CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

06/11/97


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

27ª SEDUTA

GIOVEDÌ 6 NOVEMBRE 1997

Presidenza del Presidente PELLEGRINO

La seduta ha inizio alle ore 10,30.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito la senatrice Bonfietti a dare lettura del processo verbale della
seduta precedente.

BONFIETTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
d
el
 22 luglio 1997.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende approvato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti, il cui elenco è in distribuzione, che la Commissione ac-
qu
isisce formalmente agli atti dell'inchiesta.

Informo che, in data 16 settembre 1997, il Presidente del Senato ha
chiamato a far parte della Commissione il senatore Giovanni Lorenzo For-
c
ieri in sostituzione del senatore Guido Calvi, dimissionario.

Comunico infine che il signor Stefano Delle Chiaie ha restituito, de-
bitamente
sottoscritti, ai sensi dell'articolo 18 del regolamento interno, i
resoconti stenografici delle sue audizioni svoltesi il 16 ed il 22 luglio
1997
, dopo avervi apportato correzioni di carattere meramente formale.

 

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spiegato come questa si verificava - avvenne attorno alla metà degli anni
'50. Lei può confermare oggi questo?

COSSIGA. Io posso confermare per scienza diretta che in Sardegna
noi eravamo armati
. Eravamo armati con armi corte in parte fornite dalle
Forze dell'ordine e in parte acquistate su libero mercato: la Sardegna
aveva visto passare gli eserciti tedeschi e gli eserciti alleati. Personalmente
io ero armato con uno Stein. Le bombe a mano ci furono fornite dal-
l'Arma dei carabinieri. L'addestramento del gruppo, del commando di
cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del
Sud, non di quella di Valeria Borghese, anche se poi la storia dovrà chia-
rire che differenza c'è. Passato il 18 aprile noi riconsegnammo le armi.
Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte avversa fosse
armata.

PRESIDENTE. Tutti gli omicidi del triangolo rosso.

COSSIGA. No, è un fatto diverso. Non confondiamo gli omicidi del
triangolo rosso, che sono di iniziativa individuale di settori del Partito di
quella zona, con il Partito comunista perché si tratta di due cose diverse.

Comprendo benissimo, potrei ammettere tutto ciò perché ero già Pre-
sidente della Repubblica e non era in vista o probabile una mia rielezione
altri lo dovettero negare perché potevano essere eletti al mio posto. Paolo
Emilio Taviani conosceva tutto questo perché era uno dei capi delle for-
mazioni partigiane bianche; uno di quelli più attivi in questo settore, come
poi appresi, fu Enrico Mattei.

A quanto so, dopo il 1948, almeno noi sardi, restituimmo le armi. Per
quanto riguarda l'altra parte non so nulla di scienza diretta: so soltanto
quello cui fui edotto quando, diventato sottosegretario alla difesa, mi fe-
cero un
briefing su una forza potenzialmente ostile quale era il Partito co-
munista che, così, veniva considerato all'interno dell' Alleanza atlantica
,
nel Comitato di sicurezza, che ancora nella Nato esiste.

Bisogna che i miei colleghi ammettano che noi abbiamo pesante-
mente discriminato i comunisti per 50 anni: questo è vero. Gli inglesi
lo ammettono se nel costituire legalmente il servizio di sicurezza britan-
nico, chiamato MI5, un'introduzione firmata dal Primo Ministro afferma
che gli scopi del servizio di sicurezza britannico sono ormai ridimensio-
nati perché non c'è più il dovere del controllo ed il contrasto con il Partito
comunista britannico: questo è stato scritto e firmato dal Primo Ministro
britannico. Non capisco perché i miei colleghi non lo vogliono ammettere
.
lo ho sempre ammesso che la nostra è stata una democrazia limitata.

PRESIDENTE. Di questo le do atto.

COSSIGA. Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi li-
mito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati:
li abbiamo licenziati
, li abbiamo controllati. Probabilmente se avessero

 

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vinto loro avrebbero fatto lo stesso ma questo a me non interessa: a me
interessa dire quello che abbiamo fatto noi. Questa
è la tragedia del nostro
Paese.

Il fatto che gli altri fossero armati non lo so per scienza diretta, lo so
per il
briefing che mi fecero quando divenni sottosegretario alla difesa e
mi occupavo un po' di queste cose e poi per le conoscenze, sempre indi-
rette e mai dirette, che avevo in qualità di Ministro dell'interno. In questa
veste sapevo benissimo, come dissi apertamente e come ha scritto nel suo
bel libro l'amico Cervetti, che arrivavano le valige di denari per il Partito
comunista, come arrivavano per la Democrazia cristiana fino all'ultima se-
greteria Moro i denari della Cia, per essere chiari. Tanto
è vero che la
Procura della Repubblica di Roma ha detto che
è tutto prescritto, ha
chiuso tutto ed ha fatto bene. Quando mi dissero che cosa facciamo di
questi messaggeri che portano i denari per il Partito comunista risposi
di lasciarli andare per alcuni motivi. Innanzitutto perché mi volevo tener
buono il Partito comunista nella lotta contro il terrorismo, in secondo
luogo perché sapevo che noi prendevamo denari dall' altra parte ed inoltre
perché avevamo tali rapporti economici con l'Unione sovietica che non
volevo mettere in forse per la questione dei denari. Chiesi soltanto
,
come riporta Cervetti nel suo libro - non mi ha voluto dire chi gliel' abbia
riferito - solo per far capire a chi mi faceva queste domande provocatorie
,
che tipo di valuta portano e mi risposero che si trattava di dollari ameri-
cani
, pertanto dissi benvenuti.

PRESIDENTE. Le do atto della chiarezza e della verità storica di
questa sua risposta e le dico che
, per ciò che riguarda il disarmo intorno
alla metà degli anni ' 50
, delle formazioni partigiane rosse, la Commis-
sione ha acquisito obiettivi e elementi di conferma.

COSSIGA. Non ci trovo niente di scandaloso.

PRESIDENTE. Nemmeno io. In precedenza lei ha accennato all'O-
soppo. Queste strutture paramilitari, che indubbiamente permangono anche
dopo il 1948 nel Nord Est d'Italia
, quali riferimenti istituzionali avevano?
Le Forze armate o anche il Ministero dell
'interno?

COSSIGA. Il Ministero dell'interno assolutamente no, almeno quando
io ero Ministro. Anzi vorrei qui dire che il ruolo del Ministero dell'interno
nella sicurezza interna del nostro paese
è stato sempre molto limitato. Do-
vete pensare che
è esistito nel paese un solo servizio segreto che è stato
sempre e soltanto quello militare.

PRESIDENTE. Che viene costituito non ricordo quando da Pacciardi.

COSSIGA. Sì da Pacciardi quando era Ministro della difesa.

PRESIDENTE. E prima, l'intelligence a chi era affidata?

 

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COSSIGA. Al servizio militare esclusivamente.

PRESIDENTE. Queste formazioni militari del Nord Est hanno svolto
anche ruoli informativi?

COSSIGA. Quando sono stato Ministro dell'interno mai avemmo
nulla a che vedere con formazioni tipo Osoppo, Gladio e così via. Erano
ignorate al Ministero dell'interno: le conoscevo io in quanto ero stato sot-
tosegretario alla difesa. Probabilmente lo avrà saputo Umberto Federico
D'Amato perché andava alle riunioni del Comitato sicurezza della Nato.
Una cosa deve essere ben chiara e cioè che la rete stay behind non era
inserita nella Nato, ma nell’Alleanza atlantica, tanto è vero che vi faceva
parte la Francia. Se volete vi racconterò perché è divertente quando il co-
mandante della Nato smentì me e Andreotti attraverso il capitano di va-
scello Marcotte che fu perciò mandato a comandare piccole unità presso
i laghi canadesi
.

Vi debbo dire, in modo tale che lei possa essere più tranquillo
quando arriverà la scelta nel darmi del cretino, sempre politicamente in-
teso, che io della Osoppo ho saputo soltanto quando è stato pubblicato
sui giornali: nessuno, a me Ministro dell'interno, mi aveva informato as-
solutamente di ciò. Paolo Emilio Taviani probabilmente conosceva questi
fatti innanzitutto perché
è stato Ministro dell'interno in momenti gravi in
cui stava per scoppiare la guerra. Teniamo presente che la gente non lo sa
ma il nostro paese, anzi il mondo, è stato almeno tre volte sull' orlo della
guerra e dunque probabilmente il Ministro dell' interno lo sapeva anche
perché forse la Nato lo aveva informato. Per quanto mi riguarda nessuno
mi ha mai informato.

PRESIDENTE. Per la sua esperienza di Governo che inizia nel 1966
come sottosegretario alla difesa e poi prosegue con l'assunzione del Dica-
stero dell'interno su queste strutture clandestine del Pci che informazioni
avevate?

COSSIGA. Secondo il briefing che sostenni quando divenni sottose-
gretario alla difesa (non mi chieda chi me lo fece perché onestamente
non me lo ricordo che poi fu lo stesso che tenne anche, per incarico
del ministro Tremelloni, il briefing su stay behind) mi fu detto che a quel-
l'epoca il Partito comunista italiano era strutturato ancora su tre livelli. La
struttura del Partito comunista vera e propria entro cui, come poi ha di-
chiarato con molta onestà ed ha confermato, Zagladin, esisteva la cosid-
detta amministrazione speciale di cui erano al corrente in un secondo mo-
mento solo il segretario del Partito e il capo della segreteria (quindi prima
Longo e Cossutta e poi Berlinguer e Cervetti). Esistevano due altre
strutture.

La struttura paramilitare, sia ben chiaro, nulla ha a che fare con il
cosiddetto «Triangolo rosso». Tant'è vero che, come
è noto, Togliatti,
quando accaddero questi episodi, si precipitò a parlare in quelle federa-

 

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zioni. Sono amico di quel povero sindaco il quale, pur di tenere fuori il
p
artito, si è fatto sbattere in galera per l'omicidio di don Pessina, mentre
lui non c'entrava niente: gli dissero che era meglio se andava in galera lui
piuttosto che far scoprire tutti gli altri e lui è rimasto in galera. Solo la
grande onestà dei discendenti delle persone coinvolte ha portato ad una
soluzione del ca
so, anche se credo che non abbiano neppure fatto la revi-
sione del processo.

L'altra struttura era quella di cui avete senz'altro letto perché se ne
può trovare traccia in qualunque testo
sulla storia del Partito comunista:
s
i trattava di una struttura clandestina, un partito parallelo che veniva te-
nuto dormiente per il caso - e comprendo benissimo la prudenza - che
il
Partito comunista venisse dichiarato illegale
, in modo che potesse essere
subito sostituito da una struttura in grado di funzionare. È quella per la
qu
ale si è parlato di una cosiddetta «Gladio rossa» che non era tale, tanto
è
vero che è intervenuta la richiesta di archiviazione da parte dei magi-
strati, approvata dal Gip. Si trattava di una struttura difensiva del Partito
comuni
sta, organizzata certamente dal Comitato per la politica estera del
Part
ito comunista dell'Unione Sovietica con l'aiuto del Kgb. Non è stata
considerata illegale in quanto era una struttura puramente difensiva: una
Gladio alla rovescia, dotata di stazioni trasmittenti. Mandarono in Unione
So
vietica a fare dei corsi quindici o venti persone, come risulta dagli atti
della procura della Repubblica, nell'eventualità che il Partito comunista
legale fosse dichiarato illegale.

PRESIDENTE. Ed anche nell'ipotesi in cui potesse verificarsi una in-
voluzione autoritaria della situazione italiana.

COSSIGA. , certamente. Tant’è vero che, benché si trattasse di una
struttura clandestina, l'autorità giudiziaria di Roma ha chiesto l'archivia-
zione anche dopo aver accertato che i fatti contestati erano veri: si trattava
infatti d
i una attività non rivolta contro lo Stato italiano, perché prepararsi
a far fuggire delle persone dall'aeroporto dell'Urbe, addestrarsi a truccarle
o altre attività del genere non vedo in quale altro modo potevano essere
g
iudicate. Se io fossi stato un dirigente del Partito comunista avrei fatto
io stesso.

Come lei capisce, signor Presidente, ho una grande simpatia nei con-
fronti di queste organizzazioni clandestine del Partito comunista.

PRESIDENTE. Del resto lei lo ha detto, parlando di se stesso: spione
una
volta, spione per sempre. Ammiro questa sua sincerità e l'amicizia cui
l
ei accennava prima nasce proprio dall' ammirazione per la sua sincerità.

COSSIGA. Sono cose vere, che però devono essere inquadrate.

PRESIDENTE. Storicizzate.

 

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COSSIGA. Se noi cominciamo a dire che il Partito comunista man-
dava venti o trenta giovani nell'Unione Sovietica ad addestrarsi per far
scappare la gente, a fare corsi di cifrario, sembra che stessero facendo at-
tività di spionaggio. Invece il Partito comunista si trovava da una parte del
mondo dove se fosse scoppiata la guerra i dirigenti comunisti sarebbero
finiti tutti in galera: che il Partito comunista si preparasse a farli scappare
mi sembra assolutamente logico e non tale da far scandalizzare nessuno.

PALOMBO. Anche dall'altra parte era vero e invece ci si continua a
scandalizzare
.

COSSIGA. Cervetti, con il quale siamo buoni amici da quando si oc-
cupava di queste cose, mi ha raccontato di come hanno fatto per mandarlo
a studiare a Mosca. Era un brillante studioso di medicina, ma fu chiamato
alla federazione comunista da personaggi che lui non conosceva i quali gli
dissero che doveva smettere di studiare medicina e doveva andare a stu-
diare economia a Mosca. Mi ha raccontato il giro ridicolo che gli hanno
fatto fare: la Francia, la Svizzera, l'Austria, la Cecoslovacchia, con tanto
di parole d'ordine e di giornali in tasca. Allora probabilmente avevano
fatto bene perché noi l'avremmo seguito. Ma se continuiamo a non capire
cosa accadeva in quegli anni non ne usciamo più.

Ma questo con le stragi non ha nulla a che vedere. Le stragi non pos-
sono essere giustificate da nulla.

PRESIDENTE. Adesso arriveremo anche alle stragi, se il senatore De
Luca ha ancora un po' di pazienza.

COSSIGA. Ah, è lei il senatore De Luca. Il famoso senatore De Luca.

Non la conoscevo: dalle cose che diceva pensavo fosse una persona truce!

PRESIDENTE. Passo ad un'altra domanda. Nel 1956 nasce stay be-
hind.
Lei ritiene, come la Commissione ritiene ormai accertato, che in
Gladio sia confluita parte di queste strutture paramilitari segrete, in
modo particolare la Osoppo?

COSSIGA. Innanzitutto voglio ribadire che di stay behind per scienza
diretta sapevo molto poco.

PRESIDENTE. Però se ne è coraggiosamente assunto la quasi pa-
ternità.

COSSIGA. La paternità mai: non avrei mai fatto questo torto all'ono-
revole Paolo Emilio Taviani, il mio maestro. Il fondatore fu lui ed il tardo
cofondatore, anche se lui non lo sapeva e quando ho tentato di farglielo
capire non ci credeva, è stato il senatore Giovanni Spadolini.

La compartimentazione esistente su queste materie faceva sì che io
fossi informato solo di ciò che era funzionale alla mia attività. Funzionale

 

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era il problema amministrativo degli arruolamenti, le forme giuridiche che
l'arruolamento doveva avere. Certamente fui informato delle finalità e
delle attività di Gladio, ma me ne occupai in un momento in cui la strut-
tura era già consolidata. Nessuno me lo disse, ma ritengo altamente pro-
babile che parte della Osoppo sia finita in Gladio. Ma, ripeto, non lo so.

PRESIDENTE. Vorrei porre una domanda alla sua coraggiosa intel-
ligenza. Può la Commissione credere che in tutti gli anni di vita di Gladio
i gladiatori siano stati soltanto 622?

COSSIGA. No. Penso siano stati 622 nel momento in cui sono andati
a prendere le liste, in ordine alle quali sono stati compiuti molti pasticci,
da tanti
.

PRESIDENTE. Quindi c'era un livello ulteriore di Gladio, un numero
ulteriore di gladiatori. Gladio era pensata in modo da poter attivare qual-
che altra struttura parallela?

COSSIGA. Dell'esistenza di altre strutture parallele non ho mai sa-
puto. Ero a conoscenza della struttura di Gladio e quando poi dovetti de-
porre di fronte alla Commissione parlamentare, essendomi assunto la re-
sponsabilità, lessi tutto quello che c'era da leggere. Passai giornate col ge-
nerale Inzerilli a leggere tutte le carte e mi feci indicare ciò che era co-
perto da segreto e ciò che non lo era.

Quando andai davanti alla Commissione, erano coperti da segreto an-
cora due cose: quale sarebbe stato il quartier generale di
Stay behind in
caso di invasione e quale sarebbe stato il quartier generale alternativo di
Stay-behind qualora anche il luogo dov'era il quartier generale di Stay-be-
hind
- che è in uno Stato estero - fosse stato individuato. Questi furono
gli unici due segreti che mi dissero ancora validi, perché andavamo a im-
plicare altre potenze.

PRESIDENTE. Sui nuclei per la difesa dello Stato; lei ha mai
saputo?

COSSIGA. Non ne ho mai saputo.

PRESIDENTE. Perché il generale Maletti, sentito da questo Commis-
sione ha detto che sono verosimili tutte e due le ipotesi, e cioè sia che vi
fosse un livello della Gladio che è rimasto nascosto, sia che la Gladio po-
tesse essere stata pensata in funzione dell'attivazione di strutture ulteriori.

COSSIGA. Per quanto riguarda Stay-behind, per poter essere ammessi
al
club internazionale di Stay-behind, ai famosi organi che esistevano, il
comitato per la pianificazione clandestina e il comitato di contatto con i
comandi Nato, doveva rispondere ad alcune caratteristiche; ciò che non

 

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rientrava in quelle caratteristiche non poteva, all'interno dell' Alleanza
atlantica, essere considerato
Stay-behind.

Allora Stay-behind aveva un compito, piuttosto limitato, di esfiltra-
zione, e inoltre, non tanto di
intelligence quanto di preparazione alle
basi di
intelligence, di preparazione - ecco perché erano pochi - ad atti-
vità di sabotaggio o attività di sabotaggio rinviate per quello che era ne-
cessario (tant'è vero che
Stay-behind era stata pensata sulla base dell'espe-
rienza soprattutto degli ufficiali britannici allo
special operation executive,
che sono stati gli inventori di Stay-behind, cioè quell'organizzazione che
fu inventata per supportare la guerra partigiana nell'Europa occidentale,
con il famoso ordine di Churchill «andate e incendiate l'Europa») ed
era sempre il collegamento, doveva operare il collegamento con le cosid-
dette forze speciali. Vi era una divisione: tutto quello che accadeva nella
parte occupata era di competenza dei servizi di informazione. Il pasticcio
nel nostro paese è accaduto in gran parte perché noi abbiamo avuto sem-
pre un servizio informazioni militare; negli altri paesi
Stay behind non di-
pendeva dai militari.

PRESIDENTE. Questo è vero.

COSSIGA. Quindi da noi c'è stata una grande confusione.

PRESIDENTE. Mi scusi, intervengo su un piano di colloquio cor-
diale. Tutto questo però crea la ragionevole probabilità, l'elevatissima pro-
babiblità che Gladio si sia potuta anche attivare per compiti di
intelli-
gence,
soprattutto in quei livelli che non sono diventati noti per compiti
informativi
.

COSSIGA. Quello che so (questa fu cosa sbagliata, il grosso pastic-
cio, perché io conosco la struttura di
Stay-behind negli altri paesi) è che
Stay-behind non era una branca dei servizi informativi.

PRESIDENTE. Doveva essere una specie di apparato militare.

COSSIGA. Certo. I servizi informativi erano stati incaricati di costi-
tuire e di sovrintendere, ma non è che quelli che facevano parte di
Stay-
behind
facessero parte dei servizi informativi. La complicazione in Italia,
come altre complicazioni, deriva dal fatto che noi abbiamo avuto - cosa
contro la quale mi sono sempre inutilmente battuto - un'espansione del
potere militare nel campo della sicurezza interna totalmente indebita (ce
n'è un ricordo anche adesso) e nel momento in cui si cerca di rendere
autonoma l'Arma dei carabinieri con decisione saggia, le resistenze
sono sempre di quella natura.

PRESIDENTE. Ne ho parlato oggi in un'intervista al Corriere della
Sera e condivido quello che lei ha detto.

 

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COSSIGA. Certo, sono sempre di quella natura.

PRESIDENTE. Preso atto di quello che mi sembra un quadro estre-
mamente realistico ..
.

COSSIGA. Posso raccontarvi una cosa che forse è utile e divertente.

Quando il presidente Andreotti ritenne di dover rendere nota l'esistenza di
Stay-behind e io la confermai - molti altri guardavano il soffitto, io non lo
guardai ...

PRESIDENTE. È vero.

COSSIGA. Una notte la televisione diede notizia della dichiarazione
di un certo capitano di vascello della Marina Canadese, Marcotte, numero
due e portavoce del comandante il capo della Nato, generale Galvin
, il
quale diceva che all'interno della Nato non esisteva alcuna organizzazione
chiamata Gladio o
Stay-behind. Tenga presente che Gladio è una parola
che io non avevo mai sentito, ed era il soprannome dato in Belgio alla
struttura
Stay-behind.

Io dissi: ma come è possibile questa cosa? Telefonai e mi dissero che
non dovevo aver capito bene, anche perché la sera prima, attraverso i cir-
cuiti Nato
, a quanto ero stato informato, i governi alleati avevano detto:
siccome il Governo italiano senza consultarci ha ritenuto di dover rendere
nota la struttura di
Stay-behind, mettiamoci d'accordo su che cosa dire. E
come? attraverso la struttura Nato vengono diramati messaggi di questo
genere e questo ragazzino se ne va a dire certe cose? L'indomani il Cor-
riere della Sera e la Repubblica chiesero giustamente le dimissioni; fa-
cemmo venire l'ambasciatore Fulci e lo attivammo. Il generale Galvin
era a Lisbona; ritornò e lui si difese in maniera corretta, perché disse
:
un momento, io ho detto che non faccio parte della Nato (il che era
vero)
, fanno parte dell' Alleanza atlantica. Egli usò questa espressione:
io dipendo dagli
Old Men; nel linguaggio comune gli Old Men sono i
capi dei servizi di informazione. Tenga presente, signor presidente
, che
il giorno in cui Marcotte - che poi fu spedito a comandare nei Grandi la-
ghi - fece questa affermazione a Bruxelles si riunivano i capi dei servizi
di Gladio
, presieduti dal belga.

Tutto ciò però fa capire che da noi la confusione è massima, perché
tutto deriva dal fatto che da noi Gladio dipendeva - mentre in tutti gli altri
paesi dipendeva, rispettivamente, dall’
intelligence Service che è un organi-
smo civile, dal Bundesnachrichtendienst che
è un organismo civile, dello
Sdece, allora
, che è un organismo all’interno del Ministero della difesa ma
è un organismo civile, tanto che oggi è guidato da un prefetto - dai mi-
litari; confusione totale
.

PRESIDENTE. Io rileggerò questa parte della sua audizione perché
se dicessi che ho capito tutto direi una bugia.

 

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COSSIGA. Allora me lo dica.

PRESIDENTE. Vorrei andare avanti per lasciare giustamente spazio
ai colleghi.

Quindi, data questa anomalia italiana ...

GUALTIERI. Non era un’anomalia. In tutti i paesi dipendeva dai ser-
vizi e non dalla Nato. I servizi erano militari o civili, ma Gladio era dei
servizi e il primo accordo fu fatto ...

COSSIGA. Certo.

GUALTIERI. E il secondo accordo fu fatto, ma era una cosa inter-
nazionale.

COSSIGA. Certamente, non vi è dubbio alcuno; accordi bilaterali ap-
provati dall'autorità politica, tanto che ... Aldo Moro ha fatto una descri-
zione di
Stay-behind perfetta.

PRESIDENTE. È vero.

COSSIGA. Perfetta, perché ne sapeva tutto, e se fosse stato vivo lo
avrebbe riconosciuto.

PRESIDENTE. Data questa particolarità italiana, lei che valutazione
dà di quella, intorno alla metà degli anni '60, percepibile continuità, quasi
un innervamento, fra persone della Destra radicale e i vertici militari ita-
liani? Lei avrà visto nella proposta di relazione lo spazio che io dedico al
convegno dell'istituto Pollio, che non è però una mia valutazione perso-
nale perché oggi l'importanza di quel convegno come possibile matrice
della strategia della tensione sta avendo notevolissimi riscontri in sede
giudiziaria; c’è un cittadino italiano che è stato privato della libertà sulla
base di queste ipotesi ricostruttive.

COSSIGA. Tenga presente che nel 1960 mi occupavo di altre cose.

PRESIDENTE. Lei era sottosegretario alla difesa dal 1966; il conve-
gno dell'istituto Pollio è del 1965.

COSSIGA. Nelle forze armate italiane, vi erano notoriamente due ten-
denze: una che potremmo definire destrorza, ed era il generale Aloja, e
una sinistrorza che era il generale De Lorenzo. De Lorenzo è morto
non sapendo che cosa gli fosse successo, è morto non sapendo cosa mai
fosse successo.

Quello è il periodo nel quale si cominciò a discutere fortemente della
guerra non ortodossa, della insorgenza e della contro insorgenza, e cioè
delle forme di conflitto più alte di quelle a bassa intensità ma che non
erano ancora guerre propriamente dette; possiamo dire quello che poi è

 

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accaduto in Afghanistan, ciò che è accaduto all’inverso in Ungheria e in
Cecoslovacchia, cioè un livello più alto della guerra a bassa intensità
, cioè
della guerra clandestina dei servizi di spionaggio, anche sulla base di
quanto era avvenuto nelle guerre scoppiate nella penisola indocinese e
in Algeria. Infatti, la guerra algerina fu condotta dai patrioti di quel paese
strettamente secondo lo schema che molti di loro, ufficiali dell'esercito
francese, avevano imparato in Indocina.

PRESIDENTE. Non c'è dubbio, perché esistono atti ufficiali e conve-
gni internazionali in materia.

COSSIGA. Esatto. Vi furono convegni internazionali su questo anche
perché si riteneva che fosse un pericolo reale che l'Unione Sovietica non
scatenando una guerra, che sarebbe stata certamente nucleare, e non si sa-
peva come sarebbe andata a finire, e profittando - e a tal proposito non
vorrei essere frainteso - della forte simpatia ideologica esistente verso il
sistema dei paesi a socialismo reale in altri paesi, potesse pensare a forme
diverse di penetrazione.

PRESIDENTE. Anche culturale in università, radio, cinema, giornali,
letteratura, eccetera.

COSSIGA. Vi è stata una delle confessioni di un capo del Kgb a
Roma, nella quale egli ha raccontato come siano state largamente finan-
ziate tutte le manifestazioni contro la base dei missili a Comiso ma non
il Partito comunista italiano. Una delle massime dei Servizi segreti rispetto
all'Italia è stata sempre certamente quella non tanto di mai mettere le
mani all'interno del Pci - perché voi sareste stati infiltrati da agenti del
Kgb Dio solo sa quanto! - ma mai di servirsi delle sue strutture per atti-
vità clandestina, a differenza di quanto è stato fatto in Inghilterra, dove il
Partito comunista britannico era uno strumento diretto del servizio di in-
formazioni sovietico.

Quindi, in Italia, che vi potessero essere persone nell’ambiente mili-
tare che discorrendo di guerriglia e di antiguerriglia fossero genericamente
di destra non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo, anche se lo faccio dedut-
tivamente e non induttivamente.

PRESIDENTE. Quindi, lei non ha mai letto gli atti dell 'Istituto
Pollio?

COSSIGA. No, mai; ho letto tante altre cose sulla guerriglia e sull'an-
tiguerriglia.

PRESIDENTE. Tali atti costituiscono una lettura interessante, soprat-
tutto per sapere chi partecipa: Rauti, Beltrametti, Giannettini, eccetera,
tutti finanziati dallo Stato Maggiore ...

 

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COSSIGA. ... della Difesa, probabilmente!

PRESIDENTE. Tengono convegni, quasi teorizzano lo scenario che
accadrà 5 anni dopo.

La domanda successiva che le vorrei rivolgere è la seguente. Nel
1968 l'Italia viene attraversata da quella che è una vera e propria fiam-
mata: contestazione studentesca, contestazione operaia, nascente radicali-
smo di sinistra, richiamo sempre più forte a dottrine marxiste-leniniste.
Lei ritiene che faccia parte della teoria del complotto - che ha
criticato - ...

COSSIGA. No.

PRESIDENTE .... pensare che a quel punto l'ipotesi della guerra non
ortodossa sembrasse verificarsi sul campo? Sembra nascere lo scenario
che era stato previsto.

COSSIGA. Lo scenario del '68 è diverso in Italia da quello esistente
in altri paesi, assolutamente diverso. Il 68 è, come quello delle Brigate
rosse, un fenomeno totalmente endogeno, la cui spiegazione può ritrovarsi
interamente nella rigidità politica, culturale, civile e sociale del nostro
paese e nel desiderio di contestazione del sistema del partito-stato. Noi
eravamo in pieno partito-stato! E quando parlo di partito-stato parlo di
un sistema di governo, cioè di conduzione delle cose politiche, in cui
un partito, con altri partiti alleati, è incardinato nello Stato e confonde
o mischia i suoi compiti, le sue funzioni e i suoi poteri con quelli dello
Stato. Quando ero giovane segretario provinciale della Democrazia cri-
stiana, il prefetto, il questore e il comandante dei carabinieri ritenevano
del tutto normale avere contatti con me e tenermi informato.

PRESIDENTE. Sì, ma il problema è: la strategia della tensione, cioè
le stragi partono allora, perché fino a quel momento non vi erano mai
state.

COSSIGA. Se lei mi dice che lo stragismo può essere stata una rea-
zione - con questo non voglio assolutamente giustificarlo -, direi che que-
sta è a mio avviso la chiave di lettura più facile. Teniamo presente che
mentre in altri paesi quella che è stata la ventata del '68 poco aveva a
che vedere con la lettura ordinaria del rnarxismo-leninismo - ad esempio,
negli Usa la lettura era Marcuse ...

PRESIDENTE. I figli dei fiori!

COSSIGA. ... e quest’ultimo era notoriamente un anticomunista clas-
sico, Althusser era un anticomunista classico, Cohn Bendit e Dubcek
non avevano nulla a che vedere con i comunisti ...

 

Senato della Repubblica

- 557 -

Camera dei deputati

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

PRESIDENTE. Mentre nel movimento italiano, per lo meno non ini-
zialmente ma abbastanza presto ciò diviene prevalente.

COSSIGA. Nel '68 francese ce l'avevano tanto contro le strutture
borghesi, quanto contro il Partito comunista e l'Unione Sovietica.

PRESIDENTE. Il 68 italiano nasce così ma molto presto si tra-
sforma.

COSSIGA. Il 68 italiano nasce così ma necessariamente, per quella
che era la società culturale, diventa un'altra cosa, e lì comincia ad assu-
mere la forma del marxismo-leninismo astorico, cioè antistorico.

Debbo dire che è molto probabile che lo stragismo è al di fuori di
ogni vera idea terroristica. Noi abbiamo chiamato questi «terroristi»; in
realtà, quelli della sinistra non erano terroristi
. Ho sempre sostenuto che
abbiamo fatto bene a chiamarli terroristi perché per motivi di lotta li ab-
biamo criminalizzati tutti e non se n'è parlato più. Però, il terrorismo della
sovversione di sinistra non era fine a se stesso - questo è il vero terrori-
smo -,
bensì era uno strumento perché loro credevano di innescare un
grande movimento popolare, suscitando una reazione di massa dello Stato.
Lo stragismo non entra in una teoria del terrorismo e della sovversione e
neanche nell'eversione di destra: entra nell'idea di un qualche cosa che
costringa lo Stato ad assumere atteggiamenti autoritari. Indubbiamente,
lo stragismo aveva come fine - altrimenti era pura follia e quindi terrori-
smo puro -, se allo stragismo vogliamo dare un significato politico, quello
di creare una situazione di destabilizzazione che rendesse possibili avven-
ture autoritarie o dittatoriali, come ad esempio in Grecia.

Questa la lettura che do dello stragismo.

PRESIDENTE. La ringrazio.

La domanda che le rivolgo però è questa. Nel memoriale di via
Monte Nevoso
, Aldo Moro parla della strategia della tensione come di
un fatto reale e parla addirittura di connivenze e compiacenze da parte
del partito della Democrazia cristiana. A mio avviso, il riferimento esclu-
sivo a quest'ultima è ingiusto; se c’era una parte della classe politica o
dirigente dell'epoca che in quel momento ritenne che la risposta non po-
tesse essere soltanto democratica a quello che stava avvenendo nel paese,
il riferimento politico è molto più ampio della Democrazia cristiana.

Comprende settori del Partito repubblicano, settori grossi del Partito
socialdemocratico, se non l'intera socialdemocrazia, alcuni settori liberali.
La domanda che faccio è la seguente: che ruolo svolge secondo lei in quel
momento il partito americano di cui lei ha parlato in una recente intervista
su «Limes»?

COSSIGA. Nessuno. Bisogna distinguere tra partito politico ameri-
cano, e i nomi che ho detto sono di persone insospettabili da un punto
di vista di lealtà ...

 

Senato della Repubblica

- 558 -

 

Camera dei deputati

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

PRESIDENTE. Infatti lei non fa i nomi a cui io avrei pensato.

COSSIGA. E no, perché Fenoaltea era del partito americano, Sforza
era del partito americano, Paolo Emilio Taviani era del partito americano
.

PRESIDENTE. E Matteo Lombardo?

COSSIGA. Non l'ho conosciuto, molto onestamente è persona che
non ho conosciuto.

Altro è invece il partito amerikano della P2. Questo è un altro di-
scorso.

PRESIDENTE. Ci arriveremo.

COSSIGA. Teniamo presente che le cose che dice Aldo Moro nel suo
memoriale sono esasperate. Sono tutte cose esasperate. Bisogna fare atten-
zione ai riferimenti di Aldo Moro perché, tanto per intenderci
, egli era
persona legata strettamente ai servizi di informazione, aveva un altissimo
concetto di De Lorenzo ed era notoriamente protettore di Miceli. Quindi
,
non poteva assolutamente pensare che quelli fossero strumenti della stra-
tegia della tensione. Questo
è un capitolo molto interessante.

PRESIDENTE. Per questo ne stiamo parlando.

COSSIGA. È molto interessante. Giulio Andreotti mi ha sempre con-
siderato un eccentrico, infantile, che si occupava di cose che non avevano
nessuna importanza. La differenza nel rapporto tra me e Aldo Moro (io
Ministro dell'interno e Aldo Moro Presidente del Consiglio e poi Presi-
dente del Consiglio nazionale della Democrazia cristiana) e me e Giulio
Andreotti è che Giulio Andreotti a tutto questo affare dei servizi di infor-
mazione, delle forze antiterrorismo speciali guardava con il senso pratico
di colui che governava da quarant’anni e che aveva sempre un pratico ta-
glio di carattere curiale, mentre Aldo Moro, come si vede nel memoriale
,
era interessatissimo a tutto questo. Era interessatissimo a Gladio, era inte-
ressatissimo alle forze speciali
, era interessatissimo ai servizi segreti.
For
se è l'unico che abbia fatto una grande operazione (della quale nulla
in realtà si
è messo a punto), e cioè l'accordo con i terroristi arabi che
ha messo l'Italia al riparo dal terrorismo per lunghi anni
. Teniamo pre-
sente che nessuno di quelli dei quali si
è probabilmente servito ha mai
parlato.

PALOMBO. Sono morti tutti.

PRESIDENTE. Torniamo alla strategia della tensione. Questa avrà
avuto dei riferimenti istituzionali, o no? O possiamo veramente pensare
che alcuni gruppi della Destra radicale si siano autonomamente attivati?