I patrioti della Stay Behind. La nostra storia. Silendo Libertatem Servo.

Un eroe silenzioso.

I patrioti della Stay Behind non cercano visibilità per sé quindi chiedono di essere citati per nome, esattamente come facevano durante la loro attività svolta al servizio della Repubblica, pronti a difenderla anche con le armi!

Pasqualino, classe 1933

Questo mio scritto è solo un riassunto della mia partecipazione allo Stay-Behind, non sono proprio portato allo scrivere.

Cercherò di chiarire il  mio operato in seno alla “Stay Behind” nei miei 28 anni di attività.

Ho iniziato tale attività nel marzo 1963 all’ora fresco di “naja” sorretto da un forte spirito di amor patrio. Ho dato la mia adesione ponderata per  partecipare attivamente all’associazione e di dare così il mio piccolo contributo alla salvaguardia della libertà del  mio paese. Il mio reclutamento è avvenuto tramite l’amico Claudio Trojero che nel 1962 mi contattò. Dopo quasi un anno, da questo primo contatto in cui avevo manifestato la mia disponibilità, la mia adesione venne accettata formalmente e mi giunse la prima  cartolina di richiamo con la quale mi si invitava di trovarmi a Roma, al reparto Unità Speciali. Da lì fui trasferito alla nostra base in Sardegna.

Là fui addestrato sommariamente all’uso di esplosivo con un particolare tipo di innesco a “matita” e di tiro e mi venne data una infarinatura generale sugli scopi della organizzazione. Continuai negli anni successivi a fare diversi corsi di aggiornamento e approfondimento.

Poi le esercitazioni. Pedinamenti, prove di infiltrazioni ed esfiltrazioni con commando che venivano paracadutati in zona. Durante la mia attività seguivo il capo nel controllo dei sentieri, di quelli che erano gli obiettivi delle esercitazioni, di vario genere: ponti ferroviari e gallerie preparavo le carte (Quali carte?). Questo era l’incarico che avevo nella rete, accompagnare i nostri commando per i sentieri montagna,  cosa che  mi è, oltretutto,  sempre piaciuta e che ho eseguito volentieri e credo con buona professionalità.

Ricordo una particolare esercitazione in cui per segnalare  un ponte, riferimento per il lancio dei paracadutisti, seguimmo la strada avanti e indietro, con le segnalazioni luminose, per diverse volte in modo da rendere l’obiettivo facile da essere individuato dall’alto.

Al momento della pubblicazione degli elenchi ho avuto una certa amarezza. Circa la promessa che ci era stata fatta con assoluta certezza di non svelare in alcun modo i nostri nomi in particolare  e la nostra attività più in generale si è mancato alla fede data e tutti i nostri sacrifici sono stati del tutto vanificati dall’insipienza dei nostri governanti di allora.

Nell’occasione della pubblicazione dei nomi la mia famiglia mi ha molto aiutato a superare la mia profonda delusione e a guardare con “occhi positivi” a quello che avevo fatto. In seguito, ho avuto qualche piccola grana giudiziaria conseguente che poi si è risolta per il meglio.

Adesso che le cose si sono concluse posso dire di essere fiero di aver partecipato a questa organizzazione e mi fa piacere che rimanga traccia di questa mia disponibilità a servire la patria.  Lo racconterò a testa alta a mio nipote, e potrò dimostrargli che il mio racconto non è invenzione! Quindi ringrazio di questa opportunità che mi viene data.


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