PORZÛS, UNA VERITÀ SCOMODA

CONTESTO GEOGRAFICO

Le malghe di Topli Uorch, meglio conosciute come malghe di Porzûs , si trovano nel Comune di Faedis, sebbene il paese di Porzûs si trovi nel Comune di Attimis.

Da Faedis e da Attimis, i due principali centri abitati di fondovalle, un sistema di sentieri e mulattiere convergono agli edifici utilizzati nell'ambito dell'attività pastorizia; si tratta di casolari che costituiscono un'espressione tipica dell'architettura spontanea pedemontana friulana, usati per lo più per il ricovero degli animali e dei pastori. Tali costruzioni generalmente consistono in muri a conci in pietra locale, impianto a locale singolo su due livelli che seguono l'andamento del crinale, con accesso superiore al primo piano dal retro oppure dal fianco, pavimento in travi di legno e copertura generalmente a lastre in pietra.

Le costruzioni individuate sono:

Malga dell'Eccidio, che fungeva da riposo delle vedette che di notte presidiavano il punto di avvistamento. Il prospetto principale è interessato da alcune lapidi in pietra, colà apposte per ricordare l'eccidio perpetrato contro i componenti della Brigata Osoppo tra le località di Porzus e Bosco Romagno. La lapide più recente risale al 1992 in occasione della visita dell'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ed è l'unica malga che risulti ancora agibile, in quanto le altre costruzioni ulteriormente degradate dal sisma del 1976, si trovano in condizioni di rovina.
Malghe di Clap, comunemente dette stalli, lungo il sentiero proveniente da Clap Subit.
Malga di Comando, sul crinale di Topli Uorch, sede del comando del Comando della Prima Divisione Osoppo Friuli.
Malga degli inglesi, sede della delegazione inglese.
I bunker, grotte naturali che fungevano da deposito di armi e generi alimentari provenienti da lanci aerei notturni delle forze alleate.
Il punto di avvistamento, costituito semplicemente da un muretto a secco, che godeva di una perfetta visuale di Canebola, Costapiana, Clap e sottostante pianura udinese.

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CONTESTO STORICO

La presenza umana nelle valli del Natisone risale a circa 11.000 anni fa (tardo paleolitico) ed era rappresentata da un modesto insediamento di cacciatori seminomadi; successivamente nel neolitico sorsero i primi insediamenti stabili dediti all'agricoltura e pastorizia.

Durante l'età del bronzo si diffusero genti ariane, nel II secolo a.c. quest'area fu conquistata dai romani che lungo la direttrice verso il norico fondarono Forum Iulii, l'attuale Cividale, che nel 568 i Longobardi, caduto l'Impero romano, elessero a capitale del loro primo ducato in Italia.

Nel VII secolo, sempre in epoca longobarda si ebbero i primi insediamenti slavofoni sulle sponde del fiume Natisone e successivamente nelle valli di Resia, del Torre e dello Judrio. Queste popolazioni i cui territori furono incorporati successivamente nel Patriarcato di Aquileia e nella Repubblica di Venezia, godettero di numerosi privilegi che cessarono assieme alla Serenissima appena nel 1797, con il passaggio del territorio veneziano all'Impero asburgico; la situazione peggiorò ulteriormente durante il periodo napoleonico e rimase invariata con il ritorno degli austriaci.
Dopo la terza guerra d'indipendenza 1866, l'Austria cedette il Veneto che passò sotto il Regno d'Italia.

Con l'avvento del fascismo che nel 1933 stabilì che l'italiano dovesse essere la lingua non solo unitaria ma anche unica, proibendo nel caso specifico l'uso delle lingue slave in pubblico, gli aspetti etnici e ideologici insinuarono negli ambienti slavi una sempre più profonda avversione all'Italia.

Durante la seconda guerra mondiale, due giorni dopo l'annuncio dell'armistizio italiano tutta la zona fu inclusa formalmente dai tedeschi nella "Zona di operazioni del litorale adriatico - O.Z.A.K. - Operations Zone Adriatisches Kustenland" comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana.

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In tale contesto, operavano tre tipologie di formazioni partigiane: gli sloveni del IX Korpus, fortemente organizzati ed inseriti all'interno dell' Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, le Brigate garibaldine inserite nella Divisione Garibaldi Natisone, costituita nella stragrande maggioranza da militanti comunisti, e le Brigate Osoppo Friuli, i cui componenti erano nella quasi totalità di ispirazione cattolico azionista.

Nel clima di duro scontro creatosi tra le formazioni comuniste che operavano in zona e che aderivano alle pretese jugoslave in nome dell'internazionalismo proletario, le formazioni Osoppo Friuli, godendo anche del generale consenso delle popolazioni, erano decise a salvaguardare i confini dell'Italia.

All'interno di questi territori gli Jugoslavi pretendevano di avere il comando di tutte le operazioni militari, con l'obiettivo di creare una serie di fatti compiuti per sostenere le proprie rivendicazioni territoriali eliminando ogni opposizione, reale o potenziale, al loro disegno e procedere nel contempo a una rivoluzione di tipo marxista.

 

LE FORMAZIONI PARTIGIANE AUTONOME OSOPPO 1943 - 1945 (fonte A.P.O.)

La data ufficiale della nascita delle formazioni partigiane autonome Osoppo risale al 24 dicembre 1943, data in cui presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine si riunirono numerosi volontari di ispirazione cattolica, liberale, socialista e laica già operativi in alcune zone per contribuire alla fine del conflitto con dignità e salvare ciò che dell'Italia poteva ancora essere salvato.
Tale raggruppamento autonomo era comandato da Candido Grassi Verdi, Manlio Cencig Mario, entrambi capitani del R.E.I. e Don Ascanio De Luca, già cappellano degli alpini in Montenegro; bandiera tricolore, fazzoletto verde, cappello da alpino, furono i simboli di coloro che vi aderirono e "Pai nestris fogolars " (per i nostri focolari ) il loro motto.

Lo scopo precipuo di queste formazioni, i cui membri si chiamavano "patrioti" , era quello di combattere contro i tedeschi e, distinguendosi in ciò dai comunisti, per la democrazia, con metodi di lotta rispettosi della popolazione; numerosi gli atti di eroismo compiuti in combattimento e in azioni di guerriglia, oltre mille i morti che si sacrificarono per l'idea di una patria libera.
La scelta del nome fu particolarmente significativa; durante i moti risorgimentali del 1848, la fortezza della cittadina di Osoppo aveva opposto una strenua resistenza agli austriaci che la assediavano, ottenendo di uscire dalla fortezza con l'onore delle armi e di raggiungere Venezia.

 

LA STRAGE (fonte A.P.O.)

Il 16 gennaio si verifica quello che viene considerato il prologo dei tragici fatti di Porzus. Sul fare della sera una pattuglia di partigiani titini del IX Korpus di stanza a Platischis sequestra a Taipana, dove costituivano un posto di corrispondenza, tre elementi del presidio di Francesco De Gregori Bolla, Antonio Turlon Make, Annunziato Rizzo Rinato, Mario Gaudino Vandalo; verranno eliminati sommariamente dagli sloveni a Brucetin San Volfango.

Nella serata del 6 febbraio Mario Tofanin Giacca, al comando di un'ottantina di gappisti comunisti, muove dalla base nei pressi di Ronchi di Spessa alla volta delle malghe; con lui c'è anche Dinamite, ben noto agli osovani nella parte di Giuda, che avrà il compito fondamentale di garantire la sorpresa dell'operazione.

Nella mattinata del giorno 7 si compie la tragedia più squallida della Resistenza italiana.

Con l'inganno, dopo aver sostenuto di essere in ritirata a seguito di uno scontro con i tedeschi e dopo avere nascosto le armi sotto i pastrani, hanno chiesto cibo e ospitalità ai colleghi. Nel momento del contatto con i comandanti, all'improvviso e a tradimento, hanno tirato fuori le armi ed hanno iniziato a sparare contro di loro mentre gli altri immobilizzavano e tenevano a bada il resto dei sorpresi ed increduli osovani.

Dopo aver massacrato il Comandante Francesco De Gregori Bolla, il delegato politico Gastone Valente Enea, Giovanni Comin Gruaro e una ragazza che li si era rifugiata, Elda Turchetti, accusata di essere una spia tedesca, depredano scorte, armi e munizioni e fanno prigionieri tutti gli altri ad eccezione di Aldo Bricco Centina che, seppur ferito gravemente, riesce a sganciarsi e a salvarsi.

Successivamente vengono eliminati:
A Bosco Romagno: Guido Pasolini Ermes, Antonio Previti Guidone, Antonio Cammarata Toni, Pasquale Mazzeo Cariddi.
A Rocca Bernarda: Franco Celledoni Atteone, Primo Targato Rapido, Angelo Augelli Massimo.
A Restocina di Dolegna: Salvatore Saba Cagliari, Giuseppe Urso Aragona, Enzo D'Orlandi Roberto, Gualtiero Michelon Porthos, Erasmo Sparacino Flavio.
A Novacuzzo di Bosco Romagno: Giusepe Sfregola Barletta.
Salma non ritrovata: Egidio Vazzaz Aldo.

 

I PROCESSI

Questo efferato assassinio di partigiani italiani ad opera di altri partigiani pure italiani costituisce certamente una delle pagine più nere della resistenza, tanto che nella immediatezza della tragedia si stentava addirittura credere che sia potuta avvenire un'atrocità del genere. Un po' alla volta la verità si fece strada. Ci furono i processi con le relative sentenze e poi si ebbero le prime ammissioni, sia pure a distanza di tempo, provenienti da fonte sicuramente informata ed autorevole. Si poterono così conoscere non solo gli esecutori, ma anche i mandanti diretti ed indiretti della strage. Si è potuto altresì appurare senza dubbi di sorta che la responsabilità diretta dell'operazione è da attribuirsi alla Federazione Udinese del PCI che agì al seguito di precise istruzioni ed accordi intervenuti presso il IX Korpus tra il partito comunista jugoslavo e quello italiano.

Una constatazione questa che addossa agli esecutori ed ai mandanti italiani dell'azione una responsabilità gravissima, perche adombra nei loro confronti oltre al reato di strage anche quello di alto tradimento verso la patria.

 

LA SORTE DEGLI IMPUTATI (fonte Wikipedia)

Mario Toffanin Giacca, ergastolo - (pena alla quale si aggiungono trent' anni di reclusione per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e concorso in omicidio aggravato e continuato); contumace, si trasferì in Iugoslavia, poi in Cecoslovacchia e ritornò in Slovenia nel 1977. Non fece ritorno in Italia neppure nel 1978, nonostante la grazia concessagli da Pertini, da poco insediato al Quirinale; visse per anni a Capodistria, continuando a percepire la pensione italiana, morì a Sesana il 2 gennaio 1999.
Vittorio Iuri Marco, ergastolo - visse il resto della propria vita a Capodistria, maturando la pensione italiana e gestendo un bar.
Alfio Tambosso Ultra, ergastolo - si stabilì a Lubiana e rientrò in Italia dopo l'amnistia del 1959.
Ostelio Modesti Franco, - 30 anni - scarcerato nel 1954, funzionario della federazione del PCI di Belluno.
Giovanni Padoan Vanni, - 30 anni - riparato all'estero, nel 1954 fu eletto Segretario Regionale dell'ANPI del Veneto. Fuggì nuovamente dopo la condanna di Firenze e rientrò in Italia dopo l'amnistia; gestì un negozio di mercerie a Cormons.
Aldo Plaino Valerio, - 30 anni - a seguito dell'amnistia rientrò in Italia dalla sua residenza nel Territorio Libero di Trieste. Autista, una volta pensionato si trasferì a Buttrio.
Lorenzo Deotto Lilly, - 22 anni 8 mesi - riparato a Zagabria, vetraio.
Leonida Mazzaroli Silvestro, - 2 anni 8 mesi - riparato in Francia e colà deceduto.
Urbino Sfiligoi Bino, - 22 anni 8 mesi - rientrato dopo l'amnistia, minatore.
Tullio Di Gaspero Osso, - 20 anni 8 mesi - in carcere dal 49 al 59, lavorò in Friuli come artigiano nel comparto delle sedie.
Adriano Cernotto Ciclone, - 18 anni - riparato ad Umago (Croazia), albergatore.
Giorgio Julita Jolli, - 18 anni - arrestato nel 49, visse fra l'Italia e la Jugoslavia.
Venuto Mauri Piero, - 18 anni - non rientrò in Italia dopo l'amnistia.
Mario-Giovanni Ottaviano Bibo, - 18 anni - dopo l'amnistia aprì un negozio di mercerie a Trivignano Udinese.
Fortunato Pagnutti Dinamite, - 18 anni - visse in Italia lavorando come operaio edile.
Giorgio Sfiligoi Terzo, - 18 anni - visse in Slovenia ai confini del Collio friulano.
Gustavo Bet Gastone, - assolto - albergatore a Lignano Sabbiadoro.

 

ASSOCIAZIONE PARTIGIANI OSOPPO - FRIULI

Con la fine del conflitto, nel 1947 nacque l'Associazione Partigiani "Osoppo - Friuli" che oltre ad annoverare tra le sue file tutti i fazzoletti verdi, accoglie tutti coloro che ne condividono i valori di libertà e democrazia. Tra i suoi scopi primari l'incontro annuale alle Malghe di Porzus ed a Bosco Romagno, la promozione di iniziative sociali e culturali e una costante opera di ricerca e documentazione storica.

 

MALGHE DI PORZUS - MONUMENTO NAZIONALE

Tenuto conto che le malghe di Topli Uorch, unitamente ai succitati siti limitrofi, costituiscono un luogo legato ad un momento profondamente drammatico della storia del nostro paese, nel luglio 2008 viene presentata al Governo una risoluzione con la quale si chiede di dichiarare " monumento nazionale il compendio naturale in località Topli Uorch e denominato Malghe di Porzus in Comune di Faedis, area di proprietà della Amministrazione di Udine "; tale risoluzione viene approvata nell' aprile 2009.

Il decreto di riconoscimento del gennaio 2010 dell' interesse culturale delle Malghe di Porzus, emanato dalla Soprintendenza ai beni storici del Friuli Venezia Giulia, suscita (maggio 2010) forti polemiche per le motivazioni storiche non condivisibili contenute nella relazione; di conseguenza la Soprintendenza emana un nuovo decreto con la relazione storica completamente rivisitata (15 novembre 2010).

IMMAGINI (fonte Wikipedia)

Malga Porzus 1944 - 1945
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Malga Comando - Primavera 1945
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Cividale del Friuli -Funerali giugno 1945
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RICONOSCIMENTO POSTUMO

..."Nel febbraio del 1945 (il giorno 7 ha inizio l'eccidio) un gruppo di partigiani italiani non comunisti della brigata Osoppo-Friuli fu massacrato da partigiani comunisti della brigata Garibaldi-Natisone, agli ordini del IX Korpus sloveno."

Il Presidente della Camera Luciano Violante.

Il 07 febbraio 1998 il Presidente della Camera Luciano Violante ha inviato questo messaggio al sindaco di Faedis - UD in occasione della 53.a cerimonia commemorativa a ricordo della strage di Porzus.

Adnkronos

"La strage di Porzus e' ''un episodio di grave irresponsabilità militare e politica, che tuttavia non può essere confuso con la storia dell'intera Resistenza."

Il Piccolo
"Fu commesso un grave errore dal Pci di allora, che è stato ampiamente riconosciuto da Fassino, da me, da tanti altri. L'impostazione che prevalse in alcuni dei settori del Pci durante quella fase della Resistenza è che bisognava agevolare l'espansione jugoslava in territorio italiano. Fu tragico e sbagliato. In questo quadro si inseriscono le incomprensioni e i sospetti che produssero la tragedia di Porzus."

"Ci fu una responsabilità grave tra gli uomini dell'allora Partito comunista nell'eccidio di Porzus, e per quanto mi è possibile oggi sono qui per riconoscere queste responsabilità, nella consapevolezza che la storia deve essere conosciuta e deve servire a costruire un futuro in cui la pace sia ancor di più protagonista in tutto il mondo". Parola di Luciano Violante."

 

Il Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO.

Il 29 maggio 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO, in visita a Faedis, per rendere e omaggio alle vittime della strage di Porzus, ha affermato in un pubblico discorso.

"Molti decenni sono passati dall'eccidio di cui furono vittime, nel febbraio del 1945, i patrioti della leggendaria Brigata partigiana Osoppo: una strage che un recente volume, opera di illustri studiosi, definisce < il più grave scontro interno al movimento resistenziale italiano >.
Quella strage resta tra le più pesanti ombre che siano gravate sulla gloriosa epopea della Resistenza. E io fin dall'inizio del mio mandato dissi di non voler ignorare"zone d'ombra, eccessi e aberrazioni" che non possono oscurare il valore storico del movimento di liberazione dell'Italia dal nazifascismo, ma che vanno ricordate, non rimosse, per rendere giustizia e rispetto a vittime innocenti. E' così che possono essere sanate le più dolorose ferite del passato; ed è per questo, è in questo spirito che sono oggi qui fra voi.

omissis

Le ragioni, quelle palesi e quelle occulte, per le quali dei partigiani garibaldini, membri di una formazione legata al Partito Comunista Italiano, uccisero altri partigiani della formazione Osoppo, ci appaiono oggi incomprensibili, tanto sono lontane l'asprezza e la ferocia degli scontri di quegli anni e la durezza di visioni ideologiche totalitarie. Non fu certo questo - occorre ribadirlo con forza - il carattere fondamentale della Resistenza italiana, che seppe mantenere uno spirito unitario e condusse con comune impegno la lotta contro il nazismo ed il fascismo repubblichino.