CRONOLOGIA “CASO GLADIO”: fatti e misfatti!

    23/05/91                                Commissione Stragi - Interventi sulla prerelazione Gualtieri
 

 SENATO DELLA REPUBBLICA

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CAMERA DEI DEPUTATI

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X LEGISLATURA - DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI

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Interventi svolti nel corso delle seduta
del 23 maggio 1991 (81a)

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MACIS. Voglio fare una premessa che ritengo doverosa per le osservazioni fatte inizialmente che mi sembrano fuor di luogo per chi ha esperienza di vita parlamentare come il collega Buffoni. Nella discussione dovremmo cercare di fare uno sforzo, come io cercherò di fare per parte mia, per tentare di ragionare, naturalmente nell'ottica di ciascun Gruppo e di ciascuno di noi. Riterrei pericoloso se in qualche modo la Commissione indulgesse alla rissa o alla provocazione che hanno sfiorato la nostra Commissione e che sono state dirette alla persona del Presidente. A nome del Gruppo del PDS voglio esprimere al senatore Gualtieri la nostra stima e la nostra solidarietà per l'attacco volgare del quale è stato oggetto. Credo che non ci si debba sorprendere di quest'ultimo episodio perché è uno dei tanti tentativi di paralizzare, insabbiare e delegittimare la nostra Commissione ai quali abbiamo assistito. Credo di dover aggiungere che un Presidente con una indipendenza di giudizio come quella del senatore Gualtieri, con il quale il nostro Gruppo si è trovato più in dissenso che in accordo (basta leggere i verbali di Commissione e di Ufficio di Presidenza per rendersene conto), un Presidente che soprattutto vuoi compiere fino in fondo il suo dovere, è certamente scomodo per chi guarda - e sono molti - con fastidio a questa Commissione e all'indagine che svolge su Gladio.

Le materie di indagine di nostra competenza sono ritolto scottanti, benché al suo insediamento la Commissione potesse apparire come un consesso riservato a cultori in chiave storica della vicenda stragista e dei tanti fenomeni che ormai dovevano considerarsi quasi cancellati e che non potevano riemergere ed irrompere nella vicenda politica. Con Ustica prima, cioè con il groviglio indotto in tutte le vicende più delicate dalla presenza dei servizi segreti e poi con Gladio, il problema della struttura supersegreta dei Servizi, del SID parallelo (come lo chiama, e penso non casualmente, il titolo del rapporto del Presidente del Consiglio dei ministri fatto alla Commissione), ha assunto un rilievo di primaria importanza.

L'investigazione su tale tema si è rivelata ed è tutt'altro che una stravaganza passatista, come qualcuno vorrebbe far intendere. Infatti, noi abbiamo toccato un nodo fondamentale della storia recente d'Italia e dobbiamo soprattutto riprendere (ed è ciò che ci riguarda più direttamente) il filo che ci riconduce alla strategia delle stragi e alla strategia dell'eversione.

Secondo la versione ufficiale (che desidero riassumere per comodità di ragionamento) l'organizzazione Gladio venne predisposta sulla base di accordi tra il servizio italiano e quello statunitense, nella previsione, all'epoca tutt'altro che inverosimile, di una invasione da parte degli eserciti del patto di Varsavia, L'organizzazione - in base alla versione ufficiale - si inseriva nella pianificazione NATO e fortunatamente non è mai stata attivata perché non si è verificata la condizione che ne avrebbe giustificato l'intervento. A tale proposito voglio chiedere scusa per il riferimento letterario a cui si è fatto ricorso in questi giorni:

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gli uomini della fortezza Bastia ni sono stati lì a scrutare il deserto, ma per fortuna i tartari non sono arrivati. Poi sono stati indicati i nomi, i cognomi e l'indirizzo di questi valorosi; sono state fornite notizie sull'articolazione della struttura Gladio.

Ebbene questa versione ufficiale che ho riassunto in modo estremamente sintetico non regge, fa acqua da tutte le parti. Innanzitutto vi sono delle contraddizioni e dei contrasti con gli elementi acquisiti dalla Commissione: con gli elementi documentali e testimonia­li, con i documenti provenienti dallo stesso Governo e con quelli provenienti dall'attività inquirente della magistratura. A tale proposito mi riferirò soltanto a tre punti che sono presenti nella relazione e che desidero sottolineare per trarre due considerazioni. Il primo punto è quello del numero dei gladiatori: il numero di 622 gladiatori è un numero di pura fantasia, che contrasta con il collegamento istituito tra l'operazione Gladio e l'organizzazione Osoppo sia nei documenti ufficiali sia nella ricostruzione testimoniale del senatore Taviani resa nell'ambito di questa Commissione. Inoltre contrasta con alcuni documenti dai quali risultano cifre diverse, da quei documenti da cui risultano nomi non indicali nell'elenco ufficiale, e contrasta con la sproporzione tra le finalità dell'organizzazione e la struttura operante.

Il secondo punto riguarda la questione della collocazione e poi della rimozione dei depositi «Nasco». Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una ricostruzione ufficiale che è contraddetta da documenti e da dichiarazioni testimoniali* A tale proposito desidero innanzitutto richiamare (è una circostanza che potrebbe anche sfuggire, ma la ritengo estremamente significativa) il fatto che si è taciuto e ancora non è stato chiarito (è un aspetto su cui dovremmo indagare) il ruolo svolto dall'Arma dei carabinieri le cui caserme fin dal 1957 vennero utilizzate quali depositi di armi per i Servizi. Inoltre, per quanto riguarda più direttamente i Nasco, la mappa che ci è stata inviata è del tutto inattendibile. Sappiamo di sicuro che il deposito rinvenuto nella contrada di Serramazzoni di Modena non era indicato.

Per quanto riguarda poi Io smantellamento è stata data una ricostruzione lacunosa. Vi sono degli atti, come quelli provenienti ultimamente dalla magistratura bolognese, dai quali - ed in forza dei quali - risulta uno svuotamento parziale, del 50 per cento, degli stessi.

Infine, l'ultimo punto a cui mi voglio riferire è quello del black out dei cinque anni. Vi sono cinque anni, che vanno dal 1951 al 1956, di cui non sappiamo nulla di ufficiale sull'organizzazione. Infatti la ricostruzio­ne che è stata fornita dal Governo fa riferimento al 1956, mentre adesso sappiamo, anche in questo caso sulla base di documenti certi, che l'organizzazione risale al 1951-1952 e che la predisposizione della struttura risale al periodo precedente al 1956.

Da tutti questi fatti e dati ceni che ho voluto riassumere derivano due prime considerazioni. Signor Presidente, ritengo che nella relazione si debba sottolineare con molta chiarezza che la ricostruzione che è stata fatta dai Servizi ed accettata acriticamente dal Governo che l'ha trasmessa alla nostra Commissione non risponde a verità. Una Commissione d'inchiesta deve pronunciarsi con nettezza e chiaramente: non può lasciare tale deduzione all'intelligenza del lettore. In questo caso bisogna dire chiaramente che il Governo ha mentito e ha mentito

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accettando la ricostruzione dei Servi/i e ripetendo una storia infinita. A tale proposito desidero soltanto citare la testimonianza indignata dell'onorevole Craxi a proposito di Gladio quando dichiarò M'Avanti! che il 10 gennaio 1985 il Sismi affermò che nulla risultava circa il cosiddetto «piano Demagliente» o altri piani che ponessero i nostri Servi/i in posizione di subordinazione rispetto a Servizi di altri paesi.

Quanto sopra fu ulteriormente precisato all'onorevole Craxi, all'epoca Presidente del Consiglio, con appunto del 18 gennaio 1985. Il Presidente ne informò il comitato, eccetera. Allora la storia dei Presidenti del Consiglio dei ministri che sono stati ingannati e fuorviati dai Servizi e che sono stati costretti a mentire al Parlamento deve finire e questo è un compito ed una responsabilità propri della Commissione. La nostra Commissione non può limitarsi a dire che vi sono determinati fatti: accertato il falso perpetrato dai Servizi nei confronti del Governo occorre aggiungere chiaramente che il Governo ha fatto propria una ricostruzione del tutto falsa, davanti al Parlamento.

La seconda considerazione che desidero fare è che i problemi attinenti al numero dei gladiatori, ai Nasco e alla struttura organizzativa non sono particolari insignificanti: non è indifferente stabilire se il numero dei gladiatori è di 622 o di 640 come risulta da un altro documento. No, si tratta di elementi attraverso i quali si offusca, fino a farla cadere del tutto, quella finalità assegnata dalla versione ufficiale all'organizzazione Stay-Behind. Dal documento del 1959 sappiamo - e ciò sin dall'inizio del nostro lavoro - che l'operazione Gladio aveva due finalità: quella di operare nel caso di occupazione ed anche quella di intervenire contro la sovversione interna. Per dirla con le parole del generale Podda di fronte al giudice Mastelloni, l'operazione era «antisovietica all'esterno e anti-PCI all'interno». Naturalmente si tratta di una semplificazione e lo stesso generale Podda ha in qualche misura rettificato questa espressione; tuttavia oggi abbiamo di fronte dei documenti che consentono una ricostruzione storica molto più precisa,

Devo dare atto al Presidente che nella relazione si inserisce in maniera molto corretta la nascita dello Stay-Behind nel quadro delle relazioni bilaterali italo-statunitensi negli anni del secondo dopoguer­ra e della guerra fredda. Dai documenti provenienti dal Consiglio di sicurezza nazionale e dal Comitato dei Capi di Stato maggiore risulta in maniera estremamente precisa e significativa che l'obiettivo della politica americana in Italia era quello di ridurre l'influenza e la forza, all'interno del paese, del Partito comunista italiano. In particolare ciò si evince dal piano Demagnetize (documento del 14 maggio 1952) del Comitato dei Capi di Stato maggiore dove si afferma che l'obiettivo della riduzione del potere dei comunisti in Italia doveva essere perseguito con ogni mezzo compatibile con gli scopi degli Stati Uniti. Ciò è riportato nella relazione e sappiamo che non ci si doveva fermare nei caso in cui si fosse reso necessario agire con mezzi tali da far configurare un'ingerenza nella sovranità nazionale e che, in questo caso, si sarebbe dovuto ricorrere a misure straordinarie di sicurezza.

Sono pervenuti anche altri documenti tra cui quelli della Biblioteca Truman dai quali risultano ancora una volta confermate le pratiche di

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contrasto e di discriminazione persine nella mano d'opera. I documenti fin qui pervenuti consentono una ricostruzione storica rispetto alla quale mi permetto di dire che anche i documenti che successivamente perverranno non potranno che fornire elementi di conferma a quanto già risultava dalla letteratura in materia.

Da tale documentazione possiamo dedurre la conseguenza che tutte le azioni che scaturivano dalla politica statunitense potevano riversarsi sulla struttura e sull'operazione Gladio? Ritengo che dobbiamo chiederci - e dovremo farlo nel corso delle prossime settimane - quale sia la misura della ricaduta nell'ambito dell'operazione Gladio di quelle politiche sapendo che esse avevano uno spettro di applicazione ben più ampio che investiva i rapporti fra la rappresentanza degli Stati Uniti (si pensi al ruolo svolto dall'ambasciatore statunitense nel piano Demagne-tize) e tutto il sistema dei partiti e delle rappresentanze politiche interne. Tuttavia il punto di indagine che ci riguarda è proprio quello del riferimento specifico all'operazione Gladio. In attesa di un riscontro puntuale che dovrà essere fatto, sin da ora si possono indicare alcuni elementi di carattere sintomatico estremamente importanti. Il primo riguarda il rapporto Sifar-CIA. Occorre dire con chiarezza che si tratta di un rapporto diseguale. Non è soltanto il problema del comando da parte della CIA; è un rapporto disuguale non solo perché la CIA fornisce i materiali, gli strumenti, i mezzi finanziari, le armi e tutto quello che sappiamo, ma soprattutto perché la CIA è il Servizio del paese vincitore che offre a quello del paese sconfitto Io strumento ideologico che non aveva più. Ci troviamo di fronte ad un Servizio che era stato travolto dalla guerra e nel quale non era entrato quello spirito della Costituzione e della Resistenza che storicamente credo si possa dire essersi affermato nel Servizio molto lentamente nei decenni. La CIA ha dato qualcosa di più, ha indicato un obiettivo ideologico, ha ridato una linea ai servizi italiani indicando loro da che parte dovevano schierarsi. Vi era quindi una subordinazione, una subalternità reale che dai mezzi materiali, certo estremamente importanti, è arrivata fino all'ideologia che veniva fornita ai Servizi in misura totale.

Un altro punto acquisito consiste nel fatto che la vita dell'operazio­ne Gladio non fu quella della fortezza Bastiani, non fu quella del tenente Drogo che ha consumato i suoi giorni nell'attesa. Fu invece una vita attiva, la vita delle «teste calde», come le ha definite il generale Serravalle» Essa inoltre ha coinciso con quella regola materiale che troviamo scritta nei documenti, probabilmente giunti dopo la stesura della relazione dei Presidente, risalenti alla fine degli anni '50 e concernenti il verbale di un incontro avvenuto tra agenti dei servizi italiani e agenti dei servizi statunitensi da cui risulta che compito dell'operazione Gladio era: «controllo e neutralizzazione delle attività comuniste in tempo di pace». Mi sto riferendo in particolare a un briefing tra agenti italiani appartenenti alla struttura «Stella alpina» e agenti americani.

Ancora qualche parola sui Nasco. Oggi apprendiamo dal magistrato bolognese di una pistola - almeno così è ricordato nella lettera di accompagnamento - rinvenuta nel Nasco di Modena senza matricola. Cari colleghi, le pistole senza matricola servono per combattere l'Armata Rossa? Nel racconto fatto al magistrato bolognese dal generale

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Serravalle si parta inoltre dell'incontro animato con il rappresentante della CIA dopo la decisione di smantellare i Nasco. Dandogli del tu, questo rappresentante della CIA accusa il generale di aver disarmato la struttura, in riferimento ad una situazione attuale: stiamo parlando ovviamente del 1973.

Lo stesso Serravalle, forse non a caso, chiude la sua deposizione affermando di non conoscere ancora i compiti effetti della Gladio, in quanto non aveva mai preso visione dell'atto costitutivo. Il generale Serravalle si domanda allora se la Gladio avesse avuto rapporti con il piano Solo e con attività eversive. Credo che su questo punto, su questa considerazione svolta dal responsabile della V sezione dell'ufficio R nei primi anni 70, sia necessaria qualche riflessione, perché ci troviamo di fronte ad una struttura rigidamente compartimentata, nella quale il capo, appunto, ha la funzione di presiedere soltanto al mantenimento degli uomini assegnati, alle esercitazioni e all'addestramento. Però il punto da verificare è in che misura l'operazione Stay Behind, o meglio l'operazione Gladio, interessava tutto il servizio, posto che il comandante di tale operazione non era il capo della V sezione dell'ufficio R, che oggi infatti si pone certi interrogativi, bensì era il capo del servizio stesso, il generale Miceli all'epoca, cosi come tutti coloro che lo hanno preceduto o che sono venuti dopo di lui.

Il problema quindi della finalità dell'operazione riemerge con forza. Infatti, se scopo dell'operazione è stato anche quello di impedire in tutti i modi e con tutti i mezzi (ripeto l'obiettivo del piano Demagnetize) a un partito politico di rafforzarsi ed eventualmente di andare al governo, il contrasto con la Costituzione mi sembra evidente. Non so se su questo aspetto sia da attendere una pronuncia di qualche Corte; non saprei nemmeno come attivare o sollecitare una pronuncia di questo genere. Se vi è una organizzazione clandestina armata che ha come obiettivo quello di impedire che un partito riconosciuto possa rafforzarsi e possa andare al governo, mi pare vi sia un contrasto evidente con la Costituzione.

Non a caso i! Presidente della Repubblica, che è un fine costituzionalista, in tutti i discorsi in cui parla dell'operazione Gladio e ne difende la costituzionalità con molta accortezza (che non ho trovato nelle parole di alcuni colleghi) aggiunge sempre la clausola «ove fosse stato invaso». Tuttavia, se vi fossero delle prove che riguardano un altro tipo di ingerenza, un altro obiettivo (come mi pare accertato in maniera definitiva, o quanto meno riscontrato in maniera sintomatica ed estremamente significativa), credo che il discorso sulla legittimità prenderebbe completamente un'altra piega.

L'altro punto sul quale ritengo sia necessario fare chiarezza, magari riferendone nella relazione in maniera più precisa, è quello del rapporto dell'operazione Stay-Behind e della Gladio in ambito NATO. In effetti, la legittimità di Gladio è legata a queste due clausole: l'ipotesi di invasione straniera, e il riferimento alla NATO della struttura Slay-Behind.

In realtà riscontriamo sintomi di attività ben prima di quella invasione che per fortuna non è mai avvenuta, e soprattutto possiamo affermare in base ai documenti acquisiti che non c'è nessun riferimento nell'operazione Slay-Behind e nella Gladio alla struttura NATO. La Gladio infatti nasce da un accordo bilaterale CIA-Sifar, nasce al di fuori

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delle strutture della NATO (questo forse non è stato indicato sufficientemente nella relazione) mentre i comitati ACC e CPC sono soltanto delle sedi informative. Non si tratta di sedi operative di pianificazione. Dalle testimonianze rilasciate dai responsabili dell'ufficio che vi hanno partecipato, e da quanto è possibile trarre dai riscontri documentali, risulta che in queste sedi si diceva esattamente quel che ciascuno voleva dire. Nell'ambito NATO, le strutture integrate delle forze armate sono determinate dai trattati e dagli accordi.

Ad esempio, dello smantellamento dei Nasco non fu data informa­zione nelle sedi ACC e CPC. Ciò sarebbe impensabile in ambito NATO: si smantella una armata, si manda a casa l'armata schierata sul fronte orientale e non si informa la NATO? È impensabile. Mentre è significativo - e ne abbiamo la conferma dalle dichiarazioni del generale Serravalle al magistrato bolognese - che quella informazione fu data al rappresentante della CIA, contrariamente a quanto ci venne dato ad intendere in un primo momento. D'altronde il rappresentante della CIA ne era già venuto a conoscenza per suo conto, perché la CIA era tutt'altro che estranea all'operazione Gladio.

In questo contesto vorrei allora fare le seguenti annotazioni: che il Presidente del Consiglio neghi alla Commissione e all'autorità giudizia­ria (ma mi sia consentito citare prima la Commissione) i documenti costitutivi della Gladio appellandosi all'articolo 7 del trattato di Ottawa è estremamente grave, perché la NATO in questo caso non c'entra nulla I! riferimento a quel trattato è del tutto inconferente.

Lo stesso onorevole Andreotti recentemente, a proposito dell'op­portunità di riprendere le indagini sulla pista bulgara per l'attentato ai Papa, sulla base degli archivi dei Servizi di quel paese, ha manifestato tutto il suo scetticismo. Rispondendo a coloro che lo sollecitavano ad assumere iniziative in tal senso ha scritto che «i servizi segreti», sono queste le sue affermazioni testuali, «fanno sparire le prove. E se non lo facessero», ha aggiunto, «che servizi segreti sarebbero?».

Questa verità elementare ricordata con il consueto realismo dall'onorevole Andreotti vale per tutti i servizi, compreso il Sismi, vale per tutte le operazioni, compresa la Gladio.

Non voglio sostenere che l'operazione Stay-Behind, rappresentata dai 622 valorosi elementi, sia una tipica azione di disinformazione: si tratterebbe di un giudizio affrettato e avventato. È però necessario ed opportuno svolgere un'indagine puntuale sull'intero servizio interessato alla Gladio e non solo sulla V sezione dell'ufficio R. Ad esempio, che cosa facciamo per quanto concerne l'ufficio D? Abbiamo sentito i responsabili della V sezione dell'ufficio R, ma non quelli dell'ufficio D. Si può affermare che questo fosse estraneo all'operazione? Non va dimenticato che c'è un riferimento che coinvolse l'intero servizio in quanto il capo del servizio è anche capo della Gladio.

Non voglio trarre conclusioni affrettate ed esprimere giudizi sommari; voglio soltanto formulare un'ipotesi di lavoro ragionevole sulla base di quanto abbiamo acquisito e che naturalmente, trattandosi di ipotesi di lavoro, andrà verifìcata. L'ipotesi è la seguente: l'operazione Stay-Behind è servita come apparato logistico e come copertura delle operazioni sporche del servizio. Le inchieste giudiziarie sulle stragi, sui fatti di eversione (dalle dichiarazioni di Vinciguerra per quanto riguarda

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Peteano, a quelle di Miceli per quanto riguarda il golpe Borghese, a quelle di Spiazzi per la Rosa dei venti) hanno evocato a torto o a ragione la struttura parallela del servizio con le caratteristiche della Gladio. Occorre chiarire tali aspetti e mi sembra estremamente significativo che queste affermazioni siano state fatte da uomini dei servizi, come Miceli, e da uomini che ritenevano di essere in qualche modo inseriti in strutture cellulari di quelle organizzazioni.

Per tale motivo ritengo che non dobbiamo fermarci all'operazione Gladio, ma dobbiamo quanto meno tenere presenti tutte quelle organizzazioni che si ripromettevano finalità analoghe a quelle della Gladio: organizzazioni ufficiali e non ufficiali, di emanazione governativa (come le strutture che dovevano entrare in azione - come dichiarato dal ministro Scelba - nel caso di insurrezione comunista, con una struttura segreta che si rifaceva non solo ai prefetti ma anche a persone estranee), l'organizzazione «Pace e libertà» e quant'altre hanno operato con finalità e strutture in qualche modo simili. Occorre stabilire quale tipo di rapporto è intercorso tra i vari organismi.

Occorre spiegare anche perché alcuni di questi uomini hanno affermato di essere gladiatori, anche se poi cosi non è risultato.

In conclusione emergono alcuni punti da approfondire. Innanzi tutto occorre soffermarsi sul ruolo dei Servizi, un tema classico nella strategia della tensione; c'è la possibilità oggi di trovare un collegamento puntuale tra questi e gli episodi che si sono succeduti. Occorre indagare sul possibile uso di materiale esplosivo proveniente dai Nasco: questo non è solo un sospetto, è una pista sulla quale lavorano molti magistrati e non solo i) giudice Casson per Peteano.

Un altro punto estremamente importante, legato alla natura stessa della nostra Commissione, concerne l'inquinamento degli apparati dello Stato da parte di questo tipo di organizzazioni e l'inquinamento degli stessi Servizi dovuto alle attività devianti. Queste ultime costituiscono ormai una costante della storia recente consacrata in atti di altre commissioni di inchiesta, in atti del Governo e del Parlamento, in atti legislativi che hanno tentato, appunto, di correggere quelle deviazioni.

Vi è poi il rapporto tra i servizi italiani e quelli statunitensi; si tratta di un elemento rilevante perché tale rapporto non rientra nella collaborazione dei servizi in ambito NATO.

Tornando per un attimo all'inquinamento degli apparati, credo che occorra riflettere sull'effetto nefasto provocato sull'Arma dei carabinieri, la quale per un certo periodo, durante la gestione del generale De Lorenzo, è stata addirittura subordinata ai Servizi e in ogni caso ha svolto dei compiti che non rientravano affatto nelle sue finalità di istituto quale la funzione di deposito delle armi per i servizi segreti.

In ultimo occorre ricordare lo stravolgimento dei livelli istituzionali. Anche su tale aspetto concordo con le considerazioni contenute nella bozza di relazione circa il rapporto tra i servizi e il Governo. Ho citato prima la testimonianza del presidente del Consiglio Craxi, il quale nella stessa occasione dichiarò di aver ricevuto solo una succinta comunicazione relativa all'esistenza di una struttura per la guerra non ortodossa destinata ad operare in caso di conflitto, Solo questo. Si tratta pertanto di un rapporto distorto perché, come lei ha giustamente indicato nella bozza di relazione, signor Presidente, in tale situazione il Presidente del

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Consiglio si trova ad essere nella posizione non di chi dirige i Servizi, ma di chi è subalterno ai Servizi. Erano questi ultimi a decidere se informare o meno, e in che misura, il Presidente del Consiglio. Probabilmente per il Sismi e per la CIA un Presidente socialista non è affidabile. Non dico «non era negli anni '80»; uso il tempo presente perché - e anche questo va messo in risalto - la logica degli anni '80, '60 e '70 è la stessa seguita dai Servizi negli anni '50. Intendo dire che l'impostazione iniziale dell'operazione Gladio si è mantenuta inalterata, nonostante che il panorama della vita politica italiana fosse sostanzialmente mutato fin dalla metà degli anni '50, e fosse mutato soprattutto per quanto riguarda la vita dei partiti della sinistra in Italia. Ma da parte dei Servizi che diressero l'organizzazione e subirono l'egemonia della politica americana, non si tenne conto di quella evoluzione. Da qui sono derivati pesanti condizionamenti sulla vita politica italiana. Scavare su queste vicende significa fare chiarezza e contribuire a rimuovere quei condizionamenti.

Voglio aggiungere che scavare non significa creare delle gallerie e lasciarle aperte. Per quanto riguarda il nostro Gruppo, fare chiarezza e scavare significa avere la volontà di chiudere quel capitolo, di chiudere definitivamente l'era della guerra fredda e di abbandonare tutti gli strumenti della stessa guerra fredda; strumenti che invece puntualmente emergono nella vita pubblica italiana a distanza di molti anni.

Riferire al Parlamento secondo le linee indicate dalla sua relazione, signor Presidente, mi pare costituisca un contributo importante in questa direzione.

LIPARI. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto più breve e molto meno specifico di quello del senatore Macis poiché credo che questo sia il nostro compito nell'attuale fase della discussione. In fondo, la relazione oggi al nostro esame è una sona di perizia in corso d'opera, un documento allo stato degli atti. In altre parole ci chiediamo se quei sondaggi che avevamo iniziato in un certo terreno per ipotizzare una determinata costruzione meritino di essere proseguiti, Ebbene, la risposta è perentoriamente di senso affermativo: quelle indagini meritano di essere proseguite.

La sua relazione, quindi, signor Presidente, va in questo senso positivamente accolta, proprio per la sua dichiarata ascetticità: essa non vuole formulare giudizi ed è in tale logica che sarei contrario all'ipotesi ora avanzata dal senatore Macis di arricchirla con aggiunte valutative rispetto ai fatti. Come sappiamo, in certi casi i Gatti parlano da soli; ma comunque non è questo il momento in cui dobbiamo arrivare a tali indicazioni di segno valutativo. Potremo procedere alle valutazioni nel momento in cui avremo esaurito il nostro compito e dovremo redigere la relazione finale.

A mio avviso, da questa indicazione di fatti già emergono giudizi che possono ritenersi significativi, però non è questo il momento per formulari. In tal senso, percorrere in questa fase la via di una sorta di analisi con intenti emendativi può aver senso solo se qualcuno di noi individuasse una omissione nella elencazione di fatti rilevanti oppure una elencazione scorretta di altri fatti. Poiché, almeno dalla lettura che io ho potuto fare della relazione, non mi sembra che ciò si sia verificato,

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