CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    23/05/91                                Commissione Stragi - Interventi sulla prerelazione Gualtieri
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

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CAMERA DEI DEPUTATI

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X LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

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Interventi svolti nel corso delle seduta
del 19 giugno 1991 (84a)

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PASQUINO. Il punto di partenza nella discussione sulla relazione del Presidente è che non è nostro compito ne ripercorrere la storia del Paese, né analizzare e valutare i comportamenti e tantomeno le intenzioni dei maggiori partiti. Credo che questo sia stato fatto a iosa per cui è qualcosa che dovremmo evitare nel dibattito e anche nella relazione, se questa sarà modificata, nelle sue appendici o integrazioni. Infatti il problema di quei comportamenti e di quelle valutazioni, delle percezioni che sono state utilizzate per spiegare alcuni di quei comportamenti è che certamente devono essere collocati in quella fase storica; ma ognuno di noi sa come è stata quella fase storica e le verità storiche, se ci sono, sono state accertate. Sono molto preoccupato quando una Commissione d'inchiesta come la nostra riscrive la storia del paese perché non è questo il nostro compito istituzionale, per il quale comunque non avremmo gli strumenti; inoltre fuori di questa Commissione ci sono tanti storici veri che hanno già scritto quella storia e quindi mi pare assolutamente fuorviante cercare di riscriverla.

Allo stesso modo mi è parsa fuorviante un'affermazione dell'onorevole Casini, che di tanto in tanto si vede anche in questa Commissione, laddove ha detto che questa è una Commissione politica; noi non siamo neanche una Commissione politica, siamo una Commissione d'inchiesta su un fenomeno specifico e dobbiamo raccogliere gli elementi per valutare se quel fenomeno si è verificato, in che modo si è verificato, se corrispondeva alla Costituzione del paese e a quelle che erano le leggi. Niente di più, e mi pare già parecchio, Questa è la mia prima pre­messa.

Vengo alla seconda premessa. Francamente trovo incredibile che si sia discusso molto a lungo di questo fenomeno, perché non ho nessun dubbio sul fatto che in quel periodo ci fosse una guerra fredda, che il mondo fosse diviso in due campi, che l'Italia appartenesse ad un campo e che fosse in qualche modo addirittura corretto che il Governo pensasse a come limitare i danni della presenza in questo paese di forze che appartenevano - o comunque dichiaravano di avere simpatie - al campo opposto rispetto a quello nel quale il Governo, e dal 1948 in poi la maggioranza del paese, si erano situati. Lo dico con estrema chiarezza perché lo do per scontato, lo sappiamo tutti e ho trovato non particolarmente adeguate né le posizioni dei democristiani né quelle dei comunisti, perché il problema non è riuscire a capire perché dovevano fare alcune cose, ma riuscire a capire perché quelle cose furono fatte e in quale modo furono fatte a partire dal 1948 e con quali conseguenze. È questo ciò che noi dobbiamo spiegare.

Quindi non sono affetto preoccupato se mai si riuscisse a provare l'esistenza di una «Gladio rossa* ma che qualcuno definisce «rosa». Ciò non mi preoccuperebbe in nessun modo perché tutte le interpretazioni della Resistenza rivelano che in effetti ci furono delle organizzazioni armate che continuarono per un certo periodo di tempo; semmai mi

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preoccupa di più, e trovo più sorprendente e degno di nota, che ci fosse una «Gladio bianca» della cui esistenza l'onorevole Ciprìani ha portato dei documenti di prova.

Ma non mi pare che sia questo il problema che la Commissione deve affrontare. I nostri interrogativi di fondo, quelli ai quali possibilmente la relazione risponderà, consistono nel sapere quali sono gli ordini costitutivi all'inizio dell'operazione Gladio, cioè sapere esattamente quali sono le date, le indicazioni e i compiti che vengono attribuiti all'operazione Gladio, cosa che la relazione suggerisce e su cui si potrebbe fare mente locale per arricchirla ed integrarla. Il secondo punto, che credo sia particolarmente importante, consiste nel sapere se quella operazione fu legittima dal punto di vista della sua rispondenza alle leggi allora in vigore e naturalmente alla Costituzione.

Il terzo punto è conoscere l'uso che poi si fece di questa operazione, perché un conto sono i compiti che vennero attributi inizialmente alla operazione Gladio e un conto invece le effettive attività che furono svolte e forse anche le attività che non furono fatte, cioè le omissioni e le operazioni iniziate e poi abbandonate. Anche su questo credo sarebbe opportuno non solo interrogarci ma anche fare chiarezza. Come quarto punto credo sia assolutamente indispensabile sapere se ci furono deviazioni, che è un altro elemento ancora da discutere. Si potrebbe sostenere, e qualcuno lo ha sostenuto, che all'inizio l'operazione fu legittima e rispondente alle norme e alla Costituzione del paese; dopodichè, però, se ne perse il controllo. Ad esempio prendo per buona l'affermazione del generale Serravalle (affermazione che non tutti prendono per buona) quando ci disse che avendo convocato diversi gladiatori scopri che metà di loro intendeva fare qualcosa che non rispondeva a quelli che lui riteneva i compiti istitutivi della operazione Gladio.

Prendendo cosi per buoni tutti gli interrogativi che ho delineato e lasciando da parte tutta la ricostruzione storica sulla quale ho già detto brevemente, evidenzierò ciò che mi convince e ciò che invece trovo meno convincente della relazione, fermo restando che credo opportuno che il Parlamento prenda visione della relazione al più presto possibile. Credo che il Presidente abbia perfettamente ragione di lamentarsi della mancata consegna dei documenti che provano o dovrebbero provare in che modo iniziò l'operazione Gladio. Credo che questi documenti siano pertanto da acquisire assolutamente perché su questo punto c'è da trarre con chiarezza almeno una conclusione: il Presidente usa spesso espressioni come «perplessità», ma credo che in questo caso la prima affermazione per ciò che riguarda i documenti dell'inizio dell'operazio­ne Gladio è che le massime autorità politiche del paese sono state reticenti, se non vogliamo dire che hanno mentito.

Qui si apre il problema di sapere se questa operazione è all'interno della NATO e, se non è all'interno della NATO, in che modo vengono stretti rapporti bilaterali tra i nostri servizi segreti e la CIA; se esistono documenti che comprovano l'una o l'altra tesi fino in fondo e se le famose affermazioni dei capitano Jean Marcotte che non era un'opera­zione NATO possano essere provate o meno. Dal momento che il capitano Marcotte è stato debitamente cacciato, probabilmente aveva detto il giusto sostenendo che quella non era un'operazione NATO.

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Il secondo punto concerne il problema dei documenti disponibili oggi da parte americana, sempre in merito alla questione dell'origine dell'operazione. Vi sono documenti ormai declassificati che sono disponibili e che credo debbano essere debitamente richiesti ed acquisiti per comprovare, o quanto meno verificare, il primo punto.

Al di là delle affermazioni, francamente del tutto non convincenti, che ci sono state riproposte per l'ennesima volta dal senatore Taviani questa mattina, concernenti i pericoli dei 1950-56, che andrebbero, questi si, situati nel contesto storico, anche perché nel 1956 vi era un sommovimento un po' dappertutto e l'Unione Sovietica aveva certamen­te ben altri problemi che non quello di pensare ad invadere l'Italia, tra Sue/, la guerra tra Israele ed i paesi arabi e così via...

FERRARA SALUTE. C'era anche il problema dell'Ungheria.

PASQUINO. La questione dell'Ungheria la do per scontata, nel senso che ve ne erano comunque altre cui rivolgere l'attenzione.

Il punto interessante è conoscere quali furono i rapporti tra l'operazione Gladio ed il piano Solo. Qui si inserisce il discorso sull'utilizzazione di Gladio, giacché ritengo che da un certo momento in poi, a prescindere dalla sua legalità e legittimità, che io metto in discussione come mi sembra faccia il Presidente, sì apra il discorso sulle deviazioni o sull'utilizzazione che viene fatta da alcuni settori, specificamente delle Forze armate e dei servizi segreti, dell'intera operazione Gladio.

Voglio fare tre osservazioni per quanto riguarda gli effetti (di ciò si è già parlato a lungo ed in maniera ritengo inadeguata, comunque lascio a voi valutare se la mia interpretazione sia o meno adeguata). L'operazio­ne Gladio non ebbe alcun effetto generale sull'opinione pubblica, se non in maniera assolutamente marginale. Con tale operazione non si poteva pensare di cambiare gli atteggiamenti dell'opinione pubblica e comunque non era pensata in questo modo (anche se le distinzioni di questa mattina tra le operazioni di guerriglia e le operazioni di sabotaggio sulle quali insisteva il senatore Taviani mi sono parse un pochino capziose, anche perché esse hanno conseguenze ben diverse).

Sicuramente l'operazione Gladio non ebbe effetti sull'opinione pubblica, se non in maniera assolutamente marginale, il che significa che non ebbe effetti sul comportamento elettorale dei cittadini italiani. Non possiamo raccontarci neppure per un momento che il comporta­mento elettorale degli italiani venne in qualche modo condizionato o addirittura determinato dall'operazione Gladio. Mi auguro, quindi, che i colleghi comunisti non riprendano questo argomento incautamente usato da alcuni di loro, fortunatamente non all'interno di questa Commissione.

Ritengo anche che l'operazione non ebbe effetti sul Partito comunista in senso lato: non sulla sua forza, non sulla sua organizzazio­ne, non sulla sua strategia, non sui suoi comportamenti che obbedivano a logiche fondamentalmente diverse, che comunque non potevano essere in alcun modo influenzati dall'esistenza di un'operazione clandestina comunque coordinata, comunque gestita, qualsiasi obietti­vo essa avesse. Ritengo si tratti di un punto importante da rilevare,

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giacché sgombra il campo da numerosi interrogativi e questioni emersi,

Il terzo punto apre un campo di discorso che deve essere preso in seria considerazione. Credo che l'operazione Gladio ebbe invece una forte incidenza, comunque un'incidenza che deve essere valutata ed ulteriormente indagata, sui rapporti tra le forze politiche di Governo. Per tale motivo - io almeno non li ho sentiti, può darsi però sia colpa mia, comunque non li vedo - ho trovato in qualche modo strana l'assenza dei socialisti da questo dibattito. Infetti, se l'operazione Gladio venne usata in qualche modo, se esistono rapporti - che ci sembra esistano - tra essa ed il piano Solo, tutta questa operazione viene condotta nei confronti del centro-sinistra innanzi tutto e nei confronti di una certa concezione dell'attività di governo che avevano i socialisti. Pertanto credo che essi debbano dirci qualcosa di più di quello che sanno, magari rileggendosi i diari di Nenni; dovrebbero dirci qualcosa che riguarda più da vicino gli effetti e le conseguenze che Gladio ebbe sui rapporti tra le forze politiche di Governo in un momento di svolta o, come si disse a suo tempo, di apertura.

RASTRELLI. C'è un passaggio importante della relazione, riguar­dante il fatto che l'avvento dei socialisti al Governo fu anzitutto ipotizzato e voluto dai servizi segreti americani.

PRESIDENTE. Con un conflitto interno tra Casa Bianca ed altri.

PASQUINO. L'osservazione del senatore Rastrelli va bene su di un punto specifico, a prescindere naturalmente dal fatto che all'interno della Casa Bianca vi fu una notevole discussione ed alla fine Schlesinger nei suoi «Mille giorni» dichiara che fu egli a consentire l'apertura a sinistra in Italia. Tuttavia un conto è l'apertura, altro conto è il potenziale riformatore che viene ad un certo momento fermato. La relazione tocca alcuni di questi passaggi, ma resta aperto il discorso di quanto l'operazione Gladio influì nei rapporti tra le forze politiche di Governo nel momento in cui si doveva attuare il programma del centro-sinistra.

A mio avviso tale questione deve essere in qualche modo analizzata, non può essere lasciata da parte, giacché è questo uno dei primi effetti non so se contro la Costituzione, ma certamente contro le tendenze del paese, contro - qui sì - il voto popolare che aveva espresso alcune indicazioni a favore del centro-sinistra. Quindi, almeno qualche affermazione circa la perdita di slancio riformatore del centro-sinistra, allorché l'operazione Gladio venne pesantemente utilizzata per influen­zare le forze politiche, ritengo debba essere inserita.

Dai diari di Nenni si direbbe che egli non sapesse veramente cosa stava accadendo. Faccio notare che Nenni diviene Ministro degli esteri in questo frangente e quindi qualche informazione maggiore avrebbe dovuto ottenere, esigere. I bottoni c'erano, anche se forse non c'era la stanza, e quindi qualcosa di più avrebbe potuto sapere.

Si direbbe, però, che altri democristiani autorevoli qualcosa sapessero. Sicuramente Moro qualcosa sapeva* Quindi, su questo punto nella relazione deve essere enucleato qualcosa di più, o comunque deve essere acquisito nel momento in cui si vada ad una stesura più ampia.

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Si direbbe che coloro che difendono l'operazione nel suo insieme sostengano che in questa fase del centro-sinistra bisognava salvare la democrazia da tendenze autoritarie e golpiste che si trovano prevalente­mente all'interno delle forze che potevano mettere in atto il piano Solo. Anche se si potesse sostenere che la fine dello slancio riformatore del centro-sinistra coincide con la salvezza della democrazia - e sarebbe un'affermazione gravissima dal punto di vista dell'utilizzazione distorta della operazione Gladio - resta il fatto che almeno il punto politico è assai importante: il centro-sinistra finisce sostanzialmente nel 1964, tra i mesi di giugno e di agosto; l'operazione Gladio fu responsabile di quella situazione.

Sarebbe opportuno interrogarsi sulla fine del centro-sinistra (e qui si forse la rilettura della storia andrebbe condotta in maniera più adeguata, più che soffermarsi sulla rilettura degli anni '40 e '50 sui quali gli storici hanno già fatto ampiamente luce, mentre è proprio sulla fase degli anni '60 che non è stata fatta abbastanza luce), sulle sue conseguenze sulle forze politiche, sulle forze sociali, su quanto si muoveva nella società negli anni del centro-sinistra e quindi sul '68 e su quanto esso fu influenzato e condizionato dalla presenza di forze dell'ordine, di servizi segreti che sapevano molto di più di quanto dicevano, su quanta influenza esercitarono l'operazione Gladio resti del piano Solo sul terrorismo e anche sulla dinamica dell'organizzazione delle bande terroristiche negli anni '70. Anche su questo sarebbe opportuno interrogarsi poiché si potrebbe ottenere qualcosa di più di quanto scritto nella relazione e qualcosa che segnali che, se l'operazio­ne per ipotesi fosse stata inizialmente legittima, certamente non lo fu negli anni successivi.

Altro punto concerne le deviazioni e qui, signor Presidente, se me lo consente, sarò cattivo. Questa mattina ripetutamente il senatore Taviani, la cui conoscenza dell'inglese non sono in grado di valutare giacché gli ho sentito dire soltanto due parole, ha definito l'operazione Gladio sostanzialmente come l'operazione Stand Behind, mentre a noi è nota come Stay-Behind.

FERRARA SALUTE. Si tratta di un difetto di pronuncia.

PASQUINO. Non so se si tratti di un difetto di pronuncia, giacché ambedue i verbi esistono nella lingua inglese. Voi avete fatto dell'ironia su questo punto, tuttavia a mio avviso si tratta di un problema non mar­ginale.

PRESIDENTE. Nelle precedenti testimonianze il senatore Taviani ha ripetutamente affermato che egli non conosceva l'operazione né come Gladio né come Stay-Behind, ma solo come «rete antiinvasione». Possiamo prendere per buona questa affermazione poiché l'ha ripetuta anche nella sua intervista. È vero: c'è da pensare anche su questo, comunque egli l'ha sempre definita «rete antiinvasione».

PASQUINO. Va bene, rete antiinvasione! Qualcuno però gli avrà suggerito di chiamarla Stand Behind; chi è stato Ministro dell'interno e della difesa per anni almeno su questo però dovrebbe usare i termini

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corretti a meno che non ci fosse qualcos'altro che ancora non sappiamo. È solo un problema di pronuncia, cioè, o c'è qualcosa che ci sfugge, che non ci viene comunicato efficacemente?

Tralascio però questo passaggio molto marginale e sottolineo invece quali sono i punti che rimangono aperti quando si passa al discorso sulle deviazioni, Innanzitutto c'è da considerare il problema sollevato dal generale Serravalle, il punto relativo al fatto che c'erano gladiatori le cui posizioni erano praticamente in contrasto con la Costituzione, È questo un aspetto che non può in nessun modo essere lasciato cadere. Non si verifica infatti all'inizio dell'operazione e non può quindi essere giustificato sostenendo che si trattava dei resti, dei lasciti di una guerra civile incompiuta, ma nel 1974. Nel frattempo erano stati reclutati gladiatori le cui credenziali costituzionali non erano state in alcun modo valutate. Ci vuole il generale Serravalle, più di ventanni dopo la costituzione dell'operazione, per rendersi conto che nell'operazione sono inserite persone che sono su posizioni non conciliabili in nessun modo con il rispetto della Costituzione.

Un altro punto sul quale si è fatta molta ironia ma che non è affatto marginale è quello degli effettivi. Le cifre che sono state fornite non possiamo lasciarle cadere così, non possiamo accettare che ci si dica 130, 400 o 200. Quello degli effettivi è un punto qualificatissimo perché con 130 persone non si fa neanche del sabotaggio. Chi ha fatto la resistenza deve sapere che con 130 persone al massimo si può tentare un piccolo sabotaggio, se posso scherzare con le parole. Una rete per il sabotaggio è molto più ampia, richiede molti elementi, soprattutto poi se deve coprire aree del paese consistenti. Il senatore Taviani ha addirittura ripetuto che le forze del Patto di Varsavia intendevano arrivare a Bergamo. Non credo che farlo sia un'operazione particolar­mente brillante, ma 130 persone in ogni caso non riescono assoluta­mente a coprire il territorio. Accanto al problema degli effettivi poi c'è quello delle modalità di reclutamento usate da coloro che erano già nell'organizzazione e di chi veniva contattato, di cosa si offriva e si diceva loro, di come questi contatti venivano registrati. È quanto dice il Presidente nella relazione. È questa un'ampia area dell'operazione Gladio che ci sfugge completamente, su cui non abbiamo informazioni a sufficienza e su cui, ancora, facciamo benissimo a manifestare profondo scetticismo. Non è possibile pensare, neanche nel migliore dei casi, sia pure con 622 persone, è questa la cifra più alta che ci è stata data, che si potessero organizzare operazioni di sabotaggio di fronte - porto l'esempio classico - ali Armata rossa che rotola sull'Italia nord­orientale. Non è credibile, ed è quanto dobbiamo dichiarare nella relazione, a meno che non ci vengano offerte informazioni maggiori. È importante poi sottolineare che questa operazione di sabotaggio, per quel che ci risulta, non era neanche ben organizzata. Noi conosciamo infatti solo i Nasco, i contenitori, i depositi di armi. Il sabotaggio però non ha bisogno solo di armi ma richiede tutta una serie di strumenti logistici che non sono stati ritrovati e che forse non dovevano esserlo perché magari venivano utilizzati in altro modo. Mi riferisco ad esempio alla caserma del V Comiliter di Udine. Credo allora che dovremmo indagare sulla strumentazione logistica disponibile per Gladio. Se davvero l'operazione mirava al sabotaggio allora la logistica è essenziale

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così come lo erano tutti gli strumenti tecnici che operazioni di sabotaggio adeguato potevano consentire. Altrimenti è legittimo il dubbio che è stato ripetutamente avanzato, ossia che quella opera­zione...

PRESIDENTE. Risultano agli atti due depositi grossi, per 3.000 uomini, dotati di vestiario, apparati sanitari, ecc.: c'erano quindi due depositi molto grossi per queste cose.

PASQUINO. Ugualmente però non servono per le operazioni di sabotaggio.

PRESIDENTE. All'istruzione al sabotaggio.

PASQUINO. Un altro punto sul quale non mi soffermo perché ancora oggetto di indagine della Commissione è quello della strage di Peteano, un punto cioè che va preso in seria considerazione per capire se c'è stata deviazione o no rispetto ai fini originari dell'operazione.

C'è poi un ulteriore punto che apre tutto il discorso sulla riorganizzazione dei servizi segreti nel 1977 e i rapporti tra quella riorganizzazione e la persistenza dell'operazione Gladio, cioè i residui piduisti dentro e fuori Gladio e dentro e fuori i servizi segreti. Anche su questo credo valga la pena di approfondire le osservazioni contenute nella relazione.

Mi avvio ora alla conclusione. A questo stadio dell'indagine i dubbi sulla legittimità dell'operazione Gladio appaiono francamente molto più fondati che non le affermazioni di incondizionata legittimità. Quanto comunque possiamo dire ora è che non ci sono documenti che possano provare fino in fondo che dall'inizio l'operazione fosse legittima. Dico dall'inizio perché dopo potrebbe essere stata necessaria dal punto di vista delle forze di Governo. Potrebbe essere stata legittima all'inizio e in seguito aver deviato, ma credo comunque che manchino documenti per provare che quell'operazione fu legittima almeno all'inizio. Possiamo anche sostenere che fu inutile - aggettivo usato in tanti altri contesti -per tutta la prima fase se l'obiettivo era quello di contrastare elettoralmente e politicamente il comunismo, dal momento che - e questo prova la tesi che ho sempre sostenuto sullo scalfissimo peso sul comportamento elettorale - perché alle elezioni il Partito comunista ebbe invece dei successi. Fu invece utile - ed è forse per questo che venne mantenuta in piedi - per le lotte che si venivano svolgendo all'interno del ceto politico di Governo. Anche questo va detto perché, fino a quando non abbiamo risultanze diverse, l'unico momento in cui Gladio è apparsa in tutto il suo fulgore è quello del centro-sinistra, il momento in cui cioè si è aperta una lotta durissima tra conservatori ed innovatori all'interno dei Governi di centro-sinistra.

Possiamo aggiungere che ci sembra probabile che ci sia stata deviazione dai fini originari e questo deve essere ulteriormente verificato. Non corso della relazione del Presidente, delle varie audizioni e delle infinite testimonianze che sono state rese e nelle interviste e dichiarazioni alla stampa appaiono alcune cose che vanno

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sottolineate. Il Presidente non deve necessariamente parlarne nella relazione se non vuole, ma di tanto in tanto esse fanno capolino. Appare cioè, di tanto in tanto, che ci sono stati militari felloni, servizi segreti che, nonostante le varie fasi di riorganizzazione, sono inaffidabili e che rimangono tali, cosa che costringe qualcuno a pensare che se non sono affidabili rispetto al sistema democratico lo saranno però rispetto a qualcuno: chiedersi cui prodest credo sia in questo caso legittimo. Nel corso delle indagini e delta relazione appaiono ripetutamente osserva­zioni che consentono di concludere che ci sono uomini politici, di Governo, che sono spesso faciloni, ossia non si curano dei dettagli e non sanno esattamente bene quel che succede e che forse non vogliono neanche saperlo e che talvolta invece appaiono incompetenti perché quando vogliono sapere non capiscono bene cosa viene detto loro. Anche questa mi sembra un'accusa seria. Tale altra volta poi non sono responsabili e non intendono rispondere esattamente sulle materie e strutture sottoposte ai loro controlli. Credo sia questo quanto emerge con una certa chiarezza dal lavoro svolto finora.

Al mio discorso ci sono ancora due code. Innanzitutto, se me Io consentite, vorrei cominciare con una esternazione di stupore.

STAITI DI CUDDIA DELLE CHIUSE. Anche tu!

PASQUINO. Ma solo di stupore e poi non per televisione. Abbiamo scoperto infatti che alcuni Presidenti del Consiglio laici e socialisti, sottolineo la congiunzione...

FERRARA SALUTE. Non ce ne sono stati molti.

PASQUINO. Infatti. Essi non hanno sentito il bisogno negli anni '80 di chiudere l'operazione quando, sia pure tardivamente, furono informati. Nel novembre scorso abbiamo addirittura appreso dal ministro Rognoni che il Presidente del Consiglio gli aveva chiesto di sciogliere l'operazione. Nel novembre 1990, quando cioè da due mesi il paese stava danzando al suono dell'operazione Gladio, operazione di cui il Presidente del Consiglio aveva debitamente smentito, il 2 agosto, di sapere alcunché, improvvisamente l'operazione viene chiusa. Non so se in proposito basta che io esterni il mio stupore, infatti sono assolutamente esterrefatto.

C'è poi l'ultimo punto, quello che apre il discorso sul che tiare prossimamente. Mentre infatti alcune di queste cose possono essere debitamente integrate, se vale la pena, seguire le mie indicazioni, si apre però un discorso più ampio anche se mi auguro non infinito o illi­mitato.

Bisogna continuare le indagini in maniera secca e, se il Presidente me lo consente, governata, utilizzando non soltanto le fonti dei servizi segreti - che in buona misura sappiamo essere già manipolate, altrimenti che servizi segreti sarebbero? Non ho poi capito perché continuiamo ad aspettare che ci arrivino gli archivi dei servizi segreti dell'Est e non chiediamo le informazioni contenute negli archivi segreti dell'Ovest, dal momento che alcuni di questi ultimi hanno talune informazioni che riguardano questa operazione probabilmente in una

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