I patrioti della Stay Behind. La nostra storia. Silendo Libertatem Servo.

Un eroe silenzioso.

I patrioti della Stay Behind non cercano visibilità per sé quindi chiedono di essere citati per nome, esattamente come facevano durante la loro attività svolta al servizio della Repubblica, pronti a difenderla anche con le armi!

Gianni, classe 1943

Sono stato reclutato nel 1972 dal col. ALDO SPECOGNA che mi ha conosciuto nell’ambito dell’A.N.A.
In Sardegna sono stato due volte ed ho eseguito parecchie esercitazioni sul territorio anche come guida e custode di casa sicura.

In particolare in Val Aupa, in qualità di guida, scendevo la Valle di notte con gli “ospiti” al seguito quando in senso inverso apparvero i fari di una macchina; gli ordini erano di “imboscarsi”, a monte però non era possibile e così l’unica soluzione era acquattarsi sulla sponda dell’Aupa. Se facevo ancora un passo avanti sarei precipitato nel torrente con un salto di una quarantina di metri: mi è andata bene.

Alle Malghe di Porzus, una delle nostre Case sicure scelte in quanto ricoperta di scritte a favore delle brigate rosse, che ritenevamo fossero già state rilevate dai CC di Faedis, accompagnammo nella notte i nostri ospiti. Custode era Sante. Ad un certo punto arrivò un appuntato dei CC di Faedis per rilevare le scritte e redigere il conseguente verbale. E così scoprì Sante in compagnia di 3 strani individui; gli chiede cosa facesse lì e chi erano gli altri. Alla risposta vaga di Sante l’appuntato si allontanò e, credo, pensasse di aver scoperto un covo brigatista. Io ero in paese ed a un certo punto, verso le 10.30, ho visto salire verso Canebola un nutrito numero di autovetture di CC e poliziotti senza lampeggianti o sirene. Ho pensato subito “hanno scoperto Santin”, ed avevo indovinato, in quanto le forze dell’ordine hanno circondato le malghe e mentre Sante si presentava a mani alzate i tre ospiti si lanciavano lungo la scarpata che porta al Pian de Falcadizze. Per fortuna tra le forze dell’ordine c’era il maresciallo di Faedis che riconobbe Sante che gli consegnò il tesserino in suo possesso.

Dell’accaduto non se ne seppe più niente, tutto fu messo sotto silenzio e per questo mi chiedo come qualcuno possa aver pensato che fossimo illegali. Una certa preoccupazione ci venne dove fossero andati i nostri ospiti considerato che il confine con la Jugoslavia era a due passi, ma tutto andò bene: si erano rintanati in una malga in basso, nelle Falcadizze.

Un altro episodio particolare è quello che mi è capitato quando trasportando in macchina degli ospiti, due nel cofano e uno tra i sedili anteriori e posteriori, transitando per Corno di Rosazzo in piena festa del vino, incontrai casualmente due miei fratelli che, conosciuta la macchina, cercarono di fermarmi; tirai fuori la scusa del parcheggio e continuai il viaggio, ma non fu facile scusarmi con loro per il mio comportamento.

Come noto, la struttura è stato smobilitata a seguito della caduta del muro di Berlino; non eravamo più utili, non contavamo più niente e quindi potevano anche metterci in pasto all’opinione pubblica con accuse false e infamanti; l’unico che ci difese fu il Presidente Cossiga mentre venimmo traditi dall’Andreotti che mi rifiuto di chiamare Onorevole.

Personalmente non ho patito personali, particolari conseguenze dalla pubblicazione dei nostri nomi, anzi, ha avuto la solidarietà anche da qualcuno che la pensava politicamente in modo diverso dal mio.

A questo punto, considerato che l’opinione pubblica, per la gran parte, ha riconosciuto la nostra estraneità alle accuse che ci sono state rivolte e abbiamo ottenuto la loro solidarietà, non mi interessa più di tanto che lo Stato riconosca lo status di militari per il periodo di appartenenza alla struttura.


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