovo ambito organizzativo non aveva trovato una
sua collocazione, con tutto ciò continuò «a vivere o a vegetare in un am-
bito suo proprio, nella clandestinità, invisibile, al di fuori delle regole,
senza una chiara collocazione istituzionale, senza una precisa attribuzione
ed un aggiornamento dei suoi compiti, nella indifferenza rispetto ad una
realtà politica internazionale profondamente mutata rispetto agli
anni '50»
25.

Infatti, al Comitato parlamentare di controllo ne fu taciuta l'esistenza
ed alle autorità di Governo (Presidente del Consiglio e Ministro della di-
fesa) fu sottoposta, a partire dal 1984, «una semplice, sintetica e poco
esplicativa informazione contenuta - ai fini di una mera presa di cono-
scenza - in un documento nel quale si faceva menzione soltanto di alcune
attività senza riferimento alle effettive caratteristiche ed al nome della
struttura. Nel documento si parlava di un' organizzazione agente nell' am-
bito del SISMI ed avente il compito di predisporre quanto necessario
per la condotta di operazioni di guerra non ortodossa sul territorio nazio-
nale eventualmente occupato da forze nemiche diretto supporto delle ope-
razioni militari condotte dalle forze NATO nonché di esercitazioni adde-
strative nazionali e NATO con l'apporto delle unità speciali delle Forze
Armate»
26.

In conclusione, va ribadita come doverosa e legittima la istituzione di
una rete anti invasione che doveva necessariamente essere tutelata dal vin-
colo della segretezza.

Meno convincente è la sua continuità operativa anche quando anda-
vano via via affievolendosi, sino a scomparire, le ragioni storiche che ne
avevano legittimato la scelta: il mutato clima internazionale, l'evoluzione

alla rovescia, dotata di stazioni trasmittenti. Mandarono in Unione Sovietica a fare dei
corsi quindici o venti persone, come risulta dagli atti della Procura della Repubblica, nel-
l'eventu
alità che il Partito comunista legale fosse dichiarato illegale ... »,

Il senatore Taviani, invece, non crede alla Gladio Rossa. «No, non credo alla Gladio
rossa
, come non credo alla Gladio bianca. C'era un'organizzazione militare Stay behind
preparata a far fronte ad un'eventuale invasione straniera(
... ). F. Giorgino, op. cit., p. 4l.
      
23 F. Giorgino, op. cit., p. 41.

24 La legge n. 801/77 riformò i servizi segreti costituendo il SISMI ed il SISDE posti
sotto la diretta responsabilità del Presidente del Consiglio che l'esercitava servendosi di un
Comitato ristretto consultivo e interministeriale (CIIS) nonché di un organo di coordina-
mento e di collegamento con l'estero (CESIS) alla cui guida era prevista la nomina da
parte del Presidente del Consiglio di un Segretario generale. La riforma veniva completata
dalla previsione di un apposito Comitato parlamentare di controllo sui servizi.

2 Senatore G. Pellegrino, «Il terrorismo, le stragi ed il contesto storico-politico», XII
legislatura, Proposta di relazione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo
in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, p. 65.

26 Ibidem pp. 65 e 66.

 

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democratica del Partito comunista, nonché una diversa e più articolata or-
ganizzazione dei
servizi segreti. Per cui non avevano più ragion d'essere
né il mantenimento in vita della
struttura, né la sua segretezza e neanche il
ri
serbo con cui venivano centellinate ed a volte nascoste, per autonoma
iniziativa dei Servizi, le informazioni ai titolari del potere go
vernativo
che non furono quindi mes
si nelle condizioni di operare il doveroso con-
trollo politico.

 

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Fu segretata anche la parte documentale concernente le responsabilità
del generale De Lorenzo, il quale aveva svolto indagini su parlamentari,
uomini politici, personalità civili, sindacalisti e pure su alcuni prelati e sa-
cerdoti della Chiesa, provvedendo alla loro schedatura non per tutelarne il
buon nome ma per altri scopi che, comunque, nulla avevano a che fare
con la sicurezza dello Stato. Inoltre si era dedicato a tale pratica anche
quando, nominato Comandante Generale dell'Arma dei carabinieri, lasciò
l'incarico.

Venne tenuto nascosto, ovviamente, il testo del Piano Solo e la rela-
zione della Commissione Lombardi, istituita il 10 gennaio 1968, confer-
mativa del programma di occupazione delle principali città italiane e
del reclutamento come forze di appoggio di ex carabinieri e marinai in
congedo, oltre che di civili, effettuato clandestinamente dal colonnello
Renzo Rocca il quale, il 27 gennaio 1968, alla vigilia della sua audizione
davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sullo scandalo SIFAR,
fu trovato morto nel suo ufficio, colpito da un proiettile di pistola.

Non verrà mai appurato se si trattò di omicidio volontario come molti
indizi inducevano a ritenere o si fosse suicidato come era stato ufficial-
mente annunciato.

Il generale Lombardi aveva acquisito anche la lista degli enucleandi,
ancora oggi ignoti
37, che era stata distribuita ai comandi periferici del-
l'Arma dei carabinieri.

L'elenco comprendeva dirigenti comunisti e socialisti, sindacalisti,
esponenti democristiani riformatori ed intellettuali di sinistra che dove-
vano essere arrestati e tradotti alla «base di Capo Marrargiu», la stessa
di Gladio, «utilizzando i mezzi della Marina e dell'Aeronautica» in quanto
i capi «pro tempore erano perfettamente al corrente di questa operazione
(…)>>.38

Il Governo, guidato dall' onorevole Moro, cercò in tutte le maniere di
frenare inchieste giudiziarie e parlamentari
39, tentando di minimizzare
l'accaduto, nonostante le martellanti richieste di socialisti e comunisti
che si prodigarono in tutte le sedi per conoscere la verità
40.

37 L. Mancuso, consulente della Commissione, relazione del 19 dicembre 1998, p. 40:
«
Per chi ne volesse sapere di più, va richiamata la deposizione del generale Giovanni Al-
lavena al giudice istruttore di Venezia, dotto Mastelloni, nel corso della quale il militare
rivela che i nomi di quelle liste erano quasi tutti corrispondenti a quelli del casellario po-
litico generale presso il Min
istero dell'interno, cioè presso l'Ufficio Affari Riservati del
dottor D'amato, piduista al pari del generale Allavena
. Ciò a dimostrazione della serietà
di quel piano, della sua natura eversiva delle regole istituzionali, delle gravi implicazioni
politiche
».

38 XIII legislatura, Incontro seminariale del 22 aprile 1998, pago 57.

39 Alla Camera dei deputati vennero presentate nella seduta dell' 11 maggio 1967 cin-
que interrogazioni
; altre furono presentate al Senato della Repubblica.

40 il senatore Lussu lamentò: «In uno Stato di diritto quale l'onorevole Presidente del
Consiglio definisce frequentemente il nostro Stato repubblicano, l'aver negato la Commis-
sione parlamentare di inchiesta è tale affronto alla democrazia che il Senato chiude la le-
gislatura, discutendo una mozione su questo losco affare». Senato della Repubblica, IV le-
gislatura, Assemblea, resoconto stenografico, 804ª seduta, pp. 46329-46630.

 

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Oggi possiamo affermare, in tutta tranquillità, che il Governo dell' e-
poca ed il Presidente della Repubblica Saragat vollero mantenere segreta
l'esistenza di Gladio.
41

Il dato su cui riflettere è se tale struttura, che secondo le versioni uf-
ficiali confermate tra l'altro da inchieste e provvedimenti dell'autorità giu-
diziaria avrebbe dovuto, come si è detto, svolgere compiti di resistenza nel
caso di invasione della penisola ad opera degli eserciti del blocco sovie-
tico (da ciò la doverosa necessità di tenerne segreta l'esistenza), fosse
pronta ad essere impiegata in appoggio al generale De Lorenzo e quindi
in funzione di repressione politica interna.

Chi propende per tale ultima soluzione sostiene che il generale De
Lorenzo, al vertice del SIFAR dal 1956 al 1962, «era stato praticamente
il fondatore della struttura Gladio e, data la spregiudicata gestione del Ser-
vizio e dell'Arma dei carabinieri in quel periodo (e di ciò viene autorevole
conferma dall'audizione del generale Ferrara innanzi alla Commissione
parlamentare stragi del 13 dicembre 1990)
è difficilmente immaginabile
che se un alto dirigente del SIFAR arruola(va) civili (il riferimento
è al
colonnello Rocca di cui si è già fatto cenno, n.d.r.) per compiti di natura
politico-militare in funzione anticomunista, non ne sia (stata) in qualche
modo coinvolta la struttura Gladio, anch'essa composta da civili con com-
piti di intervento in caso di invasione da parte di paesi comunisti ma an-
che ( ... ) con compiti di controllo e neutralizzazione delle attività eversive
o sovversive
» 42.

Sulla stessa lunghezza d'onda pare muoversi il particolare riferito dal
consulente Giannuli il quale ha rilevato che «nella scheda di uno degli ap-
partenenti a Gladio (che tra l'altro era un commesso della Camera) tro-
viamo una notazione: essersi dimesso nel 1967, dopo la rivelazione del1a
vicenda del Piano Solo, perché non più d'accordo con gli scopi dell'orga-
nizzazione. Ciò lascia immaginare che questo gladiatore avesse elementi
per collegare la vicenda del Piano Solo alla struttura di Gladio, che po-
tesse aver avuto un qualche sentore sull'utilizzazione della struttura in
funzione di quel piano. È un indizio, non una prova
, ma va registrato» 43.

Infine, se, come pare accertato senza ombra di dubbio, anche perché
lo
ammise lo stesso generale De Lorenzo innanzi alla Commissione Lom-
bardi, che gli «enucleandi» sarebbero stati trasferiti, ad arresto avvenuto
, a
Capo Marrargiu è immaginabile come possibile il suo utilizzo senza l'as-
senso dei vertici di questa segretissima base operativa di Gladio?

* * *

41 Il senatore Taviani, il 19 giugno 1998, davanti a questa Commissione dichiarò che:
«
gli omissis posti dal Governo anche alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso
Sifar-De Lorenzo concernevano pure l'attività della Gladio
».

42 G. De Lutiis, «Il lato oscuro del potere», op. cit., pp. 102 e 103.
43 XIII legislatura, Incontro seminariale del 22 aprile 1998, p. 48.

 

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Gli omissis su Gladio 44 inaugurarono la pratica dell'occultamento 45
e del depistaggio che, come vedremo, rappresentò una costante della sta-
gione stragista di matrice nera ed ebbe come protagonisti settori del SID
ed i vertici dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'interno.

Essi, con la complicità di alcuni ambienti dell'Arma dei carabinieri e
della Polizia, oltre a non prevenire azioni terroristiche di cui erano a co-
noscenza, fornirono anche protezione agli attentatori, consentendo che la
loro identità rimanesse avvolta dal buio e, in molte occasioni, i loro inter-
venti vanificarono il corso della giustizia, costretta ad un'altalena di ver-
detti contrastanti.

44 Il segreto venne tolto alla fine del 1990. Le relazioni delle inchieste amministrative
ed i relativi allegati furono inviati alla Commissione Stragi, presieduta dal senatore Libero
Gualtieri che, 1'11 gennaio 1991, le trasmise alle Camere. I documenti sono stati pubblicati
nel Documento XXIII,
n. 25 (V vol.), X legislatura.

45 Il consulente dottor L. Mancuso, nella relazione del 19 dicembre 1998 (a cui si
rinvia)
, enumera (da pp. 38 a 67) un interessante elenco di casi in cui è stato opposto il
segreto di Stato «che non era diretto a tutelare la sicurezza dello Stato poiché in quei do-
cumenti si sono coperte gravi deviazioni ed interventi dei servizi di sicurezza nel gioco
politico dei partiti di governo attraverso le armi della corruzione» (
... ), segreto che, nono-
stante la riforma del 1977 (legge 24 ottobre n
. 80l) «continua a paralizzare l'accertamento
dei fatti nelle inchieste giudiziarie
; dopo le opposizioni del segreto ai magistrati di Milano,
Padova, Torino e Roma in altrettante inchieste per fatti di terrorismo (stragi e golpe),
eguale fortuna ebbe il giudice istruttore di Firenze che indagava su una lunga serie di at-
tentati ai treni e che vedevano al centro dell'inchiesta Augusto Cauchi indicato, su di un
appunto manoscritto sequestrato a Stefano Delle Chiaie all'atto del suo arresto in Vene-
zuela
, come coinvolto nella strage dell'Italicus (la scritta è la seguente: L'anno della pro-
vocazione ('74)! ( ... ) ltalicus, (Cauchi e Massari)
. ( ... )  Il magistrato fiorentino chiese al
SISMI maggiori delucidazioni (
... ) ma si sentì opporre il segreto di Stato poi confermato
dal presidente del Consiglio Craxi
. In tal modo non si accertò immediatamente che il tra-
mite tra il SID ed Augusto Cauchi, informatore del Servizio ed al tempo stesso terrorista
neofascista, fosse il dottor Oggioni, presso la cui clinica aveva trovato comodo alibi uno
degli imputati della strage dell'ltalicus, in stretti rapporti di Licio Gelli, in primo grado
condannato a Firenze quale sovvertitore di quella stessa banda armata e reclutatore di mi-
litari per conto della P2. Anche la Corte costituzionale respinse il ricorso del giudice istrut-
tore senza entrare nel merito della questione. In tal modo la figura di Oggioni, persona di
grande interesse nelle indagini sulla strage dell'ltalicus e della banda dei terroristi aretini,
autori di una serie di attentati ai treni sulla tratta Firenze-Bologna, anche per il suo stretto
collegamento a Licio Gelli, venne ostinatamente nascosto alla magistratura
. In un appunto
rinvenuto agli atti del SISMI vergato dal col
. Lombardo, si legge che Oggioni era un con-
tatto "da coprire ad ogni costo". Ultime inchieste paralizzate dall'opposizione del segreto
di Stato sono quelle che riguardavano il col
. Stefano Giovannone, uomo del SISMI e della
P2
, arrestato dalla magistratura di Venezia per un traffico di armi che coinvolgevano
l
'OLP e le Brigate rosse. Il militare (si rifiutò di essere interrogato) oppo(nendo) agli in-
quirenti il segreto di Stato che venne convalidato dal Presidente del Consiglio con la frase
:

"La conferma attentamente ponderata, appare doverosa". In un secondo momento un altro
presidente del Consiglio ribadì al giudice istruttore di Venezia quel segreto opposto dal-
l'ammiraglio Fulvio Martini, al vertice del SISMI. Questa volta, secondo la dizione del
Capo del Governo, "per la tutela di delicate posizioni di Stati esteri"
. In tale occasione l'in-
dagine verteva sulla caduta dell' aereo Argo 16 con la morte di suoi quattro occupanti, ae
-
reo che era stato impiegato per gli spostamenti di armamenti e di personale dell'organiz-
zazione "Gladio" e che aveva riportato in patria terroristi libici restituiti al loro paese al
-
l'indomani di un attentato compiuto in Italia. A questo punto, vale la pena chiedersi cosa
abbia mai a che fare il segreto di Stato con le giustificazioni che lo hanno sorretto e perché
non abbia funzionato neanche il disposto dell'articolo 12 della legge 801/77, che, al se-
condo comma, senza possibilità di equivoci, statuiva che “in nessun caso possono essere
oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell'ordine costituzionale”
» (pp. 51-54).

 

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La causa della democrazia, tradita nel suo aspetto fondamentale che è
la trasparenza, ha subito da tali comportamenti (omissivi, di copertura e
commissivi) una grave lesione, tale da generare nei cittadini il convinci-
mento che il marcio si annidava in particolar modo in quelle sfere cui
era affidata la tutela della legalità. Con un'ulteriore conseguenza: nel-
l'Arma dei carabinieri e, più in generale, nelle forze dell' ordine si era fatta
strada, dopo
il mancato accertamento delle responsabilità del Piano Solo,
l'idea che le istituzioni assicurassero comunque l'impunità quando veni-
vano difesi, anche con l'impiego di pratiche illegali, quelli che si ritene-
vano fossero gli interessi dello Stato.

Tali strutture inoltre non agivano da sole.

Erano supportate da altre «agenzie» che si riconoscevano nella causa
dell' atlantismo e che si muovevano con la costante preoccupazione di evi-
tare l'ascesa al potere del Partito comunista
46.

Per scongiurare tale evento, che avrebbe comportato gravi rischi per
l'equilibrio stabilizzatosi all'indomani del trattato di Yalta, esse fiancheg-
giarono l'azione di copertura dei servizi di sicurezza a favore dei terroristi
i quali, con i loro attentati diluiti nel tempo, mentre non compromettevano
seriamente il quadro sociale, creavano nella pubblica opinione quel senti-
mento di panico sufficiente ad immaginare che la sicurezza potesse essere
assicurata soltanto da quelle forze politiche estranee all'area comunista ed
in genere alla sinistra.

Ora c'è da chiedersi, anticipando un tema di estremo interesse che
sarà ripreso successivamente, se il potere politico era a conoscenza dell'in-
treccio operativo dei servizi segreti con agenzie straniere del blocco occi-
dentale, associazioni occulte, quali la Loggia di Licio Gelli (P2) e i gruppi
dell' estrema destra, che avevano ripudiato la pratica
della legalità e si

______________

46 La prima organizzazione avente finalità di «guerra non ortodossa» è la «O» deri-
vata dall'analoga organizzazione «Osoppo
». Il 19 febbraio 1956 tale struttura fu trasfor-
mata nella «Stella Alpina
» della nascente organizzazione Gladio. «Pace e libertà» era
un altro apparato che ha avuto legami a livello governativo ed internazionale ed ha svolto
un importante ruolo anticomunista. Tale movimento fu fondato da Edgardo Sogno durante
gli
anni Cinquanta. Il Sogno coltivava l'idea di una Repubblica Presidenziale e di un go-
verno di tecnici altamente specializzati per frenare la decadenza morale ed economica in
cui
, a suo dire, versava il nostro Paese e, coadiuvato dal giornalista Luigi Cavallo, elaborò
un piano sovversivo che avrebbe dovuto attuare nel 1974 secondo le citate linee program-
matiche. Per tal fatto sia il Sogno che il Cavallo, nel 1976, furono arrestati con l'accusa di
cospirazione sovversiva. II procedimento si concluse con il prosciogli mento di entrambi. II
giudice istruttore presso il Tribunale di Roma, Francesco Amato, non riuscì a svelare la
trama degli intrecci tra il Sogno ed i servizi segreti italiani e stranieri e, quindi, non potette
dimostrare se effettivamente era stato portato innanzi un progetto sovversivo, in quanto
venne opposto il segreto di Stato alla richiesta di una determinata documentazione.

La nascita di «Ordine Nuovo». «Avanguardia Nazionale». «Movimento di azione ri-
voluzionaria
» e «Rosa dei venti», secondo alcuni, può essere legata allo scopo di fornire
un supporto operativo nelle azioni dirette a creare il disordine per fini di ordine; per altri la
loro creazione può essere avvenuta autonomamente e poi utilizzate all'attuazione dei fini
di cui si è detto.

Per un più approfondito esame si rimanda a G. De Lutiis, «Il Iato oscuro del potere»,
op
. cit., il quale tratta tutte le questioni relative alle associazioni politiche e alle strutture
paramilitari segrete dal 1946 ad oggi
.

 

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erano allontanati dai propri quadri partitici rinnegandone i valori e le idea-
lità.

La questione non riguarda tanto i governi dell'epoca che, quasi cer-
tamente
, non furono messi a conoscenza dei piani legati alla trama nera,
ma interessa quelli che si sono succeduti
.

Certo è che non è difficile sostenere responsabilità di ordine politico-
morale a carico di chi, come
è avvenuto per il Piano Solo, ha limitato la
conoscenza di alcuni fatti coprendoli con censure e segreti di Stato ren-
dendo
, in tal modo, alquanto difficoltosa l'indagine giudiziaria.

Il generale Aldo Beolchini, presidente della citata Commissione d'in-
chiesta, che aveva attribuito ai Capi del SIFAR, succedutisi dal 1956 in
poi, la responsabilità delle deviazioni, affermò che se il suo rapporto fosse
stato affidato integro al Parlamento ed alla magistratura e non avesse
avuto le numerose lacune, non si sarebbero ripetuti tanti scandali
47.

Ma una sorta di complicità può essere individuata anche a carico di
coloro che, pur avendo chiaro il quadro delle responsabilità, ascrivibili a
burocrati o alti militari, non procedettero alla loro rimozione, consentendo
in tal modo, come si è già accennato, di ingenerare, in alcuni apparati, la
convinzione di godere di un'impunità senza limiti.

Infine vi è da sottolineare che la mancata discovery di episodi oscuri,
rivelati da fonti diverse da quelle su cui incombeva l'onere di tutelare la
trasparenza
, che è propria di ogni regime democratico, ha impedito al Par-
lamento di esercitare appieno la sua funzione di controllo
.

La ricostruzione degli avvenimenti, in tal modo, è divenuta alquanto
problematica per il ritardo con cui sono venuti alla luce determinati fatti
che ha seriamente compromesso ogni attività di indagine, spesso privata
della possibilità di utilizzare fonti cognitive genuine.

La manomissione di documenti e i loro aggiustamenti rappresentano
un altro dato grave ed inquietante che ha reso vani gli sforzi delle varie
Commissioni, costituite per comprendere la cause del terrorismo, indivi-
duare i responsabili e dare un volto agli ispiratori, ai fiancheggiatori ed
ai favoreggiatori
.

47 In G. Flamini, «Il partito del golpe» , Italo Bonovolenta, Ferrara, voI. I, p. 136.
La consultazione dei documenti nella loro integrità avrebbe svelato l'identità dei mi-
lit
ari che, a vario titolo, furono coinvolti nel Piano Solo: i generali Giovanni Allavena,
Luigi Bittoni, Romolo Dalla Chiesa e Franco Picchiotti. Costoro
, grazie agli omissis, pro-
seguirono indisturbati nella carriera raggiungendo i più alti posti di comando.