CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

 

08/05/97


 

SENATO DELLA REPUBBLICA                   CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI · DOCUMENTI

17ª SEDUTA

GIOVE 8 MAGGIO 1997

Presidenza del Presidente PELLEGRINO
indi del Vice Presidente GRIMALDI

La seduta ha inizio alle ore 10.

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta.

Invito l'onorevole Gnaga a dare lettura del processo verbale della se-
duta precedente
.

GNAGA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta
del 29 aprile 1997.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si in-
tende approvato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti
alcuni documenti, il cui elenco è in distribuzione, che la Commissione ac-
qu
isisce formalmente agli atti dell'inchiesta.

INCHIESTA SU STRAGI E DEPISTAGGI: SEGUITO DELL'AUDIZIONE DEL SENA-
TORE GIULIO ANDREOTTI

PRESIDENTE. Abbiamo oggi all'ordine del giorno il seguito dell'au-
dizione del
senatore Andreotti, che per la terza volta è con noi. Lo ringra-
zio per essere presente.

Fra le acquisizioni documentali cui mi sono riferito poc'anzi è stata
pre
sentata ieri una lettera del generale Inzerilli, che riguarda alcune delle
dich
iarazioni che il senatore Andreotti ci ha fatto in ordine alla discovery
di Gladio del 1990. Ho dato al senatore Andreotti copia di questa lettera e
se nel corso dell' audizione qualche collega farà qualche domanda che ri-
guardi Gladio faremo emergere l
'argomento: voglio evitare di fare prolu-

 

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sioni in merito, per venire incontro al desiderio espresso dall'onorevole
Fragalà.

il senatore Andreotti vuole forse integrare le risposte già fornite nel
corso della precedente seduta al senatore Cò.

ANDREOTTI. Sì, vorrei che le mie risposte rimanessero agli atti, pro-
prio perché il senatore Cò non
è qui presente. Nel corso della precedente
seduta, infatti, mi ero riservato di approfondire alcune questioni su cui non
avevo elementi diretti o personali per poter fare riscontri.

Per quel che riguarda l'atteggiamento italiano in seno al Consiglio
d'Europa nei confronti della Grecia quando vi fu il golpe dei colonnelli,
ho fatto raccogliere un'ampia documentazione, che fra l'altro riporta an-
che i singoli atteggiamenti dei nostri rappresentanti nell’Assemblea parla-
mentare. Per quel che può essere utile, la consegno agli uffici della Com-
missione, anche per permettere al senatore Cò di svolgere ulteriori appro-
fondimenti al riguardo. Ricordo solo che in quel periodo noi intervenimmo
con una certa fermezza nei confronti del Governo greco a favore dell' ex
Ministro degli esteri e della difesa Averoff, che era stato arrestato e che
è sempre stato un grande amico dell'Italia, nel dopoguerra, nelle assem-
blee internazionali: la cosa ebbe un certo successo in quanto egli, dopo
di ciò, fu liberato e venne anche a ringraziare.

PRESIDENTE. Con il consenso del collega, acquisiamo questa docu-
mentazione agli atti della Commissione.

ANDREOTTI. Forse è troppo ampia, ma per chi vuole approfondire la
questione potrà rivelarsi utile.

PRESIDENTE. Abbiamo ormai superato «il milione» di documenti!

ANDREOTTI. Non ne ho conservato copia per me, ma se vorrete
farmi copia fotostatica dei documenti che consegnerò agli uffici, per
mia pignoleria archivistica, ve ne sarò grato.

Per quanto riguarda un personaggio evocato dal senatore Cò, questa
signora o signorina Suzanne Labenne, l'unica cosa che ho trovato presso
la biblioteca del Senato
è che vi sono due libri di questa signora (che però
non conosco). Per la verità, ho dato un'occhiata ad un'edizione de «il Bor-
ghese» sul «Tradimento nel Vietnam» e ad un'altra. Certamente
è un
orientamento di destra molto accentuato. Chi lo vorrà leggere, lo faccia
pure: io ho ritenuto di non dovermi sottoporre a questo. L'unica cosa
che ho trovato qui in biblioteca al Senato
è questo; credevo di aver fatto
la fotocopia della copertina anche del secondo libro, che però in questo
momento non trovo. Comunque, ripeto, un volume
è intitolato «Tradi-
mento nel Vietnam», delle edizioni «Il Borghese» ...

PRESIDENTE. In che anno è stato stampato?

 

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ANDREOTTI. Come dicevo, i documenti sono presso la biblioteca del
Senato e non sono in grado di evincerlo da quanto ho qui. C'è un altro
testo di Ugo D'Andrea, che era collegato a quello cui mi sono riferito,
ma che non c
'entrava direttamente, ed è dell'aprile 1965. Non so se que-
sto possa risultare utile. Comunque - ripeto ancora - siccome questi testi
sono depositati presso la biblioteca del Senato,
è facile poter rilevare que-
sti dati.

È rimasta poi da chiarire la questione del generale Ciglieri «designato
d'armata».

Vorrei chiarire alcune cose. Preliminarmente, ai corpi d'armata che
avevo citato andava aggiunto il Terzo corpo d'armata, che tuttora ha
sede a Milano. Il grado di generale d'armata fu soppresso nel riordina-
mento dei quadri militari del dopoguerra; però fu conservato per un certo
tempo (anche se non sono riuscito a conoscere la data precisa della sop-
pressione di fatto) un incarico potenziale di «designato d'armata» che sa-
rebbe entrato nelle funzioni nel caso di un conflitto; avente per il mo-
mento con una struttura minima, che aveva sede a Padova. Questo inca-
rico fu ricoperto
, come ultima delle sue mansioni, dal generale Ciglieri.
lo non sono riuscito, ripeto, a conoscere la data esatta di tale soppressione
,
ma in via d'ufficio si può risolvere la questione.

GUALTIERI. Fu soppresso due anni fa!

ANDREOTTI. Rilevo che il senatore Gualtieri ha fonti più penetranti
delle mie
. lo non sono riuscito a saperlo dal Ministero, perché non si sa-
peva quale ufficio potesse conoscere questo dato. Comunque, questa
è la
soluzione nei confronti di Ciglieri, in relazione alla specifica domanda che
mi era stata posta.

Sulle altre cose non ho elementi di approfondimento. Sul comitato
che era collegato a questa Labenne non sono riuscito a trovare niente
,
nemmeno in agenzie.

PRESIDENTE. Senatore Andreotti, le ho chiesto l'anno in cui erano
stati pubblicati questi documenti, perché il tema della guerra nel Vietnam
era uno di quelli che ricorreva nel convegno dell
'Istituto Pollio in quanto,
nella logica che la terza guerra mondiale fosse già in corso, la tesi era che
vi erano dei focolai di guerra tradizionale, ortodossa (la Corea prima, il
Vietnam poi) e vi era invece una diffusa guerra rivoluzionaria che avve-
niva invece secondo forme diverse e rispetto alla quale occorreva organiz-
zare l
'esercito controrivoluzionario ed una manovra controrivoluzionaria.

ANDREOTTI. Comunque, recandosi presso la biblioteca del Senato
sarà facile accertare anche questo.

PRESIDENTE. Ha avuto modo di riesaminare, poi, questo problema
degli atti del convegno dell'Istituto Pollio?


 

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ANDREOTTI. Sono riuscito ad avere anche questo dal Ministero.

Anzi, su una cosa vorrei fare un rilievo. Ci sono degli atti che sono stati
pubblicati dalle edizioni Giovanni Volpe. Mi ha meravigliato il fatto che
accanto a persone note nella militanza politica, direttamente o indiretta-
mente (Rauti, Pisanò), ho rilevato due relazioni, una di Vittorio De Biasi,
che era uno degli amministratori delegati della Edison (e questo, in verità,
mi ha un po' meravigliato) e 1'altra del professor Marino Bonsassima che
pure scriveva su giornali di politica ...

FRAGALÀ. Liberale!

ANDREOTTI. Sì. Gli altri nomi sono piuttosto noti. Confermo che
nel momento il convegno stesso e l'attività di questo istituto non suscitò
nessuna valutazione di importanza: fu considerato uno dei tanti centri che
esistono. Forse, riletto adesso, può vedersi una connessione con le linee,
anche operative, che sono state poi condotte avanti da gruppi
.

PRESIDENTE. Questo, però, potrebbe confermare quel rilievo che
lei ci fece l'altra volta e che mi sembrò molto importante, e cioè che
ampi settori del ceto moderato italiano, ma anche del ceto imprenditoriale,
tutto sommato avevano una cultura democratica limitata. La democrazia
era una buona cosa finché le cose andavano bene. Nel momento in cui,
ad esempio, per la Edison si era appena determinata la nazionalizzazione
dell' energia elettrica potevano invece nascere preferenze per soluzioni
autoritarie e addirittura per pronunciamenti militari.

ANDREOTTI. Però, quanto questo fosse diffuso, non sono in grado di
dirlo. Sulla nazionalizzazione dell'energia elettrica feci molta fatica a con-
vincermi che fosse una cosa buona, allora; adesso, però, rilevo che gli
stessi che ne hanno fatto il panegirico stanno dimostrando «con le righe
e con il compasso» che invece è buono il contrario. Io ritengo, invece
che la spiegazione della nazionalizzazione dell'energia elettrica (anche
se ciò non c'entra direttamente qui, ma indirettamente può essere con-
nesso) è solo di carattere politico, nel senso che era necessario per consen-
tire politicamente al Partito socialista - diciamolo pure - di abbandonare
una linea di collocazione a sinistra, di offrire quelli che Nenni chiamava
«i banchi di prova».

Allora uno di questi banchi di prova fu la nazionalizzazione dell'e-
nergia elettrica. Dico subito a chi andrà a riguardare gli atti del Consiglio
che troverà qualche mio dubbio. Infatti io avevo notato che si trattava di
un settore nel quale già lo Stato dava la licenza per costruire centrali e
fissava le tariffe. Per quale motivo si doveva spendere del denaro per
avere il dominio in questo settore? Mi venne spiegato da un autorevole
collega adesso deceduto che siccome andavamo verso l'energia nucleare
forse se questo settore fosse stato dello Stato nessuno avrebbe fatto obie-
zioni, invece, se fosse stato in mano ai privati obiezioni ve ne sarebbero
state. Erano state fatte poi anche altre considerazioni. Probabilmente ci fu

 

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un suggerimento tecnico-finanziario, per fondere Montecatini ed Edison.
Ricordo che la Montecatini era piena di debiti mentre la Edison con le se-
mestralità avrebbe incassato forti somme. Quindi questa operazione si in-
quadrava in un esercizio che si chiama di ingegneria finanziaria. Fatta
questa considerazione, devo dire che c'era una certa preoccupazione nei
confronti di una insufficiente conoscenza e sensibilità, anche economica,
nel quadro sia della lotta politica che di quella sindacale. Però ritengo
che di fatto i velleitari eversivi, non abbiano mai avuto la possibilità con-
creta di svolgere una azione negativa operativa, perché ritengo che le
forze militari fossero - l'ho già detto l'altra volta e ne sono straconvinto
- estranee a tentazioni di questo genere. Di ciò sono convinto. Tuttavia
leggere il nome di De Biasi in questo elenco di relatori mi ha fatto una
certa impressione, perché era un uomo di notevole prestigio sociale.

Se il Presidente me lo consente vorrei fare qualche osservazione sulla
lettera del generale Inzerilli.

PRESIDENTE. Desidero chiarire che il generale Inzerilli a parte una
vicenda personale sulla mancata promozione ...

CIRAMI. Signor Presidente, la pregherei di riassumerei il contenuto
di questa lettera.

PRESIDENTE. Senatore Cirami, la sto riassumendo. Si può dire che
essa riguardi due profili: uno che non concerne per niente la Commissione
stragi in quanto si riferisce alla sua mancata promozione, che viene adde-
bitata all’allora Presidente del Consiglio, onorevole Andreotti
. Gli aspetti,
invece, che riguardano la materia di competenza della Commissione sono
due. In sostanza, il generale Inzerilli sostiene che non
è vero che il fatto
che il senatore Andreotti abbia informato il Parlamento dell' esistenza di
Gladio derivi da una già intervenuta valutazione della inutilità della strut-
tura nel nuovo quadro internazionale che si era verificato dopo la caduta
del muro di Berlino. Tanto
è vero, sostiene Inzerilli, che nell'ottobre del
1990 gli fu detto dal Ministro della difesa, che aveva parlato con il Pre-
sidente del Consiglio, nel collaborare con la magistratura, di non fornire le
notizie che potessero riguardare persone o strutture sulla cui perdurante
operatività non erano state ancora assunte decisioni.

L'altro aspetto che Inzerilli sostiene è che tal Mitchel della Cia, dopo
la relazione che l'onorevole Andreotti fece al Parlamento e alla Commis-
sione stragi, chiese di sapere a quale livello (cito testualmente) «l'organiz-
zazione Gladio
è stata sputtanata» e che ancora ai primi di ottobre del
1990 il rappresentante del Sismi a Parigi telefonò per dire che i francesi
«si sono incavolati per le nostre dichiarazioni». Quindi, come se la deci-
sione politica assunta dal Presidente del Consiglio dell’epoca di svelare il
segreto di Gladio fosse una decisione assunta individualmente dal senatore
Andreotti, non concordata con gli alleati, che in quest’ultimi avrebbe
creato un forte malumore. Sottolinea, inoltre, che lo scioglimento del patto
di Varsavia è datato lº aprile 1991
. Pertanto sostiene che in quel momento

 

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l'avversario rispetto al quale noi avevamo costruito le strutture dello stare
indietro era ancora un avversario operativo.

Sono questi i punti della lettera: il malumore degli alleati e una de-
cisione di rivelazione che precede la decisione della inutilità o la valuta-
zione della inutilità. In sostanza la valutazione della inutilità nasce dalla
già intervenuta rivelazione. Mi sembra di aver sintetizzato a sufficienza
il pensiero del generale Inzerilli.

ANDREOTTI. Signor Presidente, vorrei chiarire che non ho niente di
personale nei confronti del generale Inzerilli. Lui sostiene che la promo-
zione era un atto dovuto. Se era dovuto allora per quale motivo era neces-
sario chiedere un parere all'organo da me presieduto? Se si chiede un pa-
rere, lo si può dare favorevole oppure contrario. Noi, motivandolo, ab-
biamo dato un parere contrario. Quali siano state le vicende successive
nei ricorsi giurisdizionali non le conosco e per la verità non mi interessano
molto. Sulla sostanza di questo problema, invece, mi sembra che questa
lettera contenga due elementi a mio giudizio molto inquietanti. Innanzi-
tutto uno sul piano storico. In fondo, pensare che un fatto accaduto nel
1989, cioè la caduta del muro di Berlino, fosse abbastanza irrilevante
agli effetti di considerare che si era voltata pagina e che la situazione
era diversa, mi sembra abbastanza singolare.

In secondo luogo, per quanto riguarda questi passi critici che ap-
prendo da questa lettera, con nomi e cognomi, non capisco bene che
cosa centri di fatto la Cia nei confronti di una valutazione su Gladio. Co-
munque questi passi furono fatti al loro livello (a parte il linguaggio che è
emerso dalla citazione di prima del Presidente, che una volta si definiva
linguaggio da caserma, mentre oggi forse il linguaggio è più spedito). Co-
munque ciò che mi pare abbastanza grave è che oltre tutto nessuno sentì la
necessità in quel momento di dirci quello che queste persone sostenevano.
Non capisco bene su una struttura che aveva una finalità esclusivamente
militare per l'ipotesi di invasione dell'Italia, per quale motivo ci dovesse
entrare la valutazione o preventiva o successiva della Cia. Ho già detto
l'altra volta che, dopo, l'ammiraglio Martini mi disse che vi erano stati
dei malumori da parte di alleati, ma ciò è avvenuto molto tempo dopo.
In quel periodo alla domanda se vi erano dei validi motivi di sicurezza
o di carattere internazionale per non fare quella comunicazione, nessuno
dei responsabili disse che sussistevano. Quindi, sotto questo profilo, non
posso che confermare tutto ciò che ho detto l'altra volta.

Anzi a tale proposito ho preparato una risposta scritta che consegno
alla Presidenza, per precisione di termini. Quali siano stati poi i colloqui
del generale con l'onorevole Rognoni, ciò va chiesto a quest’ultimo e non
a me.

PRESIDENTE. Senatrice Bonfietti, desidera intervenire subito oppure
successivamente?

BONFIETTI. Signor Presidente interverrò dopo.

 

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FRAGALÀ. Senatore Andreotti, il primo chiarimento riguarda la let-
tera del generale Inzerilli e quanto lei ha or ora replicato. Mi pare che alla
base di tale lettera e dei rilievi che risultano dalla sua precedente audi-
zione
, si colga nel dibattito politico di allora, al momento della rivelazione
di Gladio, una censura nei suoi confronti.

Si disse che il presidente Andreotti aveva voluto fare un favore al Pci
e, senza avvertire praticamente nessuno, né gli alleati né i capi delle Forze
armate, aveva ritenuto di rivelare l'esistenza di questa organizzazione.

Vorrei sapere se effettivamente in quell’occasione lei ha voluto fare
un favore al Pci e, in seconda battuta, per quale motivo, rispetto ad una
struttura così segreta - tanto
è vero che il generale Inzerilli sostiene di
averne parlato per la prima volta con un uomo politico, mi sembra con
l'allora ministro della difesa Forlani nel 1974 e lo stesso Moro nei suoi
memoriali
, durante la prigionia successiva al rapimento, mostra di non co-
noscere assolutamente e anzi ha informazioni diverse in quanto non parla
di una struttura anti invasione bensì anti guerriglia - lei
, al di là del pia-
cere che avrebbe inteso fare al Pci, ha ritenuto di rivelarla in quei modi. A
mio avviso
è questo il problema posto dalla lettera del generale Inzerilli.

ANDREOTTI. Vorrei far presente non tanto all'onorevole Fragalà
quanto a coloro che hanno dato un'interpretazione del genere, allora ma
anche dopo, che si tratta di un'interpretazione di una meschinità sconcer-
tante. Ritengo che la genesi di quella comunicazione si basasse sulla ne-
cessità di chiudere una struttura che non aveva più una sua finalità e che
stava venendo allo scoperto in seguito alle prime questioni di carattere
giudiziario
. È in quella occasione che il Parlamento chiese di essere infor-
mato. Inoltre, non
è affatto vero che i capi militari non fossero consultati.

GUALTIERI. Esiste una relazione in proposito.

ANDREOTTI. In proposito sono sorte delle discussioni e io stesso
volli conoscere meglio che in passato quei fatti
. Sapevo dell'esistenza di
questa struttura ma solo superficialmente.

Era stata fatta una certa confusione di date rispetto allo smantella-
mento dei centri nonché qualche verifica abbastanza inquietante sul fun-
zionamento degli stessi
. Il controllo di questi depositi non era poi così ac-
curato, dal momento che in seguito si accertò che sopra una di queste
strutture era stata costruita una chiesa. Questo non accade da un giorno
all
'altro, per cui è evidente che i controlli venivano eseguiti in tempi
estremamente distanziati.

A parte queste interessanti constatazioni, il punto centrale era il se-
guente. Si trattava di una struttura sacrosanta nella sua necessità e tutto
ciò che si
è saputo in seguito ha confermato quanto questo pericolo poten-
ziale fosse reale e non una fisima di carattere propagandistico. Non esi-
steva alcuna ragione per fare una considerazione che potesse venire incon-
tro a una parte piuttosto che ad un' altra.

 

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Ho sempre cercato di avere un rapporto di relazione con il partito co-
munista come il Ministro della difesa, anche se ovviamente su questioni
non soggette a particolare riservatezza o segretezza. In particolare, con
la Commissione parlamentare difesa ho cercato di avviare una collabora-
zione piuttosto ampia di reciproca utilità sia per i parlamentari in generale
che per le Forze armate in particolare.

Furono presentati molti provvedimenti, alcuni dei quali ebbero un
voto contrario ma furono comunque apprezzati e non ebbero contrasti di
carattere pregiudiziale, proprio perché si era cercato di creare un rapporto
di collaborazione. Di fatto ci fu una differenza perché mentre i comunisti
francesi con Marchais avevano dichiarato che nel caso di una guerra sa-
rebbero stati dalla parte dell'Unione sovietica, i comunisti italiani non
avevano mai dichiarato una cosa del genere. Mi pare una differenza note-
vole. Il fatto che anche in tema di Forze armate si cercasse di far cono-
scere quanto stava accadendo mi sembra giusto, anche se respingo nella
maniera più assoluta una interpretazione che, anche storicamente,
è abba-
stanza offensiva e banale.

Ritengo invece che sia stato giusto troncare qualunque discussione e
penso che se gli stessi responsabili avessero poi seguito un atteggiamento
diverso e non polemico, ciò avrebbe aiutato a chiarire quali fossero nella
realtà i fini di questa organizzazione.

FRAGALÀ. Pertanto, fu una scelta politica non avvertire gli alleati
prima di rendere pubblica la notizia.

ANDREOTTI. Certamente, anche perché non esisteva la necessità di
avvertirli. Il fatto che in tutte le riunioni politiche, sia a livello intergover-
nativo atlantico sia a livello europeo, si era concordi nel dire che la pagina
era stata voltata e che il pericolo sovietico non esistesse più, era pacifico.
Non esistevano contestazioni di carattere politico né si temevano dei ri-
torni indietro. Non esistevano contestazioni di carattere politico né si te-
mevano dei ritorni indietro. Non esisteva alcun obbligo né ad alcuno ve-
niva in mente di dovere rendere nota in anticipo questa notizia. Credo che
l'aver reso noto questa struttura ormai non più necessaria non sia da con-
siderare negativo.

FRAGALÀ. Non fu così.

ANDREOTTI. Non fu così anche perché oggi continuano ad essere
fatte delle prese di posizione che facilitano un'interpretazione che non ri-
tengo in alcun modo corrette.

PRESIDENTE. Penso che la decisone del Presidente del Consiglio fu
un atto politicamente opportuno - è una mia opinione -. Fa parte della
storia delle istituzioni il tentativo da parte dell'istituzione stessa di soprav-
vivere a compiti per i quali è stata istituita e di assumere successivamente
compiti diversi, una volta sopravvissuta. Vorrei ricordare che era stata an-

 

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che ventilata una proposta dell'ammiraglio Martini di utilizzare tale strut-
tura come forma di contrasto alla mafia
.

Meno strutture segrete esistono meglio è. Devono esserci finché sono
utili, ma nel momento in cui non lo sono più fa parte della logica istitu-
zionale che esse tentino di sopravvivere inventandosi compiti nuovi
. Aver
preso - dal momento che nella mia relazione ho dato un giudizio di ec-
cessiva subalternità agli alleati – l’iniziativa e aver anticipato le decisioni
degli alleati la ritengo una decisione opportuna del presidente Andreotti.
Probabilmente - e in questo sono d'accordo con la valutazione che sin
dall'inizio fu data dall’onorevole Gualtieri - sarebbe stato opportuno farlo
prima perché in realtà il pericolo di questa invasione e stato reale e tale da
giustificare l'esistenza di strutture di questo tipo per lungo tempo.

Comunque, già dall'inizio degli anni '80, diventava un fatto tralati-
cio, un'inerzia di una valutazione che era stata valida in epoche precedenti
ma già cominciava a diventare superata.

FRAGALÀ. Col senno del poi ...

PRESIDENTE. Una delle cose che questa Commissione dovrebbe
sforzarsi di fare
è proprio di valutare i fatti del passato nella prospettiva
dell'oggi. Naturalmente ciò va fatto moderando il giudizio e, pur sapendo
che si tratta del senno del poi
, formulare il giudizio.

GUALTIERI. Signor Presidente, vorrei ricordare che ebbi due incon-
tri con l'allora Presidente del Consiglio Andreotti, in quanto ero destina-
tario della relazione che lo stesso presidente Andreotti si era impegnato a
presentare - a seguito di un ordine del giorno approvato dalla Camera dei
deputati e firmato, se non sbaglio, dagli onorevoli Quercini, Violante ed
altri - inizialmente al Parlamento; successivamente si decise di trasmettere
la relazione alla sede più ristretta della Commissione stragi. Fu questa la
decisione assunta dalla Camera dei deputati. Pertanto, io, in qualità di Pre-
sidente della Commissione stragi fui il destinatario della seconda relazione
che il presidente Andreotti trasmise alla Commissione e, ovviamente, al
Parlamento
.

In base a quanto ricordo, il presidente Andreotti consegnò una prima
relazione nella quale sosteneva (e credo che questo debba essere sottoli-
neato) che la struttura di cui si era chiesto conto alla Camera dei deputati
fosse stata sciolta o avesse cessato la sua attività nel 1972. Poiché in base
agli atti che egli ci aveva trasmesso risultava che nel 1990 la struttura era
ancora in qualche modo attiva - se il presidente Andreotti ricorda -
avemmo due incontri, in occasione dei quali egli mi spiegò che i dati
di cui si era servito per predisporre la prima relazione da sottoporre al Par-
lamento si sostanziavano in una serie di informative che gli erano state
trasmesse dal Capo di stato maggiore generale della difesa insomma dal
Capo dei Servizi
. Detta relazione era pertanto il frutto di una serie di in-
formative che, se non sbaglio, il suo allora Capo di Gabinetto, ambascia-

 

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tore Cavalchini, aveva predisposto. Questa è la prima considerazione che
voglio esprimere.

A seguito della sua dichiarazione in merito allo scioglimento della
struttura nel 1972, nacque la richiesta della seconda informativa che subito
lei ci trasmise. In relazione alle dichiarazioni relative al 1972, come credo
risulti anche agli atti, devo anche aggiungere che la Cia, che nei primi
anni aveva finanziato la struttura Gladio, fornendo armi ed aerei, nel
1972 smise di finanziare tale struttura. Avemmo allora l'impressione
che questa struttura da mista (americana e italiana) diventasse da quel mo-
mento in avanti progressivamente sempre più italiana, fino ad diventarlo
totalmente. Da lì nacque la dizione: «illegittimità costituzionale progres-
siva» che utilizzai nella mia relazione conclusiva. Ad un certo punto i Ser-
vizi di informazione degli Stati Uniti d'America, come risulta anche dagli
atti riportati nei verbali dell'epoca, cessarono di finanziare la loro parteci-
pazione alla struttura Gladio. La cessazione di questa attività mista si ve-
rificò soprattutto nel 1972, anno in cui fu scoperto il famoso deposito
delle armi, che furono poi ritirate. Ho ricordato questi punti come memo-
ria storica della situazione vericatasi allora.

ANDREOTTI. Vorrei aggiungere soltanto una breve considerazione.

Sono assolutamente concorde e ricordo benissimo che l'equivoco in me-
rito alle vicende al 1972 era nato perché lo smantellamento del deposito
era avvenuto proprio in quegli anni: da ciò era conseguita l'interpretazione
che con questo si intendesse affermare lo smantellamento della struttura.
Successivamente invece le dotazioni prese dal deposito furono concentrate
non ricordo se in un'unica base o in più basi
. Per la verità, non sono al
corrente tutta la parte che riguarda il finanziamento fornito da parte degli
americani.

GUALTIERI. Io ho detto che in base agli atti risulta che vi furono
molte lamentele perché gli americani non avevano più versato i fondi
per finanziare la struttura.

ANDREOTTI. Personalmente, non ricordo la compartecipazione fi-
nanziaria con gli americani, perché probabilmente era avvenuta in tempi
precedenti
.

FRAGALÀ. Senatore Andreotti, prendo atto delle sue buone inten-
zioni, dalle quali
è scaturita la sua volontà di rilevare la sua esistenza se-
greta. Naturalmente non faccio peccato a pensare male, non vi è dubbio
però che gli effetti politici di questa rivelazione sono stati un manna ca-
duta dal cielo per l'allora Partito comunista italiano, che era nella fogna
della caduta del muro di Berlino e delle manifestazioni a Mosca dove sfi-
lava il famoso cartello che riportava: «abbiamo marciato settant’anni verso
il nulla». Su questa sua rivelazione il Partito comunista italiano ha imba-
stito una speculazione politica incredibile. Adesso, da parte del presidente
Pellegrino, di cui abbiamo sempre apprezzato l'indipendenza di giudizio ...

 

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SARACENI. Quello che non è da tollerare è la parola fogna; ricordo
che questo era lo slogan dei fascisti.

FRAGALÀ. Onorevole Saraceni, lei non ha capito nulla. lo non ho
detto che era una fogna, ma ho affermato che il Partito comunista italiano
si trovava nella fogna di una condizione politica difficile, era nell
'impasse
di una condizione politica difficile. Forse lei voleva fare polemica. Ora
noi dal presidente Pellegrino, di cui apprezziamo l'indipendenza di giudi-
zio, apprendiamo che questa struttura non solo era legittima ma necessaria
rispetto a pericoli concreti e reali. Tuttavia, i risultati della sua azione po-
litica, esaminati con il senno del poi e con gli effetti che hanno avuto,
hanno potuto far sorgere anche il sospetto, da parte di chi pensava male
e faceva peccato
, di un suo intendimento in quel senso. Ciò naturalmente
era frutto della polemica politica e non è una mia presa di posizione.

ANDREOTTI. Tuttavia, se ci fossimo rifiutati di dare tutte le indica-
zioni
, ho l'impressione che avremmo reso agli altri un servizio, definia-
molo propagandistico
, superiore.

PRESIDENTE. Sarebbe stato in questo modo se i giudici lo avessero
scoperto.

ANDREOTTI. A parte questo, sembrava chi sa che cosa, anche se or-
mai era noto che la struttura esisteva.

CIRAMI. La magistratura ne era a conoscenza.

FRAGALÀ. Vorrei un attimo riaffrontare la questione di via Gradoli.

Premesso che non intendo disturbare nessun navigatore altrimenti si ri-
schia un incagliamento come è avvenuto in Albania, dopo la sua prima
dichiarazione, l'ex presidente della Democrazia cristiana, onorevole Flam
i-
nio Piccoli
, intervistato dall' agenzia Adn- Kronos ha dichiarato che la sto-
ria della seduta spiritica è stata una vergogna utile a coprire una inconfes-
sabile fonte di provenienza di Autonomia operaia: questo quindi in
sinto-
nia con quanto da lei dichiarato.

La mia domanda è questa: per ben tre volte dall'interno dell'ala, pre-
sumo
, trattativista delle Brigate rosse sono arrivate alcune segnalazioni
precise per consentire agli inquirenti di scoprire il covo di via Gradoli
.
Una prima volta la segnalazione è arrivata il 18 marzo, addirittura due
giorni dopo il rapimento di via Fani e dopo che vi fu la famosa bussata
alla porta del brigadiere Merola, mandato dal Commissariato di zona
del Flaminio Nuovo, alle sette del mattino e, non essendovi nessuno, la
polizia non poté che andarsene. La seconda volta sempre l'ala trattativista
delle Brigate rosse fece pervenire una seconda segnalazione il 2 aprile del
1978, direttamente o attraverso un intermediario di Autonomia, e non cer-
tamente attraverso gli spiriti, al professore Prodi. La terza volta il 18
aprile, l’ala garantista delle Brigate rosse, stanca e prostrata dalla sordità

 

Senato della Repubblica

 

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Camera dei deputati

 

XIII LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

però che a volte ci siano ragioni di opportunità rispetto alle quali bisogna
valutare che cosa significa una questione di principio.

FRAGALÀ. Parliamo dei Nuclei di Difesa dello Stato, una struttura
segreta e con finalità eversive alla quale fa riferimento il giudice Salvini
nelle carte che lei ha letto, vale a dire la sentenza ordinanza del 1995: il
colonnello Amos Spiazzi nel suo libro parla specificatamente di una riu-
nione tenutasi vicino Roma nel 1972 alla quale parteciparono più di cento
ufficiali appartenenti alla catena di comando del Sios dell'esercito. Lei, in
qualità di capo del Governo, ne è stato messo a conoscenza?

ANDREOTTI. Assolutamente no. Ovviamente ho conosciuto la vi-
cenda Spiazzi, figlio di un nostro deputato vecchia medaglia d'argento
al valor militare della prima guerra mondiale; ma lui personalmente non
l’ho conosciuto. Se questa riunione ci sia stata, non ho alcun elemento
né a maggior ragione ne ebbi allora per dirlo. Tuttavia la valutazione
che si dava dell'attività del colonnello Spiazzi era negativa come tale,
ma estremamente circoscritta.

FRAGALÀ. Lei ricorda che nel giugno del 1995, nel presentare il
suo libro su Gladio, il generale Paolo Inzerilli ha sostenuto che l’organiz-
zazione da lui diretta dal 1974 al 1986 è stata vittima di una criminaliz-
zazione mirata messa in atto nel 1990 da Giulio Andreotti con l’intendi-
mento di coprire l'organizzazione «X Gladio 2» o Nuclei di difesa dello
Stato che era la vera responsabile delle attività eversive.

Ora, rispetto a questa dichiarazione pubblica di Paolo Inzerilli ...

ANDREOTTl. È una dichiarazione pubblica non solo infondata ma ri-
spetto alla quale aggiungo che se Inzerilli conosce che cos'è questa se-
conda organizzazione lo dica, dica tutto quello che sa: io non ne so niente.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Fragalà, faccio un intervento.
         Senatore Andreotti, in una intervista del 1981 a Mieli che apparve su
«L'Espresso», il generale Maletti enumerò cinque tentativi di colpo di
Stato. Il primo sarebbe quello Borghese, su cui abbiamo parlato tanto e
non le faccio più domande. Il secondo sarebbe quello della Rosa dei
Venti; dice Maletti: «In questo caso il golpe non entrò mai nella fase ope-
rativa, però i congiurati avevano cominciato a fare proselitismo tra gli alti
ufficiali e questo avrebbe potuto creare problemi molto seri»; questo si
riallaccia a quello che Maletti ha detto alla Commissione su un’attività
di proselitismo fatta da un uomo dell’Intelligence americana. Il
terzo ten-
tativo di golpe sarebbe quello di Edgardo Sogno. Alla domanda: «Come lo
ricorda?», Maletti rispose «Si chiamava golpe bianco però non avrebbe
dovuto essere un vero e proprio colpo di Stato; avvalendosi del suo pre-
stigio e della sua autorità di ex capo partigiano, Sogno prendeva contatto e
creava consenso intorno ad un progetto di svolta istituzionale». Sogno ne
ha parlato anche recentemente come di un fatto reale. «E gli altri due