CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    05/12/90                                Audizione Senatore Taviani in Commissione Stragi
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

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CAMERA DEI DEPUTATI

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X LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

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70a SEDUTA

Mercoledì 5 dicembre 1990

Presidenza del presidente GUALTIERI
indi del vice presidente CASINI

La seduta ha inizio alle ore 9,45

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Avverto che il generale De Bernardi Bemini Buri ha provveduto a restituire il testo del resoconto stenografico della sua testimonianza del 16 novembre 1990 al quale ha apportato correzioni di carattere meramente formale.

INCHIESTA SULLE VICENDE CONNESSE ALL'OPERAZIONE GRADIO: AUDIZIONE DEL SENATORE PAOLO EMILIO TAVIANI

PRESIDENTE. Diamo inizio alla libera audizione del senatore Taviani che ringraziamo di aver accettato il nostro invito di venire a dare il suo contributo per il periodo sul quale la Commissione stragi sta svolgendo l'inchiesta.

Devo avvertirla che abbiamo anche acquisito le sue precedenti testimonianze rese al giudice Mastelloni e al giudice Casson: ne abbiamo anche fatto una sintesi che potrà essere parziale, ma le stesse testimonianze sono state distribuite anche in versione integrale. Diamo per accertato, senatore Taviani, quella che è stata la sua posizione nei vari governi della Repubblica del dopoguerra ad oggi.

Faccio comunque presente che lei è stato dal luglio 195 1 al luglio 1953 sottosegretario agli esteri, dal luglio 1953 all'agosto 1953 ministro del commercio estero, dall'agosto 1953 al luglio 1958 ministro della difesa, dal febbraio 1959 al marzo 1960 ministro delle finanze, dal marzo 1960 al febbraio 1962 ministro del tesoro, dal febbraio 1962 al giugno 1963 e dal dicembre 1963 al giugno 1968 ministro dell'interno, dal dicembre del 1968 al febbraio del 1972 e dal luglio del 1972 al luglio 1973 ministro per gli interventi nel Mezzogiorno, dal luglio 1973 al novembre 1974 ministro dell'interno.

Questa è la scheda della grande presenza nel governo della Repubblica del senatore Taviani.

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Stiamo indagando soprattutto sulla struttura Gladio, ovviamente indaghiamo anche sui collegamenti che tale struttura può aver avuto; di nostro interesse è quello stragistico. In questo momento però siamo interessati - mi permetto di fare alcune domande ed in seguito i colleghi ne faranno altre - al periodo iniziale dell'attività della struttura Gladio.

Lei stesso nelle sue dichiarazioni ha fatto una certa periodizzazione relativa a Gladio: l'inizio, il periodo attorno agli anni dal 197 1 al 1974, la parte poi relativa agli anni 1980. Naturalmente, si tratta di una periodizzazione di comodo per l'inchiesta ma io vorrei ora farle domande sul periodo iniziale. Abbiamo acquisito dai documenti e accertato dalle sue precedenti testimonianze presso i magistrati che la Gladio ufficialmente sarebbe nata su un accordo bilaterale del generale De Lorenzo, direttore del Sifar di allora, con il responsabile della Cia nel 1956.

Però in un documento che il presidente del Consiglio Andreotti ha mandato alla Commissione, che è noto, si dice che l'accordo del 1956 faceva salvi, se così si può dire, tutti i precedenti accordi che erano stati presi dall'Ita1ia con gli Stati Uniti in materia della rete clandestina. Soprattutto dal 1951 il Sifar aveva messo in programma uno studio, la rete che viene chiamata dello Stay behind e che sarebbe stata fatta anche per evitare che gli americani portassero avanti il loro progetto di farsi da soli una struttura di questo tipo in Italia del nord.

I1 primo documento al quale possiamo fare riferimento, perchè ci è stato trasmesso, risale al mese di ottobre del 1951: ho chiesto la verifica delle firme perchè non tornano alcune date, poi ne spiegherò la ragione: in questo documento si informa, da parte del servizio Sifar, il capo di Stato Maggiore dell'intenzione di realizzare la rete dello Stay behind. Quindi, il nostro problema è quello di sapere, attraverso la sua conoscenza e se possibile tramite le carte che tenteremo di acquisire, quando, secondo lei, ha preso avvio la struttura di cui stiamo parlando.

Le do atto del fatto che lei è arrivato al Ministero della difesa nel mese di agosto del 1953 e che, pertanto, i primi atti del 1951 sono al di fuori della sua sfera di competenza. Siccome però lei in seguito fece gli accordi del 1956, le domando se potè lavorare su testi di precedenti accordi, come dice il presidente Andreotti, che già esistessero tra l'Italia e gli alleati.

TAVIANI. Prima di tutto mi permetto di fare una breve precisazione: nella mia deposizione al giudice Mastelloni, che fu poi corredata anche da due carte scritte, a proposito di due nomi emersi precisai che non avevo nulla da modificare circa quello che conoscevo di un certo Aurelio Rossi, che io conoscevo col nome partigiano di Villa, l'avevo già conosciuto dal mese di novembre del 1943. Precisai anche di non aver mai conosciuto, o per lo meno di non ricordarmi di aver mai conosciuto lo Specogna in quanto, tra l'altro, questo Specogna ha un cognome non molto gradevole in Liguria, perchè in questa regione una persona con lo stesso cognome è collegata al cosiddetto «scandalo di San Remo». Quindi, se l'avessi conosciuto certamente ne avrei preso memoria. Parlando di Specogna scrissi che non mi risultava che fosse stato partigiano; devo dire invece che, dopo aver fatto ulteriori

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accertamenti, è risultato che è stato comandante di una brigata della Osoppo. Veniamo ora alle risposte al Presidente. Per quanto riguarda il 1951, se devo parlare anche in base all'esperienza, avendo sempre appartenuto al mondo partigiano, l'esperienza mi dà il mantenimento in vita della Osoppo - non so neanche se abbia avuto delle interruzioni - in pratica ancora nel 1948-1949.

Era ancora mantenuto un legame tra chi faceva parte di questa brigata, di questa divisione che è stata chiamata dei «partigiani bianchi*, ma devo qui dichiarare esplicitamente che di «partigiani bianchi» conosco solo tre certosini e cinque domenicani che hanno dato alloggio e si sono certamente compromessi nella Resistenza. Non esistono «partigiani bianchi» perchè si trattava di «fazzoletti verdi», «fazzoletti azzurri» ,«fazzoletti tricolore», cioè giustizia e libertà; come nessun partito ha il monopolio della Resistenza, così neppure nessun partito ha il monopolio per lo meno della Osoppo e neppure dei partigiani che poi parteciparono alla Gladio. Erano - o sono - i liberali, repubblicani, democratici cristiani, socialisti ed anche parecchi garibaldini, perchè non è detto che tutti i garibaldini avessero la stessa professione di fede.

Come ho già avuto occasione di dire più volte - credo che sia pacifico - la dirigenza della Resistenza ebbe una dolorosa frattura immediatamente dopo il 1945; già durante il periodo precedente c'erano state differenze che, però, a mio parere sono state sopravvalutate. Ho fatto anche degli studi come storico su questo.

Successivamente la frattura - lo dico soprattutto perchè vedo qui alcuni giovani che probabilmente a quel tempo non erano ancora nati - avvenne unicamente sulla politica estera: da una parte chi voleva l'alleanza e il sostegno della Unione Sovietica e del blocco che si andava formando attorno ad essa; dall'altra chi voleva l'alleanza occidentale e, tra questi, c'era chi simpatizzava più per gli inglesi (quindi, parlando di Servizi - è meglio essere espliciti - con l'Intelligence Service) e chi simpatizzava più per gli americani (quindi parlando di Servizi, con la Cia).

Sul mantenimento del collegamento non ho le prove e non ho documenti, ma credo che a Udine ci siano tutti i documenti che servono, che si trovano tra l'altro in gran parte nel seminario, ma non perchè fosse qualche cosa di «bianco». Credo che anzi la maggioranza fosse del partito del Presidente della Commissione. Comunque, a Udine ci sono tutti i documenti di migliaia di giovani che rimasero sempre all'erta perchè finché non ci fu un trattato di pace non si sapeva come si sarebbero definiti i confini.

Quindi, sul fatto che si è detto che nel 1951 si sarebbe potuta fare la costituzione di una qualche rete americana a me non risulta assolutamente niente. Non vorrei che fosse intesa come una giustificazione perchè, nel momento in cui ero Sottosegretario agli esteri, addetto a queste cose, delle questioni Nato avevo già competenza dal 1951.

A questo proposito, facendo una parentesi, preciso che per me le tre stagioni hanno un significato anche di una mia partecipazione. Infatti, la mia prima stagione va dal 1951 al 1958, sottosegretario agli esteri prima e ministro della difesa poi; la seconda stagione va dal 1962 al 1968, ministro dell'interno, salvo un periodo di interruzione nel

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governo estivo; la terza stagione va dal 1973 al 1974, quando sono stato di nuovo ministro dell'interno.

Torniamo alla questione di questo accenno che risulta anche a me (il Presidente sa benissimo da dove viene), ma io non ne so nulla. Io assunsi il Ministero della difesa in un momento piuttosto strano, perchè c'era stato un primo governo De Gasperi nel quale De Gasperi mi onorò di farmi diventare da sottosegretario a ministro e, su mia scelta, andai al Ministero del commercio estero.

Quel Governo cadde inopinatamente perchè sembrava che potesse durare, invece cadde. De Gasperi fece due nomi al Presidente della Repubblica per un Governo che non poteva che essere monocolore. I1 Presidente della Repubblica scelse Pella che mi telefonò (mi trovavo in quel momento in campeggio esattamente nel comune di Fascia, dove ero stato già comandante partigiano e dove poi fui sindaco) e mi domandò se sarei volentieri entrato nel Governo e mi propose il Dicastero della difesa che era molto vicino alla mia precedente esperienza di sottosegretario agli esteri.

Accettai piuttosto sorpreso ed anche un pò preoccupato; scesi a Roma e, se non sbaglio, il 17 o il 18 agosto assunsi l'incarico. Poco dopo venne da me - questo lo saprete se avete letto la mia deposizione al giudice Casson - il generale Musco che mi diede notizia che esisteva una organizzazione di ex partigiani (forse la parola organizzazione è esagerata), un collegamento di ex partigiani nel Friuli che sarebbe stato disponibile ad una collaborazione con le Forze armate e con l'Esercito in caso di guerra. Il caso si era già presentato al momento della guerra di Corea. Ci fu un momento, durante quella guerra (ero allora Presidente della commissione italiana per il Piano Schuman e poi Presidente della commissione italiana per la Ced) in cui si corse il rischio di allargamento della guerra anche in occidente e in quel caso ci fu l'allertamento di questi ex partigiani. Questo mi riferì il generale Musco.

Di altro, a questo proposito, non potrei dire, cioè che ci sia stata una organizzazione che andasse al di là del Friuli e del Veneto in quel momento non lo appresi. Successivamente, venne il momento dell'emergenza Trieste (che ho visto su qualche giornale un pò irriso); giustamente sarebbe stato irriso se io avessi detto che in quel momento ci fosse stato il rischio, per un eventuale invasore, di arrivare alla linea gotica. È chiaro che la Jugoslavia non sarebbe arrivata alla linea gotica, però il rischio di guerra ci fu e fu concreto.

Poi, desidero precisarlo qui, anche se non ha nulla a che vedere con la questione che stiamo trattando, devo dire che nessuno in Italia pensò mai di fare una guerra all'Inghilterra o all'America. La mobilitazione italiana venne dopo una mobilitazione jugoslava e venne su suggerimento proprio del Ministero degli esteri, perchè si trattava di convincere gli alleati che la questione di Trieste era talmente sentita dal popolo italiano che difficilmente avremmo potuto proseguire la nostra politica europea e atlantica se non si fosse risolta quella questione.

Questa era una cosa di cui gli alleati, specialmente gli americani (gli inglesi se ne rendevano conto), non si rendevano assolutamente conto.

Comunque, tornando al momento dell'emergenza Trieste, chiamai a Roma, durante quell'emergenza, il generale Biglino, un ottimo e valoroso generale che si era comportato molto bene ed era molto leale e so anche di sentimenti chiaramente repubblicani (non nel senso

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partitico ma come Repubblica) e senza nessun dubbio circa nostalgie monarchiche. Parlando con il generale Biglino - non vorrei su questo dilungarmi perchè è evidente che si trattò di un momento molto delicato, che riguarda però la questione che stiamo trattando - venni a sapere che, in caso di guerra, erano disponibili a mettersi a fianco delle truppe italiane tutti gli ex partigiani della Osoppo.

Tra l'altro, due notti prima il mio colloquio con il generale, un tenente italiano, con una pattuglia, era penetrato, col favore della nebbia, per un chilometro e mezzo oltre il confine, il che dimostra come la guerra avrebbe potuto scoppiare anche incidentalmente. Inoltre, il generale mi disse che anche parecchi garibaldini di lingua italiana e di idee ben diverse da quelle dei partigiani della Osoppo erano disponibili a difendere l'Italia.

Esisteva, quindi, già un qualcosa di stampo artigianale, l'organizzazione - come ha ricordato il Presidente del Consiglio - venne nel 1956, nel momento - e questo va tenuto presente - di Suez e dell'Ungheria. Come loro ricorderanno, al momento di Suez vi fu un nutrito passaggio di aeroplani sulla Turchia che generò il panico, con riflessi anche nelle Borse, tanto che si aveva l'impressione che da un momento all'altro potesse scoppiare la guerra.

Tra l'altro, sempre in quel periodo, alla frontiera orientale dell'Ungheria stazionavano numerose divisioni sovietiche, non soltanto di fanteria ma anche corazzate, che erano a poche ore da Gorizia, mentre negli aeroporti di Pécs, di Siofok e di Szombately vi erano centinaia di aerei con truppe aviotrasportate ed aviotrasportabili pronte ad intervenire. Ricordo questi fatti per chi avesse dimenticato i rischi che all'epoca esistevano.

Ora è chiaro che contro un siffatto schieramento nulla avrebbero potuto fare alcune centinaia di uomini; queste alcune centinaia di uomini, che si costituirono non più artigianalmente in base agli accordi del 1956, avevano invece lo scopo di far saltare gallerie, ponti e quindi rallentare un'inevitabile avanzata che si sarebbe avuta qualora fosse scoppiata la guerra. L'accordo - e questo è molto importante, tra l'altro, ho visto che esso è stato pubblicato sulla rivista Panorama dell'l l novembre - fu preso nel 1956.

BOATO. Di quale accordo sta parlando?

TAVIANI. Sto parlando dell'accordo tra il Sifar e la Cia, cui ha fatto riferimento il presidente del Consiglio Andreotti.

PRESIDENTE. Poi vedremo, più approfonditamente, quando avvenne la legalizzazione della parte artigianale, ora vorrei soffermami sul momento della sua nascita. Sappiamo che vi è un documento del 1951 di cui lei viene informato nel 1953, quando assume l'incarico di ministro della difesa, dal generale Musco che, nel frattempo, era diventato capo del Sifar.

TAVIANI. Apprendo il contenuto di quel documento, ma non prendo direttamente visione di esso.

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PRESIDENTE. Presidente Taviani, lei ha preso conoscenza di altri documenti di informazione che gli fossero pervenuti non solo dal servizio, ma, ad esempio, dalla Presidenza del Consiglio per atti firmati o per direttive emanate in questa materia?

TAVIANI. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. E nel 1954, quando era ministro della difesa, lei ha firmato un accordo bilaterale con gli Stati Uniti d'America sull'istallazione di basi americane nel nostro paese, che conteneva dei codicilli segreti?

TAVIANI. Non c'è dubbio.

PRESIDENTE. Ebbene, questo accordo relativo alla regolamentazione delle basi Usa in Italia conteneva, per caso, qualche codicillo segreto riguardante la struttura di cui si parla?

TAVIANI. Io non mi sento in questo momento di escluderlo, però posso dire che non mi pare che vi fossero codicilli a tale riguardo. Tra l'altro, su quegli accordi vi fu un nutrito dibattito, che poi fu ripreso in occasione degli accordi del 1956, sulla necessità o meno di presentarli in Parlamento. A tale proposito, io inviai il generale Mancinelli dal Presidente del Consiglio - parlo adesso degli accordi del 1956, però quello che accadde a proposito di questi accordi si verificò anche per gli accordi del 1954, rispetto ai quali la decisione di sottoporli al Parlamento era, a mio parere, ancora più importante e delicata di quella relativa agli accordi del 1956   - affinchè prendesse una decisione al riguardo. Ebbene, sia nel primo caso che nell'altro vi fu, non soltanto la decisione del Presidente del Consiglio, alla quale io acconsentii pienamente - non mi sottraggo ad una mia responsabilità di consenso - ma fu interpellato anche il Ministro degli esteri in carica, che nel 1954 mi pare fosse Gaetano Martino e nel 1956 era sicuramente l'onorevole Martino. Mi risulta che il Ministro degli esteri consultò alcuni giuristi, dai quali trasse la conclusione che si trattasse di accordi interarma nel primo caso (1954) e di accordi interservizi nel secondo (1956), tali da non essere portati in Parlamento. Della decisione fu informato certamente anche il Presidente della Repubblica, non da me, ma da successivi incontri avuti con lui seppi che era al corrente di ambedue gli accordi.

LIPARI. Il problema di informare il Presidente della Repubblica se lo pose autonomamente il Ministro degli esteri?

TAVIANI. Se lo pose il Presidente del Consiglio. Fui proprio io a dire al generale Mancinelli di andare a parlarne anche con il Ministro degli esteri, il quale certamente si mise in contatto con il Presidente del Consiglio, che allora era l'onorevole Segni. Mi risulta anche che doveva esserne al corrente il vice presidente del Consiglio Saragat, perchè in una conversazione sia Saragat che Gronchi, Presidente della Repubblica, insistettero e mi sollecitarono a

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consultare ed avvicinare i francesi e a cercare quindi di coinvolgerli il più possibile in questo accordo, cosa che io feci successivamente incontrando il ministro Chaban Delmas. Difatti da questo incontro derivò poi l'accesso dell'Italia al Comitato.

LIPARI. Questo problema se lo posero nel '56, non nel '54.

TAVIANI. Nel '54 fu posto eccome: nella mia deposizione al giudice Casson parlai solo del 1956. Adesso viene l'occasione che avrei desiderato - anzi l'avrei ripresa io se lei non me l'avesse citata - di parlare del 1954, perchè mentre nel 1956 la cosa si risolse nel giro di pochi giorni, nel '54 la cosa fu abbastanza lunga. E posso anche aggiungere, ormai sono passati più di trenta anni ma lo ricordo benissimo, che mentre dell'accordo del 1956 quando ebbi a parlarne con Grunter da parte di quest'ultimo non ci fu nessuna obiezione o richiesta di chiarimenti o altre cose di questo genere, nel '54 da parte americana ci fu qualche domanda: «Ma lo avete ratificato questo accordo?». Adesso non mi ricordo esattamente se parlai con Grunter oppure se vi era ancora Eisenhower. Mi riferisco al successore di Eisenhower come segretario generale della Nato; comunque, siccome con Eisenhower ho parlato solo due o tre volte, se egli era ancora comandante in capo della Nato in Europa si trattava di un suo assistente.

Mi fu domandato se vi era stata una ratifica da parte del Parlamento e risposi che vi era stata una decisione del Governo che non era necessaria la ratifica, entrando tutti questi accordi all'interno del Patto. Nel '54 il presidente del Consiglio era Scelba; direi che allora la discussione maggiore fu su questo primo punto.

Il secondo punto, quello del '56, è stato quasi trainato dal primo.

PRESIDENTE. Se abbiamo capito bene, il primo riferimento è questa comunicazione del 1951 che avviava questa struttura, ricavandola dalle precedenti frange che si erano create nel post-liberazione. Poi ci fu I'accordo del 1954 con gli Stati Uniti, con la decisione di farlo rientrare negli accordi e quindi da non riferire al Parlamento.

TAVIANI. E nel quale non sono in grado di escludere, ma non ricordo affatto se si trattasse anche di una organizzazione delle retrovie, come si chiamava allora.

BOATO. Cosa riguardava l'accordo del '54?

TAVIANI. Le basi.

PRESIDENTE. Però lei stesso riconobbe che c'erano anche molte clausole segrete. C'è una segretezza militare e poi c'è una segretezza politica, perchè ne era a conoscenza il Presidente del Consiglio.

TAVIANI. Ne era a conoscenza il capo di Stato Maggiore della Difesa, che ne è sempre il responsabile. È bene richiamare che il capo di Stato Maggiore della Difesa e il Ragioniere generale dello Stato sono gli unici funzionari che hanno una propria responsabilità diretta; a

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differenza dell'Inghilterra, dove anche il Segretario generale degli esteri ha una sua responsabilità diretta, in Italia una responsabilità diretta, indipendentemente dal Ministro o dal Presidente del Consiglio l'hanno soltanto il Ragioniere generale dello Stato e il Capo di State Maggiore della Difesa.

Questo va ben precisato anche per quando parleremo in seguito di De Lorenzo: il riferimento è sempre al capo di Stato Maggiore della Difesa, saltando il capo di Stato Maggiore dell'Esercito per quel che riguarda Ia segretezza.

PRESIDENTE. Proprio per questo le voglio ricordare che nel documento del '51 l'informazione di questa rete che si avviava e di cui veniva informato il capo di Stato Maggiore, generale Marras, era però portata a conoscenza anche delle varie suddivisioni delle Forze armate, dal Sios Esercito, al Sios Aeronautica, ai capi di Stato Maggiore delle varie armi. Vengono chiesti con questo documento almeno otto alti ufficiali, da tenente colonnello in su, per recarsi immediatamente in Inghilterra presso l'lntelligence Service a fare un corso addestrativo. Per dare l'autorizzazione a questi ufficiali, che nel documento erano indicati in almeno una ventina, da cui dovevano ricavarsene otto (uno per ciascun capo nucleo più un coordinatore generale) i vari Ministeri e i
Sios dovevano indicare chi incaricavano di questa missione. E risulta che vengono mandate in Inghilterra almeno otto persone; ciò significa - visto che si erano richiesti degli ufficiali ai vari capi di Stato Maggiore e agli stessi Sios, un paio vengono dal Sios Marina, un paio dal Sios Esercito e altri dai vari corpi - che la rete dello Stay behind del 1951 è quanto meno a conoscenza del capo di Stato Maggiore Marras, dei capi di Stato Maggiore delle varie armi e dei responsabili dei Sios. Quindi era una struttura ...

TAVIANI. Più che artigianale.

PRESIDENTE. Infatti vengono utilizzati degli alti ufficiali, cioè dei colonnelli, mentre i due capi nucleo Specogna e Rossi non furono mandati in Inghilterra. Ho l'impressione che questi due fossero utilizzati per gli arruolamenti, ma che i capi operativi dei vari nuclei fossero questi ufficiali di cui non abbiamo più saputo niente, se non riguardo al nome e all'attività, e che all'inizio andarono in Inghilterra e diventarono capi nucleo.

Mi chiedo - e sarà la domanda successiva - come nel corso di quarant'anni i capi nucleo a grado di colonnello si siano riciclati, perchè non è pensabile che siano rimasti quelli di quarant'anni fa. C'è pertanto la conoscenza della struttura che nasce nel 1951, già molto estesa, perchè riguarda i capi di Stato maggiore.

Vi è quindi un percorso che nasce nel 1951, già molto estesa, perchè riguarda i capi di Stato maggiore. Vi è quindi un percorso che nasce dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli esteri, ed è questo i1 livello politico; il Ministro della difesa ne viene informato e le Forze armate, nelle loro articolazioni, sono a loro volta informate. Si tratta quindi di una struttura che fino al 1951 ha una caratteristica più che artigianale.

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TAVIANI. Mi sembra che la sua interpretazione sia esatta. Posso anche dire che certamente vi fu un momento - debbo precisarlo - quando il generale Musco venne a riferirmi queste cose già era esplosa la «emergenza Trieste». Questo può spiegare il fatto che io non abbia memoria precisa, come risulta dai documenti. Ho però memoria che dissi al generale Musco: il generale Marras è al corrente di questo. Quel che lei afferma, cioè che c'era di mezzo il capo di Stato Maggiore della difesa, risultò fin da quel momento; non vi è mai stato nessun dubbio che tutte queste cose facevano capo al capo di Stato Maggiore della difesa.

PRESIDENTE. L'accordo del 1956 tra Sifar e Cia è stato formalizzato in un atto ufficiale che è stato, quanto meno, acquisito dalla struttura?

TAVIANI. Non c'è dubbio.

PRESIDENTE. Quindi questo è stato comunicato con una direttiva alle forze che lo dovevano applicare? 

TAVIANI. Non so; so però che di questo furono a conoscenza, oltre a me, il Presidente del Consiglio, e, come ho detto, anche il Ministro degli esteri in forma riservata, sempre per vedere se si trattava di un atto che dovesse essere o no ratificato.

PRESIDENTE. Quindi c'è un atto, e va acquisito. Questo atto è quello che «per li rami», cala da Ministro della difesa a Ministro della difesa, da Presidente del Consiglio a Presidente del Consiglio.

TAVIANI. Che passi da Presidente del Consiglio a Presidente del Consiglio non posso garantirlo.

PRESIDENTE. Dovremmo pensarlo noi, almeno nel primo passaggio.

TAVIANI. Posso garantire, perchè sono stato anche Ministro della difesa, con il Presidente Zoli, che il presidente Zoli ne era ben informato. Al momento della presidenza Zoli, scattò infatti alla Nato il grosso problema dei missili, per cui vi furono parecchie questioni. In quel caso Zoli, ovviamente, vide tutti gli atti portati a lui dal generale Mancinelli ... Mi pare anzi che fosse già Rossi in quel caso il capo di Stato Maggiore della difesa.

BOATO. Che anno era?

TAVIANI. Direi che era il 1958, proprio alla vigilia ... No, era per forza il 1957 perchè l'incontro alla Nato avviene a dicembre, e a dicembre ... No, a dicembre del 1958 erano già state fatte le elezioni, c'era un altro Ministro, non c'ero più io. Quindi era dicembre del 1957.

PRESIDENTE. Vorrei ritornare un momento al 1956.

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Partita questa struttura alla base di questo accordo conosciuto dalle varie strutture politiche e militari, nel 1956 fu anche creata la base addestrativa in Sardegna.

TAVIANI. Non potrei giurare se nel 1956 o nel 1957, ma siccome siamo nell'autunno del 1956, quando fu fatto l'accordo, penso che l'inizio della costruzione sia avvenuto, sia pure in tempi rapidi, ma nel gennaio del 1958. Nel 1958 visitai questa base; l'ho visitata nel 1958, infatti, e, come poi dirò, l'ho visitata come Ministro dell'interno, e dirò anche il perchè - il Ministro dell'interno non c'entrava - nel 1975. Vuole sapere qualcosa su questa visita?

PRESIDENTE. No, al momento vorrei solo chiarire una cosa: dai documenti risulta che nel 1956, partita la struttura, parti anche l'idea di creare.. .

TAVIANI. Iniziò nel gennaio del 1957.

PRESIDENTE. Nel 1951 era stato previsto anche l'arretramento, in caso di occupazione, fino alla Cirenaica o al Marocco o alla Tripolitania, poi invece, ai margini, c'è scritto: abbiamo la Sardegna; si è deciso di sostituire la Tripolitania con la Sardegna come base di arretramento ultimo.

TAVIANI. Vorrei dire una cosa in seduta segreta. (La Commissione decide a questo punto di procedere in seduta segreta trattando argomenti riservati).

PRESIDENTE. Si decide poi nel 1957 di attivare la base. Dai documenti che noi abbiamo risulta che, quando si decide di aprire la base sarda, si dice che incominciarono ad affluire le armi, i rifornimenti di materiale ed anche il denaro di impianto dalla Cia. Lei ricorda che questo sia avvenuto? In un periodo in cui lei ereditò questa struttura, un paio di anni dopo, era nel pieno della sua attività, per cui le chiedo: come veniva fatto l'impianto amministrativo o di rifornimento di mezzi di questa struttura?

TAVIANI. Era una cosa all'interno dello Stato Maggiore della difesa. Non ho mai visto nessun documento di questo impianto amministrativo. Sul fatto che i contributi americani fossero della Cia, non sono in grado di riferire. Mi risulta peraltro che vi fu anche l'intervento, per lo meno in qualche modo, non so se di ingegneri, consiglieri o di soldi dell'lntelligence Service. Era il momento in cui l'lntelligence Service era particolarmente impegnato nelle questioni di Suez. Almeno fino al 1956 ho sempre notato una presenza bilaterale sia della Cia che dell'intelligence Service. Posso dire - è un'esperienza che non c'entra con questo - che in tutta la questione di Trieste, per esempio, i miei rapporti, che

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