IN IN PENSIONE IL caPo DI Gladio

Pagina 8 (14 SETTEMBRE 1991) - Repubblica

 

Repubblica — 14 settembre 1991   pagina 8   sezione: POLITICA INTERNA

ROMA - E' stato probabilmente il più famoso dei gladiatori, certamente il più potente. E nessuno, meno di un anno fa, avrebbe potuto prevedere che la carriera del generale Paolo Inzerilli, capo di stato maggiore del servizio segreto militare, si sarebbe conclusa con un pensionamento anticipato. Martedì il comitato che si occupa degli avanzamenti in carriera degli ufficiali ha deciso di non dargli la promozione cui ambiva e che gli avrebbe prorogato l' età pensionabile.

Così Inzerilli - che ha comandato la rete Gladio dal 1974 al 1986 - tra poche settimane dovrà lasciare l' incarico. Non ci sono, come è ovvio, conferme ufficiali (Palazzo Chigi, anzi, si rifiuta persino di confermare la notizia della mancata promozione) ma una decisione del genere non può essere stata presa senza il consenso del presidente del Consiglio Andreotti. Più probabilmente, anzi, è stata dallo stesso Andreotti ispirata: il "caso Inzerilli" rischiava di diventare sempre più imbarazzante per il governo. Soltanto un anno fa, l' esistenza di questo generale decisionista e orgoglioso era nota solo a pochi addetti ai lavori. Divenne un personaggio pubblico dopo l' esplosione del caso Gladio quando, intervistato dal Tg1, presentò all' Italia l' organizzazione stay behind come un' associazione di fedeli difensori della patria, al di sopra di ogni sospetto. L' apparizione televisiva non gli portò fortuna: poche settimane dopo il giudice istruttore di Venezia, Felice Casson, lo indiziò di favoreggiamento nella terza inchiesta sulla strage di Peteano. Secondo il magistrato di Venezia, Inzerilli gli aveva fornito solo una parte della documentazione relativa a Marco Morin, un perito balistico del tribunale di Venezia accusato di falsa perizia, il cui nome compare anche (ed è uno dei tanti strani casi di "omonimia") negli elenchi di Gladio. E' stato questo coinvolgimento in una istruttoria penale a bloccare la carriera del generale? Certamente, ma non solo. Inzerilli è diventato un motivo di imbarazzo per il governo anche per altre ragioni. Il "caso" scoppiò dopo circa cinque mesi dall' iniziativa di Casson, nel maggio scorso, quando emerse che la rete Gladio aveva illegittimamente realizzato una attività di carattere informativo. Tra gli schedati - in un dossier sui politici sassaresi alla fine degli anni 70 - persino l' allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga.

Come conciliare la scoperta di quel documento (e poi di altri sul gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, su organizzazioni pacifiste, su quadri sindacali) con quanto aveva detto lo stesso Inzerilli il 29 novembre del 1990 alla commissione stragi? Il generale aveva escluso sdegnosamente che la rete Gladio avesse svolto qualunque tipo di attività di carattere informativo. "Nel periodo in cui avevo responsabilità nel servizio - disse ai parlamentari - la struttura non è mai stata utilizzata, visto che i suoi compiti erano esclusivamente di preparazione a una eventuale invasione, quindi addestramento". Forse, se fosse stato meno categorico, il generale si sarebbe evitato molti problemi.

Ma Inzerilli è un militare, non un politico. La struttura stay behind, come sarebbe emerso poi, era stata utilizzata in più di una occasione tra il 1974 e il 1986, gli anni della gestione Inzerilli. E anche dopo, anche due mesi prima che il presidente del Consiglio Giulio Andreotti decidesse di rivelarne l' esistenza all' Italia. Precisamente nell' agosto del 1990 quando l' allora direttore del Sismi, ammiraglio Fulvio Martini, decise di attivarla - all' insaputa di palazzo Chigi - per la lotta al narcotraffico. L' iniziativa suscitò le ire di Andreotti e accelerò la fine della carriera dell' ammiraglio.

E così quando, nel maggio scorso, si scoprì che pure Inzerilli aveva attivato Gladio (e non una volta sola) furono in molti a intuire che anche per lui s' annunciavano tempi cupi. Per il ministro della Difesa, Virginio Rognoni, una bella gatta da pelare. Anche perché, dopo il pensionamento di Martini, il peso di Inzerilli all' interno del servizio segreto militare s' era oggettivamente accresciuto. Ancora la nomina del nuovo direttore - il generale Luigi Ramponi - era lontana, il governo non aveva scelto, e il posto di Martini era stato assegnato al vicedirettore, il generale Sergio Luccarini, con una decisione che era subito apparsa temporanea. E dunque Inzerilli - capo di Gladio per dodici anni consecutivi, dall' 87 all' 89 direttore del potente Ufficio centrale per la sicurezza, quindi capo di stato maggiore - diventava una figura ancor più di spicco all' interno dell' intelligence nazionale. Di fronte al "problema Inzerilli" il governo aveva due possibilità: poteva intervenire subito rilevando che motivi di opportunità politica sconsigliavano la sua permanenza al vertice del Sismi oppure poteva attendere, com' è accaduto, che la questione fosse risolta dal trascorrere del tempo. E ha scelto, secondo una consolidata tradizione nazionale, la seconda strada. -

di GIOVANNI MARIA BELLU